Vedretta Scerscen Inferiore

I ghiacciai si stanno sciogliendo. Il riscaldamento globale è una pericolosa realtà che il nostro sistema cognitivo individuale non è in grado di percepire autonomamente. Non essendo il problema percepito direttamente dal singolo non vi è possibilità che in tempi brevi, o in maniera condivisa e democratica, sia approntata dall’umanità una soluzione efficace. Alcuni teorizzano che neppure con una “tirannide ecologica” avremmo la capacità di applicare i cambiamenti necessari e sufficienti a scongiurare il tracollo. Altri ritengono che semplicemente sia un fenomeno inevitabile perché legato ed indotto da fattori più ampi, e forse ciclici, dell’aumento del CO2 apportato dall’uomo nell’era industriale.

Come ho detto, questi sono problemi troppo complessi ed estesi perchè siano portata di un singolo indiviso. Tuttavia le strategie di problem solving sono sempre le stesse: a) ridurre un problema troppo grosso in problemi più piccoli b) trarre da ogni problema un opportunità.

Step a) I ghiacciai si stanno sciogliendo. Okay, tra i ghiacciai del mondo scegliamone uno sulle nostre Alpi. Magari in Lombardia. Prendiamone uno a caso, uno in avanzato “stato di decomposizione”, ma che sia facile logisticamente da raggiungere. Okay, prendiamo quello vicino alla casa di Nick: lo Scerscen. Ma non il superiore, invaso dai turisti a caccia di selfie sul Bernina. Prendiamo quello inferiore, quello che era turistico ma che oggi è abbandonato, romanticamente decadente. Quello che è possibile raggiungere senza particolari complicazioni tecniche: lo Scerscen inferiore.

Step b) I ghiacciai hanno un legame diretto con il tempo, non ampio come quello delle stelle o dei pianeti, ma comunque umanamente difficile da comprendere. Dai miei primi, ed approssimativi studi, l’apice dell’ultima grande glaciazione sulle Alpi avvenne più o meno nel 9.700 prima di Cristo, una glaciazione, quella di Würm, che aveva avuto inizio circa 110.000 anni fa. Comprendere il Pleistocene come prima delle due epoche che compongono il Quaternario (iniziato 2,58 milioni di anni fa) è qualcosa che, onestamente, è al di là dagli spazi computazionali della mie mente. Tuttavia mi è chiara una cosa: quello che sta emergendo, “qui ed ora”, dallo scioglimento dei ghiacciai è stato “nascosto” dal ghiaccio per un periodo di tempo superiore ad 11.000 anni. Questo è certamente un problema, ma è indubbiamente un opportunità.

Come disse il famoso esploratore artico Roald Amundsen, “Non esiste avventura, solo cattiva pianificazione”. Per questo la prima tappa di ogni viaggio è doverosamente in biblioteca, o nel mio caso nella “stanza dei libri” (ora in parte occupata dalla nanerottola). Il primo libro da cui partire è certamente una copia di “Ghiacciai in Lombardia”, edito dal Servizio Glaciologico Lombardo nel 1992. Nelle specifico su questa copia è graffettato un biglietto da visita di tale “Avv. Giuliano Sala – Assessore all’Urbanistica e al Territorio della Regione Lombardia” su cui è a penna è riportata la firma, una data ed un augurio “22.07.97 In bocca al lupo! Giuliano Sala”. Il nome non mi suonava nuovo, ma mi ci è voluto un po’ per comprendere che si tratta dell’attuale Sindaco di Milano. Nel ‘97/’98 il Cai Asso aveva in ballo le spedizioni allo Spantik e al Drifika ed è probabilmente per questo motivo che questo “libro-regalo” è finito tra i miei scaffali. Speriamo che gli auguri fossero per il Drifika, scalata con successo, perchè sullo Spantik la nostra piccola sezione prese sonori “calci in culo” proprio sul ghiacciaio!!

So che ne esiste una versione aggiornata, edita nel 2012, ma a caval donato… Riporto qui un breve estratto della descrizione dello Scerscen Inferiore ed alcune foto dell’archivio del Servizio Glaciologico Lombardo come confronto con quelle realizzate più recentemente (il mese scorso) da Niky.

Molto intenso e ininterrotto è stato il ritiro di questo ghiacciaio che nella fase di massima estensione nella Piccola Età Glaciale occupava completamente l’inclinato pianoro ad occidente del Pizzo Tremoggia. La sua lingua scendeva nel Vallone di Scerscen, ma, ostacolata dalla massa del Ghiacciaio Superiore, per mancanza di spazio compiva una brusca deviazione di oltre 90° e occupava la parte destra, ricoprendo a volte in contropendenza alcuni dossi e la valletta che scende dalla Forcella d’Entova. In corrispondenza di questa, sul fianco destro della lingua si formava a partire dal 1910 un lago di sbarramento glaciale, denominato Lago dei Seracchi, nel quale galleggiavano numerosi icebergs. Dopo il 1920 il lago raggiunse la sua massima estensione; poiché era sostenuto a valle solamente dalla parete laterale della lingua in riduzione, si svuotò parzialmente nella notte tra il 6 e il 7 agosto 1924 senza recare danni a valle. Riformatosi poi nei due anni successivi, si svuotò completamente il 10 agosto 1927 per un probabile distacco del ghiaccio dal fondo roccioso. I danni furono notevoli: l’acqua del lago, valutata in mezzo milione di metri cubi, scendendo dalla forra sottostante; distrusse baite e ponti fino a Lanzada (988 m) ove asportò la diga di presa di un impianto idroelettrico. L’onda di piena fu avvertita fino a Sondrio (Corti, Nangeroni, 1929). Quest’ultimo descrive la fronte nel 1928 come alquanto articolata con due lingue maggiori ancora confluenti con quella del Ghiacciaio Superiore. Il distacco avvenne a metà degli Anni Quaranta e le misurazioni alla lingua di destra iniziarono nel 1950 ad opera prima di Riva e poi di Saibene, Smiraglia, Catasta; da allora questa fronte si ritirò senza interruzioni fino ad oggi arretrando nel complesso di circa 900 m. Il settore di destra del ghiacciaio sta subendo attualmente le maggiori modificazioni, con la formazione di un’altra lingua che dal 1989 al 1990 si è ritirata di ben 216 m, mentre quello di sinistra ha mostrato minori riduzioni, con una piccola pulsazione positiva nel periodo 1980-1985. AI centro della fronte dopo il 1963 è venuto scoprendosi un lago che ancor oggi il ghiaccio lambisce.
Testo di Guido Catasta

SCERSCEN INFERIORE Catasto CGI: 432 WGI: 1-4L01123-01 432.0
Tipo: montano
Quota max bacino: 3593 m
Lungh. max: 4100 m
Sup. accumulo: 112 ha
Forma: circo-pendio
Quota max: 3360 m
Largh. max: 2300 m
Sup. scoperta: 587 ha
Alim.: diretta + valanghe
Quota minima: 2550 m
Largh. media: 1440 m
Sup. totale: 590 ha
Esp.: E

Lat.: N462100 Inclinaz. media: 11° Anno del rilievo: 1990
Long.: E095100 Alt. mediana: 2930 m Attività: regresso forte
UTM: 32TNS 6620 3340 S.L.: 3100 m AAR: 19 Operatore: G. Catasta

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