Passo di Campagneda

Il piano originale era raggiungere la Sella del Forno, a 2769 metri di quota, per poi decidere se scendere in Svizzera verso l’omonimo ghiacciaio fino alla Capanna del Forno (2574m) oppure risalire verso la cima del Monte Forno (3213m). L’obiettivo era esplorare quella zona e meglio comprendere la tragica ed eroica fuga di Ettore Castiglioni. Tuttavia entrambe le opzioni prevedevano dalle 6 alle 8 ore di “esposizione” mentre le previsione meteo minacciavano precipitazioni e gelo tardo estivo. Giusto la settimana prima avevamo preso una ribattuta di grandine all’ex rifugio Scerscen e farsi sorprendere dalla neve di settembre sullo stesso passo che è costato la vita a Castiglioni sarebbe stato quantomeno irrispettoso, oltre ad essere una probabile batosta. Così, visto che aveva già iniziato a nevicare in quota – il Disgrazia era già avvolto nella bufera – abbiamo ridefinito i nostri obiettivi in modo molto più prudente. Anziché puntare ad occidente, verso Chiareggio, abbiamo deviato verso oriente e Campo Moro. Lasciata l’auto al primo parcheggio, ai piedi dello Zoia, ci siamo incamminati verso la seconda via. Ero ancora mezzo addormentato quando al parcheggio, in quel mentre preciso, è sopraggiunta una colonna di auto: con mia ingenua sorpresa era l’alpinismo giovanile del Cai Asso! Mi sono ritrovato davanti mia sorella, i miei nipotini, Simone e tutta la compagnia – una trentina tra adulti e bambini – decisi a raggiungere il rifugio Bignami (2387m) per trascorrervi la notte. Nemmeno dandoci appuntamento avremmo centrato il momento con tanta precisione!! L’idea di accompagnarli mi allettava ma il nostro piano puntava sul lato opposto del Lago di Gera: la Val Poschiavina. Sebbene il nostro percorso non fosse particolarmente impegnativo avevamo un finestra di bel tempo molto stretta per raggiungere il passo di Campagneda (2626m). La valle Poschiavina è molto più bella di quanto mi aspettassi ed il clima, opaco e costellato dalla prima neve, rendeva lo scenario incredibilmente “nordico” ed affascinante. Ma la fantasia correva come le nuvole ed il nevischio si faceva incalzante mentre risalivamo verso il Passo sulla piana di Campagneda. Giunti al cospetto della vedretta dello Scalino il tempo si è acquietato diventato quasi surreale: la tentazione di risalire verso il Monte Spondascia era incalzante ma dal Disgrazia avanzavano neri nuvoloni cariche di incognite e problemi. Così, dopo qualche foto, siamo serenamente scesi tra le vacche e le marmotte della piana sottostante, rientrando allo Zoia dal Cà Runcash. La pioggia, battente, ha cominciato a scendere solo quando ormai eravamo in macchina tra le gallerie di Franscia: tempismo perfetto!

Davide “Birillo” Valsecchi

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