Groenlandia82

Le Sezioni Asso e Canzo del Club Alpino Italiano organizzano ogni anno la Scuola di Alpinismo. Così hanno avuto l’occasione di entrare in contatto con il responsabile della Commissione Regionale di queste scuole, che è Fabio Masciadri di Albavilla. Si sa che da cosa nasce cosa, e l’avvocato Masciadri suggerisce un giorno alle nostre due sezioni locali di associarsi per organizzare una spedizione in paesi dove esistano ancora cime inviolate, che serva a dare un po’ di lustro a questi due paeselli sperduti su per le montagne.

Dapprima si comincia a spargere la voce, si annuncia la probabile località prescelta, (Groenlandia, perchè i costi sono inferiori), si cominciano a raccogliere voci di disapprovazione: «loro vanno in ferie coi soldi degli altri», «se succede qualcosa, chi paga l’eventuale soccorso», «allora ci facciamo sovvenzionare anche noi per le nostre ferie», e così di seguito. Intanto si delineava il quadro dei probabili componenti: il capo spedizione era già stato identificato in Graziano Bianchi, esperta guida alpina, affiancato da Gino Mora, altrettanto pratico ed esperto di montagne di tutto il mondo.

Tra quelli dei due CAI poi cominciano ad essere fatti alcuni nomi e alla presentazione ufficiale di sabato 6 febbraio si sa che andrà anche Ambrogio Fogar, il quale partecipa alla conferenza stampa presso la Sala Congressi di Canzo. Gli altri quattro (per vari motivi i componenti dovevano essere sette) erano Vinicio Duroni, che si allenava andando ai Corni a dorso nudo, Giuseppe Colombo, Giuseppe Erra e Giancarlo Abbà, medico della spedizione. Erano giusto due per ciascuna delle sezioni CAI e così si era tutti contenti.

Serate, vendita di cartoline, batter cassa presso i vari Enti locali e le ditte: tutto questo per raccogliere un po’ di fondi. E Fiorenzo lavorava di telefono e viaggi per organizzare, e io mi limitano a tradurre le lettere in inglese e dall’inglese, per la polizia di Umanak. Eccoci a pochi giorni dalla partenza e l’Erra e l’Abbà non partono più: al loro posto sì avventureranno sui ghiacciai vergini della penisola di Akuliaruseq, oltre il 70° parallelo, Lorenzo Spallino e Marco Cipriani.

Si parte finalmente, dopo varie vicissitudini per i documenti e le polizze relative all’assicurazione. (altrimenti non li lasciavano scalare), dall’aeroporto della Malpensa, domenica 25 luglio alle 11:30. Si arriva a Copenaghen; poì altro volo fino a Sondre-Stromfiord e da lì in elicottero (e l’abbiamo visto nelle diapositive: era un elicottero corriera) fino ad Umanak, città sull’isoletta omonima. Da qui su una barca (non meglio identificate dalla polizia locale, vengono trasportati attraverso il fiordo, i ghiacci galleggianti e le sonde spumeggianti (e quasi tutti fanno le spese del mare agitato) fino alla penisola di Akuliaruseq, la penisola della loro avventura. Gli accordi sono che la polizia ritorni a raccoglierli (non si sa in quali condizioni) circa dopo venti giorni. Poi la barca se ne va e loro rimangono abbandonati a se stessi.

Ma i nostri brianzoli (con qualche apporto fuori zona) non si perdono certo d’animo e riescono a costruirsi anche una casetta in pietra sotto la direzione tecnica del Ginetto Mora. Meraviglia delle meraviglie! Le loro ascese sono fantasticamente pittoresche. Riescono a salire ben cinque cime, senza però la compagnia di Fogar, il quale si è allontanato sulla calotta polare per esperimenti ed allenamenti che gli serviranno nel febbraio ‘83, per il quale è previsto un suo viaggio in solitaria al Polo Nord.

Bene! Visto il successo dell’Italia al Mundial, era giusto che i nostri eroi dedicassero la prima cima alla squadra nazionale di calcio e infatti l’hanno chiamata «Cima Azzurra ’82», anche perchè, come ci ha riferito Graziano, essa si specchiava in un laghetto stupendamente azzurro. Certo dev’essere un’esperienza entusiasmante giocare a carte in piena notte, alla luce del sole che gira, gira, (anche se sappiamo che è la terra a girare) e non cala mai oltre l’orizzonte. Va bene che si sentivano abbaiare i cani! A proposito, Fogar ha anche cercato un cane da acquistare per il suo prossimo viaggio, ma pare che quelli là non si lasciano tanto avvicinare.

Le altre cime: Cima Canzo, Cima Asso, Cima di Mezzanotte, scalata in notturna, Cima Cleofe, dedicata alla socia che ha lasciato una forte donazione al CAI Canzo.

Quando stanno per terminare, ecco che il tempo cambia. E allora ridiscendono al campo base e stanno ad aspettare la barca. Ma arriva? Non arriva? I più romantici si erano messi a sfogliare … non so quale fiore, perchè non mi pare che là ci siano le tradizionali margherite. Comunque la barca è arrivata, appena in tempo: i ghiacci si stavano chiudendo. Ed eccoli arrivare sani e salvi, vittoriosi e soddisfatti.

Nel loro resoconto dell’impresa, gli alpinisti hanno fatto notare che le cime, che Bianchi ha paragonato per difficoltà alla ascesa al Monte Bianco, presentano però notevoli rischi dovuti ai crepacci, ai seracchi nascosti da sottili strati di neve che li rendono invisibili ed alla conseguente possibilità di caderci dentro. (Qualcuno sta già pensando di portarmi là).

Comunque la provata saggezza dei nostri alpinisti ha fatto sì che non incorressero in pericoli dalle conseguenze irreparabili. «L’alpinista deve essere come lo spillo, al quale la testa non permette di andare oltre».

Il giorno del rientro alla Malpensa, un gruppo di familiari degli eroi e di loro amici (tra i quali la sottoscritta scalmanata), vanno ad incontrarli e, appena li vedono, Don Lodovico, parroco di Longone, toglie la bandierina dalla diplomatica e si mette a sventolarla con l’entusiasmo dei bambini, quali del resto in quel momento ci sentiamo tutti! Le donne presenti erano tutte mogli di qualcuno dei componenti la spedizione e così Fogar mi è venuto a chiedere di chi io fossi moglie! Sorte malaugurata!

Nella serata del 23 settembre,presso la solita Sala Congressi di Canzo, e ringraziamo l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, gli alpinisti hanno consegnato ai due sindaci di Canzo e Asso, ai presidenti delle due sezioni CAI e al presidente della Comunità Montana del Triangolo Lariano, i gagliardetti che erano stati trasportati da loro fin lassù… «su le alte cime di nevi eterne, immacolate al sol».

Una relazione molto efficace di tutta la vicenda ci è stata offerta da Graziano Bianchi, con la proiezione delle sue bellissime diapositive.

Maria Orsola Castenuovo
Pubblicato nel 1982 sull’annuario del Cai Canzo per il 35° anniversario di fondazione. 

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