La Canoa e il Fiume

CIMA-ASSO.it > Biblioteca Canova > La Canoa e il Fiume

[Andrea Alessandrini – ASA] Chi sceglie di dedicarsi alla pratica sportiva della discesa fluviale, affrontando torrenti e fiumi impetuosi, deve ricordare alcune elementari regole che possono servire alla propria sicurezza e, comunque, a evitare incidenti. Il fiume ha proprie leggi cui è necessario sottostare, poiché la forza dell’acqua è enormemente più grande di quella di un qualsiasi pur fortissimo canoista.

Prima di avventurarsi in canoa lungo il corso di un qualsivoglia fiume, è necessario avere — se non si è guidati da un canoista esperto — una precisa conoscenza delle difficoltà che si potranno incontrare, ricordando che il trasbordo non è “una vergogna”, ma un ottimo sistema per aggirare ostacoli superiori alle proprie capacità. Peri vari bacini idrografici italiani, lo strumento fondamentale in questo senso è costituito dalla pubblicazione Guida ai Fiumi d’Italia di Guglielmo Granacci. Pur se limitato al solo arco alpino, è ugualmente utile e ben illustrato il testo di Steidle In canoa nei torrenti alpini. È opportuno inoltre ricordare che si ha — e da parte dei clubs più attivi, e da parte di singoli autori — una numerosa produzione di monografie riguardanti itinerari di vario tipo. I giornali di settore pubblicano con regolarità anche schede e aggiornamenti. Non manca, quindi, la possibilità di documentarsi affinché la gita, o il viaggio di più giorni, siano ben programmati.

Detto questo, ricordiamo sommariamente che esiste una classificazione internazionale dei corsi d’acqua, che stabilisce con sufficiente precisione la difficoltà dei fiumi.

Si inizia con il 1° grado, cui appartengono i corsi d’acqua con corrente non molto veloce, senza ostacoli o rocce; vi sono leggere increspature della superficie dell’acqua, la pendenza non è forte, e il fiume può essere disceso da chiunque con le necessarie precauzioni — quali la consultazione di carte fluviali, o la presenza o le informazioni di chi già conosce il percorso. Vi sono spesso, infatti, soprattutto nei fiumi regimentati, ostacoli di tipo artificiale di enorme pericolo, che vanno accuratamente evitati e che non sempre sono segnalati. Possono essere dighe o sbarramenti, canalizzazioni o prese d’acqua. Di norma sono di 1° grado i fiumi che scorrono in pianura (corso inferiore); in queste discese non è necessario il paraspruzzi.

Quando vi sono rapide facili, corrente veloce, maggiore pendenza, rocce e ostacoli che si possono evitare e onde relativamente piccole e diritte, il fiume si può classificare di 2° grado. Possono scenderlo i principianti in grado di padroneggiare il kayak; è utile usare il paraspruzzi; di norma il fiume è nel suo corso medio-inferiore.

Il 3° grado presenta rapide moderatamente difficili, onde e buchi sono più impegnativi, le rocce affioranti devono essere evitate con perizia ed è necessario conoscere bene le manovre di base: in questa situazione è utile saper effettuare l’eskimo con sicurezza e rapidità. Il fiume è nel suo corso medio-superiore.

Nelle rapide di 4° grado vi è una notevole quantità d’acqua, le onde sono più alte, vi sono riccioli e rulli di un certo impegno, e alcuni ostacoli sono nascosti dall’acqua. Di norma il 4° grado è un passaggio (o una serie di passaggi) impegnativo nel corso medio-superiore del fiume. E necessario essere piuttosto esperti.

Il 5° grado è quasi il limite delle possibilità di discesa in canoa. Per affrontarlo è necessario essere molto esperti e in possesso di un’ottima tecnica, poiché qui si incontrano passaggi realmente difficili, che si superano in sicurezza con l’attenta assistenza di compagni altrettanto esperti. Il 5° grado si trova nel corso superiore del fiume, nei tratti alpini, con forte pendenza.

È considerato quasi insuperabile il 6° grado: valanghe d’acqua, gole, sifoni, strettoie, salti, presentano tali problemi che solo canoisti particolarmente amanti del rischio e decisamente capaci possono affrontare.

Un fiume non è mai classificato con un solo grado di difficoltà se vi sono tratti di diverse caratteristiche; il corso d’acqua verrà quindi segnalato con i due gradi maggiori di difficoltà. Stabiliti i propri limiti, è meglio ricordare di non sottovalutare mai un corso d’acqua, poiché vi sono ostacoli che l’inesperto può considerare banali ma che, in realtà, possono essere estremamente pericolosi. Quindi vanno sempre accuratamente evitati passaggi troppo vicini a rami d’albero immersi nell’acqua, perché possono imprigionare canoa e canoista; non vanno praticamente mai affrontati i rulli, ovvero quei ritorni d’acqua che si presentano dopo ostacoli artificiali e non, che possono far rotolare l’imbarcazione indefinitamente, trattenendola magari sott’acqua assieme al canoista; altrettanto pericolosi sono i cavi, e ostacoli vari, che a volte
si trovano nei fiumi e nei torrenti in piena.

Non si devono mai affrontare rapide di cui non si veda la fine o in cui non si scorga una zona tranquilla (detta ‘“morta”’) in cui poter sostare. Nei fiumi e nei torrenti impegnativi è necessario fare una ricognizione preventiva, o discendere solo con canoisti che conoscano perfettamente il corso d’acqua e siano in grado di segnalare anticipatamente particolari difficoltà e, eventualmente, saper soccorrere il canoista in pericolo. È anche consigliabile affrontare discese che non impegnino al limite delle proprie capacità, in modo da avere la possibilità di verificare la propria tecnica nei vari esercizi, gustando la gioia che si prova a “giocare” tra le rapide.

AI termine di qualsiasi discesa, entusiasmante o tranquilla, si presenta il problema del recupero, ovvero: come ritornare al punto di partenza dove si è lasciata l’auto col cambio asciutto, se non si è avuta l’accortezza di portarselo dietro nel sacco stagno? Ci si può affidare al “solito” amico non canoista, che seguirà in auto il percorso del fiume sulla strada fino al punto di arrivo; oppure si dovrà contare su almeno due auto, una delle quali sarà stata preventivamente portata all’arrivo. Non è consigliabile fare l’autostop, poiché difficilmente qualcuno carica un canoista grondante acqua, comunque, resterebbe il problema del materiale abbandonato.

È importante infine soffermarsi un istante sul problema della sicurezza e del soccorso su torrenti impetuosi.Oltre a non affrontare mai una discesa se non si è almeno in tre, il canoista previdente avrà sempre con sé una corda (meglio se galleggiante) di almeno 15 m., del diametro di 5/7 mm., un paio di moschettoni e, possibilmente, un imbragatura. Nei passaggi più difficili, o con possibile pericolo, dopo il consueto sopralluogo, almeno due canoisti assisteranno al passaggio dei compagni stando sulla riva del fiume pronti a soccorrere, con corda e imbragatura, il canoista eventualmente in difficoltà.

La conoscenza, e quindi la prevenzione, delle possibili situazioni di pericolo, sarà bagaglio del canoista accorto — nonché il sapere aiutare, in canoa o a nuoto, il compagno in difficoltà, a raggiungere la riva e a recuperare pagaia e imbarcazione. Qualsiasi buona scuola di canoa fluviale insegnerà comunque queste essenziali nozioni di sicurezza e soccorso in modo esauriente e completo.

Tratto da “Il libro della Canoa” di Andrea Alessandrini, edito da Gammalibri nell’Aprile del 1986. 


Ho conosciuto Andrea Alessandrini, l’Ammiraglio, più o meno nel 2006. E’ stato lui a conferirmi il “titolo” di Nostromo. All’epoca aveva un “laboratorio/base nautica” sulle rive del Lago di Pusiano, a Bosisio Parini. In quel laboratorio, che sembrava l’antro di un mago affacciato sul lago, produceva ancora – completamente a mano – i modelli più celebri delle canoe ASA: Kayak in fibra di  carbonio di una bellezza straordinaria. Passavo spesso le giornate ad aiutarlo, per lo più cercavo di mettere ordine in quel caos di “cimeli ammassati” che era il magazzino mentre lui lavorava, sempre a mano, agli stampi. Prima creava il “modello”, in pratica una “scultura” dello scafo della canoa realizato da una forma piena su cui passava ore infinite a grattare e stuccare. Da questa si creava il “negativo” dello scafo e lo si trattava affinchè diventasse lo “stampo”. Ogni stampo era quindi un pezzo unico, su cui si poteva realizzare solo una canoa alla volta. Nello stampo di stendevano “lenzuoli” di fibra di carbonio “spennellando” le resine: il processo e le dosi con cui mischiava i vari componenti era pura alchimia. Il risultato finale era uno scafo incredibilmente leggero ma allo stesso tempo robusto, rigido ma  elastico. La sua era davvero la maestria di un artista!

Quando era stufo di vedermi in giro per il laboratorio mi spediva sul lago, ogni volta con una canoa diversa. Sull’acqua ferma del lago di Pusiano quei Kayak da mare filavano stabili come missili!! L’ammiraglio, che invero era fatto decisamente a modo suo, aveva fissato delle “Puntine da Disegno” sulla mia pagaia perchè – con le buone o con le cattive – imparassi a tenere le mani nell’impugnatura giusta. Che nevicasse o ci fosse il sole il lago restava uno straordinario viaggio ed al rientro, quando il tempo era buono, concludevamo la giornata facendo una grigliata in giardino asciugando un paio di birre. Toscano, Geologo, Milanese d’adozione, Costruttore di Canoe Campioni del Mondo: che tipo l’Ammiraglio!  

Rileggendo il suo libro, che ha un posto d’onore nella Bibliotece Canova, non potevo che sorridere osservando come i gradi delle difficoltà fluviali assomiglino a quelli della scala “Welzenbach” utilizzata in arrampicata prima del VII° grado. 

Foto: nella foto in alto Andrea sul Danubio, lungo i suoi 2300km che vanno dalla Germania al Mar Nero. Qui sotto Canoisti – ASA – ai piedi dell’Everest, in Nepal, dove dal fronte del ghiacciaio sgonga il fiume Dudh Kosi, il fiume che scorre alla magior altitudine al mondo. Infine la copertina del libro, con Andrea in azione tra le acque bianche.

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Theme: Overlay by Kaira
%d bloggers like this: