Semplicemente è il mio “eroe” preferito! Ogni volta che ho l’occasione di incontrarlo ed ascoltarlo non posso fare a meno di essere travolto dal suo incredibile modo di essere. Nella storia dell’alpinismo è un “gigante”, un “colosso”, uno dei protagonisti italiani dell’epoca più eroica dell’alpinismo mondiale.
Pierluigi “Luigino” Airoldi: 42 Spedizioni Extraeuropee, 64 “PRIME” sparse su tutti i continenti, dall’Alaska all’Antartico passando per le regioni più sperdute dell’Afghanistan o del Perù. Ha arrampicato con tutti i grandi dell’epoca, da Cassin a Bonatti e Mauri, ma il suo nome è sempre rimasto avvolto dalla genuina umiltà che lo contraddistingue.
I suoi racconti riescono sempre a lasciarmi stupefatto e, sebbene vi abbia parlato di lui già altre volte, presentarvelo è per me sempre un enorme piacere. Se in vita mia riuscissi a fare un decimo di quello che ha fatto lui potrei dirmi appagato, questo nonostante io sappia quanto sia impossibile fare ciò che lui ha fatto nel modo e con lo spirito con cui lui l’ha fatto.
Incontrarlo significa fare un tuffo in un’altra epoca, in un altro mondo, significa lasciarsi trasportare in un viaggio che rasenta la fiaba o la leggenda. Accompagnati dalla sua simpatia e dalla sua genuinità scompaiono tutti i pregiudizi, le invidie o le diffidenze e ci si lascia condurre “dentro” le sue grandissime avventure.
Luigino ha la capacità di lasciarmi a bocca aperta, stupito e sognante come un bambino! Perdonatemi ma è davvero incredibile: non c’è nessuno che, ai miei occhi, riesca ad essere così stupefacente come quest’allegro ottantenne!
Con infinito piacere vi invito, a nome di tutto il Cai Asso, alla serata organizzata in suo onore che si svolgerà venerdì 25 ottobre 2013 alle ore 21.00 presso la Sala Consiliare del Comune di Asso.
Quando arriviamo a Saas-fee veniamo dirottati in una specie di terminal d’aeroporto dove dobbiamo lasciare la macchina. Dal 1951, anno in cui fu costruita la strada che porta a valle, nel paese non può circolare alcun tipo di veicolo a motore ad eccezione dei piccoli veicoli elettrici del servizio pubblico. “Fantastico” verrebbe da pensare, se non fosse che il socialismo più estremo si è trasformato nel più costoso dei capitalismi: il mio vecchio e logoro portafogli piange disperato consapevole che questa è la Svizzera e che da tutta questa faccenda non ne usciremo senza una severa “pettinata”.
Tra le nuvole appaiono però il Dom (4.545m) e l’ Allalinhorn (4,027m), la grandiosità della scenario che emerge dal grigio degli impianti da sci è tale da travolgere ogni incertezza o rimpianto. Caricati gli zaini in spalla ed indossato l’equipaggiamento d’alta quota, attraversiamo il paese fino a raggiungere la funivia del Felskinn: in meno di cinque minuti schizziamo da 1792 a 2991 metri di quota (Badaboom!!).
Scaricati direttamente sul ghiacciaio iniziamo la traversata che in una quarantina di minuti ci porterà al rifugio Britannia (3030m) ed al cospetto della nostra meta, lo Strahlhorn (4190m) e la Cresta nord-ovest.
A capo della nostra compagine c’è Giovanni e con lui Sandro, consigliere del Cai Asso, e suo nipote Gottfried di Bolzano. I due hanno alle spalle alcune belle salite sui quattromila Alpini ed alcuni trekking in Nepal; entrambi hanno una certa età, Sandro ha passato i sessanta e Gottfried si avvicina alla cinquantina, e poca dimestichezza con le manovre di corda. Lo Strahlhorn (ed il meraviglioso scenario circostante) diventano quindi la scelta migliore: una salita non tecnica ma fisicamente molto impegnativa ed estremamente appagante!
Lungo la salita al rifugio sento una familiare voce femminile, quando arriviamo al Britannia, con grande sorpresa, scatta la “rimpatriata”: troviamo infatti Michela, della Scuola di Alpinismo Alto Lario, in compagnia di Lorenzo, accompagnatore di media montagna, ed un’amica alle prime esperienze con la quota. Se avessimo provato ad organizzare un simile rendezvous non ci saremmo probabilmente mai riusciti!
La serata al rifugio passa in allegria: Lorenzo, disperatamente alla ricerca di una sigaretta, tiene banco tutta serata raccontandoci delle sue ultime salite e delle montagne Austriache dove ha lavorato a lungo come guida. Lui e Gottfried parlano perfettamente tedesco e questo rende la nostra permanenza in rifugio una gioiosa passaggiata. La notte, nonostante la quota, io ronfo alla grande mentre i miei soci si rigirano afflitti chiudendo occhio purtroppo solo qualche ora.
Quando alle tre di notte arriva la sveglia il Britannia si rianima di alpinisti che preparano l’attrezzatura e si affrettano a fare colazione. Metto il naso fuori dalla porta e una magnifica luna piena illumina il ghiacciaio dell’Allalingletscher tramontando velocemente alle spalle del Rimpfischhorn. Al buio iniziamo la nostra “discesa” sul ghiaccio (il rifugio è abbarbicato su un cucuzzolo roccioso) attraversando poi il ghiacciaio e la zona crepacciata (abbondantemente coperta di neve) risalendo quindi verso il valico dell’Adlerpass.
Quando indossiamo i ramponi formiamo le nostre cordate: Giovanni e Sandro, io e Gottfried. Poco dopo l’alba, trascorse ormai 3 ore e mezzo di lungo cammino sul ghiaccio, raggiungiamo finalmente il passo e la nostra salita entra nel vivo affrontando la Cresta nord-ovest.
Da subito lo scenario diventa incredibile (dalla cima è infatti possibile ammirare oltre 30 cime superiori ai 4000metri!). A dare magnifica mostra di sé è dapprima il Cervino, seguito dal Lyskamm, dal Rosa e da un tripudio di altri “giganti” che vanno dal Bianco all’Oberland!
La cresta è in condizioni ottime ed incontriamo lungo il nostro cammino solo una facile crepacciata abbastanza chiusa con solidi ponti. Con noi risalgono lungo il grande dosso nevoso due cordate svizzere, guidate da due guide alpine, un paio di cordate di italiani ed una di americani. Gli svizzeri, come da tradizione loro, si legano in gruppi numerosi (arrivano ad essere in sette su un corda!!) camminando ad un metro e mezzo l’uno d’altro.
Quando raggiungiamo la stretta cresta finale resto basito nel vederli camminare in quel modo lungo la stretta striscia di neve che sovrasta i due abissali strapiombi: per quanto “ganza” possa essere una guida nessuno può trattenere sei persone che scivolano in quel tratto! Oltre la cresta, ormai alla croce sommitale, ci attende la cordata a tre di Michela e Lorenzo che ci scattano questa bella foto durante il passaggio. In fila Giovanni, Sandro, Birillo, Gottfried ed alle spalle il “trenino” svizzero.
Sulla vetta, uno stretto cucuzzolo di neve e rocce, Giovanni si sbizzarrisce organizzando la foto con il gagliardetto. Io mi guardo intorno e con rapido senso pratico sentenzio: «A me della foto importa poco: piuttosto, se uno di voi tre ribalta a basso tirate giù tutti, me compreso! Io sto qui, bello seduto, a farvi sicura mentre vi scatto la foto!». Seduto su una grossa roccia (a cui avevo cautamente girato la corda) ridevo insieme a Lorenzo e Michela su quanto fosse vero quel pensiero. Quando poi, qualche minuto dopo, sono sopraggiunte le due cordate svizzere la cima ha pericolosamente mostrato tutti i limiti della sua scarsa capienza.
Scattando la foto ai miei tre soci non ho potuto che gioire della loro felicità e soddisfazione per la cima. Da sinistra: Giovanni, Sandro e Gottfried. Davvero bravi!
Lungo la discesa, superata la cresta, ho fatto una delle mie solite pirlate! La quota è una strana bestia ed influisce in modo davvero imprevedibile ed importante sul fisico. Non importa quanto in alto siate già stati in passato, oltre i tremila metri possono capitarvi le cose più strane. L’esperienza può solo rendervi più consapevoli ma a priori non vi mette al riparo da nulla.
Mentre salivo, infatti, all’improvviso, quasi senza motivo, il cuore è partito a battere all’impazzata come un tamburo. Ho semplicemente “preso atto” della cosa, ho respirato in modo più profondo rallentando e cadenzando ulteriormente i miei passi. Nel giro di qualche metro tutto era risolto. Nessun problema, quindi.
Durante la discesa, invece, il buon Gottfried mi ha offerto un salamino di carne di maiale e camoscio che preparano dalle sue parti. Dopo il primo morso la golosità ha vinto e me lo sono scofanato tutto di botto: non l’avessi mai fatto!!
La digestione è il centro nevralgico di tutto il nostro corpo umano. Quando lo stomaco o gli intestini si incartano è come entrare in stallo con un aeroplano: tutto precipita! «Ahi ahi ahi, hai fatto la pirlata, Birillo!» Questo è stato il mio primo pensiero quando un filo di mal di testa ha cominciato ad assalirmi «Eppure non sei di primo pelo, queste cose dovresti saperle accidenti!».
La discesa, già di per sé incredibilmente lunga e logorante, è stata una simpatica odissea per me. Alle undici attraversavamo il ghiacciaio sotto un sole cocente. Io avevo un desiderio latente di vomitare, un caldo aberrante e non riequilibravo liquidi in nessun modo. Piano piano ho perso tutte le energie ma, con il senno di poi, è stato divertente e persino istruttivo verificare come la testa, nonostante qualche svarione, abbia tenuto (alla fine si impara sbagliando sul facile).
Altre volte mi ero sperimentato una simile situazione ma in quelle occasioni mi ero più vulnerabile e questo, tutto sommato, mi divertiva nonostante continuassi a darmi del pirla con una certa veemenza. Dall’Adlerpass al rifugio sono quasi sei chilometri di ghiacciaio più un ripida salita sulla morena fino al Britannia: praticamente un deserto rovente che ho vissuto come un “viaggio” assestante, un sogno che lentamente diradava man mano che si abbassava la quota.
C’è stato un momento, piuttosto divertente ora, in cui come una vecchia suocera continuavo a ripetermi: «Ma è mai possibile fare tutte queste fatiche?! Questo è solo masochismo e stupidità! Fanculo la montagna, io appendo gli scarponi al chiodo, mi compero una playstation e al diavolo tutto! Non si può far ‘sta vita da stramaledetti ogni volta!!».
Fortunatamente il mio fisico ha la capacità di riprendersi abbastanza in fretta a patto che io dorma, anche solo per qualche minuto (condizione non sempre possibile, purtroppo). Una volta raggiunto il Britannia, superato quindi tutte le difficoltà, sembravo Pisolo: ovunque mi appoggiassi mi abbioccavo recuperando un pochino di forze. Complice l’abbassamento di quota tutto, piano piano, si è rimesso in bolla. Quando finalmente quel salamino (che accidenti era buonissimo!!) ha smesso di andarmi su e giù ero nuovamente in forze e dallo stato “demolito” sono tornato alla condizione di “accettabilmente stanco”. (sono una bestiolina curiosa alle volte…)
Io sono stato in diverse occasioni oltre i cinquemila metri (ed ho preso anche qualche calcio in culo a seimila) ma tutta questa storia solo per ricordarvi (e ricordami) quanto la quota sia un ostacolo importante ed invisibile, anche su salite semplici. La quota ti frega, ti frega quando non ti lascia riposare, ti frega quando ti disidrata, quando ti affatica oltre le aspettative. Se non ci fai attenzione la quota ti frega e se lo fa quando meno dovrebbe sono davvero casini seri.
Comunque sia, non ho intenzione di appendere gli scarponi al chiodo! Anzi… Riguardando le foto non posso che essere felice di questa salita che più comunemente viene affrontata in primavera con gli sci: un ambiente davvero incredibile!! Probabilmente vi ritroverete a maledire quell’interminabile discesa ma lo spettacolo che lo Strahlhorn riesce ad offrire è davvero impagabile.
Ancora complimenti a Sandro e a Gottfried: ottima salita!
Il Gruppo Over è una brigata di “ragazzacci sulla sessantina”, una ragguardevole squadra di “veterani della montagna” ancora intensamente attivi. Ex membri del soccorso alpino, istruttori di roccia, accompagnatori di montagna, ex guide alpine che ogni mercoledì si ritrovano dando l’assalto a qualche salita o invadendo qualche rifugio in quota.
Questa settimana avevano deciso di puntare alla cima dello Zuccone Campelli risalendo per la ferrata Mario Minozio e, per l’occasione, avevano invitato anche la mia Zia Cesy (ormai maschotte del gruppo!). La zia è una “tipa tosta” (quest’inverno ha fatto con me il Corno Centrale in invernale!) ma non ha una grande esperienza con le ferrate e così, oltre a fornirgli tutto l’equipaggiamento necessario, mi sono volentieri aggregato alla compagnia per vedere cosa avrebbe combinato.
Alle otto siamo sul piazzale della funivia dei Piani di Bobbio ed alle otto e un quarto ci imbarchiamo per la prima ed unica corsa del mattino. Stipati nella gabina, sospesi nel vuoto, sembra di essere in gita con una scolaresca di casinisti: il gruppo Over è terribilmente spassoso!
Tutto la squadra raggiunge il Rifugio Lecco, tappa obbligatoria di ogni salita nella zona, e si divide in due formazioni. Valentino e gli altri percorreranno il Sentiero degli Stradini mentre Renzo, Alberto, Agostino, la zia Cesy ed io risaliremo nell’anfiteatro di roccia fino all’attacco della ferrata.
Attrezziamo la zia ed iniziamo a salire lungo le catene. La ferrata nella prima parte è molto scorrevole e priva di particolari difficoltà. Una volta raggiunta la cresta diviene invece piuttosto interessante alternando verticali salite ad altrettante strapiombanti discese. Nulla di eccessivamente difficile ma sicuramente un “sali e scendi” insolito per chi è abituato a percorre le ferrate solo in salita. L’ambiente circostante, a tratti severo, è davvero godibile ed avvincente: un spazio in equilibrio tra le Grigne e le Alpi Orobiche.
Nel mio zaino (ma anche in quello di Renzo) uno spezzone di statica è pronto ad intervenire a supporto della Zia Cesy che, nonostante qualche esilarante passaggio, se l’è cavata alla grande anche senza. La zia Cesy è una persona davvero speciale, un’anima genuina e spontanea: qua e là, per aiutarla, è stato necessario un po’ di equilibrismi ma con il suo modo di fare ci ha fatto ridere tutto il tempo! Grande Zia Cesy!
Una volta in cima abbiamo scattato le consuete foto di rito ed iniziato la discesa lungo il Canalone dei Camosci. Il terreno qui è franoso e denso di sassi smossi ma, con un po’ di attenzione e stando ben vicini, è possibile discenderlo senza correre troppi rischi.
Nuovamente al Rifugio Lecco il Gruppo Over si è ricompattato attorno alla tavolata. Eugenia, la sempre gentilissima gestrice del Rifugio, si è presa cura di noi con tagliatelle fatte in casa e piattate di polenta innaffiate a boccali di rosso. Dopo lo strepitoso pranzo il tempo non accennava a migliorare e così, per aspettare la corsa pomeridiana delle cinque, gli Over hanno messo in piedi un partitone a scopa: il gioco delle carte è una questione tremendamente seria a qualsiasi quota!
Io mi appoggio ad una panca, reclino la testa e precipito nel mondo dei sogni placido come un bimbo. Quando un’ora più tardi riatterro sul pianeta terra gli Over stanno ancora giocando e discutendo animatamente sulle carte che non andavano scartate.
Ancora mezzo addormentato li osservo con gli occhi socchiusi. Qualcuno di loro ha le ginocchia messe male, qualcuno ha le mani che tengono poco, qualcuno ha il fiato corto, qualcuno è diventato metereopatico mentre qualcuno ha iniziato a soffrire le vertigini: sono i veterani, io metterei la firma per arrivare alla loro età con ancora tanto spirito e tanta voglia!
Conosco questi “vecchiacci” da quando io avevo otto anni e loro la mia età: quanta strada percorsa insieme, quanti passi, quanti ricordi. Un sorriso mi spunta sul viso, questa è una specie di famiglia allargata: lascio di nuovo cadere la testa indietro e mi godo quell’assoluto e completo relax.
Ancora grazie Team Over!
Davide “birillo” Valsecchi
PS: un saluto a Fedele: è stato divertente conoscerci così alla sprovvista
Le previsioni sembravano voler remar contro ma, a fine giornata, l’unica pioggia che mi è caduta sulla testa l’ho presa a Cranno, rientrando per cena. Domenica, infatti, prima uscita dell’Escursionismo Giovanile della Sezione CAI di Asso. Destinazione: Montisola, Lago d’Iseo.
Quest’anno i giovani allievi superano la ventina e, dato che anche molti genitori hanno deciso di partecipare alle uscite, abbiamo riempito un pullman da 50 dando vita ad un allegra e festosa compagnia.
Durante il viaggio sono state consegnate ai ragazzi le nuove magliette del CAI che quest’anno sono di un vivo color arancione: le magliette, oltre ad essere un ricordo, fanno “gruppo” ed aiutano istruttori ed accompagnatori a tenere sempre sott’occhio i nostri “cuccioli” !
Giunti ad Iseo ci siamo imbarcati tutti sul traghetto navigando verso la grande isola che si innalza nel centro del lago. Per i bambini, molti dei quali hanno tra gli 8 ed gli 11 anni, la gita sull’acqua era di per sé una prima grande avventura ed anche molti adulti, compreso il sottoscritto, si sono ampiamente goduti la traversata!
Il sole andava e veniva rendendo la giornata confortevole ma non troppo calda. Verso sud spiccavano minacciosi nuvoloni che, fortunatamente, non si sono però mai avvicinati troppo. Della costa, a circa 260 metri sul livello del mare, ci siamo addentrati tra gli ulivi che prosperano sull’isola raggiungendo la vetta del monte Isola ed il Santuario della Ceriola, a circa 600 metri di quota.
L’isola è stata dominata da Veneziani, dai Longobardi, dai Visconti e dagli Sforza, sono visibili e ben conservate fortificazione e costruzioni medioevali e tutti i borghi si sono conservati quasi intatti.
In lontananza mi aspettavo di vedere la Presolana ed invece spiccavano, ancora innevate, montagne a me quasi sconosciute tra cui, magnifico, svettava il Pizzo Diavolo di Tenda.
La giornata è stata quindi davvero piacevole e credo sia stata un ottimo inizio per l’escursionismo giovanile della nostra sezione. I miei complimenti ad Alberto e Daniele che organizzano e conducono queste gite dedicate ai più giovani ed alle loro famiglie: bravi!
La Luna è ormai completamente piena e sul piazzale della funivia del San Primo si preparano già una ventina di escursionisti. La serata è speciale ed è la prima delle uscite invernali in notturna organizzate del Cai Asso. Ci sono alpinisti, semplici appassionati e persino bambini oltre ad un cane. C’è chi hai ai piedi gli sci da alpinismo, chi le ciaspole e chi semplicemente ghette e ramponi.
Alle sette l’allegra compagnia, dopo le raccomandazioni di rito, si mette in marcia tra la neve ed i riflessi di luna. Le pile frontali quasi non servono, una luce irreale a magica avvolge ogni cosa guidando i nostri passi.
La nostra destinazione è la vetta del San Primo, 1.686 metri. Nel cuore del Lario siamo circondati dal “buio” del lago e dai riflessi delle montgne imbiancate rischiarate dalla Luna. Ad Est brilla, sulla cima del Grignone, la luce del Rifugio Brioschi.
Al riparo dal vento il freddo si fa meno pungente e, dopo poco meno di due ore, guadagnamo la vetta. Lo spettacolo dell’alto lago si apre davanti a noi mentre ci stringiamo tutti insieme attorno alla croce per un’autoscatto di gruppo.
In discesa gli sciatori si slanciano in avanti sfrecciando sulla neve fresca. Quando a piedi raggiungiamo il rifugo a metà delle piste del San Primo hanno già la birra in mano e ci aspettano per ordinare pizzoccheri caldi.
Venerdì scorso l’iniziativa dedicata ai documentari organizzata dal Cai Asso è stata un vero successo: la sala era gremita, le sedie a disposizione erano tutte occupate e la serata si è dimostrata divertente e coinvolgente per tutti i presenti.
“Stelle” della serata due ragazzi di 67 e 68 anni, Giorgio Farina e Renzo Zappa, che hanno presentato insieme a Franco Bramani la loro nuova via d’arrampicata sul Corno Occidentale dei Corni di Canzo: “attenti a quei due!”
A seguire Emanuele Citterio ha descritto le nuove scoperte lariane nel campo della speleologia presentando le proprie foto realizzate nelle grotte del nostro territorio.
Una serata di immagini, musica e divertimento (specie quando Giorgino mancava il pianta-spit assestando tremende martellate alla sua povera mano!) intervallata da momenti di discussione e dibattito sul mondo dell’alpinismo e della speleologia nel triangolo lariano.
Alla serata erano presenti giornalisti di montagna, alpinisti, “vecchie glorie” e “cadetti” oltre ai Presidenti delle Sezioni Cai Asso, Cai Canzo e del gruppo Speleologico del Cai di Erba.
Una serata divertente ed istruttiva che apre le celebrazioni Assesi per il 150° di fondazione del Club Alpino Italiano. Durante il corso dell’anno il Cai Asso infatti realizzerà diverse iniziative celebrative che spazieranno dalle escursioni in montagna alle serata documentaristiche.
A nome di tutti i più sentiti complimenti a Giorgio e Renzo per la loro via e a Franco ed Emanuele per i loro filmati.
Per la nostra valle sono stati pionieri dell’alpinismo moderno, hanno insegnato alle nuove generazioni come istruttori della Scuola Alto Lario e sono stati membri attivi del Soccorso Alpino Lariano nella sua epoca più eroica. Sono due della “gloriosa vecchia guardia” ma se credete che i quasi 70 anni che portano sul groppone siano riusciti a fermarli vi sbagliate di grosso!
Signore e Signori: Renzo Zappa e Giorgio Farina, Cai Asso e Cai Canzo, 68 e 67 anni.
A conferma di quanto i due siano ancora tremendamente sul pezzo questo venerdì, 11 Gennaio 2013, i “nostri due” presenteranno un documentario sulla nuova via d’arrampicata aperta da loro lo scorso anno: già, a quasi 70 anni non solo arrampicano meglio di molti trentenni ma si concedono il lusso di aprire nuove linee attraverso la roccia sulle montagne di casa.
“Attenti a quei due” è infatti il nome della nuova via, tecnicamente e fisicamente impegnativa, sul versante sud ovest del Corno Occidentale del gruppo dei Corni di Canzo.
Io li conosco da quando ero bambino, sono stato (e tuttora sono) un loro allievo ed ho avuto la fortuna di essere spesso in montagn al loro fianco. Li considero amici e sono loro grato per i consigli, le indicazioni e l’aiuto che con grande semplicità ed umiltà sono sempre pronti a dispensare.
Sono un riferimento ed un esempio: sono davvero contento che Franco Bramani (anche lui un ragguardevole personaggio!) abbia realizzato un documentario e una testimonianza visiva sulla loro ultima impresa.
Vi aspetto tutti Venerdì 11 Gennaio alle ore 21:00 presso la sala consiliare di Asso. Durante la serata sarà presentato appunto il documentario “Nuova via alpinistica sui Corni di Canzo” a cui seguirà “Vecchie e nuove grotte del Triangolo Lariano” di Emanuele Citterio, un’altra emozionante avventura nel cuore e nelle profondità delle nostre montagne.
La Croce di Megna, illuminata nella notte dell’antivigilia, era la consueta meta della Fiaccolata di Fine Anno. In fila indiana quasi settanta persone, tra cui numerosi bambini, hanno percorso il sentiero che conduce alla vetta illuminando i propri passi dapprima con la fioca luce della luna e poi con la calda e vivace luce delle fiaccole.
Una “notturna” tra amici, un’occasione per scambiarsi gli auguri: un momento di festa.
Come sempre il CAI Asso, soprattutto per la sua natura alpinistica, è stato in prima linea nell’organizzazione della salita, la Croce di Megna è però un simbolo di unione tra le genti della Vallassina e la fiaccolata è un momento di condivisione con tutte le altre associazioni del territorio che si sono impegnate nella realizzazione della croce.
Il mio ringraziamento va quindi alla Croce Rossa, ai Cacciatori, alla Protezione Civile, al gruppo ciclisti e a tutti coloro che hanno partecipato rappresentando simbolicamente i propri gruppi: è bello incontarsi tutti inseme lassù!
Ieri sera il panorama invernale è stato il primo dei regali natalizi per tutti coloro che erano lassù con noi. A tutti auguro un felice Natale ed un fortunato Anno Nuovo.
Tra qualche giorno saranno pubblicate sul nuovo sito del cai, www.caiasso.it, le foto dei partecipanti. A presto!