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Berta Castellazzi Valsecchi ed il Premio Bontà

Berta Castellazzi Valsecchi ed il Premio Bontà

Berta Castellazzi Valsecchi
Berta Castellazzi Valsecchi

Quando si avvicina il Natale è inevitabile ricordare mia nonna Berta. Lei non amava le fotografie ma quella che vedete qui accanto, per la somiglianza che ci lega, mi sorprende ogni volta. Non a caso in paese ancora oggi molti degli anziani mi conoscono come “il nipote della Berta”.

Mia nonna era per metà tedesca e posso garantirvi che quella metà si faceva sentire. Era una donna molto bella ed al contempo forte, decisa e caparbia. I suoi modi erano educati come si usava in altri tempi ma, presa una decisione, era determinata ed inarrestabile nel perseguirla.

Nella prima guerra mondiale (mia nonna nacque nel1918) i tedeschi usavano un enorme mortaio chiamato la “Grande Berta”: ripensando a mia nonna arrabbiata il nome mi è sempre apparso azzeccato!

Mia nonna ha il grande merito di aver restaurato il Premio Bontà di Asso alla memoria di Umberto ed Anna Valsecchi, i genitori di “Nino”, mio nonno e suo marito: “Premio a Cittadino o Cittadina del paese che si sia distinto per atti di bontà, di onestà, di coraggio, di retta condotta.”

Il mio bisnonno, infatti, aveva lasciato un piccolo fondo al Comune che per lunghi anni rimase dimenticato. Mia nonna nel ’87 si diede da fare (e con successo) affinché fosse ritrovato e fosse nuovamente consegnato tale premio poco prima del Natale.

Anche la Famiglia Oltolina consegna dei premi a fine anno e questo mi ha sempre impressionato: il mio bisnonno non possedeva la più importante industria nella storia del nostro paese ma era riuscito lo stesso a raccogliere una somma in grado di garantire, anno dopo anno, un piccolo riconoscimento.

Quando arriva l’inverno, con le bollette e tutto il resto, mi ritrovo come tutti ad arrabattarmi per pagare le spese ed è curioso per me che lo consegno, spesso “in bolletta”, pensare al premio del mio bisnonno. Quando succede mi vengono alla mente le parole della Maestra Scatti.

Era un’insegnante in pensione, molto gentile ma austera, che si prendeva cura dei bambini in oratorio prima delle lezioni di catechismo quando avevo più o meno dieci anni. La ricordo perché era stata la maestra di mio padre ed un giorno mi disse “Valsecchi”– mi chiamava per cognome – “Tu sei un signore”. Ricordo di essermi enormemente imbarazzato e di averle risposto, cercando di togliermi dall’impiccio, dicendole che non ero affatto ricco. “Non sono affatto i soldi a fare un signore”– proseguì lei –“ma la dignità che possiede”.

La dignità è una parola complessa e l’ho cercata sul vocabolario: è il sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione. Il concetto di dignità dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio “io”, la propria identità.

La dignità è legata quindi alla consapevolezza ed alla caparbietà con cui si ribadisce ciò che per noi è importante.  Comprendendo lo spirito e la mentalità di allora si può meglio capire lo spirito con cui diedero vita al Premio alla Bontà: la somma in denaro è poca cosa, ma è grande la dignità che tributa e conferisce a chi lo riceve, grande è l’esempio e l’ispirazione che offre alla comunità.

Ogni volta che consegno il premio mi trovo a riflettere: io il premio non lo posso ricevere ma devo al contempo possedere l’adeguata dignità per conferirlo. Non posso essere semplicemente “il pronipote di uno che ha lasciato i soldi” perché questo svilirebbe la natura stessa del premio.

Forse la dignità è una fregatura, forse mio bis-nonno e mia nonna mi hanno incastrato a titolo gratuito. Oppure, e questo è più probabile, hanno lasciato un grande insegnamento di cui sono in primo luogo il beneficiario.

Non sta a me decidere chi riceve il premio: mia nonna con grande senso di democrazia stabilì che fosse il Comune a farlo. Sono quindi curioso di osservare la “dignità” che sapranno esprimere nel compiere la scelta perché mia è la “dignità” ed il “dovere” di preservarne lo spirito.

Davide “Birillo” Valsecchi
(…ed anche io assomiglio alla Grande Berta)

Memoria Viva

Memoria Viva

La campana di Asso: MDCCLXXXI (1781)
La campana di Asso: MDCCLXXXI (1781)

E’ nel ricordo delle sue strade polverose, nel lastricato in pietra di Gallegno della contrada bovara, nelle sue chiese, nei suoi sentieri tra i boschi.

E’ nel suo ciotolato sconnesso, nelle sue vie strette, nei suoi negozi scomparsi e nelle sue strade deserte illuminate d’arancione la notte.

E’ in tutto questo che si nasconde l’essenza, forse sopita, di Asso.

Non si vede ma c’è: non attende altro che di essere svegliata, di essere innalzata ed esaltata a nuovi onori, a nuove glorie.

Non si può avere sentire la del proprio paese passeggiando tra i ricordi delle sue vie.

Silenziosa, ma insistente, suona a raccolta la campana cittadina, suona per per giovani e vecchi: accorrete assesi, accorrete!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Nella foto l’antica campana, rifusa nel 1781, che chiamava a raccolta la popolazione nei giorni in cui era amministrata la giustizia ed in occasione delle assemblee pubbliche. Oggi è conservata nel Palazzo Comunale dove non suona più.

Asso: immagini dal passato

Asso: immagini dal passato

Vallategna incontaminata
Vallategna incontaminata

Finalmente posso mostrarvi una piccola anticipazione del progetto a cui io ed Enzo stiamo lavorando in preparazione del Natale: «Asso come era».

In questo articolo potete infatti vedere un piccolo filmato realizzato con le immagini  storiche di Asso. Immagini che gentilmente ci sono state concesse dalla famiglia Paredi e dalla collezione di cartoline antiche di Enzo Santambrogio.

Immagini di Asso degli anni ’20, ’30 e ’40 che saranno raccolte in un libro fotografico in bianco e nero:  un occasione per celebrare il passato glorioso del nostro paese.

Il libro ora è alle ultime fasi di preparazione e sarà disponibile tra un paio di settimane realizzata la stampa  delle prime copie. Nella pubblicazione, oltre alle foto che potete vedere nella clip, ci saranno inoltre  i commenti e le didascalie realizzate grazie alla stretta collaborazione con i “decani” di Asso.

Foto panoramiche della valle, immagini del centro storico, delle vecchie locande e del Castello, del Lambro, della Vallategna e di Ponte Oscuro. Fotografie del circuito del Lario, dei primi giri ciclistici e di personaggi famosi, come ad esempio Re Vittorio Emanuele, che vennero  in visita ad Asso.

Il libro vuole essere in primo luogo un documento storico che preservi e conservi la memoria della nostra valle, una testimonianza di ciò che non c’è più e di ciò che invece si è conservato. E’ nello spirito della “continuità” che abbiamo voluto raccogliere la memoria  dei decani del paese e trasferirla alle generazioni che verranno.

Il libro non ha uno scopo politico o polemico: io ed Enzo ci siamo dati da fare perchè ci sono valori che richiedono impegno e slancio per essere salvaguardati, occasioni e memorie che se lasciate sfumare non tornano più.

Tutti i nostri progetti sono intesi a favore della comunità tutta, per questo  qualora il Comune, l’Amministrazione o gli Assessorati volessero prendere parte all’iniziativa vi è ampia disponibilità da parte nostra nel coinvolgerli.

Come sempre, «I due di Asso», sapranno dar prova del fatto loro e porteranno a termine l’opera con la consueta romboante e roccambolesca creatività che li contraddistingue.

Vi lascio alle immagini aspettando che le prime copie del libro arrivino in paese. Buona Visione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Storia di Italia: Giorgio Ambrosoli

Storia di Italia: Giorgio Ambrosoli

Per parlare di Giorgio Ambrosoli bisogna parlare della sua nemesi, del suo assassino: Michele Sindona.

Chi era Sindona? Era un banchiere che nel 1974 venne salutato da Giulio Andreotti come “salvatore della lira” e nominato “uomo dell’anno” dall’ambasciatore americano in Italia. Nello stesso anno, tuttavia, l’impero di Sindona crollò e fu dimostrato dalla giustizia che la sua attività principale era il riciclaggio dei proventi del traffico di eroina di organizzazioni che rispondevano a nomi come Bontade, Spatola, Inzerillo e Gambino.

Sindona morì avvelenato in carcere dopo essere stato condannato all’ergasto ma, prima del tramonto, la sua vita travolse quella di Ambrosoli che venne chiamato a verificare proprio lo stato delle banche gestite da Sindona portando lo scandalo alla luce.

Tentarono di corromperlo, Ambrosoli resistette e così decisero di spezzarlo: fu ucciso con un colpo di pistola l’11 luglio 1979 ed anni dopo fu proprio Sindona ad essere condannato come mandante dell’omicidio.

Questa è la commovente lettera che scrisse alla moglie Anna nel pieno delle indagini:

«Anna carissima, sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. [… ]Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (…) Giorgio»

Quando Ambrosoli fu ucciso ai funerali non presenziò alcuna autorità pubblica ad eccezione della sola Banca d’Italia. L’FBI americana, in collaborazione con la Polizia Italiana, indagò su Sindona ed il suo crollo divenne inevitabile così come la condanna per omicidio e per altre 65 accuse tra cui frode, spergiuro, false dichiarazioni bancarie ed appropriazione indebita di fondi bancari.

Il 18 Marzo del 1986 Sindona fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ambrosoli, due giorni dopo fu avvelenato con un caffè al cianuro di potassio nel supercarcere di Voghera: morì all’ospedale di Voghera dopo due giorni di coma profondo in cui non fu mai cosciente. La sua morte è stata archiviata come suicidio: a causa dell’odore particolarmente pregnante del cianuro si ritenne infatti impossibile un accidentale assunzione involontaria. Non si scoprì mai come e chi fornirono il veleno in carcere.

Lo scandalo coinvolse il mondo della politica e dell’economia italiana a tutti i livelli. Oggi quasi nessuno ricorda cosa avvenne in quei giorni.

Grazie alle dichiarazioni di  Sindona nel 1998 la Procura di Palermo mise sotto sequestro tutti gli archivi di una piccola banca, la Banca Rasini di Milano. Dalle indagini emerse che tra i maggiori correntisti di quest’istituto di credito, assorbito nel 1992 dal Banco di Lodi, vi erano personaggi come Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano.

Sempre nel 1998, da un indagine giornalista del giornale politico La Padania, emergeva che Luigi Berlusconi, padre di Silvio, avesse lavorato fino alla pensione in quella banca come procuratore con potere di firma. Sempre nello stesso articolo, pubblicato da La Padania in un lontanissimo 30 Settembre del 1998, l’autore riportava che fu proprio questa banca, con 113 miliardi di lire, a sostenere gli sforzi finanziari da cui nacque l’impero di Silvio Berlusconi nel 1978. Oggi lo stesso quotidiano sostiene il partito politico che è alleato dell’uomo che all’epoca “condannò” proprio attraverso le proprie pagine.

Ambrosoli ricevette nel Luglio del 1999 la medaglia d’oro al valor civile: «Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all’incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all’estremo sacrificio.»

Io ho trentaquattro anni  e vedo che nemmeno tutta la mia vita è ampia abbastanza per comprendere come i fatti avvenuti alla mia nascita possano aver condizionato quelli attuali. Tutta questa storia mi ha fatto tornare alla mente un passo della Bibbia, Esodo 34,6: “Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione”

Ma citare la Bibbia è sconsolante se si apprende che anche lo IOR, l’Istituto di Credito della Santa Sede, fu coinvolto dallo scandolo che, grazie ad Ambrosoli, permise di acquisire la lista degli iscritti alla Loggia P2.

A volte, impotenti, non resta che attendere che sia fatta la Volontà del Signore mentre gli uomini giusti vengono uccisi, commemorati e dimenticati. A volte, però, si dovrebbe avere la dignità di incazzarsi…

Davide “Birillo” Valsecchi

Fonti principali:
Giorgio Ambrosoli Wikipedia // Michele Sindona Wikipedia // Banca Rasini Wikipedia, La Padania, The Economist

Raffaello Bertieri in mostra a Parma

Raffaello Bertieri in mostra a Parma

Raffaello Bertieri
Raffaello Bertieri

Cima-Asso semina e sempre più spesso raccoglie: in queste ultime settimane grazie agli articoli che ho pubblicato in passato sono stato contattato via email  da esperti ed appassionati di tipografia proprio su Raffaello Bertieri: storico podestà di Asso e tipografo di fama nazionale ed internazionale.

Nella nostra piccola Asso questa straordinaria figura è in gran parte trascurata sebbene abbia dato un contributo fondamentale al periodo d’oro Assese trascorrendo qui gran parte della sua vita.

Negli ultimi anni è stata ripristinata la tradizionale Festa del Libro da Lui promossa nel 1927 ma, a mio avviso, si è fatto ancora troppo poco commemorare una delle figure di maggior spicco della storia assese.

A dimostrazione dell’importanza che ebbe come editore e tipografo l’AIAP, l’associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva,  in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Museo Bodoniano ha organizzato presso il Salone Maria Luigia della Biblioteca Palatina di Parma una mostra bibliografica documentaria presentando  il lavoro di riordino degli archivi personali e professionali di Giambattista e Margherita Bodoni, Piero Trevisani e di Raffaello Bertieri. [presentazione evento]

Gli archivi di Raffaello Bertieri (1875-1941) e di Piero Trevisani (1866-1969), donati dalla vedova di quest’ultimo al Museo Bodoniano nel 1972, testimoniano la vita e l’attività professionale di due protagonisti degli studi di grafica e tipografia del ‘900.

L’archivio Bertieri delinea efficacemente l’attività del fondatore de «Il Risorgimento Grafico» (rivista tecnica di somma importanza in campo tipografico italiano), oltre a delinearne l’impegno di studioso e stampatore nella rinomata Officina milanese fondata con Piero Vanzetti.

Sono trascorsi ormai 70 anni dalla scomparsa di Bertieri e di lui ad Asso è rimasta come unica testimonianza solo la vecchia villa: non vi è una targa, una via o un archivio che ne ripercorra la vita nei lunghi anni in cui governò il nostro paese. Questo mentre la sua figura, un tempo adombrata dal periodo fascista, torna ad essere valorizzata per l’indubbio contributo portato nella stampa e nell’editoria italiana.

Nel 2008, grazie all’inestimabile impegno del Professor Nava, furono presentati molti documenti storici relativi alla figuri del Bertieri durante la IIa riedizione della Festa del Libro. Ora, grazie anche all’aiuto che sto ricevendo dalle persone conosciute via email, proveremo a costruire un archivio dedicato a Bertieri raccogliendo tutte le testimonianze Assesi e rendendole disponibili via web agli esperti e agli appassionati che stanno attivamente lavorando per sul suo operato professionale.

Ovviamente l’invito a divenire parte attiva in questa ricerca di ampio respiro è esteso anche alla nostra Biblioteca Ivano Ferrarini, all’Assessore alla Cultura e a gli assesi tutti.

Davide “Birillo” Valsecchi

Qui è disponibile una piccola biografia di Raffaello Bertieri che ho realizzato due anni fa.

IV Novembre in Iraq

IV Novembre in Iraq

Sunset in Irak
Sunset in Iraq

Il 4 Novembre si  festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale che nel 1918, con il Bollettino della Vittoria, annuncia la vittoria dell’Italia contro l’Austria. Sindaci e politici impagliati si prodigheranno in discorsi dal sapore medioevale sull’unità d’Italia.

Il 4 novembre è una data strana: Firenze è stata invasa dall’acqua due volte in questo giorno, nel 1933 e nella storica alluvione del 1966; nel 1980 viene eletto presindete USA il repubblicano Ronald Regan e nel 2008, 28 anni più tardi, viene eletto  il deomocratico Barak Obama, il primo presidente di colore.

Se vi interessa il Bollettino della Vittoria lo trovate in un mio articolo di qualche anno fa: IV Novembre 1918 – “…è finita!” Ma  non voglio parlarvi di una guerra vecchia di cent’anni, voglio raccontarvi una storia più recente sul mondo strano in cui viviamo oggi.

Cercando musica su youtube sono finito ad ascoltare le canzoni acustiche dei Rancid, il mio gruppo Punk-Rock preferito. Mi è sempre piaciuto pensare che dall’altra parte del mondo, attraverso quei testi, ci fosse qualcuno che condividesse le mie stesse esperienze: suonate solo con la voce e la chitarra quelle canzoni si addensano di nostalgia.

Tra i commenti lasciati su Youtube ce ne è stato uno che mi ha colpito e che vi voglio tradurre:“hey gente, sono seduto qui in Iraq e questa canzone mi ha portato a casa… Ascolto i Rancid fin da quando Tim si faceva chiamare Lint negli Operation Ivy. Questo è il suono della baia, il suono con cui sono cresciuto! Grazie”

Una delle canzoni più famose degli OpIvy è Unity, il cui ritornello recita “Stop this war: Unity as one stand together. E’ una canzone dal suono ruvido scritta da un gruppo di adolescenti californiani in un garage ma che fece il giro dell’America nel 1989. Forse anche per questo ho scritto, sempre via Youtube, a questa persona che, pochi giorni dopo, mi ha risposto: è un addestratore di 26 anni dell’esercito USA, uno degli ultimi rimasti in Irak dopo i sette anni di scontri, dopo il ritiro delle truppe

Quando non sono in servizio i militari possono usare Internet per comunicare a casa o per svagarsi. Così ci siamo scambiati qualche messaggio: non volvevo pressarlo chiedendogli dell’Irak e per questo parlavamo sopratutto di musica e di viaggi. Inevitabilmente qualcosa però mi ha raccontato: lettere vive da un fronte moderno.

Mio fratello, che ha meno di 18 anni, mi ha chiesto del Vietnam e della guerra. Io gli ho risposto che avevo un amico che era stato in Somalia con il contingente italiano durante gli anni ’90 nella missione “Restore Hope“. Questa è una storia che mi raccontò molti anni più tardi, in una notte di servizio in croce rossa, dopo avermi mostrato la foto della sua bambina appena nata:

«Ero di servizio come autista per un capitano medico. Rientrando alla base con il camion ci siamo imbattuti in una zuffa tra locali. Il mio capitano è sceso a medicare uno che sembrava ferito ma, mentre era chinato, hanno cominciato a tirargli pietre. Lo hanno colpito alla testa ed è crollato a terra. Io sono sceso dal camion con il fucile in mano: non avevo mai sparato a nessuno e mi litavo ad agitarlo minaccioso. Ho preso il mio capitano e l’ho messo sul camion che ormai era circondato da una folla che ci tirava sassi da tutte le parti. Io non sapevo che fare, continuavo a sentire i colpi sul camion: ho chiuso gli occhi, ho cominciato a piangere ed ho messo la prima schiacciando a tavoletta il gas mentre suonavo il clacson. Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti solo quando eravamo fuori nel deserto. Il giorno dopo è dovuto intervenire una delle nostre squadre perchè avevo demolito mezzo villaggio passando attraverso un paio di quelle case in terra che costruiscono loro. Non sappevo davvero cosa fare quel giorno, il capitano sanguinava dalla testa, io avevo meno di vent’anni ed io non avevo mai avuto così tanta paura…»

Questa è la guerra: un intreccio di piccole drammatiche storie in uno schema più grande sulla scacchiera dei politici. “Ma qui in questo cimitero è sempre Terra di Nessuno, le infinite croci bianche stanno a muta testimonianza della cieca indifferenza umana verso il prossimo, per un’intera generazione massacrata e abbattuta.”

C’è solo un modo per me di celebrare il VI novembre:  Dropkick Murphys – The Green Fields Of France
[qui trovate la traduzione di questa canzone scozzese].

Davide “Birillo” Valsecchi

Terremoti in Italia e ad Asso

Terremoti in Italia e ad Asso

Terremoti nel Triangolo Lariano
Terremoti nel Triangolo Lariano

[Ricerca storica sui simsi assesi] La casa dei miei genitori è stata costruita all’inizio del ‘900 ed in salotto ci sono ancora le piastrelle che furono posate all’epoca. Tutta la stanza è attraversata da una sottile incrinatura che, mi hanno sempre raccontato, si formò per il terremoto.

Per questo motivo mi sono messo ad investigare sull’attività sismica del nostro territorio in cerca di memorie storiche che raccontassero di simili eventi. La ricerca non è molto facile perchè oggi giorno non esistono molti archivi digitali da consultare sulla nostra zona.

Per farmi un idea d’insieme ho consultato un sito americano dove sono documentate tutti le attività sismiche degli ultimi due secoli. L’archivio è molto accurato ma, ovviamente, per paesi stranieri come l’Italia sono presenti solo i maggiori terremoti.

Per ottenere maggiori informazioni ho incrociato i dati del INGV (Istituto Nazionale Geologia e Vulcanologia) con quelli della Wikipedia.

Il risultato è incredibile pechè nel sud Europa l’Italia è uno dei pochissimi paesi ad aver subito così tanti terremoti importanti negli ultimi 120 anni. Paesi come Francia e Germania non ne hanno mai registrati mentre Spagna ed Inghilterra hanno subito solo 2 o 3 eventi contro gli oltre 12 italiani.  Il numero delle vittime, sopratutto nei terremoti di inizio ‘900, è inquietante:

2009 04 06 – Abruzzo – Magnitudo 6.3 vittime 295
2002 11 01 – Southern Italy – Magnitudo 5.8
2002 10 31 – Southern Italy – Magnitudo 5.9 vittime 29
2002 09 06 – Southern Italy – Magnitudo 6.0 vittime 2
1997 09 26 – Central Italy – Magnitudo 6.4 vittime 11
1980 11 23 – Irpinia e Basilicata – Magnitudo 6.5 vittime 3,000
1976 05 06 – Friuli – Magnitudo 6.5 vittime 1,000
1930 07 23 – Irpinia e Basilicata , Italy – Magnitudo 6.5 vittime 1,404
1920 09 07 – Toscana, Italy – Magnitudo 6.4 vittime 171
1915 01 13 – Avezzano (Abruzzo), Italy – Magnitudo 7.0 vittime 32,610
1908 12 28 – Messina e Reggio Calabria, Italy – Magnitudo 7.2 vittime 70,000
1905 09 08 – Calabria, Italy – Magnitudo 7.9 vittime 557

Sempre presso l’INGV ho trovato la mappa del pericolo sismico in Italia. La nostra zona sembra essere tra le più sicure con una scarsa probabilità di eventi sismici rilevanti: questo mi consola ma ancora non risolveva la questione delle piastrelle nel salotto.

Continuando nella mia ricerca ho trovato il sito dell’osservatorio di Campo dei Fiori dove si trova il Centro Geofisico di Geologia – Sismologia. Il nuovo sito permette di vedere in tempo quasi reali i dati dei sismografi mentre un archivio storico raccoglie  i dati più rilevanti sotto forma di bollettini informativi. Con un po’ di pazienza ho cominciato a consultare i dati individuando i piccoli sismi sul nostro territorio. All’inizio i dati non sembravano portare a molto perchè tutti gli eventi erano di scarsa intensità e nelle zone circostanti:

Martedì – 11 Maggio 2010 – Val Seriana (Prealpi Bergamasche) Magnitudo 3.4
Venerdì – 07  Maggio 2010 – Val Sabbia (Prealpi Bresciane) Magnitudo 3
Venerdì – 10 Luglio 2009 –  Merate – (Lecco) Magnitudo 2.5
Sabato – 13 Dicembre 2008 – Livigno (Valtellina – SO) Magnitudo 3.3
Giovedì – 08 Novembre 2007 – Argegno ( lago di Como) Magnitudo 1.8
Martedi – 17 Ottobre 2006 – Bormio – Magnitudo 2.9
Venerdi – 22 Settembre 2006 – Mendrisio- Magnitudo1.6
Giovedi – 22 Aprile 2006 – Bobbio – Magnitudo 3.0
Giovedi – 13 Marzo 2006 – Livigno – Magnitudo 3.2
Domenica -31 Agosto 2003 – Val Malenco  – Magnitudo 2.6

Poi finalmente ho trovato qualcosa di cui avevo perso memoria: scosse sismische in Brianza e Triangolo Lariano. Il 6 Aprile 2001, in piena notte, due scosse in sequenza avvertite dalla popolazione anche con un grande boato hanno interessato Caglio, Asso, Erba e Merone. La prima scossa fu di Magnitudo 3.6 Richter, catalogata IV-V nella scala Mercalli, ossia una scossa in grado di far cadere oggetti ed creare piccoli danni.

Poi l’archivio pubblico si interrompe perchè non ci sono disponibili i dati antecedenti al 2000. Tuttavia, sempre nel sito dell’istituto ho trovato la citazione di altre importanti scosse che si verificarono prima. La più recente è del 20 Novembre del 1991 a Caleggio sopra Lecco con magnitudo 4,8.

Dovrò nuovamente controllare la data di costruzione della casa ma finalmente ho trovato 3 eventi che potrebbero essere quelli giusti per le mie piastrelle:

20 Maggio 1887 – alle ore 5 12′ scossa che svegliò gli abitanti del Lecchese con fortissimo rombo, seguito da una serie di 12-13 scosse. Una magnitudo 4,63 con l’epicentro a Pescate, sotto Lecco. L’evento fu avvertito in un’area molto vasta e produsse il distacco di qualche intonaco nella chiesa di Valmadrera.

5 Marzo 1894 – alle ore 22 14′ a Castello, Lecco, e Maggianico fu sentita una breve scossa che si propagò a Canzo, Valmadrera, Civate, Annone, Merate, Caprino Bergamasco, Pasturo. Magnitudo 4,63. La massima intensità pare sia stata avvertita a Maggianico, ma senza danno.

24 Aprile 1918 è la data più probabile per le mie piastrelle perchè si verificò un sisma di magnitudo 5,07 con epicendro a Sedrina. Sebbene Sedrina disti quasi 30km da Asso si registra nelle cronache del tempo  che il terremoto aveva a Lecco il sesto grado della scala Mercalli (forte- lesione agli edifici).

E’ per tanto possibile che abbia incrinato le mie piastrelle. Ci è voluta un oretta buona di ricerche ma ora potrò guardare il pavimento di casa con una nuova consapevolezza. Potere della scienza…

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. ci si potrebbe spingere oltre nello studio ma molti dei libri e molte pubblicazioni storiche diffuse tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 sono oggetto di collezionismo e per tanto sono incredibilmente costose  e rare da trovare, tra queste  vi sono diversi  saggi in merito ai terremoti brianzoli sul Bollettino della Societa’ Geologica Italiana.

Campionissimo: l’Amaro del Ghisallo

Campionissimo: l’Amaro del Ghisallo

Giro di Lombardia del 1939, la Gazzetta dello Sport riporta tra gli iscritti alla gara un giovane sconosciuto di Castellania con il numero 36: Fausto Coppi, il futuro Campionissimo.

Alto e magrissimo indossa una maglia gialla bordata di rosso del “Dopolavoro di Novi Ligure“. Quell’anno vincerà il Lombardia Gino Bartali ed il giovane non riuscirà a mettersi in evidenza.

A sorpresa nel 1940 sarà proprio lo sconosciuto Fausto Coppi a vincere il Giro d’Italia. Fausto, con la maglia rossa del Giro, si ritrova faccia a faccia con Gino, con la maglia tricolore del Campione Italiano, nell’ultima gara della stagione: il Giro di Lombardia.

Ma su quel primo confronto al Ghisallo, la salita che da Bellagio si inerpica verso Magreglio, Bartali stacca Coppi e va a vincere a Milano con cinque minuti di vantaggio su Osvaldo Bailo, il nipote di Girardengo.

Poi arriva la guerra e tutto si ferma. Solo nel ‘46 rinasce la grande competizione del Lombardia e prende il via la grande sfida tra Coppi e Bartali: Giro di Lombardia, la classicissima di chiusura che nel Ghisallo ha proprio la sua più concitata salita finale.

Nel suo percorso classico degli anni ’40 e dei primi anni ’50 il Ghisallo sembrava fatto su misura per il grande Airone. Nel ‘48 il trionfo del Campionissimo: «Ad Onno Coppi ha 30″ di vantaggio. Vola, letteralmente, sul lungolago col suo stile inimitabile. Guadagna oltre un minuto in dieci chilometri. A Bellagio il suo vantaggio è salito a 1’45″. Invano gli inseguitori si coalizzano.  Coppi scala il Ghisallo nel sole con eleganza. Si tratta di una magica ascensione al cielo. Il record della salita viene polverizzato. Coppi impiega 25’30″ sugli 8,8 chilometri, migliorando il precedente primato di 1’43″. Su quelle rampe il campione del mondo Schulte arranca e si arrende. Invano Louis Bobet e il campione d’Italia Vito Ortelli lo inseguono. Fausto frulla via imprendibile. »

E’ in questo clima di entusiasmo che trascina tutta la Vallassina che il Liquorificio Scannagatta, già medaglia d’oro all’esposizione mondiale di Parigi del 1900 per il Vespertò, decide di realizzare una nuova bevanda a base di  erbe del triangolo lariano: Amaro del Ghisallo, il Campionissimo.

Questo storico liquore è ora di nuovo in produzione grazie all’impegno della famiglia Gandola di Bellagio che ha nella nostra Asso la sede principale dei propri stabilimenti nautici. Una tradizione  ed un pezzo  di storia della nostra valle ancora tutto da gustare.

In questo video potete vedere un documentario dell’epoca su Coppi che termina proprio con l’ultima salita del Campionissimo verso il Ghisallo:

Davide “Birillo” Valsecchi

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