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Boris al Kima

Boris al Kima

DSCN7334Quando suona il telefono è Boris. Il mio giovane testimone di nozze era partito da quattro giorni per affrontare in solitaria il Sentiero Roma. Pensavo volesse avvisarmi della conclusione del suo giro e per questo ho iniziato a fargli le feste. «No, Davide, non esattamente. Anzi, sono piuttosto nella merda: sono bloccato al bivacco Kima dal brutto tempo». Già, i festeggiamenti erano piuttosto fuori luogo.

Aveva affrontato il passo Roma ma era sopraggiunta la nebbia ed il temporale. Per questo, in fretta e furia, aveva ripiegato al bivacco posto a 2700 metri. Cercando di risparmiare le batterie del suo cellulare abbiamo inziato a confrontarci sul da farsi. Visto che nessuno dei due conosceva quella zona ho contattato il buon Ivan che, della Val di Mello e dintorni, ha una “certa” esperienza.

La Val Cameraccio poteva essere un’alternativa percorribile ma non avevo idea delle reali condizioni meteo, soprattutto della visibilità. Inoltre, essendo da solo, era importante capire quello che Boris si sentisse di affrontare, sopratutto avendo nelle gambe quattro giorni di cammino.

Il successivo contatto telefonico fallisce. Il telefono è acceso, Boris risponde ma il cattivo tempo impedisce la conversazione facendo cadere la linea. Andando su e giù per il salotto attendo quaranta minuti e riprovo a chiamare. 

Finalmente il telefono risponde e Boris mi aggiorna sulla situazione. Pioveva ancora forte ma al bivacco erano arrivati anche tre tedeschi di origine polacca. Boris, dopo due ore al Kima, non era più solo. Fortunatamente i tedeschi non sembravano intenzionati a lanciarsi tra i fulmini del passo. Anzi, avendo gli zaini pieni di viveri, erano più orientati sul passare la notte al Kima.

Il tempo era ancora brutto ma il grosso della perturbazione era passato e Boris è riescito a girarci un messaggio in BroadCast: «La pioggia prevista è arrivata, qualche ora prima data la quota. A meno di 50 metri dalla bocchetta Roma, passato il secondo nevaio, la visibilità azzerata condita da qualche tuono mi hanno convinto che non fosse il caso di rimanere troppo a 3000 metri, nel nulla. Ripiegato di corsa verso il kima, magicamente trovo campo e linea, chiamo gli amici più fidati per capire cosa fare. Tutti concordano sull’attesa, attendendo una finestra di bel tempo. Dopo un paio di orette spese a ridere da solo per tenere alto il morale, arrivano tre simpatici tedeschi presto muniti di “salami” e casera. E così l’alpinismo epico, eroico, dell’avventura e senza viveri si risolve in una abbuffata mittel europea. Passiamo la notte qui, chiusi tra due passi a 3000 metri, e a 4 orette dalla valle. Scendere per il Cameraccio non ispira nessuno, riproveremo la ponti col bel tempo. Nel frattempo penso a Pozzetto che scandisce “puttaaana evaa”, e rido un po’…»

Il giorno dopo, nonostante nevicasse sul passo, è riuscito a raggiungere il rifugio Ponti e quello successivo io e Bruna siamo saliti a Filorera per recuperarlo in macchina. Come ha detto qualcuno le “esperienze sono personali ed immuni ai giudizi”. Per cui: Bravo Boris, te la sei cavata bene!

Davide “Birillo” Valsecchi

Presto sul suo Blog potrete ammirare le sue spettacolari foto del Sentiero Roma.
http://daimario.tumblr.com/

Alla Rocca dei Malandrini

Alla Rocca dei Malandrini

DSCF7743Era da un po’ che Ivan ed io non arrampicavamo insieme: era tempo di fare qualche nuova “esplorazione”. Anche Mav era stato invitato ad unirsi alla nostra piccola scorribanda: i due si erano incontrati alla festa ed avevano avuto modo di chiacchierare e conoscersi.

Mav ed Andrea, nonostante la giovane età, fanno parte dei Badgers fin dalla primissima formazione. Sono entrambi due colossi e, sebbene siano molto diversi nel carattere, sono molto legato ad entrambi. In questi due anni osservarli crescere, soprattutto come persone, è stata davvero una piacevole esperienza.

Al momento Mav è in gran forma, è giovane e scalpita, è desideroso di confrontarsi con sogni un po’ più grandi. Per me, che sono “nonno gufo”, è una fatica consigliarlo perchè cresca di intensità senza sconfinare nell’azzardo.

Come molti alla sua età si trova nella “terra di mezzo”: vomitato nel mondo reale dai corsi d’alpinismo ha fatto la sue esperienze con gli altri ragazzi ed ora, inevitabilmente, vuole di più. Il rischio è che affronti qualcosa fuori portata o che, ancor peggio, banalizzi le difficoltà che non è ancora in grado di comprendere, precipitando nella deriva dell’arrampicata sportiva contemporanea.

Arrampicare con Ivan, nei modi e nell’attitudine con cui arrampica Ivan, era l’occasione migliore per trarre la giusta ispirazione e conoscenza: un piccolo assaggio di un illuminazione superiore.

Il gruppetto roccioso che ci eravamo prefissati di esplorare era ancora in ombra e così, Bruna, si è avvolpacchiata al sole nei prati soprastanti. Noi, invece, abbiamo iniziato allegri il nostro gioco.

Per me arrampicare con Ivan è stata una piccola rivelazione. Molti dei pregiudizi e dei preconcetti che mi erano stati inculcati dal “pensare comune” si sono sciolti come neve al sole. All’improvviso rocce che sembravano prive di valore sono diventate stupendi mondi da scoprire in piena ed assoluta libertà.

Speroni di roccia alti venti o trenta metri che, ignorati da tutti, custodiscono la stessa bellezza ed intensità delle pareti più grandi. Anfratti sconosciuti che offrono ancora la magia e l’incognita della scoperta. L’arrampicata si trasforma, le scale di difficoltà o i “gradi” perdono di senso mentre la complessità che ti circonda diviene avvolgente e travolgente.

“Hey Mav, ti diverti? Meglio qui o in falesia?” Il suo sorriso, mentre in spaccata stacca un friend, è la miglior risposta. Tasta la roccia, controlla i movimenti della corda ed i sassi più piccoli. Camini, fessure, strapiombi aggettanti, appigli ed appoggi tutti da capire: tutto attorno a noi è una meraviglia da esplorare.

Pensateci. La maggior parte di noi ha iniziato da bambino aggrappandosi ai sassi o alle roccette. Salivamo più in alto possibile e l’unica via era quella che riuscivamo ad affrontare, quella che ci portava là dove la nostra curiosità ci spingeva. Poi, all’improvviso e senza una vera ragione, tutto si è fatto complicato, difficile, macchinoso, obbligato. Ci hanno convinto che senza resinati o fix non si possa e non si debba arrampicare, che ci si debba diligentemente attenere alle linee prefisse da altri che saranno sempre migliori di noi. Si fa un gran parlare di sicurezza senza rendersi conto che è l’ignoranza e la mancanza di cultura il pericolo peggiore. No, questo mondo mi spaventa: non è quello che vorrei per i ragazzi della squadra.

Osservo Mav, incastrato in una fessura, mentre smonta una strepitosa protezione a tre punti di Ivan: un cordino in una clessidra, un friend piccolo in un buco, uno grande del cuore della fessura. Tutto raccordato abilmente insieme per un passaggio elegantemente da brivido.

Sono davvero felice che abbia “visto” o anche solo “intravvisto” la differenza. Quattro vie, nuove ed estemporanee, per “ricalibrare” il concetto d’arrampicata: “Malandrino”, “Il camino del Marrano”“Fedifrago” e la bellissima fessura di “Brindiamo: viva l’Italia, viva la Bruna!”.

Ora che Mav ha toccato con mano, ora che ha compreso, spetterà a lui definire la sua strada. Per me, Nonno Gufo, è una piccola gioia sapere che non ho nient’altro di importante da mostrargli sull’arrampicata.

Davide “Birillo” Valsecchi

Mi hanno fatto la festa…

Mi hanno fatto la festa…

La mattina ero uscito in bicicletta mentre il pomeriggio ero stato a fare bouldering con i ragazzi dietro casa. Ci eravamo davvero divertiti ed eravamo riusciti a rientrare prima che il temporale cadesse su Valmadrera. Ero decisamente contento, era il mio primo giorno di vacanza e l’avevo trascorso in buona compagnia all’aria aperta. La sera mi aspettavo di trascorrerla ad Erba, alla serata di chiusura estiva del TrueBeer: la birreria di Fabio e Stefania che il nostro piccolo gruppo considera come la propria “ClubHouse”. In realtà mi attendeva una sorpresa del tutto inattesa…Come al solito, visto che sono di casa, sono entrato nel locale facendo il buffone e salutando tutti presenti. Tuttavia, al tavolo, mi trovo davanti due personaggi assolutamente imprevisti: Ivan e Joseph. La cosa mi sorprende e mi disorienta. Ad Ivan piace bere birra dopo un’arrampicata ma non sapevo conoscesse il TrueBeer e non sembravano vestiti da montagna. Davvero non capivo. Dietro il bancone Fabio se la rideva, Bruna e Stefania avevano un sguardo complice e tutti i “Badgers” sembravano ridersela. Oltre a questo c’erano anche un sacco di amici che non vedevo da tempo e che non sarebbero mai venuti dalle mie parti a bere una birra senza avvisarmi.

Poi sono comparsi dei pacchetti incartati ed hanno cominciato a cantare “Perché è un bravo ragazzo! Perché è un bravo ragazzo!”. A quel punto, con un imbarazzante ritardo, ho cominciato a capire: avevano organizzato una festa a sorpresa per il mio compleanno!

Davvero, in 39 anni non mi avevano mai fatto una festa a sorpresa. Io ci ero cascato dentro senza sospettare nulla sebbene fosse ormai evidente che tutti stavano tramando le cosa da settimane. Tutti sapevano, ma avevano mantenuto il segreto. Avevo passato l’intero pomeriggio con i ragazzi ma non avevano lasciato trapelare nulla nonostante ora se la stessero ridendo di gusto. Non solo ero stupito della sorpresa in sè, ma tutta la faccenda mi divertiva: la loro abnegazione nel  tradirmi era la dimostrazione più evidente della loro fedeltà ed affetto. Come ho detto quella era la mi prima festa a sorpresa ed ero davvero felice fossero stati loro a “mettermi nel sacco”.

Joseph, Ivan e Paolo mi hanno regalato un imbrago nuovo ed ovviamente hanno preteso lo indossassi immediatamente: il resto della serata l’ho passata imbragato! Fabio da settimane aveva tenuto da parte le ultime bottiglie della mia birra preferita proprio per l’occasione. Cristian, brindando con me, mi ha abbracciato e ridendo mi ha detto le testuali parole “Sei fregato amico mio, la ragazza che stai per sposare è esattamente come te, ma molto più brava. Bruna ha organizzato tutto questo!”. Sì, mi dorme accanto tutte le notti ma era davvero riuscito a fregarmi.

Francesco e Mav sceglievano la musica e la birra continuava a scorrere a fiumi. La festa stava esplodendo ed era da tempo che non ci si lasciava andare a tanta libertà. Fabio è un forte arrampicatore ed è davvero un buon amico, anche i ragazzi dietro il bancone sono straordinari. Forse è anche per questo che sotto lo sguardo divertito di tutti è partita la prova de “Il giro del tavolo”: uno degli esercizi d’arrampicata più classici e goliardici.  A turno tutti si sono cimentati nella prova atletica superando l’ostacolo tra gli applausi e le risa.

Poi, vabbè, la festa è entrata nella sua fase trascendentale e, al grido “viva gli sposi”, Bruna ed io siamo stati coperti di birra e zucchero. Anche i proprietari mi hanno versato bicchieri d’acqua in testa nel bel mezzo del locale: il TrueBeer ha chiuso per la pausa estiva dopo una notte di festa davvero impegnativa!

I ragazzi si erano organizzati per campeggiare nel giardino di Mav, che abita poco lontano: questo mi dava la tranquillità di saperli al sicuro dopo le esagerazioni della festa. Io, fradicio ed appiccaticcio, non dovevo far altro che affidarmi a Bruna e tornare a Valmadrera.

Voglio quindi ringraziare Bruna per aver tramato alle mie spalle con la complicità di tutti i miei amici: mi avete davvero fregato! Grazie.

Davide “Birillo” Valsecchi

Un grazie davvero sentito a Fabio, Stefania e a tutti i ragazzi del TrueBeer: abbiamo fatto davvero festa!

Tassi fra i Sassi

Tassi fra i Sassi

Mav, Cristian e Keko avevano trascorso la mattinata ad arrampicare a Scarenna: nonostante l’unto avevano fatto grandi progressi sulle viscide placche di Visitors 1 e 2. Io, al contrario, mi ero appena svegliato ed ero immerso in una furiosa lite prematrimoniale scatenata dalla banalità della vita a due: sì, devo abituarmi all’idea che gli oggetti, fino ad oggi inanimati, abbiano ora la capacità di spostarsi e a volte persino di nascondersi in modo assolutamente imprevedibile. Pare che il pavimento non sia più un estensione dei miei armadi, il luogo più logico in cui cercare le mie cose…

Essendo un leone, ascendente leone, con venere in leone e nato nell’anno del drago, la mia furia è come un temporale estivo: devastante ma di breve durata. Bruna invece, che è Vergine, ascendente Vergine, nata nell’anno del Cane, ha semplicemente aperto l’ombrello ed ha atteso indifferente che tornasse il sole. Nel frattempo ha anche preparato una marmitta gigante di pasta fredda con cui accogliere per pranzo i Badgers.

Attorno al tavolo si sono ritrovati i membri del “Club”: Io, Mav, Keko, Bruna, Simone, Cristian e Niky. Per alcuni di loro quella era la prima volta nella nuova “sede” (…la ClubHouse è il TrueBeer).  Dopo pranzo siamo scesi in giardino e, attraversata la strada, abbiamo iniziato a risalire le pendici del Moregallo.

Valmadrera è lontana da Scarenna e sul versante opposto dei Corni: i tassi devono cominciare l’esplorazione del loro nuovo territorio. La nostra destinazione erano le “Rocce degli Elfi”, un luogo incantevole dove arrampicare e dove testare il ginocchio di Simone dopo l’infortunio.

“Accidenti! Ma la roccia taglia!” Sì, quelle rocce sono “pure”, vergini ed “agguerrite” nonostante siano immerse nella pace del bosco. “Guardate bene. Non ci sono segni, frecce o tracce di magnesite: è così che deve rimanere, mi raccomando!”

Ci sparpagliamo tra i sassi ed ognuno, secondo il proprio livello o l’inclinazione del momento, sceglie dove e come salire. La roccia è bellissima, salda e sicura, densa di appigli, di clessidre ma anche di passaggi in aderenza su placche lisce o su taglienti increspature.

Mi distraggo e mi apparto su un passaggio verticale che risale lungo una fessura stretta. L’ultima volta era bagnato ed avevo dovuto desistere a metà. Respiro, mi distendo morbido ed apprezzo quella curiosa e straordinaria magia chiamata “equilibrio”. Poi passo oltre e mi ritrovo seduto in cima al sasso osservando con un sorriso il bosco ed i ragazzi.

Due anni fa mi ero riproposto di organizzare una squadra, un gruppo di amici che potesse aiutarsi e sostenersi nell’esplorazione e nell’attività in montagna. Lo zoccolo duro del gruppo è formato da una decina di “elementi”, quasi  autonomi ed indipendenti, mentre l’intero branco dei Badgers conta ormai una trentina di membri attivi. L’aspetto maggiormente positivo è che questo legame, sopratutto tra i più giovani, si è estenso anche oltre l’arrampicata e l’alpinismo dando vita a preziose e sane amicizie.

Tutto ha avuto inizio nella “Grotta del Sindaco”, quando esplorando una cavità sul lato sud del Corno Centrale ci siamo imbattuti in Lemmy, il tasso che abita in quello stretto anfratto: è lui la maschotte e l’ispirazione del nostro gruppo!

Davide “Birillo” Valsecchi

I complimenti a NikyBoy, oltre ad aver scattato le foto era alla sua prima esperienza con l’arrampicata: bravo!

Terzo Mondo

Terzo Mondo

«Correva l’anno 2011 quando sul versante Nord del San Primo, ancora innevato, Pierluigi Gandola scopre una serie di ‘buchi soffianti’ che sciolgono il manto nevoso. Nei giorni successivi lo Spleo Club Erba (SCE) organizza una campagna di scavo: Pier, Carlo, Pam, Emanuele, Pedro, Lontra e Giuliano si alternano nei lavori e ben presto quel piccolo buco divine lo stretto accesso che conduce alle meraviglie del “Terzo Mondo”…»

Ho ascoltato spesso i racconti di quelle giornate incredibili, di quelle strepitose esplorazioni nel cuore sconosciuto del San Primo. L’immenso Salone “Susan Boyler” e le meraviglie della “Pedemontana”. Non avevo mai visitato il Terzo Mondo e per questo mi sono aggregato alla squadra, ancora una volta guidata da Pier, che sta cercando nuovi sviluppi della grotta.

«Come da programma alle 8 ci siamo trovati al parcheggio del Rifugio Martina. Presenti: Io, Stefano M, Stefano B, Alberto B, Mattia, Pier, Serena, Birillo e Francesco. Una simpatica pioggia ci ha accompagnato per un buon tratto dell’avvicinamento, ma una volta sul posto la truppa si è preparata ed è entrata compatta dal Secondo Ingresso di Terzo Mondo. Mattia, Pier e Stefano M si sono fiondati subito verso le Tamarriadi per cercare di forzare un passaggio che avevamo visionato io e Pier una delle ultime volte. Io, Stefano B e Serena li raggiungeremo dopo aver accompagnato nella discesa Alberto e Francesco. All’uscita ci attendeva un fantastico diluvio che ci ha portati fino al Martina dove, come sempre, ci siamo rifocillati e dissetati a dovere!» (Teo Brex)

Mio fratello Keko è fresco di corso speleo ma, nonostante la poca esperienza, se la cava abbastanza bene ed è tutt’altro che intimorito dalle difficoltà a cui l’ambiente ipogeo sottopone i suoi visitatori.

Sulla via del ritorno io e lui siamo risaliti insieme affrontando con calma i pozzi. Le nostre batterie facevano i capricci e così, per fare economia di energia, spegnevamo le nostre frontali ogni volta che aspettavamo i compagni. Eravamo seduti nel vasto spazio della “Sala nera”, appoggiati insieme contro un sasso, bagnati, infangati e soli nelle profondità della terra, avvolti nell’oscurità più totale.

“Sai Keko, sono un po’ stanco. Non fisicamente, ma mentalmente. Ci sono difficoltà e situazioni che mi scuotono più di quanto dovrebbero. Faccio fatica dove non dovrei. Credo di aver bisogno di riposare, di tirare fiato”. Una confessione fraterna nel cuore della montagna. Francesco è rimasto in silenzio un secondo, poi si è acceso una sigaretta illuminandoci con una spettrale luce rossa. “Vorrei proprio vedere! Come se non bastassero il matrimonio ed il trasloco, in questo periodo stai tirando come un bastardo! Sei sempre dietro a rischiar la pelle e non contento continui a coinvolger gente, a prenderti responsabilità!”. Immobile ho allungato la mano verso quel bagliore scuro ed ho stretto la sua sigaretta tra le dita. In vita mia non ho mai fumato ed erano anni che non ne assaggiavo una. Ho assaporato una lunga boccata di fumo e l’ho lasciato scorrere verso l’alto prima di rendergli la cicca. “Sì, credo tu abbia ragione. Ma lo stress è come il fumo: è difficile smettere…”

Dopo otto ore sotto terra ci ritroviamo all’uscita della grotta, nello stretto e fangoso passaggio che conduce alla superficie. Mentre siamo incastrati, mentre strisciamo verso la luce, Mattia ha iniziato a tirarci addosso badilate di fango: quello era il suo modo di vendicarsi per aver fumato in grotta. ”Keko: tu fumi, io scavo!” Mattia è fatto così…

Sotto la pioggia battente, scendendo ormai fradici tra le felci, sghigniazziamo tutti insieme: “Conosci Mattia? Beh, se lo conosci portati la frontale: qualsiasi cosa tu faccia!” Già, perchè con lui non puoi mai avere idea di come o quando andranno a finire le cose. “…e ricordati le pile cariche!” Fa eco lui, sarcastico, poco più avanti.

Al rifugio Martina ci raggiungono Serena, il piccolo Mattia e Bruna. Indossiamo i vestiti puliti infilando quelli fradici ed infangati nei sacchettoni. Riempiamo i bicchieri di vino e ci sediamo a tavola per la cena. “Sì, credo di aver bisogno di un po’ di relax: almeno fino a domani…”

Davide “Birillo” Valsecchi

 

Badgers al Bodengo

Badgers al Bodengo

“Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano organizza una squadra”. I ragazzi del BadgerTeam sono davvero cresciuti nell’ultimo anno, sia tecnicamente che come gruppo. Avevo promesso loro una giornata di canyoning ed era arrivato il momento di mantenere fede alla parola data: “Bagai, destinazione Bodengo!”

La val Bodengo, oltre ad essere relativamente vicina, è una delle più belle a livello europeo per il Canyoning. Il torrentismo, tuttavia, richiede una significativa serie di competenze visto che ci si confronta con la roccia, il vuoto, l’acqua e le correnti.

Fabrizio Pina, amico, guida alpina e protagonista dei Corni, organizza escursioni attraverso il fiume ed è per me sempre un grande piacere fare qualcosa insieme. Oltre a possedere una ragguardevole competenza e preparazione possiede un talento straordinario: anche nelle situazioni più complicate riesce a mettere a proprio agio una persona e, indipendentemente dalla sua esperienza, gli permette di esprimere al meglio le proprie capacità superando l’ostacolo. In passato qualcuno tra i Badgers si è letteralmente “sbloccato” proprio grazie ad un escursione con Fabrizio.

Certo, ho portato lassù i ragazzi perchè facessero casino, perchè saltassero e si divertissero nell’acqua, ma ero anche certo che oltre ad essere un’esperienza divertente sarebbe stata sicuramente istruttiva e formativa. Anche questa volta le mie aspettative non sono state deluse!

Mav, Andrea, Keko, Giò, Mattia, Chiara, Stefano e Roxy: ecco i membri della squadra. Il buon Boris doveva essere della partita ma ha pensato bene di chiudere una festa di matrimonio con cinque punti sulla fronte. Accidenti, sono contento di averlo scelto come mio testimone di nozze: forse se me lo tengo vicino riuscirò ad evitare che si metta nei guai come al solito!!

Dopo la calura di questi giorni ci siamo infilati nella frescura del fiume. Fabrizio ha fatto un primo briefing spiegando a tutti le regole per divertirsi in sicurezza, poi è iniziata la nostra avventura. Salti, tuffi, toboga tra la corrente, calate e teleferiche: ce n’è per tutti i gusti!

Bravi ragazzi! Ora ci aspetta il Bodengo02 🙂

Davide “Birillo” Valsecchi

Per Info:
Fabrizio Pina – Guida Alpina e consigliere del Direttivo Guide Lombardia.
http://www.orizzontiverticali.eu/chi_siamo.html

Sasso Canale

Sasso Canale

DSCF7351Boris è il mio testimone di nozze: già, le differenze tra di noi sono tanto abissali che per me è quasi naturale fidarmi ciecamente di lui. Quando è lui a pianificare un uscita posso rilassarmi e godermi la giornata senza pensieri: ha un buon giudizio e mi diverte andare a zonzo con lui.

“Andiamo al Sasso Canale?” mi scrive Boris. “Non ho neppure idea di dove sia, ma per me va bene!” Così da Gera Lario iniziamo a salire verso San Bartolomeo. Appena ci si alza di quota appare magnifico lo strepitoso panorama dell’alto Lario. Il lago, il Legnone, poi le Grigne. Salendo ancora si scollina ed appare il Manduino, il ligoncio, il Badile, il Disgrazia. Si sale ancora ed il panorama si dischiude in ogni direzione!

sasso_canale
http://www.udeuschle.selfhost.pro/panoramas/makepanoramas_it.htm

In circa tre ore si risalgono i quasi 1300 metri di dislivello che portano ai 2420 metri della vetta. Il sentiero, sempre ben segnato, attraversa verdeggianti prati risalendo poi sfasciumi e rocce rotte. Giunti alla cima salutiamo i presenti scoprendo, con una certa sorpresa, che sono gli “ScarponSbusà”: il gruppo escursionistico in forza ai cugini del Cai Canzo. Conosco i membri della squadra ormai da anni ed è bello ritrovarsi senza preavviso: la montagna unisce!

“Ciacoliamo” e scattiamo foto di gruppo prima di avviarci, tutti insieme, nuovamente verso valle: manco a dirlo, la nostra gita si è conclusa in birreria a brindare! I miei complimenti agli “ScarponSbusà”, per la costanza e per l’impegno con cui conducono la loro intensa attività. Alla prossima!

Davide “Birillo” Valsecchi

Spigolo Vallepiana Piramide Casati

Spigolo Vallepiana Piramide Casati

DSCF7302AsenPark e BadgerTeam: le bestie sono a piede libero in Grignetta! Era tanto che volevo organizzare qualcosa insieme e, finalmente, l’occasione si è presentata. Davide “Girabachin” Bernasconi è uno dei ragazzi del Canalone Comera, un membro della pattuglia AsenPark che nell’inverno del 2013 ha affrontato l’impegnativa discesa dal canale del Resegone (JollyComera). Per lavoro ci si vede sempre più spesso e così, asini e tassi, ne hanno approfittato per un giretto insieme in Grignetta.

Davide, la scorsa stagione, ha centrato in pieno un albero ed questo lo ha costretto ad un lungo e forzato stop. La nostra non solo era la prima uscita insieme sulla roccia, ma anche la sua prima salita dopo l’inofortunio. Per questo, visto che anche io sono inconfessabilmente “scarico” per via del Pizzo d’Eghen, ci siamo dati una meta impegnativa il giusto e non terrificante: lo Spigolo di Vallepiana sul versante SW della Torre Casati.

La via, tracciata nel 1933 dal Mitico Gandin e dal Conte Vallepiana, mi interessava molto. Sul nostro Corno Occidentale esiste un repulsivo ed ostile camino che porta il nome Gandin proprio perchè nel 1934, la celebre Guida Alpina delle Grigne, vi tracciò la “Direttissima alla parete Sud”. Una via misteriosa ma evidente con i suoi quaranta metri di V attraverso erba e roccia friabile che risalgono al Passo della Vacca: prima o poi Mattia ed io dovremo dargli un’occhiata e quindi volevo “conoscere” il signore Gandin.

L’avvicinamento, attraverso la Direttissima prima ed il sentiero Giorgio poi, è una piacevole passeggiata tra le straordinarie architetture della Grignetta. Oltre il lago i Corni ed il Moregallo mi strizzano l’occhiolino mentre “flirto” con quell’universo di guglie e torrioni.

Troviamo senza troppa difficoltà l’attacco ed iniziamo ad imbragarci. Davide, così come è abituato, vorrebbe tirare a sorte per decidere chi parte per primo. Io però sono fatto a modo mio e sono davvero poche le persone con cui mi lego, a cui concedo tale fiducia. Cerco di essere delicato ma taglio corto: “Naaa, faccio io. Poi al massimo ci diamo il cambio…”

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Il primo tiro si impenna senza tuttavia essere troppo severo: in trenta metri ci sono due fittoni e vedo di farmeli bastare. Davide mi raggiunge senza difficoltà ma mi accaparro anche il tiro successivo dall’aspetto più severo. Credo che la linea originale passi sulla destra, seguendo una comprensibile linea di rocce rotte. Un nuovo fittone resinato invita invece a puntare più sulla sinistra dove la roccia si fa più solida ma aumenta l’esposizione e la difficoltà.

Accetto l’ingaggio verso sinistra sebbene quello non sia affatto un passaggio di IV ma sia parente stretto del V. Mi muovo lentamente, non ho le energie mentali per sfidare la gravità, per “reggermi”. Così mi rilasso, scelgo solo movimenti senza sforzo ed inizio a guadagnare ogni passo con piccoli spostamenti. Tasto ogni appiglio attardandomi e frammentando ogni passaggio. Quando arrampico in quella maniera Ivan dice che assomiglio ad un orsacchiotto: un orsacchiotto che riesce ad essere goffo e delicato allo stesso tempo.

Ogni volta che stacco un piede o una mano dalla roccia ne ascolto il movimento. Se il gesto è fluido e lineare, accompagnato dall’equilibrio di tutto il corpo, so che è un buon gesto, che la mia posizione è buona. Ivan e Joseph associano spesso l’arrampicata allo “Yoga”, io invece credo di essere più “Zen”: scompaio e mi muovo attraverso il “vuoto”.

Immerso nella mia arrampicata sento Davide, sotto di me, accompagnare i movimenti più complicati con un “Alè!”. Sono sorpreso, non è la nostra consuetudine, non ci sono abituato e la cosa a tratti mi diverte: le differenze sono il cuore di un incontro.

Mattia, quando affrontiamo passaggi difficili, mi descrive quello che vede e quello che intende fare affinchè io possa manovrare le corde. Allo stesso modo io gli descrivo il mio punto di vista dandogli conferma, rapida e chiara, ai suoi comandi ed alle sue domande. La nostra cordata è un carro armato: lui pilota, io carico il cannone. Ivan, quando la faccenda si fa spessa, si limita a dire “ora seguimi bene”. Joseph invece entra in modalità “alieno” e semplicemente “passa” in barba alla logica. In sosta ciacoliamo come zabette ma mentre si arrampica siamo per lo più in silenzio. Quello di Davide è probabilmente il primo “Alè duro!” della mia vita e la cosa non mi dispiace perchè c’è dell’affetto sincero in quell’incitamento.

Arrivato alla sosta inizio a recuperare la corda. Dall’alto l’esposizione verticale della via appare in tutta la sua magnificenza. Davide risale e finalmente appare come un sorriso appeso nel vuoto oltre la roccia: ”Accidenti: hai capito il signor Gandin!”.

Di nuovo in sosta insieme capisco che è carico e scalpita. “Dai, fattelo tu il prossimo passaggio che io in camino ho dato abbastanza di recente” Davide riparte e da subito capisco che non ho motivo di preoccuparmi. Senza difficoltà si mangia il tiro, piazza saggiamente un paio di protezioni veloci, e mi recupera alla sosta. “Un tiro bello speleo, no?”.

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Arrampicando da secondo sale a galla tutta la stanchezza ma la giornata è luminosa ed il mio compagno di cordata è più che affidabile. Me la godo e lascio che si diverta anche nel quarto tiro: “Sono un vecchietto al suo confronto! Va più di me!”.

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“Beh, ora siamo pari e l’ultimo tiro è mio!” Mancano poco meno di dieci metri ad uscire dalla cresta. C’è un evidente lama che Davide mi consiglia di tirare in Dulfer. Io obbietto “Sono troppo vecchio per appendermi, ora ti faccio vedere come passo a modo mio!”. Per evitare la mini-dulfer mi incarto in un movimento senza senso fatto di raccapriccianti opposizioni ed incastri. Davide scoppia a ridere: “Come direbbe il buon Gigi che Sbatta: sembri un vecchio che cerca di scopare!”. Incastrato cerco di ridere senza venire a basso: “Pischello, conosco gagliardi settantenni che si scopano quarantenni che tu nemmeno ti immagini!” Con uno scatto d’orgoglio, in appoggio sul casco, esco da quel movimento insensato e passo oltre ghignando.

Dalla cresta, in conserva protetta, raggiungiamo l’obelisco metallico della vetta. Ci accoliamo tra le rocce godendoci il sole e le poche vettovaglie nei nostri zaini. Nessuno di noi due era mai stato lassù: “Accidenti! Certo, non sono i Corni, ma il posto è assolutamente notevole!”  Sghignazziamo insieme prima di scendere lungo il crinale opposto verso il sentiero dello scarettone.

Sono più stanco di quanto sarebbe opportuno ma la giornata è stata piacevole e chiacchieriamo lungo il cammino di ritorno. Al 2184 Sara ci riempie i boccali di birra e gazzosa e mi presenta come “La persona in grado di sparare il maggior numero di cagate nel minor tempo possibile”. Riesce a farmi ridere mentre affondo il naso nel bicchiere, ma Davide obbietta “No! No! Dovresti vederlo Birillo in montagna: si trasforma, non hai idea di come faccia il serio!”. Povero me, comunque la si metta ho una pessima reputazione!

La nostra arrampicata è stata un vero piacere: MOS!

Davide “Birillo” Valsecchi

Curiosità: Davide usa la parola “scalare” mentre io uso il termine “arrampicare”. La differenza tra le due espressioni è piuttosto singolare. Arrampicare deriva da rampàre del quale è requentativo: proprio degli animali che salgongo aggrappandosi con forza agli artigli; indi per similitudine salire per luoghi erti aggrappandosi con le mani e coi piedi. Scalare invece deriva da “montare con scale”, specialmente nel linguaggio militare, per sorpresa o di viva forza sulle mure nemiche. Come ho detto: le differenze sono il cuore di un incontro!!

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