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Granito e Dignità

Granito e Dignità

“Dopo una cosa così come si fa a farsi bastare la falesia!?” Appeso alle roccette, in equilibrio sul paglione, le parole cariche di entusiasmo di Ruggero mi strappano un sorriso. “Andando sempre e solo in falesia si rischia di dimenticare che tutto è cominciato per questo!” Il mio compagno d’avventura guarda rapito i salti di roccia che ancora ci separano dalla cresta: sono ormai quattro ore che arrampichiamo e giochiamo andando a zonzo per la valle Due Pile. Stamattina, dopo aver bevuto un caffè in cucina, abbiamo semplicemente attraversato la strada ed iniziato ad arrampicare a due passi da casa. La Valle Due Pile Inferiore, il tratto al di sotto del traverso che collega Sambrosera al Forcellina, è un tripudio di “aliene rocce dure” giunte qui dalle montagne lontane, trasportate con infinita pazienza dal ghiacciaio in un tempo remoto. La valle, oltre alle cascate ed ai salti rocciosi di calcare, offre graniti di ogni tipo e dimensione su cui sbizzarrirsi sboulderando.

Nonostante mi senta decisamente meglio è ancora presto perché io possa tornare “a giocare da solo”, così il buon Ruggero – nuovo membro della ciurma dei Tassi – mi fa da balia nelle mie scorribande. La cosa divertente, ed allo stesso tempo curiosa, è che con lui sono riuscito a chiudere tutti quei passaggi che da solo, anche quando ero in piena forma, non ero riuscito a superare. Sembra incredibile ma, quando si arrampica da soli e slegati, è la testa il vero motore e la semplice compagnia di un amico alleggerisce ogni difficoltà, rendendo un gioco anche i passaggi più impegnativi o quelli potenzialmente più traumatici.

Risalti fino alla cascata del grande sasso, guadagnato il sentiero con una nuova variante sulla sinistra, ci siamo infilati nella Due Pile Alta, raggiungendo il Pilastro Charlie Patton e le altre strutture iniziali. In quel punto la Due Pile si biforca in due rami, quello occidentale che sale fino alla Bocchetta di Sambrosera, quello orientale che, ostruito a metà da un grosso masso, risale fino all’uscita in cresta del sentiero Paolo ed Eliana. Sui lati di entrambi i rami della valle si innalzano creste, guglie e quinte che contengono gli “spazi alti” sotto l’Anticima del Moregallo. La geografia di questa zona è un dedalo di roccia e paglione, spesso di difficile lettura e comprensione.

Il lato occidentale, per quanto molto poco frequentato, è quasi completamente visibile anche dal sentiero che da Sambrosera porta all’omonima bocchetta. Il lato orientale è invece nascosto e per questo denso di segreti. Risalendo dalla forcellina avevo percorso tutta la cresta sommitale – una piccola avventura di qualche anno fa – ma non avevo mai risalito il fondo della valle: dal basso non sono state poche le interessanti scoperte fatte.

“Ha ragione Josef, tu hai uno strano fiuto per questi posti”. Finalmente sul sentiero ci siamo riposati al sole riflettendo su quanto avevamo avuto modo di osservare. “Beh, a furia di infilarmi nei guai da solo ho imparato a leggere i segni, la forma delle rocce o le tracce dei mufloni: sono quest’ultimi i veri custodi dei segreti più nascosti. Ma non credere: anche loro sbagliano e le ossa nella valle non fanno che ricordacelo”. In effetti sono il figlio di un cacciatore ed è grazie al mio addestramento giovanile sulle Alpi Carniche, insieme a cani e cagnari, che ho imparato a cogliere – così come fanno gli animali selvatici – i passaggi nascosti che sinuosamente creano linee “possibili” tra rocce, guglie e pareti.

Ognuno ha il suo, e per ora il mio compito è trovare quelle gemme nascoste, gemme che gli arrampicatori più forti di me sapranno cogliere con sincerità ed onestà. Questo è il mio dono, il mio talento e, lo confesso, anche il mio divertimento preferito.

Davide Birillo Valsecchi

Pilastro Charlie Patton

Pilastro Charlie Patton

La valle due Pile è ben visibile e riconoscibile nel versante sud del Moregallo, è costellata di guglie e pilastri, un dedalo di rocce e paglione che offre alti torrioni così come modeste strutture. In questa valle, da alcuni anni, i Tassi del Moregallo conducono i propri “esercizi d’alpinismo”. La valle, dal punto di vista dell’arrampicata, è stata per lo più trascurata in passato. Nella parte alta, sull’anticima Nord Est del Moregallo, sono state tracciate due vie alpinistiche importanti, la GF OSA e la Giulietto Soccol. Lungo la valle, che offre invece solo strutture di altezza più ridotte, sono stati riscoperti solo tentativi e vie dimenticate, tra queste la più rappresentativa è “Biba e PoniPoni”. Negli ultimi anni, come si è detto, la valle è stata riscoperta diventando un vero e proprio “laboratorio”, uno spazio incontaminato dove poter sperimentare l’arrampicata senza l’uso del trapano. Dopo i primi – a volte imbarazzanti – esperimenti, tra cui va ricordato lo “Scoglio d’Arianna”, si sono susseguite un buon numero di vie e monotiri via via sempre più estetici ed impegnativi. “Birillo’s Crack”, “Indietro non si torna”, “La via del Teo”, “Mozzo Fantasma”, “Movimento Yogico” sono solo alcune delle vie più note e significative. Tutte aperte dal basso, senza l’uso del trapano e lasciando in parete quasi nessun chiodo. Francamente sono ormai tre anni che studio la valle e credo sia un’inesauribile fonte di ispirazione: la semplice esplorazione di quegli spazi verticali, spesso complessi e labirintici, è per me appagante ed avvincente.

Purtroppo un furioso incendio nella valle, nel gennaio del 2017, aveva spazzato la vegetazione rendendo il terreno friabile e franoso. Lo scenario dopo le fiamme era assolutamente sconsolante ed anche questo aspetto, oltre alle pericolosità degli zoccoli d’accesso alle pareti, ha decisamente rallentato tanto l’esplorazione quanto l’arrampicata. Fortunatamente la natura ha una forza inesauribile ed i segni delle fiamme sono ormai vinti dalla vegetazione. Il temibile paglione, che tanto rende difficoltoso l’avvicinamento, contiene e trattiene la friabilità del terreno. Le piante, da sempre ancoraggio prediletto, sono nuovamente solide nelle proprie radici. La valle è nuovamente viva, rinata come una fenice della distesa di cenere che l’avevano avvolta.

Nel centro della Valle Due Pile, poco a monte del sentiero che collega Sambrosera alla Forcellina, è chiaramente visibile un monolite dalla forma di rombo. Con Gaetano, un mesetto fa, ero salito – senza equipaggiamento – fino alla base per un ultimo sopralluogo. Il lato occidentale del monolite offriva una possibilità di salita, ma la difficoltà era chiaramente ben oltre le nostre capacità. Così, nonostante le distanze, abbiamo inviato le fotografie ad uno dei protagonisti della valle: Josef. Al suo rientro in Italia ci siamo ritrovati tutti insieme per tentare la salita. Giunti alla base Josef, guardando la parete, ha sgnignazzato divertito: “Birillo, mi hai fregato un’altra volta: la linea è bellissima, tremendamente estetica… ma è assolutamente più difficile di quanto apparisse nelle tue foto!!”. Una delle peculiarità del Moregallo è che “non regala nulla”, spesso infatti la percezione appare distorta, quello che si percepisce come verticale si dimostra in realtà strapiombante. Quello che sembrava fattibile, assolutamente terrificante. Tuttavia questo è parte del fascino del Moregallo, il vero motivo per cui tutte queste strutture, all’apparenza così simili ai torrioni della Grignetta, sono spesso temuti ed ingiustamente sminuiti. Purtroppo, o per fortuna, senza l’uso del trapano ogni salita diventa così significativa e complessa.

Come sempre Josef ha dato prova di grande maestria superando, non senza sforzo, l’aggettante diedro a strapiombo. Io, che sono in buona misura ancora malato, gli ho fatto sicura ma la prima risalita da secondo, per noi condizione fondamentale perchè una via diventi tali, è stata compiuta da Ruggero, un ragazzo talentuoso ma alla sua prima esperienza con questo tipo di arrampicata. Ruggero subito alla partenza ha fatto saltare prima una presa e poi un chiodo ma, dopo due balte, ha subito compreso cosa significhi non arrampicare in falesia: benvenuto al Moregallo, benvenuto nei Tassi!

Il monolite, gendarme silenzioso a guardia della valle, è stato battezzato “Pilastro Charlie Patton”. Un omaggio al Generale di Ferro, George “Old Blood and Guts” Patton, che guidando con straordinario carisma la Terza Armata ha sbaragliato i nazisti tanto in Africa quanto in Europa. Ma anche un omaggio ed un ricordo a Giovanni  “Charlie” Giarletta, vice capo stazione della Stazione Grigne del Soccorso Alpino di Lecco, un alpinista degno di conquistare la vetta del Cerro Torre lungo la Via dei Ragni e sfortunatamente travolto da una slavina sulla sua amata Grignetta. Si spera che il Pilastro, con l’aiuto di due simili padrini, custodisca la valle e vegli su coloro che vi si avventureranno in cerca di un alpinismo forse minore ma profondo ed autentico.

La via, tutt’altro che docile, è stata chiamata “Il carattere del Generale”. Un monotiro di 25 metri con un passaggio centrale ed obbligato di VII+. In parete, in via del tutto eccezionale, sono stati lasciati due chiodi. La sosta va attrezzata.

Davide “Birillo” Valsecchi

2018 Discorso alla Nazione

2018 Discorso alla Nazione

Il 2018 è stato un’anno decisamente “peculiare”. Innanzitutto è nata la piccola Andrea, che ha rivoluzionato ogni cosa, ed in secondo luogo, mai come quest’anno, mi sono sentito “debole”. Tuttavia, tirando le somme, pare invece sia stato adeguatamente “forte” da raggiungere, nonostante le difficoltà, ogni obbiettivo prefisso. Un piccolo paradosso: troppo debole per vincere, troppo forte per perdere. Più o meno da Giugno sono stato particolarmente malato: mi hanno fatto prelievi del sangue, ecografie ed analisi per comprendere come mai la mia carcassa, ed in particolare il mio fegato, non volesse più funzionare come si deve. Ritrovarsi con il fiatone e le vertigini semplicemente risalendo una scala era piuttosto inquietante per uno come me, specie con tutta la nuova serie di responsabilità da sostenere.

Le cose ora si stanno risolvendo, anzi, sto tornando in forma con una consapevolezza nuova. Tuttavia ritrovarsi “fragili” ha favorito lo sviluppo di nuove “solidità”. Come disse qualcuno: “non c’è limite all’efficienza di una volontà determinata”. Non importa se conquisti la collina strisciando, l’importante è conquistare la collina.

In tutto questo marasma sono stato decisamente assente nel mio ruolo di Nostromo: i Tassi, al contrario, non solo hanno saputo gestirsi in autonomia ma hanno saputo essermi vicino senza essere invadenti. Il tasso, a quanto pare, gode davvero di un’innata indole sociale e di uno straordinario spirito di gruppo.

Finalmente, con la dovuta cautela, ho ripreso anche ad arrampicare: a stimolarmi è stato soprattutto l’arrivo di nuovi e promettenti membri nel nostro piccolo gruppo. Così, dopo qualche giro di “Elvis” sulla nostalgica paretina di Scarenna, è stato il momento di tornare finalmente sul Moregallo.

“Nessuno ha mai difeso qualcosa con successo: si può solo attaccare, attaccare ed attaccare ancora.” Questa celebre massima del Generale George William Patton, che ha saputo spronarmi nei momenti difficili, mi ha spinto a dedicargli un Pilastro nella valle Due Pile. Volevo però ricordare anche un amico caduto in Grigna a cui, senza rendermene conto, ho fatto una promessa importante. Una promessa che il destino mi ha risbattuto in faccia nel modo più inaspettato. Ecco perchè un monolito del Moregallo, gendarme di una valle di guglie e pinnacoli, porta ora il nome di Pilastro Charlie Patton.

Bisognava però apporvi un sigillo, tracciarvi una via, una linea elegante, classica e senza trapano. Per riuscirci ho dovuto fare appello alla maestria di Josef che, rientrando dalla Germania, si è lanciato sulla roccia affidandosi solo alle mille fotografie che gli avevo inviato in questi mesi.

“Probabilmente la linea più tecnica che abbiamo fino ad ora aperto al Moregallo. Il passaggio sotto lo strapiombo assomiglia a quello della Taveggia …solo che qui è ancora a friend e chiodi”. Josef è stato allievo di Nardella e questo piccolo paragone è stato per me il coronamento di una via su un pilastro forse piccolo ma carico di significati, non solo alpinistici: Via “Il Carattere del Generale” – Josef Prina, Ruggero Riva – VII+ obbligato, 25 metri – quattro chiodi in parete.

Dopo aver tracciato una nuova via, il giorno seguente, abbiamo potuto dedicarci alle cose più leggere e la nostra ciurmaglia, alpinisticamente imbarazzante in certe manifestazioni, si è la lanciata sulla Crestina G.G. OSA in una giornata di vento invernale. C’erano Tassi sparsi un po’ ovunque, sulla cresta, nei canali. Qualcuno in libera, qualcuno ingarbugliato nelle corde o appeso alle piante. Il nostromo, con una ritrovata esuberanza, si è lanciato sul paglione al grido di “Variante Verde” trascinandosi dietro il povero Luca tra sassi e sfasciumi. Alla fine, tutti in cima, abbiamo potuto finalmente brindare al cospetto delle nostre montagne.

I Tassi del Moregallo sono troppo deboli per vincere, troppo forti per perdere.
Mi piace la ciurmaglia di cui faccio parte! Buon anno!!

Davide “Birillo” Valsecchi

(Allarga video)

Storm Trooper

Storm Trooper

So far and so alone a million light years away, Storm Trooper back up from my door. I got my blaster set and I’m ready to start a minor war: this won’t be the day you were hoping for, so just walk away! Walk away! You want a battle? Well don’t look very far. You want to fight somebody? Come fight the superstar. Better run now cause your done, now cause your standing in a bad mans town. Boy, time to get back to my daily routine, have a beer at a bar on Tattooine.

Per non dimenticare:

Il Trasloco

Il Trasloco

“Tre traslochi equivalgono a un incendio.” (Benjamin Franklin) Una delle cose che mi ha insegnato il Karate-do è che per costruire o verificare la solidità di una squadra nulla è più efficace di un trasloco. In un giorno festivo la sveglia suona ad un orario proibitivo anche per un giorno feriale. Nella luce di un improbabile alba ti ritrovi tra gli sbadigli dei compagni d’avventura, affrontando il difficile equilibrio tra una montagna di scatoloni, mobili smontati, cinque piani di scale in discesa, tre in salita, un furgone a noleggio dotato di timer ad orologeria. “TeamWork is for boys, ‘Trasloco’ is for men!”. Il trasloco evidenzia innanzitutto la capacità organizzativa preliminare: dare vita alla “formazione”, redigere le “convocazioni”, è tutt’oggi difficile, anche nell’epoca dei Social Network o dei gruppi Whats’up. Il trasloco insegna poi come un gruppo dovrebbe “sempre” avere un’adeguata “scorta” di giovani ed entusiaste matricole da schierare. Diversamente tocca ai vecchi senatori scendere in campo: i vecchi hanno straordinarie capacità logistiche, ma un endurance ormai ridotta. Comunque sia una decina di massacranti ore di lavoro non retribuito sono sempre decisamente istruttive: sono un modo straordinario per conoscere e conoscersi. Il poveretto, quello che sta traslocando e paga la birra per tutti, è letteralmente costretto a mettere in piazza la sua vita. Tutti gli altri, gli amici, sono letteralmente costretti a prenderla in mano: uno scatolone dopo l’altro. Cinque piani di scale, dieci pianerottoli e venti curve, rigorosamente vissuti con le ante dell’armadio sollevate sopra la testa, sono una sicura prova di resistenza e dedizione. “Ma è mai possibile!? L’ultima volta che ho fatto io il trasloco tutta la mia roba ci stava in un Kangoo… Ma non possiamo fare un falò di tutte queste cianfrusaglie. Dannazione: le cose che possiedi alla fine possiedono …i tuoi amici!!”. Al primo giro con il furgone è tutto uno spasso: “Vedi, quando sei abituato ad arrampicare ti basta una piccola tacca per tener sù un mobile intero. Le prese svasate sono ingaggiose!”. Cinque ore più tardi scopri la disperazione: “Aiuto! Aiuto! Aiuto! Non mi reggono più le mani! Corri! Corri! Prendilo! Prendilo! Dai dai dai!! MI CADEEE!!!”. Dodici ore più tardi, dopo un numero imprecisato di viaggi in ascensore tra gli insulti degli altri vicini, ti rendi conto che l’ascetismo e la povertà non sono una cosa per fighetti hippie ma un pragmatico e concreto approccio pratico ad una serie di problemi più reali che filosofici. Ma, nonostante gli avambracci e la schiena protestino, alla fine riesci anche a divertirti: quella che inizialmente era una missione mandatoria in supporto di un amico, lentamente ma inesorabilmente, diventa una zingarata in cui sopravvivere fino alla fine senza accumulare troppi danni in un singolo mobile. Sì, il “TassoTrasloco” è sempre una buona occasione di fare cagnara…

Davide “Birillo” Valsecchi

 

 

Andrea è nata

Andrea è nata

Lunedì 26 Febbraio 2018, alle ore 10:04, è nata a Lecco Andrea “Anna” Valsecchi, figlia di Davide “Birillo” Valsecchi e di sua moglie Bruna “La Bergamasca” Galli. Bruna, domenica notte, ha iniziato ad avere delle contrazioni sospette. Pensavamo fossero dolori passeggeri e così, prima di andare al lavoro, l’ho accompagnata a fare un “controllino” in ospedale. La nanerottola era già sul “sentiero d’uscita” mentre, con assoluta nonchalance, siamo arrivati in Ospedale. Quando hanno visitato Bruna è scoppiato il pandemonio: Bruna aveva stoicamente affrontato tutto il travaglio (“Mi aspettavo facesse più male!”) e la bimba poteva nascere a momenti; tuttavia, essendo podalica a travaglio quasi completo, i medici hanno dovuto correre in fretta e furia per effettuare un parto cesareo d’urgenza.

Ora, dopo una prudenziale settimana di attesa, posso darvi l’annuncio. Andrea è nata di 2.1Kg e 45cm di lunghezza. Pesci, ascendente Toro. Essendo però in anticipo sulla tabella di marcia di quasi due mesi, è necessario che entrambe “bivacchino” per un po’ in ospedale affinché tutto vada per il meglio. Voglio però tranquillizzarvi: al momento stanno entrambe molto bene. La nanerottola è davvero bellina: io e lei oggi abbiamo “pisolato” insieme per cinque ore.

Come è andata? Beh, è stata una piccola grande avventura, è davvero una vera rivoluzione. Ora però, per favore, non vogliatemene se non vi racconto molto di più: nella “tana di tassi”, nella sancta sanctorum dove è custodita la piccola Andrea, questa volta lascerò entrare solo i fidati membri della nostro sgangherato equipaggio. I tassi, in silenzio, fanno quadrato attorno ai loro cuccioli.

A presto!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps: Sì, sono molto felice.

Battesimo di Ghiaccio

Battesimo di Ghiaccio

[Andrea] Quando suona la sveglia fuori è ancora buio, però non faccio fatica ad alzarmi: sarà che è domenica mattina, oppure perché oggi mi attende una grandiosa giornata. Anche se è il 21 gennaio per me è come se fosse Natale, non sto più nella pelle come un bambino che aspetta di aprire i regali. Alle 6.00 sono fuori casa dei miei due compagni di “sventura” Mav e Raffa, e per fortuna siamo solo in tre se no ci sarebbe servita un’ammiraglia. Prima tappa colazione di rito a Morbegno e dopo esserci caricati si parte: destinazione Chiesa Valmalenco , più precisamente frazione di San Giuseppe. Al nostro arrivo troviamo una meravigliosa visione 20 cm di neve che ricopre tutto. Intanto che ci prepariamo sopraggiungono un paio di coppie che hanno il nostro stesso obbiettivo; qualche minuto dopo ci ritroviamo a scendere per un costone innevato con Stefano e Mattia, due ragazzi di Milano conosciuti al parcheggio, fino ad arrivare ad un ponte che attraversiamo per raggiungere il nostro obbiettivo, pochi istanti dopo però ci tocca riattraversarlo perché abbiamo sbagliato attacco.

Per accedere al nostro obbiettivo dobbiamo proseguire qualche centinaio di metri dal ponte e arrivare nei pressi di una diga, qui creiamo una piazzola dove lasciare lo zaino, indossare i ramponi e tirare fuori i nostri artigli (i miei mi sono stati prestati dal capitano Birillo). Davanti a noi si erge la Cascata Centrale di San Giuseppe.

Lasciamo andare Stefano e Mattia,in due sono più veloci, ed intanto facciamo passare le corde e ci leghiamo: 1° di cordata l’impavido Mav dopodiché sulle due estremità ci leghiamo rispettivamente la First Lady ed io. Mav attacca la diga, già perché sembra banale ma non è piacevole finire nel torrente in pieno inverno, una volta oltrepassata ci recupera e davanti a noi si estende un muraglione di ghiaccio appoggiato. Mav parte ed io gli faccio sicura, saggia il ghiaccio e vi avvita qualche vite da ghiaccio qua e là, arrivato in sosta ci fa segno di mollare tutto così da poter recuperare l’eccedenza e metterci in sicura. Parte la Raffa ed io tranquillo aspetto il mio turno, la lascio salire fino ad arrivare in sosta e finalmente posso affondare gli artigli nel ghiaccio, picca-picca rampone-rampone, i movimenti mi vengono naturali e man mano che salgo tolgo anche le viti ed i rinvii fino ad arrivare in sosta. La sosta presenta svariati chiodi uniti da due canaponi, il lato positivo è che ci troviamo su una cengia abbastanza ampia ed accogliente.

Dopo un rapido scambio di materiale e di idee Mav attacca il 2° tiro, il più delicato, attraversati i 2m di cengia bisogna scendere qualche passo e traversare a sinistra incastrando le becche delle picche in alcuni buchi presenti su una candela di ghiaccio, superato questo tratto l’arrampicata riprende normale fino ad arrivare ad un’altra sosta, questa a spit, che però sfugge alla vista di Mav che è costretto a farne una su ghiaccio con le viti. Superato il tiro delicato decidiamo di affrontare quello che sarà il nostro ultimo tiro, come al solito tira Mav e una volta giunto in sosta ci recupera.

Il 3° tiro consiste in un muro di ghiaccio abbastanza appoggiato su cui non è difficile arrampicare, giustappunto mi faccio prendere dalla foga e ci scappa la prima scivolata su ghiaccio, una becca della picca non era conficcata bene, nulla di preoccupante però perché dato che sto arrampicando da secondo faccio giusto un metro o poco più di scivolata; riprendo la scalata fino in sosta dove mi attendono Mav e la Raffa.

È tardi per tentare tutti i tiri, e siamo tutti un po’ provati, quindi decidiamo di scendere; attrezziamo quindi una calata che ci riporta alla 1° sosta e da qui ne effettuiamo una seconda fino alla base della cascata. Ritorniamo alla piazzola dove c’è lo zaino e vi riponiamo gli artigli dopodiché ci dirigiamo alla macchina. Finalmente arrivati, ci spogliamo dei vestiti pesanti e sistemiamo il materiale, e su consiglio di altri tre ragazzi, trovati in cascata, ci dirigiamo a mettere qualcosa sotto i denti al ristorante che c’è poco più avanti del parcheggio. Anche se è tardi per pranzare (ormai si sono fatte quasi le 3) l’oste ci accoglie senza problemi e ci prepara un abbondante piatto di risotto con i funghi accompagnato da una buonissima birra.

“In alto i boccali un brindisi al battesimo del ghiaccio e alla bellissima compagnia”.

Anche questa esperienza si è conclusa e si torna a casa. Grazie Mav e Raffa per la bellissima compagnia e per avermi iniziato ad una nuova attività che cercherò di coltivare il più possibile con grande gioia della mia adorata fidanza e della mia famiglia a cui mancava stare in pensiero per me mentre mi arrampico su pareti ghiacciate.

Andrea Carcano

Corni: Antivigilia 2017

Corni: Antivigilia 2017

«Purple haze, all in my brain. Lately things they don’t seem the same» All’inzio era un’avventura, ora è una tradizione e, come tutte le tradizioni, si inizia celebrando al bar! I Tassi fanno rendez vous alla “Taverna del Luf” a Valbrona: servono un paio di birre e del formaggio sardo per organizzare le squadre. Poi tutti su per Oneda e da qui fino al rifugio SEV. Pianezzo è un deserto fatto di tenebra e silenzio, la neve del versante Nord una lastra di ghiaccio su cui pattinare. Ma all’orizzonte la Crestina Osa è già illuminata, stessa cosa la Croce di Megna: è l’antivigilia e tutte le montagne iniziano a brillare nella notte. Noi siamo quelli dei Corni.

Il ghiaccio può essere un problema e quindi, visto che io – piacevolmente – ormai conto poco o nulla, chiamo i capitani a consiglio. Ci sono tre rappresentanti di tre diverse scuole d’alpinismo lombardo ed un membro del soccorso speleo: “Okay, io porto la batteria su per il caminetto. Sta a voi decidere se fare la ferrata o meno. Non ho idea se ci sia ghiaccio in cresta, tenete a mente che con voi avete due matricole che non l’hanno mai fatta di notte”. Un tempo dovevo ringhiare ordini, ora mi basta ascoltare le loro scelte. “Tranquillo: diamo un occhiata e decidiamo sul da farsi. Comunque ci vediamo in cima”. Sogghigno ed ammicco a Teo “Io però mi prendo lo Speleo… che da solo mi metto nei guai”. Lui se la ride ed aiuta la “Cottolz”, la matricola della mia squadra, ad infilarsi l’imbrago.

Il bosco è ghiacciato e scivoloso, ma il caminetto è pulito ed anche la cresta è libera: è la prima volta che Valentina viene in montagna con noi, avevamo preso tutte le precauzioni del caso ma è salita senza difficoltà. Attacco la batteria alle nostre “tamarre e cangianti luci a led” illuminando la Croce del Corno Occidentale. Poi, al riparo del vento, ci sdraiamo al riparo sotto la cresta, dove è possibile osservare l’uscita della ferrata.

La pianura è un oceano di luci a cui le montagne sembrano rispondere orgogliose. Cornizzolo, Megna, Moregallo, Corno Rat, Medale, Barro… lucine allineate salgono verso le cime penintenti. Noi siamo stravaccati nell’erba circondati dalle tenebre: quassù l’unica luce è la nostra.

Non fa particolarmente freddo e chiacchieriamo aspettando gli altri. Sono la “generazione delle origini”, la prima dei Tassi del Moregallo. Quando li ho conosciuti, anni fa proprio qui ai Corni, non avevano mai fatto una ferrata in vita loro nè sapevano fare un nodo di corda. Che strano viaggio abbiamo fatto insieme: ora sono pieni di “patacche” mentre io sono rimasto lo stesso strambo di sempre, ma siamo ancora qui, ai Corni, insieme. Abbastanza per rubare un sorriso compiaciuto nella notte.

Poi finalmente arrivano. “Birillo, i regalini dei tuoi amici brillano al buio” Sghignazza il primo stringendomi la mano. Rido divertito facendogli l’occhiolino “Pazienza amico mio, ci vuole pazienza in queste cose: la faccenda la chiudiamo alla luce del sole”. Volano pacche ed abbracci prima della consueta foto tutti insieme. Poi via, il gruppo scende giù per il caminetto mentre io e Brex ci attardiamo aiutando Valentina a scendere.

Un banale inconveniente rende comica la situazione. “L’ABC Teo! Mi sbagli l’ABC! Così gli altri penseranno che facciamo tardi perchè sono io quella imbranata!!” Scoppio a ridere per quella che è probabilmente la frase dell’anno mentre la giovane matricola si prende gioco con veemenza dei due veterani del gruppo! Benvenuta nei Tassi Cottolz!

Finalmente al bivacco della SEV ci trinceriamo dietro bottiglie, panettoni e fette di salame: ora è davvero natale!!

Due ore dopo, svuotate le bottiglie, la nostra brigata traballa, oscilla e barcolla affrontando al buio una “complicata” discesa. Io mi ritrovo disteso su lastra di ghiaccio infinita, aggrovigliato in cinquanta metri di corda, mentre inspiegabilmente cerco di avanzare nuotando a rana. Nel bosco luci che ridono e rotolano tra i rami cercando maldestramente di tagliare i tornanti ghiacciati. Chissà, forse questa ciurmaglia è la vergogna dell’Isola, può essere, ma di certo è il mio orgoglio. Buon Natale Tassi!

Davide “Birillo” Valsecchi

Un sentito ringraziamento alla Società Escursionisti Valmadrera che gestisce il rifugio è che ha realizzato il piccolo ma accogliente bivacco che anche quest’anno ci ha permesso di festeggiare. Grazie e tanti auguri!

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