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Generazione Settantesimo

Generazione Settantesimo

Sabato sera il CAI Asso festeggiava i suoi 70 di storia. Nella sala del teatro Pio XI, dedicata al Papa alpinista cresciuto tra i Corni di Canzo e le pareti del Monte Rosa, si sono ritrovati i soci della sezione per celebrare l’anniversario di fondazione. Foto, video, ricordi, una tradizione per la montagna che nel tempo ha unito gli alpinisti di tutta la Vallassina. Una serata speciale a cui, per l’occasione, ha partecipato anche Vincenzo Torti, il Presidente Generale del Club Alpino Italiano, il “gran capo” a livello nazionale.

Confesso che è stato un piacere incontrarlo e scambiarci due chiacchiere: la “sede centrale”, che spesso alle piccole ed agguerrite sezioni come la nostra appare una realtà “lontana”, sabato sera è parsa davvero più “vicina”, più importante. Anzi, poter mostrare ad una simile carica nazionale la nostra storia, i suoi volti ed i suoi racconti, è stato un ulteriore motivo d’orgoglio.

Immagini, spesso sbiadite, scorrevano sullo schermo del teatro riportando tutti noi al cospetto dei padri fondatori, degli amici scomparsi, dei compagni di oggi a volte lontani. Una festa di “compleanno” capace di unire tutti sotto un’unica bandiera, un gagliardetto che in settantanni di storia ha primeggiato sulle cime italiane e spesso del mondo. Un gagliardetto che è stato presente nei momenti di momenti di gioia, di trionfo ma anche di cordoglio, di solidarietà e caparbia dedizione.

Sabato sera era davvero bello essere del CAI Asso, sentirsi parte della sua storia. Sabato è stata una grande festa ma i festeggiamenti forse più veri, quelli più importanti per il futuro, credo siano avvenuti Domenica: il tributo alla nostra sezione è stato fatto anche in montagna, con i suoi membri più giovani e più promettenti. Tre giovanissimi, accompagnati dal Presidente e da un pugno di veterani, hanno festeggiato i settantanni della sezione insieme alla loro “prima volta” in Grignetta con una salita tutt’altro che banale.

Dai Resinelli hanno infatti percorso la celebre Direttissima, la visionaria linea tracciata da Eugenio Fasana nel 1911, che risale fino al Colle Valsecchi attraverso i canali e le più famose e note guglie della Grignetta. Dal Colle Valsecchi si sono avventurati nel selvaggio ambiente dello Scarrettone raggiungendo la Bocchetta di Giardino e la linea della Traversata Alta. Quindi su per il canale Federazione, fino alla cima della “Sentinella”. Un lungo ed impegnativo percorso che i tre giovani, tra cui una sorridente ragazza, hanno affrontato con sicurezza muniti di imbrago e doppia lounge. Un lungo ed impegnativo percorso che ha fatto della loro “prima volta” un intenso periplo attorno alla celebre montagna ed ai suoi differenti aspetti, fin sulla sua vetta.

Dalla cima, disertando l’affollata Cermenati, il gruppo ha fatto rientro al Pian dei Resinelli scendendo lungo il panoramico e severo Sentiero dei Camosci. Nonostante la loro giovane età, Davide, Marco ed Aurora, hanno così festeggiato i settantanni della loro sezione affrontando una salita degna di escursionisti esperti, tanto per l’impegno fisico quanto per le difficoltà tecniche di un ambiente tanto severo e grandioso.

Il passato diviene lo slancio per il futuro: ad un vecchio, caparbio e glorioso alpinista settantenne non si potrebbe chiedere di più! Buon compleanno Cai Asso!

Davide “Birillo” Valsecchi
Nostromo dei Tassi del Moregallo, Veterano del Cai Asso.

Young Guns!!

Young Guns!!

Quando avevo ventidue anni il Cai Asso organizzò una spedizione alpinistica in Pakistan. Per formare la squadra dei partecipanti mi fecero una specie di “provino”: tutto di fila mi fecero fare il sentiero delle vasche fino a San Tomaso, la ferrata del Corno Rat e poi la Crestina Osa slegati. Dalla cima del Moregallo ci spostammo poi al Pilastrello dei Corni per concludere la prova con manovre di corda.

Era il 17 Aprile 1999, e lo so per certo perchè la sera prima ero stato al Tunnel di Milano a vedere i “Good Riddance + 88 Fingers Liuse”, un concerto punk hard-core straripante e devastante! Avevo dormito un paio d’ore, mi fischiavano ancora le orecchie e non avevo mai visto nè la ferrata nè la crestina Osa. Come alpinista ero zero, avevo fatto giusto un corso base di arrampicata con Ginetto Mora ed il suo giudizio positivo era tutto ciò che mi aveva permesso di partecipare a quel “test d’ingresso”. Tutto quello che sapevo sulla montagna lo dovevo a mio padre, ai cacciatori e ai corsi  dell’alpinismo giovanile del Cai Asso.

Nonostante questo passai la prova e diventai una specie di riserva imbarcata per fare esperienza. Cinque mesi più tardi, il giorno del mio compleanno, ero dall’altra parte del mondo, sulla vetta di una montagna di cinquemila metri ancora senza nome: Cima-Asso.

Quando incontrai Alberto Pozzi avevo otto anni, oggi come allora è il direttore del Corso di Alpinismo Giovanile del Cai Asso. Più di trentatré anni impegnato a scorrazzare ragazzetti in giro per i monti: encomiabile! Mattia, Io, Giulio e tutti gli altri che in qualche modo si sono distinti nella nostra sezione negli ultimi 25 anni, da pischelli, sono passati dai suoi corsi AG: “qualcuno” è persino entrato a far parte della squadra di punta dei Ragni di Lecco.

Alberto è finalmente riuscito a dare vita ad un’idea su cui ci si macinava da un po’. Una serie di escursioni dedicate ai ragazzi più grandicelli dell’Alpinismo Giovanile con lo scopo di introdurli e formarli a salite via via più impegnative. Cinque o sei ragazzi, tra i 16 e 18 anni, ognuno dei quali scortato individualmente da un accompagnatore esperto. Quando mi ha chiesto se fossi disponibile ho inevitabilmente risposto con entusiasmo!

Domenica la prima di queste uscite lungo la cresta della Giumenta che dal Passo del Fo conduce alla cima del Magnodeno. Un sentiero attrezzato abbastanza facile ma molto esposto e con un tratto verticale mediamente difficile. Niente di terribile, ma decisamente un primo assaggio delle difficoltà e dei rischi che bisogna imparare a comprendere e superare.

I ragazzi erano tutti imbragati, seguiti da un accompagnatore procedevano con le lounge da ferrata. Potete quindi immaginare quanto lenta, fracassona e noiosa fosse la nostra progressione. Tuttavia questo “overheal” di sicurezza ci dava la possibilità di riflettere con tranquillità sui problemi e sulle difficoltà che potevamo osservare insieme durante il percorso. In uno stretto passaggio verticale in cui si era costretti ad arrampicare in discesa per tre o quattro metri, al mio mio giovane compagno d’avventura ha cominciato a tremare la gambetta: “Effetto macchina da cucire Singer, amico mio!”. Così ci siamo fermati insieme nel passaggio, abbiamo studiato appoggi e movimenti, chiudendo il passo in sicurezza. “Ai giovani dico di avere sempre un po’ di paura in montagna, chi non ne ha è un pazzo!” Ridiamo complici su una famosa frase di Riccardo Cassin filmata di ritorno dalla cima del Badile all’età di 78 anni. La paura è un’ottima consigliera, l’importante è capire come ascoltarla e controllarla.

Dalla cresta scorgiamo nei prati sottostanti qualcosa che da lontano assomiglia ad una croce. “Ma è una croce? Cosa ci fa laggiù una croce?” Con le macchine fotografiche cerchiamo di capire cosa sia quell’oggetto apparentemente tanto fuori posto. “E vabbè, vado a vedere…” Proclamo incuriosito. “Ma è ripido. Non puoi andarci: non c’è il sentiero!” replica dubbioso uno dei ragazzini. “Quando impari un paio di trucchi puoi anche iniziare a fare a meno dei sentieri” Ammicco divertito. Poi guardo Alberto scimmiottando un saluto militare: “Ho il permesso del capo per andare in esplorazione?”. Alberto mi guarda e scoppia a ridere: “Birillo non cambia mai! Vai pure!”. Mi tuffo sul paglione scendendo quasi di corsa: i ragazzi alle mie spalle ridono divertiti ogni volta che ribalto sull’erba. Trovo i segni di un vecchio sentiero abbandonato e raggiungo la croce solitaria: “Ottobre 1925. Pace a Uberta Facheris Resta Pallavicino”. Le mie successive ricerche ipotizzano che Uberta fosse la figlia del Senatore Resta Pallavicino Ferdinando sposata con l’avvocata Milanese Mario Facheris. Questo spiegherebbe perchè una croce tanto importante nella fattura in un luogo tanto inusuale. (https://goo.gl/M9LveP)

Il mio “fuori pista” ha scosso anche una coppia di camosci stesi al sole tra l’erba mostrando al mio giovane “pubblico” un ulteriore spettacolo oltre ai miei ruzzoli! Giunti al Magnodeno abbiamo pranzato. Solitamente questo è il momento in cui i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile giocano a “ruba bandiera”. Tuttavia questa volta il gioco era più complesso: i ragazzi dovevano infatti valutare una situazione e risolverla. Il problema, apparentemente semplice, consisteva nel decidere sul da farsi nel caso uno degli zaini, durante una sosta lungo il percorso, fosse caduto giù dalla cresta lungo i pendii sottostanti. Decidere quando tentare il recupero e quando invece desistere. Con uno spezzone di corda e qualche moschettone hanno creato una sosta su una pianta e mostrato i nodi necessari per procedere in sicurezza al recupero dello zaino.

Io ero sdraiato al sole in mezzo all’erba ed osservavo divertito come certe cose, fortunatamente, non cambino mai. Poi mi sono alzato ed ho infilato l’imbrago ed il caschetto: “Bene la teoria, ora facciamo un po’ di pratica: chi mi cala?!” Con un mezzo barcaiolo un ragazzino di meno di cinquanta chili ha calato gli ottanta chili di Birillo giù per una scarpata erbosa facendogli poi sicura nella risalita. Ci siamo tutti divertiti un sacco!

Ovviamente ci vorrà ancora parecchio perchè possano gestire autonomamente problemi simili, ma “farsi l’occhio” sulle difficoltà è il primo passo per capire come evitarle. Abbiamo trascorso una giornata piacevole e decisamente proficua. I miei complimenti ad Alberto, Daniele e Massimo per l’encomiabile iniziativa: i ragazzini di oggi sono i nostri alpinisti di domani. Ben fatto! Sono curioso di vedere quanti di loro diventeranno i futuri Tassi del Moregallo 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

Palanzone: Go  West! Volume 2

Palanzone: Go West! Volume 2

Mentre cammino squilla il cellulare: “Sei in montagna?” chiede mio padre. “Sì, sto andando al Palanzone con la squadra.” rispondo io. “Palanzone? Ma è roba da pensionati!” Abbozza lui “Già, da pensionati…” replico senza fermarmi mentre cammino nella neve vergine. Lui: “A che punto sei?” Io: “Bhe, sono a metà strada. Siamo partiti da Scarenna, mi ci vuole ancora un po’…” Lui: “Da Scarenna!? Ma sei fuori? Ci vuole una giornata da Scarenna!!” Io: “Già – sogghigno compiaciuto – in effetti è una roba da pensionati…“

Curiosamente alla maggior parte della gente che va in montagna non piace camminare: preferiscono gli avvicinamenti brevi, preferiscono “vincere facile” sbandierando nomi importanti. Tuttavia i “giovani” della squadra  hanno “voglia” e, visto che questi ragazzi mi piacciono, era il momento di metterli un po’ alla prova.

Ho evitato le mete altisonanti ed ho puntato ad occidente. Da Scarenna alla cima del Palanzone, passando per la val del Buri e Dosso Mattone, sono  più o meno 1200 metri di dislivello con uno sviluppo andata e ritorno di circa 18km: si viaggia sempre sotto i 1500 metri di quota ma c’era abbastanza neve per fare qualche esperimento e “battere” qualche traccia vergine.

“Non basta essere all’altezza delle difficoltà che si affrontano, bisogna essere superiori ad esse.” recitava il grande Paul Preuss. Per questo nel facile dobbiamo esercitarti con il difficile. Se non sei pronto ad affrontare setto o otto ore sulla neve tra le nostre montagne non sei pronto ad avventurarti per quattro o cinque ore a quote più alte. Il nostro territorio è un magnifico campo d’allenamento che dobbiamo imparare a sfruttare al meglio. Questa è come la vedo io.

Così come mi aspettavo la squadra ha “divorato” la salita. Solo il buon Fabrizio, che ha ancora il ginocchio mezzo scassato, ha avuto qualche problema. Tuttavia Andrea si è dato un gran da fare nel dargli supporto e tutta la squadra ha fatto quadrato come si deve. Grazie Marzio! Bravi!

In vetta il panorama era spettacolare e tutti erano ancora belli carichi. Scesi al rifugio Riella abbiamo fatto scorta di birre ed affettati pranzando tra i tiepidi raggi invernali di sole. Ogni uscita una festa: molto bene!

Visto che la collaborazione tra i soci del Cai Asso e del Cai di Caslino si fa sempre più proficua mi è sembrato doveroso che il nostro viaggio, iniziato da Asso, proseguisse appunto per Caslino. Quindi giù! Siamo scesi dalla Bocchetta di Palanzo fino al Foro Francescano e quindi in paese.

Il Cai di Caslino aveva organizzato una mostra fotografica e per questo la nostra squadra ha fatto tappa per salutare Gianni e gli altri amici. L’occasione è stata propizia anche per fare due chiacchiere con i Presidenti della sezione di Caslino e di Merone, sezioni a cui appartengono i giovani della squadra.

I “clan” della valle stanno stringendo nuove alleanze e spira un vento nuovo, frizzante e pieno di novità!

Dopo questo “aperitivo” credo che la squadra sia pronta per il “Gran Tour Invernale” e, sistemata qualche pecca nell’equipaggiamento, anche per spaziare oltre il lago. Bravi!

Davide “Birillo” Valsecchi

NB: Un grazie speciale a Claudia, anima e cuore della squadra, per aver scattato le fotografie e per aver portato la torta al cioccolato!!

Rat-Attack

Rat-Attack

Corno Rat, uno sperone di roccia posto sul versante Orientale del Gruppo dei Corni di Canzo. Non supera i 784 metri di quota: questo lo rende un “ottimo posto” quando è in inverno ed una specie di inferno rovente durante l’estate. La ferrata del Corno Rat è una specie di test, una prova o forse un’iniziazione.  In particolare il primo tratto, che risale il Sasso OSA, è stata la bestia nera di più di un neofita e riesce ad esigere rispetto anche da chi ha qualche pratica in più.

Spesso è capitato di dover tirare un pezzo di corda per aiutare chi, lavorando tutto di braccia, si è ritrovato senza benzina e con le braccia di legno a metà del primo tratto.

Con la squadra saliamo fino a San Tomaso. Io sono mezzo addormentato e sprofondo nei miei pensieri lasciando che i passi si susseguano da soli fino all’attacco. Poi ci imbraghiamo, facciamo un rapido check ed iniziamo. Mi piazzo a metà del Sasso OSA e tengo d’occhio il primo gruppo. Francesco corre sulla roccia come una lepre mentre il buon Carlo, che ha qualche anno più di Francesco e me, arranca in un passaggio difficile: lo seguo stretto ed insieme risaliamo fino alla cima del Sasso Osa. Da lì, a rotta di collo per il sentiero, torno ai piedi della ferrata per dare supporto alla seconda metà della nostra squadra: “Hey Birillo! Guarda che il primo giro è gratis ma il secondo si paga!” mi urlano dalla parete.

Sono l’ultimo della fila ma la squadra avanza senza problemi. I “ragazzi” ormai se la cavano bene ed io naufrago nei miei pensieri lasciando che se la godano in autonomia: appoggio le mani sulla roccia ed inizio ad arrampicare. La roccia qua e là è un po’ unta ma arrampicando la ferrata si riempie di passaggi di tutto rispetto: c’è molto con cui divertirsi!

Alla fine siamo tutti in cima. Paola, alla prima esperienza, ha affrontato la ferrata supportata da Franco e, visto le difficoltà, se l’è cavata alla grande. Tornati a San Tomaso infiliamo i piedi sotto la tavola mangiando tutti insieme: festa!!

Mentre vi scrivo le montagne si stanno imbiancando di neve ed il tempo, ancora instabile, scrive e cancella i miei piani. I “Ragazzi” hanno voglia: Sabato o Domenica tocca portarli ancora da qualche parte. Stay Tuned!

Davide “Birillo” Valsecchi

Il Ruggito dei Corni

Il Ruggito dei Corni

Quando la squadra si mette in marcia una pioggerellina leggera sembra intenzionata a rinforzare, ma è solo quando mancano un paio di curve a Pianezzo che il cielo decide di darci una bella sciacquata. Mantelline e copri-zaini: risaliamo fino al rifugio della SEV barricandoci attorno alla stufa.  «Bene Signori, oggi una lezione tra le più difficili: vita da rifugio!» Qualcuno, che se la ghigna, mi sfotte alludendo ai quattro giorni in cui sono rimasto bloccato alla Capanna Margherita. Alle volte capita…

Stipati sulle panchette facciamo saltar fuori dagli zaini cordini e moschettoni: «Bene, è ora di imparare un po’ di teoria, quelle quattro nozioni base che diventano oro quando la situazione rischia di diventare rognosa». Un giro rapido di presentazione per sua eccellenza il Mezzo Barcaiolo e suo cugino il Barcaiolo, nodo delle guide infilato e dell’amore,  poi ci si tuffa sulla piastrina gigi passando per il prussik ed il machard. «Un nodo può essere fatto solo in due modi: giusto e drammaticamente sbagliato. Vediamo se indovinate quale dei due vi salva la pelle?»

DSCF2438La compagnia trascorre al caldo una piacevole ora gingillandosi tra asole e trefoli. Poi, quando sembra iniziare a spiovere, ci rinfiliamo le giacche e torniamo fuori tra la nebbia. Allegri, sebbene un po’ infreddoliti, attraversiamo fino al crocefisso di legno arrivando all’attacco della Ferrata del Venticinquennale. «Che si fa? Saliamo?» Domandano «Manco per sogno! La placca forse è abbastanza asciutta ma ascolta le tue mani: lo senti il freddo? Lo senti come l’umidità morde le dita? Con la roccia viscida devi lavorare tutto di braccia e ti garantisco che con questo freddo umido la catena e la roccia ti gelano via le dita in cinque minuti. Niente gambe e niente braccia: solo guai! Per affrontare la ferrata ora devi essere capace e devi pedalare come si deve. Se restiamo dentro più di un ora o qualcuno si blocca sono rogne vere e per tutti.»

Il tempo è stato spesso inclemente durante le nostre recenti uscite ma io credo sia stato un bene: con il sole tutto sembra semplice, la gente impara poco ed ancor peggio rischia di montarsi la testa. «Fidati, qualcosa per incasinarti la giornata la troviamo lo stesso.»

Così la comitiva, diligente ed entusiasta come sempre, riparte risalendo il ghiaione e costeggiando la base del Corno Occidentale fino a giungere ai piedi del Caminetto. «Bene, nello zaino abbiamo tutto l’equipaggiamento, visto che ce lo siamo portati fin qui è ben indossarlo. Imbraghiamoci e caschetto in testa. Questo è il caminetto, un tracciato su roccia EE, ossia per escursionisti esperti. Sono quaranta metri, ben appigliati ma quasi in verticale. E’ un secondo grado, forse terzo: con il bagnato va affrontato con testa e metodo.»

Uno alla volta tutti si infilano nello stretto camino risalendo tra le due ali di roccia fino alla cima del Corno Occidentale. Tutti insieme ci stringiamo insime alla croce di vetta per una foto mentre tutto attorno a noi è avvolto da una densa coltre di nebbia. Io ed i miei quattro “scagnozzi” ci concediamo una foto tutta speciale.

«Quello che va su deve tornare giù, preferibilmente tutto intero!» Con una corda da 50 attrezziamo una fissa che scende lungo il percorso affrontato in salita. Qualcuno si auto assicura con un nodo machard, lo stesso usato per le calate in doppia, mentre per chi è più titubante stendiamo una calata con una statica da 30. Mentre osservo Franco manovrare il barcaiolo non posso che apprezzare come, nonostante il cattivo tempo, tutte queste manovre siano un’esperienza anche più importante delle “semplice” ferrata. «Presidente, ti dirò, queste uscite sbarazzine mi piacciono parecchio. Stanno imparando molto e soprattutto tutta roba che torna sempre buona». Anche lui è soddisfatto di come abbiamo dato una svolta alla giornata. Certo, c’è un po’ di delusione per la mancata salita in ferrata ma la squadra è comunque entusiasta e la cosa mi galvanizza. La pioggia comincia a mischiarsi a spruzzate di neve ed i Corni diventano piacevolmente Alpinistici: mi piace!

Ritornati alla Sev ci infiliamo a tavola: brasato, coniglio, polenta e vino rosso. Mi piace anche questo! Il clima è di festa, si fantastica, si fanno piani e si raccontano storie. Per qualche ora sembra di essere tornati all’epoca d’oro!!

Poi smette di piovere, le nuvole si diradano e l’azzurro appare all’orizzonte. L’idea di assaltare la ferrata stuzzica ma, io per primo, ho dato troppa confidenza al vino per andar tranquillo con dei ragazzi alle prime armi. «Bene truppa: andiamo al Corno Orientale a smaltire il pranzo!» La passeggiata, quasi pianeggiante, ci porta a sfilare sotto la magnificenza della Parete Fasana e la bellezza dolomitica del Pilastrello. Alla croce apprezziamo finalmente il panorama dei corni in tutta la sua bellezza concedendoci un’altra foto di cima.

«Okay, ve lo siete meritato: vi mostro la segretissima grotta del tasso!» Inerpicandoci sulle pendici del Corno Centrale porto la squadra a vedere la grotta dove io ed il buon Fabrizio ci siamo spaccati le ossa scavando ed esplorando questa primavera. «Oh ma è una figata! Ma ci sei mai venuto a dormire qui?!» La grotta è orizzontale, alta una quarantina di centimetri ma abbastanza ambia da accogliere otto o nove persone sdraiate. «Ancora no, ma appena arriva la neve conto di testare il bivacco invernale.» Rispondo ammiccando. «Acqua in bocca su dove sta: è un segreto!»

Dalla grotta tagliamo attraverso le roccette fino a raggiungere il sentiero attrezzato che scende  dalla dorsale del corno Centrale. Li osservo muoversi sulle catene, fare attenzione ai sassi e tenersi d’occhio l’un l’altro: hanno imparato bene, davvero bravi.

Mentre lasciamo Pianezzo alle nostre spalle il sole irrompe caldo sul Lario. «Dannazione, sto davvero invecchiando: domani sarà una giornata magnifica e a me toccherà stare in ufficio.» Il socio mi guarda e ride «Forse più che vecchio ti stai semplicemente civilizzando!». Forse… o forse no. Comunque sia:  alla prossima!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ferrate2013: Resegone

Ferrate2013: Resegone

«Guarda che spettacolo la mia maglietta dei Led Zeppeling!!» I ragazzi sono così: passano le generazioni, cambiano le sfumature, ma la “bella gioventù” resta sempre la stessa. Per me il loro sguardo pulito e la loro genuina volontà sono davvero uno stimolo corroborante.

Io sono 80kg per 1.75m ma in mezzo a questi quattro sembro un nanetto: tranne Francesco, che più o meno è della mia taglia, gli altri tre viaggiano sui 90kg e sparano verso l’alto dal metro e novanta ai due e zero cinque. Colossi dallo sguardo ingenuo!

Dallo loro parte hanno la gioventù, la vitalità e l’entusiasmo dei vent’anni, per contro difettano d’esperienza e malizia. Sono in un momento magico della loro vita, una “finestra” in cui l’esigenza di scoprire è pressante ed in cui è possibile tentare l’impensabile con la gioia nel cuore. Allo loro età io ero stato “arruolato” per il Pakistan ed ora, che mi avvicino alla quarantina ed alla mia seconda “finestra”, non posso che comprendere il loro entusiasmo e la loro voglia.

«No, una trentenne è troppo vecchia per me!» La frase scappa ad uno dei pischelli, rotola come un sasso sulla roccia e viene intercettata dal gruppo di over quaranta che chiude la squadra: «Bagai! Cosa dite?! Una trentenne è il meglio, altro che vecchia! Magari capitasse ancora una trentenne!!» La profonda discussione inter-generazionale si fa animata ed inevitabilmente si chiude con il botto/motto: «Grande Dio delle Montagne, noi ti preghiamo, concedici sempre roccia asciutta e figa bagnata!». Claudia, eccezionalmente unica presenza femminile della compagine, dall’alto ha scosso la testa sorridendo comprensiva come sempre.

La seconda uscita del ciclo Ferrate di quest’anno ha avuto come meta il Resegone. La compagine, condotta dai soci del Cai Asso, vede la presenza anche di membri del Cai Caslino, del Cai Merone e del Cai Erba: per le sezioni un’ ottima occasione per collaborare e per tutti un’opportunità di stringere nuove amicizie.

I partecipanti, alle prime esperienze sulla roccia, hanno affrontato la Ferrata del “Centenario” e la successiva ferrata “De Franco Silvano”. La prima è molto artificiale, con un’intensa presenza di pioli metallici, risale verticale attraverso la scogliera di roccia che porta fino al Pianserada. La seconda invece è più tecnica ed arrampicabile con un paio di passaggi moderatamente impegnativi ed un percorso molto più aereo ed esposto.

Tutta la squadra ha raggiunto la vetta e la croce del Resegone: ottima conclusione di una giornata di cielo incerto. Bravi!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ferrate 2013

Ferrate 2013

Come ogni anno i membri  più esperti della sezione del Cai-Asso si mettono a disposizione di chi vuole avvicinarsi alla montagna organizzando delle escursioni propedeutiche orientate sopratutto alla progressione in ferrata. Diversamente dal passato quest’anno è venuta meno la collaborazione tra la sezione Cai di Asso e quella dei nostri cugini Canzesi: il Cai Canzo ha infatti deciso di organizzarsi in modo indipendente e, onestamente, nessuno di noi ha ben capito perché si sia voluto rompere una tradizione tanto positiva.

Sapete benissimo quanto sia legato ai Corni di Canzo e come mio nonno, Luigi “Smilzega” Paredi, sia stato un membro storico ed fondante della sezione canzese. Questo fa di me una specie di “mezzo-sangue” ed essendo uno dei due Vice Presidenti della compagine assese posso assicurare che da questo lato della Vallategna c’è stata sorpresa, forse disappunto ma soprattutto rammarico per quello che sembra il riaffiorare di logiche degne di “Gusuni e Spazzapulee”, logiche che sembravano felicemente superate.

L’unica cosa che mi rincuora è che entrambi i gruppi contano una quindicina di partecipanti e questo, visto che entrambe le sezioni vantano competenze ed esperienze tecniche di prestigio, significa che il nostro territorio si sta arricchendo di una trentina di aspiranti alpinisti ben preparati. Molto bene, soprattutto perché tra questi vi sono molti giovani  e questo è sicuramente un aspetto positivo.

I nostri cugini Canzesi escono il Sabato ed hanno già affrontato la ferrata della Gamma1 e del Corno Rat. Noi Assesi invece siamo di scena la Domenica: dopo una prima serata teorica, a cui hanno presenziato anche i presidenti delle sezioni di Caslino e Merone, anche noi oggi abbiamo affrontato finalmente un’uscita sul campo.

Con mi grande gioia la prima escursione aveva come meta i Corni di Canzo: essendo molti dei partecipanti alle prime armi abbiamo deciso di “giocare in casa”. La scelta si è dimostrata particolarmente azzeccata perché il tempo avverso ha imposto rapidi e dinamici cambi di programma.

Giunti a piedi a Pianezzo era ormai evidente che il cattivo tempo e la sottile ma fitta pioggerellina avevano reso impraticabile e pericolosa la ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale. Tuttavia, proprio perché eravamo “in casa”, le opzioni a nostra disposizione erano molteplici e tutte da sfruttare.

Dapprima il gruppo ha reso omaggio alla magnifica parete Fasana su cui quest’anno la nostra sezione ha ripetuto le storiche vie “Fasana”, “Criss” ed “Attilio Piacco”. Poi, indossati caschi ed imbraghi, si è effettuata la risalita da nord della spaccatura al Pilastrello, uno degli angoli più suggestivi e “segreti” della montagna.

Per i partecipanti, rigorosamente in sicurezza, è stata l’occasione per sperimentare qualche manovra di corda e la complessità di una salita su roccia in condizioni di bagnato:  ”Quando la roccia la sbrisigha devi starci all’occhio!!”.

Visto che il gruppo si è dimostrato solido e ben motivato, nonostante la pioggerellina battente abbiamo dato l’assalto al Corno Centrale superando il primo tratto attrezzato con catene e la successiva risalita in cresta che corre lungo gli oltre 110 metri di salto nel vuoto della parete Fasana (un tracciato EE). Nonostante la nebbia, il vento e la pioggia tutti i partecipanti, con lodevole entusiasmo, hanno seguito disciplinati le indicazioni dei più esperti raggiungendo la vetta e la croce di cima.

Dopo una suggestiva foto di gruppo abbiamo steso delle corde fisse sulle calate invernali del versante occidentale sperimentando come effettuare una discesa attrezzata in sicurezza. Quel tratto, che ho percorso spesso anche con la neve, è piuttosto esposto e per niente banale in discesa, specie se bagnato. Tuttavia la squadra, ricordo composta da neofiti, non si è affatto lasciata intimorire ed ha affrontato la discesa con spirito e presenza: bravi!

Casco, imbrago, mantellina e zaini ci siamo abbassati fino al rifugio della Società Escursionisti Valmadresi (SEV). Sul prato di Pianezzo si è alzato il vento e le foglie hanno cominciato a volare e danzare regalandoci una degna e suggestiva conclusione alla nostra escursione.

Al rifugio è stata festa vera. Riempite due tavolate ho iniziato a affettare il chilo di pancetta con cui mio papà ha omaggiato il gruppo:tutti calorosamente ringraziano! Giovani e Veterani (con noi c’erano anche pezzi da novanta e guide alpine emerite) hanno trascorso un paio di piacevoli ore chiacchierando di montagna dietro un bicchiere di vino ed un piatto caldo.

Sulla ferrata del venticinquennale ci sono stato innumerevoli volte, con la neve, con il sole, in notturna, con la grandine e qualche volta anche di corsa con le saette all’orizzonte. Sicuramente è stato un peccato non poterla percorrere, tuttavia credo i Corni ed il tempo avverso oggi abbiamo offerto ai neofiti un’esperienza alpinistica decisamente più formante ed istruttiva. Credo che ognuno di loro oggi abbia imparato molto sulla montagna.

Sono davvero soddisfatto della giornata e credo che questo valga per tutti i partecipanti. Faccio i miei compliementi a Franco Bramani, amico e presidente della sezione, e a Renzo Zappa, amico e più volte presidente, per la magnifica giornata a cui hanno saputo dare vita: i nostri “vecchiacci” sono sempre le nostre colonne portanti!! Un grazie anche a tutti quelli che oggi si sono dati da fare per dar una mano 😉

Quindi davvero molto bene: bravi tutti ed alla prossima!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Una serata con Luigino

Una serata con Luigino

Luigino-AiroldiSemplicemente è il mio “eroe” preferito! Ogni volta che ho l’occasione di incontrarlo ed ascoltarlo non posso fare a meno di essere travolto dal suo incredibile modo di essere.  Nella storia dell’alpinismo è un “gigante”, un “colosso”, uno dei protagonisti italiani dell’epoca più eroica dell’alpinismo mondiale.

Pierluigi “Luigino” Airoldi: 42 Spedizioni Extraeuropee, 64 “PRIME” sparse su tutti i continenti, dall’Alaska all’Antartico passando per le regioni più sperdute dell’Afghanistan o del Perù. Ha arrampicato con tutti i grandi dell’epoca, da Cassin a Bonatti e Mauri, ma il suo nome è sempre rimasto avvolto dalla genuina umiltà che lo contraddistingue.

I suoi racconti riescono sempre a lasciarmi stupefatto e, sebbene vi abbia parlato di lui già altre volte, presentarvelo è per me sempre un enorme piacere. Se in vita mia riuscissi a fare un decimo di quello che ha fatto lui potrei dirmi appagato, questo nonostante io sappia quanto sia impossibile fare ciò che lui ha fatto nel modo e con lo spirito con cui lui l’ha fatto.

Incontrarlo significa fare un tuffo in un’altra epoca, in un altro mondo, significa lasciarsi trasportare in un viaggio che rasenta la fiaba o la leggenda. Accompagnati dalla sua simpatia e dalla sua genuinità scompaiono tutti i pregiudizi, le invidie o le diffidenze e ci si lascia condurre “dentro” le sue grandissime avventure.

Luigino ha la capacità di lasciarmi a bocca aperta, stupito e sognante come un bambino! Perdonatemi ma è davvero incredibile: non c’è nessuno che, ai miei occhi, riesca ad essere così stupefacente come quest’allegro ottantenne!

Con infinito piacere vi invito, a nome di tutto il Cai Asso, alla serata organizzata in suo onore che si svolgerà venerdì 25 ottobre 2013 alle ore 21.00 presso la Sala Consiliare del Comune di Asso.

Non perdete l’occasione! Vi aspetto numerosi!

Davide “Birillo” Valsecchi

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