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Badgers al Bodengo

Badgers al Bodengo

“Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano organizza una squadra”. I ragazzi del BadgerTeam sono davvero cresciuti nell’ultimo anno, sia tecnicamente che come gruppo. Avevo promesso loro una giornata di canyoning ed era arrivato il momento di mantenere fede alla parola data: “Bagai, destinazione Bodengo!”

La val Bodengo, oltre ad essere relativamente vicina, è una delle più belle a livello europeo per il Canyoning. Il torrentismo, tuttavia, richiede una significativa serie di competenze visto che ci si confronta con la roccia, il vuoto, l’acqua e le correnti.

Fabrizio Pina, amico, guida alpina e protagonista dei Corni, organizza escursioni attraverso il fiume ed è per me sempre un grande piacere fare qualcosa insieme. Oltre a possedere una ragguardevole competenza e preparazione possiede un talento straordinario: anche nelle situazioni più complicate riesce a mettere a proprio agio una persona e, indipendentemente dalla sua esperienza, gli permette di esprimere al meglio le proprie capacità superando l’ostacolo. In passato qualcuno tra i Badgers si è letteralmente “sbloccato” proprio grazie ad un escursione con Fabrizio.

Certo, ho portato lassù i ragazzi perchè facessero casino, perchè saltassero e si divertissero nell’acqua, ma ero anche certo che oltre ad essere un’esperienza divertente sarebbe stata sicuramente istruttiva e formativa. Anche questa volta le mie aspettative non sono state deluse!

Mav, Andrea, Keko, Giò, Mattia, Chiara, Stefano e Roxy: ecco i membri della squadra. Il buon Boris doveva essere della partita ma ha pensato bene di chiudere una festa di matrimonio con cinque punti sulla fronte. Accidenti, sono contento di averlo scelto come mio testimone di nozze: forse se me lo tengo vicino riuscirò ad evitare che si metta nei guai come al solito!!

Dopo la calura di questi giorni ci siamo infilati nella frescura del fiume. Fabrizio ha fatto un primo briefing spiegando a tutti le regole per divertirsi in sicurezza, poi è iniziata la nostra avventura. Salti, tuffi, toboga tra la corrente, calate e teleferiche: ce n’è per tutti i gusti!

Bravi ragazzi! Ora ci aspetta il Bodengo02 🙂

Davide “Birillo” Valsecchi

Per Info:
Fabrizio Pina – Guida Alpina e consigliere del Direttivo Guide Lombardia.
http://www.orizzontiverticali.eu/chi_siamo.html

Operazione Bodengo

Operazione Bodengo

Fabrizio Pina ha un paio di anni più di me ed anche lui vive a Scarenna. Lui, a differenza mia, è un’esperta Guida Alpina e per tanto è  un professionista della montagna nell’accezione migliore del termine. Per un appassionato dei Corni di Canzo come me la via d’arrampicata da lui tracciata sulla parete Fasana, “Fasanetica” (8a, severi passaggi di 6c+ obbligati), rappresenta la chimera impossibile a cui aspirare.

Curiosamente “fasanetica” corre accanto al camino in cui Eugenio Fasana tracciò nel 1910  la prima via sulla grande parete. Nello spazio di pochi metri si può ammirare la trasformazione di oltre un secolo di storia alpinistica. Strepitoso sotto ogni punto di vista!

Sebbene io e Fabrizio abitiamo a meno di qualche centinaio di metri sono sempre state pochissime le occasioni per incontrarsi e ancor meno quelle per fare attività insieme. L’esperienza mi ha insegnato che per imparare bisogna “copiare” dai più forti e per questo avevo voglia di fare qualcosa con lui. L’opportunità, inaspettata, me l’ha offerta Bruna quando le ho chiesto: “Ti va di fare Canyoning?”

Tra le tante specializzazioni di Fabrizio vi è anche il Canyoning e durante il periodo estivo organizza spesso escursioni nella val Bodengo. Bruna ha accettato e così, nonostante le incertezze del tempo, la nostra carovana è partita alla volta di Chiavenna. Ciò che davvero non avevo preventivato è come la Val Bodengo sia una specie di paradiso per le attività di Canyoning senza pari in tutto l’arco alpino: acqua azzurra che scorre tra sagomate scogliere granitiche tracciando scivoli, salti, cascate e pozze straordinarie. Tutta la val Bodengo, raggiungibile in macchina grazie ad una tortuosa stradina a pedaggio, è un piccolo gioiello alpino che attira visitatori da tutta Europa.

Oltre a Bruna ero riuscito ad arruolare anche mio fratello Francesco che, proprio in questi giorni, sembra appassionarsi all’arrampicata ed alla montagna: “Hey “Bro”, io credevo fosse una cosa da vecchi: invece è divertente!”  Francesco ha 16 anni meno di me è questa sua uscita da ventenne mi ha fatto un sacco ridere.

Abbiamo incontrato Fabrizio a Gordona da dove, dopo due chiacchiere ed un caffè, siamo partiti alla volta della val Bodengo. In macchina il mio adorato fratellino mi ha fatto ulteriormente ridere “Fabrizio è davvero simpatico! Si vede che è uno davvero forte, un professionista. Non come te che sei un casinista brontolone e disagiato!!” Oltre ad essere la verità quella frase mi faceva davvero piacere: quando poco più tardi Fabrizio ha iniziato a spiegare come comportarsi sul fiume, tanto Bruna quanto Keko, sembravano spugne assorbendo le nozioni che insegnava loro con pazienza ed esperienza..

Di fatto il fiume offre una gamma ampissima di scenari che spaziano dalle calate alla progressione su ferrata integrando le tecniche specifiche per scivolare lungo i “toboga” o per affrontare i salti. Tutti cose complicate che sotto la supervisione di Fabrizio si trasformavano in semplici (e sicure) lasciando pieno spazio al divertimento.

Bruna  e Keko stavano imparando tantissimo e nel modo migliore, al contempo stavano divertendosi come pazzi in assoluta sicurezza ed io non avevo niente di cui preoccuparmi se non godermela a mia volta. Una vera ed assoluta meraviglia!

Non solo mi divertivo ad osservare gli accorgimenti di Fabrizio ma dovevo anche confrontarmi con qualcosa al limite delle mie esperienze e delle mie attitudini: i salti. Già, in vita mia saltare o tuffarsi in acqua non è mai stato il mio forte, anzi. In gioventù non sapevo nuotare e per questo ho sempre evitato diligentemente le acque profonde: credo di non essermi mai lanciato in un salto che superasse due o tre metri d’altezza.

Sul fiume i salti erano una delle attrattive principali e Fabrizio non solo ci spiegava dove era possibile farli ma anche come effettuarli correttamente. Due, quatro, sei, otto metri prima di sprofondare nell’acqua verde delle grandi pozze. Uuuuuuuuuuuuuuuuuu…. SPLASH!!!

Abbiamo lasciato che la corrente ci spingesse lungo gli scivoli di roccia mentre l’acqua bianca turbinava tutto intorno, abbiamo attraversato a nuoto la quiete delle gole, appesi ad una teleferica ci siamo lanciati le vuoto: una figata pazzesca! Tutto questo già nel tratto di fiume denominato Bodengo1, quello che per difficoltà tecniche è da considersi il più accessibile anche ai meno esperti.

Visto che ce l’eravamo cavata bene Fabrizio ci ha invitato a seguirlo in un breve sopralluogo del Bodengo2. Per via delle forti pioggie voleva sincerarsi sull’intensità della corrente per le escursioni previste per i giorni successivi. Essendo un sopralluogo non abbiamo utilizzato l’ingresso classico ma abbiamo “tagliato” più a valle: il “taglio”, fortuna nostra, era reso possibile da un tuffo alto undici metri.

Io sono stato il primo a saltare e confesso di avere avuto più di un’incertezza sul bordo della scogliera. Guardavo di sotto e scoppiavo a ridere. “Sì, sì… aspetta, aspetta …heheh, ora vado!”

Un piccolo slancio e la gravità ti inghiotte, in aria apri le braccia ed osservi l’acqua, scura ed intensamente blu, che sembra precipitarti addosso. Allunghi le gambe, stringi i piedi, chiudi le braccia. Uuuuuuuuuuuuuuuuuu…. SPLASH!!! Come un proiettile affondi nell’acqua profonda: giù, giù, sempre più giù. Nelle buie profondità sembri trovare per un istante un nuovo equilibrio, poi “archimede” ti afferra per la muta e ti proietta nuovamente verso l’alto sputandoti nuovamente fuori dall’acqua.

Avevo svuotato i polmoni entrando in acqua ed ora ingollavo aria a grandi respiri mentre scivolavo nella corrente in cerca di un punto fisso a cui aggrapparmi. Ancorato alla roccia ero sorpreso dal ritmo dei miei respiri: il mio corpo stava compensando con la respirazione la scarica di adrenalina che mi aveva investito. Fabrizio dall’alto mi osservava attento: con un tocco della mano sul mio casco gli comunico il “Tutto Okay”, poi scoppio a ridere! Che figata!

Lo scivolo successivo ci inghiotte, ci trascina nella spuma, poi ci sputa orizzontalmente, ci lancia due metri nel vuoto per poi riacchiapparci nella pozza sottostante. Hurra!! Superato una tranquilla e magnifica forra si raggiunge la “Bocca della Balena”, uno scivolo verticale che sprofonda in una grande pozza obbligata da cui si esce attraverso un’ulteriore scivolo. La corrente era però troppo forte e data la nostra scarsa esperienza sarebbe stato difficile godere di quello che è uno dei tratti più famosi ed apprezzati del fiume: “La prossima volta Fabri, la prossima volta!”

Tutti insieme siamo risaliti attraverso il bosco e, tolte le mute, ci siamo seduti a pranzare all’alba delle quattro del pomeriggio. Pizzoccheri ed affettati mentre davamo libero sfogo alla fame. Seduti al tavolo Fabrizio ed io abbiamo chiacchierato di montagna mentre Bruna e Keko si sbizzarrivano in mille domande.

Alle sei ci siamo rimessi in macchina. I miei due compagni hanno cominciato a russare alla seconda curva ma in fondo andava bene così: ero davvero molto contento e soddisfatto della giornata. Era parecchio che non me la godevo tanto senza troppi pensieri.

Fabrizio oltre ad una grandissima competenza ha anche la straordinaria capacità di essere coinvolgente e carismatico anche con chi ha poca esperienza. Non è cosa da poco. Se volete “coinvolgere” in sicurezza e tranquillità amici, morose o parenti è sicuramente la persona giusta a cui affidarsi. Se invece cercate supporto in qualcosa di più complicato credo che una breve occhiata al suo curriculum possa darvi l’idea di quanto sia davvero “forte”. L’incontro con Fabrizio si è dimostrato una magnifica esperienza: per simpatia e capacità è sicuramente una figura a cui fare riferimento e che ben volentieri posso consigliarvi.

Una giornata davvero magnifica!

Davide “Birillo” Valsecchi

Moregallo Canyoning

Moregallo Canyoning

«Certo che ho una muta! Okay, sono ancora sul treno: rientro questa sera, metto insieme il materiale e domani mattina andiamo a dare un’occhiata!» Il mio tour de force estivo non accenna ad arrestarsi e nonostante gli spostamenti logistici c’è sempre una “squadra” pronta ad arruolarmi per qualche nuova missione. Così, glissando un appetitoso invito nell’Oberland Bernerse (che tentazione!!), sono finalmente rientrato in casa, ho svuotato lo zaino e riempito le sacche stagne con il materiale da canyoning.

Al mattino Luca, Francesca ed io ci siamo ritrovati ad Oneda puntando verso il Moregallo e la valle delle Moregge.  Luca, insieme a Mattia, è stato uno dei primi “scellerati” che si è avventurato tra le forre del turbolente torrente che discente le valle che separa il Moregallo dai Corni di Canzo.

Nella zona avevo fatto un rapido sopraluogo con Fabrizio a Maggio (Moregallo Sancta Santorum) ma, quella volta, avevamo risalito il tratto di fiume a monte dei profondi orridi che scendono verso il lago: ora puntavamo invece proprio all’acqua che scorre tra quelle rocce.

Luca aveva già effettuato la discesa del fiume ed in particolare è da annoverare quella fatta nel mese di Febbraio insieme a Mattia accompagnati dal trapano, una montagna di chiodi ed acqua ghiacciata da togliere il fiato! (maledetti scriteriati!! Eheheh che battaglia deve essere stata!!)

Io ho indossato la mia tuta integrale da 5mm diventando così quasi totalmente indifferente alla temperatura dell’acqua mentre Luca e Francesca si sono dovuti accontentare di un mutino corto da surf  da 3mm per difendersi dall’acqua “fresca”. Imbrago, casco, discensori e via: siamo saltati dentro il fiume con una prima lunga calata.

Il fiume è stato negli ultimi anni attrezzato con fix ed anelli per le calate che rendono possibile affrontare in sicurezza la discesa. Noi avevamo una mezza corda da 50m e la mia fidata statica da 30m. In totale, arrivando fino alle sponde del lago, ci sono circa 8 calate che richiedono la corda lunga (calate sui 20/25 metri) mentre circa una ventina  di salti più piccoli che possono essere superati con una comoda corda da 30m. Gli armi sono tutti in buono stato, è consigliabile però portarsi qualche chiave per stringere dove l’acqua ha lavorato sulle piastrine allentando i bulloni. Il fiume è piuttosto violento durante la stagione delle piogge, quindi prima di recuperare la corda assicuratevi che l’armo successivo sia affidabile perché trovarsi bloccati nel mezzo di alcune delle forre più grandi è davvero sconsigliabile. Il cellulare non prende e quindi attrezzatevi per cavarvela in autonomia!

Francesca se la cavata bene sulle doppie e Luca, che oltre ad essere il suo moroso è un membro del Soccorso Alpino, si è preso cura di lei nei passaggi più complicati in modo ammirevole. Il fiume nella parte alta aveva davvero poca acqua e questo ha reso un po’ rognosi alcuni passaggi che normalmente si affrontano quasi nuotando.

Normalmente ci si impiega 4 ore per affrontare gli oltre 500 metri di dislivello della discesa, noi siamo rimasti sul fiume quasi 8 ore godendoci la discesa con la massima tranquillità (calcolate quindi un 6 ore se avete un’adeguata esperienza ma non avete mai messo piede nella zona)

L’ambiente selvaggio del Moregallo brilla nella luce del mattino, insospettabile che in una valle tante difficile da raggiungere, ma così vicina, ci sia tanta intensa bellezza. Qua e là lungo il fiume grossi massi di granito, trasportati del ghiacciaio in tempi remoti, sono stati ora torniti dall’azione dell’acqua, solcati in levigati canali e profonde acquasantiere. Lungo le alte scogliere si vedono, a mezza altezza, nicchie arrotondate che indicano dove il fiume, in passato, scavava la roccia prima che il suo letto si abbassasse ulteriormente. Lascia all’acqua qualche migliaio di anni in cui giocare libera e vedrai prendere vita le più incredibili sculture!!

Prima di lasciarvi alle immagini, che forse meglio delle mie parole vi potranno mostrare quest’affascinante mondo, voglio ancora una volta ricordarvi che il Canyoning è un’attività complessa e per certi versi molto pericolosa se non affrontata nel modo adeguato: non si improvvisa nulla e se si sbaglia c’è il rischio concreto di lasciarci la pelle!

Se volete provare una simile esperienza  in sicurezza (e quindi divertendovi) fatevi accompagnare da qualcuno di esperto e competente. Io posso consigliarvi di rivolgervi a Fabrizio Pina: alpinista d’eccezione, guida alpina e membro del soccorso (praticamente sarete in una botte di ferro!!). Durante il periodo estivo Fabrizio organizza uscite di canyoning ed ha una grande esperienza con chi è alle prime armi (www.orizzontiverticali.eu). Mi raccomando: il fiume non è l’acquapark! 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

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