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La via delle Caverne

La via delle Caverne

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Come vi sentireste se, dopo cinque anni di lunga ed intensa esplorazione, vi rendeste conto che un “gioiello”, raro e straordinario, attendeva in bella vista sotto il vostro naso? Beh, la risposta è semplice: incredibilmente felici!

Ma andiamo con ordine: giorni fa con Bruna sono salito in cima al PraSanto per curiosare in una grotta e fare due passi con lei. La luce di quella strana giornata d’inverno era particolare e le ombre sulla roccia sembravano volermi mostrare segreti nascosti. Bruna rideva perchè, ogni dieci passi, mi fermavo con il teleobbiettivo a scattare una foto dello stesso punto di montagna: “Accidenti, Bru, credo di aver trovato qualcosa che cercavo da parecchio!”

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Una volta a casa ho mandato le foto a Mattia, ad Ivan ed a Gianni: “E’ la leggendaria Via delle Caverne?” Nessuno di loro l’aveva mai ripetuta ma tutti confermavano fosse quella: finalmente avevo capito dov’era, finalmente potevamo andare a prenderla!

La via delle Caverne è una via percorsa in solitaria da Vittorio Masciadri nell’inverno del 1967. Di questo itinerario non si avevano notizie di ripetizioni e la breve relazione della primo salitore è assolutamente affascinante: grotte, nicchie e spaccate in camino. A lungo l’avevo cercata nella valle più a sinistra, dove un sentiero supera delle grotte per tagliare verso la cresta attraverso una cengia rocciosa: cercavo nel canale sbagliato!

L’appuntamento era con Mattia alle 14:00 davanti alla SEV. Ero in anticipo e così mi sono concesso una stramberia mettendo in macchina la bicicletta: abituato al clima mite del versante Sud mi ero vestito decisamente leggero (più o meno come a settembre!), inoltre non mi aspettavo di dover pedalare (o spingere) sulla neve!

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Con la respirazione cercavo di compensare il mio maldestro equipaggiamento leggero ma il freddo ed il brutto tempo non sembravano lasciare molte speranze per la salita. Tuttavia, come al solito, l’entusiasmo e la determinazione di Mattia hanno reso vana ogni incertezza climatica: ”A furia di fare passeggiate al sud ti sei abituato alla bella vita. Non è mica freddo questo: andiamo!”

Superata la forcella dei Corni ci siamo abbassati sotto il settore Desio puntanto al naso strapiombante della parete Ovest. “Eccoci, io credo sia questa la valletta”. In passato avevo ravanato nelle vallette vicine ma, senza quelle foto scattate dal PraSanto, non avrei mai immaginato che quella valletta erbosa conducesse ad un simile segreto.

I primi due tiri sono pura ignoranza alpinistica: 30m + 25m di III grado su terra ed erba con con un passaggio di IV sporco. Le soste sono su solide piante ma si sale gradinando nell’erba: non sono tiri da sottovalutare e possono piacere solo a chi gradisce il genere (noi!).  

Superata questa lunga parte inziale ci si trova davanti all’ingresso di una grotta e, varcata la soglia, ci si immerge in un mondo assolutamente inaspettato e sorprendente! Immaginate di trovarvi con le gambe in spaccata tra due pareti di roccia identica a quella del Pilastrello, ora togliete completamente l’umido ed aggiungente un tripudio di prese ed appoggi tremendamente godibili. Bene, ora proiettate il tutto verso l’alto per trenta metri attraversando terrazzi e grossi massi incastrati. Bene: è Natale a Febbraio!

Certo, la roccia è la stessa del Pilastrello, quindi per qui magnifici trenta metri verticali le possibilità di piazzare una protezione sono scarse se non assenti. Tuttavia, anche non mettendo nulla, ci si sente protetti e sicuri nella salita (attenzione, i camini sono la nostra specialità, il mio non è un consiglio ma solo una considerazione personale). Trenta metri di camino verticale di III°/IV° grado: una meraviglia straordinaria, assolutamente inaspettata nel panorama alpinistico dei Corni!!

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Quando siamo entrati nel camino la valle era stata invasa dalla nebbia e la neve, trasportata dal vento, aveva iniziato a cadere. Noi, dentro la montagna, vivevamo in un mondo a parte. Risalito il camino ci si infila in una “botola” e si raggiunge il pavimento, fatto di grossi massi incastrati, della grotta sommitale.

“Accidenti! Questo è davvero un posto dove fare le ferie!” La grotta è infatti asciutta ed accogliente. Pietro Paredi, che avevo casualmente incontrato Venerdì a Valmadrera, ha di sicuro ripeto la via in passato, mi aveva inoltre raccontato come qualcuno abbia posto in una nicchia una madonnina ed abbia piazzato una “fissa” che, con un un traverso dai prati soprastanti, permette di raggiungere la grotta sommitale. Il canapo, ancora appeso ai chiodi ed ormai sbiancato è affiancato ora da una catenella la cui solidità appare quanto meno discutibile.

Tuttavia la grotta, e la madonnina al suo interno, dove essere stata la meta di frequenti pellegrinaggi in passato. In un anfratto di roccia abbiamo trovato infatti una bottiglia di rosso e due bicchieri! Io manco sapevo che un posto simile esistesse mentre qualcuno ci veniva allegramente a fare bisboccia: “Mattia, io e te saremmo gli esperti dei Corni? Guarda che posto! Chi lo avrebbe mai immaginato!” Sghignazzando eravamo davvero felici di aver trovato una simile meraviglia!

Per risalire il camino avevamo piazzato una solida sosta a due chiodi ed anche per uscire dalla grotta abbiamo fatto il tiro. Sotto la catenella ci sono 40 metri di salto verticale: io non mi ci fiderei…(questo invece è un consiglio!) All’uscita la nebbia era fitta ed il nevischio si era fatto insenso. Essere indigeni hai suoi vantaggi: nonostante la scarsa visibilità siamo scesi comodamente alla Sev passando dalla cima del Corno.

Nel piccolo Bivacco allestito dal Rifugio (…davvero strepitoso avere un bivacco sempre aperto ai Corni! Grazie Sev!!) ci siamo cambiati ed abbiamo riposto negli zaini il materiale. Casco in testa, luce frontale accesa e poi giù, in bicicletta, al buio, sulla neve: che idee alle volte!!

Credo che Eugenio Fasana stringerebbe la mano a Vittorio Masciadri complimentandosi per una via che, probabilmente, gli sarebbe davvero piaciuto tracciare. Camino Fasana sulla parete Fasana, Camino Fasana Torre Desio, Camino Masciadri, Camino Gandin e Caminetto della normale al Corno Occidentale. Questi (fino ad oggi) sono i camini dei Corni che io conosco.

Davide “Birillo” Valsecchi

Anche i Corni brillano!

Anche i Corni brillano!

20151223_203320Dicono che il Natale sia la nascita di una nuova Luce, una luce che non è di questo mondo, che rischiara la tenebre irradiando l’umanità, donandole la consapevolezza e la speranza necessaria per un nuovo cambiamento. Nei giorni del Solstizio il sole sembra “fermarsi” per poi ripartire, l’apice di un “viaggio” che ha la capacità di influire sull’intero pianeta e sulla vita di tutte le creature che lo popolano. La luce, la gravità, il tempo, il senso di appartenenza e la condivisione: …in effetti sono giorni strani, giorni inquieti.

Perchè saliamo sulla cima delle montagne portando con noi una luce nelle tenebre?

Ieri notte ero sulla cima del Corno Occidentale. In piedi ai margini della parete Est, all’uscita della Rosa Canina.  Ero al buio ed osservavo, oltre il vuoto del camino Gandin, le frontali dei Badgers che risalivano la ferrata del Venticinquennale: Simone, Mav, Andrea, Keko, Francesco e Federico. Per i più giovani quella era prima notturna sulla roccia dei Corni.

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L’orizzonte era pieno di luci: Il Cornizzolo, il Palanzone, Megna, la Crestina Osa, il corno Rat e le croci illuminate del Resegone e del Corno Birone. Alle mie spalle Mattia, Teo e Nicola presidiavano la Croce del Corno Occidentale: avevamo portato su per il caminetto una “tremendamente pesante” batteria a 12Volt con cui alimentare una striscia di led avvolta alla croce. Quando abbiamo abbiamo attaccato i morsetti dando corrente il Corno si è trasformato in un faro! «Siamo qui! Ci siamo anche Noi! Tanti auguri anche a Voi!!»

Quando la squadra si è finalmente ricongiunta sulla vetta siamo scesi tutti insieme fino alla Sev. Il rifugio era chiuso ma la nostra brigata ha trovato posto nel nuovo bivacco. Abbiamo aperto un pandoro e stappato bottiglie di spumante. Abbiamo brindato, cantato e fatto festa. Questa è la nostra montagna: qui abbiamo imparato a conoscerci ed i nostri legami si sono fatti più forti.

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Ingollando panettone e spumante mi sono guardato intorno: la gioia che traspariva nel sorriso dei miei amici era più luminosa di qualsiasi led. Questa è la luce che portiamo sulla cima dei Corni. Buon Natale amici miei!

Davide “Birillo” Valsecchi

Un grazie a Niky per le foto ed alla S.E.V. per aver realizzato il nuovo bivacco.

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Ragazzo Debole

Ragazzo Debole

L’altra settimana Ivan Guerini e Joseph Prima mi hanno letteralmente asfaltato. Hanno aperto ben tre nuove vie ai Corni ed io non sono minimamente riuscito a stargli dietro: zero, una prestazione assolutamente imbarazzante. Certo, non è pensabile confrontarsi loro, sono davvero davvero due straordinari fuori classe: Ivan è stato il primo italiano a superare in arrampicata libera il VII grado e Joseph basta osservarlo sulla roccia “nuda” per capire quale alieno sia. Partire in svantaggio per me non è un problema ma una frase di Joseph si è incuneata nella mente: «Birillo, eri forte il doppio quando abbiamo fatto la Panzeri lo scorso anno. Che è successo?»

Già, che è successo. All’epoca ero molto più allenato ed attivo mentre ora, dopo il Pizzo D’Eghen a Luglio, ho arrampicato davvero pochissimo. Forse allora ero anche più rilassato, ora invece sono tanti i pensieri che distraggono. Così ho cominciato a ragionare: io sono, ero e resterò una straordinaria schiappa, l’unica talento che possiedo è una scriteriata determinazione ed una schizzofrenica volontà. Sulla Panzeri o sul Pizzo d’Eghen ero pronto a dare battaglia tra le fiamme attingendo ad energie e risorse insospettate che ora mi sembrano assolutamente precluse.

Così, alla soglia dei 40, ho imparato qualcosa sulla mia arma segreta che ancora non avevo compreso:
la volontà non basta senza la giusta motivazione, il giusto scopo.

Non posso allenarmi, alzare il grado o fare quello che fanno tutti per migliorare, per padroneggiare il gesto. Non funziono così. A me non interessa il “come”, a me interessa il “perchè”. Per due anni ho arrampicato ai Corni perchè volevo raggiungere posti che mi sembravano inarrivabili, perchè volevo osservare le mie montagne da un punto di vista concesso solo a pochi. Fanculo il grado, la difficoltà e tutto il resto: la mia non era arrampicata, era avventura!

La sola cosa sensata da fare era ricominciare, ricominciare dalle basi. E le basi da queste parti hanno due nomi: Fasana e Dell’Oro. Ho alzato lo sguardo dalla finestra ed ho visto quello che avevo sotto il naso ormai da mesi: il Corno Rat. Può sembrarvi ridicolo ma non avevo mai arrampicato al Corno Rat sebbene spesso, partendo a piedi da Asso, sia venuto a percorrere la ferrata ( …la prima volta, sbagliando strada, come un babeo la feci in discesa al mese di luglio: un inferno!!). Ora mi è davanti ogni volta che esco di casa!

Quindi ho scritto a Mattia: “Ma se domenica facessimo la Dell’Oro al Corno Rat?”. Ovviamente domenica mattina eravamo all’attacco. Al primo tiro ero assolutamente pentito della mia scelta e la mia mente era quasi in black-out “Vedi come ti muovi male? Come sei instabile e lento nei movimenti? Ti rendi conto che sei pesante? Che se dovevi diventare bravo lo saresti già diventato e che ora sei vecchio? Non ti rendi conto che dovresti lasciar perdere tutta questa storia dell’arrampicare? Vai a camminare piuttosto, rassegnati…vai a far funghi con i pensionati!!”

Il mio corpo però iniziava a sciogliersi ed il brontolio della mia voce sembrava acquitarsi lasciando spazio ad una voce sconosciuta e solo immaginata: “istu Pierino, se che ghe la fem minga a salta fö e so minga me fem a turna indree”. Già, la leggenda di Darvino e Pierino Dell’Oro: io ero nel famoso diedro e più avanti mi attendeva la verticale placca che i due giovanissimi avevano superato con un eroico lancio della corda su una pianta.

Fanculo il grado, fanculo la tecnica, fanculo le anche che non seguono il peso, i piedi insicuri e le prese incerte che le dita non riescono a tenere. Quei due ragazzi negli anni ‘40 avevano superato e vinto l’ignoto, volevo vedere anche io quello che avevano visto loro: il resto era un dettaglio, un problema da risolvere come mille altri.

Il secondo tiro inizio a carburare. Mattia raddrizza la via evitando il terrazzino erboso e gustandosi roccia dritta e lavorata. Per me va bene, nemmeno ci faccio caso al traverso successivo: tanto ormai con i traversi ho l’abbonamento. Peggio del pendolo sull’Eghen non può essere… Il terzo tiro è scoppiettante, 100% Corni di Canzo! Mi ritrovo a penzoloni appeso ad un chiodo per un braccio: «Fanculo l’arrampicata libera! Qui la questione è non venire a basso! Darvino!!!!!!».

Passiamo ed arriviamo in sosta preparandoci a superare il famoso “cavo metallico” che sopperisce al mitico lancio della corda. In quel momento sotto di noi, da una via sportiva, emerge una ragazza che inizia a recuperare un sacco grigio ipertecnico della black diamond. Lei ed il suo ragazzo erano all’attacco con noi. Continuavano a parlare al cellulare con degli amici che, evidentemente, erano in Val di Mello in coda su Luna Nascente aspettando che le altre cordate più lente proseguissero: “Bhe, ma se riescono a farla in conserva perchè non superano?” aveva chiesto lei. In quel momento mi era venuto in mente che anche io e Mattia avevamo tirato Luna Nascente in conserva protetta, ma non era stata una cosa voluta: come due sfigati dei Corni di Canzo avevamo saltato involontariamente una sosta!! Tuttavia era chiaro che tra noi quelli fighi erano loro: “Amore, che facciamo? Ci scaldiamo su un 5c o su un 6a?”. Il mio umore era già affossato, quei due erano riusciti a seppellirlo prima ancora di toccare la roccia.

Ma ora loro erano sotto di noi ed io ero di nuovo carico e galvanizzato da Darvino e Pierino. Lei, visibilmente scocciata si lamentava “E’ un’arrampicata senza senso, che posto di m***a che hai scelto!” Io, 30 metri sopra, ero appeso al cavo metallico e cominciavo la mia traversata. Alzando lo sguardo mi ha visto e, ancora più sconcertata, è esplosa “Ma che c***o stanno facendo quei due?!”. Appeso nel vuoto mi è venuto da ghignare divertito: “Hey Pupa! Questa non è la Val di Mello, qui si balla una musica diversa: benvenuta ai Corni!”

Alla base di quella parete ero fermamente convinto che avrei abbandonato l’arrampicata. Prima di raggiungerne la fine ero nuovamente rapito: “Hey Mattia, guarda là che storia: secondo te si passa? Chissà cosa c’è dall’altra parte?” Già, quello che davvero serve è la giusta motivazione, al resto pensa la volontà!

Mentre noi eravamo sul Corno Rat, Joeseph era tornato alla Torre Tonda con un suo amico, Giuseppe “Pepott” Stanga. Nonostante il giorno prima fosse sul Monte Bianco in una via di misto con l’amico Corrado “Korra” Pesce, nonostante i vibranti 5 gradi che il vento trascinava giù delle Moregge, è riuscito ad aprire una nuova via! Un alieno!!

Milksop (Ragazzo debole), Torre Tonda – NoSpitZone – Corno Orientale. Difficoltà: VIII- UIAA. Materiale: solo friends fino al 0,75. Scopritori: Giuseppe (Joseph) Prina, Giuseppe (Pepot) Stanga. Data ascensione: 1 novembre 2015

Ivan “Oceano Irrazionale” Guerini, Joesph “Celeste Nostalgia” Prina, Mattia “Stellina” Ricci e Birillo “Cuori Infrangibili” Valsecchi: è un gran momento per essere schiappa ai Corni!!

No, non riusciremo ad essere come loro ma questo per due semplici motivi:

  • il primo è che noi siamo indigenti autoctoni figli del calcare dei Corni di Canzo (per di più del versante nord e riemersi dagli abissi speleo!).
  • Il secondo è che sono proprio loro ad averci insegnato come cercare la propria via, unica e spesso irripetibile.

Sono a Casa! Ritrovata la giusta motivazione questo ragazzo debole saprà stupire, di nuovo!

Davide “Birillo” Valsecchi

Araldi della Torre Tonda

Araldi della Torre Tonda

DSCF8599Forse sono stati proprio i Corni i primi ad accorgersi che quello era un momento importante. Nell’ombra della parete Nord del Corno Orientale fa sempre un freddo terribile, ieri però non spirava il consueto vento gelido che da nord scende lungo il lago scavalcando la bocchetta delle Moregge.

Alla base della Torre Tonda, sotto la Grande Onda, due arrampicatore d’eccezione e due giovani e arrembanti indigeni: Ivan Guerini e Giuseppe “Joseph” Prina, accompagnati da Mattia Ricci e Davide “Birillo” Valsecchi.

Lo confesso, mi ci è voluta una notte intera ed una buona dose di boccali di birra per rendermi conto di quanto quella di ieri sia stata una tappa importante nel lungo, e a volte sbalorditivo, viaggio iniziato tre anni fa. Casualmente questa mattina mi è apparsa una foto scattata prima che tutto questo questo avesse inizio.

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Questa foto è stata fatta quando ancora non ero mai nemmeno salito in cima alla Croce del Pilastro Gian Maria. Prima che comprassi la corda arancione (che utilizzo ancora oggi), prima che la normale al Pilastrello diventasse la mia prima via da primo. Prima di fare cordata con Mattia, prima che tanti degli inconfessabili desideri divenissero realtà.

Questa foto, nella sua semplicità, rappresenta lo spirito che animava e che tutt’oggi anima la nostra ricerca. Sono trascorsi solo tre anni, ma la mia mente è affollata di ricordi terrificanti e meravigliosi. Un passato che riesce a rendere ancora più straordinario il presente. Chi avrebbe mai pensato una cosa simile?

Già, e ora siamo alla Torre Tonda, un monolito che si innalza davanti alla parete Nord del Corno Orientale. La sua cima è raggiungibile facilmente (II) dalla forcella dove attacca la via Stella Alpina e le altre vie della Parete. Il versante rivolto a est offre una verticale parete di trenta metri percorsa da una coppia di evidenti fessure.

A maggio di quest’anno, Mattia ed io, abbiamo aperto dal basso ed in modo tradizionale la via “Stellina”. Per noi era la “prima volta” e ci sono voluti tre “assalti” per superare quei trenta metri ed il freddo delle Moregge. La sommità della Torre Tonda è ricca di solide clessidre e questo ci ha permesso di terminare la via con una solidissima sosta completamente naturale.

Trovarsi ieri nuovamente alla base della Torre è stata una sensazione familiare ed è stato davvero straordinario vedere due “fortissimi” confrontarsi “a vista” con quelle difficoltà che abbiamo imparato a conoscere. Mattia resta tremendamente più forte di me, ma quando in campo ci sono Ivan e Joseph anche lui torna (piacevolmente) ad essere una “matricola” come me.  

In una sola giornata sono state aperte, sempre dal basso e sempre in modo tradizionale, ben tre nuove vie. Tutte rigorosamente in stile “NoSpitZone”.

Joseph ha aperto “Cold Fingers”, sullo spigolo destro della Torre, e  “Comet”, che risale da destra ed attraversa fino a raggiungere la fessura parallela a quella in cui corre “Stellina”. Ivan invece ha esplorato lo spigolo di sinistra tracciando “Sortilegio”, una linea che risale lo strapiombo formato da una lama appoggiata attraverso uno strettissimo passaggio incastrato.

 

Ivan ha anche ripetuto la nostra “Stellina”: oltre a trovarla una delle linee più eleganti e logiche sulla parete l’ha paragonata, se percorsa in arrampicata libera, alla via Ratti al Nibbio.

Mattia ha ripetuto tutte e tre le nuove vie. Io mi sono letteralmente “incastrato” dentro “Sortilegio” ed ho faticato in modo inqualificabile su “ColdFingers”. Fortunatamente oggi ho l’influenza e questo mi garantisce qualche scusa: ho la giustifica ed il certificato! Tuttavia non me la prendo: fortunatamente qualche vecchia foto riemerge per ricordarmi come e dove è iniziato tutto questo “Sturm und Drang”. Qualcosa di davvero impensabile e che deve essere di incoraggiamento per chi, come è capitato a me, vuole trovare la propria “via”.

La Torre Tonda è ora di fatto una riserva, una delle aree moderne che ai Corni di Canzo aderiscono alla filosofia “NoSpitZone”, un approccio di cui Ivan è ideatore e Joseph uno dei più attivi e determinati promotori. Sulle vie sono presenti alcuni chiodi di “testimonianza” ma la salita, per chi intende riperterla, va approcciata considerando la roccia come “nuda” e pressochè intatta.

Davide “Birillo” Valsecchi

— NoSpitZone —

nospitzoneNel 1999, Ivan Guerini ha concepito il marchio ZONE NO SPIT (o NO SPIT ZONE), per la preservazione della Natura Verticale, realizzato insieme al grafico editing Marco Agnelli in occasione del primo libro che scrisse sulla Val Grande. Quell’abbinamento pernise al novello marchio di essere “storicizzato”, perché legato sapientemente alle pareti allora impercorse di quello che può essere considerato il Parco Nazionale più selvaggio d’Europa. Nessuno aveva mai concepito di destinare tutta la sua attività esplorativa alla preservazione della Natura Verticale, e Guerini lo ha fatto arrampicando esclusivamente con lo stile sopra citato e con la creazione di questo logo.

Uomini e pareti di Corni e Moregallo

Uomini e pareti di Corni e Moregallo

Nella serata centrale dello storico meeting di arrampicata tenutosi il 26 Settembre 2015, in occasione dei festeggiamenti per il 50° della Scuola Attilio Piacco, è stato presentato un video/documentario dedicato alla storia dell’alpinismo nell’Isola Senza Nome: Uomini e pareti di Corni e Moregallo.

Non posso che fare i complimenti al Cai di Valmadrera per il magnifico lavoro svolto e per l’encomiabile esempio che sanno dare a tutti noi nel preservare e diffondere la tradizione delle nostre piccole ma agguerrite montagne. Grazie!

Davide “Birillo” Valsecchi

Hall of Fame: Isola senza Nome

 Origini:  Anni ’40/’50:  Anni ’60
  • Eugenio Fasana
  • Arturo Andreoletti
  • Carlo Prochownich
  • Vitale Bramani
  • Antonio Omio
  • Darvini Dell’Oro
  • Pierino Dell’Oro
  • Carlo Rusconi “Palferi”
  • Luciano Corti
  • Dante Maggi
  • Elvezio dell’Oro
  • Ercole Esposito “Ruchin”
  • Emilio Galli
  • Alfredo Colombo
  • Gianfranco Ferrari
  • Angelo Longoni
  • Augusto Corti
  • Antonio Rusconi
  • Giorgio Tessari
  • Gianni Rusconi
  • Dionigi Canali
  • Castino Canali
  • Pietro Paredi
  • Giuseppe Crippa
  • Giuseppe Arosio
  • Giorgio Redaelli
  • Pier Lorenzo Acquistapace
  • Giorgio Brianzi
  • Dionigi Canali
 Anni ’70  Anni ’80  Anni ’90
  • Giambattista Crimella
  • Gianin Villa
  • Ruggero Dell’Oro
  • Cristiana Dell’Oro
  • GianMaria Mandelli
  • Elio Rusconi
  • Antonio Sacchi
  • Romano Corti
  • Mosè Butti
  • Felice Vassena
  • Franco Tessari
  • Paolo Cesana
  • Giorgio Mandressi
  • Claudio Mandressi
  • Marco Tentori
  • Claudio Crepaldi
  • Beppe Rusconi
  • Roberto Mandelli
  • Luigi Anghileri
  • Marco Lattuada
  • Giorgio Farina
  • Renzo Zappa
  • Giacomo “Mino” Fugazza
  • Giancarlo Masciadri
  • Maurizio Bellotti
  • Delfino Formenti
  • Domenico Chindamo
  • Paolo Crimella
  • Gianni Magistris
  • Gabriele Crippa
 Anni 2000  Anni 2010
  • Marco Beccalli
  • Massimo Brini
  • Paolo Maggioni
  • Denis Redolfi
  • Alfio Viganò
  • Giacomo Rusconi
  • Fabrizio Pina
  • Ivan Guerini
  • Giseppe Prina
  • Gerry Redepaoli
  • Carlo Caccia
  • Fabio Valsechini
  • Giulio Zappa
  • Lorenzo Senese
  • Francesco Milani Capialbi
  • Michele Mandelli
  • Massimo Brini
  • Claudio Cendali
  • Davide Guerra
  • Davide Castelnovo
  • Mattia Ricci
  • Davide “Birillo” Valsecchi
  • Fabio Todeschini
Pirati dell’Isola Senza Nome

Pirati dell’Isola Senza Nome

20151010_154958“Alla stazione ad aspettare la tradotta, un treno carico di giovani che viaggia verso la morte: una bella gita!” Boris compie gli anni e non la smette più di citare “Il Veterano” di Cochi e Renato, lo zaino pesa una tonnellata: imbrago, corda da 60, rinvii, scarpette, set da ferrata e cianfrusaglie varie. Doveva essere una passeggiata ma il piano si è lentamente allargato.

Teo e Sammy mi stanno dietro, Boris imperterrito continua il suo spettacolino: “Puttana eva, e il Piave mormora… Ma che cosa mormori a fare che io mi sto cagando adosso!!” Da casa mia ci siamo infilati su per il Moregallo, lungo il sentiero “Paolo ed Eliana”. Racconto ai miei soci della Torre Egger in Patagonia e della triste storia dei due ragazzi, il “Ragno” di Valmadrera e la bella rifugista delle Dolomiti, entrambi poco più che ventenni. La racconto in fretta, perchè è mattina, perchè il sole è alto e perchè la tristezza non turbi la quiete selvaggia del sentiero in loro memoria.

Roccia, roccia ovunque. Quando superiamo il Forcellino ci addentriamo tra le guglie del Moregallo: troppo piccole per essere importanti, troppo vicine per essere ignorate. Il sentiero continua la sua salita emergendo dal bosco. Il lago, le Grigne, il Resegone. Nessuno dei mie compagni era mai stato qui. Volevano andare altrove ma io, d’autorità, avevo insistito imponendo la mia decisione. Ma dai loro sguardi era chiaro che iniziavano a comprendere la magia dell’Isola Senza Nome.

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Raggiungiamo la cresta e scolliniamo lungo il sentiero che, come da tradizione, percorriamo al buio la prima notte di ogni anno. Poi deviamo, dapprima curiosando tra gli scoscesi canali del versante est. Il buon “Guerra” mi ha inviato i tracciati con cui ha rimontato quell’oceando di roccia e prati che precipitano nel lago: il costone della teleferica  (T5+ 1100m) ed il costone del casotto (T5+ 1100m).

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“…ma che cazzo spari che sto parlando?!?!” Boris è senza fine. Dalla cresta scendiamo verso il versante sud del Corno di Braga puntando alla formazione rocciosa che, nel fitto del bosco, la costeggiamo. Inseguo un sentiero di mufloni, mi perdo e mi ritrovo navigando a vista tra i ricordi. Poi trovo i segni che mi servono ed arrivo alla destinazione. “Che dici Teo, sarà a catasto? Prendiamo il punto Gps e portiamo tutto al Dolfo”.

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Davanti a noi l’ingresso della grotta più grande che fino ad ora ho trovato sul Moregallo. Caschetto, frontale e dentro. Per Sammy e Boris questa è la “prima volta” nel mondo ipogeo. La grotta è molto ampia ma non troppo profonda (tra i 25/30 metri di lunghezza). Tuttavia è molto concrezionata ed “attiva”.

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Finito il “tour” speleo riprendiamo a salire verso la cresta Nord. Quando finalmente raggiungiamo il crinale appaiono i Corni e sulla cima dell’Orientale si stagliano evidenti le siluette degli amici di Asso e Canzo che, dopo aver percorso la ferrata del Venticinquennale, sono in posa attorno alla croce. Il piano originale era riuscire a raggiungerli in ferrata ma, ahinoi, avevavo divagato troppo nelle nostre esplorazioni.

Suona il cellulare “Socio dove sei? Spicciati! Noi passiamo dal corno Centrale ora: ti aspetto al Pilastrello!” La voce di Mattia suona chiara come le sue intenzioni. La nebbia invece continua a cambiare versante spinta dal vento e ci avvolge mentre scendiamo verso le Moregge per risalire verso la bocchetta di Leura.

Arriviamo in anticipo e ci infiliamo nella spaccatura del pilastrello inoltrandoci nel cuore segreto della Parete Fasana. Visto che nessuno è ancora arrivato formiamo un improbabile piramide umana e mi faccio alzare lungo la fenditura orizzontale che risale tra i due pilastri. I miei soci sbuffano e brontolano perchè oltre ad essere il più pensante gli sono saltato in spalla senza neppure togliere lo zaino. Con la luce della fontale esploro i buchi in cerca di qualcosa che non c’è.

Pongo fine a quel fantozziano teatrino giusto in tempo. Nel forra rocciosa ci raggiungo il “Fuma”, delegato del Soccorso Alpino, Andrea, i ragazzi del Cai ed il mio socio Mattia. Saluti, pacche  e strette di mano: “Birillo, benvenuto nella squadra degli sposati!” Tutti insieme risaliamo fino al sasso incastrato e, piazzando una fissa, smontiamo lungo il lato nord della spaccatura.

Il piano sarebbe un’ottima birra alla SEV ma Mattia non è dell’idea: “Non hai voglia di arrampicare ai Corni?” “Mattia, c’è una nebbia che non si vede un accidenti e siamo ad Ottobre: non il periodo migliore per spassarsela alla Fasana” Mattia ride: “Nebbia? Cosa devi vedere? Ci infiliamo nel camino: è tutta dritta!” Cosa posso dirgli? Tiriamo fuori le corde, arruoliamo Teo ed insieme attacchiamo la via del Camino al Pilastro Minore: per Teo non è solo la prima via ai corni ma la prima via in assoluto!

Mattia senza incertezze si alza, friend e nat, fino all’anello della sosta intermedia. Per Teo è uno spasso, per me un tuffo nei ricordi che mi riporta ai giorni eroici in cui muovevamo i primi passi sulla roccia dei Corni di Canzo.

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La roccia dei Corni è fedele a se stessa ma il camino aiuta a prenderci confidenza senza troppi traumi. Teo, non senza una solida dose di adrenalina, guadagna la sua prima via! Boris e Sammy, dal terrazzo del Sev, ci vedono sulla cima ed iniziamo a venirci incontro mentre attrezziamo la doppia per scendere.

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“Andiamo! Andiamo che è tardi!” Boris deve andare a trovare la sua bella ed un paio d’ore ci separano dalla sua macchina. Salutiamo Mattia, che scende verso Valbrona, e puntiamo dritti verso il Fo e San Tomaso. Giù, giù, lungo il fiume, attraverso il bosco, le foglie viscide, le casotte, i funghi sconosciuti e le cascate a strapiombo che costeggiano il Corno Rat. Giù, perchè la birra ci attende fresca a Valmadrera.

I soci ripartono ed io entro in casa da Bruna. “Sono in ritardo?” una doccia, un paio di pantaloni puliti ed usciamo di nuovo. Stefano, il fratello di Bruna, compie gli anni ed all’Impastata di Osnago suona con “Teo e le veline grasse”. La notte è calata, le luci del palco si accendono e scatta il Rock’n’ Roll!

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Alle due rientriamo a casa, ancora una volta fradicio di sudore e con i vestiti a pezzi: mi infilo nuovamente nella doccia. Tiro fiato un istante: tra meno di sei ore Simone busserà alla mia porta per andare ad arrampicare insieme alle falesie di Civate, per il pomeriggio è previsto l’arrivo di Ivan e Joseph. Punto la sveglia ed abbraccio la Bruna. Siamo pirati, pirati dell’Isola Senza Nome: dalle nostre parti ogni giorno è un’avventura!!

Davide  “Birillo” Valsecchi

«Qui potete trovare le foto (molte belle) scattate da Boris»
Questo invece è il tracciato Gps acquisto grazie a Sammy.

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Questo invece sono Cochi e Renato. 😉

Nel Segno della Tradizione

Nel Segno della Tradizione

Corni di Canzo: 26 Settembre 2015. Gli intensi occhi azzurri che mi fissano sono quelli di Giorgio Tessari, uno dei leggendari “Cinque di Valmadrera”. Solo Dio e pochi altri possono sapere quanta roccia e quanta montagna hanno visto quegli occhi ormai settantenni. I suoi modi sono decisi e diretti come sempre, ma questa sera traspare evidente una grande gioia. Mi porge una penna ed una copia della Guida delle vie dei Corni di Canzo: la sala del rifugio Sev è affolata, la prima pagina di quel suo piccolo libro si sta affollando con le firme degli oltre settanta presenti. Firmare è un gesto semplice, ma carico di grande emozione.

Poco più di due settimane fa ero in questa stessa sala a festeggiare il mio matrimonio. Ora, sempre in compagnia di mia moglie, sono nuovamente qui per un evento storico, per rendere omaggio al 50° di Fondazione della Scuola Attilio Piacco, per festeggiare le nostre montagne.

Per l’occasione il Cai di Valmadrera ed il Cai di Oggiono hanno dato vita ad una “due giorni di arrampicata” invitando alpinisti ed arrampicatori. Nel pomeriggio numerose cordate hanno affrontato le vie classiche dei Corni e del Moregallo ed ora, seduti attorno ad un tavolo, non sembra vero ascoltare le salite degli amici e raccontare le proprie.

Dennis Redolfi, il giovane direttore della Scuola, ringrazia felice i presenti e la parola passa poi ai vari Presidenti sezionali e finalmente a Gian Maria Mandelli. Gianni è raggiante: si è dato un gran da fare sia per il meeting che per la realizzazione della nuova guida. Vederlo felice è una gioia: è il custode dei Corni, per molti di noi sono stati i suoi scritti la prima traccia con cui iniziare la propria avventura tra queste pareti: ”Finora, su queste piccole montagne, ognuno ha potuto cercare l’alpinista nascosto in sé”.

Le luci si spengono ed un proiettore trasforma la grande sala da pranzo in un piccolo cinema. Sul telone scorrono le immagini delle nostre montagne, i volti ed i nomi di coloro che le hanno amate ed affrontate nella loro verticalità. Il racconto, puntuale attraverso le generazioni, parte da dagli inizi del ‘900 e risale fino ai giorni nostri: descrive gli stili e tecniche diverse rimarcando come nel tempo la “tradizione” sia rimasta immutata accomunandoci tutti. Non è la celebrazione dell’Attilio Piacco o degli arrampicatori di Valmadrera, è un trascinante tributo carico di affetto ed orgoglio che abbraccia tutta la storia dell’alpinismo nell’Isola senza Nome.

In un silenzio riverente scorrono i grandi del passato, le leggende, i patriarchi. Poi scatta qualche applauso quando appaino le foto di gioventù dei “veterani”. Alla fine, quando i più giovani iniziano a riconoscersi, partono gli sgnignazzi e le pacche sulle spalle. Ci siamo tutti, ognuno ha il suo posto, per un istante siamo tutti la stessa cosa. Il filmato si conclude in uno scroscio di applausi emozionati.  

Brindo con gli amici, vecchi e nuovi, famosi o quasi sconosciuti. Brindo alle nostre montagne, alle avventure passate e a quelle future. Rido felice. Per un istante mi guardo intorno, per un istante mi blocco, stringo la mano di Bruna per frenare il cuore che cerca di tradire gli occhi: “No, noi non seguiamo la tradizione: noi apparteniamo alla tradizione. Esiste gioia più grande per un Alpinista?”.

Mos!

Davide “Birillo” Valsecchi

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Via Pino Dell’Oro

Via Pino Dell’Oro

DSCF8296Sabato 26 e Domenica 27 Settembre 2015 le pareti dei Corni di Canzo si sono animate come forse mai in passato e sono state numerose le cordate hanno affrontato la salita delle vie classiche. L’occasione, davvero storica, sono stati i festeggiamenti per il 50° della Scuola Attilio Piacco: il Cai di Valmadrera ed il Cai di Oggiono hanno infatti dato vita ad un meeting di arrampicata forse senza precedenti sulle nostre montagne.

Di questi due giorni dei Corni voglio parlavene con calma, dopo aver messo ordini tra le foto, i racconti e le emozioni. In questi due giorni mi sono davvero divertito, ho avuto l’occasione di conoscere forti alpinisti e nuovi amici.  In certi momenti mi sono commosso e persino sentito orgoglioso per essere, in piccolo, parte di questo microcosmo alpinistico che è “L’isola senza nome”.

In questi due giorni di meeting tuttavia io non ho arrampicato. Mattia, il mio fidato compagno di cordata, era via con la famiglia e, tutto sommato, le mie montagne mi attendono ogni mattina fuori dalla porta di casa. In questi due giorni ho cercato di cogliere qualcosa di diverso ma per me altrettanto prezioso.

Armato della mia economica macchina fotografica e del suo piccolo zoom da 14X mi sono infilato per i canali del Moregallo, cercando un buon punto da cui scattare foto e finalmente osservare l’arrampicata ai Corni. Io ci sono già stato sulla quella roccia, tra quelle onde indecifrabili, ma ero davvero ansioso di “conoscere” ciò che significa “visto da fuori”.

Sabato ben tre cordate diverse hanno affrontato lo sperone Sud del Corno Orientale. Due di loro hanno risalito il classico Diedro Dell’Oro mentre una terza ha affrontato la via Pino Dell’Oro. Ecco un po’ di foto di quest’ultima salita: spero possano emozionarvi così come hanno fatto con me!

Davide “Birillo” Valsecchi

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