Category: curiosità

CIMA-ASSO.it > curiosità
Lago di Pusiano: progetto Piroga

Lago di Pusiano: progetto Piroga

Lago di Pusiano
Lago di Pusiano

La mia sorellina, oltre ad essere la mamma del mio nipotino e la moglie di un mio buon amico, è anche una valente biologa specializzata nello studio delle acque dei nostri laghi e fiumi.

Ogni tanto, dopo essersi infilata gli stivaloni o aver preso il largo con la barchetta, va a raccogliere campioni d’acqua monitorando per conto dell’ARPA, l’associazione Regionale Protezione Ambiente, lo stato di salute dell’acqua che ci circonda.

Sono molto orgoglioso della sua attività e per questo mi fa molto piacere soddisfare una sua piccola richiesta divulgando una conferenza che si terrà nei prossimi giorni sul Lago di Pusiano.

Pusiano è uno dei tanti laghi minori che si trovano nel nostro territorio: Segrino, Montorfano, Annone, Garlate e Olginate sono gli altri.

Nel lago di Pusiano sbocca il Lambro e questo lega la nostra Asso a quello specchio d’acqua naturale. Tra i laghi è quello che conosco meglio perchè è dove imparavo ad andare in canoa insieme all’Ammiraglio e posso dirvi, avendolo frequentato in tutte le stagioni ( …anche in inverno in canoa tra il ghiaccio!!), quanto sia un patrimonio naturale e ambientale davvero interessante per il nostro territorio.

Nel lago troviamo la famosa Isola dei Cipressi su cui vivono gli animali più strani: tempo fà c’erano persino una coppia di canguri wallaby allevati dai proprietari dell’isola, la famiglia Gavazzi.

Dal 1811 il lago è regolato allo sbocco verso la valle del Lambro attraverso una diga, Cavo Diotti, ora gestita dal Parco Regionale della Valle del Lambro. E’ una costruzione architettonicamente interessante che regola ormai da due secoli, quest’anno sono 200 anni,  il livello d’acqua del lago.

Il lago di Pusiano è oggetto di un importate impegno di bonifca e riqualifica del territorio e dell’acqua e durante la conferenza saranno esposti i risultati e gli obbiettivi di quest’attività che è stata chiamata Progetto Piroga.

Per chi volesse partecipare alla serata la conferenza di svolgerà Giovedì  24 Marzo alle ore 20:30 Atrio scuola primaria di Rogeno in Piazza Martiri della Libertà 2, Rogeno.

Qui potete trovare la locandina della serata ed il suo programma.

Davide “Birillo” Valsecchi

L’Aquila della Guzzi

L’Aquila della Guzzi

Giovanni Ravelli
Giovanni Ravelli

Giovanni Ravelli, il “Diavolo Italiano” così come lo chiamavano in Spagna per la sua spericolatezza. Ravelli: ciclista, motociclista e poi aviatore ma sempre un avventuriero italiano di motori e velocità.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come ufficiale nella Regia Marina e fu inizialmente impiegato come pilota di idrovolanti, per poi passare alla 87ª Squadriglia Aeroplani da caccia detta “La Serenissima“. Partecipò a svariate missioni di guerra per le quali gli vennero conferite tre medaglie d’argento al valor militare.

Durante la guerra, combatté al fianco di Giorgio Parodi, un altro pilota pluridecorato, ed insieme al meccanico esperto di motori aeronautici Carlo Guzzi si accordarono per creare al termine del conflitto una casa motociclistica. Quella nuova avventura era destinata a diventare la Moto Guzzi.

L’11 agosto del 1919, durante un volo di collaudo, Ravelli precipitò per un guasto al motore. Le gravi ferite causate dall’impatto furono fatali. I compagni dell’avventura motociclistica decisero di ricordarlo nel simbolo della azienda. Nel 1921, infatti, Parodi e Guzzi fondarono a Genova la “Società Anonima Moto Guzzi”, scegliendo come emblema un’aquila da aviatore a ricordo dell’amico scomparso: l’Aquila della Guzzi.

Questa è la prima delle storie che gli appassionati raccontano entrando nel museo di Mandello, nel museo della moto del lago. Io, Giulio, la Zia Giusy, Alberto ed il resto della squadra in missione nel tempio della moto lariana, meta dei cultori delle ruote da tutto il mondo.

La mia avventura motociclistica si ferma solo ad un piccolo cinquantino della Fantic Motor, altra casa storica del lago, ma anche un profano come me può capire la storia ed il fascino racchiuso nel padiglione della fabbrica dedicato al museo dell’azienda, alle sue moto, ai suoi campioni.

Per informazioni sul museo: Museo Moto Guzzi

Davide “Birillo” Valsecchi

THIS IS MOTO GUZZI ROCK AND ROLL!!

Yanez de Gomera

Yanez de Gomera

«Che importa se il suo passato fu tremendo – rispose Marianna – se ha immolato vittime a centinaia, se ha commesso vendette atroci? Egli mi adora, egli farà per me tutto ciò che io gli dirò, io farò di lui un altro uomo. Io abbandonerò la mia isola, egli abbandonerà la sua Mompracem, andremo lontani da questi mari funesti, tanto lontani da non udirne più mai parlare. In un angolo del mondo dimenticati da tutti, ma felici, noi vivremo assieme e nessuno mai saprà che il marito della “Perla di Labuan” è l’antica Tigre della Malesia, l’uomo che ha fatto tremare regni e che ha versato tanto sangue. Sì, io sarò sua sposa, oggi, domani, sempre e l’amerò sempre!»

Così diceva la bella Lady Marianna allo spericolato Yanez de Gomera che pur di aiutare il fraterno amico Sandokan si era intrufolato nel palazzo di Lord Brooke spacciandosi per’ufficiale inglese cugino Baronetto William, il promesso sposo della “Perla di Labuan”.

Questo spezzone de “Le Tigri di Mompracem” di Emilio Salgari è preso da una delle tante versioni on-line disponibili. Salgari era una figura eccezionale con una storia personale però molto triste che riesce a commuovermi anche più dei suoi romanzi e per questo mi piace ricordarlo.

Leggendo però questo spezone mi è tornata alla mente un proverbio cinese: “Quando il cuore si fa schiavo della bellezza, la libertà è perduta”. Credo che il nostro Sandokan, l’indomita tigre della Malesia, si fosse scelto una bella gatta da pelare. Rileggere i propositi della “Lady”, ancora in prigione, sul suo futuro con Sandokan fa venire i brividi: “…egli farà per me tutto ciò che io gli dirò, io farò di lui un altro uomo”. Alle volte un’uomo le rogne se le va proprio a cercare!!

Per questo il portoghese, lo sconsiderato Yanez de Gomera, appare invece una figura molto più affasciante e concreta. So che Davide Van De Sfroos ha presentato al Festival di San Remo una canzone dedicata proprio a questo mitico personaggio in chiave Laghéé: in effetti, per gli stralunati del lago, Yanez è decisamente il più adatto, quello più nostrano e che più facilmente si potrebbe incontrare per le valli del Lario (specie nell’interpretazione che ne fece Philippe Leroy).

Con qualche difficoltà ma sono riuscito anche io ad ascoltare la canzone sebbene io sia qui in Africa e, devo ammetterlo, mi ha divertito sopratutto perchè ora ci troviamo sull’oceano ai tropici, in equilibrio tra situazioni da romanzo e stranezze da riviera romagnola. Mi piace, Yanez è una bellissima citazione di Salgari proposta con l’irriverente spirito Laghéé e con la poesia tanto ruvida quanto delicata del nostro dialetto.

Enzo è da sempre uno dei più impegnati sostenitori della “filosofia” Laghéé e proprio lo scorso anno avevamo disegnato insieme una maglietta commemorativa per la seconda spedizione dei Flaghéé, le bandiere del lago.

Quella volta io e “Santos” eravamo partiti da Piazza Cavour a Como alla volta di Piazza San Marco a Venezia con le nostre 48 bandiere ed una canoa alla David Crockett (anche se il progetto originario era curiosamente  in pedalò). Per l’occasione la nostra  “uniforme” era una maglietta ispirata ai pirati dell’Isola Comacina (che furono catturati sbronzi…) che recitava  «Laghéé: Pirati d’aqua dulza»:  eravamo già troppo avanti!!

So che la canzone di Van de Sfroos si è classificata tra i primi sei e questo mi fa molto piacere: in bocca alla tigre al buon Yanez ed al cantante più conosciuto e benvoluto del nostro lago tra i monti. Qui ai tropici, i due pirati di Asso, continuano la loro missione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

I Pirati del Lario

La tradizione vuole che i pirati si nascondessero sull’Isola Comacina e che attaccassero i comballi, le tipiche imbarcazioni del lario per il trasporto merci.

Comballo sul Lario
Comballo sul Lario

I comballi, spesso “cargàa fina a la fàsa“, erano facili prede per le piccole ma veloci imbarcazioni degli improvvisati pirati lariani.

Quando le autorità cercarono di arginare il fenomero presero vita furiosi scontri anche se il più delle volte i colpevoli semplicemente si dileguavano nel silenzio dei paesani.

Per questo fu utilizzato uno stratagemma decisamente sagace: un comballo, carico di liquori, divenne l’esca ideale per i pirati. La sera stessa, infatti, le autorità catturarono i “pirati d’aqua dulza” completamente sbronzi e senza alcuna resistenza proprio sull’isola Comacina.

A volte noi del Lario sappiamo essere proprio strani!

Albanesi, rumeni, ucraini

Albanesi, rumeni, ucraini

Avete mai pisciato e bevuto birra nello stesso tempo? Io sto rimorchiando più chiappe della tazza di un cesso!
Avete mai pisciato e bevuto birra nello stesso tempo? Io sto rimorchiando più chiappe della tazza di un cesso!

Enzo è in missione a Venezia. Fuori nevica ed il mio socio è in viaggio su un furgone a noleggio mentre  una chiatta lo aspetta al pontile per portarlo all’Arsenale. Io scuoto la neve del ciuffo entrando Dalle Zie: un bacio alla “nonna”, sono di nuovo a casa.

Mi siedo alla prima seggiola libera di fronte ad un ragazzo serbo con cui ho scambiato due chiacchiere giusto ieri.  Al fianco un croato e di rimpetto un siciliano. Più in là, all’altro tavolo, c’è la squadra di rumeni che monta impalcature con la loro uniforme azzurra. La zia mi appoggia un piatto di pasta senza che debba aprire bocca. Entra altra gente: operai, anziani, gente comune.

Dalle Zie si è in viaggio anche senza muoversi, ci si tuffa in lingue e pensieri diversi ad ogni forchettata di pasta. Entra la poetessa che scrive favole per bambini e che ogni mese riceve un premio, entra lo storico fotografo, entra l’artista amico di Enzo, entra l’ingegnere aerospaziale,  entra l’ucraino con la faccia simpatica ed il rumeno con lo sguardo scuro. Ci sono le nostre foto alle pareti, siamo di casa qui anche quando siamo lontani.

Gazzosa e vino bianco per scaldarsi ascoltando i racconti di posti lontani. In Albania le gomme da neve costano la metà ma se la polizia ti ferma con pneumatici vecchi oltre cinque anni son dolori. Qualcuno racconta di quando si faceva girare lo spiedo per l’agnello con le ridotte del trattore tra una boccata di vino e la seguente. Živjeli in croato, noroc in rumeno e na zdorovje in russo: giù un altro bicchiere alla faccia del brutto tempo aspettando arrivi Natale.

Saluto, un po’ brillo dopo il caffè, i giovani che stanno per fare ritorno a casa per il natale: buon viaggio amici di cui non conosco il nome. Ancora neve, ancora freddo, ma il vento sulla faccia mi schiarisce le idee mentre costeggio a piedi il Lambro verso Scarenna, verso la mia nuova casa.

Davanti all’unico bar della frazione scorgo la cresta di uno dei due fabbri che formano la coppia dei ‘fratelli metallo’: “Heilà, come va? Il tuo vecchio brontola come il mio? Non male, quanto brontolano vuol dire che sono ancora vivi!” Una stretta di mano, quattro chiacchiere sulla famiglia e giù un’altra grappa. Arriva anche il figlio del mio padrone di casa, siamo tre trentenni a pianificare disastrosi piani per il capodanno dopo aver raccontato dei nostri padri: vecchi bastardi che fanno piovere sulla nostra testa critiche come sassi ma per cui saremmo pronti a batterci senza quartiere su ogni terreno, contro ogni nemico, con ogni tempo.

Nevica ancora, nevica sulle nostre giacche sporche, nevica sui nostri sorrisi stretti. Un altro saluto, un’altra stretta di mano: chi prende un’ammaccata Jeep, chi una scassata Audi, ognuno parte per la sua strada. Siamo i ragazzi della valle, siamo il futuro che non si vede, siamo la frontiera che si espande e si batte per stare a galla.

Entro in casa, mi attacco alla tastiera mentre il gatto, offeso, nemmeno mi guarda: fottuto bastardo felino!

Mi attacco alla tastiera perché mentre mi passa la storta, mentre mi si schiariscono le idee e mi si scongelano i piedi,  voglio trattenere quella sensazione d’orgoglio, di appartenenza: che mi piaccia o meno sono uno della frazione e sono l’unico dannato futuro di questo fottuto paese.

Davide “Birillo” Valsecchi

“Cima” incontra i giovani giornalisti delle scuole di Asso

“Cima” incontra i giovani giornalisti delle scuole di Asso

Giovani Giornalisti Assesi
Giovani Giornalisti Assesi

La Scuola Media G.Segantini di Asso promuove da alcuni anni un laboratorio didattico dedicato al giornalismo ed alla comunicazione web. Al progetto partecipano ragazzi d’età compresa tra gli 11 ed i 13 anni che, appartenendo a classi e sezioni diverse, muovono insieme i primi passi nel mondo dei computer e della comunicazione.

Il Giorno, storico giornale di Milano con edizioni dedicate a tutte le città lombarde, supporta questo progetto coinvolgendo 100 scuole in una vera e propria competizione di giornalismo (vedi articolo de Il Giorno)

I piccoli alievi/giornalisti di Asso in passato hanno già  vinto il Secondo Premio nell’edizione 2008/2009 ed il Terzo Premio nell’edizione 2009/2010.

Lo scorso anno si sono distinti per attualità e presenza sul territorio:“Al terzo posto si sono classificati i ragazzi della scuola media Segantini di Asso che quest’anno con i loro articoli hanno sostenuto la battaglia del paese del Triangolo Lariano a difesa di una cascata minacciata dal cemento.” (leggi l’articolo pubblicato su Il Giorno)

Nell’anno scolastico 2010/2011 il laboratorio punta sulle nuove tecnologie introducendo un elemento nuovo nei propri articoli: le interviste.

E’ stato con grande piacere, e con un certo orgoglio, che la prima intervista realizzata dai giovani giornalisti di Asso sia stata ai «Due di Asso»: Davide “Birillo” Valsecchi (io) ed  Enzo Santambrogio (l’altro).

La professoressa Giulia Caminada ci ha infatti invitato a raccontare dei nostri viaggi e di come, grazie alle nuove tecnologie di comunicazione, sia possibile rendere visibile, grazie ad Internet, storie ed articoli raccontati dai posti più disparati.

I ragazzi non avevano esperienza nel porre domande a degli ospiti e quindi la nostra era un’esperienza didattica oltre ad una vera e propria intervista. Ho infatti cercato di raccontare le nostre avventure ma anche di offrire loro la mia esperienza nella gestione di un blog e nella creazione di un articolo ( …ormai “Cima-Asso” si avvia verso il suo terzo anni di vita!)

Come creare gli appunti, come formulare le domande e come usare la Wikipedia e GoogleMaps per dare spessore e profondità d’informazione a quanto si scrive. Utilizzando la sala computer della scuola abbiamo fatto un lungo viaggio per immagini che ci ha portato in Ladakh, in Tibet ma anche in Africa ed infine anche in un tour virtuale attraverso Asso e la valle del Lambro.

Se la sono spassata ma quando poi li ho puntigliosamente interrogati verificando i loro appunti hanno dimostrato di essere giovani ma anche di possedere già acume, spirito di osservazione e metodo: bravi!!!

I piccoli giornalisti riversano tutte le loro esperienze sul blog scolastico, http://bloggiornalismo.scuoleasso.it, trasformandolo in un BrainStroming collettivo da cui poi trarrano gli articoli da sottoporre a Il Giorno.

Le potenzialità di questo laboratorio sono enormi e si spingono ben oltre i limiti del classico giornalino scolastico proprio per la potenza intrinseca che i mezzi di comunicazione e collaborazione moderni offrono alle nuove generazioni. Il Giorno, comprendendo tutto questo, sta compiendo un meritevole sforzo insegnando a questi ragazzi come “emanciparsi” nel mondo dell’informazione.

Buon lavoro ragazzi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Premio 2008/2009
Premio 2008/2009

Premio vinto 2009/2010
Premio vinto 2009/2010
Il cedro millenario di Nara

Il cedro millenario di Nara

Il cedro di Kasuga-taisha
Il cedro di Kasuga-taisha

La squadra Cima-Asso.it ormai dilaga mentre giungono notizie dal Giappone dal nostro inviato Ivan, nome in codice “il ciccione”. Il buon vecchio Ivan è colui che si prende cura di “Cima” mentre io ed Enzo siamo in “missione” ed ora è toccato a lui essere in viaggio. Dopo aver affidato a mani sicure la sua amata Alifa, Ivan è un addestratore di doberman, è partito alla volta del Sol Levante.

Frastornato e divertito dall’esuberanza delle ragazze giapponesi nella città di Tokyo si è ora spostato verso sud prima nella città di Kyoto, poi Osaka ed ora nella città di Nara.

Qui ha fatto visita al “Kasuga-taisha” (春日大社), un santuario edificato nel 768 dC e ricostruito più volte nel corso dei secoli della famiglia Fujiwara. Il santuario è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco ed al suo interno conserva numerose antiche lanterne in bronzo ed in pietra.

Nel santuario si trova inoltre il “Kasuga Taisha Shinen Manyo Botanical Garden” (萬葉植物園), un giardino botanico che conserva oltre 300 piante diverse. Ognuna di queste piante è descritta in un poema del “Manyoshu” (万葉集), la più antica raccolta di poesie del Giappone. Le oltre diecimila poesie furono scritte infatti nel periodo “Nara” durante il quale fu edificato il santuario.

Ma “il ciccione”, il “mio” ciccione, è per me un vanto ed un orgoglio come amico: tra le trecento piante infatti si è dato da fare per trovare qualcosa di speciale per me. Nella tranquillità del santuario ha infatti trovato un antico cedro la cui età è stimata attorno ai 1000 anni. La sua altezza è di 23 metri e la sua circonferenza è di 7,94 metri.

La Cryptomeria japonica o cedro del Giappone, ha qualità lignee molto simili al cedro del Libano, soprattutto per quanto riguarda la longevità in ambienti difficili. Ivan è stato uno dei primi ad sostenermi nella difesa dei nostri Cedri di Asso e questo per me è stato uno splendido regalo da parte sua.

In Giappone sono tre i cedri che sfiorano o superano i 1000 anni. Oltre a questo al Kasuga Taisha vi è quello di Bishamon, 1300 anni, e quello di Moriyama. Il nostri cedri di Asso hanno una circonferenza di 3.53 metri il primo e di 4.53 il secondo, con un altezza che si aggira attorno ai 28 metri.

Il rispetto che i giapponesi tributano a queste piante considerate sacre e protette dagli spiriti rende omaggio ad un intero anno trascorso nello sforzo di tutelare i nostri cedri da coloro che erano pronti ad aggirare persino l’evidenza pur di abbatterli.

Un ultima nota, molto ridicola invero, è una curiosa preghiera che Ivan ha trovato appesa da uno dei visitatori. Per chi come me ed Ivan conosce le piane di Azeroth ed ha solcato le pianure sterminate delle Barrens il messaggio apparirà chiaro e luminoso così come lo è il grido di battaglia che rappresenta: “FOR THE HORDE!!

Lok’tar ogar, amico mio!!

Davide “Birillo” Valsecchi

WikiLeaks: Internet fa tremare di nuovo il mondo

WikiLeaks: Internet fa tremare di nuovo il mondo

Wikileaks
Wikileaks

La Grande Rete ancora oggi si basa su un protocollo di comunicazione creato nel 1973: il TCP-IP. Il protocollo era stato concepito dall’agenzia americana Defence Advanced Research Project Agency (DARPA) sopratutto per garantire la comunicazione in caso un conflitto termo-nucleare: anche se una o più basi militari fossero state distrutte la rete doveva mantenere la sua operatività. Questa è l’idea di fondo che rende impossibile oggi “spegnere” Internet.

Tuttavia i ricercatori della DARPA resero da subito questo protocollo di pubblico dominio ed utilizzabile gratuitamente favorendone la diffusione mondiale.

Alla fine degli anni ottanta al CERN di Ginevra venne codificata la prima versione dell’HTML, un linguaggio ipertestuale che permetteva ai ricercatori di condividere testi e risultati scientifici attraverso il protocollo HTTP su una rete TCP-IP.

Nel 1994 iniziò la diffusione commerciale di questa tecnologia e nacqe il World Wide Web come lo conosciamo oggi. Nel 1995 misi piede per la prima volta al SILab, il laboratorio informatico del Dipartimento di Scienze dell’Informazione dell’Università Statale di Milano.

Nacque la New Economy e presero vita colossi come Netscape ed un numero infinito di aziende DotCom. Il 10 marzo 2000 la bolla speculativa finanziaria che aveva cavalcato la nascita del Web esplose ed il Nasdaq precipitò portando con sé la vanità e la superbia della New Economy. Ma internet non rallentò, anzi, crebbe in modo autonomo grazie alla diffusione dell’OpenSource, la filosofia del “codice aperto”. Wikipedia, l’enciclopedia libera nata il 15 Gennaio 2001, è uno dei più noti e condivisibili esempi di ciò che questo movimento ha realizzato e può realizzare.

L’11 Settembre 2001 il mondo cambiò. Un mese prima io ero a Washington ad ascoltare un convegno dove si parlava di libertà e privacy su Internet. Gli americani contestavano l’uso da parte della National Security Agency (NSA)  di Echelon, all’epoca il più avanzato sistema di sorveglianza ed intercettazione satellitare elaborato da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, e Nuova Zelanda.

Echelon utilizzava le intercettazioni dei cavi sottomarini per controllare tramite i suoi più importanti centri di invio le trasmissioni di Internet, in particolare lo smistamento di messaggi e-mail. La rete di spionaggio era attiva dagli anni sessanta ma solo nel 1997, durante un processo a due ragazze pacifiste, emerse chiaro che nessuno in occidente può amministrare una società di telecomunicazioni senza far parte del tavolo di Echelon.

Dopo il 10 Ottobre 2001 ed il Patrioct Act nessuno osò più parlare di Echelon: fino al 2015 il governo Usa ha il diritto  di intercettare posta, messaggi e telefonate,  perquisire domicilio e uffici senza un preciso e motivato mandato della magistratura in virtù della lotta al terrorismo.

Nel 2006 nacqe WikiLeaks un’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una “drop box” protetta da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto che poi pubblica in rete sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato.

All’inizio nessuno prestò molto interesse ai leaks ma in modo costante vengono pubblicate grandi moli di documenti: un assassinio in Somalia, Scientology , la posta di Sara Palin, incidenti industriali e ricerche sul clima ma nulla colpisce l’attenzione della grande massa. Il sito e l’organizzazione che lo gestisce continuano a crescere.

Nel  2010 la grande repentina svolta che incalza come uno tsunami il governo USA:

Il 25 luglio 2010 WikiLeaks svela ai quotidiani New York Times, The Guardian e Der Spiegel il contenuto di alcuni documenti riservati dai quali emergono aspetti nascosti della guerra in Afghanistan: l’uccisione di civili e l’occultamento dei cadaveri,  l’esistenza di un’unità segreta americana dedita a “fermare o uccidere” talebani, anche senza un regolare processo, il doppio gioco del Pakistan

Due giorni fa, alle ore 22:30 (GMT) del 28 novembre 2010 Wikileaks ha pubblicato la più ingente rassegna di documenti riservati sulle diplomazie occidentali mai resi noti al grande pubblico, con focus sull’operato del Governo USA. Nei dossier, sono incluse valutazioni sul comportamento pubblico e privato di capi di Stato Europei, sui rapporti tra USA ed estremo Oriente, sulle posizioni dei principali alleati, inclusa l’Arabia Saudita, principale alleato degli Stati Uniti e nel contempo segretamente principale finanziatore della rete terroristica di Al Qaeda.

Julian Assange
Julian Assange

Julian Assange è il fondatore di WikiLeaks: è un giornalista, programmatore ed attivista Internet australiano. Nato nel ‘71 studia fisica e matematica all’Università di Melbourne, ma non ottiene una laurea. Studia anche filosofia e neuroscienze.  Riceve un premio da Amnesty International nel 2009.

In gioventù è stato un Hacker in vecchio stile sotto il nome di Mendax. Nel 1989, all’età di diciassette anni, prese parte alla violazione del sistema della NASA interferendo, senza causare danni, alle fasi preliminare del decollo dell’Atlantis. Fu preso, ammise 25 capi di accusa, rischiò dieci anni ma se la cavò con una multa simbolica perchè, nonostante la dimensione di quanto fatto, il suo atto si dimostrò per quello che era: una bravata senza conseguenze. Lo stress di quei giorni resero per sempre bianchi i suoi capelli e gli costarono la separazione dalla moglie e dalla bambina.

Un profilo interessante e per molti versi fuori schema per una persona virtualmente volatilizzata dopo il 18 Novembre 2010, data in cui la Svezia ha spiccato un mandato di cattura contro di lui. Oggi tutti lo cercano ma sappiamo di lui solo ciò che lascia sapere.

Se avessi qualche infomazione concreta su questa faccenda sarei ricco o morto visto l’aria che tira in questi giorni, ma che i documenti che stanno emergendo siano veri appare fuori di dubbio: solo il “nostro” ha pensato di poter risolvere la questione con una diffida per diffamazione ( giusto per aggiungere peggio al peggio).

Chi” davvero tiri i fili e “cosa” lo animi ancora rimane indecifrabile.  Tuttavia sta succedendo qualcosa, questo è certo, e diventa sempre più “grossa” : le prossime saranno le banche, il vero potere.

Il limite di Echelon era cognitivo: una macchina può analizzare e gestire grandi moli di dati ma solo un essere umano può interpretare quelle informazioni e correlarle tra loro. La conoscenza è un problema qualitativo e non quantitativo e per questo ad una macchina non basta la potenza di calcolo per superare un uomo in questo ambito.

WikiLeaks ha invertito il teorema: ora è il mondo a spiare gli analisti e non più il contrario. WikiLeaks ha ciò che i progettisti di Echelon non potranno mai avere: un numero infinito di menti umane pronte ad indagare su cosa si celi dietro un messaggio intercettato. Menti pronte a comprendere e divulgare in modo autonomo.

Può essere una rivoluzione culturale, un’atto nichilista o una strategia ben precisa: ancora non è possibile saperlo. Ho scirtto ad “amici” sparsi in giro per il mondo, molti sono esperti di sicurezza, chiedendo la loro opinione per sapere come viene vissuta all’estero tutta questa vicenda. Vi farò sapere nei prossimi giorni.

Occhi aperti gente…

Davide “Birillo” Valsecchi

Russian Cosmonauts e American Cowboys

Russian Cosmonauts e American Cowboys

Soyuz TMA-9 - Astronauti Americani su razzo Russo
Soyuz TMA-9 - Astronauti Americani su razzo Russo

Qual’è la differenza tra un “astronauta” ed un “cosmonauta”? La domanda può sembrare semplice ma la risposta non lo è altrettanto. Negli Stati Uniti sono considerati astronauti, Astronauts, coloro che superano un’altitudine di 50 miglia mentre in Russia Kosmonavt, traslitterato in cosmonauta, è la parola russa che identifica chi ha compiuto un viaggio nello spazio e deriva infatti deriva dall’unione dei termini greci kosmos -universo- e nautes -navigatore.

Spazio e Cosmo nella diversa interpretazione di due super potenze terrestri.

Davide ed Enzo sono rimasti colpiti nello scoprire che Samantha Cristoforetti, l’ufficiale italiano che sarà la prima donna italiana nello spazio, durante il suo addestramento ha dovuto acquisisce tra le tante discipline anche la padronanza della lingua russa.

Conoscere il russo è un requisito prioritario per operare sull’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale orbitante attorno alla terra. Durante i sei mesi, seguendo l’orbita della ISS, il controllo missione a terra passa dalle mani della NASA, l’agenzia spaziale statunitense, alla FKAR, l’agenzia spaziale della Federazione Russa altresì nota come RKA o FKA o ancora Roscosmos. Gli astronauti presenti sono quindi costretti a parlare russo per comunicare con il controllo missione.

In un mondo dove l’inglese appare come lo standard linguistico, più o meno ufficialmente, riconosciuto in ambito internazionale, questo cambiamento di lingua può apparire come un’anomalia, un retaggio della guerra fredda. In realtà alcuni retroscena nonché la storia della conquista dello spazio giustificano ampiamente quest’esigenza.

Fu infatti russo il primo oggetto artificiale posto in orbita attorno alla Terra e sempre russo  il primo uomo a volare nello spazio. Aver “perso” la guerra fredda ha scalfito l’orgoglio russo ma non lo ha certo piegato. Dopo il burrascoso periodo postsovietico, in cui la mancanza di fondi ha danneggiato gravemente le infrastrutture russe (fra cui si annovera la distruzione del Buran, la versione sovietica dello Space Shuttle), la rinascita economica russa ha portato miglioramenti anche per il settore spaziale, con nuovi programmi mirati uniti a concrete attività commerciali.

Uno dei progetti in cui la Roscosmos si è impegnata è stata la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (furono sempre russe le prime stazioni spaziali), nonché fornire uno dei mezzi utili per agganciarsi alla ISS: la navicella Soyuz.

Il progetto Soyuz, nome che identifica sia il vettore che la navicella, è un progetto che ha poco meno di cinquant’anni: la prima missione è infatti del 1963. Oggi l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) chiede “passaggi”  ai  russi per i propri astronauti su questi mezzi.

Attracco dello Shuttle alla ISS
Attracco dello Shuttle alla ISS

Ma gli Americani? Mentre la Roscosmos viveva un periodo di grande difficoltà per il crollo dell’URSS anche la situazione della NASA è andata, sotto alcuni punti di vista, a peggiorare: dopo le conquiste fatte durante la guerra fredda, l’interesse per lo spazio è scemato nel pubblico americano e questo ha portato a tagli nel budget per la ricerca e condizionato scelte tecniche in funzione della politica.

La NASA è un ente pubblico e come tale dipende i suoi fondi dipendono dal Congresso (il parlamento americano) e dall’interesse degli elettori: si potrebbe dire, in un certo, che il successo americano ha provocato il suo declino.

Il programma dello Space Shuttle è emblematico da questo punto di vista: l’idea di avere un mezzo spaziale riutilizzabile, concettualmente vicino ad un aereo di linea, è stata “vincente” per ravvivare l’interesse del pubblico americano ed è stato un ottimo alfiere della tecnologia americana nel mondo.

Tuttavia lo Space Shuttle non è esente da difetti e presenta alcuni limiti tecnici: un’intenso e prolungato lavoro di manutenzione ed una capacità di carico che si è dimostrata via via sempre più limitata: 24 tonnellate di carico utile per circa 2’000 tonnellate di peso al decollo contro, ad esempio, un vettore Proton che può portare 20 tonnellate con un peso al decollo di poco meno 700 tonnellate.

Lo Shuttle è un progetto basato sulla sicurezza e sull’affidabilità dei componenti, la cui riutilizzabilità e l’effetto propagandistico oltre al suo costo intrinseco hanno spinto la Nasa  ad estendere l’utilizzo dello Space Shuttle ben oltre quelli che erano i limiti temporali prefissati.

Non si è quindi pensato ad un sostituto nel breve periodo, confidando nella bontà del progetto shuttle. La doccia fredda che è arrivata a seguito delle ultime problematiche tecniche, dovute anche alla “vecchiaia” delle strutture, occorse nei vari lanci. L’apice di queste problematiche si è manifestato a tutti con la distruzione dello Space Shuttle Columbia e la perdita degli astronauti a bordo. Un’esplosione in mondo visione che ha infranto la speranza di poter utilizzare lo Shuttle nei prossimi anni.

Gli Americani non hanno alternative valide se non il ritorno alla tecnologia dei razzi vettore. Tuttavia anche il progetto Ares V, il discendente diretto dei missili Saturn che hanno portato l’uomo sulla Luna, non sarà pienamente operativo se non fra poco meno di una decina di anni. Tutto accompagnato da diatribe interne fra NASA e Amministrazione USA su quali progetti portare avanti e quali, eufemisticamente, “congelare”.

Per questo motivo la NASA sarà costretta a ridurre le missioni spaziali, ad utilizzare razzi vettori con carichi limitati alle sole cose, e dovrà affidarsi nel prossimo futuro a vettori spaziali stranieri,  come quelli offerti da Russi, per le missioni con personale umano.

Ciò ha “favorito” la posizione russa, in quanto presente sul “mercato” da molto più tempo degli altri “competitors” spaziali e dotata del prestigio che ricordavamo. I Russi hanno quindi buon gioco ad imporre la propria lingua.

Non ufficialmente, sia ben chiaro, ma il discorso è molto semplice: o parli russo o stai a terra.

Giulio Malinverno e Davide “Birillo” Valsecchi

Ps: prima o poi Giulio ci racconterà anche dei taikonauti, gli astronauti cinesi così come sono chiamati qui in occidente.

Theme: Overlay by Kaira