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Percepire il Tempo, superare la Storia

Percepire il Tempo, superare la Storia

Padre Tempo sconfitto da Bellezza, Amore e Speranza - Simon Vouet
Padre Tempo sconfitto da Bellezza, Amore e Speranza - Simon Vouet

Ogni tanto sono afflitto dalle domande più strane:“Quando è morto Napoleone Bonaparte?

I rapidi di Voi diranno “Il 5 Maggio” mentre molti risponderanno “Pensare a lavorare e meno domande stupide?” In entrambi i casi il mio ragionamento prosegue in un solo modo: “Sì, il 5 maggio, ma di che anno?”

Ecco, nemmeno io ricordavo l’anno e sono dovuto andare a cercarlo: era il 1821. Dopo quasi 52 anni moriva un uomo ambizioso nato in uno dei periodi storici tra i più importanti e  le cui gesta divennero la naturale estensione di quella che fu una delle più famose rivoluzioni: la Rivoluzione Francese.

Ma quando fu la Rivoluzione Francese? Coraggio, «Liberté, Égalité, Fraternité» sono alla base della civiltà come la concepiamo oggi e delle più alte punte di pensiero contemporaneo, forza che anno era?

Era tra il 1789 ed il 1799. Curiosamente ho scoperto che l’altra grande rivoluzione, quella Americana, è antecedente e fu una delle spinte per quella francese, cominciò infatti nel 1775 terminò nel 1789 grazie ad un trattato firmato proprio a Parigi. Ma prima cosa c’era, cosa era successo?

Beh, fare la lista di ciò che è avvenuto tra Carlo Magno, morto nel 814, e la caduta della testa di Maria Antonietta, 16 Ottobre 1793,  è piuttosto complesso. Un misto di “Medio Evo”, dal 476 alla riforma di Lutero del 1517, con una spruzzata di “Epoca Moderna“, che inizia ovviamente dal 1517 ed ha propio il suo periodo più interessante con le due rivoluzioni e termina appunto con il Trattato di Vienna e la sconfitta di Napolene nel 1815.

In pratica non è successo nulla che a noi possa apparire realmente interessante  se non una serie imprecisata di “scannamenti” tra signorotti più o meno locali.

Ed è a questo punto che il 5 Maggio 1821 diventa importante. Calcolatrice alla mano: 2010 meno 1821 fa 189 anni. Cento ottantanove anni sono realmente nulla!! Io di anni ne ho trentatre che, sempre calcolatrice alla mano, sono poco più di un quinto di 189. Ciò che ci separa da Napoleone, dalle battaglie nel fango con Wellington a Waterloo, dalla monarchia assoluta e dalla democrazia moderna sono poco più di “Cinque Birilli“.

Ed è a questo punto che il gioco si fa assurdo: Seconda Guerra Mondiale? 1945, poco meno di 2 Birilli (65 anni); Prima Guerra Mondiale? 1918, poco meno di 3 Birilli (92 anni); Guerra in Vietnam? 1975, 1 anno ed 1 Birillo( 35 anni); La prima auto prodotta in serie? 1908, 3 birilli ed un po’ (102 anni);  La radio,  il primo strumento di comunicazione di massa dopo la stampa? 1895, poco meno di 3 Birilli e mezzo (115 anni); Il primo motore elettrico? 1888, 3 birilli e mezzo più  uno (122 anni).

Tutto quello che conosciamo e consideriamo “conteporaneo” appare ridicolamente giovane se paragonato alla nostra breve vita. Mia nonna era nata nel 1918, visto che io sono nato nel 1976  possiamo suppore, andando “brutalmente” a spanne, che sua nonna fosse nata più o meno nel 1866 e addirittura che la nonna della nonna di mia nonna fosse del 1814, nata l’anno prima che avesse inizio l’Epoca Contemporanea e che Napoleone fosse sconfitto. Nove, dieci generazioni dividono due mondi così diversi.

Ma oltre a dare i numeri che diavolo vuoi dire Birillo? Bhe, semplicemente che siamo giovani, che da meno di duecento anni stiamo studiando il concetto “libertà, ugualianza, fraternità”. Quelli che comunemente disperezzano la cultura occidentale dovrebbero capire quando in fondo sia ancora acerba, forse immatura ma di sicuro unica e rivoluzionaria. Il tanto bistrattato “medio evo”, il periodo buio, è durato oltre 1000 anni (in Europa!!) ed  in meno di 200 anni abbiamo realizzato realmente l’impensabile!

Dopo 200 anni vogliono spegnere quell’entusiasmo e ripristinare assolutismi rivestiti di perbenismo mentre minacce esterne e barbariche distraggono e spaventano il nostro viaggio verso il progresso. E’ tempo di mettere da parte la calcolatrice e cominciare a fare i conti con se stessi:“Qual’è la mia parte nella storia? Grande o piccolo quall’è il mio ruolo?”. Numeri, storia e follia, siamo anche un po’ di questo alle volte…

Davide “Birillo” Valsecchi

Hacker at Large

Hacker at Large

HAL2001
HAL2001

“Ma tu che facevi prima? Non sei sempre stato ad Asso?” Questo è quello che mi ha chiesto qualche giorno fa il responsabile di un agenzia pubblicitaria. La cosa mi ha incuriosito tanto che ho pensato di dovergli mandare il mio  CV (Curriculum Vitae) che, per intenderci, non aggiorno ormai da anni: che potrei scriverci ora? Nell’ultimo viaggio su 12 mesi ne ho consumati 8 solo per andare a zonzo con Enzo!!

Ma lo stesso giorno ho trovato una maglietta, una T-shirt, che comprai nel 2001 e che rappresenta una storia interessante sul mio passato. All’epoca infatti la piccola softwarehouse per cui  lavoravo fu acquisita da una multinazionale italiana il cui amministratore delegato era nientemeno che Pierluigi Crudele, una specie di “dottor male” dell’economia bresciana.

Grazie all’inglese e alla mia capacità di problem solving ero stato assegnato ad una piccola squadra di esperti in sicurezza informatica. Un lavoro piuttosto divertente visto che, con le dovute autorizzazioni,  passavamo il tempo ad “attaccare” i sistemi informatici di Istituti di credito e assicurazioni.

Quell’estate, visto che avevamo fatto abbastanza disastri,  ci mandarono in giro per il mondo in una specie di “tour” premio. Fummo mandati a Washington, a due passi dal Palazzo del Congresso USA, per assistere allo Usenix Symposium e successivamente a New York per un’altra conferenza. Ero sotto le torri una settimana prima dell’11 Settembre…

Ma il nostro super tour ci portò anche in Olanda ad HAL2001, uno dei congressi più curiosi a cui abbia partecipato e di cui conservo ancora la maglietta di cui paralvao prima. Il nome deriva da un gioco di parole tra Hal, il computer di 2001 Odissea nello spazio, e Hacker At Large, traducibile come: hacker allo stato brado,  in libertà alla grande.

Il congresso era organizzato dall’Università di Twente e, per un’intera settimana, tutto il campus fu trasformato in una specie di tendopoli dedicata alla tecnologia e alla filosofia Hacker. Già perchè hacker in italiano è sinonimo di “pirata informatico” mentre per il resto del mondo signifca “uno che ci sa fare”. Per intenderci: “quel gran genio del mio amico” nella canzone di Battisti potrebbe essere considerato un hacker della motocicletta.

Sotto una pioggia battente chilometri di cavi elettrici e di rete serpeggiavano tra le centinaia di tende dove “smanettoni”, ingegnieri e professori universitari provenuti da tutto il mondo animavano quella strana Woodstock tecnologica: informatica, telecomunicazione ma anche le peggio stranezze con i più improbabili e divertenti prototipi (avete presente Data dei {it:Goonies} ? )

Essendo in Olanda va tenuto presente che tutto era inondato di Birra scura, di THC e dosi massicce di caffeina in una Babele di linguaggi che mischiavano quelli naturali, (inglese, tedesco, ecc…) a quelli macchina ( C, php, Mysql, java,ecc…) oltre ai dialetti e gli idiomi più improbabili: c’era una tenda dove si parlava solo Klingon!!

C’erano tende tematiche per ogni cosa: sui Sistemi operativi, sul Networking, sul Programmazione, sulle citazioni di film, sui gadget più improbabili. Insomma il meglio della conoscenza tecnologia e della cultura Geek e Nerd: uno spasso!!

In un altra tenda invece di praticava il LockPicking, ossia si aprivano lucchetti e serrature senza usare le chiavi ma bensì utilizzando grimandelli e punteruoli in metallo. Ricordo la strana atmosfera da monastero zen che aleggiava in quella grande tenda: tutti scalzi a meditare e “sentire” come aprire un lucchetto o una cassaforte.

Cosa facevo prima? Non lo so di preciso, il mondo è un posto strano: ogni tanto ho la sensazione di sapere esattamente cosa stia facendo anche se consapevolmente non lo so affatto. Questo è buffo perchè avere la capacità di sorpendere se stessi significa ballare al buio sull’orlo di un precipizio: in parte trascinati dalla musica, in parte terrorizzati dall’idea di cadere.

Davide “Birillo” Valsecchi

“Buongiorno, signori. Io sono un elaboratore HAL 9000. Entrai in funzione alle Officine HAL di Verbana, nell’Illinois, il 12 gennaio 1992. A me piace lavorare con la gente. Ho rapporti diretti ed interessanti con il dottor Poole e con il dottor Bowman. Le mie responsabilità coprono tutte le operazioni dell’astronave, quindi sono perennemente occupato. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare.” (HAL 9000)

Solstizio d’Estate

Solstizio d’Estate

Stonehenge
Stonehenge

Oggi è una bella giornata di Sole, esco e mi godo il magnifico verde che adorna il Cornizzolo ed i prati del San Primo. Prendo un caffè con mio fratello ed un altro a casa di Bruna ascoltando Jack Jhonson. Il mondo mi sembrava stupendo.

Passati cinque minuti ero nevrotico, cinque minuti dopo irascibile, cinque minuti ancora più tardi terribilemente depresso meditando di abbandonarmi allo sconforto di questa triste vita sconfitto da un driver malfunzionante che non permetteva al microfono del mio pc di funzionare.

Un attimo dopo ero alla finestra a guardare le nuvole come un bambino felice che fosse tornato il caldo. Insomma, normalmente sono strano ma oggi mi sento ancora più strano del solito e gli sbalzi di umore che mi assalgono sono quasi preoccupanti: “Che diamine mi succede oggi?

Poi il mio computer fa apparire un finestrella accompagnata da un “BIP“: 21 Giu 2010 – 11:28 – Solstizio d’Estate. Ecco la risposta!!

E’ assurdo pensare che un evento che coinvolge tutto il nostro pianeta possa influenzare costantemente il mio umore ogni volta che avviene? Perchè no? I moti che coinvolgono la Terra sono incredibili e contrariamente a quelli molto più ampi dell’Universo sono chiaramente percebili dall’uomo e modificano ogni aspetto della vita sul pianeta.

Oggi la terra si trova in uno dei due punti di maggior distanza dal Sole durante il suo percorso. L’inclinazione del pianeta sul proprio asse è tale da esporre il nostro emisfero alla luce dando inizio a quella che chiamiamo Estate. Oggi per noi, a nord dell’equatore, è anche il giorno più lungo dell’anno.

Normalmente equinozi e solstizi mi scombussolano sempre un po’ ma quest’anno l’effetto appare ancora più grave (ma anche divertente!!). Durante l’equinozio ero in Africa, a  Sud dell’equatore: praticamente in quell’emisfero ero al culmine finale dell’Estate a all’inizio dell’Autunno mentre ora sono nella fase successiva, il sostizio, ma nell’emisfero opposto. In sostanza nel giro di breve tempo ho attraversato la fine e l’inizio dell’Estate senza averne vissuta alcuna. Qualcosa di abbastanza innaturale: è come aver vissuto un intervallo inverso al ciclo delle stagioni.

In pratica ho incrociato i flussi e come direbbe il Dottor Egon Spengler: “Mai incorciare i flussi. Sarebbe male: immagina che la vita come tu la conosci si fermi istantaneamente e ogni molecola del tuo corpo esploda alla velocità della luce”. Più o meno come mi sento io oggi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

ps. Dalla regia, nello specifico il buon Iceman dall’Inghilterra, mi fanno sapere che il solstizio, il punto di declinazione massima o minima del moto terrestre lungo l’eclittica, non coincide con il punto di massima distanza dal Sole come vi ho raccontato “approssimando” il già difficile diagramma del moto Terrestre. Tale punto è detto Afelio e cade il 6 luglio alle 11:00 UTC. Un cazzotto ed un abbraccio ICe!!

Ecco il diagramma dell’Ellittica Terrestre:

Ellittica Terrestre Wikipedia
Ellittica Terrestre Wikipedia
Asso su RaiTre: la Vallategna in TV

Asso su RaiTre: la Vallategna in TV

La cascata della Vallategna
La cascata della Vallategna

Mentre ero a pranzo dalle Zie uno dei commensali mi ha raccontato di aver visto una troupe televisiva di fronte alla Cascata della Vallategna. Io non ne sapevo nulla e così mi sono informato meglio: “Erano in tre o quattro con un paio di telecamere, avevano il cavalletto e facevano interviste. Non serbravano gente delle nostre Tv locali”. Se ad Asso hai una telecamera su un cavalleto sei automaticamente uno “grosso”!

Quando sono arrivato a casa ho trovato nella posta elettronica un comunicato stampa da parte del responsabile del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” che mi spiegava meglio quanto avevo appreso sulla cascata.

Il Circolo, sempre impegnato nella preservazione del territorio, ha contatto la RAI interpellandola sullo spinoso caso del “Supermercato della Vallategna“. A quanto pare la nostra storica cascata sarà il soggetto della puntata di “Buongiorno Regione”che sarà trasmessa Mercoledì 3 Febbraio alle ore 7:30 su RAI TRE.

Il comunicato, che potete leggere qui, è incentrato sulla diffida inviata da Roberto Fumagalli, Presidente dell’Associazione  “Ilaria Alpi”, al Comune di Asso e sulla lettera inviata, sempre al Comune, dall’Architetto Alberto Artioli, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il paesaggio di Milano.

Nella lettera l’Arch. Artioli scrive: “Questa Soprintendenza, a seguito della segnalazione del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, … è stata informata di un progetto di realizzazione di un supermercato in un’area a ridosso della cascata della Vallategna. … La documentazione progettuale non risulta a tutt’oggi essere stata inviata. … Questa Soprintendenza reitera la richiesta a codesta amministrazione di inviare la documentazione progettuale dell’intervento, al fine di poter esprimere le proprie valutazioni…”.

Non mi entusiasma che Asso finisca sull’emittente nazionale per una tematica legata ad una cattiva, o presunta tale (non sono giudice), attenzione alle risorse naturali e paesaggistiche del nostro territorio. Avrei decisamente preferito che fosse per un’esemplare valorizzazione di una nota risorsa turistico/culturale ma, ahimè, si riesce a diventar famosi solo per le brutte cose da un po’ di tempo. Credo che se il confronto sul “Supermercato” ha riscosso l’interesse sia della Sopraintendenza che della Televisione forse è giunto il momento di affrontare la questione in maniera più chiara e condivisa. Credo serva più informazione per i cittadini prima di portare avanti simili progetti.

Stendhal, che amava quella cascata e che vi si era ispiraro per un suo allestimento teatrale, probabilmente sarà felice di sapere che quell’angolo di Asso è tornato ad avere l’attenzione che merita.

Davide “Birillo” Valsecchi

La leggenda dei cedri del Libano

La leggenda dei cedri del Libano

I cedri di Asso
I cedri di Asso

Ho trovato una leggenda che parla di tre cedri del Libano e dei loro sogni prima di essere abbattuti. Visto che i cedri di Asso sembrano destinati a cadere per far posto ad una rotonda non ho potuto che essere colpito da questa storia. Ne ho trovate molte versioni ma, a furia di cercare, ne ho trovata anche una scritta da Paulo Coelho, il famoso scrittore brasiliano:

«Racconta una vecchia leggenda che nelle belle foreste del Libano antico nacquero tre cedri. Come tutti sappiamo, i cedri impiegano molto tempo per crescere e questi alberi trascorsero interi secoli riflettendo sulla vita, la morte, la natura e gli uomini. Assistettero all’arrivo di una spedizione da Israele inviata da Salomone e, più tardi, videro la terra ricoprirsi di sangue durante le battaglie con gli Assiri. Conobbero Gezabele e il profeta Elia, mortali nemici. Assistettero all’invenzione dell’alfabeto e si incantarono a guardare le carovane che passavano, piene di stoffe colorate.

Un bel giorno, si misero a conversare sul futuro. “Dopo tutto quello che ho visto – disse il primo albero – vorrei essere trasformato nel trono del re più potente della terra” “A me piacerebbe far parte di qualcosa che trasformasse per sempre il Male in Bene“, spiegò il secondo. “Per parte mia, vorrei che tutte le volte che mi guardano pensassero a Dio” fu la risposta del terzo.

Ma dopo un po’ di tempo apparvero dei boscaioli e i cedri furono abbattuti e caricati su una nave per essere trasportati lontano. Ciascuno di quegli alberi aveva un suo desiderio, ma la realtà non chiede mai che cosa fare dei sogni. Il primo albero servì per costruire un ricovero per animali e il legno avanzato fu usato per contenere il fieno. Il secondo albero diventò un tavolo molto semplice, che fu venduto a un commerciante di mobili. E poiché il legno del terzo albero non trovò acquirenti, fu tagliato e depositato nel magazzino di una grande città. Infelici, gli alberi si lamentavano: “Il nostro legno era buono, ma nessuno ha trovato il modo di usarlo per costruire qualcosa di bello!”.

Passò il tempo e, in una notte piena di stelle, una coppia di sposi che non riusciva a trovare un rifugio dovette passare la notte nella stalla costruita con il legno del primo albero. La moglie gemeva in preda ai dolori del parto e finì per dare alla luce lì stesso suo figlio, che adagiò tra il fieno, nella mangiatoia di legno. In quel momento, il primo albero capì che il suo sogno era stato esaudito: il bambino che era nato lì era il più grande di tutti i re mai apparsi sulla Terra.

Anni più tardi, in una casa modesta, vari uomini si sedettero attorno al tavolo costruito con il legno del secondo albero. Uno di loro, prima che tutti cominciassero a mangiare, disse alcune parole sul pane e sul vino che aveva davanti a sé. E il secondo albero comprese che, in quel momento, non sosteneva solo un calice e un pezzo di pane, ma l’alleanza tra l’uomo e la Divinità.

Il giorno seguente prelevarono dal magazzino due pezzi del terzo cedro e li unirono a forma di croce. Lasciarono la croce buttata in un angolo e alcune ore dopo portarono un uomo barbaramente ferito e lo inchiodarono al suo legno. Preso dall’orrore, il cedro pianse la barbara eredità che la vita gli aveva lasciato. Prima che fossero trascorsi tre giorni, tuttavia, il terzo albero capì il suo destino; l’uomo che era inchiodato al suo legno era ora la Luce che illuminava ogni cosa. La croce che era stata costruita con il suo legno non era più un simbolo di tortura, ma si era trasformata in un simbolo di vittoria.

Come sempre avviene con i sogni, i tre cedri del Libano avevano visto compiersi il destino in cui speravano, anche se in modo diverso da come avevano immaginato.»Paulo Coelho

Non sono certo bravo come Coelho ma mi piacerebbe essere in grado di fare qualcosa per quelle piante che ora sorvegliano l’ingresso di Asso, che hanno visto e vissuto le storie del nostro paese, sia quelle che conosco che quelle che sono state dimenticate. Sembra che presto saranno abbattute e se non è possibile salvarle vorrei almeno salvarne la memoria: Chi mi aiuta?

Alle elementari ricordo di aver fatto un disegno che aveva per tema il temporale. Dovevamo disegnare quello che vedavamo dalla finestra della classe, all’epoca, nel palazzo del comune: fulmini gialli, gocce di pioggia blu, la macchina del vigile ed il profilo stilizzato verde pastello dei due alberi. Questo era un temporale ad Asso 25 anni fa.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. Continua il dibattito su “Assese.it” ed anche l’iniziativa «Abbraccia il cedro e mandaci una foto». Immortalatevi con le due piante!

Dj Ariele, Birillo e Santambrogio: che mix!!

Dj Ariele, Birillo e Santambrogio: che mix!!

Il mitico DJ Ariele!!
Il mitico DJ Ariele!!

Oggi ero ancora mezzo stordito dalle vaccinazioni e dall’influenza. In trattoria c’era un gran casino, mangiavo il mio piatto “speciale malato”, prosciutto cotto e crescenza  preparato appositamente dalla zia, aspettando null’altro che una compressa di tachipirina fornita da Bruna!!

Ed ecco che suona il telefono, numero sconosciuto. Ouch! Mi alzo e scivolo tra i tavoli mentre rispondo “Davide?” Chiede una voce “Si si sono io, Buongiorno” Rispondo formale tra il caos. “Sono ..crrrrr (* rumori di fondo), chiamo da Radio … frrrrr (* altro casino in trattoria)”. Bhe, tutto quello che sapevo era che stavo parlando con una radio, c’era da capire ancora se fossi in diretta!!

La voce all’altro capo, un po’ da “super più”,  mi ricorda qualcosa ma, ahimè, sono troppo incartato oggi. Ieri mi sono vacinato contro tifo, epatite, febbre gialla, meningite e malaria, non sono molto in forma visto che alla fine mi sono beccato anche l’influenza. Mi chiede se siamo disponibili per fare un’intervista sui nostri viaggi e sulla prossima spedizione in Tanzania. (Vuoi dire di no ad una radio?) Aggiunge che l’intervista sarà in diretta su un pulmino ecologico e questo mi fa capire che è di LifeGate Radio, l’emittente radiofonica che ci ha seguito durante il viaggio in Ladakh. Di solito a “terrorizzarmi” al telefono, nel senso buono, è la voce di Claudio Vigolo ma questa non la riconosco anche se mi sembra familiare. Qualcosa comincia a scattare nella testa ma sono ancora lento.

“Ti lascio questo numero, io sono Ariel. Quel nome risuona nella mia testa come un colpo secco. Come Ariel? Avete mai provato a parlare con uno sconosciuto per poi scoprire che lo conoscete invece da un tempo immemore? “Scusami, ma Ariel come DJ Ariele?” Mi risponde sì con un tono dubbioso, mentre io focalizzo: ACCIDENTI MA CI VUOLE INTERVISTARE DJ ARIELE!!

In realtà cerco di contenere l’entusiasmo ma sono gasato come uno studentello: di nuovo 20 anni e di nuovo con lo skateboard sbucciarmi le mani nello skatepark di Legnano ascoltando per la prima volta una radio che da noi non si sentiva. Era da un tempo infinito che non sentivo più quella voce: un pezzo di storia stava parlando nel mio scassato cellulare.

Chi è? Accidenti come fate a non saperlo? Dovete sapere che da noi, in Vallassina, l’unica radio che si sente bene è Radio Maria che, come certamente saprete, si sente bene in tutto il mondo ma da noi si sente anche meglio proprio perchè trasmette a pochi chilometri da qui. Per il resto siamo troppo tra i monti per sentire altre radio e, prima di Internet, eravamo zona “depressa”.

Così, per me adolescente, l’unico modo per ascoltare musica “decente” era farmi passare da amici le cassette (si i vecchi nastri) di registrazioni radio trasmesse nella piana Milanese. Nomi coperti da leggenda come Radio Lupo Solitario (che ascoltavamo al Rainbow) o come la mai troppo compianta RockFM. Bhè, Ariel ha cominciato proprio lì e spesso mi capitava di vederlo nei locali più scassati di Milano a girare i dischi di musica Rock che nessun altro passava all’epoca. Dannazione sono un suo Fan!!

Ora è in squadra con LifeGate Radio, la radio che ha la sede proprio vicino al lago di Pusiano, a due passi da casa!  Conduce Passengers, un programma del mattino in diretta da un pulmino ecologico per le vie di Milano. Accidenti, intervistarto da DJ ARIELE, roba da non crederci: ho ancora  in giro da qualche parte una cassetta con lui mentre presenta i Penny Wise, i Punkreas ed mitologici Impossibili!!! Pezzi introvabili via radio all’epoca, roba da intenditori!! Ed ora, entrambi più vecchi, ci ritroviamo a parlare di quello che abbiamo fatto “dopo”: fantastico!!

La data, provvisoria, per l’intervista è Lunedì 8 Febbraio 2010.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. un sacco di fans di vecchia data sono stra-felici di averti ritrovato Ariele!! La “Chicca”, una rossa mezza matta e tutta curve, sta ribaltando casa per ritrovare le vecchie cassete. Vuole usarle come biglietto per il bus!!  😉

Gli Europe e le sviste della vita

Gli Europe e le sviste della vita

Joey Tempest - Europe
Joey Tempest – Europe

Nel lontano ’96 vivevo nella zona di Lambrate a Milano. Dividevo un piccolo monolocale con Cristian, un mio buon amico di Morbegno, e Jimmy, un argentino che si faceva vedere una o due volte al mese. Avevamo tutti poco più di ventanni e studiavamo informatica all’Università statale.

Il nostro piccolo appartamento era in un palazzo abitato solo da studenti ed era molto modesto. Vivendoci tre maschi poco più che adolescenti con un “discutibile” senso per l’ordine domestico potete immaginare quanto la nostra “bicocca” somigliasse ad un tugurio che mischiava scorci di Valtellina e California.

Cristian il pomeriggio lavorava in un’azienda informatica che collaborava con MTV Italia, la famosa rete televisiva che trasmette video musicali. Io, dal mio canto, facevo il giardiniere per le terrazze degli attici in centro: mi prendevo cura dei fiorellini di città negli appartamenti di lusso vista Duomo.

Una sera Cris rientra con una tipa, una bionda infilata in una salopette di jeans. Una femmina per casa fa sempre piacere anche se, lì per lì, non è che l’avessi trovata un gran che interessante. Per di più aveva almeno 5 o 6 anni più di noi: “Caruccia ma nulla di che” mi sono detto.

Però era molto simpatica ed alla mano, così abbiamo aperto un paio di birre e messo sù l’acqua per la pasta in quella che era la nostra “approssimativa” cucina. Era in città perchè doveva collaborare con MTV ad un programma musicale e Cristian l’aveva ospitita da noi per la notte. “Preparerà i testi o qualcosa del genere perchè in video questa proprio non rende” ho pensato tra me e me.

Parlando del più e del meno salta fuori qualcosa di incredibilmente inaspettato: era stata in giro per mezza Europa e l’aveva fatto al seguito degli Europe. Io quasi non sapevo chi fossero gli Europe all’epoca, sapevo che erano un gruppo heavy-metal straniero e che il campione sociale di sci della nostra sezione del CAI canticchiava “final countdown” per caricarsi prima della gara al Pian del Tivano. Fate voi il mio background. In realtà sono uno dei gruppi musicali più famosi ed idolatrati degli anni ’80.

“Ma che ci facevi in giro con gli Europe?” Le ho chiesto. Le mi guarda e sorride: “Io e Joey siamo stati fidanzati per quasi un anno”. Chi diavolo è Joey? Bhe alla fine capii che Joey Tempest altri non era che il cantante e front-man del gruppo. “Certo certo” ho pensato “e tu, seduta nella mia cucina sulle sedie recuperate in strada sei la ex di una rock star internazionale idolatrato da migliaia di ragazzine. Brava, bella trovata…

Complice anche la birra e quella leggere sensazione di “presa per il culo” abbiamo passato la serata ascoltando musica punk rock e ska trattandola quasi come un maschio e sfottendola come se fosse la matricola della casa. Quando il vicino, un bresciano che studiava architettura con atteggiamenti da cow-boy, ha cominciato a tirare pugni nel muro per il fracasso siamo andati a dormire e buona notte.

Io dormivo al secondo piano di un letto a castello mentre la nostra ospite al primo. Cristian aveva un letto affianco. La mattina mi sveglio e mi butto giù dal letto in mutande e me ne vado in bagno alla faccia de La Ex della Rock Star. Accendo lo stereo a manetta e preparo il caffè aspettando che Cris si trascini in cucina.

Tutta arruffata si presenta in cucina e ci dà il bacio del buon giorno. “Certo certo, tu e Joey Tempest, come no” pensavo mezzo addormentato. “Ragazzi scusate, uso il bagno per un po’, spero non vi dispiaccia”. Vai pure, mica è Lourdes quel cesso… Io e Cris ridevamo come stupidi cominciando a raccontarci stupidaggini di mattina presto. Lei ha impiegato un ora buona nel bagno. Pensavo fosse morta. Poi è uscita e quando l’ho avuta davanti ho avuto come una specie di stordimento. Nella mia mente continuavo a ripetermi: “Quella dormiva sotto il mio letto?!?”

La salopette era sparita, ora c’era un aderente vestito bianco ed un paio di tacchi alti. I capelli biondi erano leggermente mossi ed il viso, dio il viso, era strepitoso, quasi come il set di curve pericolese che mi urlavano negli occhi. “Ho dormito mentre sotto c’era quella?!?”. Una parte del mio cervello, credo quella deputata ai muscoli della faccia, ha cominciato ad insultarmi dopo essere entrata in sciopero.

Si avvicina, ci dà un bacio a testa: “Grazie per la serata e l’ospitalità ragazzi, ci si rivede ancora se torno a Milano”. Non posso escludere di aver cominciato a balbettare. Accidenti, mi sa che era davvero la ex di Joey Tempest ed io credo di essermi sentito come il fratello scemo dello scemo del villaggio!!

Quando la porta si è chiusa è sceso un silenzio inquietante. Poi Cris ha cominciato a ridere come un matto: “Vedessi la tua faccia!!” Quel maledetto sapeva, quel maledetto sapeva cosa si nascondeva in quella salopette e dormiva sotto il mio letto!! Sapeva accidenti!!

Oggi in radio ho sentito che gli Europe fanno un concerto di reunion a Milano e non ho potuto fare a meno di ricordarmi quanto grandi, enormi, giganteschi sono gli abbagli e le cantonate che uno può prendere nella vita. Ciao Ex di Joey Tempest, forse lui non si ricorda di te ma io, di sicuro, non ti ho scordata!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Kashmir – Cashmere – Cachemire

Kashmir – Cashmere – Cachemire

La pashmina rosa

“Questioni di lana caprina”: un detto occidentale per etichettare i discorsi privi di senso o futili. Ma fino al 1800 l’Europa credeva veramente che la lana di capra non esistesse  essendo il pelo delle nostre troppo corto per essere tosato e considerato lana. Solo un Generale di Napoleone di stanza in Egitto portò  alla corte di Parigi qualcosa in grado di sfatare questa convinzione, affascinando al contempo tutta la nobiltà dell’epoca: una morbidissima pashmina.

Pash, il termine persiamo per lana che contaminato dalla lingua hindi è diventato Pashmina, il nome utilizzato per indicare sia gli splendidi scialli che la morbidissima fibra di lana Cashmere con cui sono realizzati. Una meraviglia in grado di competere con la seta e che giunse a Parigi dall’Egitto, dove era stata importata dai mercanti arabi dall’Oriente, dal Tibet e dall’Impero del Mogul, il Kashmir appunto.

La capra Hircus, tipica delle regioni fredde dell’Asia, è coperta da un folta e soffice peluria che si distingue per le eccezionali capacità di termo-regolare il corpo dell’animale rispetto all’ambiente esterno, proteggendolo sia dalle basse sia dalle alte temperature. Tosata e cardata questa peluria permette di realizzare una fibra ed un tessuto soffice e morbido ed increbibilmente caldo: Chasmere all’inglese, Cachemire alla francese o semplicemente Kashmir.

Srinagar è la capitale del Kashmir, Enzo ed io abbiamo avuto occasione di visitarla tre volte lo scorso anno. E’ una citta mussulmana, un tempo capitale dell’Impero del Mogul diventata poi un importante centro di controllo da parte dei Britannici fino all’indipendenza dell’Inda. Sorge a ridosso dell’acqua e, grazie alle case galleggianti, si estende anche sul lago stesso.

Durante i nostri viaggi abbiamo potuto comprendere come i locali lavorino questo particolare tipo di lana, proveniente dal vicino Ladakh, una regione a ridosso delle montagne himalayane e dove abbiamo trascorso quasi due mesi. Abbiamo assistito alla lavorazione e alla creazione di tessuti pregiati realizzati sopratutto per i vestiti tradizionali delle famiglie abbienti indiane e per gli occidentali. Il tessile, sebbene ancora con tecniche artigianali, è una delle risorse principali di quest’area che per molti anni è stata quasi stritolata dal conflitto Indo-Pakistano.

Al mondo esistono solo tre grossi produttori di Cashmere: gli Inglesi, che importarono le capre Hircus nel nord della Gran Bretagna, i Cinesi e gli artigiani della regione del  Kashmir/Ladakh. I famosi maglioni di Cashmere inglese sono stati oggetti di culto nella moda per molti anni in passato e tutt’oggi rappresentano un indumento di prestigio oltre che di innegabile qualità. Tuttavia oggi giorno molto dei tessuti inglesi sono realizzati con lana importata dalla Cina, spesso non alla pari per qualità con gli altri produttori.

Proprio per la sua popolarità il Cashmire è spesso vittima di falsificazioni e prezzi esorbitanti. Spiegare a parole la differenza tra una vera pashmina ed una non orginale è complesso, sopratutto per le imitazioni realizzate con l’Angola, una fibra ottenuta dalla pelliccia di coniglio. Tuttavia durante il nostro viaggio abbiamo avuto “tra le mani” moltissimi tessuti pregiati imparando a conoscerli. La differenza si sente nel tatto ed è evidente dopo un po’ di esperienza.

In Ladakh ho comprato due pashmine una per me (blue) ed una per mia per  mia sorella (rosa), che era appena diventata mamma. Le migliori sono quelle naturali e non tinte ma mi sono lasciato traviare dal colore.  Perchè il ragalo fosse vissuto ho portato la pashmina rosa con me fino ai 6000 metri della cima dello Stock Kangri e per tutto il viaggio attraverso l’India.  La pashmina blue, che indosso anche ora, è sempre con me quasi ovunque ormai.

La mia gola è sempre stata pestifera e per questo mia madre mi aveva affidato, pro tempore, un foulard di seta appartenuto a mia nonna quando ero stato la prima volta in Pakistan. Quando faceva troppo caldo legavo, per non perderlo, il foulard alla cintura (attirando fin troppa attenzione!!) mentre, al contrario, anche attraversando il deserto la pashmina si è dimostrata confortevole restando a guardia della mia gola. Che siate alla ricerca di un oggetto da “esibire” in città o da “sfruttare” nelle situazioni più impervie non posso che consigliarvi questa meraviglia orientale.

Davide “Birillo” Valsecchi

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