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2010: capodanno in ritardo…

2010: capodanno in ritardo…

Tarzan ed il 2010
Tarzan ed il 2010

Buon Anno a tutti!! Ho appena finito di guardare il telegiornale spaparanzato sul divano ancora mezzo svarionato. Mi ha fatto un po’ di tenerezza vedere quei poveri giornalisti tenere duro davanti alle telecamere nonostante gli evidenti bagordi di ieri sera. Potevo starmene con le mani in mano? No, e quindi ecco il primo, improbabile ed incredibile articolo del 2010. Portate pazienza, se Voi fate fatica a leggerlo figuratevi come sto io a scriverlo =)

Che posso dirvi sul 2010? Bhe, inanzitutto che l’ho cominciato con 5 minuti di ritardo! Spiego: visto che Enzo (chissà se è ancora vivo?) se ne era andato in città in quelli di Como io ho aprofittato dell’invito a cena di una signorina per un capodanno “addomesticato”.

Così, dopo esserci abbuffatti di cibo e spumante ci siamo abbandonati su un divano a guardare Tarzan. L’anno scorso ero stato ad una festa ucraina (vedi La battaglia del 2009 abbia inizio…), a questo punto della serata ero gonfio di vodka ed avevo perso il sincrono con lo spazio-tempo che mi circondava. Per di più due ucraini, due giovanissimi atleti a livello internazionale (più gonfi di me), si divertivano a lanciarmi attraverso la sala da ballo ridendo come pazzi. “Birillo Volante”, le danze russe e lo stinco di maile con la vodka erano diventate l’attrazione della serata in un tripudio di bionde accaldate tra la neve. Mi piacciono le follie dell’Est ma quest’anno “Tarzan sul divano” era decisimente dignitoso!!

Il guaio è che alla RAI devono essersi confusi con gli orari, infatti mentre Jane insegnava a Tarzan come baciare  fuori dalle finestre il mondo esplodeva  in un tripudio di botti e rumori vari. Mentre mi esercitavo, seguendo i consigli di Jane, mi domandavo quanti “sfigati” non sapessero aspettare la mezza notte esatta prima di far scoppiare i petardi. Solo poi mi sono reso conto di aver perso, ancora una volta, il sincrono spazio-tempo!

Devo essere onesto, Tarzan e Jane hanno un fascino incredibile sulla mia fantasia. Lui è l’unico della sua specie, non ha mai visto una donna, non ha alcun tipo di pregiudizio o preconcetto estetico o morale. E’ vissuto solo nella giungla ed è un concentrato di selvaggia istintualità dominata però da una gentilezza tutta umana. Lotta con le bestie guidando il suo branco di gorilla e poi si trova davanti Jane, una donna, profondamente una donna. Lei proviene dall’Inghilterra, un mondo dove le emozioni sono regolate dal galateo ma è in fuga da quella vita. “Non concepisce il rispetto della fisicità altrui” dice a suo padre senza però averlo respinto. Lei è abituata alle distanze ma è attratta da quel lato dolce e selvaggio di lui. Lei sa cosa sono gli uomini, sa cosa volere, ma Tarzan non sa cosa siano le donne, sa solo quello che la sua natura gli suggerisce.

Immagino Tarzan, spinto dal bisogno di confrontarsi con un suo simile ma anche guidato dall’istinto, lo stesso istinto che guida ogni sua azione ma che non lo aveva mai portato a confrontarsi con l’altro sesso, con una femmina umana. Lui non parla la sua lingua ma i loro corpi, gli unici simili in tutta la giungla, sono il solo strumento con cui possono entrare in contatto. Il linguaggio universale dei corpi alla base della nostra specie.

Accidenti, Tarzan non sapeva nulla. Nessuna esperienza. Me lo immagino, chino in quella sua postura scimmiesca, mentre cerca di capire “cosa” sia Jane, mentre usa i suoi sensi per capire, conoscere, decidere. La vista ma soprattuto l’olfatto che ha addestrato nella giungla. Tarzan, come farebbe un’animale selevaggio, chino che annusa senza falsi pudori Jane , sempre più combattuta ed attratta dall’uomo scimmia. La natura guida uomini e donne attraverso gli ormoni, la lingua con cui i nostri corpi sussurrano nell’aria in modo universale. Olfatto e poi, delicato ma intenso come immaginiamo Tarzan, il tatto, e poi il gusto ed infine l’udito, la risposta di Jane ad ogni gesto di lui. Due mondi sconosciuti che si incontrano liberi da ogni costrizione mentale, spaventati ed attratti in modo selvaggio nel mezzo della giungla. Magnifico, altro che roba per bambini!

Ho paura di essermi lasciato un po’ coinvolgere, forse è per questo che mi sono accorto del 2010 solo quando avevano smesso tutti di sparare e la mezza notte era passata da un bel po’!!  Bhe, cominciare l’anno nuovo sentendosi Tarzan non è male come inizio. Tanti auguri Jane!!

Accidenti, mi sto perdendo nello svarione di questo tardo pomeriggio  che pare una levataccia mattutina. Alla fine qualcosa sono riuscito a scrivere!! Un abbraccio a tutti e tanti auguri, seppure in ritardo il 2010 è arrivato!! Buon Anno!!

Davide “Tarzan” “Birillo” Valsecchi

Discorso di Fine Anno 2009

Discorso di Fine Anno 2009

Birillo2010
Birillo2010

“Coraggio, fatti sotto 2010!!”
Basterebbe questo per aprire la partita  con lo spirito giusto, con la giusta dose di entusiamo con cui ci si confronta con un avversario duro ma leale.

Nel 2009 ci sono state un sacco di cose che mi hanno fatto arrabbiare, mi hanno fatto ribollire di rabbia e solo il buon senso, seppur limitato,  mi ha impedito di attaccarmi alla tastiera e sbraitare con tutta l’acredine che provavo.

Però, ed è un però importante, questo è il secondo discorso di fine anno che pubblico su Cima-asso.it ed ho imparato molto in questi due anni. Il 2009 è stato per me un anno come mai prima ce ne sono stati. Accidenti, io ed Enzo abbiamo girato come trottole avanti ed indietro per l’Asia ed abbiamo avuto la fortuna di dare vita a tante iniziative: i Flaghéé, le bandiere di stoffa, tutte le mostre e gli incontri che abbiamo organizzato.

Poi ci siete Voi, che avete seguito tutto o magari solo in parte i nostri viaggi. E’ stato veramente magnifico sapere che c’eravate. Da dietro i miei bottoni vedo crescere sempre di più il Vostro numero e piano piano, senza conoscervi fino in fondo, comincio a capire cosa Vi piace, cosa Vi emoziona e cosa Vi interessa.

Ogni articolo è quasi un monologo per me, per dargli animo cerco di inserire tra lo spazio delle parole quello che sono i miei pensieri, a volte persino i miei sentimenti, oltre alle nostre storie. Però non sempre è facile, alle volte sono triste o di cattivo umore e mi lascio sfuggire la malinconia. Altre volte invece sono furente, mi sembra di essere chiuso in una scatola, e vorrei urlare in ogni parola la mia rabbia. Quando succede escono i pezzi che il mio amico Ivan chiama “I mal di pancia di Birillo”. Qualcuno è comunque divertente, qualcuno invece diventa fin troppo duro.

Siete in tanti ormai, devo cominciare a fare attenzione come mi suggerisce qualcuno. Non ho intenzione di rabbuonirmi nè di trattenermi, ci mancherebbe, ma non devo perdere di vista lo scopo: quello che scrivo deve serviere a me, spesso come crescita personale, ma deve anche servire a Voi che leggete, per avere un mezzo sorriso, esplorare un pensiero nuovo, godere di un viaggio o di un’ emozione. Duro, delciato o sdolcinato che sia ogni articolo deve mantenere viva la speranza, non dobbiamo abbassare la testa alle tristezze, specie in tempi come questi. Che ci crediate o no siete anche Voi parte della squadra: Siamo i Blues Brothers di Asso, siamo in missione per conto di Dio…

Cima-Asso.it era nata per gioco, era nella mia testa da tanto tempo ma piano piano è cresciuta oltre quanto mi aspettassi. Nel 2010 dobbiamo affrontare nuovi viaggi, nuove avventure e chissà cosa altro ci inventeremo. Spero resterete con noi perchè a noi fa piacere la vostra compagnia, senza non avrebbero senso tante tribolazioni.

Grazie a tutti per quest’anno speciale. Il 2010 è tutto da scoprire, fatene un buon uso, in bocca al lupo!

Davide “Birillo” Valsecchi e tutto il team di Cima-Asso.it

L’unghia del Drago

L’unghia del Drago

Una statua di drago a Lubiana, capitale della Slovenia. Si dice che scodinzoli ogni qualvolta una vergine gli passi vicino.
Una statua di drago a Lubiana, capitale della Slovenia. Si dice che scodinzoli ogni qualvolta una vergine gli passi vicino.

Il solstizio d’inverno, la vera rinascita della luce ed il vero capodanno solare, è stato il  21 Dicembre alle 17:47.

Ovviamente non se lo è filato nessuno perchè da noi si è disposti a cantare world-wide Jingle Bells storpiandone le parole e  a confidare che una cometa abbia guidato tre remagi ma non a curarsi dei movimenti del nostro intero pianeta all’interno dell’universo. Mancanza di prospettiva…

Così, per riequilibrare lo zuccheroso spirito natalizio che quest’anno non ha acchiappato, mi sono sparato in serie Il Cacciatore (1978 Michael Cimino), Apocalypse Now Redux (1979 Francis Ford Coppola) e Platoon (1986 Oliver Stone). Mi sono trattenuto dal vedere anche Un giorno di ordinaria follia (1993 Joel Schumacher) per timore che il mio misantropismo potesse avere il sopravvento, sopratutto visto il pezzo di ieri!!

Dopo Natale voglio vedere, in buona compagnia questa volta, una vecchia VHS con Piccolo Grande Uomo(1970 Arthur Penn), il Gigante di Ferro (animazione 1999 Brad Bird) e L’amore, la vita e le vacche (1991 Ron Underwood). Questo per riequilibrare la mia precaria  fiducia nel genere umano. Se al Cinema di Asso proiettassero per Natale …altrimenti ci arrabbiamo! (1974, di Marcello Fondato, con Bud Spencer e Terence Hill) sarei talmente felice da credere in Babbo Natale e la befana!!

Pazienza. In questi giorni il mio amico “Iceman” ha ritrovato un vecchio libro a cui eravamo molto affezionati: L’unghia del Drago. Un piccolo libro Mondadori con aforismi, aneddoti, qualche proverbio e frammenti di saggezza orientale presi culture ed epoche diverse, tutti comunque col tratto caratteristico di una visione del mondo serenamente distaccata, di chi non ha illusioni.

La cosa divertente era che ogni due per tre trovavamo qualcosa di interessante, curioso o divertente da aggiungere a quella collezione di massime che ballavano tra il cinismo e la passione cinese per l’alchool. E’ un po’ il diario dei due anni passati insieme a studiare in città.

Ieri quel mezzo matto, che ora vive a Londra ed è in partenza per il Vietnam, mi ha scritto una citazione: “chi vuol conoscere il passato e il presente deve leggere cinque carri di libri”. Amico mio, io mi sono fatto quattro carri e mezzo ma ho paura, visto quanto poco ho imparato, che i libri migliori ancora mi manchino.

La topina chiede all’uccellino: “Mi aiuti ad attraversare il fiume?”.
L’uccellino risponde:”No!!”. Morale: se l’uccellino tiene duro la topina si bagna.

Amico mio, testa alta in viaggio ed occhio alle chiappe laggiù!!

Davide “Birillo” valsecchi

« Un drago non è una fantasia oziosa. Quali che possano essere le sue origini, nella realtà o nell’invenzione, nella leggenda il drago è una potente creazione dell’immaginazione, più ricca di significato che il suo tumulo d’oro. »
(John Ronald Reuel Tolkien)

La tomba di Cristo?

La tomba di Cristo?

Mausoleo di Srinagar
Mausoleo di Srinagar

[Attenzione] Prima di cominciare voglio essere chiaro: Io sono un cercatore, non ho la pretesa di trovare quello che cerco, mi accontento di cercare. Vi racconterò quello che so e non pretendo sia la verità perchè neppure io so ancora cosa pensare in merito.

Ripartiamo per Srinagar anche perchè a Srinagar ho un conto in sospeso, qualcosa a cui mi sono avvicinato ma che non sono riuscito a congliere completamente. Questa è una delle tante e strane storie del nostro viaggio in India di cui non vi ho mai scritto.

Prima però voglio raccontarvi di Hemis, un monastero buddista in Ladakh, dove “voci” dicono che in gioventù abbia studiato niente meno che Gesù. Si dice che in quel monastero, alla fine del ‘800, un tale Nicholas Notovitch avesse trovato un manoscritto e tale libro narrasse la giuventù di una figura molto simile a Gesù. Il libro è ovviamente sparito anche se la trascrizione che Notovitch ne fece è molto interessante seppure non avvalli alcun tipo di conferma.

Io ed Enzo siamo stati ad Hemis senza però trovare alcunchè di interessante, in una mattina d’estate himalayana abbiamo fatto una bella chiacchierata in cima ad una collina dietro al monastero, ma nulla più. Non c’e’ più niente lassù che possa avvalorare o smentire questa teoria. Inutile tornarci.

Ma il nostro viaggio doveva portarci anche in un’altra tappa di quella che si ritiene sia l’esperienza orientale di Gesù: Srinagar. La cultura Islamica considera Gesù al pari di altri profeti ma ritiene che sia sopravvissuto, in modo naturale, alla crocefissione  trascorrendo la vecchiaia e morendo proprio qui a Srinagar.

Qui si trova un mausoleo dove ritengono ne siano conservate le spoglie. Srinagar tuttavia è anche la città dove sorge una delle più antiche moschee d’Asia e da cui l’Islamismo si è diffuso nell’attuale Pakistan, Afganistan ed India. E’ una città profondamente mussulamana e decisamente contraria a diventare una meta di pellegrinaggio per cristiani apocrifi.

Per questo motivo la zona del mausoleo è piuttosto particolare e la gente del quartiere non gradisce visite. Ogni dove vi è un cartello di qualche autorità religiosa che vieta ogni tipo di fotografia o ripresa, da alcuni anni inoltre è molto difficile essere ammessi e visitare l’interno. “Sbandieri di avere la prova che inficia le teorie base del cristianesimo e poi non mi lasci vedere proprio perchè sono straniero e non mussulmano? No way”.

Il nostro amico Roberto, accompagnato dai nostri amici di Srinagar dopo che avevamo lasciato la città, è riuscito ad entrarvi a Luglio. Io ed Enzo eravamo passati prima di lui, a Maggio, e senza supporto abbiamo però ricevuto un’ accoglienza piuttosto “intensa” da parte dei locali. In parte per colpa mia. La porta del mausoleo era infatti bloccata con un lucchetto pentacolare da cui partivano cinque catene verso gli stipiti della porta. Quel lucchetto sembrava dire “Questa volta noi non ti lasceremo uscire da qui“. Qualcosa dentro di me ha fatto click ed ho semplicemente detto ad Enzo “Scatta“, il mio modo di rompere quel vincolo e quei divieti.

Appena Enzo, piacevolmente complice, ha estratto la macchina fotografica mezzo quartiere ci è precipitato adosso. Giovani, vecchi, donne e uomini tutti intorno a strillare. Non so cosa mi avesse tanto irritato in quel lucchetto ma doveva essere abbastanza palese perchè probabilmente la mia rabbia superava in intesità le intenzioni di quella folla ostile che ci aveva circondato.

Il loro primo obbiettivo era sequestrare la macchina ad Enzo, figurasi. Credo che Enzo si sia divertito a vedermi freddo e furioso ringhiare in Inglese. I suoi precedenti compagni di viaggio a questo punto di solito scappavano lasciandolo nei guai a prendere botte! Io sono abbastanza diverso quando accendo i motori.

Ci sono attimi in cui non è possibile avere incertezze, in cui la volontà deve diventare soverchiante, trabordante ed implicitamente violenta per non essere schiacciata. Come è finita? Bhe, la foto la vede qui e nessuno si azzardò a sfiorarci sfidando i miei “pacifici” occhi azzurri.

Non so cosa ci sia in quel mausoleo, ho solo la descrizione che ci ha fornito tempo dopo il nostro amico Roberto. Probabilmente non c’è nulla, probabilmente è la solita leggenda impossibile da confermare o confutare. Non so. Spero di potervi raccontare di più nel prossimo viaggio se avremo la fortuna di visitare il mausoleo in compagnia del Signor Kotroo. Vedremo.

Gesù, uomo, dio o leggenda che fosse mi è sempre piaciuto, questo mi basta. Concludo con una frase di Ghandi. Lo “smilzo” (bonariamente) non è uno dei miei personaggi preferiti ma questa sua citazione mi è piaciuta e racchiude una certa verità: « Mi piace il vostro Cristo, non mi piacciono i vostri cristiani. I vostri cristiani sono così diversi dal vostro Cristo. »

Davide “Birillo” Valsecchi

Schede Telefoniche: Amore e Gsm

Schede Telefoniche: Amore e Gsm

Amore e GSM
Amore e GSM

Ogni tanto mi viene la nostalgia delle schede telefoniche, della vita prima del Gsm.

Mi ricordo una sera di  Novembre, c’era ancora la Lira ed  io vivevo a Milano. La città era come sempre bagnata e le luci delle strade si perdevano nella nebbia illuminata delle auto. Da qualche settimana uscivo con Ale, impazzivo per quella ragazza e fino ad allora ci eravamo solo studiati, leggermente sfiorati, intensamente corteggiati ma nulla più.

Avevo acquistato una scheda telefonica da cinquemila lire e mi ero infilato in una cabina telefonica sotto il ponte della Ghisolfa. Immerso tra le macchine avevo il mio spazio per il rito della telefonata. All’epoca telefonare era diverso, potevi farlo solo in certi orari, dovevi essere breve e tra una telefonata e la successiva dovevano passare giorni. Dovevi giocarti come si deve la tua occasione, raccontare una storia, un pensiero, qualcosa che ti eri preparato da ore per corteggiarla e poi invitarla da qualche parte, chiederle un appuntamento, rispettosamente con qualche giorno d’anticipo. Non potevi stare al telefono a discutere su cosa fare, dovevi avere una proposta e sperare fosse quella giusta anche se entrambi sapevate che era solo un pretesto. Era divertente ed appassionante telefonare allora.

Quel week-end tornavo a casa e ci saremmo visti passando la giornata insieme in giro per l’inverno. Me ne uscii dalla cabina più che soddisfatto e raggiunsi i miei compagni di Karatè alla pizzeria cinese, mangiavamo quasi sempre insieme il mercoledì. Qualcuno aveva portato un amica, una ragazza bionda molto carina. Presentarmi e finire sotto casa sua richiese poco più di un paio d’ore. Succedeva anche quello all’epoca. “Sei un viziato prepotente abituato ad avere tutto e subito! Sappilo!” Parole sante pensai ma visto che mi sfilava i vestiti baciandomi appassionata lo presi come un complimento. Era l’ultima ragazza che baciavo prima di Ale, per i successivi sette anni non ce ne sarebbero state altre.

Quello era il passato. In questi giorni esco con una ragazza, una donna per la verità. Molto bella, ha qualche anno più di me ed è molto dolce. Non cercavo nulla ma ci siamo incontrati. Credo però che tutto sia già andato a carte e quarantotto ancor prima di quanto prevedessi. Nell’era del Gsm la vita e l’amore sono molto diversi. Ti svegli, rispondi al telefono: è Lei, voleva sapere se avevi dormito bene. Ti siedi a tavola, rispondi al telefono: è Lei, voleva sapere se eri andato a mangiare. Sono le sette di sera, hai una scheda Gsm di questi tempi probabilmente equiparabile ad una laurea in psicoanalisi, suona il telefono: è Lei, è tempo di ascoltare una telefonata infinita sulla sua giornata colma di dettagli che nemmeno vorresti conoscere. Annuisci come un cretino riflettendo sulla schiavitù mentre cerchi di continuare quello che stavi facendo, mentre cerchi il carica batterie perchè anche il telefono si sta esaurendo.

“Come puoi mancarmi? Come posso sentire il bisogno di te se mi stai sempre tra le palle!” lo pensi, speri di dirlo, speri ti sfugga ma alla fine stai zitto e Lei continua a parlare. Poi metti la suoneria silenziosa, lasci sfilare qualche chiamata, lasci passare un giorno perchè il tempo riprenda un suo ritmo ed un suo senso. Poi la chiami ed in un interminabile telefonata a tuo carico ti prendi del bastardo e ti fai archiviare come una pratica vecchia. Amore e Gsm, benvenuto progresso…

Siamo alla fine di Novembre, come allora le giornate si sono fatte nebbiose e le sere malinconiche. In sette anni mi sono dimenticato quasi tutti i suoi compleanni e non ho assolutamente idea di quando fosse il nostro anniversario. Ma siamo a Novembre, come allora, come la sera in cui mi lasciò, il giorno prima mi consegnassero le chiavi di quella che doveva essere la nostra casa. Lei piangeva, io ridevo: “Quando ti passa la matta fammi un trillo. Vado a casa dai, ci vediamo domani. Ciao amore”.

Quell’anno passai il capodanno solo, disteso su un enorme letto matrimoniale sotto una finestra colma di stelle. Il telefono suona, squilla sempre, ma non è mai chi aspetti a chiamare.

Davide “Birillo” Valsecchi

Galeotto fu quel libro

Galeotto fu quel libro

Discesa agli Inferi
Discesa agli Inferi

Adulterio. Tra tutti i peccati mi sembrò il più stupido ma, tantè, di cose strane fino ad allora ne avevo vedute parecchie. Davanti a me cammivano Dante e Virgilio, sdegnosi e superbi i due poeti si tenevano ben lontani dall’umile scribacchino di Asso avanzando tra il fango e la sofferenza di quest’Inferno con severa distanza.

Altri non avrebbe potuto rivolgermi le spalle con tanta superficialità ma per quei gironi  loro erano le  guide mie e, con pazienza,  solo seguirli da presso potevo. Quasi divertito fui da quell’ oscuro mondo pieno di meraviglie ma troppo innanzi al mio tempo mi ritrovavo per riconoscere miei contemporanei in mezzo a quei volti sconosciuti.

Ascoltavo la loro buffa lingua, così simile alla mia seppur diversa, cercando di capire cosa dicessero a quelli a cui si facevano presso scambiando parola. E fu allora che incontrammo Francesca, dal viso e dalla voce dolce e malinconica.

Vicino a lei un mezz’uomo piagniucolante le stava accanto senza proferir parola se non in pianto. Paolo Malatesta era il nome di quel disgraziato che parea essere in legame con la bella Francesca. Sebbene nel girone degli Adulteri mi ritrassi dall’idea di fare, all’Inferno, il pavone per quella giovane in barba al suo frignante compagno e mi feci sotto per ascoltare la loro storia:” Galeotto fu quel libro e chi lo scrisse…

Quale ira mi provocava una voce così dolce al fianco di una tale nullità. Ma il mio stupore si aggravò nello scoprire che Paolo conobbe Francesca come procuratore della promessa di nozze di Gianciotto. Il miserabile avea al fratello soffiato la donna, incredibile a sentire mi parevano tali parole!! Ma la famiglia, che scoprì la loro infatuazione, li punì con il sangue ed ecco la cagion del esser loro tra i dannati.

Leggere ed unite ora le lor anime volavan nel vento della passione che li avea travolsi scontando la loro colpa negli Inferi. “Ma scusa, li hanno lasciati assieme? Che diavolo di pena è lasciare due amanti assieme per l’eternità?!!”. La domanda mi sfuggì improvvisa ed il fiorentino mi fulminò superbo con gli occhi dietro il suo naso arrogante. Ma Virgilio mi rispose, con il fare gentile dei veneti, che l’amore legava i due troppo forte per essere diviso e che per questo erano del vento preda insieme .

Che ciò l’amore dell’uomo unisce neppure Dio può dividere, questo tu mi dici sommo poeta?” Le mie parole volaron per l’Inferno come bestemmia d’angelo e persino i demoni mi guardarono indispettiti per il mio ardire. Nasone e Virgilio sdegnosi allor si mossero lasciandomi addietro.

Che la forza dell’amore dell’uomo potesse superare il potere di Dio? Di questo io mi interrogavo. Quale grande vanto per la mia gente sarebbe tale immenso potere, il potere di amare. Ma al contempo guardavo Paolo. Come poteva un amante piangere così sommesso dopo esser stato condannato all’eternità con la sua amata, poteva davvero il tormento di quel vento essere più scosolante della separazione a cui tutti siamo condannati?

E fu allora che compresi, che vidi l’errore mio ma anche quello dei due poeti. Cappii: Paolo non amava Francesca e di fronte a lei, a quella creatura tanto bella, celava eternamente quel segreto a colei che  lo amava con tanto ardore. La sua pena era vivere in quel pianto, nel rimorso di non averle detto quella verità triste, di non aver avuto il coraggio patendo ora il senso di colpa. L’eternità con la donna che non amava e a cui aveva rubato il futuro. Il misero aveva ben ragione di pianger. Ed anche Francesca, che nel suo cuore sapeva la verità, non poteva che restare accanto all’uomo a cui aveva donato l’amore e la vita. Per l’eternità al fianco di un uomo che non la amava celandole il segreto:“Una botta e via”. Un biglietto per l’inferno…

L’amore che unisce due cuori lega due anime rendendole inscindibili persino a Dio ma era la mancanza di amore a vincolare i due, schiavi di una scelta sbagliata, di un sì vuoto dato forse nella speranza della passione vera. Quanti fastidi eviterebbe alla volte il parlar chiaro!!

Ripensai alla mia amata, colei che alberga nel mio cuore ormai perduta. Ripensai alle donne che ebbi a stringere cercando inutilmente di colmar quel vuoto. Ripensai alla tristezza di possedere ormai solo un cuore di sabbia che si sgretola tra le dita. “Amor, che a nullo amato amar perdona“. Quale errore è sperare di essere amati semplicemente amando.

Provai pietà per quelle anime e per il cuore mio anche. Li lasciai dietro i miei passi proseguendo nell’antro appresso ai miei due superbi compagni di viaggio. Da molto prima d’ essere qui attraversavo da vivo quest’ inferno che ora scontavano queste misere anime. Più in là, lungo il cammino, mi aspettava Ulisse, con lui avrei parlato delle sirene e, forse, avrebbe potuto capirmi.

Davide “Birillo” Valsecchi

Eddie Guerrero – The Wrestler

Eddie Guerrero – The Wrestler

Rey Mysterio Vs Eddie Guerrero
Rey Mysterio Vs Eddie Guerrero

Nei primi mesi del 2008 è stato realizzato un film interpretato da Mikey Rourke intitolato “The Wrestler” e dedicato al mondo del wrestling. Il film è molto duro e spesso cruento tanto da disturbare anche me in certi passaggi.

Da noi il wrestling ha acquisito una grande notorietà che poi si è piano piano sgonfiata anche per via delle polemiche e delle critiche che lo hanno coinvolto nel nostro paese.

Il wrestilng non è reale, lo scontro fisico reale tra due uomini è molto più traumatico e violento di come ci viene mostrato sul ring.

I lottatori, atleti forse non convenzionali, “recitano” su un palcoscenico in mezzo al pubblico scene di lotta incredibili dove i sentimenti e la trama, forse un po’ troppo americanizzati, fanno l’occhiolino al teatro e alla tragedia. Buoni contro cattivi, amici, fratelli e parenti in lotta per titoli e cinture in un mondo astratto fatto di illusioni.

Quando non diventa una baracconata mi piace il wrestling ed alcuni personaggi hanno saputo catturare la mia ammirazione. Sì, perchè ci si appassiona al personaggio e all’uomo che lo interpreta sul ring, non si fa il tifo perchè vinca ma bensi perchè porti all’estrema rapprensentazione il proprio ruolo in questa circense commedia.

Molti detrattori parlano di atleti dopati, di culturisti gonfiati e cose simili. Sarei curioso di conoscere l’esito di un test antidoping in un qualsiasi corpo di ballo di uno dei maggiori teatri. Forse le critiche si ridimensionerebbero.

Uno dei mie preferiti era Eddie Guerrero, figlio di una famiglia di lottatori professionisti, intepretava il ruolo del wrestler guascogne, portavoce sfrontato di una minoranza etnica non era un eroe senza macchia ma un’adorabile mascalzone che sapeva esserci nei momenti che contavano. Oltre al suo carisma scenico era dotato di una capacità atletica e tecnica impressionate. Era incredibile vederlo muoversi sul ring interpretando il proprio ruolo teatrale eseguendo evoluzioni acrobatiche.

Io ed Ivan, all’epoca colleghi, decidemmo di andare al Forum per verdere una tappa dello spettacolo dal vivo qui in Italia. La serata si stava rivelando alquanto deludente, l’allestimento non era certo sfarzoso come quello americano ed il livello degli incontri “riempitivi” mostrava  quanto sia difficile rendere credibile un combattimento senza scivolare nel ridicolo.

A metà serata, un po’ pentiti, eravamo più interessati ai decoltè delle signorine che distribuivano le bibite che al resto. Questo fino a quando non annunciarono l’ingresso di Rey Mysterio ed Eddie Guerrero sul ring: il forum cambiò completamente atteggiamento ed un’atmosfera incredibile calò sugli spalti e qualcosa di inspiegabile ma coinvolgente travolse persino me ed Ivan.

Quei due, come attori esperti, coivolgevano il pubblico confrontandosi contro i due cattivi di turno in uno scontro spettacolare fatto di incredibili salti e prese acrobatiche. Eddie volava lanciandosi dalle corde contro il proprio avversario mentre un migliaio di flash illuminavano il Forum ed il suo salto nel vuoto.

Quella sera Eddy e Rey persero contro i loro avversari ma la battaglia aveva raggiunto tali livelli epici che il pubblico era entusiasta ed incitavava comunque i suoi begnamini. Io, ridendo, ero consapevole della finzione di ciò che avevo appena visto ma non potevo che tributare la mia ammirazione per quello spettacolo che i quattro, i due buoni ed i due cattivi, avevamo messo in scena.  Magnifico.

Questo per raccontare un artista, forse controverso, che ha saputo emozionarmi e che purtroppo è morto. Eddie Guerrero, stroncato da un infarto a 38 anni, il 13 novembre 2005. Da allora non ho più guardato un incontro…

R.i.p. Eddie, io tifavo per te!!

Davide “Birillo” Valsecchi

La Ninfa Siringa ed il Dio Pan

La Ninfa Siringa ed il Dio Pan

Siringa di Arthur Hacker
Siringa di Arthur Hacker

Qualche settimana fa ero a Como con Enzo in piazza del Duomo. Era il periodo del Palio del Baradello e per le vie della città passeggiavano figuranti in constume medioevale. Noi eravamo seduti ai tavolini del Nova Comum bevendo birra quando ci si avvicina niente meno che l’Imperatore Barbarossa con tanto di mantello e scettro. Mi squadra e mi dice “Tu andresti bene per fare la parte di un Germanico“. Enzo è praticamente scoppiato a ridere sapendo che,  grazie a mia nonna, buona parte del mio sangue è Made in Germany: “Maestà ho idea che Birillo sia germanico più di quanto Lei creda!

Il figurante ci gardava un pò disorientato, poi ho pensato che in fondo il Castello di Asso è stato uno dei pochi che, volente o nolente, il Barbarossa fù costretto a risparmiare e rispettare. Così ho risposto:“Io vengo da Asso, Imperatore, chiederò alla nostra gente se per l’anno prossimo potrà mandare degli armigeri in rappresentaza del nostro paese.” Ovviamente sfoggiando il mio sorriso più truce perchè gli assesi non hanno mai abbassato la testa con l’Imperatore…

Apparire come due “strani” ad un omone adulto che si aggira in calzamaglia con una barba tinta di rosso e  la corona di tolla è un bel primato anche per Enzo e me. Tuttavia credo che partecipare, come Assese, al prossimo palio è qualcosa su cui rifletterò.

Oggi una mia amica, invece, mi ha proposto di entrare nei Bei di Erba, uno dei gruppi folkloristici della nostra zona che viene invitato ad esibirsi in tutta Europa. “Ma che dovrei fare oltre a vestirmi?“- le ho chiesto e lei mi ha risposto “Basta che impari a suonare il Flauto di Pan per iniziare“.

Il Fluto di Pan, accidenti. L’armonica dell’antichità comune a tutte le culture del pianeta. Le ho chiesto se conoscesse l’altro nome di quello strumento e lei, che non lo sapeva, mi ha risposto  ridendo che era impossibile si chiamasse Siringa. Così abbiamo fatto una piccola scommessa su chi avesse ragione, nulla di particolare o sconveniente intendiamoci, e questo mio piccolo articolo ha lo scopo di dimostrarle (come previsto) che ho vinto ma anche di raccontare come si deve il piccolo mito greco da cui trae origine il nome:

«Un giorno il dio Pan, lo spirito di tutte le creature naturali e delle foreste, si aggirava lungo le rive di un fiume. Allegro e spensierato come sempre vide una ninfa degli alberi il cui nome era Siringa (Syrinx) e se ne innamorò perdutamente. Quando la ninfa vide il dio, per metà uomo e per metà capra, rimase terrorizzata e scappò verso il fiume nascondendosi tra i canneti.  Spaventata non voleva ricambiare in alcun modo l’amore del dio e supplicò le ninfe dell’acqua che abitavano il fiume di trasformarla in una della canne del canneto. Così avvenne. Il dio Pan la rincorse ma riuscendo a trovarla comprese cosa era accaduto. Sconsolato ed afflitto prese una canna e la taglio riunendo ed allinenadone in pezzi. Il dio cominciò a soffiarci dentro cercando conforto nella musica di quello strumento musicale che era appunto Siringa,  il primo flauto di Pan della storia.»

Credo di aver vinto ed alla mia amica toccherà indossare il vestito tradizionale in un occasione piuttosto inconsueta ma pubblica, non pensiate male (purtroppo!!). D’altro canto credo che viste le affinità con il dio Pan, protettore della foresta mezzo uomo e mezzo becco, mi toccherà davvero imparare a suonare questo strumento dalla storia così malinconica.

Ultima curiosità, di cui non ero a conoscenza ma che ho scoperto cercando un’immagine di Siringa, è l’origine della parola “Panico“. Deriva infatti proprio dalla paura irrefrenabile che il dio Pan era in grado d’ instillare con le sue urla. La tradizione vuole che fosse in grado di spaventare eserciti interi e gli stessi Dei. Potenza del suono che scuote gli animi! E’ curioso scoprire che lo sprito greco della natura padroneggiava probabilmente una delle prime forme di Kiai, l’urlo giapponese del guerriero.

Il termine Pandemonio invece non ha nessun legame con Pan e nemmeno con il mondo classico essendo stato coniato addirittura nel 1600 da Jhon Milton nel suo libro Paradiso Perduto. Oggigiorno viene usato per indicare fracasso o confusione mentre Milton lo utilizzava per indicare il palazzo edificato da Satana e la camera di consiglio dei Demoni. Incredibile come il tempo trasformi il senso delle parole!

Davide “Birillo” Valsecchi

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