Category: Ferrate

CIMA-ASSO.it > Ferrate
Crazy Badger Unchained

Crazy Badger Unchained

“Falegname impazzisce e tira seghe ad un passante – Corriere della Sera, 1991” Quando il BadgerTeam, la “Squadra Tasso”, scende in campo ci si può aspettare di tutto, soprattutto che faccia casino. “Tromba Marina per un quarto d’ora – Corriere del Mezzogiorno, 1997”

I ragazzi sono per lo più ventenni, spesso sono rumorosi, disordinati, impertinenti e sfrontati: esattamente come mi piace siano! Voglio che si divertano e voglio divertirmi con loro. Detto questo voglio anche che all’occorenza siano in grado di girare l’interruttore, di cambiare marcia ed essere all’altezza delle difficoltà.

Per questo ogni volta mi è possibile cerco di “imbucarli” in corsi ed attività che possano dare loro qualche insegnamento o imprinting significativo. A tal proposito il Cai Asso, Canzo e Caslino hanno organizzato delle uscite in ferrata coordinate da Antonio Fumagalli: davvero un ottima occasione!!

Il “Fuma” è infatti il Capo della XIX Delegazione Lariana del Soccorso Alpino ed è una delle persone più interessanti da osservare in montagna, sicuramente una delle migliori da cui trarre insegnamento. Per questo ho infilato un paio di “matricole” mentre alcuni dei più esperti si sono aggregati come accompagnatori.

Ovviamente, nonostante le raccomandazioni, il Team Badger si è comportato come il Team Badger buttandola in caciara ogni volta è stato possibile.

BadgerTeam

Un calendario un po’ ostico (ero ad arrampicare in Sicilia) mi ha impedito di essere presente alle prime due uscite, ai Corni ed al Corno Rat. Tuttavia Mav, Andrea, Simone, Gianni e persino un carico pesante come Mattia (normalmente allergico alle ferrate) si sono spesi per dare una mano. Grazie!

L’ultima uscita in programma, spesso rimandata per via del tempo, è stata Sabato con la ferrata del Medale, a cui finalmente ho potuto partecipare anche io. Il tempo era strepitoso, un caldo sole invernale assolutamente gradevole. La roccia del Medale è spettacolare, per lo meno quando non si sbriciola.

La grande incognita di questa ferrata sono infatti i sassi ed il rischio che rappresentano per un gruppo numeroso. Fortunatamente non ci sono stati problemi, tutti hanno prestato la giusta attenzione. Salvo forse Boris che è riuscito a farmi la “doccia” scaricandomi sulla testa una brancata di ghiaia (era un gesto d’affetto?) Probabilmente sarà lui a sostituirmi nel ruolo di “quota comica” del gruppo!

Dopo la ferrata, risolta velocemente e con tranquillità, la compagine si è fiondata in birreria ingolfandosi di hamburger e birra. Chiacchiere, progetti, non-sense ed idee per il futuro si sono affollate tra il ketchup e le patatine. Boris, dall’alto della sua carismatica esperienza, ha cercato di insegnare a mio fratello Keko come attaccare bottone con le cameriere collezionando una ragguardevole e spassosa collezione di “Epic Fail” (….ora della fine anche le cameriere sghignazzavano!).

Yes!! Boris è il Most Valuable Player della giornata!!

Il prossimo step è imbucare qualcuno nell’imminente corso Spelo dello S.C.E. Andare in grotta è un esperienza che cambia completamente le prospettive! L’unica incognita è che gli speleo, nonostante l’assoluta serietà ed efficienza con cui operano, sono la formazione più goliardica e casinista che mi sia mai capitato di incontrare: davvero non ho idea di quale effetto potrebbero avere sui nostri giovani “tassi”!!!

Per chiudere vorrei ringraziare il “Fuma” per la sua disponibilità e pazienza, oltre a questo vorrei anche fare i complimenti ai ragazzi che alla loro prima esperienza hanno affrontato con con successo tutte le uscite! Bravi! Ora si comincia!!

Davide “Birillo” Valsecchi

La maggior parte delle foto sono state scattate da Boris e sono pubblicate sul sito DAIMARIO!
Anche Nicola ha fatto delle gran belle foto, appena si decide a pubblicarle ve le mostro!

DaiMario! Operazione Due Mani

DaiMario! Operazione Due Mani

badger teamDomenica è stata per me una giornata davvero straordinaria in cui ho avuto l’opportunità di compiere una strepitosa salita con personaggi quasi leggendari. Tuttavia prima di raccontarvi questa magnifica avventura voglio condividere l’attività svolta dai ragazzi del “BadgerTeam”.

Giovedì sera il gruppo si è ritrovato sui pannelli della Palestra d’Arrampicata di Valbrona per la nuova stagione invernale. Sebbene nessuno di noi abbia particolare esperienza con l’arrampicata “indoor” stiamo imparando come “allenarci” al meglio.

Sabato il gruppetto dei neofiti composto da Keko, Boris, Davide e Nicky ha percorso con me la Ferrata del Monte Due mani (la loro terza ferrata in assoluto!). Se la sono cavata tutti alla grande e la bellissima cresta finale ci ha offerto un panorama davvero suggestivo ed inaspettato.

Domenica, invece, Mav e Marzio hanno fatto una puntata in Val Masino per la via su granito “La coda del Dinosauro”. Cinque lunghezze per uno sviluppo di 140 metri con difficoltà 5c, mai obbligato, ed un bel passaggio di 6a+. Bravi!

Ormai il gruppetto conta una ventina di “elementi”, tutti agguerriti e tutti molto attivi. Qualcuno è più esperto, qualcuno alle prime armi, ma tutti stanno dandosi da fare formando un’allegra squadra, compatta ma anche molto autonoma. Sono davvero contento! Bravi! “Nonno Gufo” approva!

Davide “Birillo” Valsecchi

Le foto del video sono estratte dal Blog Fotografico di Boris: http://daimario.tumblr.com/

Lezioni private

Lezioni private

Birillo e KekoDomenica prossima avrà inizio il consueto ciclo di escursioni in Ferrata organizzato dalle Sezioni Cai di Asso, Canzo e Caslino. La prima in calendario è la Ferrata del Venticinquennale, la nostra ferrata di “Casa”. Il gruppo è molto numeroso e vi prendono parte anche molti ragazzi del “Badger Team” alla loro prima esperienza con questo tipo di progressione.

Anche mio fratello, Francesco “Keko” Valsecchi, si è unito al gruppo sebbene se non avesse mai fatto una ferrata in vita sua e, curiosamente, non fosse mai neppure salito in cima ai Corni. Per questo motivo domenica mattina, con la scusa di fare un piccolo sopralluogo, Keko ed io siamo sparati quasi di corsa ai Corni dando l’assalto alla ferrata.

La Venticinquennale non è molto lunga, anzi, è piuttosto breve. Alcuni tratti sono abbastanza (molto?) impegnativi e spesso è considerata inadatta ai principianti (almeno così è scritto nella maggior parte delle recensioni – www.ferrate.it).

Effettivamente per un neofita che dovesse trovarsi ad affrontarla senza supporto sarebbe davvero “tosta”, tuttavia grazie all’ampia varietà di passaggi ed alla relativa brevità, la Venticinquennale è un ottima ferrata dove poter “imparare”, sopratutto se durante la salita sono presenti membri del Soccorso Alpino a vigilare (ancora grazie per la disponibilità e per il costante aiuto!).

Il nostro territorio, sopratutto nel Lecchese, vanta un’alta concentrazione di ferrate e per tanto le uscite proposte hanno una chiara volontà propedeutica, focalizzata sopratutto sulle nozioni di sicurezza necessarie per questo tipo di progressione.

Keko ha cominciato ad arrampicare in falesia da poco più che un mesetto. Lui è Bruna si stanno dando un gran da fare per imparare e stanno, piano piano, racimolando tutto l’equipaggiamento base. Keko, alto e magro, non ha avuto difficoltà nell’affrontare i tratti verticali e, superata la scala, ho potuto tranquillamente lasciargli il piacere di salire per primo.

a8

Insieme abbiamo raggiunto la cima del Corno Occidentale e, dopo essere scesi per il caminetto, ci siamo concessi “Birra&Gazzosa” alla SEV per celebrare la sua “prima volta” ai Corni di Canzo. Molto Bene!

Davide “Birillo” Valsecchi

Come out and Play

Come out and Play

«Scatta la gara di ignoranza e quando scatta la gara di ignoranza un romagnolo non può arrivare secondo. Io vengo da quel mondo lì» Addormentato mi ritrovo davanti ad un plotone del soccorso alpino che si prepara ad un esercitazione. I ragazzi della “squadra” mi hanno arruolato per una puntata alla Gamma2 ed ora, mentre aspettiamo la prima funivia del mattino, non la smettono di fare casino.

Mav, insieme ad Andrea e Marzio, recita a memoria con esasperato accento romagnolo tutto lo spettacolo di Giacobazzi, Moto che passione«Dicasi ghiaione, acciotolato sconnesso con dei sassi che non hanno una forma ben precisa sui quali strisciare per 30 metri, col braghino corto addidas, da un certo fastidio alla pelle».

Professionisti? No di certo! Io non avevo dormito un accidente e tutto il mio equipaggiamento era ancora fradicio dall’acquazzone preso due giorni prima. Avevo voglia di caffè, di tette e di dormire ma mi ritrovavo a zonzo con una banda di scalmanati e, in fondo, non mi trovavo affatto male.

Prima di raggiungere l’attacco della Ferrata indossiamo l’attrezzatura facendo sosta sul comodo terrazzino roccioso. Faccio un giro con le solite raccomandazioni mentre controlliamo che tutto sia in ordine. Cerco di riportare la serietà ma poi, anche per me, scatta l’ignoranza ed inizio a citare a memoria Peter Venkman dei GhostBusters: «Forza bruciamo qualche semaforo: qualsiasi cosa accada ricordate che siamo dei professionisti! Buonasera New York! Vi amo tutti!  Vogliono giocare duro? Avranno il gioco duro! Operazione Fantasma, gente! Siamo qui per fare quello che va fatto! Andiamo!»

Di noi quattro sono l’unico ad aver percorso la ferrata, per tutti gli altri è la prima volta. L’ignoranza regna sovrana e rieccheggia attraverso l’eco delle alte pareti. Tuttavia, dove serve, i ragazzi si “allineano” in automatico, si danno voce l’un l’altro sui sassi che si muovono, si aspettano e si tengono d’occhio nei passaggi chiave muovendosi come una squadra compatta. Sparano cazzate, discutono di tette e moto, ma quando serve si acquietano e “lavorano” di concerto come si deve.

Un anno fa, grazie alle uscite organizzate dal Cai Asso e  Cai Caslino, i ragazzi muovevano i loro primi passi su di una ferrata. Ora affrontando la ferrata più impegnativa del nostro territorio e sapevo quanto per loro fosse importante. A Ottobre  le sezioni Cai organizzano delle nuove uscite propedeutiche identiche a quelle a cui hanno partecipato l’anno prima. I ragazzi volevano dimostrare di aver fatto abbastanza esperienza per essere d’aiuto ai neofiti: in un cerchio perfetto volevano dimostrare di aver imparato abbastanza per poter ricambiare ciò che avevano ricevuto.

Ingaggiano, sbuffano, ridono e spingono. Bruciano senza problema il tanto temuto “passaggio chiave” e comprendono le insidie dei molti passaggi delicati che spesso non sono nemmeno citati nelle relazioni. Ormai stanchi danno battaglia sul caminetto salendo correttamente in opposizione. Una volta sul prato in cima al “Dente” si svaccano godendosi il sole ed osservando distratti le manovre del soccorso nel canale Bobbio. Un giro sulle crete fino al Passo del Giuf e poi giù: Birra, polenta e taleggio prima di imbarcarci per la discesa.

Bravi Bagai!

Davide “Birilo” Valsecchi

Nota Bene: il racconto è goliardico così come scanzonata è stata la nostra salita. Nelle settimane precedenti il soccorso alpino ha dovuto effettuare due interventi per recuperare gente bloccata sulla Gamma2. Quindi, mi raccomando, non fraintendete il senso del racconto: non è una salita da sottovalutare. I “ragazzi” hanno fatto un lungo percorso formativo prima di poterla spuntare allegramente sulla G2.

Resegone: Operazione Gamma

Resegone: Operazione Gamma

Quando apri gli occhi un istante prima che la sveglia inizi a suonare è sempre un buon segno, specie se l’orologio segna le cinque e mezza del mattino. Fuori è ancora buio ma con calma preparo il mio caffè e osservo l’alba alle spalle del Cornizzolo. Il menù del giorno prevede, in rapida e stretta successione, la ferrata Gamma 1 del Pizzo d’Erna e la Gamma 2 al Dente del Resegone.

Unendo le due ferrate si ottengono circa mille metri di dislivello tutto su roccia attrezzata. Mentre la Gamma1 è una vecchia conoscenza non ho mai avuto affrontato la Gamma2, quella che da tutti viene considerta la ferrate più impegnativa e fisica del nostro territorio.

Finisco il mio caffè, infilo lo zaino e parto in macchina. Sono solo in questo viaggio ed ho deciso di partire all’alba proprio per godermi la montagna in assoluta solitudine. Non so cosa aspettarmi dalla Gamma2: per questo non voglio nessuno con me e nessuno sulla mia strada.

Alle sette sono sul piazzale della funivia e mi incammino verso la Gamma1. Unire le due ferrate è qualcosa che appartiene alla tradizione tuttavia la gamma1 è quella che, in assoluto, meno preferisco. Una serie infinita di scale che attraversano verticali roccia che, diversamente, avrebbe potuto essere splendida. Le scale, il ponte tibetano, il ponte in ferro: tutta roba che non mi piace ma che risalgo a testa bassa pensado a ciò che mi aspetta e che ancora non conosco.

La gamma 2 è rimasta chiusa per molto tempo e proprio oggi è il giorno in cui, ufficialmente, viene riaperta,  una coincidenza che è caduta perpendicolare con una delle rarissime giornate di bel tempo di questa strampalata estate del 2014. Non potevo quindi sottrarmi alle conicidenze!

Dalla cima del pizzo d’Erna mi incammino verso il passo del Fo. Davanti a me due alpinisti, attrezzati con casco, imbrago e set da ferrata, mi precedono dopo essere scesi dalla prima funivia del mattino. Li avvicino, li saluto, scambiamo due chiacchiere e li lascio alle spalle. Sono le nove ed l mio motore gira a regime ormai da due ore, non c’è modo che mi stiano dietro o che io ceda loro il passo.

Alle dieci meno un quarto sono all’attacco della gamma2. Le relazioni della salita sono chiare: “inizia facile per diventare estremamente impegnativa nella seconda metà”. Mentre spingevo sulla Gamma1 sapevo che il difficile era conservare le energie, dosare quanto spendere e risparmiare per il finale. La storia di questa ferrata è costellata di incidenti, spesso mortali, che sembrano accrescerne la temibile fama. Voci e dicerie che avevo sentito per anni fin da bambino e che ora, da solo, mi facevano compagnia lungo la salita insieme ai miei fidati 30 metri di corda statica dell’11 nello zaino (vis pacem para bellum).

Tuttavia quello che la maggior parte della gente non racconta è la straordinaria ed assoluta bellezza attraverso cui scorre la ferrata. Il sole irrompe tra le guglie del Resegone ed io mi guardo attorno assolutamente rapito della magnificenza di quello scenario in cui il verde dei prati si alterna alla verticalità della roccia, lasciando che lo sguardo spazi senza confini in ogni direzione. La ferrata conduce colui che la percorre attraverso un Resegone assolutamente inedito per chi, come me, ha sempre battuto le altre piste, gli altri canali, le altre ferrate. E’ bellissimo!

La ferrata è così estrema come dicono? Non è assolutamente da sottovalutare, questo è certo, ma per come mi sento ora l’ho trovata difficile e “fisica” il giusto, niente di impossibile. Voglio essere più chiaro: pensare di “tirarla” tutta è follia, serve arrampicare e dosare le forze affidandosi alle braccia ed alla catena solo nei passaggi davvero duri. Certamente è lunga e “bastona” sopratutto in fondo. Questo significa giocare a scacchi con le forze e con i cambiamenti del tempo: non ci sono vie di fuga e si deve per forza arrivare alla fine per poterne uscire. Io l’ho trovata deserta (anche perchè sono partito presto) ma il pericolo di sassi smossi da chi precede è qualcosa di cui tenere conto. Anche perchè chi sta davanti può aver finito la benzina e non prestare la dovuta attenzione in un tracciato dove i sassi non mancano affatto…

La placca verticale che è considerata il punto chiave della ferrata non mi ha impressionato. Ho trovato più insidiosi molti altri punti più banali. Il problema di quel passaggio è che se ci si affida alla catena c’è il rischio di sbandierare e di sbattere contro la roccia cadendo inevitabilmente. Senza la catena è abbastanza dura, dicono sia un 5b, ed il vuoto sottostante non aiuta. Come ho detto non è difficile ma c’è il rischio di farsi piuttosto male sbagliando. Se usate la catena dovete trazionare il peso con attenzione verso destra pronti ad accorciare e recuperare la posizione quando, inevitabilmente, dovrete girare il peso e tutto il corpo verso sinistra per mettervi sulla verticale.

Il camino finale è divertente ma impegnativo. Affrontandolo bisogna ricordare che le energie sono ormai quasi tutte spese, si deve lavorare bene in opposizione sulle due pareti e procedere con prudenza fino all’uscita.

A mezzo giorno ero sdraiato al sole sul prato del Dente del Resegone a 1810 metri di quota. Partito alle sette dai 610 metri del piazzale avevo dalla mia, se i conti non mi ingannano, 1200 metri di dislivello in 5 ore che, tenuto conto della tipologia di tracciato, non mi paiono male. Tuttavia la vera soddisfazione era il mondo che mi circondava e che sapeva spaziare dal Monte Rosa al Disgrazia accarezzando le Grigne, il Legnone, il due mani, Il Tre Signori ed i miei Corni di Canzo ed il mio Moregallo. In ogni direzione c’era una montagna di cui non conoscevo il nome e questo rassicurava l’animo su quanto ampia e sconfinata sia ancora la ricerca.

La tentazione di una birra all’Azzoni era forte ma il vociare che proveniva dalla croce di vetta sembrava capace di sconfiggere la mia sete.«Nel 2014 il più bel giorno d’Agosto è stato il 2 Settembre». Ridendo di questo strambo pensiero mi sono avviato allegro verso casa scendendo lungo il canale Bobbio.

Quindi, Birillo, com’è la Gamma2? E’ una ferrata stupenda, ma affrontatela solo quando avrete l’allenamento e le capacità tecniche sufficienti per godere appieno della sua strepitosa bellezza

Davide “Birillo” Valsecchi

Per la serie “buoni consigli, pessimi esempi”: non adateci da soli!

Corni: Ferrata Invernale

Corni: Ferrata Invernale

DSCF2714«Siamo al Cerro Torre o ai Corni di Canzo?!» Una cascata di neve e ghiaccio rotola giù per la roccia verticale bussando innocua sul mio casco. Luca e Stefano, abbarbicati al  ghiaccio sopra di me, se la ridono allegri mentre mi copro di bianco. No, non siamo in Patagonia ma lo scenario è davvero d’eccezione ed eccezionale. La ferrata del Venticinquennale ai Corni di Canzo è imbiancata ed in condizioni strepitose: roccia grigia colma di neve farinosa negli appoggi e di ghiaccio bianco negli anfratti e nei colatoi. Un autentico spettacolo!

Davide “Birillo” Valsecchi

Rat-Attack

Rat-Attack

Corno Rat, uno sperone di roccia posto sul versante Orientale del Gruppo dei Corni di Canzo. Non supera i 784 metri di quota: questo lo rende un “ottimo posto” quando è in inverno ed una specie di inferno rovente durante l’estate. La ferrata del Corno Rat è una specie di test, una prova o forse un’iniziazione.  In particolare il primo tratto, che risale il Sasso OSA, è stata la bestia nera di più di un neofita e riesce ad esigere rispetto anche da chi ha qualche pratica in più.

Spesso è capitato di dover tirare un pezzo di corda per aiutare chi, lavorando tutto di braccia, si è ritrovato senza benzina e con le braccia di legno a metà del primo tratto.

Con la squadra saliamo fino a San Tomaso. Io sono mezzo addormentato e sprofondo nei miei pensieri lasciando che i passi si susseguano da soli fino all’attacco. Poi ci imbraghiamo, facciamo un rapido check ed iniziamo. Mi piazzo a metà del Sasso OSA e tengo d’occhio il primo gruppo. Francesco corre sulla roccia come una lepre mentre il buon Carlo, che ha qualche anno più di Francesco e me, arranca in un passaggio difficile: lo seguo stretto ed insieme risaliamo fino alla cima del Sasso Osa. Da lì, a rotta di collo per il sentiero, torno ai piedi della ferrata per dare supporto alla seconda metà della nostra squadra: “Hey Birillo! Guarda che il primo giro è gratis ma il secondo si paga!” mi urlano dalla parete.

Sono l’ultimo della fila ma la squadra avanza senza problemi. I “ragazzi” ormai se la cavano bene ed io naufrago nei miei pensieri lasciando che se la godano in autonomia: appoggio le mani sulla roccia ed inizio ad arrampicare. La roccia qua e là è un po’ unta ma arrampicando la ferrata si riempie di passaggi di tutto rispetto: c’è molto con cui divertirsi!

Alla fine siamo tutti in cima. Paola, alla prima esperienza, ha affrontato la ferrata supportata da Franco e, visto le difficoltà, se l’è cavata alla grande. Tornati a San Tomaso infiliamo i piedi sotto la tavola mangiando tutti insieme: festa!!

Mentre vi scrivo le montagne si stanno imbiancando di neve ed il tempo, ancora instabile, scrive e cancella i miei piani. I “Ragazzi” hanno voglia: Sabato o Domenica tocca portarli ancora da qualche parte. Stay Tuned!

Davide “Birillo” Valsecchi

Il Ruggito dei Corni

Il Ruggito dei Corni

Quando la squadra si mette in marcia una pioggerellina leggera sembra intenzionata a rinforzare, ma è solo quando mancano un paio di curve a Pianezzo che il cielo decide di darci una bella sciacquata. Mantelline e copri-zaini: risaliamo fino al rifugio della SEV barricandoci attorno alla stufa.  «Bene Signori, oggi una lezione tra le più difficili: vita da rifugio!» Qualcuno, che se la ghigna, mi sfotte alludendo ai quattro giorni in cui sono rimasto bloccato alla Capanna Margherita. Alle volte capita…

Stipati sulle panchette facciamo saltar fuori dagli zaini cordini e moschettoni: «Bene, è ora di imparare un po’ di teoria, quelle quattro nozioni base che diventano oro quando la situazione rischia di diventare rognosa». Un giro rapido di presentazione per sua eccellenza il Mezzo Barcaiolo e suo cugino il Barcaiolo, nodo delle guide infilato e dell’amore,  poi ci si tuffa sulla piastrina gigi passando per il prussik ed il machard. «Un nodo può essere fatto solo in due modi: giusto e drammaticamente sbagliato. Vediamo se indovinate quale dei due vi salva la pelle?»

DSCF2438La compagnia trascorre al caldo una piacevole ora gingillandosi tra asole e trefoli. Poi, quando sembra iniziare a spiovere, ci rinfiliamo le giacche e torniamo fuori tra la nebbia. Allegri, sebbene un po’ infreddoliti, attraversiamo fino al crocefisso di legno arrivando all’attacco della Ferrata del Venticinquennale. «Che si fa? Saliamo?» Domandano «Manco per sogno! La placca forse è abbastanza asciutta ma ascolta le tue mani: lo senti il freddo? Lo senti come l’umidità morde le dita? Con la roccia viscida devi lavorare tutto di braccia e ti garantisco che con questo freddo umido la catena e la roccia ti gelano via le dita in cinque minuti. Niente gambe e niente braccia: solo guai! Per affrontare la ferrata ora devi essere capace e devi pedalare come si deve. Se restiamo dentro più di un ora o qualcuno si blocca sono rogne vere e per tutti.»

Il tempo è stato spesso inclemente durante le nostre recenti uscite ma io credo sia stato un bene: con il sole tutto sembra semplice, la gente impara poco ed ancor peggio rischia di montarsi la testa. «Fidati, qualcosa per incasinarti la giornata la troviamo lo stesso.»

Così la comitiva, diligente ed entusiasta come sempre, riparte risalendo il ghiaione e costeggiando la base del Corno Occidentale fino a giungere ai piedi del Caminetto. «Bene, nello zaino abbiamo tutto l’equipaggiamento, visto che ce lo siamo portati fin qui è ben indossarlo. Imbraghiamoci e caschetto in testa. Questo è il caminetto, un tracciato su roccia EE, ossia per escursionisti esperti. Sono quaranta metri, ben appigliati ma quasi in verticale. E’ un secondo grado, forse terzo: con il bagnato va affrontato con testa e metodo.»

Uno alla volta tutti si infilano nello stretto camino risalendo tra le due ali di roccia fino alla cima del Corno Occidentale. Tutti insieme ci stringiamo insime alla croce di vetta per una foto mentre tutto attorno a noi è avvolto da una densa coltre di nebbia. Io ed i miei quattro “scagnozzi” ci concediamo una foto tutta speciale.

«Quello che va su deve tornare giù, preferibilmente tutto intero!» Con una corda da 50 attrezziamo una fissa che scende lungo il percorso affrontato in salita. Qualcuno si auto assicura con un nodo machard, lo stesso usato per le calate in doppia, mentre per chi è più titubante stendiamo una calata con una statica da 30. Mentre osservo Franco manovrare il barcaiolo non posso che apprezzare come, nonostante il cattivo tempo, tutte queste manovre siano un’esperienza anche più importante delle “semplice” ferrata. «Presidente, ti dirò, queste uscite sbarazzine mi piacciono parecchio. Stanno imparando molto e soprattutto tutta roba che torna sempre buona». Anche lui è soddisfatto di come abbiamo dato una svolta alla giornata. Certo, c’è un po’ di delusione per la mancata salita in ferrata ma la squadra è comunque entusiasta e la cosa mi galvanizza. La pioggia comincia a mischiarsi a spruzzate di neve ed i Corni diventano piacevolmente Alpinistici: mi piace!

Ritornati alla Sev ci infiliamo a tavola: brasato, coniglio, polenta e vino rosso. Mi piace anche questo! Il clima è di festa, si fantastica, si fanno piani e si raccontano storie. Per qualche ora sembra di essere tornati all’epoca d’oro!!

Poi smette di piovere, le nuvole si diradano e l’azzurro appare all’orizzonte. L’idea di assaltare la ferrata stuzzica ma, io per primo, ho dato troppa confidenza al vino per andar tranquillo con dei ragazzi alle prime armi. «Bene truppa: andiamo al Corno Orientale a smaltire il pranzo!» La passeggiata, quasi pianeggiante, ci porta a sfilare sotto la magnificenza della Parete Fasana e la bellezza dolomitica del Pilastrello. Alla croce apprezziamo finalmente il panorama dei corni in tutta la sua bellezza concedendoci un’altra foto di cima.

«Okay, ve lo siete meritato: vi mostro la segretissima grotta del tasso!» Inerpicandoci sulle pendici del Corno Centrale porto la squadra a vedere la grotta dove io ed il buon Fabrizio ci siamo spaccati le ossa scavando ed esplorando questa primavera. «Oh ma è una figata! Ma ci sei mai venuto a dormire qui?!» La grotta è orizzontale, alta una quarantina di centimetri ma abbastanza ambia da accogliere otto o nove persone sdraiate. «Ancora no, ma appena arriva la neve conto di testare il bivacco invernale.» Rispondo ammiccando. «Acqua in bocca su dove sta: è un segreto!»

Dalla grotta tagliamo attraverso le roccette fino a raggiungere il sentiero attrezzato che scende  dalla dorsale del corno Centrale. Li osservo muoversi sulle catene, fare attenzione ai sassi e tenersi d’occhio l’un l’altro: hanno imparato bene, davvero bravi.

Mentre lasciamo Pianezzo alle nostre spalle il sole irrompe caldo sul Lario. «Dannazione, sto davvero invecchiando: domani sarà una giornata magnifica e a me toccherà stare in ufficio.» Il socio mi guarda e ride «Forse più che vecchio ti stai semplicemente civilizzando!». Forse… o forse no. Comunque sia:  alla prossima!

Davide “Birillo” Valsecchi

Theme: Overlay by Kaira