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LaProvincia: Tibet vietato, cambio di rotta

LaProvincia: Tibet vietato, cambio di rotta

Ladakh mani walls

Confesso che alle volte mi guardo indietro e resto stupito di come sia stato possibile coinvolgere tante persone, i ragazzi del setificio, la gente in paese, gli amici su Facebook, chi ha visto le interviste ad Espansione Tv o gli articoli sui quotidiani e sulle riviste o chi ha scoperto il nostro sito e si è appassionato alla nostra storia.

Quando abbiamo deciso di partire eravamo solo Enzo ed io, ora siamo in tanti ed è emozionante il supporto che ci stanno dando i nuovi ed i vecchi amici. Non possiamo che ringraziarvi!!!

Mara Cavalzutti, giovane giornalista assese, ha scritto un articolo pubblicato su LaProvincia in cui descrive il nostro cambio di rotta e la nuova destinazione del nostro viaggio. Eccovi il suo articolo:

Alpinista e fotoreporter adesso puntano al vicino Ladakh. Il Tibet vieta l’ingresso agli stranieri: Enzo Santambrogio e Davide Valsecchi, cambiano rotta, ora puntano a raggiungere il Ladakh, il ‘Piccolo Tibet’.
«
Purtroppo, a causa delle tensioni tra Tibet e Cina – spiega Valsecchi -, i nostri referenti ed i contatti con le autorità cinesi ci hanno comunicato che, per gli stranieri, l’accesso al Tibet cinese sarà vietato per tutto marzo e le autorità valuteranno quando e se riaprire tale accesso».
Anche il pellegrinaggio al sacro monte Kailash, meta iniziale del fotoreporter e dell’alpinista assesi, non sarà facile da portare a compimento per nessuno.
«Enzo ed io – continua Valsecchi – siamo comunque intenzionati a partire per il nostro viaggio e portare avanti i progetti correlati: l’audiolibro coi suoni del Tibet, il documentario e la consegna al vento dell’Himalaya delle preghiere di stoffa  realizzate in collaborazione coi ragazzi del setificio di Como. Per aggirare gli impedimenti, abbiamo dovuto pensare ad una nuova meta: il Ladakh, il ‘Piccolo Tibet’, una regione arroccata tra le montagne, poco più a nord del Kailash, ma in territorio indiano proprio al confine con il Tibet cinese».

Quando hai tante persone che ti seguono non puoi che continuare a spingere per andare avanti!!

By Davide “Birillo” Valsecchi pubblished on Cima-Asso.it
A cena con Lalla e Riccardo Borzatta

A cena con Lalla e Riccardo Borzatta

Riccardo Borzatta
Riccardo Borzatta

Qualche giorno fa siamo stati invitati a cena, Enzo ed io, a casa della Signora Laura Borzatta, conosciuta dai più semplicemente come Lalla. Lalla è una delle maggiori sostenitrici della nostra iniziativa culturale legata al tessile comasco Preghiere di Stoffa, in collaborazione con l’azienda PuntoComo, sta realizzando degli speciali tessuti per le bandiere utilizzando i telai a mano appartenuti alla famosa artista tessile Gegia Bronzini.

La signora Lalla, che è una persona gentilissima e senibile, ha invitato alla cena anche un ospite speciale, suo fratello Riccardo Borzatta. Un personaggio straordinario, scrittore e poeta dialettale comasco, accorpa carisma e simpatia con un pizzico di affascinante, ma educata, sfacciataggine tipica degli artisti degli anni 60.

Il signor Borzatta cura alcune rubriche su LaProvincia ed è uno dei massimi esperti del nostro dialetto. Il più grande merito che posso tributargli è quello di aver dato alla nostra lingua tradizionale una forma ed un eleganza che nulla ha da invidiare ai dialetti italiani più famosi. La nostra cantilena, interpretata con tanto stile da un signore distinto ma divertente come Riccardo, è un vero omaggio a tutta la cultura comasca e del Lario.

Ho passato la serata ridendo mentre ascoltavo i suoi racconti e le sue poesie, acute ma divertenti, nella lingua che di solito è relegata ai paesani e snobbata dalle “menti illuminate” che il più delle volte sono ottuse o foreste (spesso entrambe).

Borzatta è sicuramente un personaggio di spicco ed è stato divertente vederlo “duettare” in dialetto con Enzo mentre raccontava di incontri importanti con il Presidente Pertini o con giornalisti ed attori famosi del passato del calibro di Biagi e Sordi.

Ho anche scoperto che alle origini della carriera di Davide Van De Sfross, il noto cantante dialettale comasco, uno dei collaboratori d’eccezione era proprio Riccardo che infatti interpreta Guglielmo Tell nell’omonima canzone “Il figlio di Guglielmo Tell”, ruolo che interpretò dieci anni fa anche sul palcoscenico del Sociale di Como al tempo della prima esibizione teatrale di Bernasconi.

Durante la serata abbiamo esposto il nostro progetto a Riccardo che si è offerto di creare una poesia in dialetto affinchè diventi una delle preghiere che porteremo sull’Himalaya. E’ un grande onore poter portate un esempio della nostra cultura più tradizionale tanto in alto e tanto lontano.

Proprio in questi giorni sul sito web de LaProvinciaOnLine è stato pubblicato un breve filmato in cui Riccardo Borzatta intepreta in dialetto una sua storiella in forma di poesia. La pubblico qui volentieri perchè possiate apprezzare quanto divertente possa essere trascorrere una serata con lui.

by Davide “Birillo” Valsecchi pubblished on Cima-Asso.it
Bailey’s snake: il serpente del Tibet

Bailey’s snake: il serpente del Tibet

Baileys Snake, il serpente del Tibet
Bailey’s Snake, il serpente del Tibet

In primavera, quando il sole comincia a scaldare le giornate, passeggiando per il bosco comincio ad incontrare alcune delle sue creature più affascinanti e terrificanti, i serpenti.

Non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo, i serpenti mi fanno una paura dannata e, come tutte le cose che mi spaventano, dedico loro una grande attenzione ed un accurato studio.

L’anno scorso, proprio in questo periodo,  scrissi un interessante articolo in cui ho catalogato i serpenti della nostra zona riportando informazioni ed fotografie: Marasso, un incontro speciale…

Confesso che in questi giorni, mentre si affina la preparazione e l’organzzazione del nostro viaggio in Ladakh, sono assillato dai sogni più strani. Credo che l’inconscio esplori le più disparate problematiche in cerca di una soluzione per prepararsi ad affrontarle. Non credo sia preveggenza, credo sia la ragione che, consapevole delle difficoltà che possono vericarsi, lascia libera la fantasia di elaborare gli scenari possibili. Credo che in questo modo il nostro istinto di sopravvivenza utilizzi il riposo ed il sogno come training per la mente attraverso una strana forma di “paranoia notturna”.

Tutto questo è sicuramente positivo se non fosse che continuo a sognare serpenti!!!

Se volete divertirvi e prendere un comune manuale dei sogni troverete che il sognare serpenti indicherebbe la volontà di una rinascita, qualcosa che in fondo potrebbe essere legato al senso del nostro viaggio. Tuttavia secondo gli orientali indicherebbe una rappresentazione  del kundalini, l’ energia vitale umana assimilabile alla libido e all’eros che abita, come un serpente arrotolato, la base della colonna vertebrale. In effetti le frequentazioni femminili in questo periodo scarseggiano ma neppure questo mi convince. Joung e Freud hanno teorie psicanalitiche in merito, ma nemmeno loro hanno colto il senso del mio sogno.

Così ho continuato a scavare nel mio inconscio cercando una spiegazione. In Ladakh sono presenti molti monasteri dove sono venerati figure mezzo uomo e mezzo serpente chiamate Klu o Naga dagli occidentali. Si dice inoltre che questi Naga vaghino nei pressi dei monasteri proteggendoli durante la notte dagli spiriti e dagli invasori. Ma neppure questa scoperta, sebbene suggestiva, soddisfava la mia ricerca.

Alla fine ho cominciato a capire che il motivo di quei sogni era più semplice. Qualche giorno fa ho infatti trovato su Internet una bellissima foto di una lucertola molto simile ad una piccola iguana su una pietraia del Ladakh. Credo che la cosa mi abbia colpito perchè non mi aspettavo di vedere un tale animale a sangue freddo ad una quota simile, stiamo infatti parlando di un’altezza media superiore ai 4000 metri in un territorio dove gli inverni sono estremamente rigidi. Credo che la mente abbia fatto “Click” ed inconsciamente abbia valutato la possibilità che dove vi sia una lucertola vi sia anche un serpente con tutti i pericoli che ne conseguono.

Sulle Alpi Carniche, dove ho passato molte estati, ad una quota di 2000 metri si trova spesso la temibile Vipera del Corno che si scalda tra le pietraie. L’incontro, se inaspettato, non è molto piacevole ed ogni volta supero il mio personalissimo record di salto in alto con urlo. Possibile che anche in Tibet vi sia l’eventualità di un simile incontro?

Con quest’idea mi sono messo a consultare le biblioteche digitali della rete e dopo un po’ di ricerca ho trovato il serpente dei mei sogni: Bailey’s snake o Thermophis baileyi, il serpente che abita il tetto del mondo!!

Molto simile ad un colubro, il nostro “Scurzon”, non è velevoso anche se alcuni tipi posseggono denti e saliva tossica. E’ abbastanza raro incontrarlo perchè vive solo nei pressi delle sorgenti d’acqua calda che sono tuttavia abbastanza diffuse nella regione Himalayana. Ne ho individuato un paio anche lungo il nostro percorso.

Infilarmi in una calda pozza d’acqua termale dopo una lunga marcia e trovarsi a faccia a faccia, senza nessun preavviso, con un serpente che ti nuota affianco è qualcosa che, a quella quota, poteva rivelarsi molto pericoloso per il mio giovane cuore!! Ora che conosco Bailey, lo scorzone del Tibet, non credo farà lo stesso effetto, credo anzi che continuerò a godermi l’acqua calda. La cosa divertente sarà che, guardandolo, scoprirò se il mio “socio” si sia preoccupato di leggere il blog prima della partenza dopo avermi tanto sbeffeggiato per i miei strani sogni.
Buon Bagno Enzo!!!

by Davide “Birillo” Valsecchi pubblished on Cima-Asso.it
La Cina chiude il Tibet: si va in Ladakh!

La Cina chiude il Tibet: si va in Ladakh!

LadakhL’attuale delicata situazione tibetana è nota a tutti, purtroppo i nostri referenti ed i contatti con le autorità cinesi non hanno buone notizie per noi in questo momento.

L’accesso al Tibet per gli stranieri è  proibito per tutto il periodo di Marzo e le autorità valuteranno quando  e se riaprire tale accesso.

Anche il pellegrinaggio al Kailash quest’anno subirà la tensione che affligge quella terra vanificando lo spirito di tolleranza e comprensione tra le culture che lo contraddistingue.

Al momento, fortunatamente per tutti, non si segnalano disordini gravi  e le autorità vogliono che sia precisato che non è stata indetta la legge marziale per Lasha o per il resto del Tibet.  Tuttavia i permessi speciali necessari per accedere a quelle zone sono “temporaneamente” sospesi in attesa di sviluppi.

Enzo ed io ne abbiamo discusso, abbiamo fatto una promessa a 70 ragazzi e  a tutti coloro che ci hanno fin qui seguito e supportato. Abbiamo delle preghiere di stoffa da consegnare al vento dell’Himalaya e ci siamo fatti carico delle speranze in esse racchiuse. Siamo equipaggiati, fisicamente preparati ed ancora più motivati a raggiungere i nostri obbiettivi nonostante le difficoltà.

Per mantenere la parola data abbiamo una nuova meta: Il Ladakh, il “Piccolo Tibet”, una regione arrocata tra le montagne poco più a nord del Kailash ma in territorio Indiano proprio al confine con il Tibet Cinese. Un viaggio forse ancora più impegnativo con quote ancora maggiori  ma incredibilmente affascianante.

Il Ladakh è uno degli antichi principati che componevano il regno del Tibet,  era governato per gli affari civili da un principe indipendente, e sottoposto, per quelli spirituali, al Dalai Lama di Lhasa. Isolato e difficilmente raggiungibile non fu annesso alla Cina durante la rivoluzione Culturale perchè sito sul versante occidentale della catena himalayana non aveva valore strategico per la difesa dei confini cinesi.

Cinta dalle montagne la regione del Ladakh ha un altitudine media superiore ai 4500 m.slm ed è quasi completamente inaccessibile nei periodi invernali. Aperto agli stranieri dalle autorità indiane solo nel 1970 conserva ancora intatta tutta la tradizione e la spiritualità di quel popolo che vive nella “terra degli alti valichi”.

«In nessun’altra parte in Asia, ci possiamo dirigere a ovest verso paesi interamente islamici, ad est tra i buddisti e a sud verso terre dove la religione Indù domina fino alla punta estrema della penisola indiana.» Frederick Drew, 1877

Zaini in spalla e pronti a partire, finalmente lassù sarà solo la natura a metterci alla prova. Vi racconteremo di questo affascinante paese che racchiude grandi sorprese. Ciao Kailash, arrivierà il giorno in cui finalmente ci vedremo, aspettaci!!

[Per ulteriori informazioni sul viaggio in Ladakh visita la sezione dedicata]

by Davide “Birillo” Dalsecchi Published on Cima-Asso.it
[Sponsor]: Palestra Millennium – Pontelambro

[Sponsor]: Palestra Millennium – Pontelambro

Quando devi partire per un viaggio come questo sai che devi prepararti per poter affrontare al meglio le difficoltà ed essere in grado di fare fronte agli enventuali imprevisti.  Gli strumenti migliori di cui disponiamo sono la mente ed il corpo, entrambi vanno preparati e addestrati a collaborare nelle situazioni più disparate.

Si deve pianificare il viaggio, gli itinerari, documentarsi e studiare cartine ed libri. Ma non basta la teoria, prima o poi si arriva alla pratica ed a quel punto si devono giocare le proprie carte. Per arrivare preparati serve una parola sola: allenamento.

Allenarsi è uno dei momenti più belli, in qualsiasi sport. Cominci con poca voglia, quasi come se ci fossi costretto. Ti scaldi, fai attenzione a quel muscolo che ti faceva male l’ultima volta e ti concentri sulla respirazione e sul movimento. Piano piano aumenti e lasci andare il corpo ripensando agli obbiettivi che ti sei prefissato.  A quel punto sei caldo, sai cosa vuoi, sai quanto impegno ti costerà ed allora cominci a spingere, cominci a darci dentro perchè tutta la fatica che non farai qui la rimpiangerai lassù.

Durante il nostro viaggo dovremmo sempre fare attenzione a coservare le forze, ad avere una riserva per ogni eventualità ma qui, mentre ci alleniamo, dobbiamo spremere tutto quello che si ha e vedere fino a dove ci si puo’ spingere.

Enzo, il titolare della Palestra Millennium di Pontelambro ci ha offerto la possibilità di allenarci nel suo impianto. Ormai tutte le mattine ci vede entrare con la faccia ancora assonnata e cominciare tra gli attrezzi. Credo si diverta nel vedere quanto faccia lavorare sodo il nostro Enzo!!!

Io non ero mai stato in questa palestra ma di centri sportivi, per via del Karate-do, nè ho conosciuti parecchi e posso dire che questo è uno dei più belli che abbia visto nella nostra zona. Purtroppo oggi giorno molte palestre sono diventate delle discoteche diurne, dove più che allenarsi si mette in mostra l’abbronzatura, il proprio completino “trendy” e la boria da super atleta mancato. Devo complimentarmi con  Enzo perchè alla Millennium ha saputo invece creare un buon “clima”, molto amichevole e rilassato permette di allenarsi con tranquillità e profitto.

La palestra è molto grande ed offre veramente di tutto. La sala pesi è molto ampia, ci sono un sacco di cyclette,  tapis roulant e attrezzi. Non è mai troppo affollato da dover aspettare il proprio turno. Spoglaitoi e docce sono sempre molto puliti ed è disponibile un bagno turco, una sauna ed un idromassaggio sempre accesi. Avere una sauna sempre in temperatura è meraviglioso, specie d’inverno!!!

Vi è un ampia sala per i corsi e c’e’ anche una piscina di 15 metri in cui è possibile sia nuotare che partecipare ai corsi di AcquaGim ed ora anche di IdroSpin. Dulcis in fundo c’è il Ring. Enzo infatti ha un passato come pugile, insegna ai neofiti della Boxe e prepara gli agonisti. Tiene anche corsi per bambini e questa la dice lunga sulla serietà e sulla sua passione per questa nobile arte occidentale, insegnare una simile disciplina ai giovani richiede una grande maturità sia come atleta che come persona.

Io ho insegnato Karate-do ai bambini tra i 5 ed i 12 anni e posso garantire che queste attività, se condotte nel modo giusto, possono dare moltissimo sia come formazione che come educazione ed esperienza. Una mia alieva di Brugherio, ora sedicenne, aveva acquisito una tale serietà e maturità nell’allenarsi che ha superato con facilità le selezioni come ballerina per il corpo giovanile di ballo della Scala di Milano. Il karate, la boxe o il judo possono essere la nostra strada o semplicemente quella che ci prepara a trovare quella più giusta per noi. Queste discipline offrono realmente molto di più di quanto possa apparire all’occhio inesperto.

Se volete fare un salto ad allenarvi lo trovate in Via Zara 12 a Pontelambro (031 44.76.128)
Ringrazio ancora Enzo che ci sopporta tutte le mattine e che, con entusiasmo,  ha dato supporto alla nostra iniziativa!!!

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By Davide “Birillo” Valsecchi published on: cima-asso.it
Preghiere di Stoffa: Setificio “Paolo Carcano” di Como

Preghiere di Stoffa: Setificio “Paolo Carcano” di Como

Setificio ComoIeri io ed Enzo siamo stati ospiti del Istituto Tecnico Industriale Serificio “Paolo Carcano” di Como per presentare il nostro viaggio agli studenti ed esporre loro l’iniziativa, condivisa dalla Preside e dal corpo Professori, Preghiere di Stoffa.

I ragazzi coinvolti nel progetto sono oltre una settantina e trovarseli davanti stando dal lato “sbagliato” della cattedra è stato molto curioso!!! Enzo, come al solito, ha tenuto banco con i suoi racconti ed ha descritto la nostra piccola idea raccogliendo un grande consenso.

Le bandiere di preghira, per Tibetani e Nepalesi, sono pezze di stoffa colorata su cui vengono riportate iscrizione di buon auspicio che il vento diffonderà attraverso il mondo a beneficio di tutta l’umanita.

Gli studenti del secondo anno, coordinati e supportati dai più esperti del quinto, realizzeranno infatti delle pezze di stoffa a modi bandierina su cui stamperanno disegni e frasi beneauguranti a carattere universale. Il nostro compito sarà portare questi piccoli ed artistici gesti di speranza sul tetto del mondo esponendoli al vento dell’Himalaya insieme alle preghiere delle quattro grandi religioni che percorronno il pellegrinaggio.

E’ un piccolo gesto forse, ma molto delicato con sui si vuole dare ai ragazzi la possibilità di esprimersi in modo creativo entrando a far parte del nostro viaggio. Un modo diverso per confrontarsi con altre culture e dare sfogo alla carica positiva e alla sensibilità tipica della loro età. Abbiamo dato loro carta bianca con l’unica raccomandazione di rispettare due sole regole: positività ed universalità. Abbiamo chiesto loro di dare anche un piccolo spazio al nostro lago, al nostro dialetto e alla nostra identità.

Come la farei io la mia preghiera? Io vorrei una pezza di colore verde, che nella cromia orientale simboleggia l’acqua, su cui disegnerei un viandante che da una collina guarda il nostro lago di Como. In qualche angolo inserirei la nostra rosa camuna, uno dei simboli più antichi ed universali del nostro territorio. Riporterei un  proverbio nel nostro dialetto che parli della solidarietà tra i montanari verso le asprezze della vita e della montagna. Io però ho un po’ la sindrome di “Sthendal” in questo periodo e non so se faccio testo =)

Auguro buon lavoro a questi ragazzi, sono molto curioso di vedere cosa sapranno realizzare. E’ un serio impegno portare il loro messaggio cosi lontano e così in alto. Appena saranno completati i primi lavori sarà mia premura presentarveli assieme ai loro autori.

[Per ulteriori informazioni sul viaggio in Ladakh visita la sezione dedicata]

By Davide “Birillo” Valsecchi published on: cima-asso.it

 

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