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Memorie di paglia & Indian Trainspotting

Memorie di paglia & Indian Trainspotting

Indian Trainspotting
Indian Trainspotting

E’ Luglio, io e Cristian abbiamo poco più che vent’anni e siamo ancora nel’900. Abbiamo passato un esame difficile all’Università su cui avevamo lavorato tre mesi: è tempo di prendersi tre giorni di vacanza.

Bighelloniamo in giro per Milano fino a quado non scopro che a Mariano Comense c’è una festa della birra: “Andiamo dalle mie parti?”
Corriamo con gli zaini in spalla in Cadorna per prendere l’ultimo treno della Nord che sale la sera verso casa, ci tocca uno di quei vecchi convogli con le panchine in legno e le porte da chiudere a mano. Sono le dieci e mezza di sera e a Meda il treno si ferma, il resto della strada ce lo facciamo al buio in Skateboard sulla provinciale. Sono un senegalese si ferma e ci da uno strappo su una macchina sgangherata, purtroppo solo dal cartello “Mariano” fino alla piazza.

La festa è in cima alla collina del paese, una di quelle belle sagre che organizzavano i comuni di una volta e che scivolavano sempre in piccole woodstook alcoliche. Siamo stanchi morti per la strada fatta e non abbiamo ancora mangiato nulla in tutto il giorno. Alla prima pinta di birra parto per la tangente mentre il mondo diventa un po’ confuso. Poco male, la mia priorità attuale è finire questo magnifico panino con la salamella. Sul palchetto suonano “Gli impossibili”: dannazione spero di essere squinternato come loro a trentanni!! Cristian compra il loro ultimo CD alla romboante cifra di quindicimila lire, soldi ben spesi.

Mentre guardo la copertina con le mitiche magliette dei Ramones spunta dal nulla una ragazza di 17/18 anni, anche carina in verità. Mi si piazza davanti alla faccia guardandomi fisso.Io sono ancora sotto l’effetto della birra e mentre cerco di inventarmi qualcosa di “furbo” da dirle mi strappa il cd dalle mani e mi dice ridendo:“Ora è mio!”. Carina sei carina ma quello è il CD de “Gli impossibili” che Cris ha appena comprato, non facciamo scherzi, non l’abbiamo nemmeno ascoltato: “Hehe, divertente, ma ora fai la brava e rendimelo, su!!” Per tutta risposta mi guarda con una faccia strana, mi strizza l’occhio e si infila il cd sotto la maglietta:“Se proprio lo vuoi devi venire a prendertelo!!”. Accidenti, sono io che ho bevuto già troppo (e sono solo alla prima birra?!) o oggi mi và di lusso?

Io volevo solo il mio CD, nessuna avidità, ma siamo rotolati giù per la riva fino al bosco dove le luci della festa non arrivavano. Siamo rimasti lì a “dormire” fino al mattino.Quando sorge il sole mi scuoto dal torpore e mi ritrovo accovaciata addosso Miss CD. Quanto ho bevuto ieri sera? Solo una birra… come al solito Birillo!!
Accidenti è il caso di capire che fine abbia fatto Cristian!!

Risalgo la riva e mi trovo davanti quello che rimane della festa ed un enorme campo falciato al lato del tendone.Da un covone di fieno saltà giù “Il Criss”, in testa ha il primissimo paio di Oakley che abbia mai visto e sotto braccio una tavola morbida da skate della “World Industries” con il diavoletto rosso su sfondo blue. La faccia abbronzata ed il sorriso da schiaffi sono il suo marchio di fabbrica. Dietro di lui spunta una ragazza con la paglia nei capelli arruffati, sembra uscita da un telefilm di Hazard.

“Hola Birillo. La sua amica l’aveva lasciata sola per imboscarsi con te. Qualcuno doveva tenerle compagnia mentre aspettava, no?” Un buon amico si vede dalla sua capacità di adattarsi ai cambi di programma. Le due signorine ci hanno anche offerto la colazione prima che ripartissimo per andare avanti con il nostro viaggio. Una volta me li sapevo scegliere più divertenti i guai in cui infilarmi.

Il treno ha un sussulto, tutti nel vagone si agitano all’impovviso e c’è un gran rumore: apro gli occhi e sono di nuovo in India.

Sono nel treno letto, ho una cuccetta tanto vicino al soffitto che i tre grossi ventilatori appessi nel vagone mi ronzano inutili affianco alla testa. E’ troppo basso per poter infilare verticale lo zaino e mi tocca lasciargli metà della brandina. Me ne sto rannicchiato tra le lamiere in una specie di loculo sottomisura. Sotto di me la massa di gente ammassata è tale che se anche cadessi non raggiungerei il pavimento senza lottare.

Viaggiamo di notte, su un vagone senza aria condizionata con tutti i finestrini aperti nonostante le sbarre. Ha cominciato a piovere e l’acqua entra da tutte le parti mentre la gente, incastrata come pezzi del tetris, cerca di non bagnarsi e chiudere le finestre.Ecco perchè il trambusto. Il mio zaino è impermeabile ed io sono fradicio di sudore oramai da un gran pezzo. Non ho motivo di agitarmi nemmeno quando la pioggia comincia a filtrare del soffitto gocciolando dalla mia branda sulla massa di gente sotto. Speriamo solo che questo biroccio non sbatta perchè qui non ne esco vivo.

Enzo è da qualche altra parte, il bigliettaio, come al solito, non ha capito nulla e ci ha dato due posti separati su carrozze diverse. In tasca, mezzo accartocciato, ho un settimanale Indiano scritto in inglese, India Today. E’ la versione locale del formato Time Magazine americano.Sto cercando di capirla quest’India ma ancora non mi riesce.

Una delle notizie è l’imminente varo del primo sottomarino a propulsione nucleare interamente costruito dall’India. Il primo di una serie di tre scafi che riprende ed evolve il design del sottomarino russo classe Charlie.Solo 6 paesi al mondo hanno raggiunto un tale risultato nel campo tecnologico militare.Il varo avverà il 26 Luglio per commemorare il decimo anniversario della liberazione di Kargil, un postaccio che ho visitato, dall’invasione Pakistana. Credo che festeggiare con un sottomarino atomico l’anniversario in cui le hai “rese” al vicino dopo che te le aveva “suonate” non credo farà molto bene alla vita di questo “quartiere”.

Hanno un sottomarino atomico ed io rischio di affogare su un treno. Come diavolo è possibile? L’India che ho visto io è da terzo mondo: carenze infrastrutturali, sociali e culturali che non rendono concepibile un simile divario. Qual’è il senso di un simile impegno per realizzare una meraviglia tecnologia in campo bellico dopo la caduta del muro di Berlino?

E’ stato il G8 che mi ha aperto gli occhi, sentire cosa diceva il ministro indiano sull’ambiente, leggere quello che scrivevano i giornali locali e vedere con miei occhi il degrado ambientale che ho provato a mostrarvi nelle foto: l’Inda è un paese giovane, complesso ma enormemente ambizioso. La priorità di un paese europeo è,almeno sulla carta, più o meno uguale per tutti: migliorare il livello della qualità della vita per la maggior parte dei cittadini.Questo è quello che chiamiamo sviluppo pacifico. La priorità dell’India è più semplice: diventare una super-potenza a livello mondiare e competere in ambito economico e militare con i grandi del mondo, punto.

In quest’ottica il fatto che ci sia rumenta ovunque, strade e ferrovie pietose, impianti elettrici ed idrici post-apocalisse ed un sistema sanitario inadeguato ad una simile moltitudine è semplicemente qualcosa che non è importante se non diventa vincolante per lo “sviluppo” dell’India. Stanno discutendo di riformare il sistema scolastico non perchè in giro sia pieno di ignoranti zotici ma perchè le scuole attuali non formano abbastanza operatori specializzati per supportare la crescita indiana. E’ sempre lo sviluppo che va tutelato, non la cultura o il cittadino. L’India deve avere un ruolo nel futuro del mondo.

Per questo sono incazzati a morte con noi: invece di andare in crisi e rimanere senza soldi l’occidente avrebbe dovuto continuare a comprare i prodotti che l’India realizza. Non sto scherzano, se la sono proprio presa male che noi si sia rimasti quasi con le pezze al culo, stiamo roviando il loro progetto di crescita diventando poveri!! Ai cittadini indiani è richiesto di sacrificarsi per il paese ma, al contrario della Cina dove tutto è rigidamente pianificato, qui tutto è lasciato al caos eccetto gli assett che possono permettere all’India di diventare una super potenza. La presenza al G8 e la partecipazione al G14, senza contare l’arsenale nucleare, sono la prova che ci stanno ruscendo. La realtà di come vive oggi la maggior parte degli indiani rapresenta invece la grande incognita sul futuro. Quello che succederà proprio non lo so ma avrà ripercussioni su tutto il pianeta, questo è certo.

La maturità non mi ha portato grandi vantaggi. Rivorrei la mia birra, la mia salamella e la ragazzina del Cd oltre alla spensieratezza di quei giorni. Vi ricordate quando ai concerti o alle sagre la gente urlava “Valerio” senza motivo? Bhe, incredibile, all’epoca era una delle cose che mi irritava di più, altro che giocare a “Davide e Golia” con l’India.

Davide “Birillo” Valseccchi

E’ stato divertente raccontare in italiano il futuro ed il passato usando solo il presente, è stato necessario lavorare con i congiuntivi. Ogni verbo, ogni azione, ha un tempo ed un modo. Il modo congiuntivo è il modo del “se” (if),spesso è il modo con cui diamo vita ad ipotesi che non si sono verificate, sia nel passato che nel futuro, che ci permettano di esplorare scenari differenti, nuovi. Salviamo il congiuntivo e salveremo il presente. ..Bio

Tanti auguri Paolo!

Tanti auguri Paolo!

E’ assolutamente il peggiore quando si tratta di muovermi critiche, usa le parole come sassi quando sono io il bersaglio ma è una garanzia sapere che, da qualche parte,  “il vecchio” sta tenendo d’occhio la “baracca”.

Mio padre, Paolo Valsecchi, è una delle persone da cui ho appreso più cose sebbene non perda occasione per bacchettarmi, scuotere la testa e brontolare: “non hai imparato ancora nulla!!”

Daltronde alla mia età lui aveva già due figli di deci anni e non era in India a scalare montagne himalayane e cumuli di rifiuti con quello stranito di “Santambrogio”.

Mi è impossibile non litigarci con regolarità ma mi è altrettanto difficile non tributargli l’affetto e la stima che merita. Quando nostra mamma, sua moglie, si è ammalata ha saputo tenere duro con una forza che non credo di possedere. Credo che nei suoi panni sarei stato spazzato via. Si è ritrovato solo con quel pischello di mio fratello, che aveva solo 14 anni, e non solo sono riusciti a tirare avanti ma stanno fecendo grandi cose quei due.

Oggi è il suo compleanno, sò che legge le “stupidate” che scrivo e che qualcuna gli è pure piacuta. Ne approfitto per fargli gli auguri mentre sono ancora via.

Tanti Auguri Paolo, tanti Auguri Papà!!

Davide “Birillo” Valsecchi

9 Giugno – 9 Luglio

9 Giugno – 9 Luglio

Stok Kangri base camp

Il caldo è soffocante anche di notte. Mi sveglio nel lenzuolo sudato e me ne sto ad osservare il ventilatore sul soffitto che continua a ronzare. Quando salta la corrente, e salta spesso, comincia a rallentare e questa stanza senza finestre diventa un forno. Sono le 4 di notte e ci saranno 35°. Mi tiro in piedi, mi infilo le ciabatte e mi piazzo sotto la doccia. Che giorno è Birillo?Oggi è il 9.

Incredibile, è passato un mese, sembra un eternità ma solo 30 giorni fa, a quest’ora, stavo a -25° in mezzo al ghiacciaio ai piedi dello Stok Kangri. A volte mi dimentico di tutta la strada che abbiamo fatto, di tutti gli sbalzi e le fatiche che abbiamo affrontato. Forse stiamo chiedendo troppo alle nostre povere ossa.

Il nostro corpo si adatta ma non è facile come cambiarsi equipaggiamento: il caldo, il freddo e le difficoltà diverse ci mettono a dura prova. Il cibo per esempio: anni luce diverso da ciò che mangiamo a casa e continua a cambiare a seconda delle zone e del clima in cui ci troviamo.Mangiare ora i momos, i ravioloni farciti titetani, mi darebbe la nausa al solo pensiero. Ognuno poi è diverso, Enzo ha perso un sacco di peso nonostante continui a mangiare per provare a recuperarlo mentre io, che ormai vivo di limonata e frutta, ho messo su quasi quattro chili nonostante il caldo.

Ma se il corpo cambia cosa fa la mente? Anche il modo di pensare e comportarsi è cambiato. Enzo era nervoso, sempre arrabbiato quando eravamo tra i monti ad alta quota. Mi ricordo che spesso, nella fatica, dovevo farlo parlare perchè sbollisse il peso di quel nostro avanzare. Una volta si è letteralemente incazzato con la montagna, ha tirato a terra il bastone ed ha comiciato ad imprecare perchè era stufo di trovare una nuova collina dietro ogni dosso. Era buffo ma anche furente e credo si aspettassse davvero che la montagna si scusasse. Qui lui regge molto meglio di me il caldo, ora sono io quello nervoso ed irrascibile.

Mi torna alla mente la Zia Giusy. Spesso mi fa la predica perchè a casa uso logica e psicologia per gustificare il comportamento di tutti, è veramente difficile che arrivi al contrasto, anche solo verbale, con qualcuno. Per questo la Zia si arrabbia: “Quello è un asino, non è che devi trovargli per forza una scusa. Se uno è un asino è un asino. Mi sa che devi imparare ad arrabbiarti un po’ di più quando serve!!”.Rileggendo le ultime cose che ho scritto credo di avere fatto progressi in questo senso =)

La “fortezza” è una roccaforte che domina e protegge, è il nomignolo con cui chiamo casa mia ma è anche una caratteristica molto interessante dello spirito. Normalmente a casa sono talmente sicuro delle mie capacità che affronto ciò che mi circonda in modo quasi distaccato. Conosco me stesso e soprattutto mi conosco in quell’ambiente. E’ difficile che un problema non lo veda arrivare per tempo ed il massimo delle difficoltà è rappresentato dall’imprevedibilità di Dio. Per questo ho quell’attegiamento pacificamente ascetico che tanto irrita la zia.

Qui è diverso, non solo non conosco a fondo le difficoltà dell’ambiente ma non sò nemmeno come reagiranno la mente ed il corpo in questo scenario. Qui non ho la mia consueta “fortezza” e per questo sono costretto sulla difensiva, non ho ben chiaro cosa possa succedere e devo essere pronto a difendermi da ciò che non conosco.Il fatto che questa gente viva in un modo per me inconcepibile ed autolesionsta li rende per me inconsciamente pericolosi.Ecco spiegato perchè sono incazzoso come un cane idrofobo.

Cristiana, il nostro margine di sicurezza è ampio, tengo d’occhio il perimetro, ma devo confessare che qui non sono abbastanza forte da possedere la serenità di cui godo a casa. Non è un gran problema, basta tenere duro ancora un po’ e poi si torna, ma ciò che mi interessa è la curiosa riflessione che ne consegue: la pace non appartiene ai deboli, punto.

Sei proprio strano Birillo, con questo caldo, ad un mese dallo Stok Kangri, ti metti a filosofeggiare sui massimi sistemi alle quattro del mattino?!!? Credo che ormai sia troppo tempo che parli in Italiano solo con Enzo, ho paura tu sia diventato un po’ logorroico!!

Cristiana non preoccuparti e smettila di sognare Shiva che annoda le budella ad Enzo!! Quello che invece mi preoccupa è che Enzo continua a sognare la dea Kali che gli tira i piedi di notte. L’ultimo che mi ha raccontato di avere qualcuno che gli tira i piedi di notte era un ex-pilota di caccia che aveva partecipato a bombardamenti durante la guerra in Bosnia. Le sue vittime passavano a trovarlo ogni notte!!! O Enzo ha dei grossi sensi di colpa o ha parecchio bisogno di una donna!!

Mr Monhohan Singh che diavolo sta dicendo?

Mr Monhohan Singh che diavolo sta dicendo?

Ecologia Indiana
Ecologia Indiana

Sono una persona pacifica, ma si deve evitare dell’ira dell’uomo di pace. Ho sollevato la questione “immondizia indiana” e mi sono piovute addosso una montagna di critiche. Oggi le dichiarazioni di Monhohan Singh, primo ministro indiano in visita all’Aquila per il G8, hanno realmente colmato il segno.

Non mi piace passare per uno che dice fandonie e così io ed Enzo oggi ci siamo infilati gli scarponi e l’equipaggiamento tattico e siamo andati a caccia di realtà: siamo ad Agra, la capitale del turismo internazionale dell’India, l’acchiappa polli per eccellenza. Quella che vedete è una foto a meno di un chilometro di distanza dal Taj Mahal, una delle sette meraviglie del mondo moderno e meta turistica nazionale d’eccezione.

Bello schifo!! Possibile che milioni di turisti da tutto il mondo siano passati da qui e nessuno abbia detto nulla? Erano troppo presi a rimbalzare da un monumento all’altro per vedere la realtà che scorre nel mezzo? Hanno speso troppi soldi per la loro bella vacanza nell’India esotica per sporcare il proprio profilo Facebook con la verità? Ipocriti bastardi. L’India magica è morta, è sepolta sotto chili di immondizia e di ignoranza con il bene placito di chi distoglie lo sguardo!

In una foto piccola potete vedere che ci sono tra i rifiuti anche un cumulo di aghi per flebo, rifiuti speciali di tipo ospedaliero. Questo significa che non sono solo “schifosi fenciscioni” i poveri ingoranti delle periferie degradate ma anche le istituzioni sanitare non rispettano le più basilari norme in materia di rifiuti nocivi!! Manca il concetto stesso di Ecologia, Sanità e Igene. E se fanno questo sotto gli occhi dei turisti cosa faranno le industrie pesanti nelle zone remote di questo enorme paese? Cosa fanno dove nessuno guarda?

Monhohan Singh, primo ministro indiano, viene in Italia per dire: “Oggi assistiamo ad oltre due secoli di industrializzazione per un modo di vita consumistico nei paesi sviuluppati. E’ facile chiedere anche a noi di correggere errori commessi da altri. Per cambiare le nostre industrie, per ricorrere a nuove forme di produzione, abbiamo bisogno di grossi investimenti. E i fondi mancano”. Mr Monhohan Singh, che diavolo sta dicendo? Ha dato un’ occhiata all’India di recente o vuole semplicemente prenderci in giro? Il pianeta è anche mio, se uno di noi due diventa di troppo sono guai per tutti!!

L’india e la Cina vogliono dal “presuntuoso” mondo occidentale 400 milioni di Euro per iniziare un processo di adeguamento alle regole in materia ambientale in uso presso i così detti paesi sviluppati per di più da completare nel 2050.Quando fa comodo sono il “terzo mondo” ma se ci parli assieme sono “il futuro che avanza”. Se gli diamo quei soldi la nostra civiltà non è al tramonto, abbiamo già spento le luci e chiuso il bar. Se le regole le lasciamo fare a loro la festa è finita, ben venuti nel nuovo-reality show in onda a reti unificate: “Il pianeta delle scimmie, in diretta da quello che resta del mondo!!”

Signor Monhohan Singh, in tutta onestà, ho il timore che senza un serio cambio d’atteggiamento rendere radioattivo per qualche secolo il suo paese rappresenterebbe un investimento meno cotoso e maggiormente benefico per l’ecosistema del pianeta Terra. E’ per questo timore che tutta l’Asia si sta dotando del deterrente nucleare Mr. Singh?

Foto: Enzo Santambrogio / Testi: Davide “Birillo” Valsecchi

In cammino verso la Malaria ed il Sole nero

In cammino verso la Malaria ed il Sole nero

La stazione dei bus interstatali
La stazione dei bus interstatali

ll nostro viaggio procede verso sud e parte della mia attuale irritabilità è legata sia al caldo ma anche all’esigenza di “rallentare” quanto più possibile il nostro viaggio verso Varanasi.

Prima di mettere piede in città devo essere sicuro di aver completato in modo efficace la profilassi antimalarica e lasciare che l’alimentazione indiana privi il nostro sangue del ferro che rende gli stranieri tanto appetitosi per le zanzare locali. Enzo è stato colpito già una volta dalla malaria in Africa e solo grazie alla fortuna è riuscito ad evitare le conseguenze più spiacevoli di questa malattia.

La malaria è una delle malattie pù antiche e conosciute dall’uomo, è la malatia infettiva più letale al mondo dopo la tubercolosi e causa ogni anno oltre 1 Milione di morti accertati ufficilamente.Il 40% della popolazione mondiale vive in zone a rischio considerate endemiche.La malattia è dovuta ad un parassita che si trasmette per scambio di sangue e che ha come principale veicolo di diffusione la puntura di un particolare tipo d zanzara.

Ogni zona tropicale al di sotto di 1800 metri può divetare soggetta al problema.La presenza in India, nel 2009, di tanta immondizia per le strade ed l’incuranza della gente di fronte ad un simile pericolo mi tira matto. Anche l’Italia era afflitta da questo problema ma fin dai tempi dei Romani hanno affrontato la questione con imponenti opere di bonifica ed urbanizzazione, con la caduta dell’impero romano vi sono stati nuovi casi durante tutto il medioevo e nel 1800 la malaria mieteva ancora oltre 15.000 vittime l’anno. Solo con le opere di bonifica volute da “voi sapete chi” dagli anni ’50 ad oggi il nostro paese è da considerarsi esente da situazioni endemiche (e si spera che si abbia il buon senso di preservarlo tale!!)

Probabilmente darò sfoggio di presunzione occidentale se riporto che il primo ad intuire il coinvolgimento delle zanzare fu l’italiano Giovanni Maria Lancisi. Fu Alphonse Laveran nel 1880 ad individuare le cellule del parassita (gli valse il nobel) e fu un altro italiano e premio nobel, Camillo Golgi, che nel 1885 dimostrò  a Pavia il legame tra il parassita ed il ciclo delle febbri malariche. Giovanni Battista Grassi ed altri italiani portarono avanti la ricerca fino a quando Carlos Chagas, alla giovane età di 23 anni, fece il primo esperimento di profilassi nello stato di San Paolo in Brasile. Nel 1925 fu realizzata a Roma la Stazione Sperimentale per la Lotta Antimalarica diretta dall’italiano Alberto Missiroli e dall’americano Lewis Hackett.

Quando qualche imbecille all’estero si avvicina ed attacca con la solita tiritera “Italia, mafia, droga, pizza e mandolino” dovreste prenderlo a calci in culo e, mentre sanguina a terra, ricordargli che la malaria, scoperta nel 2700 a.C. in Cina, ha trovato avversari degni solo un secolo e mezzo fà proprio nel tanto bistrattato “Bel Paese”. Oggi fa “solo” un milione di morti l’anno anche grazie alla “presunzione culturale” tutta italiana.

Qui nemmeno ci pensano a raccogliere la rumenta, figuarsi a bonificare!! Lo chiamano folklore millenario e piace tanto ai turisti….

Con la malaria non si scherza, può lasciare complicazioni molto profonde nell’organismo e creare problemi seri: a seconda del tipo di contagio a cui siete stati esposti potete avere ogni 30 o 40 giorni attacchi violenti di febbre malarica, per tutta la vita!! In una condizione sanitaria in parte già compromessa avere ciclici attacchi di febbre oltre i 40° significa la morte. Ogni volta che vedo una mucca sacra pascolare tra l’immondizia nell’indifferenza di tutti e nel plauso degli stranieri mi incazzo come una iena. Dai una pulita osti!! Altro che accordi internazionali sul clima solo al G14: scopa, paletta e calci nel culo finchè non tirano pulito!!

Come è possibile che i Sikh, che in India rappresentano solo un’agguerrita minoranza, possano dare da mangirare cibo pulito e gratuito a 20.000 persone all’ora ed il resto dell’India non comprenda che buttare la “roba a terra” sia sbagliato?! Chissà cosa fanno dei rifiuti pericolosi mi viene da pensare!! Sono lo stesso popolo ma due culture diverse. Una mi piace, l’altra no.

Torniamo alla malaria:E’ necessario effettuare una profilassi di 1-2 settimane prima di recarsi in una zona a rischio, proseguirla per tutta la permanenza e continuarla per altre 4 settimane dopo che si è lasciata l’area.Nelle nostre USL sono presenti consulenti specializzati in grado di consigliare in modo efficace i viaggiatori che si recano all’estero, fategli visita prima di venire da queste parti. Il miglior modo per non prendere la malaria resta non farsi pungere dalle zanzare!! (Fate anche attenzione al tetano, qui ce ne sta a quintali ed è una malattia che lascia poche speranze di scamparla senza il vaccino!! E’ una morte tra le più brutte!!)

Per quelli che se ne vanno in giro dicendo “Io ci sono stato e non ho preso nulla, non serve la profilassi” stesso trattamento di quelli “pizza e mandolino”. Quando sono a terra ricordategli che la loro mancanza di cura per se stessi può causare danni ad altri, voi inclusi. Posso garantirvi che poi, quando beccano la “quarantana”, piangono più forte di tutti gli altri. La profilassi richiede una pastiglia a settimana, pazienza ed attenzione.

Vedremo cosa sucederà ai due assesi, comunque non preoccupatevi, al nostro ritorno non saremo contaggiosi: da noi non ci sono le zanzare giuste e qui il sud dell’India mi fa venire il sangue “troppo amaro” per essere punto!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Io, Enzo ed il Taj Mahal

Io, Enzo ed il Taj Mahal

Taj Mahal
Taj Mahal

Dannazione, quasi è ridicolo anche solo raccontarlo. Dove siamo? Siamo ad Agra, uno dei più noti posti al mondo per coppiette!!! Andiamo con calma, qui si rischiano gli equivoci. Agra è l’ultima delle nostre fermate prima di puntare diretti a Varanasi ed è anche la città che ospita una delle 7 meraviglie del mondo moderno: il {it:Taj Mahal} .

ll Taj Mahal è conosciuto come il “Tempio dell’Amore” sebbene in realtà sia una monumentale tomba fatta edificare da un re mussulmano alla morte della quinta moglie.Un colossale edificio in marmo bianco lavorato con decorazione nere in “pietra dura” circondato da un amplissimo parco ricco di verde e fontane.

La quinta moglie era l’unica ad avere dato al Marajà eredi maschi e per questo era la preferita. In punto di morte lei ha sussurrato lui: “costruiscimi il più grande mausoleo della storia!” e così è stato. Il marajà ha fatto venire materiali preziosi ed artisti da tutta l’Asia e si è messo così d’impegno nell’ onorare la promessa d’amore che ha dilapidato quasi tutti gli averi del proprio regno. Come risultato il primo dei suoi figli maschi lo ha deposto e sbattuto in una prigione del Forte fino alla morte. Il figliol “prodigo” ha avuto la decenza di sepellirlo nella stessa tomba della madre per cui il padre era stato da lui deposto ed imprigionato. Fine della storia.

Come questa possa apparire al mondo come la pù romantica delle storie d’amore mi è un po’ oscuro. Questo aveva 5 mogli, una famiglia di merda ed ha dilapidato le casse del regno per costruire una specie di parco giochi in marmo che si erige nell’ennesima città soffocata dall’immondizia e che i turisti stranieri “consumano” in viaggi lampo da tre  giorni. Un mordi e fuggi.

Sei diventato acido Birillo? Un poco e la situazione non migliora di certo quando finisco in mezzo agli spenna-polli. Un indiano spende 10 rupie per entrare al Taj Mahal, io avevo previsto di spendere dalle 5 alle 10 volte di più essendo un turista. Mi sembrava una buona cifra, onesta. Quando mi sono presentato alla biglietteria mi hanno chiesto 750 rupie a testa, 75 volte quello che spende un locale e quasi 150 rupie in più rispetto al costo della camera doppia in cui dormiamo!! Se esci per tornare al tramonto devi pagare di nuovo!! Probabilmente qui sono andati alla stessa scuola turtistica dei commercianti comaschi e praticano la teoria “togligli le mutande alla prima e non farli tornare” che tanti bei risultati ha portato sul nostro lago. Probabilmente anche dopo il Taj Mahal la gente punta diretta al Lago di Garda per non tornare mai più.

Per di più si è ulteriormente accetuato lo strano fenomeno che mi perseguita da quando siamo partiti da Jammu: gruppetti di ragazzi tra i 16 ed i 22 anni, tutti rigorosamente maschi, cominciano a ronzarmi attorno, si avvicianano, attaccano bottone e non mollano fino a quando non ottengono sul loro telefonino una una bella foto abbracciati stretti con me. All’nzio pensavo che in fondo sono straniero, biondo, occhi azzurri e me ne vedao in giro con gli stessi Oakley del capitano della nazionale di cricket. In fondo ci sta una foto ricordo con quello strano di Birillo, me ne chiedono dieci in capo ad un giorno ma ci può stare. Non mi costa nulla.

Il problema è che da queste parti c’è una diffusa e neppure troppo velata omossessualità giovanile. Ho idea che le indiane, che sono bellissime ma un pò smorfiose, non “la mollino” un granchè e che questi ragazzi, in piena eplosione ormonale, si arrangino un po’ come possono tra di loro (“Certo!!” – mi dice –“Voi come fate quando non trovate donne e non avete soldi per pagarne?” Beata sincerità…). Quello che mi lascia perplesso è che gli uomini, anche se un po’ gay, sono sempre uomini e come tali sono i peggior caccia-balle quando si vantano di questioni di sesso. Purtroppo, nove su dieci la mia foto nel tempio dell’amore diverrà un mezzo “trofeo” da qualche parte su Facebook-India:“Hey Arjun, guarda che bell biondino straniero mi sono fatto al Taj Mahal quest’estate!”. Quanto è dura l’avventura accidenti, in montagna rischiavo la pelle qui si rischiano le chiappe e ci si rimette la faccia!!

(Enrico, che ormai assomiglia a Ghandi con gli orecchini, non se lo filano proprio!! E questo lo diverte un sacco mentre mi sfotte in posa con i miei nuovi “amichetti”!!)

I miei fan ed il caldo insopportabile hanno fatto si che per un attimo mollassimo il colpo e l’avventura per cercare rifugio nella zona residenziale appena fuori dalla città vecchia. Ci siamo allontanati dall’immondizia in cui vive la maggior parte della gente e siamo andati a finire in mezzo ai centri commerciali di lusso dell’Upper Class, (neppure qui hanno i cestini dell’immondizia comunque). Quel pagliaccio di Ronald McDonald ci appariva come un salvatore per poi mostrarsi come il solito coniglio opportunista: gli hamburher sono di pollo, quel maledetto clown non ha le palle per farli di manzo!! Con disappunto ci siamo infilati in un cimena grande il doppio di quello centrale a Cantù e ci siamo visti Terminator4 in hindi: vedere un semi-dio meccanico che fa apezzi tutto quello che incontra è stato molto liberatorio!!

Prossimo salto Varanasi, una città che promette di essere la più dura ma anche la più affascinante di questa parte del nostro viaggio.Abbiamo un appuntamento con le stelle laggiù, caldo, sporcizia e malaria non ci fermeranno!! (Speriamo nemmeno quel bindone di treno che dobbiamo prendere!!)

Ps. Un ultima nota per l’amica Francesca che tanto “gentilmente” mi ha scritto invitandomi a lasciare l’India ed ad edificare nel mio paese una fortezza dove custodire e proteggere l’ignoranza e la presunzione occidentale che esibisco nei miei scritti: “Hey Cocca!!! Asso ha già una fortezza e la nostra torre, forse modesta, ha giusto quel migliaio di anni di storia in più di questo blasonato di Mausoleo del’ 1600. E’ mezza diroccata ma al suo ingresso i vecchi una fontana ed un cestino per l’immondizia ce l’hanno messi!!”

Davide “Birillo” Valsecchi

Birillo è impazzito…

Birillo è impazzito…

Quello che non vi abbiamo mostrato..
Quello che non vi abbiamo mostrato..

“Birillo è impazzito o forse ha bevuto….”. Io cito De Gregori ed Ale è in Brasile, in fondo tutto può succedere.

Da quando siamo partiti dall’Italia vi abbiamo raccontato ciò che di bello abbiamo avuto la fortuna di incontrare ma non tutto qui è rose e fiori. Mancano meno di tre settimane all’eclissi di Varanasi, è ora di dare uno sgurado anche a quello che abbiamo un po’ nascosto perchè c’è molto da imparare .

Non siamo più tra i monti, siamo in un ex colonia inglese, un guazzabuglio religioso che da poco più di cinquant’anni è diventata una repubblica laica e democratica. Non mi basterebbe una vita per capire l’India, non sono qui per abbracciare la loro cultura ma per capire cosa ha valore nella nostra. Questo è qualcosa che posso fare.

Il mio ultimo articolo, Il peso della realtà, ha scatenato un mezzo putiferio, mi sono piovute addosso tonnellate di critiche da una schiera di benpesanti indignati. Non sono un catalogo turistico, non sono qui a stampare cartoline.Non mi interessa fare il turista, fare un paio di foto, allungare qualche rupia ai mocciosi per pulirmi la coscienza e raccontarvi qualche favola su un mondo esotico.Racconto quello che vedo e quello che ho di fronte agli occhi ora non mi piace.Credo vi sia una profonda lezione da apprendere, qualcosa che è importante trasmettere.

Potete infilarvi un vestito tradizionale indiano e farvi qualche bella foto trendy da utilizzare per il vostro profilo di facebook (Ndr. mi piace il tuo Francesca) ma non venite a raccontarmi stupidaggini. Mi sono arrivate citazioni colte, “cibo per la mente” dite. Ottimo, io ho servito i “bocconi amari”:

“Te la prendi con povera gente che non conosce altra realtà!”. Balle! Siamo nel 2009, qui come in Italia le principali aziende sul territorio sono le società di telecomunicazione che gesticono telefonia mobile, internet e persino la televisione svolgendo un ruolo importante nel costume locale. Qui c’è gente che dorme per strada ma quasi tutti hanno un telefonnino e vedono oltre 100 canali da tutto il mondo sul satellite. Non è mancanza di informazione, non è neppure ignoranza. E’ mancanza di cultura, nel senso proprio della parola. Il loro sviluppo è stato così repentino che non hanno avuto il tempo materiale per formarsi una propria, hanno tutto e subito e ci sono centinaia di aziende pronte a venderglielo senza che siano pronti ad usarlo in modo consapevole.

Non ci credete? Facciamo un esempio: la plastica. Io sono nato quando la plastica cominciava ad essere il materiale maggiormente utilizzato negli oggetti di uso comune. Lentamente e gradatamente sono stati introdotti questi nuovi materiali nel nostro modo di vivere ma nonostante siano passati 30 anni il nostro paese non ha ancora sviluppato una “cultura” adatta a gestire i rifiuti. Abbiamo fatto progressi come il riciclaggio e la raccolta differenziata ma la cronaca ci mostra quanto ancora siamo in dietro.

In India hanno quanto di meglio la tecnologia possa offrire eppure in nessuna delle città che ho visitato hanno un sistema per la raccolta dei rifiuti. Il che si traduce nella più immediata e banale delle esigenze: mancano i cestini dell’immondizia. Qualche imbecille mi ha scritto che non è importante un bidone attaccato ad un palo di fronte ad una civiltà millenaria. Studipo bastardo hai idea di cosa significhi? Siginifica che due miliardi di persone, pesantemente corteggiate dall’economia consumistica, getta a terra qualsiasi tipo di contenitore plastico un attimo dopo che ha finito di consumare, senza la benchè minima remora morale o etica. Trovi le bottiglie di plastica che galleggiano nelle fontane dei templi!!

Significa che ad ogni angolo di strada ci sono mucche, corvi, cani randagi e pantegane che ruminano l’immondizia ammassata.Quando diventa troppa i locali gli danno semplicemente fuoco con tutto ciò che ne consegue. Da quando sono sceso dai monti non ho incontrato un fiume che non sembrasse una discarica galleggiante. La maggior parte della gente vive in mezzo a sporcizia ed inquinamento, questo senza considerare le malattie endemiche di questa parte del pianeta.Immaggina la sanità e l’istruzione in uno scenario simile? Ma non è povertà, tenere pulito non è una cosa da ricchi!!

“Questa è l’India, se non ti piace tornatene a casa”. Quella che voi chiamate tolleranza e soldarietà io la chiamo ipocrisia!! Posso dirvi che a loro non interessa la pietà degli illuminati nostalgici occidentali e la prova ne è l’articolo che abbiamo avuto sul Greater Kashmir. Il giornalista era annoiato a morte finchè non ho tirato fuori la parola “garbage”, immondizia. A qul punto ci ha dato metà della seconda pagina!! Sono consapevoli del problema ma spesso non sanno come affrontarlo.Il governo, spaventato da questo fenomeno, ha vietato l’uso dei saccheti di plastica per la spesa ma non è servito ad arginare la montagna di spazzatura che imperversa.La gente non se ne preoccupa. Il giornalista era felicissimo che uno straniero dicesse: “Abbiamo avuto lo stesso problema, anche noi stiamo cercando di risolvero”.Era un buon esempio da proporre.

Ma la domanda è:“stiamo veramente cercando di farlo?”.Ciò che spaventa è che i problemi che affliggono questo paese sono gli stessi che abbiamo noi, solo in modo spaventosamente più grande. Sono così enormi che è impossibile non vederli e presto l’onda tornerà alla sua origine per il semplice fatto che siamo una minoranza e che l’onda l’abbiamo creata noi. Gli indiani faranno la loro strada ma noi? Quando parlo di tradizioni parlo delle cose più semplici che formano il nostro stile di vita e a cui spesso non facciamo caso. Dannazione io non ce le voglio le mucche mangia-rumenta fuori casa!! Nè i balletti in mezzo alle sparatorie nei film o il faccione da elefate di Ganesh che pubblicizza il sapone!! (Povero Ganesh, che strana vita la sua)

Ci imitano in tutto, specie nelle cose sbagliate (spendono spropositi in cosmetici per sembrare bianchi!!). L’unico modo per aiutarli in concreto è provare noi per primi ad essere un esempio virtuoso.Significa capire cosa c’è di buono e di importante nella nostra cultura, smettere di “abbaiare” e darsi da fare in modo pratico perchè diventino dei valori veri.Ormai da noi siamo abituati che giusto e sbagliato non contano più molto, l’importante è non essere quello che paga il conto. Il guaio è che questi paesi, letamente ma inesorabilmente, il “check” ce lo stanno già preparando.

Io resto sempre il solito Birillo, il montagnino ignorante che scrive su internet, provo a fare del mio meglio nel raccontare quello che vedo. Anche da qui vedo chiaramente che nonostante vi infiliate le penne nel culo non siete pavoni, smettetela di fare la ruota. La zuppa che va bene per tutti di solito non piace a nessuno, se non vi soddisfa la mia cucina andatevene in un altro ristorante. Non ho la pretesa di accontentarvi tutti…

Chiedo scusa a tutti gli altri, non è mi abitudine lasciarmi andare alla polemica.

Davide “Birillo” Valsecchi

Il peso della realtà

Il peso della realtà

Fa caldo. Continuiamo ad andare a Sud e la situzione peggiora giorno dopo giorno. Mi guardo intorno ed il mondo sembra sempre di più un cesso di lusso abbandonato agli zingari. Attraversiamo in pulman le periferie e le montagne d’immondizia che questa gente accumula senza curarsene. Hanno spazi incredibili ma vivono disorganizzati trascurandosi l’un con l’altro in una massa caotica. Come si dice da noi “fanno via il passo” ai problemi che non sono di loro stretta competenza personale.

Lungo i bordi della strada solo camion sfasciati ed accartocciati da spaventosi frontali. Appena arriviamo in stazione un folla accerchia un poliziotto che sta facendo le foto ad un cadavere prima di infilarlo in un sacco bianco. Lo trascina per un piede e ne mette “in posa” la testa trattandolo come una bambola rotta. La folla è enorme, si muove densa come fango e supera di gran lunga il “contatto umano” che avrei voluto evitare.

Provo ad acquistare un biglietto nel piccolo sportello. Nessuno rispetta la coda, tutti a spingere e a rubarsi il posto per infilare la testa in quella specie di buco che è la biglietteria. La mia pazienza ha un limite. Apro le spalle sperando che questo basti a proteggere il mio spazio, ringhio ma nulla. Arrivo allo sportello, forse è il mio turno, mi allungo per parlare con la ragazza oltre il vetro. Uno da destra prova ad infilarsi ma piazzo il gomito e lo blocco come un terzino ma sulla sinistra un altro mi scappa. Ho un limite, ho aspettato con pazienza il mio turno e sono stato l’unico a farlo, se siete stati partoriti dal fango non è colpa mia: lo afferro per un braccio e lo lancio via con la rabbia accumulata sopportando due mesi di inciviltà e maleducazione. L’effetto è ben oltre quanto sperato!! E’ la prima volta che ne “branco” uno, sono molto più morbidi e leggeri di quello che sembra, rimango stupefatto mentre lo vedo scivolare via sul lercio pavimento di marmo con gli occhi sgranati da mucca indiana. Credo che anche per gli altri fosse la prima volta che ne vedevano rotolare via uno in quel modo. Bene Birillo, ed ora che succederà?

Nessuno si muove, bene. Se il tipo “riparte” lo timbro “di prima” ancor prima che si alzi, ma poi? Che deciderà di fare tutta sta gente? Il tipo non mi carica ma, dal fondo della sala, vedo arrivare un militare con il consueto lungo bastone.Oh-Oh, ora sono veramente fregato!!

Il soldato arriva, urla qualcosa ma non verso di me. Agita il bastone e mette tutti in fila, afferra il tipo che ho spedito per terra per un orecchio (nemmeno io ci credevo quando l’ho visto!!) e lo riporta in fondo alla fila. “Sorry Sir”. Urla ancora qualcosa alla gente indicando un cartello in indi, credo ci fosse scritto “rispettate la coda”, poi se ne va. Nessuno mi dice nulla e mi danno il mio biglietto per la seconda classe.

Esco sul piazzale e guardo lo strano mondo che mi circonda, quel caos disordinato dove regna la sporcizia, il sudore e la povertà. Due bambini di dodici anni si danno “a cinghiate”, a terra ci sono due sacchi pieni di bottoglie di plastica ed il loro lavoro è raccoglierle. Stanno dandosi battaglia per il controllo del territorio. Piangono e si pestano a turno come i bambini ma le frustate che si tirano non sono uno scherzo. I due nella lite travolgono una cicciona indiana avvolta nei veli come un ippopotamo di “Fantasia”. Solo allora i polizziotti arrivano e, agitando l’immancabile bastone, mettendo in fuga i due pischelli.

Fa caldo ed io ho bisogno di un po’ di civiltà secondo il mio metro. Attraverso i metal detector e mi faccio strada tra le gente cercando il mio socio. Insulto mendicanti e mocciosi che mi si appiccano in cerca di qualche rupia. Dannazione smettete di toccarmi con quelle dannate mani!! Gocciolo sudore come una fontana, indosso gli scarponi ed un paio di pantaloni di cotone ha cui ho accorciato, alla meglio, le gambe sotto il ginocchio. Sono conciato e sporco come un barbone ma brillo come un faro in mezzo a quest’umanità derelitta. Come è possibile che questa gente possegga lo spauracchio della mia infanzia: l’atomica?

Due ore dopo siamo a Delhi ed entriamo nella nuova metropolitana. Il biglietto costa 40 rupie a persona, quasi un euro. E’ caro per i costi locali, per fare duecento chilometri in treno ne ho spese meno di 80. Passati i controlli entriamo in una struttura che può far arrossire di vergogna le nostre metropoltane milanesi ed i suoi poveri pendolari. Fuori è un maledetto caos, qui dentro è tutto pulito e spledente. Tutti sono vestiti bene, gli unici barboni siamo noi due. Sulla banchina sono tutti disposti ordinatamente in file allineate: il convoglio arriva, si ferma e le porte sono esattamente davanti alle file. Entriamo ordinati e solo un pischello prova a scartare la fila. Dal nulla appare un altro militare che lo afferra e, senza aprire bocca come se fosse l’abitudine, lo riporta in fondo. Non c’è in giro un pezzo di carta, tutto è pulito ed efficiente in quest’oasi di futuro.

Dopo una manciata di fermate siamo di nuovo davanti alla stazione dei treni ed è di nuovo il solito caos. Un carretto tirato da un cavallo mi sfreccia accanto. Lo guardo andarsene, trasposta blocchi di ghiaccio disposti come gigantesche zollette di zucchero fumanti nel caldo indiano. Non molto più di mezzo secolo fa anche i nostri paesini avevamo il carretto del ghiaccio: futuro e passato qui si mischiano in modo violento e pericolosamente imprevedibile.

Montagne di rifiuti ed l’ignoranza più povera si mescolano stretto con il meglio che il futuro possa offrire: cosa prevarrà in India? Un simile paese, in queste condizioni particolari, non può avere uno sviluppo simile a quello fatto dalla nostra Europa in più di cinquantanni. E’ destinato a bruciare tutte le tappe come un bambino prodigio allevato ad anabolizzanti. Quale sarà la morale e l’etica di questo fenomeno?

La Cina è lo spauracchio comunista con cui ci tormentano i media, ma cosa faranno anche questi altri giganti silenti? Cosa farà la nostra presuntuosa e distratta Europa? Nel mio campo, quello informatico, gli indiani hanno sbaragliato il mercato creando già oggi forme di concorrenza insostenibili. La crisi che affligge oggi l’occidente è l’effetto di un mercato globale privo di regole comuni dove le figure classiche hanno un ruolo sempre più marginale.

Nel mondo moderno non si tratta più solo di competizione economia ma bensì di preservazione culturale. Se l’Europa non impara a tutelarsi ed ad assumere un ruolo nel mondo saranno le nostre tradizioni ed il nostro stesso stile di vita ad essere spazzato via. Nel mondo siamo un’ esigua minoranza culturale sebbene con magnifiche ed antichissime origini, abbiamo dominato la storia forti della nostra supremazia economica, tecnologica e militare. Ora molti nel mondo sono più numerosi e potenti, ansiosi ed orgogliosi di conquistarsi una posizione nello scacchiere che conta.

O ci si dà una svegliata (ed una regolata) o siamo al tramonto: “nani e ballerine” o intellettuali stupidaggini post-comuniste non basteranno a fermare i lupi-vegetariani che ronzano intorno alla vecchia Europa. Se il mercato lo si lascia in mano ai grandi gruppi saranno queste nuove e promettenti masse ad avere la loro attenzione a scapito nostro, il cambiamento deve cominciare dal piccolo, tutti insieme. Se questa gente supera la fase caotica e si da’ una regola, oggi come oggi, ci spazza via o ci trascina negli stessi cumuli di immondizia! Il rispetto per gli altri comincia dal rispetto per se stessi. Ipse Dixit…

Davide “Birillo” Valsecchi

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