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Chandigarh: la città ideale di Le Corbusier

Chandigarh: la città ideale di Le Corbusier

La mano di Le Corbusier
La mano di Le Corbusier

Dopo la magnifica Amristar il nostro viaggio verso Varanasi ci ha portato a Chandigarh, una delle città emergenti dell’India, famosa in tutto il mondo per l’architettura e pianificazione urbana.

Per volere di Jawaharlal Nehru, il primo ministro indiano, questa città è diventata nel 1950 la capitale dello stato del Punjab dopo la spartizione dei territori tra India e Pakstan. Essendo Lahore, la vecchia capitale del Punjab, in territorio Pakistano il primo ministro volle una nuova capitale che rispecchiasse lo slancio verso il futuro della nuova India.

Inizialmente il progetto della nuova città fu assegnato ad {it:Alber Mayer} che disegno la planimetria di base, successivamente il famoso architto {it:Le Corbousier} e tutto il suo staff ampliarono il progetto iniziale dano un chiara impronta moderna, taylorista, l’edificio a misura dell’abitante.

La città è infatti suddivisa in settori completamente autonomi della dimensione di 800m per 1200m in cui vi si possono trovare spazi commerciali, spazia abitativi e spazi ricreativi. Ogni settore è adiacente e non si impiega più di dieci minuti ad attraversane uno. Del progetto di Mayer è stato inoltre conservato il parco lineare che attravarsa un lato della città.

Le Corbousier ha realizzato il famoso monumento “La Mano”, la pianficazione urbana ed il palazzo della Corte Suprema (High Court) mentre il suo staff ha relizzato altre strutture quali l’unversità ed il museo d’arte. Tutte le case qui hanno un impronta tipicamente europea con un disegno tipico degli architetti degli anni 50/60, moltissimo il cemento armato, strutture lineari che si fondono una nell’altra all’interno di rigogliosi giardini.

La pianta della città è estremamete lineare, traverse e parallele che suddividono i settori in modo uniforme. Una caratteristica curiosa della città sono i tombini che riportano la mappa della città. In passato molti di questi tombini sono stati trafugati per essere venduti in occidente essendo diventati oggetti di culto nel mondo dell’archtettura.

Enzo con i tombini ha un certo “feeling” ed ha dato vita a molte opere con queste stane “porte del mondo sotterraneo”. Il rispetto è qualcosa che ha caratterizzato tutto il nostro viaggio, per questo Enzo voleva realizzare qualcosa di diverso per mentenere il ricordo di questo oggetto mantenendo il rispetto dovuto a questa città ed ai suoi abitati: dopo aver parlato con il curatore del museo di architettura abbiamo avuto il permesso speciale di ricalcare uno dei tombini conservato nelle sale riportandone l’immagne su un ampio foglio di carta pregiata.

Il risultato è una serie di undici magnifici pannelli che riportano il ricalco di questo pezzo ormai storico.Un modo semplice e rispettoso di tributare un omaggio ad un grande architetto come Le Corbousier.

Il Rock Park è un altro degli spazi di Chandigarh, un intero parco che accoglie tra il verde e le fontane oggetti artistici realizzati con materiali di scarto che si fondono nel paesaggio per creare scenari suggestivi e fantasiosi nel cuore della città.

Chandigarh è una città moderna ma resta pur sempre una città abitata da Indiani e per questo motivo mostra contrasti a volte incredibili per il nostro punto di vista. Le Corbousier ha dato alla città lo schema, le strade e lo stile ma la cultura urbana e l’attenzione per gli spazi è ancora tutta da inculcare nella popolazione. E’ senz’altro la città più pulita e meno caotica che abbiamo incontrato ma sono pochi ancora gli spazi che realmente danno vita all’ideale di città perfetta. Lo sviluppo però non si è arrestato, in alcune parti forse manca un po’ di manutenzione ma la città sarà presto dotata di un aereoporto internazionale e di una metropolitana. Vedremo quale sarà il futuro di questa strana città, noi ci rimettiamo i viaggio verso Agra, la città del Taj Mahal.

Davide “Birillo” Valsecchi

Le cucine del Tempio d’Oro

Le cucine del Tempio d’Oro

Il Tempio dOro dei Sikh
Il Tempio d’Oro dei Sikh

La cultura Sikh è una delle più affascinanti che abbia incontrato durante questo nostro viaggio in India, Amristar è la città  in cui mi sono sentito più a mio agio nonostante il caldo torrido. Ciò che più colpisce entrando nel tempio è la grande struttura laminata che custodisce il libro sacro al centro del lago artificiale, ma per capire questo mondo affascinante è necessario entrare più in profonità e visitare la meraviglia e l’orgoglio del popolo Sikh: le cucine del tempio.

Il tempio ha quattro porte, una su ogni lato come la tenda di Abramo, affinché sia possibile entrare da ogni direzione. Le porte sono sempre aperte, giorno e notte, chiunque può attraversarle ed essere accolto all’interno del tempio. Schiacciati tra il mondo Indù, diviso nelle terribili caste, ed il mondo Islamico, un tempo in aggressiva espansione dall’Afganistan, i Sikh introdussero, cinquecento anni fa, concetti nuovi per l’India come l’uguaglianza e la democrazia nel loro modo di vivere.

Non importa di che colore sia la tua pelle o quale sia la tua religione, nel tempio Sikh sarai sempre ben accolto e a qualsiasi ora troverai da mangiare gratuitamente. Migliaia di volontari ogni giorno lavorano nelle cucine e chiunque è libero di aiutare come meglio crede, per i pellegrini aiutare nel tempio fa parte della loro credo. Grazie alle donazioni e ai volontari il tempio è in grado di servire la straordinaria cifra di 20.000 pasti gratuiti all’ora!!

Quando me l’hanno detto non potevo crederci e sono andato a vedere. I Sikh conoscono un solo modo per far le cose, il modo giusto.

Prendiamo il nostro vassoio in metallo e ci accodiamo a tutti gli altri pellegrini davanti a grosse porte in legno che danno su due ampie sale. La gente all’interno della sala piano piano esce dalle porte sull’altro lato e finalemente anche le nostre si aprono. Una folla allegra si riversa e prende posto seduta in fila sulle stuoie disposte a terra. Una serie di volontari passa velocemente riempiendo i piatti con zuppe, semolino e chapati. La cucina è strettamente vegetariana in modo che tutti possano magiare senza infrangere le regole della propria religione, qualunque essa sia. Nessuno tocca i piatti fino a che tutti non hanno il proprio pieno. Su ogni fila si sono sistemate oltre cento persone, la mia sala contiene più di dodici file e così anche quella adiacente. Tutti insime gridano qualcosa nella propria lingua per dare il via al pasto e si mettono a mangiare sorridendo. Da quel momento abbiamo tre minuti per consumare il nostro cibo e lasciare la sala con le nostre vettovaglie. Quando usciamo altre duemila persone aspettano il proprio turno, questo ciclo interrotto va avanti 24 su 24 da oltre 500 anni!!

Lasciamo i nostri piatti dove i volontari li raccolgono e cominciano i 5 lavaggi che dovrà sostenere ogni piatto prima di essere rimesso nella pila. Come ho detto chiunque può aiutare, ti avvicini, ti spiegano cosa fare e fai la tua parte fino a quando ne hai voglia. Io ed Enzo abbiamo fatto un giro per tutte le cucine visitando ogni fase della preparazione del cibo che è preparato con la massima cura e qualità. Il burro, ad esempio, viene utilizzato solo in forma liquida solo dopo essere stato depurato e bollito affinché nessuno nel tempio si senta male per il cibo. Lo stesso vale per l’acqua che anche noi abbiamo bevuto senza preoccupazione. I sikh sono aperti alla conoscenza e al progresso, anche nelle cucine si affiancano i metodi tradizionali con quelli moderni e meccanicizzati.

In ogni sala veniamo accolti dai sorrisi e dai saluti dei presenti, è impossibile non essere trascinati dal loro entusiasmo. Io sono finito ad impastare il chapati in mezzo alla farina mentre Enzo si aggirava tra i pentoloni dei contorni. E’ meravigliosa questa parte del tempio. Qualsia cosa tu possa avere bisogno, dal cibo alle medicine, è disponibile gratuitamente per chiunque.

Ora però voglio spiegarvi chi siano i SIkh e come sia possibile realizzare qualcosa di così strepitoso. I Sikh portano il turbante per proteggere i capelli che portano lunghi, i Sikh credono nel mito originario di Sansone, comune a più religioni, secondo il quale la forza spirituale risieda proprio nei i capelli. Io con la “criniera” bionda lungha ormai oltre le spalle non ho fatto fatica a diventare simpatico ai Sikh e farmi spiegare meglio la loro cultura: non credono in un dio antropomorfo ma bensì in una forza cosmica con cui aspirano ricongungersi dopo la morte. Se in vita non saranno in grado di liberarsi dell’attaccamento alle cose e dall’egoismo si reincarneranno. Per questo motivo credono fermemente nell’uguaglianza tra gli uomini e nella solidarietà tra gli uomini. Sono votati al bene perchè “aiutare gli altri è il modo migliore per aiutare se stessi” e sono persone per cui i fatti contano molto più delle parole, sono magnificamente “pratici” e diretti!!

Il pugnale Sikh che ognuno di loro deve portare sempre con sè simboleggia come ogni Sikh debba essere pronto a combattere per difendere la giustizia, “non acettano l’inaccettabile” perchè battersi per una causa giusta è la loro unica scelta possibile. I Sikh sono un popolo guerriero, le stesse regole che valgono per gli uomini valgono per le donne, anche loro indossano sempre il proprio pugnale!!

Mi sono seduto in riva alla piscina d’acqua sacra con un ragazzo di Dheli ed abbiamo cominciato a parlare: “Quando sei entrato nessuno ti ha perquisito” – mi diceva, ed in effetti è il primo tempio indiano che visito senza un presidio armato di militari a guardia dell’ingresso – “Il tempio è sempre stato aperto a chiunque e lo sarà per sempre. In questi anni già tre volte Al-qaeda ha cercato di colpire il nostro tempio ma li abbiamo sempre fermati. Ogni Sikh protegge il tempio e ne è a guardia, come vedi qui siamo in intanti e nessuno si tirerebbe indietro.Quello laggiù è il museo della mia gente, la nostra storia è piena di guerre. Siamo un popolo guerriero, il più fiero e forte del mondo. Noi non attacchiamo nessuno ma non siamo disposti a lasciar che distruggano la nostra pace.” Guardando il volto sorridente ma deciso di un Sikh non si stenta a crederlo. “Crediamo nell’ugualianza e nella condivisione ma sappiamo che dobbiamo difendere tutto ciò. In passato gli Indù ci odiavano perchè accoglievamo tra di noi anche i paria delle classi più inferiori mentre i munsulmani hanno più volte cercato di invaderci e di convertirci. Sono persino riusciti a conquistare il tempio e per spezzare la nostra volontà hanno riempito di sabbia la nostra piscina sacra, hanno messo taglie sulla testa di chiunque portasse un turbante, hanno ucciso la nostra gente, l’hanno fatta a pezzi e ne hanno dato il corpo in pasto ai familiari per sconfiggerci. Nessun Sikh si è convertito all’Islam ed abbiamo riconquistato il tempio e respinto i munsulmani in Afganistan. Nella storia solo i Sikh hanno saputo controllare l’Afganistan. In cinquecento anni sette re hann attacco il tempio e sono tutti morti, l’ottavo, Indira Ghandi, ha portato qui l’esercito indiano ed ha causato la morte di troppa gente in questo luogo sacro alla pace. Anche l’ottavo re è morto.

Non era possibile per me non rimanere affascinato da questa cultura così orgogliosa e trovo consolante pensare che ad Oriente, nel cuore dell’India, vi sia un tempio d’oro, sempre aperto in cui chiunque possa entrare e trovare cibo e accoglienza. E’ bello pensare che a guardia di questo tempio vi sia un orgoglioso popolo guerriero completamente votato alla pace e all’ugualianza ma “pronto”. Questa gente mi piace, lotta e vive per quello in cui crede e ciò che ho visto mi è sembrato giusto.

Duemila anni fa Pietro estrasse la spada e mozzò l’orecchio ad uno dei soldati romani che era venuto a prendere Gesù, tutti “I Dodici” erano pronti  morire per difendere il maestro ma Lui scelse diversamente, voleva mostrare con il proprio sacrificio, un gesto incredibilmente eroico, il valore delle sue idee e fece rinfoderare la spada. I successori di Pietro non sono stati altrettanto accorti nel trattenere la propria spada ed ancora più spesso l’hanno usata per gli ideali e gli scopi sbagliati. Da noi ho visto templi magnifici ma non altrettante cucine aperte, i fedeli hanno pagato pasti abbondanti e lussuosi ma non certo per tutti.

Gesù si fece uomo, non per essere come noi ma per mostrarci come anche noi potevamo essere come Lui: uomini in grado di compiere miracoli. Quando la folla venne da Lui compì il miracolo e moltiplicò i pani ed i pesci sfamando la moltitudine che si era presentata. In questo tempio d’oro, nel 2009, ho visto uomini e donne compiere lo stesso miracolo semplicemente con la volontà di restare uniti e di sentirsi uguali. A Gesù, che aveva cacciato i mercanti di false offerte dal tempio, sarebbero davvero piaciute quelle cucine piene d’allegria e speranza. Se Pietro poteva portare una spada per difendere i suoi ideali non credo che Lui avrebbe avuto da ridire sul pugnale dei Sikh.

Davide “Birillo” Valsecchi

Amritsar: la città dei Sikh

Amritsar: la città dei Sikh

Enzo ed il Golden Temple
Enzo ed il Golden Temple

Siamo arrivati ad Amritsar in treno, 5 ore e mezzo di viaggio. Il nostro convoglio non aveva la prima classe ed abbiamo dovuto ripiegare su due posti nel vagone letto. Se siete abituati a viaggiare con La Nord avete gran parte dell’addestramento necessario per sopravvivere. Se prenotate in anticipo il vostro posto ed avete sperimentato un po’ d’India non avrete problemi particolari. Se pensate di essere avventurosi abbastanza da salire su un treno in terza classe come fanno gli indiani posso solo farvi gli auguri, non è uno scherzo da queste parti.

Amritsar invece è molto interessante, il solito caos indiano ma la gente qui è leggermente diversa, sono tutti Sikh. La città ha il suo cuore nel Golden Temple, un tempio laminato in oro che sorge dall’acqua nel centro di un enorme palazzo bianco. E’ il luogo più sacro per la cultura Sikh e dove è conservato uno dei loro più importanti profeti.

Ad essere onesto non ho capito molto della religione Sikh, ne’ quali siano le loro divinità ne’ il loro credo ma,a “pelle”, mi sembra gente simpatica ed una religione molto aperta. Gli uomini vanno in giro con la barba, il turbante e l’inseparabile pugnale. Quando si immergono nell’acqua (credo sacra) del tempio si infilano il pugnale nel turbante pur di non separarsene. Coprirsi il capo, lasciar crescere capelli e barba e viaggiare armati sembra essere alla base del loro credo. E’ impossibile che non si vada d’accordo!!

Mi sembrano molto spicci, nel tempio i guardiani girano armati di lancia e non sembrano avere paura di usarla, ma anche molto gentili, assomigliano un po’ al credo montagnino con tutta quella barba e quel modo di fare allegramente diretto. Nel Golden Temple vi è la più grande mensa pubblica, gratuita e vegetariana del mondo a cui accedono ogni girono migliaia di pellegrini. Questa cosa del vegetariano in effetti è un mezzo guaio, nell’area del tempio infatti nessun ristorante serve cibo che sia stato vivo o che avebbe potuto esserlo. Dopo la bistecca di mucca mi salta anche la carne di pollo e persino le uova. E’ due giorni che vado avanti a limonata e zucchero!!

Un po’ di storia per meglio capire quanto “tosti” e decisi siano i Sikh: Indira Ghandi, primo ministro indiano, aveva come guardie personali solo Sikh perchè in tutta l’India li riteneva i più leali e fidati di cui servirsi. Nel ’84 però un gruppo di integralisti si barricò nel Golden Temple confidando nella sacralità del luogo. Indira ordinò alle forze speciali di intervenire comunque attaccando il tempio nella famosa operazione Blue Star. Ci fuorno tantissimi morti tra i civili durante l’incursione armata e la cultura Sikh vide quel gesto come un’ offesa enorme nei confronti della sacralità del tempio e della loro cultura.Il giorno stesso le guardie del corpo di Indira, consapevoli del loro destino, assassinarono Indira lavando con il sangue l’onta. Con i Sikh non si scherza!!

Okey la storia, ma le donne? Le donne Sikh sono le più belle che abbia incontrato fino ad oggi in India, non credo abbiano vincoli religiosi particolari se non, come tutti, coprirsi il capo nei luoghi sacri. Le Hindù fanno le sostenute e sono per lo più scortesi e maleducate. Le Musulmane, sono spesso troppo strette nei vincoli della religione coranica, mentre le donne Sikh hanno magnifici sorrisi che non esitano a sfoggiare allegre in risposta alle attenzioni dei due Assesi. In due mesi in India non ho conoscuto tante signorine simpatiche e “belle” come in questi due giorni. Hanno visi e labbra bellissime e sono incrediblimente affascinanti mentre, sempre sorridenti, parlano a voce bassa. Ovviamente si deve essere educati e cortesi ma non sembra vi siano problemi con gli stanieri ed anche tra uomini e donne ho potuto vedere un rapporto molto amichevole ed allegro.

I sikh mi piaciono, sono gente apposto!!

Ecco un po’ di foto di questa strana ma affascinante città. Nel Tempio ci si accede scalzi e a capo coperto, il tempio è tutto in marmo e la pietra scotta in modo dannato!!

Davide “Birillo” Valsecchi

La battaglia delle scimmie

La battaglia delle scimmie

Sono le sette del mattino, Srinagar dorme ancora e tutti i negozi sono ancora chiusi, gli unici già all’opera sono gli autisti ed i loro padroncini: questa è la piazza da dove partono tutti i pulmini per le città vicine, noi stiamo cercando il nostro per Jammu. La piazza è affollata di mezzi e gente che urla. Ognuno cerca di acaparrarsi i clienti, molti mezzi hanno terminato solo da qualche ora la corsa notturna e portano ancora i segni del viaggio. La maggior parte delle fiancate sono affrescate da “sbroffate” di vomito fresco giù dai finestrini e non hanno l’aria incoraggiante per due assesi in cerca di un passaggio.

Per non saper nè leggere nè scrivere ne scegliamo uno pulito, contrattiamo il prezzo e prendiamo posto a fianco dell’autista. Bisogna aspettare che tutti gli otto posti siano stati venduti per partire e ci vorrà un’ oretta prima di potersi mettere in viaggio. La nostra scelta si dimostra buona, l’equipaggio alle nostre spalle non la smette più di dare di stomaco per tutto il viaggio ma noi, davanti, non ci facciamo gran caso associandoci alla totale indifferenza dell’autista che al contrario si diverte a chiacchierare con noi.

Credo che qui non siano molto abituati ad andare in macchina ed in effetti, nonostante la strada sia buona, non è un esperienza semplice da queste parti. Manovre e sorpassi in curva che da noi sarebbero da criminali qui sono la norma e se non sei pronto alla montagne russe e ad una sincera paura non hai alternativa se non tirare su l’anima.

Dopo le prime tre ore ci siamo fermati in una specie di villaggio-sosta la cui unica ragione di esistere era il rifornimento ed il rifocillamento di mezzi e viaggiatori. Enzo scende dal pulmino e si lancia tra le bancarelle in cerca di un paio di bottiglie d’acqua sigillalta, io faccio la guardia alle nostre cose. Pensavo di potermi rilassare e sgranchire un po’ ma mi sono ritrovato nei guai fino al collo. I venditori di tappeti e finte pashmine li avevo già spediti al diavolo, si erano appollaiati al mio finestrino ancora prima che il mezzo si fermasse ma anche solo dal tono capiscono le parolacce e girano al largo.

Il vero problema è stata l’orda di lerci bimbi che mi ha assalito cercando l’elemosina con la grinta dei mendicanti professionisti. Ne avevo attorno una decina e non c’era modo di liberarsene, io per i bambini ho un debole ma per gli zingari no. L’attimo di indecisione mi è stato quasi fatale, avevano capito che ero una preda e come un branco di piranha mi stavano facendo a pezzi strattonandomi da tutte le parti.

Ed è stato allora che è arrivato quel demonio di Enzo a tirarmi fuori dai guai: normalmente lo avrei insultato per una cosa del genere ma in quel momento mi è sembrata un’ idea salomonicamene geniale: ha tirato fuori due o tre banconote da 10 rupie ed ha cominciato a dividerle in striscioline distribunedole ai bambini che sembravano soddisfati per aver finalmente raggiunto il loro scopo.

Ogni bambino aveva il suo pezzettino e come per magia, evocate dalla presenza di uno straniero che distribuisce banconote, sono apparse due vecchie streghe sdentate zingare fino al midollo. Le due megere erano passate prontamente a riscuotere dai loro piccoli, ma probabilmente gestivano due gruppi separati di bambini ed i soldi di Enzo erano sparpagliati in mille piccole mani ed in tante piccole striscioline. Vedere quelle due befane litigare per rubarsi l’un con l’altra i pezzi per ricostruire le banconote era uno spettacolo che valeva qualche rupia. Maledette streghe schiaviste, date una lavata a quei bimbi piuttosto!!!

Il resto del viaggio è stato divertente ma ancora una volta lungo ed estenuante, altre dodici ore di macchina nel nostro registro. Ora siamo a Jammu è una città Indù meta di molti pellegrini. Quello che posso dirvi da subito è che alle dieci di sera ci sono 35 gradi, fa un caldo terribile e qui è pieno di Scimmie!!

Non i soliti Indiani chiassosi del Sud ma veri e propri primati, credo siano macachi. Piccoli e scaltri o grossi e poco raccomandabili sono ovunque!! Gli tiri le cose e le afferrano al volo con dei riflessi incredibili, senza staccarti gli occhi di dosso: se è roba buona da mangiare bene, altrimenti non si fanno problemi a ritirartela in malo modo.

L’attrazione principale della città è il tempio induista di Raghunath, purtroppo i militari ci hanno perquisito all’ingresso e ripulito di ogni apparecchiatura elettronica fotografica. Quello che posso dirvi è che il tempio è dedicato in modo particolare ad un eroe-dio che ha la faccia e la coda da scimmia, Hanuman : vola su una nuvoletta ed ha un bastone magico. Se non bastassero le coincidenze è un gran lottatore e può diventare gigantesco per combattere i mostri del mare. In pratica un incrocio tra Dragon Ball e Megaloman!! Lascio da parte gli scherzi ma questo è il personaggio che ha ispirato il romanzo cinese “Viaggo ad Occidente” dove compare  il re scimmia Sun Wukong, che ha poi effettivamente ispirato “Monkey la Scimma” (per i vecchietti come me) e “Dragn Ball” (per i più giovinastri).

Jammu si è dimostrata una città talmente interessante, accogliente e confortevole che abbiamo preso il primo treno disponibile e ce ne siamo andati!! Ora siamo ad Amritsar, fa un caldo spaventoso ma la capitale del movimento Sikh sembra molto più interessante. Il viaggio in treno, di cinque ore e mezzo, è stato interessante. Abbiamo fatto qualche foto per Roberto ed i “ragazzi dei trenini di Asso”.

Davide “Birillo” Valsecchi

In partenza per il Sud

In partenza per il Sud

Verso Sud
Verso Sud

Siamo in partenza verso Sud. Prima di raggiungere {en:Varanasi} dobbiamo completare la profilassi antimalarica a base di {it:lariam} e saranno necessarie altre due settimane.

Inoltre dobbiamo abituarci a passare dagli 8 gradi dei 3500 metri di {en:Leh} ai quasi 45 del Sud dell’India.

La prima tappa del nostro viaggio sara’ {en:Jammu}, un citta’ prevalentemente Indu.

Il passo successivo sara’ invece {en:Amritsar}, una citta’ sacra alla religione Sikh dove sorge il famoso {en:Golden Temple} .

Ultimo “salto” prima di {en:Varanasi} sara’ {en:Chandigarh}, una citta’ estremamente moderna famosa a livello internazionale per l’architettura e la pianificazione urbana con progetti di Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Matthew Nowicki, and Albert Mayer.

Prima di tuffarci in quel pandemonio che sara’ Varanasi con l’eclisse serve prendere fiato in una citta’ dall’aspetto e dai “comfort” occidentali!!!

Vediamo un po’ come vanno le strade da qui in avanti…

Davide “Birillo” Valsecchi

Da Bhopal a Seveso

Da Bhopal a Seveso

Disastro di Seveso
Disastro di Seveso

Sono in India ormai, lasciamo  alle spalle giorno dopo giorno il Ladakh, il piccolo Tibet, e ci inoltriamo in questo “afoso” mondo indiano.

Alle volte la memoria ripesca eventi dal passato semplicemente guardando una cartina: Bhopal, il piu’ grosso disastro chimico della storia.

Nella notte del 2 Dicembre 1984, presso gli stabilimenti dell’azienda americana Union Carbon che produceva pesticidi nel cuore della citta’ indiana di Bhopal, comincio’ la fuoriuscita incontrollata di isocinato di mentile. Un incidente industriale che costo’ la vita, in quella sola notte, di oltre 1700 civili contamindo l’area per anni. Wikipedia: {it: Disastro di Bhopal} .

Una storia terribile che pero’ ne evoca anche una piu’ nostrana di cui forse le nuove generazioni non sanno nulla: Seveso ed la Diossina.

Il 10 Luglio del 1976, verso mezzogiorno, il reattore chimico della ICMESA si surriscaldo’ (per incuria!!) e fu necessario un rilascio d’emergenza per evitarne l’esplosione. Fu rilasciata nell’aria un’enorme nube di Diossina, una delle sostanze piu’ tossiche note all’uomo, che si sparse per il sud della Brianza.

L’incidente non causo’ vittime nell’immediato ma gli effetti sulla popolazione non sono stati ancora accertati. Coltivazioni ed allevamenti furono interrotti per molti anni.Wikipedia: {it: Disastro di Seveso} .

Ho rischiato il collo un sacco di volte in questo mio viaggio, mi metto nei guai e cerco di venirne fuori. E’ una mia scelta. Ma chi sceglie di stare a casa dovrebbe avere la tranquillita’ di essere al sicuro. Tra Como, Merone e Lecco abbiamo ben tre inceneritori e molte aziende chimiche che rilasciano scorie nell’aria. Niente di male in questo se tutto funziona come deve, se vi e’ trasparenza per i cittadini e soprattutto se vi e’ efficenza ed onesta’ nei controlli.

Spesso pero’ i padroni di queste aziende nemmeno vivono nel nostro territorio, non respirano la nostra aria. Ed allora sta a noi prenderci cura della nostra terra, della nostra acqua.  Con inteligenza ed educazione chiedere, informarsi, prendere coscenza ed agire di conseguenza tutti assieme. Perche’ a volte e’ necessario affrontare sacrifici economici e battaglie legali, ma in fondo questa e’ casa nostra, se non lo facciamo noi non lo fara’ nessuno.

Io sono per il rigore, la forma. Non mi piace chi va in giro a strillare, non porta a nulla se non a false soluzioni. C’e’ un metodo per fare le cose e deve essere limpido ed elegante se si vuole che sia corretto. Sono anche il tipo di persona che quando “le carte parlano chiaro” di “mostro” non ha difficolta’ ad imbracciare forcone e torce, non in senso figurato!  Sono un povero montagnino ignorante in fondo: ferro, fuoco e qualche pagina di Vangelo sempre in tasca.

La storia insegna ed e’ per questo che spesso la gente preferisce ignorarla.

Davide “Birillo” Valsecchi

1000 Euro in 1000 Rupie

1000 Euro in 1000 Rupie

Oggi ci siamo recati in posta a Srinagar, la capitale del Kashmir. Abbiamo passato il filo spinato ed i controlli armati, consegnato ai soldati le macchine fotografiche e finalmente, dopo essere stati perquisiti, siamo entrati nel palazzo. La struttura era anche abbastanza moderna nel design, probabilmente anni ’70, ma credo che da allora nessuno vi abbia più fatto manutenzione: ora era tutto un groviglio di cavi, confusione, sporcizia e carta ammassata.

Gli impiegati, comunque ben vestiti ed educati, non sembravano affatto prestare attenzione a quella strana scenografia degna di un cartone animato giapponese post-atomico. Era buffo ritrovarsi in un ufficio postale stile “Akira”: mi aspettavo che da un momento all’altro i rivoluzionari facessero esplodesse qualcosa!!

Noi dovevamo cambiare 500 euro a testa, due banconote accartocciate, ed abbiamo dovuto riempire un po’ di moduli e salire due piani fino alla tesoreria. Qui un buffo ometto con il collare ortopedico, rinchiuso dentro una gabbia, ci ha consegnato i soldi: 1000 euro in pezzi da 1000 rupie. La banconota da mille è il taglio indiano più alto ed è rara come la nostra banconota viola da cinquecento euro. Con mille rupie mangi due volte in due in un ristorante per occidentali di buona qualità, ma va tenuto presente che con 50 rupie puoi mangiare tranquillamente in un piccolo ristorante indiano. Hanno monete da cinque e due rupie ed una miriade di centesimi che non ho mai visto. Un euro vale all’incirca 65.90 rupie ma qui il cambio spesso oscilla semplicemente tra le 64 e le 65 rupie: ognuno prova a farci la “cresta”.

Il buffo omino mi sorride, dietro le sbarre, ci rifila una montagna di banconote da mille. Sorride mentre zitto-zito cerca di intascarsi il disavanzo del cambio in pezzi da mille: 200 rupie. Mi guarda con un sorriso idiota stampato in faccia mentre gli faccio capire che vengo da Asso, che gli hanno già spezzato il collo, che deve smettere di ridere e deve spicciarsi a darmi i soldi che mancano. Sono meno di cinque euro ma non puoi cercare di fregarmi solo perché sono straniero. Smette di ridere dietro i suoi stupidi occhiali da contabile e con le sue piccole mani mi allunga le rupie che mancano. Contiamo il malloppo, che è enorme, e gli lasciamo duecento rupie di mancia: goditele imbroglione, che ti vadano in medicine!!

Quello che ci troviamo in mano è qualcosa su cui vale la pena di riflettere: mille euro di questi tempi sono una cifra da non sottovalutare in Italia, sono due milioni delle vecchie lire, ma trasformati in rupie sono una montagna di banconote. Se entrate in un negozio di alimentari per comprare qualcosa o non hanno il resto a darvi o devono svuotate la cassa del negozio e di quello vicino. Noi ne abbiamo un tappeto in camera!!

Viviamo in un mondo proprio strano alle volte…

Davide Valsecchi

Suoni da un passato di seta

Suoni da un passato di seta

All’improvviso sembrava di essere nel passato, niente più India ma il vecchio cuore della seta comasca, la vecchia Ti.co.s.a. o la vecchia Oltolina.

Il direttore della fabbrica governativa per la produzione della seta ci ha accompagnato in una zona dismessa dell’impianto:“Qui teniamo ancora le vecchie macchine, alcune sono ancora perfettamente funzionanti”.

L’erba è alta fuori dall’edificio ed entrando ci troviamo davanti i vecchi telai che occupano la grande sala: la luce filtra dal soffitto tra la polvere che copre queste vecchie glorie abbandonate di cui ho solo sentito parlare, macchine prodigiose che avevano portato Como, ma anche la nostra Asso, a competere in tecnologia e qualità con il mondo.

Il direttore impartisce qualche ordine agli operai, danno corrente all’edificio e la macchine rumorosamente si animano. Trama e ordito in movimento mentre le navette schizzano da un lato all’altro del telaio. I nostri nonni conoscevano modelli e funzionamento, i nostri padri, allora bambini, le hanno viste lavorare incessantemente, risorsa per i lavoratori di intere valli. Io credo di essere uno dei pochi della mia generazione ad averne vista una in azione. Incredibile che con un simile passato sia dovuto venire fino in India per vedere qualcosa di simile.

Eccovi un piccolo filmato di questa meraviglia da museo ed alcune foto di come potevano apparire le nostre aziende poco più di una generazione fa.

Davide “Birillo” Valsecchi

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