Category: Speleo

Siamo seduti sopra il più grosso sistema di grotte d’Italia ma ancora in pochi si spingono ad esplorare e scoprire le bellezze che si nascondo nell’alieno mondo sotterraneo. Io muovo i miei primi passi inq eusta disciplina e questi sono i racconti delle “uscite” in speleo ;)

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Grotte Naturali e miniere artificiali

Grotte Naturali e miniere artificiali

[TeoBrex] Veronica, Andrea (Maconi) ed io ci ritroviamo questa mattina a Strozza (Bg) per riprendere in mano la risalita interrotta la scorsa volta per mancanza di corde. Arrivati alla partenza di MC4 salgo per primo in quanto a questo giro la mia sacca risulta essere incredibilmente la più leggera, Andrea mi avverte che sul balconcino a 3/4 della risalita Felicita ha gentilmente lasciato una 70m per proseguire, salendo la porto alla partenza delle due risalite in programma. Tutti e tre di nuovo insieme decidiamo il da farsi… Avevamo lasciato un ramo che prometteva bene sulla sinistra ed un finestrone sulla destra da raggiungere con mezzi di alta tecnologia (ramponi e due picche) in quanto inclinato di circa 60° e composto per il 100% da fango. Optiamo per il rametto promettente, salgo in libera per qualche metro e non volendo sprecare fix e dovendo montare su un balconcino mi cimento nel lancio della scaletta attorno ad una concrezione: 1shot-1kill.

Sono passato ma la situazione non sembra buona. Armo doppio per far salire Veronica ed Andrea e concludiamo che non vale la pena andare oltre sprecando materiale e tempo: qualche metro piu sopra chiude! Mesti torniamo al balconcino ed Andrea si getta all’arrembaggio ed inventa un gran traversone per evitare la fangazza. Terminata la risalita prepara un ancoraggio doppio per permettere a Veronica di salire dal basso mentre io mi occuperò del disarmo del traverso in salita per recuperare corda e materiale. Ora siamo affacciati su un pozzo, sorpresa! Andrea prepara tutto e Veronica attrezza il pozzo successivo, ma in fondo tra le rocce scorgiamo un segno rosso: quindi laggiù è già stato rilevato! Ma in alto un’altra risalita ci attende…

Io scendo il pozzo e torno alla base di partenza dell’MC4 per recuperare il materiale e le corde disarmando in salita, mentre Veronica ed Andrea affrontano la risalita. Sbaglio bivio e mi ritrovo in un luogo che non ricordavo, giro i tacchi e capisco subito dove avevo stupidamente sbagliato strada. Arrivato alla base salgo e disarmo risalendo e ritornato da loro con piastrine, moschettoni e tre belle bambole di corda non proprio leggere, saliamo nel nuovo ramo in libera esplorando mentre il buon Andrea chiude le fila della truppa rilevando e prendendo appunti per la mappatura del nuovo ramo stupendamente concrezionato. Davvero un gran bel luogo, non fosse per la decina di centimetri di fangazza che ricopre quasi ogni cosa!!!

Conciatissimi anche questa volta, raduniamo il materiale e scendiamo verso il livello superiore (rispetto a dove siamo partiti) della miniera raggiunto con l’ultima calata nel vuoto.
La risalita totale MC4 si attesta attorno ai 45m, mentre la successiva ne sale una quindicina e da lì si proseguiranno le esplorazioni (magari con una corda la prossima volta ahah), mentre sommando i due pozzi arriveremo intorno alla ventina di metri di calata. Lasciamo ben armato per la prossima volta.

Altra grande giornata di condivisione, Grazie per l’invito.

Matteo “TeoBrex” Bressan

Il Primo Ministro dei Tassi

Il Primo Ministro dei Tassi

L’altra sera, finalmente, TeoBrex è venuto a cena da noi e ci ha raccontato delle mille avventure di cui è protagonista in questo ultimo periodo. Storie che al momento giusto, in accordo con gli altri protagonisti coinvolti, saprà raccontarvi con il solito entusiasmo. Per ora posso solo dirvi che Teo sta facendo davvero molto e che sono davvero felice ed orgoglioso per lui.

Quella che vedete in alto è una foto ormai abbastanza famosa: è stata pubblicata su “Il Giorno” e mostra la nuova ed incredibile grotta scoperta al Pian del Tivano: “L’abisso dei Giganti”. La foto è stata scattata dal mitico Pierluigi “Pier” Gandola e quello al centro della foto è proprio TeoBrex durante le primissime fasi esplorative. Sul caschetto blue non si vede ma c’è con orgoglio la patacca dei Tassi, quella patacca che, ahimè, il più delle volte viene scambiata per una puzzola!!

I Tassi del Moregallo sono come i pirati, tra di loro vige una strana democrazia anarchica. Forse anche per questo non esiste un vero capo ma solo goliardici titoli gerarchici. TeoBrex, che ha la straordinaria capacità di lasciarsi condurre dall’entusiasmo, è infatti il “Primo Ministro”, colui che deve ispirare e guidare il consiglio dei Tassi. Io invece, che mi lascio trascinare dall’irruenza, sono il “Nostromo” e, come tale, per lo più conduco la nostra marmaglia all’arrembaggio!

Invidio, in modo positivo, anche un’altro aspetto del carattere di TeoBrex: la capacità di sussurrare agli abissi così come parlare alle stelle. Teo infatti ci ha raccontato di come, appollaiato con un’antenna artigianale sul tetto di casa, abbia contattato radiofonicamente Luca Parmitano, il primo astronauta italiano a compiere attività extra-veicolari, durante un passaggio d’orbita dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Questo breve contatto radio, insieme all’attività speleo, gli ha poi permesso di incontrare di persona Parmitano a Roma. Motivo per cui oggi abbiamo l’autografo di un astronauta su una nostra patacca!

Invidio il suo entusiasmo perché lo porta fin nello spazio. La mia irruenza invece mi porta sempre più spesso a fare a “testate” con gente piuttosto terra-terra… ma infondo è giusto così, io sono il Nostromo: “non accettare l’inaccettabile” è parte dei miei compiti. Purtroppo tocca a Bruna sopportarmi (e a volte trattenermi!).

Fortunatamente, mentre sono fermo nel nido aspettando nasca la piccola Andrea, osservo con grande gioia e soddisfazione il piccolo gruppo di cui faccio parte: Bravi, Bravi, Bravi!

Davide “Birillo” Valsecchi

Aggiungo qui i ringraziamenti pubblicati sul web da Fabio Bollini in modo da testimoniare i nomi di coloro che stanno conducendo questa straordinaria esplorazione: «Vorrei approfittare per ringraziare ancora una volta il presidente Angelo Zardoni, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile, e poi ancora Pamela Romano, Pierluigi Gandola, Serena Riganonti, Cesare Maspes, Paolo Ramò, Teo Brex, Emanuele Citterio, Mirco Capelli, Giusi Troiani, Maurizio Zagaglia, Francesco Invernizzi, Alberto Rinaldi, Giuliano Cella e Stefano Bellomo.»

San Martino – Ingresso Willy

San Martino – Ingresso Willy

TeoBrex – Domenica 3 Dicembre 2017. Quasi tutti puntuali al solito bar di Cuveglio (VA), presenti al primo appello: Ferruccio, Franz, Veronica, Karin, Io, Luca, Cristina, Romano e Sheila. Ci raggiungeranno poi Aldino e Stevic. Una squadra entrerà dall’ingresso principale della grotta San Martino mentre l’altra entrerà da Ingresso Willy per ultimare dei lavori di messa in sicurezza. Tutta la valle è surgelata e la temperatura è sottozero, ci cambiamo in fretta ed entro veloce ad armare il primo pozzo. Ce la prendiamo con comodo, sacche leggere e grandi risate, una gran bella compagnia di randagi. Arrivati con calma al ramo a cui abbiamo dedicato tempo, sangue, sudore, bestemmie e fatiche ci fermiamo a mangiare qualcosa, le donne della spedizione andranno dirette al fondo passando per la maledetta strettoia della chiocciola. Raggruppatasi la squadra ci raggiungono Franz e Luca, il figlio di Willy (a cui abbiamo dedicato il nuovo ingresso) e ci avviamo uno alla volta nel meandro che collega la San Martino con il suo nuovo Ingresso Willy. Ad attenderci fuori al gelo ci sono Aldino e Stevic in compagnia della moglie di Willy. Si, perché questa attraversata goliardica è stata organizzata per ricordare Willy che qualche mese fa ci ha lasciato. Abbiamo posato una targa in sua memoria ben visibile poco prima di infilarsi strisciando nel budello. Momenti toccanti e di condivisione. Fer, Karin, Io, Romano e Sheila ci avviamo a piedi verso la vetta di San Martino tagliando per i boschi, tutti si cambiano ed io rientro al volo a disarmare il primo pozzo. La giornata si concluderà in pizzeria a far casino come sempre. Abbiamo registrato alcuni video e scattato foto durante l’attraversata che serviranno come materiale per una serata che organizzeremo a Febbraio dove presenteremo le nostre esplorazioni, il rilievo, le ricerche e le future prospettive di esplorazione. Le domeniche che non si dimenticano.

Sempre Scomodi!

Matteo “TeoBrex” Bressan

Photographie dans l’obscurité

Photographie dans l’obscurité

“John Lennon diceva che tutti si ricordano di te quando sei tre metri sotto terra. Beh, di noi che invece siamo già 200 metri sotto terra?” L’origine dei Badgers è storicamente legata alla speleologia; molti dei suoi membri fondatori sono speleo ed è da quel bacino di “duri ed infangati” che spesso provengono le nuove leve.

Ad essere onesto è da tanto che non mi infilo in profondità sotto terra, forse al momento mi manca il tempo o forse manca la determinazione di spingermi anche verso quella “frontiera”. Tuttavia il nostro gruppetto di ravanatori sotterranei al momento è piuttosto numeroso e decisamente attivo. TeoBrex, Mattia, Maurizio, Veronica, Giusy, Blanko: stanno facendo un sacco di attività ed in buona parte esplorativa. Davvero bravi.

In particolare Matteo “Blanko” Bianchi ha fatto un notevole progresso nella fotografia speleo. Anche io all’inizio, affascinato da quegli ambienti alieni, avevo provato a realizzare qualche buono scatto. Le difficoltà tecniche e logistiche che si devono affrontare però sono tutt’altro che banali ed il fango si era “mangiato” un paio di macchine fotografiche senza regalarmi scatti particolarmente buoni. Una mezza debacle!

Matteo invece si è impegnato con dedizione e costanza ed i risultati non si sono fatti attendere. Per questo, congratulandomi con lui, volevo mostrarvi alcuni dei suoi scatti.  
Sempre Avanti!! Sempre Scomodi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Il Pozzo del Bambino

Il Pozzo del Bambino

[TeoBrex] Sabato sette gennaio duemiladiciassette: è ancora buio fuori, attorno regna il silenzio, nessuna macchina per strada. Adoro l’inverno! In casa c’è trambusto ed attrezzatura ovunque, devo solo chiudere la sacca speleo e la casa per poi partire alla volta della Grigna. L’amico felino si è nascosto dentro lo zaino, lo faccio dolcemente uscire dal suo improvvisato giaciglio salutandolo, preparo tutto e parto. Abbiamo in ballo una bella esplorazione ipogea, interessante sotto molti punti di vista. Ieri mattina, purtroppo, Pier, Tiziano e Maurizio, ovvero gli uomini di punta della spedizione, comunicavano la loro assenza. Giro di telefonate e scambio di messaggi tra noi “novelli speleo” (tranne Max), non mi sembrano molto convinti i miei soci dalle risposte, dovremmo armare l’ultimo pozzo inesplorato e rilevare gli ultimi tiri della grotta, inoltre le previsioni danno almeno dieci gradi centigradi sotto lo zero e l’avvicinamento sarà lungo e sempre in ombra e gli zaini saranno carichi!

Mando uno dei miei soliti messaggi spronanti per smuovere i sentimenti della truppa sperando che sortisca l’effetto desiderato, concludo dicendo di essere in uscita in direzione Monte Boletto per una camminata defaticante e che quindi spegnerò la ricezione dati del telefono per poi riattivarli in serata al mio ritorno a casa. Si perché quando vago per monti il telefono serve solo in caso di emergenze o per fare qualche foto e non voglio essere disturbato durante le mie camminate da email o messaggi dai social, solo chiamate e gloriosi sms, come una volta. Giunto a casa arrivano i messaggi che attendevo: Teo se tu te la senti di arrivare all’ultimo pozzo, armare la partenza e scendere ad esplorare, domani si va! Vi pare che io possa non aver voglia di mettere piede in luoghi sconosciuti ed ancora inesplorati? Armiamoci e partiamo!!!

Ore 6.30 di sabato carico in macchina la “ferramenta” e parto alla volta del luogo dell’appuntamento. Il cielo invernale è forse la cosa più stupenda che esista! Lungo la strada, come sempre, mi ritrovo a rimirare le montagne che circondano i luoghi in cui vivo, ma la mia espressione non sarà la solita… Il Monte Due Mani è drammaticamente avvolto dalle fiamme, il buio rende ancora più terribile quella tragica visione. Purtroppo in queste ultime settimane molti degli amati monti della zona sono stati dati alle fiamme e la matrice sembra essere sempre dolosa. Uno scempio!

Tutti puntuali al parcheggio di Lecco-Bione: Veronica, Giusi, Serena, Giuliano Max ed io. Si parte in direzione Cainallo. Ci compattiamo cercando di usare meno vetture possibili e salendo lungo la strada iniziamo a tracciare il piano esplorativo. Suggerisco di creare due squadre formate ciascuna da tre persone. Gli unici che conoscono quasi tutta la grotta sono Giuliano e Serena, quindi propongo di formare la prima squadra composta da Giuliano, Veronica ed il sottoscritto e la seconda che entrerà in grotta da Serena, Giusi e Max.

Arrivati a destinazione, constatiamo che le previsioni meteo non hanno sbagliato nemmeno di un grado: -10°C! Scendiamo dalle auto e partiamo al volo in direzione del Rifugio Bogani per evitare di surgelare! Dopo una bella tritata di metri di dislivello eccoci accolti calorosamente (in tutti i sensi) dai gentilissimi gestori del rifugio che ci mettono in tavola grandi tazzone di thè bollente e torta fresca fatta in casa! Serena ci mostra un disegno fatto a mano da Pier per spiegarmi l’ultimo punto conosciuto della grotta da cui dovrò scendere dopo aver armato posizionando fix, piastrine, moschettoni e corda. Ci cambiamo al rassicurante e rinvigorente caldo della stufa, mi infilo il disegno nella tasca della mia nuova tuta (si, ho una tuta nuova… Chi mi conosce si farà grasse risate pensando alle condizioni di quella vecchia…) e parto con i miei compari della prima squadra. Entreremo lasciando un buon margine temporale tra un gruppo e l’altro perché i frazionamenti dei pozzi sono sulle verticali dei tiri e rischiamo seriamente di tirarci addosso dei sassi, la grotta è particolarmente “delicata”.

Arrivati all’ultimo punto esplorativo conosciuto e scoperto nelle punte precedenti, io e Veronica prepariamo trapano, piastrine, fix, maglie rapide, moschettoni e corde per armare la discesa, Max e Giuliano sistemeranno una paio di corde e di frazionamenti precedenti mentre Serena e Giusi si occuperanno di rilevare la grotta. Piazzo una piastrina, attacco la corda e mi sporgo sul bordo del pozzo pulendo e gettando di sotto i pericolosissimi sassi presenti sulla cengia di partenza. Tiro fuori il disegno di Pier per essere sicuro e comincio a valutare la situazione. Cerco la roccia migliore e la zona perfetta per forare ed armare il tiro di partenza cercando di mettere la corda il più possibile sulla verticale del pozzo. Dopo pose funanboliche nel vuoto, l’armo è pronto e la corda e tesa nel buio, ok è giunto il momento di attaccarsi e vedere se tutto tiene, scendo per primo verso l’ignoto, ora è vera esplorazione! Vado!

Scendo lentamente cercando di guardarmi attorno il più possibile smuovendo e gettando di sotto i sassi instabili presenti sulle pareti del pozzo. Arrivato su un balconcino stupendamente lavorato dall’acqua, provo a scendere ancora cercando di evitare di creare un frazionamento, ma giunto a pochi metri dal fondo mi trovo costretto a fare un cambio attrezzi su corda nel vuoto e ritornare più sopra per frazionare a parete onde evitare che la corda sfreghi pericolosamente sulle taglientissime rocce che caratterizzano il pozzo. Arrivato alla base della verticale, urlo agli altri di scendere stando molto attenti alla roccia, mi infilo in un tagliente meandro e, armando su naturale con la sola corda, scendo un saltino di un poco più di un paio di metri arrivando ad una forra molto stretta dove ritrovo una minima circolazione d’aria ed un passaggio d’acqua. Tolgo il casco e guardo oltre, la testa ci passa appena, vedo un pozzetto nero e l’acqua che si getta di sotto, ma essendo troppo stretto e non avendo intenzione di incastrarmi desisto un attimo.

Giunta Veronica valuta la situazione e decide di provare lei a spalmarsi lungo la frattura per tentare di passare. Dopo alcuni tentativi e dopo essersi tolta imbrago e ferramenta varia ha la meglio sulla frattura della forra e passa al di là trovando altri ambienti ambienti e proseguendo di qualche metro. Che strettoista! Ci descrive ciò che vede e Max la aiuta dandole consigli, mentre io comincio a recuperare la corda avanzata che servirà per la prossima punta. Giuliano, intanto, esplora un altro ramo che partiva in direzione dell’arrivo del pozzo. Guardo l’orologio e comunico agli altri che è meglio cominciare ad uscire a gruppi di due alla volta, perché da dove siamo ora il ritorno, risalendo la corda, sarà lungo e siamo in sei. Veronica vorrebbe continuare ad esplorare, ma percepisco dalla sua voce una certa incertezza nell’affrontare un laminatoio molto stretto. Le “consiglio” di tornare indietro e di prepararsi per le risalite. Incrociamo Serena e Giusi che scendono rilevando gli ultimi ambienti scoperti, comunico la mia idea per uscire e ci apprestiamo a ritornare in superficie.

Usciamo ed il freddo fuori è pungente, inoltre siamo già infreddoliti e bagnati dalla grotta, la tuta comincia a ghiacciarci addosso, ma io ormai non percepisco più nulla perché la vista di Orione stagliato nel cielo invernale, la Luna che col suo riverbero generato dalla luce del sole illumina le alte vette circostanti mi fanno sentire vivo ed in perfetta armonia con ciò che mi circonda. Velocissimi camminiamo verso il Rifugio Bogani dove in mattinata, Simona, ci aveva fatto lasciare gli zaini dietro alla stufa in modo da trovare al nostro ritorno i vestiti di ricambio caldi. Grande Simo, grazie!

Dal buio vediamo spuntare le luci delle finestre del rifugio, sappiamo cosa significa questa visione: salvezza, caldo, vestiti puliti, panini, risate e buon vino. Una squadra affiatata e vincente. Salutiamo e ringraziamo i rifugisti e ce ne torniamo al sentiero chiacchierando, ma come sempre mi capita, devo avere il mio momento di solitudine, di riflessione: distacco gli altri e comincio a scendere da solo con la frontale spenta ed accompagnato dalla Luna, è come entrare in un’altra dimensione, come connettersi completamente al cosmo. So bene che è un poco da incoscienti scendere dai sentieri della Grigna senza luci di notte, ma quando una cosa te la senti davvero, già quasi ti sembra di sapere che tutto andrà bene.

Giunto alle auto, butto lo zaino a terra e mi ci sdraio sopra attendendo gli altri, lo sguardo sempre rivolto al grande cacciatore del gelido cielo invernale. Al di là del risultato esplorativo che è senz’altro notevole ed interessante, ciò che mi ha davvero fatto piacere è stato che, nonostante l’assenza degli uomini di punta che sono un po’ come delle guide per noi, ci siamo presi le nostre responsabilità ed abbiamo portato avanti l’esplorazione di questa grotta in autonomia creando una squadra di “speleo cattivi”. Penso non sia cosa da poco, viste le condizioni meteo e la morfologia della grotta, davvero felice di esserci stato. Grazie a tutti per questa magnifica esplorazione!

E non finisce qui…
Sempre Scomodi!

Matteo “TeoBrex” Bressan

Cronache Ipogee: Abisso Monte BÜL

Cronache Ipogee: Abisso Monte BÜL

Bül_014[Articolo di TeoBrex] Il 27 dicembre Io, Lele Citterio e Stefano Bellomo ci ritroviamo puntuali alle 7.15 in Colma: dopo una colazione frugale partiamo col fuoristrada in direzione Monte Bül, sfruttando il permesso di transito. Giunti alla solita bocchetta lasciamo il mezzo, prepariamo sacche e zaini, ci avviamo verso l’ingresso dell’abisso. Alle 9 in punto entriamo: abbiamo appuntamento al Campo Base con Maurizio, Pier e Serena che sono entrati il 26 mattina.

Progressione tranquilla senza forzare troppo i ritmi, tenendo conto anche delle sacche belle cariche di provviste e materiale per passare una notte nel Mondo Di Sotto. Proseguiamo chiacchierando e ridacchiando tra un pozzo e l’altro. Questa grotta di pozzi ne ha parecchi, alcuni molto tecnici e con frazionamenti a pendolo non proprio banali, sopratutto sul Pozzo Gemelli (P40) e sul Pozzo Senza Fiato (P75).

Poco prima di mezzodì siamo alla partenza del P75 e sentiamo nettamente le voci degli altri che arrivano dal Campo che si trova tra la base del pozzo e la salita che porta al P15 prima alla Sala Dell’Oca. Come una squadra di muratori bergamaschi a mezzogiorno in punto siamo pronti a divorare il pranzo con gli altri.

Ci raccontano delle attività del giorno precedente, poco dopo Serena e Maurizio riprendono la strada di casa incominciando a risalire con calma il P75. Noi restiamo svaccati al Campo Base, il comfort ideale dell’interno ed il cibo ci mettono addosso una voglia di uscire che rientra nei numeri relativi, ma ci attendono parecchie cose da fare e mesti ci rinfiliamo le tute infangate e fredde per riprendere il nostro cammino. Ciò che resta del Bül per me ora è pura scoperta, perchè oltre il campo non sono mai stato e ciò che vedrò sarà qualcosa di inaspettato…

La sala Dell’Oca è un ambiente immenso, mi ha lasciato addosso quasi le stesse sensazioni che provai la prima volta che vidi il salone “Susan Boyler” in Terzo Mondo. Davvero senza parole davanti a tale maestosità, il Bül è ricco di ambienti imponenti ed affascinati, ma da qui in poi cambia volto e mostra il suo lato migliore, a parer mio. Giungiamo ad una “sala” densamente concrezionata, davvero una meraviglia inaspettata dopo ore ed ore di progressione su corda in pozzi e di lunghe camminate su frana. Mi fermo a scattare qualche foto con la mia povera vecchia compatta della Canon e mi avvio verso gli altri.
Eccoci arrivati al penultimo pozzo, bisogna armarlo.

Da sotto proviene un fortissimo fragore d’acqua , ma ancora non si vede nulla. Diamo uno sguardo al rilievo, una statica da 100m dovrebbe altroché bastare, Pier si lega la sacca con la corda e comincia a cercare la roccia sana sotto al fango. Armo doppio pronto e coniglio fatto: scende!

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Qualche minuto e cominciano i dubbi… Siamo proprio sicuri che le misure del rilievo siano esatte?
Dopo tre frazionamenti Pier ci annuncia di aver armato un’altra partenza doppia, perché una volta superata si è completamente nel vuoto ed il fondo è quasi impercettibile nonostante la potenza della sua frontale!
Basterà la corda?

Io e Stefano lo rassicuriamo sul fatto di aver fatto un otto alla fine della matassa, magra consolazione!
Arriva in fondo e ci dà via libera per scendere, parte Lele e lo ascolto mentre descrive ciò che vede, attacco la mia longe all’armo di partenza e mi sporgo per osservare ciò che mi aspetta e ciò che vedo è solo buio, tenebre profonde… E’ libera, vado!

Scendendo trovo alla mia destra qualche interessante finestra che si apre sul pozzo, quella da cui sgorga una bella bocca d’acqua è magnificamente lavorata, un capolavoro della Natura!!! Arrivo all’armo doppio, doppia chiave sul discensore e longe attaccata. Smonto la chiave e la rifaccio sul tiro nel vuoto, ma prima di staccarla e lasciarmi andare giù mi giro a cercare le luci di Pier e Lele…

Le voci sono distorte dalla distanza e dal fragore della cascata, fatico a comprendere ciò che dicono e le loro illuminazioni sono piccoli bagliori in un buio così profondo che sembra vivo e toccabile. Basta pensare, stacco e scendo veloce, forse troppo perchè preso dall’adrenalina di scendere completamente nel vuoto mi accorgo che il discensore diventa bollente e comincia a fumare, meglio rallentare per non danneggiare la corda!

Mi tolgo, do a Stefano il segnale per partire e raggiungo gli altri. Squadra al completo manca l’ultimo pozzo e siamo al fondo!!! Un canion magnifico scavato dalla possente forza dell’acqua, ci regala uno splendido ambiente ricco di grosse vasche e laghetti in successione intervallati da piccole cascate d’acqua cristallina. Meraviglia!

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Arriveranno alla partenza solo Pier e Stefano, perchè c’è parecchia acqua ed io e Lele non siamo attrezzati.
L’ora è tarda ed il materiale è agli sgoccioli, Pier ci racconta di qualcosa di ancora più maestoso di tutto il resto, qualcosa di tremendamente buio ed ampio, per oggi può bastare, siamo stanchi e sarebbe assurdo continuare, meglio riportare le ossa al Campo Base.

Tornando aiuto Lele facendogli da sicura, prova con Pier una piccola risalita su fango per visionare un ambiente alto. Stefano ed io ripartiamo e poco dopo le 23 siamo al caldo, Pier e Lele arriveranno verso la una dopo aver disarmato il penultimo pozzo sottodimensionato per non lasciare la corda in balia di tempo ed acqua. Risotto caldo, formaggi e dolci, poco dopo spegniamo tutto e ci infiliamo nei sacchi a pelo. Buona Notte!

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Stefano e Lele partono in mattinata, io e Pier facciamo colazione e ci concediamo altro riposo. Pranziamo e decidiamo di partire. Insaccato e preparato tutto, mi avvicino mesto alla base del “Senza Fiato” (P75), attacco al bilancino dell’imbrago le due maledette e pesantissime sacche, osservo il Campo e guardo in su cercando inutilmente di scorgere la base del pozzo, un respiro: si torna fuori.

Demoliti giungiamo all’uscita dopo averci messo molto più della discesa, ad attenderci stagliato nel cielo e già visibile dall’interno del Bül, il grande cacciatore Orione ci osserva. Stiamo andandocene e già pensiamo a quando ci torneremo.

Il fondo è alla portata della prossima punta, ma ci sono finestroni, risalite e meandri che meritano esplorazioni approfondite ed in più bisognerà ripartire dal Pozzo Gemelli e portare a casa un nuovo rilievo completo fino al fondo, sperando che il Bül abbia voglia di mostrarci qualcosa di nuovo.Abbiamo parecchia strada da fare prima di essere alle auto e lo stramaledetto zaino da 20kg si fa sentire.

Giunti in Colma volgo lo sguardo verso La Grigna, uno strano bagliore sembrava provenirgli da dietro…
Sapendo cosa sarebbe accaduto da lì a poco urlo a Pier di girarsi e di aspettare qualche secondo: la Luna sorgeva silenziosa riempiendo di luce tutte le vette. Osserviamo lo spettacolo ed il regalo di bentornati che la Natura ci ha donato. In quei momenti apprezzo appieno il significato di un grande pezzo dei Depeche Mode, uno dei miei preferiti: words are very unnecessary

Non si poteva concludere meglio un’avventura così straordinaria!
Grazie a tutto lo Speleo Club Erba
Alla Prossima

Teo Brex
Spelo Club Erba
BadgerTeam

Rapporto dagli Abissi

Rapporto dagli Abissi

Foto 2015-12-12 07.34.30 p.

[Articolo di TeoBrex] Ultimi fine settimana intensi dal punto di vista Speleologico. Comincio dicendo, con grande orgoglio per il BADGER TEAM, che la GROTTA DEI TASSI DEL MOREGALLO è stata rilevata e messa in archivio nel Catasto Grotte della Regione Lombardia. Direi un risultato più che ottimo per la squadra!

Lo Speleo Club Erba (SCE) sta portando via tutto il tempo libero a mia disposizione, mi piacerebbe passare più tempo con voi in parete ed a spasso per il Moregallo, ma la passione e l’attrazione verso gli abissi terrestri è per me ormai una priorità. Perdonatemi!

Siamo attivi su molti fronti, in quanto questo periodo di secca prolungato ci sta dando la possibilità di progredire in alcuni rami e meandri che in questo periodo sarebbero impraticabili causa forte stillicidio se non addirittura allagamento totale di alcune zone ipogee.

Stiamo esplorando diverse aree, ma l’attenzione della mia squadra è incentrata presso il sistema carsico dell’Abisso del Monte Bül e della Grotta Guglielmo (pendici del Monte Palanzone). È una bella sensazione essere parte di questa spedizione, perché il Complesso Bül-Guglielmo ha una storia esplorativa antichissima ed ora tocca a noi aggiungere altre pagine ai gloriosi racconti del passato.

Durante le prossime festività, resteremo due o tre giorni (dipenderà dalle esplorazioni in corso) in grotta ed avremo appoggio logistico al Campo Base che abbiamo appena montato e riempito di acqua potabile, corde, piastrine e fix a -300metri di profondità ed a circa 3 ore e mezza di progressione (sostenuta) dall’uscita.
Mentre il fondo è fermo a quota -557metri in frana, quindi non proprio una cosa banale considerando la presenza di molti pozzi di cui i più profondi misurano 27, 40 e 75 metri (solo per arrivare al campo) da scendere e risalire su corda con maniglia, pedale, croll, discensore e rinvio.

Sarà una bella esperienza, speriamo che tutto vada bene, perché in grotta il minimo errore e la minina distrazione può davvero fare la differenza tra una grande esplorazione ed una tragedia.

Tornando al resto delle attività, siamo stati alla Sorgente di Fiumelatte a svuotare il sifone di un ramo fossile, ma dopo averlo attraversato con muta stagna, un nostro prode speleo ci ha avvertiti della chiusura del sifone successivo quindi addio sogni esplorativi.

Siamo stati in Val Cosia e nel Vallone di Albese per tentare una giunzione tra due grotte, per provare ad innescare un sifone pensile e per seguire una corrente d’aria in cerca di nuovi meandri, ma non abbiamo ottenuto i risultati sperati.Ma presto ci rifaremo!

Alla Prossima Avventura

TeoBrex

Foto 2015-12-12 07.33.42 p.-1 Foto 2015-12-12 07.33.50 p. Foto 2015-12-12 07.34.17 p. Foto 2015-12-12 07.34.37 p.

La Grotta dei Tassi

La Grotta dei Tassi

IMG_0262Mesi fa, girovagando per il Moregallo, mi sono imbattuto in una grotta di cui non conoscevo l’esistenza. Avevo esprlorato con entusiasmo quella cavità ma, sebbene avessi pubblicato la scoperta anche su Cima, il fatto non aveva avuto altro seguito. Quando domenica scorsa sono salito nuovamente al Moregallo con qualche amico ho deciso che poteva essere divertente tornare a visitare quella grotta: Borris e Sammy non ne avevano mai vista una mentre Teo, in forza al gruppo Spleo, avrebbe sicuramente gradito.

Quella che doveva essere solo una breve parentesi nella nostra lunga escursione è invece diventato il punto di inizio di una medotica ricerca. Dolfo, uno dei decani dello Speleo Club Erba (SCE), era infatti interassatissimo a quella scoperta inaspettata di cui aveva avuto vaghe infomazioni solo negli anni ’60.Dopo aver fatto il punto sulle carte il gruppo ha deciso che era opportuno effettuare un adeguato rilievo:Teo e Giusy si sono subito offerti di tornare sul Moregallo e compiere le dovute misurazioni. Purtroppo io ero a Londra e per tanto i nostri due volenterosi volontari hanno dovuto fare davvero tutto in totale indipendenza ed autonomia.

Quello che segue sono le loro fotografie ed il racconto della loro esplorazione: bravi! Ottimo lavoro!

​18 Ottobre 2015
Ore 7.28 breve briefing via sms con Giusi. Il tempo non è dei migliori​, ma decidiamo di partire ugualmente verso il Moregallo. Alle nove in punto ci incontriamo allo SCE e partiamo alla volta di Valmadrera.
Arrivati alla base del massiccio, decido di seguire la stessa via percorsa settimana scorsa con Birillo ed altri amici del TEAM BADGERS di Cima-Asso (Boris e Samuele), ovvero prendendo il sentiero “Paolo e Eliana” fino alla Bocchetta di Sambrosera per poi tagliare fuori sentiero attraverso un incantevole bosco ridipinto a nuovo dal buon vecchio Autunno.
Non nascondo qualche mia piccola perplessità nel ritrovare la grotta che Birillo ci aveva mostrato, perché comunque era la seconda volta che percorrevo quella tratta e temevo di non essere in grado di ritrovarla, quando seguo qualcuno ho il brutto vizio di non memorizzare mentalmente il percorso…
In mio aiuto avevo la traccia che io e Samuele avevamo generato con OruxMaps con l’indicazione esatta dell’ingresso della grotta e quindi ho semplicemente dovuto utilizzare l’applicazione e la mia memoria fotografica per individuare i punti principali dove i segmenti fuori percorso ci avrebbero portati al nostro obiettivo, perché il solo utilizzo di questi programmi per telefoni non ti garantisce di arrivare agli obiettivi prefissati!
Partiamo e da valle vediamo che le fitte nubi nascondono la maggior parte della cruda roccia delle montagne che ci sovrastano, per me è un Déjà vu. Avvolti da questo bianco abbraccio, ci inerpichiamo per il sentiero lungo le creste frastagliate tipiche della zona e dopo due ore e venticinque minuti di cammino, dalla fitta nebbia ecco apparire, come un miraggio, l’entrata della cavità naturale.Giusi subito rimane affascinata da quell’ingresso così notevole, ma stranamente estraneo alle realtà speleologiche della zona.
Zaini a terra e pranzo appena a sinistra dell’ingresso, sotto ad una bella parete rocciosa, dopo un paio di tazze di calda teina ci infiliamo le tute ed il casco e prepariamo il materiale per rilevare la cavità.
Io entro a cercare di portare a casa qualche scatto decente e, guardando fuori, vedo Giusi (troppo operativa) che già sta individuando i capisaldi per il lavoro che ci stiamo per apprestare a compiere: per la prima volta senza la supervisione di nessuno e dopo sole poche lezioni del corso di rilievo organizzato all’interno dello Speleo club di Erba per i soci interessati.
Finito il mio giro fotografico esco ed insieme scegliamo il Caposaldo Zero di partenza per il rilievo della cavità ipogea. Primo ed unico problema: “la volta” di ingresso centrale. Supponiamo sia alta sui 5 metri, come fare a prendere la misura esatta con un metro a bindella?
Corre in aiuto il mio marcato istinto verso l’arte dell’arrangiarsi e subito la foresta mi viene in aiuto; breve giro veloce per il sottobosco ed eccomi tornare con un bel ramo marcio da circa cinque metri pronto per essere usato come asta reggi metro (si, guardavo MacGyver!). Partiamo a fare più misure a raggiera dell’ingresso, vale la pena riportarlo sul rilievo il più fedelmente possibile perché merita davvero.
Passiamo al successivo punto mentre Giusi inizia con il disegno a mano su carta delle conformità interne e delle concrezioni, a mio avviso ne verrà fuori un gran lavoro, lei è davvero brava mentre io in queste cose non sono negato, molto di più!
Proseguiamo sempre aiutati dal bastone di MacGyver a misurare le altezze, mentre per larghezze, azimuth ed inclinazioni utilizziamo la strumentazione gentilmente prestataci da Robi e Dolfo; così facciamo fino alla fine di questa piccola, ma bellissima cavità.
Dati alla mano portiamo a casa uno sviluppo totale di 24.3 metri che partono in direzione Sud-Ovest dal Caposaldo Zero.
Usciti ci ricordiamo di posizionare la grotta dal punto di partenza di tutto il rilievo con il gps del telefono, segno il valore e mi sposto di qualche metro spegnendo il sistema per poi riaccenderlo e ripetere la misura: perfetto, il valore è identico, ci siamo!
Soddisfatti del lavoro, ci togliamo le tute e restiamo per qualche attimo a rimirare affascinati l’ingresso e l’ambiente circostante, rendendoci conto della fortuna che abbiamo a vivere da queste parti e della scelta giusta presa questa mattina mentre, vista la pioggia, abbiamo deciso di partire comunque per questa avventura.
Riprendiamo il cammino a ritroso e ritorniamo a valle, ora il Sole sta tentando di farsi spazio tra le nuvole e qua è là è un continuo affiorare e sparire di vette famigliari come Resegone e Grigna passando per il Lago fino alla cresta OSA. Che meraviglia, il Moregallo mi ha conquistato e ci ha messo ben poco!
Giunti alla macchina riprendiamo la Statale che ci riporterà verso il parcheggio dove ci eravamo ritrovati questa mattina. Ci salutiamo sottolineando la grande esperienza vissuta con grande soddisfazione e tenacia, ma un solo grandissimo punto interrogativo sovrasta le nostre teste: cosa penseranno Robi, Dolfo, Marzio, Pallino e Lele DR quando insieme presenteremo il nostro primo rilievo?
Speriamo bene!

Un ringraziamento speciale a Birillo per avermi mostrato questa grotta stupenda (ottima memoria fotografica e gran senso dell’orientamento, gran capobranco) ed agli altri della truppa della stupenda escursione dello scorso fine settimana, il buon Boris e Samuele: lupi solitari riuniti in branco.

TeoBrex

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