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Asso chiama Zanzibar #04

Asso chiama Zanzibar #04

African Voices
African Voices

[In collaborazione con il laboratorio di giornalismo della Scuola Media di Asso coordinato dalla Professoressa Giulia  Caminada ecco i nostri racconti di viaggio dedicati ai giovani giornalisti]

Buongiorno ragazzi

In Madagascar ieri si è abbattuto Bingiza, una tempesta tropicale. Noi siamo a qualche migliaio di chilometri più a nord sull’Oceano Indiano ma anche qui si è visto il cielo oscurarsi durante il pomeriggio ed oggi era colmo di nuvole,  su ogni cosa pesava una terribile cappa. I fenomeni atmosferici qui sono molto più violenti ed estesi di quanto siamo abituati in Europa.

Il nostro cancello prosegue bene e presto vi mostrerò alcune foto in anteprima: promesso!!

Nelle passate settimane avete fatto un ottimo lavoro di ricerca dimostrando curiosità ed interesse per la vita e la realtà Africana. Per questo motivo oggi voglio presentarvi qualcuno di molto più esperto di me a cui potrete porre domande ancora più difficili: Marco Pugliese.

Io ho conosciuto Marco lo scorso anno al mio rientro dalla Tanzania attraveso Internet: Marco era rimasto colpito dai nostri racconti di viaggio e voleva proporli ai lettori del suo portale interamente dedicato all’Africa. Fui molto contento di come le nostre storie furono accolte ed insieme a Marco realizzammo anche una piccola intervista/conferenza dove raccontai la nostra esperienza interagendo con gli utenti del portale.

“African Voices”, il portale di Marco, si avvale della piattaforma Facebook e conta oltre 12.000 iscritti: tutti appassionati che vivono, lavorano o semplicemente amano l’Africa. E’ uno dei punti di riferimento italiani, uno strumento di condivisione sull’Africa e punto di riferimento “live” per chi vuole conoscerla nei suoi vari aspetti storici, sociali, culturali, di vita vissuta. Uno spazio dedicato agli africani nel mondo e per chi vive o lavora in Africa o per l’Africa.

Qualche giorno fa ho contattato Marco raccontandogli che ci sono dei giovani giornalisti affamati di conoscenza in cerca di qualcuno da intervistare e a cui porre domande. Marco è rimasto molto colpito dalla nostra iniziativa che unisce  viaggio e scuola. Per questo, dopo esserci confrontati con la professoressa Caminda, abbiamo deciso di tentare un nuovo esperimento.

Il piano è questo: il vostro laboratorio di Blogiornalismo comporrà una lettera indirizzata ad “African Voices” proponendo una decina di domande che Marco provvedrà a presenterà ai suoi utenti ponendole al centro di un piccolo dibattito. Dopo una settimana raccoglieremo le varie risposte ricevute fornendo al vostro laboratorio il materiale necessario per continuare la vostra ricerca. Se tutto va come speriamo avrete la possibilità di realizzare un’intervista a 12.000 persone scoprendo un intero continente spaziando dalle coste del Mediterraneo fino alla punta estrema del Sud Africa!!

Per cui, sempre insieme alla Professoressa Giulia Caminada, cominciace ad ingegniarvi su cosa domandare in questa vostra nuova inconsueta intervista. Io, Marco ed altre dodicimila persone attenderemo i vostri quesiti pronti a fornirvi il meglio della nostra esperieza e delle nostre conoscenze.

Forza ragazzi: all’opera!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Da Asso al Tibet per diventare preghiera

Da Asso al Tibet per diventare preghiera

Bandiere Lariane in Tibet
Bandiere Lariane in Tibet

Quest’anno il Laboratorio di Giornalismo della Scuola Media di Asso punta sulle nuove tecnologie e sulle interviste. Questa è la prima, dedicata a Due di Asso: Davide Birillo Valsecchi, alpinista, ed Enzo Santambrogio, fotoreporter, che ci hanno raccontato i loro viaggi e di come sia possibile rendere visibile, grazie ad Internet, storie ed articoli raccontati dai posti più lontani.

Domanda: Le nuove tecnologie per tenere i contatti e raccontare il viaggio, allora…
Risposta: Basta un computer portatile a pannelli solari e un telefono satellitare per la connessione internet. Un viaggio lo si organizza anche con Wiki e GoogleMaps, per dare spessore e profondità d’informazione a quanto si scrive.

Domanda: Qual è la meta della vostra spedizione?
Risposta: Non potevamo accedere al Tibet cinese perché la Cina ne ha vietato l’accesso fino a data da stabilirsi. Siamo così andati a Ladakh “terra degli alti valichi”, sul versante indiano della stessa montagna.Tre mesi di viaggio con 4 asini e 1 cavallo,2 ragazzi del posto e 40 bandiere di seta colorate da 70 ragazzi del Setificio di Como. A Leh, la capitale del Ladak a 3400 metri d’altezza, le scuole rimangono chiuse sei mesi all’anno, per la neve. Qui buddisti, tibetani, induisti e musulmani convivono pacificamentetra le tensioni ed i conflitti che affliggono l’Himalaya.

Domanda: Perché le bandiere?
Risposta: Volevamo appenderle sulla cima. In Tibet le bandiere portano messaggi universali di pace, compassione, forza interiore e speranza. Appese all’aperto, si pensa che vento, pioggia e sole che le accarezzano possano portare al mondo i buoni pensieri e le preghiere che vi sono impresse. Volevamo omaggiare la tradizione tibetana con la tradizione tessile lariana (e viceversa).

Domanda: Tra le migliaia di bandierine colorate che sventoleranno al sole tra le cime dell’Hymalaya ci sono anche quelle lariana.Questa cosa ci ha colpito molto…
Risposta: Ci siamo riusciti. Abbiamo attaccato in un’enorme ghirlanda tutti i 40 pezzi di stoffa con i desideri dei ragazzi su di una montagna del Ladak a 5200m di altezza.

Davide e Enzo sono ora in Africa. Ma questa volta ci hanno portato con loro. Come? Seguiteci su: bloggiornalismo. scuoleasso.it e www.cima-asso.it

Questo è l’articolo che i ragazzi di Blogiornalismo delle scuole medie di Asso hanno pubblicato sul quotidiano Il Giorno il 9 Febbraio 2011. Qui potete trovare il pdf dell’articolo: Da Asso al Tibet per diventare preghiera

Bravi Ragazzi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Santa Appollonia 2011

Santa Appollonia 2011

La tradizionale foto di Santa Appollonia
La tradizionale foto di Santa Appollonia

Il nove Febbraio è Sant’Appollonia, la Patrona di Asso. La santa è di origine egiziana ed la tradizione vuole che sia stata catturata e torturata dalla folla per colpa di un’indovino pagano, che le siano stati strappati i denti e che si sia gettata nel fuoco pur di non rinnegare Dio.

E’ la patrona sia di Asso che di Cantù e nella nostra chiesa sono conservati come reliquia alcuni dei suoi denti. Il fatto da piccolo mi impressionava parecchio non fosse che Papa Pio VI, nel 1700, ha gettato nel Tevere uno scrigno di tre chili pieno di presunti denti della Santa.

Se i denti della sfortunata Santa dal 249 dopo Cristo abbiano davvero viaggiato da Alessandria d’Egitto fino alla nostra Asso non mi è dato saperlo ma la Santa ed il rito del fuoco hanno sempre avuto la mia simpatia e continueranno ad averla.

Quello che posso dirvi con certezza è che lo scorso anno,  sempre nel giorno della festa patronale, io ed Enzo abbiamo scattato quasi duecento foto agli assesi mentre abbracciavano i nostri storici Cedri.

Il 9 Febbraio del 2010 il destino delle piante sembrava segnato e tutto lasciava pensare che da lì a pochi mesi sarebbero state scelleratamente abbattute. Io per primo non nutrivo molte speranze e la gente interveniva sopratutto per celebrarne la memoria e catturarne un ricordo tangibile.

Ma il destino è spesso incredibile ed oggi quelle stesse piante sono state riconosciute come un patrimonio da conservare sia per il valore paesaggistico che per quello storico: è stato infatti appurato che le piante hanno “per lo meno” cento venti anni e sono state testimoni della vita del nostro paese e dei suoi abitanti.

Con le foto dello scorso anno ho realizzato un piccolo filmato, una piccola testimonianza degli Assesi di oggi per gli Assesi di domani. Mi piace pensare che quelle piante sopraviveranno a noi e saranno parte del paese che ancora deve divenire, simbolo di appartenenza ed orgoglio storico di un paese che non ha smesso di crescere.

Per questo motivo voglio riproporvi quelle immagini ed invitarvi a scattare ancora nuove foto, a raccogliere nuove testimonianze trasformando la festa Patronale nell’occasione per incontrarsi e condividere qualcosa da preservare il futuro. Abbracciate le nostre piante e scattatevi una foto: domani, con i nipotini in braccio, ne comprenderete il vero valore.

Davide “Birillo” Valsecchi

Esimio Geometra, Apollonia si scrive con un “P” sola in tutto il mondo e per questo io, seguendo il suono del nostro dialetto, di “P” ne uso due: nonostante tre chili di denti in fondo al Tevere Santa Appollonia è patrona solo di Asso. Distinti…

Asso chiama Zanzibar #03

Asso chiama Zanzibar #03

Mkuyu, l'albero sacro di Stone Town - Ricordate di scattarvi una foto con i nostri cedri per Santa Appollonia!!
Mkuyu, l'albero sacro di Stone Town - Ricordate di scattarvi una foto con i nostri Cedri per Santa Appollonia!!

[In collaborazione con il laboratorio di giornalismo della Scuola Media di Asso coordinato dalla Professoressa Giulia  Caminada ecco i nostri racconti di viaggio dedicati ai giovani giornalisti]

Ciao ragazzi

come sapete Enzo è un’artista, in particolare uno scultore del ferro oltre che un fotografo e la sua abilità fa sì che spesso venga invitato per le sue doti artistiche nei posti più insoliti.

Io e lui facciamo squadra da quasi tre anni e così, in queste occasioni, mi tocca vestire “i panni dell’aiutante artista” e seguirlo in queste inconsuete avventure.

Per questo motivo ora ci troviamo a Zanzibar collaborando ancora una volta con un’altra artista originaria del comasco: Vivide Mantero.

Vivide vive qui sull’isola ormai da anni, parla benissimo il swahili ed è una profonda conoscitrice della cultura locale: lei è la prima fonte da cui attingo per rispondere alle vostre domande.

I due artisti lavorando il ferro mescolano soggetti e forme indigene con elementi artistici tipici del vecchio continente: oggi, ad esempio, hanno realizzato delle figure ispirate alla “donna blu” di Matisse che si integrano nel contesto di una rappresentazione africana con cui decorare un cancello.

Normalmente a me ed Enzo tocca dormire in tenda o in qualche sgangherata stamberga, spesso è capitato persino di dormire “all’addiaccio” sulle rive di un fiume o in mezzo ai campi. Questa volta, con un certo imbarazzo vista la mia natura piuttosto selvatica, siamo invece in un resort a cinque stelle tra i più lussuosi, costosi ed esclusivi dell’isola e di questa parte d’Africa.

L’unica particolarità è che questa stupenda struttura non è ancora completata ed è in buona parte ancora un cantiere. Proprio per questo Enzo è stato invitato per partecipare alla realizzazione di alcuni elemnti d’arredo in ferro. Quindi passeggiamo liberamente nella costruzione in Makuti più alta dell’isola, tra piscine, bungalow ed un’incredibile giardino. Un opera che riprende le linee e l’aspetto femminile del mare concepita dall’architetto italiano che fu allievo del famoso Carlo Scarpa.

Tra qualche mese i vialetti che percorro ogni mattina saranno calcati da alcuni tra le persone più facoltose e potenti del pianeta ma, per ora, ci siamo solo io, Enzo, altri otto europei e quasi ottanta operai zanzibarini. Quella che diverrà un oasi di quiete e lusso ora è un brulicante cantiere dove si mischiano lingue, culture e competenze diverse.

La particolarità degli interventi di Enzo fa sì che un giorno si collabori con la squadra dei muratori, il giorno successivo con i pittori, poi gli idraulici,  gli elettricisti, ecccetera. E’ divertente per noi cambiare lavoro ogni giorno ed inoltre, trovandosi gomito a gomito a faticare insieme sotto il sole,  è possibile conoscere la realtà locale e comprenderela al di là di quanto si legge sui libri o nelle riviste patinate.

La prima cosa che si impara è quanto sia diverso il nostro modo di vivere e le cose che conosciamo: stesso mondo, visioni spesso opposte.A volte sono solo dettagli ma che messi tutti insieme aiutano a comprendere le ragioni di tale diversità. Facciamo un esempio:

Ho visto sul vostro blog che state realizzando una bellissima ricerca geografica sui continenti corredando i vostri testi con imamgini satellitari e splendide cartine digitali. Quando avevo la vostra età anche noi facevamo qualcosa di simile ma avevamo a disposizione solo le grandi cartine appese alle pareti ed i mappa-mondo chiusi dentro l’armadio.

Lo scorso anno, in un paesino sperduto in mezzo alla Tanzania, ho fatto una scoperta interessante che mi ha fatto capire quanto sia importate la scuola che oggi state frequentando: quasi per scherzo, decisamente incredulo, ho mostrato il mondo intero ad un villaggio disegnandolo con un sasso nella polvere di un piazzale. La storia di quel curioso pomeriggio la trovate in quest’articolo che scrissi un anno fa e che per certi versi è tanto divertente quanto istruttivo: Lezioni di geografia

In quell’articolo si scopre quanto ci siano conoscenze che noi diamo per scontato e chi qui invece mancano. Allo stesso modo potrei portarvi un numero incredibile di nozioni importanti (sulla natura, sugli animali, ecc) che i locali possiedono e noi nemmeno sfioriamo. Ricordate: nelle differenze c’è sempre una conoscenza nascosta da esplorare.

Passiamo alle domande. La scorsa settimana mi avete chiesto delle spezie e per questo vedrò di infilarmi nella “shamba”, la campagna dell’entroterra, per scattare qualche foto alle piante da frutto locali ed alle piccole coltivazioni. Mi mangeranno vivo le zanzare ma vedremo di riuscirci lo stesso.

Mi avete chiesto anche dei grandi animali del mare e possi dirvi che qualche settimana fa è stata avvistata una coppia di balene proprio davanti alla nostra scogliera. Se volete leggere qualche racconto di mare  io ed Enzo abbiamo “scroccato” un giro su di una barca d’altura ed abbiamo avuto la fortuna di vedere molti pesci tra cui anche un numero incredibile di delfini: In alto mare con Dusko

Per ora vi lascio, devo correre ad aiutare Enzo che traffica con il saldatore e gli altri atrezzi da fabbro/scultore. Scrivetemi le vostre domande che qui ho un numero sempre crescente di persone pronta ad aiutarmi nel rispondervi: siete diventati abbastanza famosi da queste parti =)

Ricordatevi di cercare le foto del leone di Scarenna!!
Ciao

Davide “Birillo” Valsecchi & Enzo Santambrogio

L’albero nella foto sorge poco distante dalla House of Wonders ed è “molto” vecchio. La targa era in inglese e credo che la specie sia Ficus Religiosa (Mkuyu in Swahili) ed è una meta di pellegrinaggio per buddisti ed induisti ed ovviamente i locali gli attribuiscono poteri magici. E’ un monumento nazionale, testimone della storia di Stone Town. Se avete tempo per Santa Appolonia scattevi una foto con i Cedri di Asso per celebrare le nostre piante ma anche gli abitanti di Asso. Se i cedri avranno la forza di resistere altri 120 anni quelle foto diverranno un magnifico ricordo per coloro che verranno dopo di noi. Chissà, forse i bambini di oggi mostreranno la loro foto con le piante  nel giorno di festa ai nipotini di domani.

Asso chiama Zanzibar #02

Asso chiama Zanzibar #02

Raccoglitrici di alghe
Raccoglitrici di alghe

[In collaborazione con il laboratorio di giornalismo della Scuola Media di Asso coordinato dalla Professoressa Giulia  Caminada ecco i nostri racconti di viaggio dedicati ai giovani giornalisti]

Cari Davide e Enzo

inutile dire che abbiamo aspettato con impazienza la vostra  prima lettera, che abbiamo letto in classe. Del resto abbiamo deciso di studiare il continente africano in questo momento proprio per accompagnarvi in questo viaggio virtuale. Ora che tocca noi scrivere ci risulta però molto difficile scegliere gli argomenti di cui parlare o su cui fare le domande.

Siete arrivati a Zanzibar e sappiamo che l’isola è uno dei luoghi più rappresentativi della cultura Swahili. Ci avete detto che siete attraccati al porto di Stone Town e noi sappiamo che lì ci sono gli antichi palazzi dei sultani e che la cucina è rinomata per i suoi insoliti abbinamenti di sapori. Inutile dire che ci piacerebbe visitare il Beit El-Sahel e il Palazzo delle meraviglie.

Per quanto riguarda la cucina immaginiamo che nella preparazione dei piatti gli abitanti del luogo utilizzino molte spezie. Come sono le coltivazioni delle spezie? Sono estese piantagioni oppure, come da noi, piccoli campi? E quali sono le spezie che si coltivano? Questi campi quanto paesaggio occupano?

Ci avete scritto che siete nell’isola di Unguja che si affaccia sull’Oceano Indiano ed è circondata dalla barriera corallina. Che cosa vi ha colpito di questo ambiente? E’ veramente così stupenda come la vediamo nei documentari? Ci sono squali e balene nell’Oceano Indiano?

Zanzibar è un arcipelago dove si vive in pace? Sappiamo che la maggior parte delle guerre che si combattono nel mondo si svolgono in Africa anche se la TV ne parla poco. In questi giorni ci hanno molto colpito le forti tensioni che stanno scoppiando in Egitto…

Abbiamo molto discusso sulla formula di saluto e non siamo giunti concordi a un saluto condiviso.
Però è certo che il vostro viaggio è anche il nostro e che quindi, perchè salutarci se siamo con voi?

Vi auguriamo le cose più belle e alla prossima lettera
Noi di bloggiornalismo.scuoleasso.it



Mambo, u hali gani? Come va?

Scuste il ritardo nel rispondervi ma l’Humeme, l’energia elettrica, in questi giorni va e viene ed abbiamo avuto qualche difficolà a raggiungere Internet. Vi ringraziamo per la vostra lettera e per le vostre domande: ci vorrà del tempo per trovare tutte le risposte!!

Purtroppo sì, l’Africa è un continente funestato dai conflitti. La guerra è terribile ed ha origine solo e sempre per due motivi: ignoranza ed avidità. Per questo, fintanto che siete giovani, nutrite la vostra mente di conoscenza perchè è l’unica soluzione per evitare la guerra o, nel caso peggiore, non per perderla.

Asante sana (molte grazie!)

Davide “Birillo” Valsecchi & Enzo Santambrogio

Il leone di Emendi

Il leone di Emendi

Leone
Leone

I ragazzi della scuola di Asso mi inviano domande sull’Africa ma questa volta, sempre restando in tema, vorrei raccontare una storia e chiedere loro di approfondirla con una piccola ricerca.

Io ed Enzo ci troviamo spesso a parlare del passato di Asso e questa storia risale a quando lui aveva più o meno dodici anni. A quei tempi il Signor Emendi, di cui non ricordiamo il nome, era un agricoltore di Scarenna e ad una fiera di paese, forse di Erba o di Como, aveva fatto il pià strano degli acquisti. In quegli anni alle fierevendevano ogni specie di animale esotico in circolazione ed il Signor Emendi comprò niente meno che un cucciolo di leone.

Il leone crebbe così tra gli altri animali nella piccola fattoria di Scarenna, allevato come un grosso gatto da compagnia. Emendi andava spesso al circolo di Scarenna a giocare a carte con gli amici e portava con sè il felino tenendolo al guinzaglio come un comune cane. I bambini, come Enzo all’epoca, arrivavano da Asso in bicicletta fino alla frazione proprio per vedere l’esotico animale.

Orbene, la storia si fa interessante quando un pomeriggio di mezza estate al circolino si presentò un distinto milanese accompagnato dal suo grosso ed elegante cane lupo di razza. “Non vada mica dentro che c’è un cane più grosso e più cattivo del suo qua” gli dissero in rigoroso dialetto quelli che stavano sulla  porta del circolo.“Il mio Black non ha paura di niente” rispose il signore in perfetto ed altezzoso italiano entrando con baldanzosità  nel circolo con il fedele Black.

Enzo, bambino, non poteva entrare nel circolo ma dai suoi racconti si può capire cosa successe. Si udì Black abbaiare fino a che non rimbombò un tremendo  ruggito seguito da una sequenza inenarrabile di divertite imprecazioni in dialetto del signor Emendi. Black scattò come un fulmine attraverso la porta tenendo le coda tra le gambe “come se lo stesse inseguendo un leone” mentre il milanese, subito appresso, urlava frasi del tipo:“voi non siete normali!! Un leone!! Per dio, un leone!!”.

Enzo, sbirciando attraverso la porta, vide il leone in piedi che scodinzolava ed il Signor Emendi, in compagnia di “Vaifro” e “Geni“, che rideva soddisfatto seduto comodamente al tavolo. Storie di paese, verrebbe da dire, storie di Asso in verità.

Si racconta che il leone divenne poi troppo grosso ed il Signor Emendi troppo anziano e così, un giorno, cinque domatori di un circo si presentarono per prendere in custodia l’animale. I domatori provarono a mettere in gabbia il leone ma ogni sforzo il pareva vano fino a quando Emendi, spazzientito, si avvicinò alla bestia e prendendolo per la criniera gli disse “fai mica l’asino!! vedrai che ti troverai bene!!”. Il leone gli saltò adosso e lo leccò come se fosse un gatto accettando di buon grado di salire sul furgoncino.

Asso ha quindi il suo leone e le sue storie di animali selvaggi. Enzo ricorda che Emendi aveva una sorella che forse potrebbe conservare ancora una foto del fratello e dell’animale. Bisognerebbe chiedere ai decani, al Dottor Pagani o al Signor Paredi.

Ora che sono in Africa via lascio a voi, insegnati e ragazzi, il compito di approfondire questa storia chiedendo a vostri genitori o ai nonni.

Come vedete il mondo è piccolo ed il nostro paese offre storie da scoprire, curiose e misteriose, quanto l’Africa.

Davide “Birillo” Valsecchi

Asso chiama Zanzibar #01

Asso chiama Zanzibar #01

Milano, Cairo, Dar es Salaam
Milano, Cairo, Dar es Salaam

[In collaborazione con il laboratorio di giornalismo della Scuola Media di Asso coordinato dalla Professoressa Giulia  Caminada ecco i nostri racconti di viaggio dedicati ai giovani giornalisti]

Buongiorno giovani giornalisti, chi vi scrive è Davide Valsecchi ed Enzo Santambrogio.

Visto il buon lavoro e l’ottima ricerca che abbiamo fatto insieme l’ultima volta si è deciso, in collaborazione con la vostra insegnante, di portarvi in viaggio con noi: ogni settimana vi manderemo una lettera aspettando di ricevere le vostre domande, la settimana successiva vi risponderemo raccontandovi qualcosa di nuovo.

Settimana dopo settimana, lettera dopo lettera, realizzeremo insieme un’avventura condividendo quello che si scoprirà durante il viaggio.

La nostra destinazione questa volta è la {it:Tanzania}, uno stato africano a sud dell’{it:equatore}. Per chi non lo ricordasse l’equatore è la linea immaginaria che sulle carte geografiche divide in due il globo terreste: l’Italia è sopra e noi siamo sotto di cinque gradi per l’esattezza. Questo vuol dire che mentre da voi ancora nevica ed è inverno da noi è piena estate e, come se non bastasse, siamo in una zona tropicale: quindi fa un caldo terribile!!

Lascio a voi il compito di cercare sulla wikipedia cosa sia l’equatore e cosa siano i {it:tropici}: sono sicuro che senza difficoltà, studiando anche il moto terrestre e la rivoluzione attorno al Sole, capirete perchè le stagioni sono invertite. Sì, serve conoscere un sacco di cose per andare in giro per il mondo!

Vediamo un po’ i dettagli del viaggio che abbiamo fatto fino ad adesso:

Siamo partiti dall’Aereoporto di {it:Malpensa} Giovedì 20 Dicembre alle ore 14:00 alla volta dell’aereoporto internzionale del {it:Cairo} dove abbiamo fatto scalo, ossia abbiamo cambiato aereo. Per arrivare al Cairo, la capitale dell’{it:Egitto}, abbiamo impiegato più o meno 3 ore di volo ma dall’aereoplano è stato possibile non solo vedere tutta l’Italia ma anche il {it:Mediterraneo} ed il {it:deserto}. Atterrando si sorvola anche tutta la città e si riesce a vedere dall’alto anche le {it:piramidi} più vicine.

Dopo un paio di ore di attesa ci siamo imbarcati sul volo in partenza per {it:Dar Es Salaam}, la città più importante della Tanzania. Abbiamo volato di notte e quindi questa volta non è stato possibile vedere il {it:Kilimangiaro}, la montagna più alta dell’Africa, che si erge abbastanza vicino a questa rotta.

Alle 5 del mattino di Venerdì 21 siamo finalmente atterrati dopo quasi sette ore di volo. In totale abbiamo trascorso in aereo quasi dieci ore percorrendo oltre 7000 km ad una velocità media di 700 km orari ad un altezza di 10.000 metri.

La Tanzania si trova più ad ovest dell’Italia e per questo ha un {it:fusorario} differente. Questo perchè il Sole, per effetto della rotazione della Terra, sorge prima qui che in Italia da voi. Quando da noi sono le 9:00 del mattino da voi sono solamente le 7:00 perchè qui il giorno inizia due ore prima.

Dar Es Salaam è una città molto grossa ma anche molto differente dalle metropoli europee: in questi grandi aglomerati africani si deve sempre fare molta attenzione perchè tutto è molto più caotico e disordinato che da noi. In pratica hanno il nostro stesso livello tecnologico ma lo sviluppo urbanistico e culturale è stato molto più disorganizzato e questo fa sì che vi sia una situazione densa di contrasti e di contraddizioni per il nostro modo di intendere una città.

Qui tutti hanno la pelle scura e parlano il {it:Swahili}, la lingua nazionale, tuttavia se consocete l’inglese dovreste essere in grado di farvi comprendere dalla maggior parte delle persone che incontrate. Nelle strada si guida alla maniera anglosassone e quindi le corsie di marcia sono inverite: si deve fare attenzione attraversando!!

Dall’aeroporto abbiamo raggiunto il porto della città imbarcandoci su di una piccola motonave ed attraversando il mare verso l’isola principale dell’arcipelago di {it:Zanzibar}: {it:Unguja}. Ci sono volute due ore perchè la distanza tra l’isola e la terra ferma è molta ma, fortunatamente, solo Enzo soffre di mal di mare e quindi io mi sono goduto l’attraversata. L’isola si affaccia sull’{it:Oceano Indiano}ed circondata dalla {it:barriera corallina}.

Sull’isola abbiamo attraccato al porto di {it:Stone Town}, una città molto antica e carica di storia che non molti anni fa è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’{it:Unesco}, l’organizazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Vi parlerò ancora di Stone Town perchè è una città ricca di curiosità e misteri che sicuramente sapranno affascinarvi. Da Stone Town abbiamo attraversato l’isola fino a Nungwi, un villaggio di pescatori che si trova all’estremo nord dell’isola e dove un piccolo faro avvisa le imbarcazioni della presenza degli scogli.

Cosa siamo venuti a fare qui? Enzo deve realizzare degli scatti fotografici per un libro sull’isola e, in virtù dello scambio artistico dello scorso anno, realizzare due imporanti cancelli ornati in ferro. Io come al solito gli darò una mano curiosando come è fatto il mondo.

Bene, credo che ora abbiate un po’ di informazioni per cominciare a curiosare su come è fatta questa parte di Africa e su come organizzare i vostri articoli preparando le vostre domande per noi. Aspetto con impazienza le vostre curiosità ed i vostri quesiti!!

Vi lascio con un saluto locale: Karibu Zanzibar, che significa benvenuti a Zanzibar

Davide “Birillo” Valsecchi & Enzo Santambrogio

I cedri ed il vizio occulto

I cedri ed il vizio occulto

“Vizi occulti”, così parlava dei Cedri di Asso il Sindaco in un’intervista di qualche giorno fa.  Forse c’è veramente qualcosa di vizioso ed occulto in tutta questa storia e forse è per questo che ne sono diventato mio malgrado un protagonista.

Lei dice che ora farebbero meglio a non toccare le tue piante, nzungo” mi disse un ragazzino traducendo la profezia di una fattucchiera africana. E’ curioso come quelle stesse parole siano state proferite, in modo molto più autorevole, anche dal sovraintendente Artioli qualche mese più tardi.

Dopo un anno mi ritrovo ad abbracciare i cedri prima di partire nuovamente per l’Africa: è un cerchio che si chiude, un riavvolgersi della storia. Parto mentre coloro che volevano abbattere le piante hanno affisso alle bacheche un nuovo progetto che le risparmia: c’è voluto un anno per questo.

“Se provate ad abbatterli senza spiegare agli assesi che avete fatto di tutto per evitarlo potete scommetterci che il paese insorgerà ed io sarò il primo a farlo!” Direi che fu pienamente profetica la mia osservazione.

Se quel giorno di inverno avessero messo da parte la presunzione si sarebbero risparmiati un anno di guai e qualche cassa di malox visto come sono andate le cose: avranno finalmente imparato? Dubito…

“Io ho vinto le elezioni, io ho il consenso, io decido senza spiegare niente a nessuno”, quando la sentii pronunciare quelle parole feci una promessa a me stesso: “se è il consenso ciò che le dà tanto potere sarà il consenso la prima delle cose di cui la priverò”. A quanto pare sono un uomo di parola se dopo un anno i cedri sembrano essere stati salvati ed i nuovi progetti della rotonda sono finalmente pubblici.

“Vale più una vita che un pino” recitava in tv dopo aver consegnato personalmente un documento colmo di falsità, di cui non poteva non esserne consapevole, solo per sovvertire il giudizio di un Sovrintendente della Repubblica. Chissà se finalmente la “rana nel pozzo” avrà imparato che ad Asso “gli asini hanno smesso di  volare” e che le “bugie hanno le gambe corte”

La gente però ancora dubita ed osserva preoccupata.Qualcuno in paese mi ha detto: “Vedrai, con le ruspe spezzeranno le radici dei Cedri e, dando la colpa alla  società che farà i lavori, abbatteranno le piante versando lacrime di coccodrillo”.

Quella paura mi ha fatto sorridere: ciò che era giusto fare è stato fatto e vi è un limite ad ogni cosa. Quello che mi ha “trattenuto” per un anno intero sono state quelle piante ed il loro destino: se dovessero cadere e se le promesse fatte dovessero essere infrante non vi sarebbe più nulla da difendere ma solo torti a cui dare  adeguata giustizia.

Non avrei rimorsi nello schiudere il “vaso di Pandora” che ho accuratamente custodito per tutto questo tempo. Nel vaso, come da tradizione, alberga la “speranza” ben protetta da nove “demoni”: se la speranza per i cedri dovesse essere tradita non vi sarebbe più nulla a trattenere la furia dei nove.

No, non nutro timori per le mie piante. Ora, come Sansone, i Cedri sono i pilastri del paese: se dovessero cadere trascinerebbero nella più cupa disgrazia tutti i filistei che hanno tramato contro di loro. Questa è la loro forza e la mia nuova promessa prima di partire.

“Vizi occulti”, materia con cui non conviene scherzare a cuor leggero per chi non vi è portato…

Davide “Birillo” Valsecchi

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“giù il gettone si vola” è l’espressione tipica dei giostrai che visitano Asso durante la festa di Santa Apollonia il 9 Febbraio per la festa Patronale.

Lo scorso anno, durante il classico mercato, abbiamo scattato oltre duecento foto agli assesi realizzando una testimonianza che non solo ha contribuito a perorare la causa dei Cedri ma ha anche permesso di realizzare un ricordo per il futuro: “Le facce di Asso”.

Quest’anno a Santa Apollonia io ed Enzo saremo in Africa ma mi piacerebbe se diventasse tradizione fotografarsi, anno dopo anno, con le nostre piante. Ecco gli assesi del 2010:

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