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Dark Varanasi

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Varanasi
Varanasi

Il clima natalizio rende tutti piuttosto insopportabili e questo fa sì che anche la mia stoica pazienza sia spesso messa in crisi. Quando questo accade, quando qualcuno fa il “furbo” con me, di solito mi basta aprire il vaso di Pandora e lasciare uscire qualcuno dei demoni che vigilano con me su quella menzogna che chiamiamo “speranza”.

Così oggi vorrei rispondere ad Erik Singh che mi scrive dall’Italia il seguente commento in riguardo ad un mio articolo su Varanasi (“Vuoti a perdere”): “bah, si può facilmente capire che quella foto del teschio è un fotomontaggio -.-” coglione ke ti ha fatto di male l’india? è una terra bellissima, ovviamente c’è la povertà ma non ha a ke fare con la religione”

Il modo in cui Erik brutalizza l’Italiano con le “k” definisce la sua età e la sua persona. Caro Erik, in tutta onestà io sono l’ultimo a cui dovresti dar fastidio, specie dandogli del bugiardo.

Ho appreso in questi mesi che con gli “stupidi” non ci si deve andare leggeri: hanno la tendenza a prosperare se trascurati. Così, giusto per stabilire chi sia il “coglione” tra noi due, ho montato un piccolo filmato con alcune foto che per rispetto, sia di chi legge che di chi appare sotto forma di cadavere, non avevo mai pubblicato.

Inoltre, Erik, ricorda: quando guardi nell’abisso anche l’abisso ti guarda. Io sono l’abisso, sono uno che cammina in una landa colma di cadaveri che vengono divorati da cani randagi e corvi, sono uno a cui hai dato del coglione e del bugiardo, sono uno che ha tutti i tuoi dati e le tue cordinate geografiche. Quando mi vedrai balenare nei tuoi incubi ad occhi aperti ricorda come ti sentivi arguto giudicandomi, ricorda e prega, prega che i tuoi passi siano saldi lungo il tuo cammino incerto.

Ed ora, Erik, succhiati il pollice e vaffanculo…

Davide “Birillo” Valsecchi

Attenzione: il filmato è realmente sconsigliato a chi è impressionabile.
[la pubblicità la aggiunge YouTube, basta chiuderla ed ignorarla]

 

Enzo, lo shamano nero di Asso

Enzo, lo shamano nero di Asso

Il mago nero
Il mago nero

Tra pochi giorni ripartiremo alla volta di Delhi e finalmente verso casa.Enrico, mentre aspettiamo qui a Varanasi,  si è improvvisato guida turistica ed accompagna in giro per la città, che ormai ha battuto palmo a palmo, gli stranieri  con cui capita di stringere amicizia. Un modo come un altro per far passare il tempo e fare due chiacchiere con gente da fuori.

Ieri eravamo a spasso con una coppia di belgi,marito e moglie, entrambi molto simpatici. Lui, un omone abbronzato sulla cinquantina con un sorriso allegro, è un colonnello della polizia belga ed era divertentissimo vedere la sua faccia ogni volta che un indiano gli si avvicinava proponendogli il solito campionario di droghe. Rideva come un pazzo prima di dirgli che era un polizziotto assestandogli un’allegra (ma vigorosa) manata sulle spalle che ne sottolineasse il concetto.

Come al solito tocca passare vicino ai siti crematori e come ogni volta si è assaliti dalle “maschere” del Teatro-Funebre di Varanasi. La signora Belga ha fatto poi l’errore di scattare una foto nei pressi della zona, non era iteressata alle pire ma bensi ai tetti a punta degli edifici adiacenti. Come previsto questo ha fatto scattare le ire del rompiballe di turno che da duecento metri come un missile si è fiondato verso di noi. Lei ha mostrato la foto al tipo spiegandogli che non aveva fotografato le pire e che non vi era motivo di agitarsi, non era intenzionata a fotografare nè le pire nè i cadaveri ed era in città solo per l’eclissi. La città è piena di zone interdette  ai “non-hindù” (…una punta di razzismo?!), per quanto mi riguarda potrebbe valere lo stesso per le zone crematorie e ci si toglierebbe il pensiero anche se inciderebbe sul business. Ma sono foresto e non credo tornerò qui, facciano come gli pare e si facciano tutti assieme una bella nuotata nel Gange con tanto di bevuta.

Come al soltio il tipo, che avrà una quarantina d’anni, si scalda e comincia ad inveire contro la signora e a lanciarele maledizioni “Morirai tra quattro giorni!!” urlava. Enrico si è messo in mezzo e gli ha detto che non era il caso di fare tutta quella cagnara. Per tutta risposta si è beccato una maledizione anche peggiore “Tu invece morirai tra 2 giorni!!” (Ben ti sta Enrico, cosi impari a farti gli affari tuoi hehehe!). Stavo per alzare come al solito il dito al cielo per evocare, come il Grande Mazinga, il potere dei fulmini con cui pareggiare le maledizioni quando Enrico, come spesso accade, fa qualcosa di totalemente imprevisto. Cosa è il genio se non intuizione e rapidità di esecuzione?

Enrico si butta in ginocchio davanti al tipo e comincia a disegnare con la punta delle dita immaginari cerchi e scritte magiche sul marmo della banchina. Con l’altra mano agita la collana che gli è stata regalata da un monaco in Birmania e che è realizzata con veri denti umani di antichi monaci buddisti. La agita, la bacia mentre butta indietro gli occhi emettendo strani suoni e pronunciando sortilegi in un linguaggio incomprensibile. Io lo guardo e fatico a trattenermi dal ridere ma per il tipo qualcosa di  terribile si sta manifestando davati a lui: il tenebroso shamano di Asso!!

Agitando le mani il tipo sembra cercare di respingere le malezioni di Enrico ma il meglio deve ancora venire: sempre in ginocchio Enrico raccoglie dall’immaginario cerchio sul pavimento i sortilegi che scaglia come invisibili sassi contro il tipo che, ormai terrorizzato, si muove come un anguilla alla Matrix cercando di schivarli e dando vita ad una delle scenette più buffe che abbia mai visto!!

Enrico, dopo aver incrociato le mani al petto sempre in ginocchio, riapre gli occhi e fissando il tipo gli sussurra in Inglese con una voce da oltre tomba “Tu morirari questa notte!!” . Il tipo sbianca definitivamente e scappa. Vedere un uomo maturo nascondersi dietro una colonna per evitare le maledizoni di Santambrogio lo shamano di Asso era qualcosa che solo in India potevo vedere!!

“Si risponde fuoco al fuoco!!” Tuttavia siamo dovuti scappare anche noi perchè non ce la facevamo più a trattenerci dal ridere, il colonnello della polizia era ormai paonazzo per lo spasso. E’ inconcepibile che due paesani siano finiti fino in India, in una delle città più sacre dell’asia, per fare a gara di maledizioni a due passi dalle famossissime pire Hindù. Siamo i due strambi del paese, che volete farci. Ora anche qui sanno che è  un grosso errore provare a maledire quelli di Asso!

Fra un po’ si rientra alla base, dite alle zie di preparre la pasta al ragù, le bistecche ed il taleggio oltre ad una caraffa del solito rosso!! I ragazzi stanno tornando!!

Birillo ed Enrico

Eclissi a Varanasi

Eclissi a Varanasi

Eclisse a Varanasi
Eclisse a Varanasi

Varanasi 22 July 2009 – Sono le quattro del mattino quando suona la sveglia. La musichetta suona lontana nella mia mente,  l’ascolto distratto ancora addormentato quando ricordo perchè l’abbiamo puntata. Mi sveglio di colpo ed Enzo fa lo stesso. Oggi è il giorno che aspettiamo a Varanasi da un tempo interminabile, oggi è il giorno in cui Sole, Terra e Luna ci mostreranno la magia del cielo. Oggi è il giorno dell’eclissi!!

Prendiamo l’equipaggiamento e ci infiliamo nei vicoli ancora bui della città dirigendoci verso la riva occidentale del Gange. Sono ancora mezzo addormentato ed intorno a me è ancora notte. Nel cielo solo le stelle e qualche piccola nuvola che si muove pigra all’orizzonte. Forse avremo fortuna oggi ed i monsoni non verrano a distrubarci.

Sulla banchina lungo il fiume gli indiani ancora dormono sulle barche o sui gradoni in marmo. I primi raggi di sole cominciano a rimbalzare sulle nuvele riempiendo il cielo di fiamme rossastre. Alle 5.20 ci sarà l’alba e alle 5:30 la Luna comincierà ad oscurare il Sole ancora basso sull’orizzonte piatto di Varanasi.

Enzo monta le sue macchine fotografiche ed i cavaletti mentre io mi guardo attorno. Questa è una giornata speciale e sono consapevole di cosa avverà in meno di un ora. La Luna si allinierà con il Sole e proietterà la propria ombra sulla Terra e noi saremo in uno dei punti più bui del pianeta. Il sole scomparirà e saranno le tenebre ad illuminare il giorno. Non ho mai visto un’ eclisse ma so bene cosa accadrà, mi sono documentato. Questo è quello che mi ripeto mentro guardo nuvole enormi correre tanto veloci come non ho mai visto in vita mia ed il Sole, che vi balena attraverso, brucia di un fuoco rosso che non c’era nelle albe precedenti. Cosa sta realmente succedendo?

L’orizzonte è un turbine continuo di vento, nubi e fiamme che guardo preoccupato. E’ la stagione monsonica ed il rischio che il brutto tempo copra il cielo con una spessa cappa grigia è alto. Osservo inutilmente oltre al fiume sperando di poter spostare le nuvole con la sola volontà. Un mese fà aspettavo che smettesse di nevicare per poter salire sullo Stok Kangri. Impotente come allora potevo solo aspettare che il cielo faccesse la sua scelta. Essere stato fortunato già una volta trasforma le mie ansie in sconforto. “Non può sempre andarti bene Birillo, mettiti l’anima in pace, hai aspettato invano”. Mentre questo pensiero corre nella mia mente ormai rassegnata spunta tra le nuvole infuocate un gigantesco Sole rosso, con una velocità inquietante tutto l’orizzonte si infiamma e si sgombra.

Infilo due paia di Oakley uno sopra l’altro, lenti polarizzate sotto le lenti scure da alta quota e guardo quella palla di fuoco che ormai domina tutto. Nell’angolo in alto a destra del Sole è comparsa una rientranza tonda e continua ad allargarsi scendendo diagonalmente verso l’angolo opposto. La luce del Sole è ancora accecante e senza il doppio paio di occhiali sarrebbe impossibile accorgersi di quello che sta succedendo.

La forza del Sole è assoluta. Illumina fiero il mondo con la stessa possanza anche quando la Luna ha ridotto il suo profilo ad un piccolo filamento incandescente. Anche così non è possibile sostenerne lo sguardo.Un ultimo raggio, un ultima scheggia furiosa di luce ed in un battito di ciglia è calata la notte. Io avevo visto il sole farsi piccolo, avevo visto tutte le fasi e mi ero gustato l’ultimo affascinante istante di luce. Attraverso le mie lenti le tenebre erano scese lente ed ero stato a modo mio partecipe di quel passaggio. Per tutti gli indiani attorno a me e nel Gange le tenebre erano però arrivate all’improvviso, per loro in un istante il mondo era diventato buio e l’oscurità ora ammantava tutto. Mi sono tolto gli occhiali e mi sono guardato intorno mentre la folla ha cominciato a pregare furiosamente alzando le mani al cielo in un boato che trascinava tutta la riva del Gange.

Eravamo nelle tenebre e pregavano perchè tornasse il sole ad illuminare il mondo. Distratto da quella folla avevo smesso di guardare il cielo e quando ho rialzato gli occhi ho visto qualcosa che ancora adesso rimbalza confuso ed inaferrabile nella mia mente e che in quel momento aveva i connotati di un sogno. Nel cielo c’era solo una grande palla nera che risplendeva all’interno di un cerchio di luce perfetto. Ho provato a fotografare quell’inquietante occhio che ci scrutava dal cielo ma ancora adesso credo di aver armeggiato confuso con la macchina fotografica e nessuna delle foto rede giustizia a ciò che dominava quel momento. Mai visto nulla di simile!!

Era come trattenere il respiro restando sott’acqua e se aveva una tale forza, un tale impatto sulla mia mente preparata non oso immaginare cosa potesse rappresentare per gli uomini del passato che si ritrovavano improvvisamente al buio ed al cospetto di quell’occhio di dio. Un esperienza violenta e mangifica che sovvertiva il giorno e la notte stravolgendo il mondo stesso.

Guardavo quell’anello argentato quando all’improvviso un esplosione dorata è apparsa nel punto opposto a dove era cominciata l’eclisse: il primo possente raggio di Sole filtrava di nuovo verso la terra ed era di nuovo improvvisamente giorno. In un battito di ciglia tutto era di nuovo perfattamente illuminato e tutto attorno a me si alzavano urla e preghiere ad accogliere il ritorno della Luce. Ho cominciato a tremare inconsapevolemente. Ero stato nelle tenebre attraversandole leggere come in un sogno irreale ma il primo raggio di sole era stato violento come la prima boccata d’aria dopo una lunga apnea. Ti prego Sole, non andartene ancora!!

Quando sono sceso dallo Stok Kangri ero confuso e stanco, non ero nè felice nè triste. Ero stato a 6000 metri e pensavo che avrei dovuto esserne entusiasta, avrei dovuto essere contento per forza mi ripetevo. Ma nella mia mente si affollavano ancora enormi i pensieri di quell’esperienza così lontana da tutto ciò che avevo sperimentato in passato. Ne ero ancora come rapito. Ci sono voluti due giorni prima che riuscissi ad afferrare tutte le emozioni che si agitavano e a farle mie. Ci sono voluti due giorni per essere felice, per essere consapevole di quell’esperienza.

L’eclissi, sulla riva del Gange, ha avuto la stessa forza di quella montagna tanto dura con me. Mentre vi scrivo ancora non padroneggio tutti i pensieri che rimbalzano nella mia testa ripensando a quel cerchio argenteo che dominava il cielo nero. “Dannazione è solo la Luna davanti al Sole” mi ripeto, ma il mio cuore lo vive ancora come un momento confuso, forse terribile ma sicuramente magico e straordinario.

Come al campo basse dello Stok Kangri il cielo si è fatto improvvisamente ed insperatamente sereno. Sei stato ancora fortunato Birillo e come allora ti ritrovi ad esplorare nuovi ricordi cercando di cogliere il senso di quegli attimi straordinari difronte alle meraviglie di questo incredibile mondo.

Davide “Birillo” Valsecchi

Eclissi e tenebre nel tempio ariano del Sole

Eclissi e tenebre nel tempio ariano del Sole

Eclissi 22 Luglio 2009
Eclissi 22 Luglio 2009

Tutti gli edifici di Varanasi e la maggior parte dei suoi templi hanno al massimo duecento anni. In tutto il nostro viaggio non abbiamo incontrato nulla di “integro” che avesse più di cinquecento anni, eppure questa è una delle città più antiche dell’uomo.

L’incuria e le continue guerre interne durante i secoli hanno portato a questo risultato. Contrariamente all’uso dell’Impero Romano, che ha preservato gran parte delle città conquistate, i “barbari” d’oriente ancora nel 1400 avevano l’abitudine di radere al suolo tutto quello che fosse “altrui”. Varanasi è stata distrutta e ricostruita molte volte e ciò che possiamo osservare oggi non ha più di un paio di secoli di storia, terribilmente poco per lo stato di degrado in cui versa.

Ma se le mura sono giovani il Gange, ormai un fiume mortalmente inquinato, era il luogo spirtituale dei Kasi già 1000 anni prima di Cristo ed era dove questa tribù Ariana del nord dell’India, la prima a vivere sue queste rive, celebrava il proprio culto al Sole.

Comprenderne i motivi è abbastanza semplice: il Gange scorre da Sud perfettamente allineato verso Nord, durante i monsoni il livello del fiume sale anche una decina di metri e la sua ampiezza, che nei periodi di secca è di oltre 300 metri, supera di gran lunga il chilometro.L’attuale Varanasi è posta sulla riva occidentale dove gli edifici e le banchine formano un alta muraglia che fa da argine al fiume. Il sole sorge pefettamente davanti alla città, al di là del Gange, e tramonta alle sue spalle.In fronte a Varanasi il letto del fiume raggiunge quasi l’orizzonte creando un scenario magnifico per la nasciata del Sole. Non mi stupisco che i popoli primitivi ne siano rimasti colpiti e ne abbiano fatto un luogo di culto.

Nel 2009 mi ritrovo in questa città per osservare un fenomeno incredibile come l’eclisse che qui, a memoria d’uomo, sembra essere avvenuta solo altre due volte. Varanasi sarà quasi perfettamente al centro della striscia di India dove l’eclissi sarà completa e dove il disco solare sarà compleamente oscurato della Luna per tre minuti. L’eclisse avrà uno sviluppo molto ampio in tutta questa parte di mondo e coinvolgerà India, Nepal, Bhutan per poi puntare verso il sud del Giappone, le Isole Marshal ed il sud del Pacifico. Poi i due corpi celesti perderanno l’allineamento e si incontreranno di nuovo solo nel 2010 nel sud dell’Atlantco, in pieno oceano.

Qui a Varanasi il fenomeno comincierà molto presto, all’alba, e durerà un paio di ore. Per noi sarà molto interessante poter vedere all’alba il Sole basso sul Gange mentre viene oscurato dalla Luna. L’attuale Varanasi non mi piace (per essere gentile!!) ma è il miglior palcoscenico in cui potevo avere la fortuna di assistere a quest’evento che ho sempre mancato (nel ’99 quado l’eclissi attraversò l’Italia io ero in Pakistan!!)

Ecco i dati forniti dalla Nasa, l’ente spaziale americano, sull’eclissi nella zona di Varanasi. Il primo contatto è il momento i cui cominicia l’allineamento, il secondo contatto è quando i due corpi sono sovrapposti mentre il terzo è il momento in cui cominciano a dividersi.Il quarto contatto sarà il momento in cui tutto tornerà finalmente alla normalità. Tra il secondo ed il terzo contatto ci troveremo in una zona di ombra completa dove la Luna farà da “ombrello” alla luce del sole.

Location: Varanasi
LatitudeLongitude: 25°20’N 83°00’E
First Contact: 00:00:04 (UniversalTime +5.30) 05:30:04
Second Contact: 00:54:14 (UniversalTime +5.30) 06:24:14
Maximum Eclipse: 00:55:45 (UniversalTime +5.30) 06:25:45
Third Contact: 00:57:16 (UniversalTime +5.30) 06:27:16
Fourth Contact: 01:57:34 (UniversalTime +5.30) 07:27:34
Umbral Durat: 03m01s

L’unica descrizione che io ricordi dell’eclisse del ’99 è di mia mamma e per questo è un ricordo che conservo con cura nella mia mente. Mi disse che era estate ma che all’improvviso si era fatto freddo, era giorno ma sembrava notte e la luce era grigia perchè non c’era il Sole ma neppure le stelle. Disse che era una strana sensazione che quella aveva provato. Lei era speciale per certe cose, sono molto curioso di incontrare il Sole nero.

In questa città infernale che assomiglia ad un girone dantesco fatto di follia e cadaveri che imputridiscono stanno per spegnere le luci e mandare in scena lo show delle tenebre. Forse saremo fortunati ed il tempo speso a marcire in quest’umida fogna aspettando l’apputamento con le stelle sarà ben speso. Il cielo ci hanno portato fin qui come due “remagi” incazzosi: ho un sacchetto pieno di pietre ed amuleti magici, le tasche colme di “incanesimi” e “vaffanculo” collezionati durante il nostro viaggio tra le montagne. Se i sanguinari Dei indiani sbucheranno dal Sole Nero noi saremo ben pronti ad accoglierli, pronti a ricaccarli a scarpate, parola di assese!!

(“Indiana Birillo ed i Titani di Asso” – presto in tutti i cinema indiani, non male come storia!!)

Davide “Birillo” Valsecchi

Vuoti a perdere

Vuoti a perdere

Il volto nascosto di Varanasi
Il volto nascosto di Varanasi

Siamo a Varanasi. Siamo qui perchè di tutta l’India è uno dei punti migliori per osservare l’eclissi di Sole del 22 Luglio. Il mio disprezzo per l’ignoranza Hindù è ormai leggendario, non vi è modo di conciliare i nostri punti di vista sul mondo. Ho riflettuto molto su cosa raccontarvi di questa città sacra, non è mio interesse sparlarne. Ci sono cose che non comprendo, sono un “canta-storie dilettante” ed in questo ambiente, dove tutto mi appare ostile, il rischio di lasciarsi trasportare dall’astio per quello che vedo è alto. Per questo ho passato molto tempo sulle rive del Gange a guardare il fiume pensando a cosa fosse giusto mostrare, cosa fosse guisto raccontare.

Amici che lavorano all’Arpa, l’Ente Italiano per la tutela delle Acque, appena hanno saputo che sono a Varanasi mi hanno riempito di email. In ambito delle collaborazioni internazionali hanno eseguito molte analisi dell’acqua del Gange ed il loro messaggio era semplice, chiaro ed imperativo: “Birillo, qualsiasi cosa succeda non toccare quell’acqua!!” Io ho visto i neonati che venivano immersi, ho visto dare loro da bere quell’acqua mentre al loro fianco galleggiava di tutto.

Nel Gange i fedeli fanno le proprie abluzioni sacre e svolgono il rito della cremazione dei defunti. La cremazione è un rito funebre e come tale, anche in questo luogo per me  degradato ed inquinato, merita rispetto. La morte è un passaggio profondo, non solo nella vita del defunto ma anche per coloro che gli sono stati vicino. Molti vengono a Varanasi apposta per vedere i corpi bruciare sul Gange, io non sono tra quelli ne intendevo esserlo.

Camminando sulle banchine occidentali del fiume è impossibile non essere conivolti nel rito. Io, Enzo ed il nostro nuovo amico russo Sergey siamo stati avvicinati da un tipo che, afferrandomi per un braccio, ha cominciato a strattonarmi perchè lo seguissi. Davanti a noi uno dei due punti della città dove vengono svolti i riti crematori 24 ore su 24. Sulla riva dell’acqua, in mezzo al fango, un piccolo fagotto colorato avvolto in miseri fiori, il defunto. Il tipo comincia a raccontarmi che stanno per bruciare il cadavere e che gli addetti stanno preparando la pira. Tutto attorno è la solita immondizia, non vi è niente di rituale, simbolico o spirituale in quello che ci circonda ed il mio disappunto comincia a crescere. Il tipo prosegue dicendo che quello è un luogo sacro e che è possibile guardare ma non fare fotografie per rispetto al rito. Io provo a spiegargli che nemmeno mi interessa “vedere” e che vorrei piuttosto “allontanarmi”. Lui prosegue e mi mostra un parente del defunto, se voglio fare delle foto è possibile pagandole 50 rupie l’una. Pagare per fare fotografie ad un cadavere che brucia!? Esplodo: “Ma perchè dovrei darti dei soldi mentre cucini sua nonna?!?” (What the fuck man!! Why I got to give you money while you’re cooking his grandmother?!?”)

ll tipo non si sposta di una virgola nemmeno quando uso la parola “cooking” (cucinare) e prosegue sereno dicendomi che questo aiuterà il mio karma ed il mio viaggio verso il nirvana sarà più breve. Questo scemo, davanti al cadavere di un poveretto, cerca di vendermi un paradiso che non è il mio a 50 rupie lo scatto. Nella mente ho solo due pensieri, il primo è che abbiamo smesso di pagare le indulgenze quattro secoli fa ed il secondo è il finale del Grande Lebowsky, quando il Drugo si ritrova la barba impolverata delle ceneri del proprio amico: addio piccolo principe, perchè questa gente deve rendere tutto così grottesco?

“Vaffanculo tu, lui e la nonna alla diavola!!” Provo in tutti i modi a togliermi il tipo di dosso ma senza risultato. Mentre mi volto vedo qualcosa che galleggia tra le barche e la gente che fa il bagno. La sagoma di quel misero fagotto bianco non mi lasciava dubbi sul contenuto. Era caduto in acqua un corpo? Come faceva la gente a non prestarvi attenzione?C’e’ un cadavere che galleggia!! Mentre cercavo di capire e di allontanarmi dal fumo delle pire funebri mi sono imbatutto in un fotografo francese che mi ha spiegato ciò che non sapevo. Esistono cinque categorie di morti che non vengono brucati: le donne incinta, i lebbrosi, i bambini e coloro che sono stati uccisi da una mucca o da un serpente. Per queste persone, e per tutti coloro che non hanno i soldi per pagare gli officiali, il rito funebre si riduce al semplice abbandono della salma alle acque del Gange. La maggior parte dei corpi si arena sull’altra sponda del fiume e quello che stavo vedendo era solo uno scherzo della corrente. Il francese prosegue concitato con la faccia stravolta: “Vai dall’altra parte, io non ci credevo, ma ho visto cose terribili laggiù!!”

Mi sono guardato intorno. Ho guardato tutta la gente che rideva in quell’acqua putrida, li ho visti pregare e compiere i loro riti, ho visto i turisisti che si beavano nel sole facendo foto, fingendo meditazioni yoga e facendosi dipingere con l’ennè o leggere la mano: come poteva avvenire tutto questo lungo un fiume pieno di cadaveri?! Non potevo credere a ciò che mi aveva raccontato il francese. Con Enzo ho preso una barca ed abbiamo attraversato il fiume sacro della città santa.

L’altro lato del fiume, quando è in secca, è una enorme spiaggia sabbiosa. La gente viene qui per prendere il sole, giocare a palla e per andare a cavallo. Nessuno ci fa caso ma in ogni piccola ansa del fiume, a pochi metri da dove le famiglie fanno i pic-nic, ho trovato ciò a cui non volevo credere. Ho trovato dove il viaggio di chi non viene cremato si ferma.

Ho deciso di pubblicare solo due foto. Solo due prove di ciò che ho visto, di ciò che tutti sanno e che nessuno racconta. Per rispetto per Voi e per Loro. Le sole che mi sono sentito di fare in quella landa fatta di teschi e di cadaveri che si gonfiavano tra sole e acqua, dove le spoglie dei defunti sono abbandonati agli animali randagi che ne fanno preda tra i rifiuti che si accumulano. Ci sono cose che non vi racconterò e che spero non dobbiate mai vedere: cani che mangiano i cadaveri e distese di crani tra i rifiuti e le bottiglie di plastica. Inconcepibile.

I tibetani hanno il “funerale celeste”, smembrano i cadavari e li offrono agli uccelli. E’ un rito cruento ma anche molto mistico riservato alle personalità importanti. Guardando quei corpi abbandonati sul Gange però non provavo altro che tristezza e sconforto. Come possono nuotare in un fiume sacro pieno di cadaveri che imputidriscono nell’acqua? Come può esistere nel ventunesimo secolo una città come questa che poggia la sua stessa esistenza su un fiume simile? Quale cultura o religione può non vedere la miseria, l’errore e l’orrore che mi si parava di fronte in quella infinita spiaggia colma di ossa, cani e corvi? Qual’è la morale di questa cultura così primitiva e qual’è il loro giudizio ora che sono una potenza atomica? Hanno la bomba e lasciano marcire i loro cadaveri alle porte della loro città sacra, danno da bere ai loro figli la stessa acqua in cui è imputridita la loro gente!

Enzo: “Se dai una bomba a mano ad una scimmia prima o poi toglierà la sicura e si farà saltare per aria. C’è da sperare solo che non lo faccia nel cuore del mercato.”

Questa non è la mia gente, questi non sono i miei morti e questo non è il mio fiume.Il nome del mio paese in celtico signifca “acqua buona”, gelerà l’inferno prima che io tocchi l’acqua di questo maledetto fiume e prima che io lasci che questo mondo contamini il mio!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Attenzione: le immagini sono piuttosto forti

Buongiorno Varanasi

Buongiorno Varanasi

Lalba sul Gange
L'alba sul Gange

Pare sia la città più vecchia del mondo, dove la gente, ininterrottamente, non ha mai smesso di viverci. Basta poco per accorgersi che questo è un posto strano.

Questa è {it:Varanasi}, la città più sacra dell’India che si affaccia sul Gange, il fiume sacro per eccellenza. Qui tutto è protetto da Shiva, il dio della distruzione e della trasformazione, il padre di Ganesh e l’amante di Parvati. Questa è la sua città ed ogni cosa gli è tributata, è custodito qui il suo tridente ed il Ligam che accoglie il suo spirito con quello della moglie.

Foto Davide “Birillo” Valsecchi

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