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AAA Agronomo cercasi per i Cedri di Asso

AAA Agronomo cercasi per i Cedri di Asso

Vi sembrano malati?
Vi sembrano malati?

Il paese è piccolo e la gente mormora. Così si viene a sapere che i misteriosi individui che giorni fa si aggiravano attorno ai Cedri di Asso erano periti intervenuti su richiesta del Comune: studiavano lo stato di salute delle piante.

Fin qui nulla di male ma, siccome Asso è divisa tra Montecchi e Capuleti, ora i sostenitori della rotonda si aggirano sussurrando per le strade con uno strano ghigno:”Gli esperti hanno detto che i Cedri sono al termine del loro ciclo vitale, che sono a rischio crollo e che per questo andranno abbattuti. Ben vi stà, alla fine avete perso lo stesso!” Litgano con le piante e se ne vantano persino: gente strana alle volte in giro per Asso!

Solo due anni fa una perizia privata li definiva in ottima salute, che sia lo stress ad aver  nuociuto tanto alle piante? Già perchè è curioso che all’improvviso le due piante, dopo essere state poste sotto tutela dalla Sovraintendenza [articolo] ed aver bloccato il progetto della rotonda, siano diventate improvvisamente fragili: sarebbero infatti in ottima salute ma con una limitata prospettiva di vita (…e ci credo visto che ci si accanisce per tagliarle!!)

Birillo ma tu ci credi?”. In realtà mi viene da ridere, è come chiedere una diagnosi al “suteramort”, il becchino, dopo che già ha incassato in anticipo i soldi dai famigliari del paziente e scavato la fossa in un giorno di sole torrido. Cosa volete risponda? “Se l’è minga mort, speri che ‘l crèpa!”. (Se non è morto spero che crepi)

Quindi, per star sicuri, converrebbe avere un giudizio esterno, magari imparziale, che ci raccontasse un po’ come stanno davvero le nostre piante prima che la loro ennesima condanna a morte sia affissa senza contraddittorio sulle Bacheche Comunali di Asso.

Serve un  Agronomo, magari anche più di uno, che si presti a testare il polso dei Cedri di Asso e a fornire pubblicamente il suo responso. In fondo io credo che quelle piante qulache simpatia l’abbiano riscossa  (2600 fime…), un esperto disposto a darci una mano lo si potrebbe trovare.

Dove lo cerchiamo? In Italia abbiamo 22 Facoltà Univerisitarie di Agraria, tutte con docenti e ricercatori esperti: Torino, Milano, Udine, Padova, Bologna, Pisa, Perugia, Viterbo, Firenze, Piacenza, Parma, NapoliCatania, Ancona, Foggia, Regio Calabria, Potenza, Campobasso, Sassari, Teramo e Modena.

Oggi comincio a scrivere alle Facoltà. Se gli Agronomi non bastassero possiamo contattare anche gli Architetti del paesaggio e gli Ingegnieri di naturalistica e pianificazione territoriale. Hanno tutti una qualifica sufficiente ad esprimersi sui nostri Cedri. Mi aiutate a fare girare la voce?

Forse, dopo che la Sovraintendenza ha deciso di tutelarle, possiamo convincere qualche Ateneo ad adottare le nostre piante e ad insegnarci come salvaguardarle: che gemellaggio incredibile sarebbe quello suggellato dai nostri Cedri!!

Davide “Birillo” Valsecchi

[L’iniziativa è stata riportata anche da La Provincia di Como]

Sgretolasso e la Zabetta

Sgretolasso e la Zabetta

Continua la Telenovela a puntate sulle bacheche del Comune di Asso: oggetto della contesa odierna tra Sindaco e La Provincia è lo strano fenomeno che ha interessato la strada pedonale dietro il “Punt di Gubit”.

Le fasi dello smottamento (clicca sull'immagine per ingrandire)
Le fasi dello smottamento (clicca sull'immagine per ingrandire)

Io passo abbastanza spesso da quella stradina e così, quando mi sono accorto che qualcosa di strano stava succedendo  ho cominciato a fare foto con il cellulare. All’inizio pensavo di avere le traveggole ma, giorno dopo giorno, mi sono accorto che la strada stava davvero cambiando!

Il tutto è cominiciato più o meno il 14 Agosto 2010. La via si era riempita di “bozzi” mentre si intravvedevano crepe nell’asfalto: sembrava che il passaggio stesse candendo nel Lambro! Il giorno successivo la situazione era peggiorata e le crepe si erano allungate anche nell’asfalto fresco che era stato posato qualche giorno prima: il fenomeno, qualsiasi cosa fosse, era in atto proprio in quei giorni!

Alla fine ho cominciato a passare sempre più spesso per capire che stesse succendo. Non ho scritto nulla su “Cima” perchè quello è un un punto “molto” caldo politicamente ad Asso e, volendo evitare polemiche, ho avvertito uno degli Assessori. Ovviamente uno dei pochi che si dimostra ancora cortese e disponibile nonostante i recenti dissidi con Sindaco e Vice-Sindaco per  via dei Cedri di Asso.

Come dicevo “calda” perchè in quel tratto è esploso uno dei tubi di tracimazione al centro del contenzioso tra Amministrazione ed Opposizione ne “La battaglia dell’acqua piovana” e per di più, durante i lavori di riparazione, in quel punto una donna si è rotta una gamba cadendo. Ciliegina sulla torta il sospetto che il fenomeno fosse in parte provocato anche dall’intervento di pulizia dell’argine effettuato qualche giorno prima e ripreso in pompa magna da TVS.

Nel dubbio che ogni mio avvertimento fosse strumentalizzato e bollato di demagogia dopo aver informato l’assessore me ne sono stato zitto continuando a studiare il curioso evento. La strada è stata poi transennata ma, fatto curioso, inizialamente solo a monte: chi risaliva dal Ponte dei Gubit in quei giorni si rendeva conto che la strada era interdetta solo dopo averla percorsa tutta. Qualche giorno fa, credo dopo il 28,  hanno transennato anche a valle ponendo fine al mio curioso documentario sullo “Sgretolasso“. (In realtà passano tutti lo stesso ma non sta bene dirlo…)

Oggi non ha più senso starmene zitto perchè infiamma sulle bacheche un nuovo round della sfida tra il Sindaco ed il Giornalista di Asso. Già perchè il giornalista ha scritto un’articolo sull’accaduto (che potete leggere qui) ma il Sindaco, che ormai proprio non lo sopporta, ha affisso una lettera reclamando il suo “diritto di replica” sulla questione.

Sgretolasso e la Zabetta: tragicommedia allo stato puro. Già perchè se il Sindaco, 15 giorni fa, avesse utilizzato quello stesso spazio per espletare il suo “dovere” a palesare un pericolo, che tra l’altro stavano già in parte circoscrivendo, non avrebbe avuto la necessità di “zabettare” ancora una volta sulle bacheche reclamando invece un proprio “diritto”.

Fino a quando il Sindaco vorrà usare quelle bacheche per “avere l’ultima parola” non farà altro che coprire di ridicolo la Comunità: lo stesso “sforzo” esercitato oggi per pubblicare una lettera di protesta poteva essere meglio speso 15 giorni fa per informare e rassicurare i cittadini. Oggi sarebbe convenuto sorvolare o magari integrare l’articolo con informazioni più accurate senza scadere nella polemica. Mettersi a picchiare i piedi invocando la replica è ridicolo, imbarazzante perfino.

Come scrisse Riccardo Borzatta in una delle sue poesie dialettali: “Sìndich e amiis del sìndich: metii cò!”

Comunque sono contento che alla fine sia solo un tubo esploso perchè, da metà Agosto, avevo il timore che stesse franando la strada e, in tutta onestà, ero in pensiero per il mio amatissimo maialino “Birillo” che, lungo le rive del Lambro, dimora proprio lì sotto .

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps.: “Buongiorno Sergio…”
Ps2:  Zabetta è ovviamente riferito a quell’impiccione di Giovanni Cristiani che, con il suo “giornalino” fondato nel 1892, non ha ancora perso l’odioso vizio di raccontare quello che succede ad Asso… Birbante!!

Giovanni Cristiani: lettera a La Provincia

Giovanni Cristiani: lettera a La Provincia

Da qualche giorno, in collaborazione con le Associazioni di cui siamo diventati amici durante l’ultimo viaggio dei Flaghéé, sto pubblicando la “Giuda alla discesa dell’Adda”. Oggi, mi scuso con i lettori di “Cima”, vorrei invece intervenire a favore di un mio concittadino con una lettera indirizzata alla redazione de La Provincia di Como:

Buongiorno,
mi chiamo Davide Valsecchi, sono un cittadino di Asso, ho ricevuto la benemerenza cittadina  nel 1999 e dallo scorso anno sono vice presidente del Cai-Asso.

Ogni giorno passo davanti agli ormai famosi Cedri di Asso e, di rimpetto, mi imbatto nella bacheca del Comune dove da qualche tempo  un terzo dello spazio è dedicato alle copie a colori degli articoli del Vostro Giornale: l’Amministrazione assese, nota in passato per non essere celere nelle comunicazioni ufficiali, ora si dà un gran da fare nell’ evidenziare in pennarello le parti dei Vostri articoli che “paiono giocare” a loro favore in questa strana gara che sembra essere diventa la politca assese.

Dopo essersi trincerati per mesi dietro ostinati silenzi sembrano aver iniziato a fare comunicazione sebbene prevedibilmente di parte e non certo a favore della chiarezza (rotonda e supermarket non sono mai comparsi in quella bacheca nonostante fossero sulla bocca di tutti). Tuttavia la lettera che ora svetta sugli articoli, indirizzata alla Vostra Redazione e firmata da Giulia Manzeni, mi sembra avere persino, dal punto di vista professionale, un chiaro carattere intimidatorio nei confronti di Giovanni Cristiani, vostro corrispondente di Asso.

Io scrivo per un sito web che godeva di ottimi rapporti con l’Amministrazione, almeno fino a quando non ho sollevato pubblicamente dubbi sull’abbattimento dei Cedri: da allora i rapporti non sono diventati freddi ma addirittura apertamente ostili.

Per esperienza ho appreso che ad Asso è meglio che non si discuta troppo di cosa accade, che le decisioni siano prese “a porte aperte ma a platea vuota” preservando il tacito consenso ed evitando fastidiose domande. Per questo quella lettera mi appare come l’ennesimo tentativo di azzittire ogni contraddittorio: un gesto a mio avviso bieco che non onora certo il paese di cui faccio parte.

Ho letto la vostra replica ma vi scrivo per rimarcare tutta la mia solidarietà a Giovanni Cristiani ricordadoVi che anche grazie a Lui e al Vostro Giornale la nostra valle ha ancora la possibiltà di dare voce al dissenso espresso dalle oltre 2600 firme raccolte in difesa della Cascata della Vallategna, dei Cedri e del territorio della Vallassina.

Probabilmente l’Amministrazione non consegnerà a Cristiani l’annuale premio in denaro “Alla Bontà”, come invece ha fatto mesi fà per il proprietario di TVS, ma non ritengo assolutamente che il Vostro giornalista, e mio concittadino, si stia comportando in modo deontologicamente scorretto nel raccontare le cronache di Asso: purtroppo troppo spesso sono i fatti ed i toni a sollevare inquietanti dubbi. Premiare “certi” giornalisti e diffidarne “altri” non è mai un buon segno, specie in una piccola “democrazia” comunale.

A nome mio e di tutti coloro che hanno a cuore Asso vi prego quindi di continuare a seguire le vicende del mio paese e di quest’Aministrazione che mentre recita la parte della vittima è sempre più aggressiva nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso e sempre più distante dalla volontà cittadina.

Vi ringrazio

Davide Valsecchi

Ecco gli articoli in questione:

La capanna del Diavolo

La capanna del Diavolo

Stranezze nel Bosco
Stranezze nel Bosco

Ogni tanto mi vengono le fisse: in questi giorni volevo andare dall’oculista a Como, il guiao è che mi ero fissato con l’andarci a piedi partendo da Asso. Enzo, che praticamente va a Como ogni giorno, me ne diceva di tutti i colori ma, si sà, quando mi fisso è difficile smuovermi.

Così stamattina mi sono svegliato, ho infilato gli scarponi e sono uscito di casa. Il piano era risalire i costoni sopra Asso ed agganciarsi alla dorsale Brunate-Bellagio. In cinque o sei ore a piedi avrei dovuto essere a destinazione. Volevo andare a Caslino passando sotto la frana di Scarenna ma mi sono lasciato attrarre del sentiero che da San Giovannino e Paolo sale verso Dosso Mattone. Ci è voluta un oretta per salire fino al crinale e da lassù la foschia offuscava purtroppo il paesaggio.

Ho seguito la costa della montagna lasciando il sentiero ed addentrandomi tra i prati ed i boschi. Stavo cercando la via più breve per raggiungere il Palanzone e da lì la capanna Mara, il Bolettone, il Boletto e San Maurizio sopra Como. Nel bosco, poco prima della cima del Barzaghino, mi è schizzato davanti un piccolo capriolo nel suo manto estivo rosso intenso mentre, superato qualche gruppo di pecore, continuavo ad orientarmi tenendo d’occhio la valle di Caslino.

Anche camminando nel bosco sono stato  costretto a scendere nella gola per poi risalire sull’altro versante: alla fine avevo fatto un sacco di strada inutile, se avessi tagliato direttamente per Caslino ed il Pizzo dell’Asino avrei decisamente accorciato.

Sul crinale in mezzo al bosco ho intravisto una specie di straccio teso tra i rami dall’aria curiosamente tribale, così mi sono avvicinato per vedere meglio. All’inizio pensavo fosse qualcosa fatto dai boy scout o qualche improvvisato riparo per le pecore ma, da vicino, non appariva affatto qualcosa di simile. Era infatti una specie di intelaiatura per una capanna indiana fatta con sottili rami che, all’estremità verso il cielo, erano stati dipinti di rosso. Il piccolo spazio che sembrava fungere da porta era stato colorato a strisce bianche. Ma ciò che realmente colpiva era il drappo di iuta che ornava tutta la parte alta della struttura, in particolare i suoi disegni.

Erano infatti volti dai grandi occhi, figure dall’aspetto umano ma dotate di due gambe in più con chiaramente visibile il sesso ed un paio di corna sulla testa. Sopra l’ingresso un animale dagli occhi rossi con corna o orecchie a punta.  Intrigante come incontro, dai disegni sembrava la Capanna del Diavolo.

In valle un sacco di gente vocifera di riti o superstizioni e Gagliardi Senior, nostrano luminare dell’anti-occultismo , ha riempito libri interi sull’argomento. Persino il povero Enzo, quando per il suo locale aveva usato come simbolo il profilo vagamante antropomorfo di un innocuo “cava-rape” agricolo, era stato oggetto di voci e accuse dal sapore inquisitorio.(Beltramina docet… )

L’ignoranza e la faciloneria creano supestizione e per questo mi sono guardato in giro cercando di capire meglio cosa “diamine” fosse quell’affare. I disegni erano abbastanza inequivocabili ma tutto intorno non c’erano nè rifiuti nè segni di un fuoco o un falò. Il posto era isolato ma mi sono reso conto che eravamo appena sopra Enco sebbene lontano dai sentieri battuti.

Sono entrato nella piccola capanna ma all’interno non vi erano altri simboli o oggetti. Lo spazio ristetto era sufficiente per una persona sola ma troppo basso per stare in piedi. Sembrava una di quelle piramidi in cui ci si infilano a meditare quelli che praticano il culto egizio di Ra o qualcosa di molto simile.

Era tutto troppo semplice, pulito, attento ed allo stesso tempo esplicito sebbene approssimativo. Questo escludeva la bravata ed il gioco dei bambini complicando al contempo la faccenda. Ho continuato ad investigare e nelle vicinanze, ad una ventina di metri dalla strana capanna, ho trovato una confezione vuota di medicinali: Tegretol in compresse da 400 milligrammi.

Li per lì non mi diceva nulla ma Internet mi ha poi illuminato: Tegretol a  base di carbamazepina, un farmaco di prima scelta nella terapia delle nevralgie del trigemino e delle epilessie del lobo temporale, si è rivelato un ottimo composto da impiegare sia nella terapia che nella prevenzione delle crisi maniacali,  nella prevenzione delle ricadute depressive in corso di depressioni ricorrente,  nella terapia di sindromi psichiatriche e psicoorganiche caratterizzate da deficit del controllo degli impulsi.

La questione si è fatta interessante aprendo scenari piuttosto variegati. Lassù non ho percepito nulla di “sovrannaturale”  ma quelle medicine possono indicare forse qualcuno in difficoltà e per questo, To Whom It May Concern, ecco le coordinate della capanna: [45.857156,9.230522]

Parlando di cose dal sapore esoterico mi piace ricordare, perchè fondalmente mi diverte parecchio, che tempo fà Giovanni Conti, riferendosi al mio racconto Into the House of Vodoo, dichiarò ai giornali: “Non credo si dovrebbe scherzare quando si parla comunque di religione. Quando scrive Valsecchi è a mio parere offensivo e privo di senso“. Recentemente però qualcuno ben più concreto della mia immaginaria strega ha ribadito quella che ora mi appare come una profezia: “…ora farebbero meglio a lasciar stare le tue piante, nzungo”. Accidenti, quando dai un buon consiglio non ti ascoltano mai…

Non so perchè alla fine sia finito lassù, ormai ci ho fatto l’abitudine a finire nei posti più strani. Tuttavia ero fuori strada ed in ritardo sulla tabella di marcia e così, quando Enzo mi ha chiamato per andare a mangiare in trattoria, sono sceso a perdi collo verso il paese pronto per il pranzo.

La fissa mi era passata, forse quello che dovevo vedere “andando a piedi a Como”  l’avevo ormai visto. Sul perchè dovessi vederlo non ho risposta da darvi.

Davide “Birillo” Valsecchi

“Quanti angeli possono ballare sulla punta di uno spillo? Dipende dalla musica”

Ora tocca al Castello

Ora tocca al Castello

La Rocca di Asso
La Rocca di Asso

Ieri mi trovavo a Dervio in visita ad una scuola di vela per ragazzi. Il sole splendeva ed il lago era magnifico. Il clima estivo riempiva l’aria di entusiasmo e positività mentre i locali sulla spiaggia erano tappezzati di volantini e depliant per pubblicizzare concerti, incontri e feste.

Ero solo dall’altro lato del lago ma lontano milioni di chilometri dall’opprimente cappa di sfiducia e rassegnazione che spesso aleggia come un’impalpabile nebbia sopra Asso. Lontano dai campanilismi tra associazioni, da vecchi arcigni ancorati alle poltrone del potere, dai sorrisi viscidi che scintillano osceni negli spot politici di TVServa.

Ieri respiravo aria nuova sul Lago e, per un attimo, ho accarezzato l’idea di scomparire e ricomparire in un altro luogo. Un nuovo inizio in un paese privo dei miasmi, della bruttura, dell’ipocrisia che molesta Asso.

Poi ho ricevuto una lettera. In realtà non proprio indirizzata a me (per fortuna!! sarebbe da nascondersi sotto i sassi!!) ma che di sicuro ci riguarda tutti. Una missiva firmata dal Ministro della Cultura Sandro Bondi all’attenzione del Comune di Asso: (testo integrale)

Con riferimento all’interrogazione indicata in oggetto relativa alla realizzazione di un supermercato in prossimità della cascata della Vallategna, si osserva quanto segue. Ad avviso dei competenti Uffici di questo Ministero, la zona interessata dall’intervento è estremamente vulnerabile dal punto di vista paesaggistico; pertanto la competente Soprintendenza è in attesa di visionare la documentazione relativa al progetto richiesta al Comune di Asso per poter esprimere le proprie valutazioni. Tale documentazione al momento non è ancora pervenuta; pertanto la Soprintendenza di Milano il 4 marzo 2010 ha reiterato la richiesta di trasmissione della documentazione progettuale evidenziando che dal 10 gennaio 2010, ai sensi dell’articolo 146 d.lgs. n. 42 del 2004 qualsiasi progetto che si voglia intraprendere sulle aree sottoposte a vincolo paesaggistico deve ottenere il parere preventivo e vincolante da parte della Soprintendenza non essendo più sufficiente l’esame dell’Ufficio basato sul mero controllo della legittimità degli atti relativi alle autorizzazioni paesaggistiche.

In pratica il Ministro rimarca il valore paesaggistico della cascata e ricorda al Comune che, contrariamente a quanto da loro fatto fino ad oggi, qualsiasi intervento in quell’area va preventivamente approvato dalla Sopraintendenza. Se dovessi parafrasarla in dialetto potrei usare una strofa di una poesia che Riccardo Borzatta scrisse per i nostri cedri: “Sìndich e amiis del sìndich: metii cò!”

A Gennaio sembrava che la storia del paese fosse già scritta: giù i cedri entro marzo, inizio dei lavori della rotonda ed inizio dei lavori del supermercato. Chiunque dubitasse veniva azzittito ed additato in malo modo. Oggi la Sovraintendenza ha intimato la salvaguardia dei Cedri e da Roma il Ministro alla Cultura ha  richiamato tutti alla tutela della Cascata della Vallategna. Un’inversione totale ed assoluta del destino, due autorevolissimi schiaffi ad un sistema che perdura da anni.

Il cambiamento in atto ad Asso è così radicale ed epocale che nemmeno l’enorme quantità di screzi ed ipocrisie che ancora mi irritano potrebbe allontanarmi da questo momento e da questo paese. Io sono un semplice cronista di una storia che diviene giorno dopo giorno sempre più affascinante, una storia che vede tutti protagonisti nella Valle e che sono felicissimo di raccontare. Cercare di screditare me o “Cima” significa solo azzittire una voce in un coro sempre più ampio.

I Cedri centenari, la Cascata di Stendhal: due momuenti di Asso che sembravano persi, due risultati insperati, due salvataggi in extremis da consegnare al futuro del nostro paese. Io dico che funziona, io dico che stiamo imparando, io dico: “non c’è due senza tre”. C’è ancora un importantissimo pezzo di storia cittadina da salvare: Il Castello di Asso.

Il Castello fu eretto nel XII secolo sulle fondamenta di un Castrum dell’Esercito Romano. La sua storia è intimamente legata a quella di Asso e degli assesi e del loro borgo medioevale. E’ uno degli ultimi castelli nella Vallassina ma oggi il suo futuro è ancora incerto. Quanti di Voi hanno mai avuto il privilegio di ammirare Asso dall’alto della sua torre? Quanti paesi hanno un castello con una storia quasi millenaria? Quanti hanno abbandonato alla decadenza un simile patrimonio?

Il Castello in larga misura appartiene oggi ad una società edile di Como. Il 15 Aprile del 2009 veniva pubblicato su La Provincia questa dichiarazione: «Da circa una settimana sono partiti i lavori per un restauro conservativo della struttura – spiega il geometra Mario Tavecchio dell’Ufficio tecnico di Asso – Il progetto è stato valutato dalla sovrintendenza e ha superato l’iter usuale attivato in questi casi per dare avvio ai lavori. L’intervento per ora riguarda solo la parte strutturale ed è conservativo, sarà quindi rifatto il tetto, verranno messe in sicurezza e sistemate le mura. Il borgo tornerà insomma allo stato originario con l’utilizzo dei materiali e delle soluzioni già presenti». Ecco l’articolo integrale.

Oggi è passato più di un anno, i lavori proseguono ma è quasi impossibile sapere cosa succeda sotto il bozzolo di ponteggi che avvolge di bianco il borgo del Castello.  Dopo i radicali e repentini STOP inflitti a progetti ormai approvati come la Rotonda ed il Supermercato vi è più di un motivo per dubitare e cercare chiarezza. Io a a priori non metto mai in dubbio  la buona fede ma sono anche convinto che chi non ha nulla da nascondere non tema alcuna domanda: spiegateci gentilmente cosa accadrà al nostro Castello Medioevale.

I cedri e la rotonda dimostrano che, “con le buone o le cattive”, abbiamo imparato a trovare le nostre risposte e a farci ascoltare fin dalle massime autorità dello Stato. Riusciremo ad avere sul Castello un confronto e non il consueto scontro?

Davide “Birillo” Valsecchi

Cronache di Asso: dalla Cascata ai Cedri

Cronache di Asso: dalla Cascata ai Cedri

Un diaro-documentario su Asso
Un diaro-documentario su Asso di G.Cristiani e D.Valsecchi

Dopo «Due di Asso» ecco il secondo libro che presentiamo all’edizione 2010 della Festa del Libro di Asso: Cronache di Asso – Dalla Cascata ai Cedri.

Il titolo preannuncia quello che è il contenuto di questo nuovo libro incentrato sulle vicende che hanno coinvolto negli ultimi anni queste due aree del paese.

Per raccontare questo spaccato di storia ho chiesto aiuto a Giovanni Cristiani: anche lui vive ad Asso ed è un giornalista de La Provincia di Como che si dedica proprio al nostro territorio.

Utilizzando sopratutto i suoi articoli pubblicati nel corso degli anni abbiamo ricostruito un diario cronologico di ciò che è stato “detto e fatto” sui due argomenti più scottanti della nostra piccola Asso che, anche grazie all’attenzione dedicata dal quotidiano locale La Provincia, sono divenuti una battaglia sociale che ha coinvolto centinaia di persone.

Articoli di giornale e schegge dal Web, una visione analitica ed una passionale dei fatti: ragione e sentimento, ecco gli ingredienti che compongono Cronache di Asso.

Dopo la raccolta firme (oltre 2700) ed il recente pronunciamento a tutela dei Cedri da parte della Sovraintendenza provinciale è forse giunto il momento di riscoprire il passato e costruire una visione d’insieme di tutta questa vicenda proprio attraverso le dichiarazioni dei suoi protagonisti.

Nell’Aprile del 2003, ad esempio, si poteva leggere sul giornale dichiarazioni di questo genere:
«Di sicuro in quest‘area non sorgerà nessun supermercato – esordisce il sindaco Giovanni Conti, commentando alcune voci circolanti da diverso tempo – Nel caso qualcuno voglia costruire un ristorante dovrà lasciare a verde la fascia antistante la cascata. Questa zona resterà aperta al pubblico e l‘Amministrazione in carica deciderà come sfruttarla, mantenendola comunque verde».

Ipse dixit, ai posteri l’ardua sentenza. Lungi da noi fare “dietrologia” animata dal “senno di poi“, tuttavia crediamo sia importante capire, anche attraverso l’autorevolezza delle dichiarazioni rilasciate a suo tempo ai giornali, quale sia stata l’evoluzione della “questione assese“.

Cronache di Asso sarà presente alla Festa del Libro e disponibile anche via Internet grazie a Ilmiolibro.it: Cronache di Asso.

Una volta Giovanni Conti dichiarò a La Provincia: “quando scrive Valsecchi mi pare offensivo e privo di senso“. Mi fece riflettere quella frase ed è per questo che ho deciso di dare spazio alle dichirazioni di tutti i protagonisti cercando di coglierne il “senso“. Esplorare le parole disseminate nel tempo per capire perchè ad Asso negli ultimi 7 anni sia diventato prioritario, Amministrazione dopo Amministrazione, battersi per costruire due supermercati ed una rotonda.

A Voi lettori il piacere di dare la caccia e trovare  questo “senso” attraverso le pagine di questo diario-documentario dedicato ad Asso.

Davide “Birillo” Valsecchi

I hurt myself today

I hurt myself today

Johnny Cash
Johnny Cash

Ho ferito me stesso oggi, l’ho fatto per vedere se potevo ancora provare qualcosa. Mi sono concentrato sul dolore, la sola cosa che sia reale. L’ago piange in  un buco, la solita vecchia e familiare puntura che cerca di spazzare via ogni cosa. Ma io ricordo tutto.

Cosa sono diventato? Mio dolce amico tutti quelli conosco sono andati via alla fine, e tu puoi avrerlo tutto, il mio impero di fango. Ti abbandonerò. Ti farò star male.

Ho portato questa corona di spine sul trono dei bugiardi, pieno di pensiere infranti che non posso riparare. Sotto le macchie del tempo i sentimenti scompaiono. Tu sei qualcun altro, Io sono ancora qui.

Cosa sono diventato? Mio più caro amico, tutti quelli che conosco sono andati via alla fine. Se potessi ricominciare ad un milione di miglia da qui, mi controllerei, troverei un modo…

Sabato pomeriggio un piccolo di Asso se ne è andato. Un incidente su una comunissima strada provinciale ha preso i suoi dieci anni e l’ha condotto altrove.

Ho acceso questa canzone, una cover di Johnny Cash di una canzone dei Nine Inch Nails: [Hurt]. L’ho fatto perchè volevo piangere. Volevo rompere il guscio che la ragione e la logica creano attorno al cuore, spazzare il cinismo che ci permette di superare la morte, il dolore.

Ho ferito me stesso perchè ho promesso che non avrei permesso alla vita di farlo di nuovo. Volevo che ciò che celo nel profondo tornasse alla luce. Cosa sono diventato? Il mio odio brucia fino a scavalcare le montagne in cerca di una strada verso il cielo. Mi arrampicherei su di una croce per urlare da lassù il mio disprezzo verso di Lui, il Suo creato ed il cammino cosparso di dolore che ci impone di vivere. Cosa sono diventato?

Ho ferito me stesso perchè tra quelle lacrime di rabbia alla fine trovassi il dolore, trovassi l’abbandono. Il coraggio e la forza di lasciarli andare, di dischiudere impotente le mie mani, di sentirli scivolare tra le dita fino diventare solo un ricordo.

Se solo potessimo capirTi, se solo potessimo comprenderTi. Il nostro cammino sarebbe meno solitario ma ora, in questo mondo, ogni nostro passo è un atto di fede, un viaggio verso l’ignoto. Guardiamo l’orizzonte vagando tra furia e disperazione, rubando qualche attimo di gioia, lottando per tenere viva la speranza.

Cosa siamo diventati? Cosa voleVi fossimo? Non è paura nè timore ma pietà a muovere le mie preghiere: non tradire coloro che credono in Te, non abbandonare coloro che ci hai portato via.

Buon viaggio piccolo, noi restiamo qui, resisteremo in cerca di una via …

Davide “Birillo” Valsecchi

Non ho cuore di raccontare la storia: ecco l’articolo de La Provincia.

Le Belle Arti salvano i Cedri

Le Belle Arti salvano i Cedri

Gli assei ed i Cedri
Gli assei ed i Cedri

“Che serata! Indimenticabile, tanta gente e composta, attenta ad ascoltare per ore.  Non so se vinceremo, ma stiamo promuovendo un movimento grande, determinato che cresce ogni giorno. I ragazzini mi fermano per strada e mi chiedono gli adesivi. Questa si chiama gioia, festa permanente!”

Ecco quello che mi scrisse, mentre ero in Africa con Enzo, Teodoro Margherita dopo la serata d’incontro che si era tenuta nella Sala del Consiglio Giovedì 11 Marzo e che anticipava il concerto sotto i Cedri dei Sulutumana Domenica 14.

Questa mattina mia sorella mi ha chiamato al telefono mentre andava al lavoro: «Hey, Birillo!! Comprami La Provincia che sulla locandina c’è scritto “Asso: le belle arti salvano i Cedri”!!». Quello che riporta il giornale, La Provincia di Como, oggi è qualcosa che ho appreso anche io con enorme entusiasmo solo ieri.

Giovanni Cristiani, il giornalista di Asso per La Provincia, ha infatti intervistato Alberto Artioli, il Sovraintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Provincia di Como. La sopraintendenza ha infatti “prescritto l’amministrazione comunale di Asso a rivedere il progetto presentato per la rotonda in modo da salvaguardare le piante secolari”.  In poche parole ora i nostri cedri sono salvaguardati dalle Belle Arti e non possono più essere abbattuti!! (leggi l’articolo!!)

In questo momento di concitazione io vedo nelle parole del Sopraintendente due grandissime vittorie: la prima è che gli assesi hanno saputo valorizzare qualcosa che appartiene al loro paese, i Cedri. La seconda è che hanno saputo impegnarsi insieme per il proprio paese.

La vera vittoria non è solo aver salvato i cedri ma è che a farlo siano stati tutti gli assesi che hanno firmato le petizioni, che hanno abbracciato le piante, che hanno partecipato alle iniziative nate in paese dandosi da fare ognuno secondo i propri talenti ed i propri mezzi.

I due magnifici cedri sono ora il simbolo dell’impegno civico, ciò che deve essere il vanto e la vera bellezza del nostro paese!!

L’amministrazione ha spesso vissuto queste iniziative come un confronto personale trincerandosi “dietro le carte” come se gli assesi, maggioranza o minoranza che siano, fossero avversari politici anzichè concittadini. Ora i fatti sono questi:“Gli assesi si sono espressi ed hanno saputo farsi ascoltare, è giunto il momento di starli a sentire e di coinvolgerli nelle scelte”.

Ora, che abbiamo girato le carte in tavola, è tempo di affrontare in maniera corretta il problema: la sicurezza. I cedri non si toccano sopratutto perchè dovevano essere abbattuti per i motivi sbagliati: la rotonda, quella rotonda, non è la soluzione al problema.

Forse agevolerà i camion, quando e se gli assesi lasceranno costruire un supermercato sotto la Valletegna, ma non tutela affatto i cittadini e la sicurezza della strada. Senza ipocrisie e falsi giri di parole: l’ultimo assese ucciso sulla provinciale era Fabrizio Crippa. Io sono quello che l’ha trovato, dopo giorni, senza vita in mezzo ai rovi in cui era stato scaraventato da un auto pirata e, quando abbracciavo i cedri, avevo quel ricordo ben chiaro nella mia mente.

Pagnano, la galleria, l’incrocio di Valbrona, il Comune, la curva del “Ciccio” e la curva di Santa Marta: ecco i punti critici e pericolosi della viabilità assese. Ho prestato servizio per oltre dieci anni nella nostra Croce Rossa, conosco gente di tutte le generazioni che ha “bussato” in macchina sul muro del Comune ma ci sono state vittime e feriti su tutto il tratto di Provinciale che attraversa Asso.

Abbattere i cedri, stravolgere l’immagine e la storia del paese, concentrare tanti soldi in un intervento che non è in grado di tutelare realmente tutti noi significa agire senza aver compreso l’ampiezza del problema. Se dobbiamo spendere, se dobbiamo “batterci“, lo faremo ma solo a condizione che il problema sia affrontato in modo chiaro e condiviso da tutta la nostra comunità. Niente più dictat: “Io ho vinto le elezioni, io ho il consenso, io decido senza spiegare niente a nessuno”. Abbiamo dimostrato che questo “da noi” non funziona più, è tempo di collaborare tutti insieme!!

…benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica tutti, qui ad Atene, siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.” Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C. / Birillo – Discorso agli Assesi, 2010 d.C.

Ora godiamoci la bellezza della primavera sulle piante che abbracciano l’ingresso del nostro paese: un “trionfo” tutto assese!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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