Back to Armageddon

Back to Armageddon

“Ognuno è solo sul cuore della terra. Trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.” Non ho idea se Quasimodo si sia mai ritrovato sulla brandina del campo base di Armageddon, sdraiato nel più profondo buio di una grotta, lontano centinaia di metri dalla superficie. Il silenzio è infranto solo dal suono dell’acqua che scorre tra le rocce. Quaggiù non si avverte più il peso del cielo, il cellulare e tutti gli altri problemi sono rimasti all’ingresso della grotta. Fuori. Qui sotto, infangati e strizzati nell’equipaggiamento, si può portare solo ciò che serve: il resto va lasciato fuori. Ma questa sera, sdraiato nel fango, non sono solo: nel buio immobile chiacchiero con il mio “socio”, di roccia, di valli, di animali ed acquedotti. Immobili, sepolti vivi sotto terra: una sensazione davvero strana, pericolosamente piacevole. “Coraggio, tiriamoci in piedi o non ce andremo più!”. Scendiamo nel grande salone di Armageddon, uno dei tanti “grandi spazi” che si celano tra le nostre montagne. Mattia scende nel centro del salone, io resto su una balconata, a circa una sessantina di metri sopra di lui. Lo osservo mentre illumina le pareti: piccolo puntino colorato in uno sconfinato buio. Poi, pozzo dopo pozzo, strettoia dopo strettoia, torniamo al mondo: ancora una volta partoriti dal cuore della terra.

La Montagna dei Papà

La Montagna dei Papà

Nel Week-end un’escursione piacevolmente atipica: i partecipanti erano infatti tutti Papà e tutti abitavano nello stesso condominio milanese! Le mamme ed i figli avevano organizzato un pick-nick al parco, così i papà ne hanno approfittato per dare vita ad un uscita sulle montagne del Triangolo Lariano. Partiti da Caglio ci siamo incamminati alla volta della Dorsale Lariana per raggiungere la cima del Palanzone ed il rifugio Riella. Di origini siciliane, pugliesi e calabresi avevano poca dimestichezza con la montagna, ma erano mossi da un grande entusiasmo e da un attenta curiosità. Spesso diamo ciò che ci circonda come scontato, abituale, ma osservare il loro stupore per i nostri panorami mi ha ricordato quanto sia speciale, e forse unica, la nostra penisola incastonata tra lago e montagne. Il loro equipaggiamento, come spesso accade ai principianti, qua e là aveva qualche pecca, ma questo può solo rimarcare il loro impegno e la loro tenacia. I complimenti vanno in particolare a Fabio che, tradito dalla suola dei propri scarponi (che si è letteralmente sbriciolata!), ha comunque portato a termine la salita ed il rientro con stoica caparbietà. Un’escursione apparentemente semplice, che la buona compagnia ha saputo rendere speciale!

Caglio-Asso via Lasnigo

Caglio-Asso via Lasnigo

Il programma prevedeva una salita piuttosto alternativa ed impegnativa al Monte San Primo. Le previsioni però rimarcavano pioggia e così, nonostante la delusione per il gruppo, ho preferito annullare l’uscita. La pioggia però, domenica mattina, sembrava tardare ad arrivare. Solo in casa, Bruna e la bimbe erano dalla nonna, ammazzavo pigramente il tempo. Poi, visto che nel pomeriggio intendevo scendere ad Asso per festeggiare una mia nipotina, mi sono detto: “Forza Birillo, facciamo due passi: andiamo in valle a piedi”. Ho riposto nell’armadio i vestiti buoni da montagna, quelli da guida, quelli ben puliti e senza buchi, indossando invece i miei beneamati “stracci da ramingo”, quelli pieni di rammendi, con i buchi e gli strappi ma complici di mille viaggi. La pioggia, che iniziava a cadere, rendeva intensamente brillante il verde attorno a me, trasformando il mio cammino attraverso i sentieri del bosco in una piacevole immersione nell’equilibrio più ampio delle cose. Avevo voglia di girovagare e quindi non ho preso la strada più breve, anzi. Dalla Piazza di Caglio sono sceso a Rezzago, alla chiesa romanica di Cosma e Damiano. Qui ho preso il sentiero che risale lungo il torrente Roncaglia verso Rezzago, deviando poi per Brazzova, frazione di Asso, proseguendo poi verso Gallegno, altra frazione di Asso al confine con Lasnigo. Attraversando la provinciale per Magreglio all’altezza della Casa Blue, poco prima della chiesa romanica di Sant’Alessandro, ho superato il centro storico di Lasnigo prima di attraversare i prati ed i boschi che conducono a Fraino, altra frazione di Asso. La pioggia si era fatta battente ma, giunto a Pagnano, sono stato sorpreso da una schiarita: “Bene, allora allunghiamo ancora un po’!!”. Aggirando il Dosso Deo sono risalito fino a Megna scendendo poi a Visino, frazione di Valbrona. Superato il fiume Foce, che sbocca nel Lambro dopo la Cascata della Vallategna, ho percorso la strada di Cranno fino alla casa dei miei. Rapido cambio di vestiti, ben asciutti dentro lo zaino, e mi sono unito alla festa. Il GPS segna 10 Km per una piacevole passeggiata sotto la pioggia di un paio d’ore attraverso il verde intenso di sentieri poco conosciuti, poco impegnativi ma decisamente appaganti. Anche in un’uggiosa giornata di pioggia.

Davide “Birillo” Valsecchi

Nella Val Roncaglia

Nella Val Roncaglia

A margini della piazza di Sormano – la piazza Olgiati, quella con il monumento degli alpini –  c’è una piccola chiesetta ed una palina che indica il sentiero per “Rezzago – SS Cosma e Damiano – 25min”. Questo sentiero scende lungo la sponda del Torrente Roncaglia e prosegue lungo la valle fino a giungere a Rezzago, sbucando alle spalle della Chiesa Romanica nei pressi del piccolo ma grazioso parco giochi. Lungo il sentiero, che in molti tratti scorre a ridosso del torrente, c’è una deviazione che porta verso Brazzova, frazione di Asso. La prima volta che ho percorso questo sentiero è stata qualche mese fa: trasferito da poco tempo a Caglio cercavo una scorciatoia per tornare a casa dopo essere sceso a Sormano dal Monte Gerbal. Il sentiero, in realtà molto bello, mi aveva portato però a Rezzago, molto più a valle di quanto sperassi, obbligandomi poi a risalire lungo la strada vecchia, il “Vicolo per Rezzago”. Niente di terribile, anzi, ma mi è rimasto il pallino di cercare una scorciatoia tra Caglio e Sormano. In realtà la soluzione più semplice è la strada di “via roma” che, quasi in piano, collega i due centri abitati. Se proprio non si vuole camminare sull’asfalto l’alternativa è salire fino alla base del Muro di Sormano ed intercettare il Percorso Segantini (passeggiata piacevolissima attraverso la pineta). Tuttavia mi incuriosiva che non ci fosse sulla mappa una qualche sottile linea che collegasse i due paesi attraverso i campi. Così, come spesso accade, sono andato a curiosare con il GPS in tasca. In realtà i primi problemi sono stati due: il primo le recinzioni, il secondo i pascoli. Caglio è caratterizzato da numerose ville e spesso queste sono solidamente recintate, quindi la mia ricerca del “passaggio” doveva tenere conto degli ostacoli antropologici e doveva evitare quanto più possibile di “schiacciare l’erba” dei pascoli. In ogni caso, facendo qualche tentativo, sono riuscito a raggiungere il margine del bosco senza invadere la proprietà di qualcuno. Giunti al bosco sono stati gli animali, o quanto meno il segno del loro frequente passaggio, ad indicarmi la via. Dove l’uomo non guarda gli animali creano vere e proprie strade, costellate da migliaia di segni ed indicazioni. Dettagli che sono molto facili da individuare, almeno dopo un po’ di pratica, ma che sono quasi impossibili da rappresentare in una visione d’insieme con una fotografia. Quindi posso spiegarvi come sono fatte queste strade, come riconoscerle, ma non posso mostrarvele in una foto, ma solo “standoci dentro”, nella realtà. Ci sono evidenti segni di passaggio, orme, modifiche nella vegetazione, un sacco di “cacca” di ogni tipo, punti in cui si capisce che animali differenti hanno scavato, dove hanno trascorso la notte o si sono fermati al sole. Nel val Roncaglia, tra Caglio e Sormano, vi è certamente una intensa frequentazione da parte di caprioli (che ho avuto occasione di vedere direttamente) che di cinghiali (che non ho visto ma la cui presenza è inequivocabilmente confermata dalla fatte e dagli altri segni). La frequentazione è alta perché le “strade” sono logiche e ben rimarcate. Probabilmente faremo qualche attività di studio con il gruppo di FotoTrappolaggio per confermare il tutto con qualche bell’immagine. Il torrente Roncaglia è comunque molto bello e la quantità di “portasassi” (i piccoli insetti acquatici che si costruiscono un guscio allungato con la sabbia del fiume – larve di friganea) indicano che l’acqua è molto pulita e non inquinata.  Questo un po’ mi consolava perchè, ahimè, la scorciatoia tra Caglio e Sormano attraverso la valle è certamente agevole per i cinghiali ma difficilmente fruibile per bipedi a passeggio (io però mi diverto un sacco in posti simili!!). Così, visto che ero in zona, ho deciso di non risalire a Sormano ma di esplorare anche i “segni umani” nella valle. Il fiume è infatti attraversato da una condotta aerea che, grazie ad una specie di ponte su piloni in cemento, sembra captare l’acqua sull’altro lato della valle (sinistra orografica – spalle alla sorgente). Risalendo sul fianco opposto mi sono imbattuto in una “torre di cemento” che, osservata più da vicino, appare essere il vecchio “Acquedotto di Santa Valeria”. Una targa riporta il nome e l’anno, il 1922. La struttura, chiusa in una valletta senza evidenti sentieri di accesso, sembra ormai in disuso ed abbandonata. Le pompe elettriche, visibili attraverso la porta aperta, sembrano ormai sconfitte dal tempo. I tubi in plastica ed una specie di antenna fanno pensare che la struttura abbia resistito fino agli 80/90 e che poi si sia arresa. Credo, da una rapida ricerca, che l’acquedotto sia gradualmente andato in disuso quando nel 1966 i Comuni di Caglio, Sormano e Lasnigo hanno realizzato un acquedotto comune che capta l’acqua dalla piana di Sant’Alessandro a Lasnigo, pompandonala verso l’alto fino ai serbatoi di Sormano (così almeno risulta da un vecchio documentario: Acquedotto di Sormano – 1966).  Riemergere dalla valle è stato più complicato del previsto, intrappolato tra le recinzioni ho dovuto districarmi attraverso un labirinto imprevisto, ma la “tribolazione” è stata alleviata dallo spettacolo di un bel maschio di capriolo che, in barba ad ogni barricata, si è dato alla fuga saltando di slancio ogni ostacolo!!  

Davide “Birillo” Valsecchi  

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Il tempo era incerto ma la squadra ben determinata! Quindi, come spesso accade nelle giornate in cui la primavera si confonde con l’autunno, abbiamo “improvvisato” un escursione nei Monti di Sera navigando a vista e ripianificando i nostri obiettivi e la nostra rotta via via lungo il percorso. In giornate come questa il “gioco” è utilizzare il GPS per disegnare sulla mappa un ghirigoro colorato tanto improbabile quanto logico ed impegnativo. Così, lasciato il centro di Caglio, abbiamo raggiunto il castagneto di Rezzago seguendo sentieri quasi dimenticati e scorciatoie tracciate dagli animali. Poi giù, verso i Funghi di Terra ed il Lazzaretto. Poi sù, ad intercettare la mulattiera per Enco prima di scendere di nuovo puntando verso Valle Alta prima di risalire, dritto per dritto, verso Fiorana e la Sorgente del Pizzallo. Un goccio d’acqua – fredda e limpida – e poi ancora verso l’alto, verso Piazza Dorella e la Croce Pizzallo. Giunti in cima di nuovo giù, verso il Passo del Freddo allungandosi verso la Fontana Tre Sassi e l’alpe del Ginestrino. Lungo i prati incontriamo una bella lepre ed un maschio di capriolo. Giunti al Passo di Vallelunga ci concediamo un’altra stravaganza deviando nella valle tra la Ca Volta ed il Niombison, dove scorre l’affluente principale del Torrente Rezzago. La traccia che sembrava promettente purtroppo si disperde laddove il bosco si dirada lasciando spazio ad un’ampia radura di rovi ed erba alta. Mi infilo tra le spine in cerca di un passaggio tra gli ostacoli ma è quasi impossibile vedere sotto il metro e mezzo d’altezza. Il gruppo si muove piacevolmente in silenzio, ormai iniziano a capire ed imparare i trucchi! “Fermi… non siamo soli!” sussurro abbassando la testa. La sensazione si concretizza e davanti a noi, ad una ventina di metri, “sorprendiamo” quattro bei cinghiali: tre grossi ed un piccolo. L’ambiente è decisamente selvaggio e l’incontro elettrizzante. Il grosso davanti mi guarda, scocciato di non averci visto o sentito arrivare. Il gruppo resta immobile mentre io salgo in piedi su una ceppaia. Sono qui: lui mi vede, io lo vedo, lui decide di portare il suo gruppo verso l’alto della collina, senza fretta, senza agitazione. Io tengo fermo il mio. Ora, che la situazione è risolta, posso tentare una foto mentre si spostano nell’erba alta. Riprendiamo il traverso nella valle e scendiamo verso la Fornace evitando il Tennis e la Madonna di Campoè sfruttando la “mulattiera verde” lungo il fiume. 12 km, 700 metri di dislivello per quattro intense ore di cammino dietro casa, ai margini della società, sfiorando una natura selvaggia che ci è più vicina di quanto tendiamo a credere. Bella escursione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Escursionismo Avanzato 2022

Escursionismo Avanzato 2022

La Sezione di Asso del Club Alpino Italiano propone per i propri iscritti un ciclo di  escursioni sezionali sulle montagne del territorio lariano. Le escursioni, che si svolgeranno tra Marzo e Maggio, sono rivolte ai soci che hanno già un’adeguata esperienza di montagna e che vogliono riprendere a partecipare, dopo il lungo stop dovuto alla pandemia, alle attività della sezione. 

Partendo dalle montagne di casa, i Corni di Canzo, si affronteranno escursioni via via più impegnative fino a raggiungere i tremila metri del Monte Ligoncio. Gli itinerari si sviluppano in un ambiente progressivamente più severo, attraverso percorsi di tipo EE (Escursionisti Esperti) e EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura). Le salite saranno caratterizzate da dislivelli importanti, da affrontare con l’attitudine alpinistica che anima la nostra associazione.

La partecipazione è gratuita e riservata ai Soci CAI maggiorenni (anche di altre sezioni) in regola con l’iscrizione per l’anno 2022. I partecipanti dovranno essere in buona salute, adeguatamente equipaggiati e dovranno presentare la propria richiesta di partecipazione entro Venerdì 18 Marzo

Calendario Escursioni

  • Domenica 27 Marzo Sentiero Delle Vasche – EEA Corno Rat – EEA Corno Occidentale Quota Massima: 1376m Dislivello: 1327m Sviluppo: 11.19 km Difficoltà: EE -EEA
  • Domenica 10 Aprile EEA Anticima Ocone – Monte Ocone – Camozzera – Spedone Quota Massima: 1356m Dislivello: 849m Dislivello: 9.72 km Difficoltà: EE -EEA
  • Domenica 24 Aprile Rif. Menaggio – EEA Grona – Bregagno Quota Massima: 2107m Dislivello: 1413m Sviluppo: 13.41 km Difficoltà: EE – EEA
  • Domenica 8 Maggio Cainallo – Bietti – Cavallo – EEA Carbonari – Grignone – Bogani Quota Massima:  2410m Dislivello: 1372m Sviluppo: 13.86 km Difficoltà: EE – EEA
  • Sabato 21 Maggio – Domenica 22 Maggio 2Giorni – Val dei Ratti – Ligoncio Quota Massima: 3033m Dislivello: 2436 m Sviluppo: 20.91 km Difficoltà: EE – A – I+ – F+

Per partecipare

La partecipazione è gratuita e riservata ai Soci CAI maggiorenni (anche di altre sezioni) in regola con l’iscrizione per l’anno 2022. I partecipanti dovranno essere in buona salute, adeguatamente equipaggiati e presentare la propria richiesta di partecipazione entro Venerdì 18 Marzo presso la sede del CAI Asso.  Nel modulo di partecipazione, che trovate allegato, sono posti alcuni quesiti necessari per inquadrare la preparazione e l’esperienza del partecipante. 

Per informazioni e contatti

Coordinatore e CapoGita di questo ciclo di escursioni è Davide Valsecchi: Consigliere Cai Asso e AMM Collegio Guide Alpine Lombardia: è’ possibile contattarlo via email, davide@cima-asso.it, oppure via cellulare/whatsapp al numero 3920272612

Il venerdì sera la sede Cai, al 2° piano del palazzo della Biblioteca di Asso, è aperta dalle ore 21:00 alle 22:30. Altri contatti utili:

  • Presidente Sezione: Pozzi Alberto 339 -1793366 
  • Segreteria: Rocca Annalisa 338 – 7421092
  • Tesseramento: Rossetti Simone 329 – 1452101 
Escursioni Agosto 2021 (2a Parte)

Escursioni Agosto 2021 (2a Parte)

[DOL] Prima Tappa: Bergamo-Roncola

Bergamo – Città Alta – Colle dei Roccoli. Quando varchi la porta di San Giacomo, sotto lo sguardo intenso del Leone di San Marco, ti trovi davanti ancora altre mura ed una città fortificata in modo imponente. Ti rendi subito conto di come la Serenissima abbia voluto mostrare tutto il suo potere e la sua forza alle genti della pianura. Solo le guerre interne, la scoperta delle Americhe e la rivoluzione francese sottrassero definitivamente la città ai Veneziani. Ma quelle mura, che si innalzano al di sopra di un mare verde fatto di orizzonti – a sud – senza montagne, sono il passaggio da cui raggiungere prima il Castello di San Vigilio e poi i colli che, allungandosi verso il fiume Brembo, anticipano la lunga dorsale di monti verso la fine del Lago di Como e, forse, anche verso la fine della Valtellina. Nonostante il caldo soffocante abbiamo esplorato la prima tappa della Dorsale Orobica Lecchese, un percorso di 104 chilometri che unisce Bergamo e Colico. Dal Santuario di Sombreno abbiamo camminato lungo la parte meridionale della nuova Ciclovia della Val Brembana, realizzata sul dismesso tracciato della ferrovia. Superato il Brembo abbiamo seguito il sentiero Romanico, attraverso chiese e vigne, raggiungendo poi Roncola, ai piedi del Linzone e prima tappa della lunga dorsale. Un’esplorazione interessante che si spera porterà ad avventure ben più intense.

Il Pellegrino della Vallassina

Un vecchio libro ha portato la mia curiosità sui pellegrinaggi alpini e, di conseguenza, anche sui pellegrinaggi prealpini del territorio lariano. Spesso questi cammini del passato, questi itinerari tra le montagne oggi quasi dimenticati, sono molto più impegnativi di quanto si potrebbe credere, soprattutto valutando la preparazione e l’equipaggiamento di chi li percorreva. Così, pellegrino agnostico, mi sono messo in cammino anche io, cercando di capire dove avrebbe potuto portarmi questa ricerca. Il pellegrinaggio tra Asso ed il Santuario di Campoè, che si svolge solitamente a maggio, ha una traduzione che supera i 180 anni: parte da Asso, risale a Rezzago e quindi a Caglio. L’itinerario ufficiale sfrutta ora la strada provinciale, chiusa al traffico per l’occorrenza, così io ho cercato invece di percorrere una linea che ricalcasse solo i vecchi sentieri, che fosse la più diretta ma anche la più interessante. Partito dal Mulino Mauri, nella valle del Lambro, sono salito alla frazione Cà Nova di Asso e da qui, lungo la vecchia mulattiera che sale a Rezzago. I vecchi “cippi” in granito indicano ancora oggi la direzione mentre i vecchi ponti testimoniano il tempo passato di questa strada. Prima di giungere a Rezzago si incontrano i ruderi, ora in parte restaurati, della Torre di Rezzago. Tra Rezzago e Caglio la vecchia mulattiera, rimanendo sempre una stradina molto stretta, diviene asfaltata. Per questo ho preferito fare un lungo giro attraverso i campi in cerca di un vecchio sentiero – di cui ho memoria solo attraverso una vecchia foto – che sbuca appena sotto il Municipio di Rezzago. Da qui, risalendo verso Enco mi sono alzato lungo la valle del Torrente Rezzago. Prima di superare il ponte ho però imboccato un vecchio sentiero per raggiungere i campi sportivi di Caglio. Il sentiero esiste ancora, ma in buona misura è ormai frequentato solo dagli animali (mi sono infatti imbattuto in uno stupito capriolo) e nella parte centrale è quasi impraticabile per via dei rovi. In qualche modo ho però raggiunto i panoramici prati di Caglio e quindi il lungo viale alberato che porta alla suggestiva scalinata del Santuario della Madonna di Campoè. Il mio pellegrinaggio poteva dirsi concluso ed ero ormai rassegnato a fare ritorno ad Asso lungo i sentieri di Valle Bassa. Tuttavia, visto che avevo ancora voglia di esplorare, ho imboccato il nuovo Percorso dell’Oasi Botanica di Caglio. Ad onor del vero un cartello sconsiglia (vieta?) l’accesso dichiarando gli itinerari inagibili. Io, appellandomi alla mia “patacca”, ho percorso il “4passi” (quello più corto è chiamato “2passi”) ed effettivamente, nella parte alta, ci sono molti alberi abbattuti dal vento e questo può rivelarsi problematico, se non pericoloso, per un escursionista inesperto senza guida. Tuttavia, salvo questo passaggio, il sentiero si è rivelato inaspettatamente bello e decisamente interessante: la pineta, probabilmente unica nel territorio del Triangolo Lariano, permette di addentrarsi in una tipologia di bosco che solitamente appartiene a quote ben superiori (funghi, lamponi e more comprese!). Le mie aspettative erano scarse ma si è rivelato molto più bello, più lungo ed impegnativo del previsto. Dal sentiero Botanico ci si può poi collegare alla parte alta del Sentiero Segantini spingendosi, ai margini dei campi, fino a Sormano. Il colpo d’occhio, che spazia dalle Grigne al Cornizzolo, spiega senza difficoltà come il pittore Giovanni Segantini abbia trovato ispirazione per la sua opera più nota: “Alla Stanga”(1886). Da Sormano, attraverso tutte le “accorciatoie” dei vari paesi, ho fatto rapido ritorno ad Asso. I miei passi sui cammini antichi si è rivelato assolutamente soddisfacente! In futuro cercherò di proporre anche itinerari che riescano a coniugare questi antichi percorsi sui “monti di sera” con i centri storici (spesso sorprendenti!) dei paesi dell’alta Vallassina (Rezzago, Caglio, Sormano). C’è davvero moltissimo da vedere e scoprire!

Pizzo della Pieve e Cornell Bus

Pizzo della Pieve e Cornell Bus. Iniziare la propria salita alla vetta del Grignone al cospetto della “Fasana”, la parete rocciosa più imponente del territorio lecchese, significa addentrarsi nel territorio delle Grigne immergendosi nella sua natura più selvaggia ed autentica. Da Primaluna si risale in fretta verso il Rifugio Riva e quindi alla chiesetta di San Calimero: davanti a noi ora lo spigolo Est del Pizzo della Pieve e la cresta che rimonta ai margini della Parete Fasana. Il Cornell Bus è una vecchia traccia che, tra roccette e vertiginosi prati, conduce alla sommità della Fasana. I rami biforcuti di un vecchio albero morto da decenni indicano l’inizio della via, il resto va scoperto con intuito e malizia. Una salita decisamente impegnativa, oltre 2100 metri di dislivello, coronata dalle vette del Pizzo della Pieve (2248m) e del Grignone (2410m).

Cresta Zucco di Cam

Percorrendo il lungo rettilineo che da Ballabio porta a Balisio appare una grande montagna erbosa che sembra riempire l’orizzonte della suggestiva valle tra il Due Mani, a destra, e lo Zucco dei Campei, a sinistra: quello è lo Zucco di Cam. Grazie ai suoi 2195 metri di quota ed alla sua posizione lungo la Dorsale Orobica Lecchese a ridosso della Val Biandino, è uno dei punti più panoramici della Val Sassina: dalla sua sommità si gode di un panorama straordinario che spazia in ogni direzione. La sua vetta, placidamente tonda ed erbosa, non sembra però affascinare o attirare la grande massa: meglio così forse. In realtà, come mi ha insegnato il Moregallo, più è docile la cima più è inquieta la montagna. Da Introbio (586m) è possibile salire alla Bocchetta di Pianca (1350m) e quindi alla Bocchetta di Foppabona (1950m) per raggiungere poi la vetta dello Zucco di Cam da nord, lungo placidi prati. Una bella salita, noi però volevamo esplorare una linea più diretta che, dallo Zucco di Cornisella (1520), guadagnasse la cima (2195m) risalendo direttamente la Cresta Sud-Ovest. Spulciando tra le carte abbiamo trovando nota di una vecchia traccia ormai abbandonata che, con maestria e malizia, riesce a superare i salti rocciosi della cresta dando vita ad una linea impegnativa, ma escursionistica, alla vetta. Questo si è tradotto in 700 appassionanti metri di dislivello vissuti navigando a vista tra rocce e prati vertiginosi. I principali salti rocciosi lungo la cresta sono 4, ma possono essere tutti aggirati con arguzia senza bisogno di impegnarsi in arrampicata. Una salita intensa attraverso uno scenario imponente ed ignonto. Giunti finalmente in cima siamo stati letteralmente rapiti dal panorama circostante che, in una magnifica giornata di fine estate, fremesa vivo ed intrigante. Nonostante gli impegnativi 1600 metri di dislivello che avevamo già nelle gambe ci sentivamo energizzati da quella vista e, forse famelici, abbiamo cercato di gustarne il più possibile. Così dal Pizzo di Cam siamo scesi al Rifugio Grassi, da qui, seguendo un lungo traverso, siamo giunti al Lago di Sasso, ai piedi del Pizzo dei Tre Signori. Siamo poi risaliti ancora al Rifugio Santa Rita incamminandoci lungo la Sponda di Biandino, il crinale tra la val Biandino e la Val Varrone. Solo giunti all’alpe Algoredo, quando ormai il sole iniziava ad essere basso all’orizzonte, abbiamo abbandonato quell’infinito crinale per scendere nuovamente ad Introbio. Dopo 11 ore di cammino avevamo esplorato la Cresta dello Zucco di Cam e percorso il periplo dell’intera val Biandino: 26 km per 2190 metri di dislivello, davvero non male!

NB. la Cresta Sud-Ovest del Pizzo di Cam è da considerarsi un itinerario impegnativo per Escursionisti Esperti in grado di muoversi ed orientarsi fuori traccia.

Notturna Croce Pizzalo

Le giornate, alla fine di Agosto, si sono ormai accorciate ed il sole tramonta molto più presto di quanto accadesse a Giugno o Luglio. Solo un mese fa bisognava attendere le 22:30 perchè calasse il buio ed apparissero la stelle: l’attesa era però compensata dagli straordinari tramonti. Ora invece la notte arriva veloce, già alle 21:00 copre ogni cosa. Ci lascia giusto il tempo di osservare i funghi di terra prima di trasformare in modo radicale il mondo che ci circonda. Le frontali creano una bolla di luce che definisce e circoscrive il nostro spazio: spegnendole, immobili nel silenzio, i nostri sensi si insinuano tra le ombre nella fioca luce delle stelle proiettandoci in un mondo che forse di giorno non esiste. “Vediamo” e “sentiamo” in modo nuovo, forse inaspettato. Scopriamo che sugli alberi corrono frenetici i ghiri, che nelle felci si nascondo i caprioli e tra i cespugli brillano gli occhi delle volpi. Scopriamo anche che i tassi, sorpresi sul sentiero dal nostro passaggio, scappano pigri “sculettando” infastiditi ma tutt’altro che spaventati. L’Estate è finita, l’Autunno annuncia il grande buio dell’Inverno e la magia delle Notturne sempre più impegnative e misteriose. 

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