Month: August 2008

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La Funicolare di Santa Margherita

La Funicolare di Santa Margherita

Funicolare Santa Margherita
La funicolare di Santa Margherita

Oggi Enzo si è presentato in trattoria, centro culturale del paese, con un mazzo di foto in bianco e nero. Si è seduto ed ha cominciato a trafficare per sistemare la borsa e l’inseparabile macchina Polaroid prima di ordinare il pranzo alla Giusy.

Ormai lo conosco, l’ho squadrato serio e gli ho detto “coraggio racconta”. Lui si è aperto in un sorriso sornione: “Niente… sono andato alla Funicolare di Santa Margherita a fare degli scatti…”. La Zia ha scosso la testa, cominciava la conferenza, ed in un attimo eravamo nel passato di quell’angolo di montagna che si affaccia sul lago al confine tra Italia e Svizzera.
Santambrogio è salito lassù a fotrografare un pezzo di storia che vive in questi giorni il suo momento piu’ incerto, ma andiamo per ordine.

All’inizio del secolo, nel 1868, Lanzo d’Intelvi divenne famoso grazie alla scoperta delle fonti solfoferruginose del Paravisio, al Pian delle Noci, dando vita allo Stabilimento Idroterapico. Per l’inaugurazione del Grand Hotel Belvedere fu costruita una funicolare che univa il belvedere di Lanzo (885 m) con il paese sottostante di Santa Margherita, sul lago di Lugano, da dove partivano i battelli che permettevano ai turisti Italiani e Svizzeri di raggiungere la località turistica.
La funivia è rimasta in attività dal 1907 al 1977.

Da quando è stato interrotto il servizio la funicolare ha corso spesso il rischio di essere smantellata, questo nonostante lo sforzo del comitato locale che vuole non solo preservarla ma rimetterla in attività. Purtroppo le speranze sembrano affievolirsi, la regione Lombardia metterà in vendita la funicolare con un asta pubblica che si terrà il 24 settembre. Quelle di Enzo potrebbero essere le ultime foto.

L’aggravante che amareggia i vallintelvesi è che la regione mette all’asta le stazioni senza informarne il comitato promotore, che pochi anni fa vinse la causa per restituire alla regione la funicolare stessa, proprio quando stava per essere sottratta al Pirellone.

Nel 1992 nacque il comitato promotore per la funicolare che profuse impegno ed energia per richiamare l’attenzione della regione affinché si potesse riattivare l’impianto, prezioso mezzo di comunicazione fra lago e montagna. Il comitato si battè affinché due immobiliari, l’Alpina e la Diamante, non si accaparrassero le stazioni a valle e a monte, già destinate a diventare delle meravigliose ville.

Vi ho raccontato questa storia perchè Santambrogio è sempre a caccia di quei tesori della nostra zona che rischiano di scomparire. Riesce a scovare particolari sempre interessanti ma ammantati da una punta di nostalgia, spesso in pericolo di scomparire per volontà o incuria dell’uomo. Spero non debba mai fare foto simili alle meraviglie della nostra Vallassina.

Enzo è gelosissimo delle sue foto ma con le buone sono riuscito a farmene dare un paio, spero in questo modo di rendere omaggio ad un pezzetto di passato che forse scomparirà.

Enzo Santambrogio

Davide “Birillo” Valsecchi

Il treno a vapore del Furka

Il treno a vapore del Furka

Treno del FurkaIl Club Treni Brianza organizza, domenica 28 Settembre 2008, una gita con il treno a vapore del Furka.

Dopo la costruzione della galleria di base del Furka, l’era del treno a vapore che valicava il Passo sembrava terminata.
Alcuni nostalgici della locomozione a vapore hanno rimesso in funzione la linea, che oggi offre così uno dei viaggi più spettacolari su un treno di montagna. Il treno a vapore della DFB (Dampfbahn Furka-Bergstrecke) collega di nuovo Realp e Gletsch attraverso vari tunnel, lungo il famoso ponte ribaltabile di Steffenbach, che viene smontato ogni autunno e rimontato ogni primavera, e sui viadotti solidamente murati.

La nostalgica esperienza di un viaggio a vapore nel  grandioso paesaggio alpino è sicuramente indimenticabile.

La Partenza da Asso in P.zza Mercato alle ore 6.00 (Erba parcheggio Cafferino ore 6.10) in Pullman Gran Turismo e arrivo a Realp (Svizzera). Ore 10.15 partenza per lo spettacolare trenino a vapore del Furka. Soste fotografiche lungo il percorso, carico d’acqua della locomotiva a vapore e arrivo alla stazione in quota a 2140 metri. Sosta per spuntino, assaggio prodotti locali. Ora 11.25 ripartenza con il trenino a vapore alla volta di Gletsh con la spettacolare vista del Ghiacciaio Azzurro. Arrivo alle ore 12. possibilità di effettuare fotografie durante le manovre della locomotiva a vapore sulla piattaforma girevole. Tempo a disposizione per il pranzo (al sacco o presso il ristorante Self-service adiacente la stazione). Ore 15.00 partenza in pullman gran turismo e sosta pomeridiana al laghetto del Nufenen Pass a 2200 metri (possibilià di ristori – shopping souvenir). Rientro in serata. Quota viaggio €60.00 (Pranzo non incluso nel prezzo). Iscrizione valida solo a pagamento avvenuto!

Per informazioni e pronotazioni Daniele Ghillioni, 031.683369 / 349.36.12.889.
info@clubtrenibrianza.com

Giove dà spettacolo all’Osservatorio Astronomico di Sormano

Giove dà spettacolo all’Osservatorio Astronomico di Sormano

Osservatorio Astronomico SormanoAvevo appena aperto una birra fresca e stavo per mettermi a spulciare Internet quando squilla il telefono. E’ Paolo Chiavenna: “salgo all’osservatorio, vieni?“. Certo!!
Chiudo il pc e sono in macchina illuminando i tornanti della strada che sale alla colma in una delle ultime notti d’estate.

In cima al mitico {it:Muro di Sormano} , a 1128 metri di altezza, si trova l’Osservatorio Astronomico (OAS)  realizzato nel 1987 grazie all’impegno ed alla grinta del Gruppo Astrofili Brianza. Il piccolo centro è infatti riuscito a pubblicare importanti ricerche ed osservazioni collaborando persino con l’ente spaziale americano (Nasa). Sormano Astronomical Observatory compare infatti sul sito web della Nasa come uno degli osservatori accreditati per il monitoraggio di oggetti potenzialmente pericolosi per il pianeta.

Grazie al costante impegno il gruppo ha ottenuto l’aiuto ed il riconoscimento anche della Comunità Montana del Triangolo Lariano e del Comune di Sormano e, proprio nelle prossime settimane, installerà un nuovo e più potente telescopio all’interno della storica cupola.

All’osservatorio ci aspetta Valter Giuliani, fisico e mentore della serata, con un piccolo gruppo di giovani che festeggiano un compleanno osservando le stelle.
Ospite speciale della serata è {it:Giove_(astronomia)|Giove}, il gigante gassoso che in questo periodo splende  visibile ad occhio nudo. Con il gigante incontriamo anche i suoi satelliti, {it:Io_(astronomia)|Io} ed {it:Europa_(astronomia)|Europa}, mentre Valter, da grande intrattenitore, ci introduce ai segreti dello spazio e del tempo con incredibili esperimenti.

Scivoliamo tra i venti solari cavalcando le aurore boreali, schivando asteroidi e flussi di plasma mentre Valter racconta la fine dei dinosauri e le tempeste che da oltre 500 anni sconvolgono Giove. Valter ci parla come si farebbe a dei bambini curiosi mentre il nostro stupore si riscopre in tutta la fanciullezza con cui guardiamo le stelle ed il cielo d’estate.

Se volete visitare l’osservatorio o seguire una delle affascinanti spiegazioni di Valter visitate il Sito Web del OAS, scivete loro e troverete un’allegro gruppo di scienziati un po’ sognatori che passa le notti a scrutare il cielo osservando i movimenti dell’universo che ci abbraccia.
Una magnifica serata. Grazie Valter!  Grazie Paolo!!

.davide

La Battaglia dello Scoiattolo Rosso

La Battaglia dello Scoiattolo Rosso

scoiattolo-rossoLa mattina per recarmi in ufficio evitando il traffico utilizzo stradine secondarie costeggiando il parco del Golf Club ed i boschi che circondano il lago di Montorfano. Allungo un pò la strada ma evito le file e libero la mente nella pace del verde illuminato dal sole del mattino. Quasi ogni giorno incrocio un nuovo piccolo amico che scappa veloce attraverso una siepe ad ogni mio passaggio, un bellissimo scoiattolo rosso con una magnifica e gonfissima coda che rifulge nei colori estivi. E’ veramente un bellissimo animale che mi dona buon umore e stupore ogni volta che lo incontro.

Lungo circa circa 25 cm ha una fluente coda di altri 20 cm che serve per bilanciarlo nei salti eper  scaldarlo, avvolgendolo, durante la stagione rigida. Il colore del suo pelo varia a seconda delle stagioni e del clima spazziando dal rosso al grigio fino ad una tonalità che si avvicina al nero. Si nutre di ghiande, faggiole, nocciole, noci e semi in genere, gemme e ramoscelli di pini, larici o abeti, ma non disdegna uova, piccoli uccelli ed insetti.

Il mio amico “rosso” ha però un nemico terribile da fronteggiare che ne minaccia la sopravvivenza, incredibile a credersi ma è niente meno che il suo cugino nord-americano/inglese, lo scoiattolo grigio.

Nella lista  della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) per il 2006  tra le 16.119 specie a rischio di estinzione, sorprendentemente compare anche lo scoiattolo rosso, oltre ad altri animali  che ancora consideriamo comuni come il ghiro e molte specie di pipistrelli.

Scoiattolo Grigio
Scoiattolo americano

Le popolazioni italiane ed europee di scoiattolo rosso ({it:sciurus vulgaris}) sono fortemente minacciate dalla diffusione incontrollata di una specie introdotta (alloctona) dall’uomo nel secolo passato, l’americano scoiattolo grigio ({it:sciurus carolinensis}), che possedendo un tasso riproduttivo più elevato e una maggiore adattabilità sta velocemente sostituendo la specie nostrana laddove le due vengono in contatto. In Italia ciò sta succedendo in Piemonte e in Liguria, dove la rarefazione della specie rossa è ormai un dato di fatto.

Lo scoiattolo grigio ha un manto che non cambia con la stagione e spesso ha delle strisce di colore diverso lungo i fianchi. Un carattere distintivo importante sono i ciuffi che spuntano dalla orecchie i peli sopra le orecchie presenti solo nello scoiattolo nostrano e molto evidenti. Se ha i ciuffi è uno dei nostri!

Un programma di eradicazione dello scoiattolo grigio, proposto dagli ecologi, è stato avversato dagli ambientalisti. Va osservato che gli ecologi sono gli esperti di ecologia mentre gli ambientalisti sono i tifosi, spesso hooligans, dell’ambiente, spesso parlano di ciò che non sanno pretendendo di avere ragione. Il legno ci vorrebbe…

Tieni duro amico “rosso”, vedi di acchippare piu’ scoiattolesse e di tenere alto l’onore nostrano!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Angelo Rusconi intervistato da LaProvincia prima della partenza

Angelo Rusconi intervistato da LaProvincia prima della partenza

La giornalista di Asso, Mara Cavalzutti, ha intervistato Angelo Rusconi prima della sua imminente partenza per il Pakistan. L’articolo è stato pubblicato il 24 Agosto 2008 da La Provincia di Como ed è possibile leggerne la copia on line qui.
Grazie Mara per aver dato spazio alle iniziative di Angelo!

A scuola di solidarietà nelle valli del Pakistan
L’alpinista Angelo Rusconi, col Cai di Asso, ha fondato un’istituto femminile nel Paese

L’inaugurazione è fissata per il 3 settembre. A Hiderabad, nella valle pachistana di Hunza, vedrà la luce una scuola elementare femminile. Padre dell’iniziativa, con la collaborazione del Cai di Asso, è Angelo Rusconi, 66enne di Canzo, a capo di numerose spedizioni della sezione di Asso del Cai. L’alpinista partirà tra pochi giorni per essere presente all’inaugurazione il 3 settembre, contento di tornare in Pakistan dove lo ha condotto la sua passione per la montagna e poi l’affetto della gente. «La scuola composta dalle prime tre classi elementari, – spiega Rusconi – potrà ospitare circa 120 bambine e sarà intitolata a Nuccia Paredi, una cara amica che non c’è più». La prima volta di in Pakistan risale al ’97, quando con la sua squadra salì a 6200 metri sullo Spantik della catena montuosa Karakorum, la stessa dove nel ’98, conquistò la sua cima più alta, il Drifika, a 6500 metri. L’alpinista, che negli ultimi anni ha stretto buoni rapporti con la gente del posto, ha deciso di fare qualcosa per i pastori che abitano quelle zone remote. Quello della scuola è solo l’ultimo dei progetti portati avanti da Rusconi in Pakistan: nel ’99 in seguito alla conquista della Cima-Asso (5300 metri), con l’aiuto di alcuni simpatizzanti, è riuscito a costruire la Capanna Lombardia, vera e propria struttura di supporto per gli escursionisti. «Le montagne pachistane non sono molto praticate dai locali – spiega Rusconi – e perciò anche le iniziative per la loro valorizzazione scarseggiano. Ho pensato così di attrezzare la zona del lago Bari Lake, come un vero e proprio rifugio, dove poter sostare e rifocillarsi adeguatamente, per dare ristoro agli esploratori, che una volta tracciate le vie si sono fatti numerosi». Rusconi non è nuovo a iniziative di solidarietà a sostegno dei bambini. Da diversi anni è finanziatore dell’orfanotrofio di Gilgit, sostenuto esclusivamente dalle offerte, che ospita cinquanta bambini e li istruisce fino ai 18 anni. La scuola elementare femminile che aprirà a settembre si trova a Hiderabad, paese del grande alpinista pakistano Ashraf Amman, grande amico di Rusconi.

[Serpenti] Marasso, un incontro speciale..

[Serpenti] Marasso, un incontro speciale..

[Attenzione] Quest’articolo è un ottima introduzione per chi vuole iniziare a conoscere i serpenti che vivono nel nostro paese. I più esperti troveranno qua e là imprecisioni ma, grazie all’aiuto di alcuni ofiologi, stiamo correggendo l’articolo senza perdere la natura ditattica. Questo post inizialmente era dedicato ai bambini delle scuole medie di Asso. Benvenuti!

Marasso
Marasso

Già da qualche giorno meditavo di scrivere una piccola ricerca sui serpenti e curiosamente in quest’ultima settimana mi è capitato di incontrarne di tutti i tipi.

L’innocuo Anguis fragilis|orbettino “Berto”, che vive nel giardino di Simone e mia sorella, contrariamente a quello che si creda non è un serpente bensì una lucertola che ha perso le zampe evolvendosi.

Ho incontrato lo “Scurzon”, che è un biacco, un serpente non velenoso della famiglia dei Colubri. In altre parti d’italia si chiama “Saettone”, e chi lo ha visto correre sull’asfalto sa perchè.

Ma l’incontro più emozionante l’ho avuto Sabato salendo da Valle Bassa verso Enco alla ricerca della vecchia strada che raggiunge Rezzago costeggiando il Lambro. Ho dovuto cercare su Internet perchè non lo avevo mai visto, tuttavia è un serpente alquanto spavaldo e, sebbene non sia riuscito a catturarlo in una foto,  l’ho potuto studiare a lungo prima che mi accettasse come un “potenziale pericolo” e sdegnato si allontanasse nella boscaglia. Sono certo che quello che ho incontrato sia un Marasso, noto anche come marasso|Vipera Berus. La particolarità dell’esemplare incontrato, che mi ha portato a documentarmi meglio, era la colorazione completamente nera detta mellinica.

Inizialmente ero dubbioso, un serpente nero come quello non lo avevo mai visto. Le sue squame lucide brillavano al sole e potevo vederne benissimo la testa ed il collo. Era impressionante osservare quanto gonfi fossero i muscoli a lato della bocca e come fosse definito il triangolo della testa. “Quello morde!!” ho subito pensato mentre reprimevo la paura atavica dei serpenti che ognuno di noi ha nel proprio DNA.

Volete sapere come si distingue un serpente velenoso da una biscia? Il serpente è un predatore e si capisce guardandolo che è un dannato professionista in quello che fa. Dovrebbe bastare questo tuttavia ci sono anche delle osservazioni più scientifiche che possono essere fatte, la prima riguarda la pupilla: i serpenti velenosi hanno la pupilla verticale mentre bisce e serpenti non velenosi in genere hanno la pupilla tonda. Se non avete una buona vista o non siete in una posizione sicura, puntare ad un faccia a faccia con un serpente non è consigliabile (io per lo meno lo eviteri!).

Altro fattore è la struttura del corpo, del collo e della testa. Se non si riesce a distinguere in modo netto la testa dal tronco, come nel caso dell’orbettino, si tratta di un serpente non velenoso. Se la testa è ben visibile rispetto al resto del corpo allora puo’ essere di due tipi: se fortemente triangolare con un vertice al naso e gli altri due agli esterni della bocca è velenoso, se affusolata e più ovale ed allungata non è velenoso.

Comunque ciò che aiuta meglio a capire la differenza tra gli animali è data dall’alimentazione e dallo stile di caccia. Un serpente non velenoso tipicamente si nutre di insetti o piccole rane, può diventare anche molto lungo, come nel caso dello scorzone ma la sua testa è strutturata per afferrare ed inghiottire piccoli animali con scarse difese. Un serpente velenoso si nutre invece di insetti più grandi e tipicamente di piccoli roditori. La sua testa ed il suo corpo sono strutturati per attacare, mordere, combattere fino alla morte della piccola preda, dotata  di piccoli artigli e denti, inghiottendola interamente. Inoltre un serpente velenoso si nutre e riposa a lungo mentre un serpente non velenoso si mantiene maggiormente in movimento cibandosi di prede piu’ piccole ma in modo costante.

Il fatto che il serpente velenoso si riposi, si fermi a digerire o a prendere il sole rappresenta infatti il vero elemento di rischio per l’uomo. Quando è in caccia noi non siamo le sue prede, non ha interesse per noi e dobbiamo precludergli la via di fuga o compiere qualche atto ostile nei suoi confronti perchè decida di difendersi, solitamente lui ci vede/sente per primo e si tiene alla larga. Diversamente quando è fermo, mezzo addormentato su un sasso al sole, è tecnincamente vulnerabile ed è facile arrivargli addosso senza che lui se ne renda conto. Incredibilemente attacca per difesa. Per questo motivo è abbastanza facile evitare incidenti con i serpenti.

Come tutelarsi dai cattivi incontri?

La prima difesa è rappresentata dai nostri indumenti, non addentratevi nel bosco o nei prati senza un buon paio di scarponcini e pantaloni lunghi. Sandali e shorts vanno bene per la spiaggia ma non offrono alcun riparo al morso di un serpente o agli altri inconvenienti che possiamo affrontare camminando nel sottobosco.

Se attraversate un fitto prato, un ghiaione o una qualsiasi area idonea ad un serpente muovetevi lentamente osservando con attenzione e appoggiando in modo deciso i vostri passi sul suolo, cosi facendo un eventuale serpente avrà il modo ed il tempo per sentirvi ed allotanarsi. Non allungate le mani per raccogliere, funghi, fiori, lamponi, fragole ed altre leccornie senza aver studiato bene il cespuglio o le rocce circostanti. Osservate e rivelate la vostra presenza con un minimo di rumore ed in caso di dubbio scuotete il cespuglio, con un bastone o con un paio di scarponi pesanti, restando all’erta prima di infilarci le mani.

Il veleno dei serpenti delle nostre zone non è mortale nella maggior parte dei casi ma essere morsi rappresenza comunque un esperienza traumatica per il corpo e la mente che è sicuramente meglio evitare con qualche semplice accortezza.

Provo a stilare una piccola lista dei serpenti presenti nella nostra zona:

Anguis fragilis|orbettino, non velenoso (e tecnicamente non è neppure un serpente).

Orbettino
Orbettino

Saettone o scorzone, non velenoso (ma occhio che morde comunque se lo infastidite!)

Biacco o Scorzone
Saettone

Natrix natrix o biscia dal collare (la biscia d’acqua), non velenoso

natrix natrix, biscia dal collare
Biscia d’acqua

Vipera Comune o Aspide , velenoso

Aspide
Aspide

Marasso, velenoso.

Marasso
Marasso

vipera dal corno, velenosa. Si trova solo in alta quota e più sulle alpi orientali che da noi (questa è pericolosa!!)

Vipera dal corno
Vipera dal corno

Nota: non confondete la vipera dal corno con la vipera cornuta, la seconda è africana!




Cosa fare in caso vi abbiano morso?

Ci sono moltissime cose che possono essere fatte per evitare le conseguenze di un morso di serpente velenoso, alcune delle quali possono essere anche piu’ dannose del morso stesso se applicate da inesperti.

Mi limiterò a due semplici ma efficaci consigli:

-NO PANIC: niente panico, il panico uccide ed in questo caso è doppiamente vero. Dovete evitare che il veleno entri in circolo e si sposti dalla sede del morso a parti vitali. Quindi non agitatevi, non correte. Pulite in modo delicato la ferita se possibile con acqua corrente. Niente lacci, sieri, incisioni, tecniche indiane se non sapete cosa state facendo!! Calma e sangue freddo. Nella maggior parte dei casi avete a disposizione il tempo che vi serve.

-118: chiamate il numero verde 118  chiedete aiuto medico, spiegate con calma cosa è successo e fornite le indicazioni necessarie per essere raggiunti. Anche in questo caso CALMA. Il 118 ha tutto quello che serve per intervenire e soccorrervi con efficenza ma ha bisogno di sapere chi siete, dove siete e cosa vi è successo.
Ricordate che se formulate una richiesta d’aiuto è la vostra vita o quella di un vostro caro in gioco, quindi comunicate in modo chiaro, semplice ed educato all’operatore che prende la vostra chiamata. Dovete ascoltare, ubbidire ed avere pazienza per i necessari tempi tecnici. La vostra sopravvivenza dipende dalla precisione con cui riuscirete a comunicare all’operatore la vostra situazione. Urlare, imprecare, lamentarsi o piangere non aiuta nè voi nè il vostro operatore, comunicare in modo preciso, civile e lucido invece può salvarvi la pelle.Se non riuscite a contare il 118 trovate qualcuno che lo faccia per voi.

Se siete soli, senza telefono, senza esperienza e siete state morsi da un serpente è il momento di chiedervi che diavolo ci facciate “into the wild” come degli sprovveduti!!!

Comunque restate calmi, il panico uccide, ripetetelo ad ogni respiro finchè non ritrovate la calma. A Dio piace salvare in extremis gli sciocchi, avete ancora buone possibilità.

Davide “Birillo” Valsecchi



Ma che auto è?

Ma che auto è?

Sabato ero a pranzo dalle “zie”, alla Trattoria al Lambro, il locale che, oltre ad offrire un ottima cucina casalinga,  è diventato un pò il centro culturale di Asso. Tra operai e muratori, ci si può imbattere in scrittori, fotografi, giornalisti, modellisti ed ogni sorta di talento artistico che apprezzi la cucina semplice e la buona compagnia.

All’uscita, parcheggiata davanti alla posta, ho trovato questa: una piccola e fiammante cabrio rossa con un sapore antico. Il proprietario, che era a pranzo con noi, si è subito accorto del mio stupore e mi ha sfidato, ridendo, a riconoscerne il modello e la marca.

Chi diceva Lancia, chi Alfa, qualcuno accennava anche alla 313 di Paperino. Ma la risposta è più semplice ed anche più divertente: è una 500, o cinquino come veniva chiamato, a cui, nei mitici anni 60, è stato applicato uno dei primi Kit Estetici traformando la piccolina di casa Fiat in quest’auto curiosa. Se osservate bene la ruota e la parte posteriore non potrete che riconoscere quelle inconfondibili linee.

Esperimenti simili non erano infrequenti in quegli anni, era infatti disponibile anche un kit per il maggiolone in grado di renderlo simile ad una lussuosa Rolls Royce. Sono le stranezze di Asso!!

Davide “Birillo” Valsecchi

La Valassina sul Lago di Como

La Valassina sul Lago di Como

Un’ interessante articolo pubblicato da LaProvinciaOnLine sul progetto di recupero della vecchia strada che collegava Asso con Rezzago e proseguiva verso Bellagio:

[sentiero da salvare]
Il progetto: Riscoprire l’antica strada per Como

ASSO Quando la strada era ancora polverosa e senza asfalto tra Asso e il lago di Como esisteva un lungo serpentone segnato in mezzo ai boschi da sassi chiari e ponti splendidi. Questo antico percorso dovrebbe essere riqualificato, grazie alla volontà comune di Asso, Rezzago e Caglio. Diversi chilometri di strade, ormai divenute sentieri, sono oggetto di un progetto di riqualifica per salvaguardare la storia che rappresentano.
«Con l’avvento della provinciale ci si è dimenticati della vecchia strada per Rezzago, come la chiamano da Asso, o del tratto per Caglio e più su ancora verso la Colma e a scendere fino al lago da Brunate – spiega il vicesindaco di Rezzago Sergio Binda. Questa via ha rappresentato per anni l’unico collegamento tra i vari paesi, e sarebbe un grave peccato se andasse persa. Per questo motivo Asso, Caglio e Rezzago hanno deciso di unirsi per cercare di recuperarla con un progetto denominato: La Valassina sul Lago di Como».
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