Author: Davide "Birillo" Valsecchi
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Escursioni Agosto 2021 (2a Parte)

Escursioni Agosto 2021 (2a Parte)

[DOL] Prima Tappa: Bergamo-Roncola

Bergamo – Città Alta – Colle dei Roccoli. Quando varchi la porta di San Giacomo, sotto lo sguardo intenso del Leone di San Marco, ti trovi davanti ancora altre mura ed una città fortificata in modo imponente. Ti rendi subito conto di come la Serenissima abbia voluto mostrare tutto il suo potere e la sua forza alle genti della pianura. Solo le guerre interne, la scoperta delle Americhe e la rivoluzione francese sottrassero definitivamente la città ai Veneziani. Ma quelle mura, che si innalzano al di sopra di un mare verde fatto di orizzonti – a sud – senza montagne, sono il passaggio da cui raggiungere prima il Castello di San Vigilio e poi i colli che, allungandosi verso il fiume Brembo, anticipano la lunga dorsale di monti verso la fine del Lago di Como e, forse, anche verso la fine della Valtellina. Nonostante il caldo soffocante abbiamo esplorato la prima tappa della Dorsale Orobica Lecchese, un percorso di 104 chilometri che unisce Bergamo e Colico. Dal Santuario di Sombreno abbiamo camminato lungo la parte meridionale della nuova Ciclovia della Val Brembana, realizzata sul dismesso tracciato della ferrovia. Superato il Brembo abbiamo seguito il sentiero Romanico, attraverso chiese e vigne, raggiungendo poi Roncola, ai piedi del Linzone e prima tappa della lunga dorsale. Un’esplorazione interessante che si spera porterà ad avventure ben più intense.

Il Pellegrino della Vallassina

Un vecchio libro ha portato la mia curiosità sui pellegrinaggi alpini e, di conseguenza, anche sui pellegrinaggi prealpini del territorio lariano. Spesso questi cammini del passato, questi itinerari tra le montagne oggi quasi dimenticati, sono molto più impegnativi di quanto si potrebbe credere, soprattutto valutando la preparazione e l’equipaggiamento di chi li percorreva. Così, pellegrino agnostico, mi sono messo in cammino anche io, cercando di capire dove avrebbe potuto portarmi questa ricerca. Il pellegrinaggio tra Asso ed il Santuario di Campoè, che si svolge solitamente a maggio, ha una traduzione che supera i 180 anni: parte da Asso, risale a Rezzago e quindi a Caglio. L’itinerario ufficiale sfrutta ora la strada provinciale, chiusa al traffico per l’occorrenza, così io ho cercato invece di percorrere una linea che ricalcasse solo i vecchi sentieri, che fosse la più diretta ma anche la più interessante. Partito dal Mulino Mauri, nella valle del Lambro, sono salito alla frazione Cà Nova di Asso e da qui, lungo la vecchia mulattiera che sale a Rezzago. I vecchi “cippi” in granito indicano ancora oggi la direzione mentre i vecchi ponti testimoniano il tempo passato di questa strada. Prima di giungere a Rezzago si incontrano i ruderi, ora in parte restaurati, della Torre di Rezzago. Tra Rezzago e Caglio la vecchia mulattiera, rimanendo sempre una stradina molto stretta, diviene asfaltata. Per questo ho preferito fare un lungo giro attraverso i campi in cerca di un vecchio sentiero – di cui ho memoria solo attraverso una vecchia foto – che sbuca appena sotto il Municipio di Rezzago. Da qui, risalendo verso Enco mi sono alzato lungo la valle del Torrente Rezzago. Prima di superare il ponte ho però imboccato un vecchio sentiero per raggiungere i campi sportivi di Caglio. Il sentiero esiste ancora, ma in buona misura è ormai frequentato solo dagli animali (mi sono infatti imbattuto in uno stupito capriolo) e nella parte centrale è quasi impraticabile per via dei rovi. In qualche modo ho però raggiunto i panoramici prati di Caglio e quindi il lungo viale alberato che porta alla suggestiva scalinata del Santuario della Madonna di Campoè. Il mio pellegrinaggio poteva dirsi concluso ed ero ormai rassegnato a fare ritorno ad Asso lungo i sentieri di Valle Bassa. Tuttavia, visto che avevo ancora voglia di esplorare, ho imboccato il nuovo Percorso dell’Oasi Botanica di Caglio. Ad onor del vero un cartello sconsiglia (vieta?) l’accesso dichiarando gli itinerari inagibili. Io, appellandomi alla mia “patacca”, ho percorso il “4passi” (quello più corto è chiamato “2passi”) ed effettivamente, nella parte alta, ci sono molti alberi abbattuti dal vento e questo può rivelarsi problematico, se non pericoloso, per un escursionista inesperto senza guida. Tuttavia, salvo questo passaggio, il sentiero si è rivelato inaspettatamente bello e decisamente interessante: la pineta, probabilmente unica nel territorio del Triangolo Lariano, permette di addentrarsi in una tipologia di bosco che solitamente appartiene a quote ben superiori (funghi, lamponi e more comprese!). Le mie aspettative erano scarse ma si è rivelato molto più bello, più lungo ed impegnativo del previsto. Dal sentiero Botanico ci si può poi collegare alla parte alta del Sentiero Segantini spingendosi, ai margini dei campi, fino a Sormano. Il colpo d’occhio, che spazia dalle Grigne al Cornizzolo, spiega senza difficoltà come il pittore Giovanni Segantini abbia trovato ispirazione per la sua opera più nota: “Alla Stanga”(1886). Da Sormano, attraverso tutte le “accorciatoie” dei vari paesi, ho fatto rapido ritorno ad Asso. I miei passi sui cammini antichi si è rivelato assolutamente soddisfacente! In futuro cercherò di proporre anche itinerari che riescano a coniugare questi antichi percorsi sui “monti di sera” con i centri storici (spesso sorprendenti!) dei paesi dell’alta Vallassina (Rezzago, Caglio, Sormano). C’è davvero moltissimo da vedere e scoprire!

Pizzo della Pieve e Cornell Bus

Pizzo della Pieve e Cornell Bus. Iniziare la propria salita alla vetta del Grignone al cospetto della “Fasana”, la parete rocciosa più imponente del territorio lecchese, significa addentrarsi nel territorio delle Grigne immergendosi nella sua natura più selvaggia ed autentica. Da Primaluna si risale in fretta verso il Rifugio Riva e quindi alla chiesetta di San Calimero: davanti a noi ora lo spigolo Est del Pizzo della Pieve e la cresta che rimonta ai margini della Parete Fasana. Il Cornell Bus è una vecchia traccia che, tra roccette e vertiginosi prati, conduce alla sommità della Fasana. I rami biforcuti di un vecchio albero morto da decenni indicano l’inizio della via, il resto va scoperto con intuito e malizia. Una salita decisamente impegnativa, oltre 2100 metri di dislivello, coronata dalle vette del Pizzo della Pieve (2248m) e del Grignone (2410m).

Cresta Zucco di Cam

Percorrendo il lungo rettilineo che da Ballabio porta a Balisio appare una grande montagna erbosa che sembra riempire l’orizzonte della suggestiva valle tra il Due Mani, a destra, e lo Zucco dei Campei, a sinistra: quello è lo Zucco di Cam. Grazie ai suoi 2195 metri di quota ed alla sua posizione lungo la Dorsale Orobica Lecchese a ridosso della Val Biandino, è uno dei punti più panoramici della Val Sassina: dalla sua sommità si gode di un panorama straordinario che spazia in ogni direzione. La sua vetta, placidamente tonda ed erbosa, non sembra però affascinare o attirare la grande massa: meglio così forse. In realtà, come mi ha insegnato il Moregallo, più è docile la cima più è inquieta la montagna. Da Introbio (586m) è possibile salire alla Bocchetta di Pianca (1350m) e quindi alla Bocchetta di Foppabona (1950m) per raggiungere poi la vetta dello Zucco di Cam da nord, lungo placidi prati. Una bella salita, noi però volevamo esplorare una linea più diretta che, dallo Zucco di Cornisella (1520), guadagnasse la cima (2195m) risalendo direttamente la Cresta Sud-Ovest. Spulciando tra le carte abbiamo trovando nota di una vecchia traccia ormai abbandonata che, con maestria e malizia, riesce a superare i salti rocciosi della cresta dando vita ad una linea impegnativa, ma escursionistica, alla vetta. Questo si è tradotto in 700 appassionanti metri di dislivello vissuti navigando a vista tra rocce e prati vertiginosi. I principali salti rocciosi lungo la cresta sono 4, ma possono essere tutti aggirati con arguzia senza bisogno di impegnarsi in arrampicata. Una salita intensa attraverso uno scenario imponente ed ignonto. Giunti finalmente in cima siamo stati letteralmente rapiti dal panorama circostante che, in una magnifica giornata di fine estate, fremesa vivo ed intrigante. Nonostante gli impegnativi 1600 metri di dislivello che avevamo già nelle gambe ci sentivamo energizzati da quella vista e, forse famelici, abbiamo cercato di gustarne il più possibile. Così dal Pizzo di Cam siamo scesi al Rifugio Grassi, da qui, seguendo un lungo traverso, siamo giunti al Lago di Sasso, ai piedi del Pizzo dei Tre Signori. Siamo poi risaliti ancora al Rifugio Santa Rita incamminandoci lungo la Sponda di Biandino, il crinale tra la val Biandino e la Val Varrone. Solo giunti all’alpe Algoredo, quando ormai il sole iniziava ad essere basso all’orizzonte, abbiamo abbandonato quell’infinito crinale per scendere nuovamente ad Introbio. Dopo 11 ore di cammino avevamo esplorato la Cresta dello Zucco di Cam e percorso il periplo dell’intera val Biandino: 26 km per 2190 metri di dislivello, davvero non male!

NB. la Cresta Sud-Ovest del Pizzo di Cam è da considerarsi un itinerario impegnativo per Escursionisti Esperti in grado di muoversi ed orientarsi fuori traccia.

Notturna Croce Pizzalo

Le giornate, alla fine di Agosto, si sono ormai accorciate ed il sole tramonta molto più presto di quanto accadesse a Giugno o Luglio. Solo un mese fa bisognava attendere le 22:30 perchè calasse il buio ed apparissero la stelle: l’attesa era però compensata dagli straordinari tramonti. Ora invece la notte arriva veloce, già alle 21:00 copre ogni cosa. Ci lascia giusto il tempo di osservare i funghi di terra prima di trasformare in modo radicale il mondo che ci circonda. Le frontali creano una bolla di luce che definisce e circoscrive il nostro spazio: spegnendole, immobili nel silenzio, i nostri sensi si insinuano tra le ombre nella fioca luce delle stelle proiettandoci in un mondo che forse di giorno non esiste. “Vediamo” e “sentiamo” in modo nuovo, forse inaspettato. Scopriamo che sugli alberi corrono frenetici i ghiri, che nelle felci si nascondo i caprioli e tra i cespugli brillano gli occhi delle volpi. Scopriamo anche che i tassi, sorpresi sul sentiero dal nostro passaggio, scappano pigri “sculettando” infastiditi ma tutt’altro che spaventati. L’Estate è finita, l’Autunno annuncia il grande buio dell’Inverno e la magia delle Notturne sempre più impegnative e misteriose. 

Escursioni Agosto 2021 (1a Parte)

Escursioni Agosto 2021 (1a Parte)

Bocchetta del Laréc

Con il gruppo giusto è divertente anche improvvisare. Così a Premana, giunti al bivio alla fine del paese, ho chiesto: “Volete la valle di destra o quella di sinstra?”. Il piano originale era risalire la Val Varrone fino al Rifugio Santa Rita. Il gruppo però ha scelto la valle di sinistra, la valle Fraina. “Bene, fuori la carta e vediamo dove si può andare!” In modo assolutamente estemporaneo abbiamo riprogrammato interamente l’escursione definendo insieme, carta alla mano, il nuovo itinerario: sponda destra del fiume Fraina, risalire fino all’Alpe Rasga e da qui all’Alpe Fraina, poi risalire lungo la strada ex-militare verso la Bocchetta del Larèc. Quando saremo lassù decideremo se proseguire lungo il sentiero Cadorna verso la Bocchetta di Trona oppure ripare verso Casera Vecchia nella Val Varrone. Rapida valutazione delle tempistiche e si parte. La valle Fraina, stretta tra il Monte Rotondo ed il Pizzo di Laréc è piacevolmente bella, ricca di verde e di acqua. La salita alla bocchetta è intensa, giunti al crinale, ormai a quota 2059m, ci troviamo davanti la Val Varrone e più in alto il Pizzo di Trona, il Pizzo Varrone ed il Pizzo dei Tre Signori. Ad accoglierci, all’orizzonte sui picchi, un cielo cupo e rumori di temporale. “Un mio amico dice sempre che a pancia vuota non bisogna mai prendere decisioni: mangiamo un boccone e vediamo poi dove andare”. Ci sediamo, mangiamo un panino, il temporale sembra allontanarsi verso nord mentre una pioggerellina comincia cadere. “Andiamo giù?” Tutti approvano e sereni scendiamo verso valle, superando i pascoli di pecore fino alla valle Varrone. La pioggia smette ed il nostro rientro diventa un’allegra passeggiata. Già, con il gruppo giusto è divertente anche improvvisare!

Compleanno Birillo – Sasso della Cassina

Sasso della Cassina – Per festeggiare il compleanno della “guida” abbiamo dato vita ad un escursione un po’ atipica. Partiti da Maisano, frazione di Valbrona, ci siamo incamminati verso la Reginata e da qui verso i prati di Caprante. Dalla Croce del Sasso della Cassina il panorama sul lago, nelle luci del tramonto, è decisamente suggestivo. A turno abbiamo suonato la campana dando inizio ai festeggiamenti. A Caprante, infatti, ci attendevano una tavola imbandita e bottiglie in fresco nella fontana! Un allegro gruppo di bambini giocava nell’erba mentre un’altrettanto allegro gruppo di adulti alzava il bicchiere ad ogni brindisi! Giunta l’ora del silenzio ci siamo rimessi in cammino risalendo verso Valbrona lungo l’altra sponda del torrente Caprante in modo da chiudere un’escursione ad anello. Giunti in prossimità delle prime case i bambini, decisamente i più attenti del gruppo, hanno individuato con la luce delle frontali due caprioli al pascolo ed una volpe che si aggirava furtiva. Ottima conclusione di una piacevole escursione notturna e di un’ottima festa di compleanno!

Giro dei Campelli dal Culmine di San Pietro

Giro dei Campelli dal Culmine di San Pietro – Alle volte le escursioni più interessanti nascono alla fine dell’uscita precedente, mentre si chiacchiera con un bicchiere in mano: “Vi va un giro insolito? Partiamo dal Culmine di San Pietro, facciamo un tratto della DOL fino ai piani di Artavaggio, poi su al Nicola ed al Cazzaniga. Passiamo la Bocchetta di Campelli e seguiamo il 101 fino alla Bocchetta dei Mughi. Scendiamo alla Lecco e poi infiliamo il Sentiero degli Stradini e via di nuovo per Artavaggio. Alla fine chiudiamo facile scendendo a Campuscedo.” Così siamo partiti e, dopo 28 chilometri e 1200 metri di dislivello, abbiamo chiuso un’affascinante ed intenso anello attraverso uno scenario straordinariamente dolomitico nel cuore delle prealpi orobiche.

Notturna nelle Moregge

Notturna nella Valle delle Moregge – “Questa sera siamo solo noi due, facciamo un giretto esplorativo?” Il programma prevedeva una tranquilla salita al Castel di Leves dal morbido versante ovest, tuttavia a causa delle defezioni e delle vacanze estive ci siamo ritrovati al parcheggio solo in due: io ed un buon amico di vecchia data, compagno di spedizione in Pakistan e membro ormai ventennale del Soccorso Alpino. “Facciamo qualcosa di divertente? Birretta alla SEV passando dalla valle delle Moregge?”. Così per due intense ore abbiamo vagato lungo sentieri abbandonati nella valle più selvaggia – ed insidiosa – del Triangolo Lariano. Un itinerario per escursionisti MOLTO-MOLTO esperti che si conclude con un passaggio di II°/III° su roccia fragile ai margini di una cascata: qualcosa che come AMM non potrei mai nemmeno proporre. Lui si guarda in giro approfittando della perlustrazione: “Speriamo di non dover recuperare mai nessuno da qui, sarebbe un vero casino tirarlo fuori”. La valle delle Moregge, tra Corni e Moregallo, è davvero un luogo magnifico e terribile, ostile ad ogni velleità ed ingerenza umana. Nella valle però, negli ultimi tempi, sono aumentati “ometti” e “fiocchetti”: c’è movimento, è aumentato il numero di coloro che vi si addentrano. Prudenza! Noi invece, ormai al buio, siamo giunti alla SEV, aperta ora tutti i giorni per Agosto: una birra sulla terrazza del rifugio, una chiacchiera tra amici con i volontari. Direi non male per una serata d’estate.

Legnoncino da Colico

Legnoncino da Colico – Con i suoi 1.714 di quota il Legnoncino non sembra appartenere al “Club” delle montagne “importanti”. Inoltre, grazie alla strada che permette di raggiungere in auto il Rifugio Roccoli Lorla è considerata una meta “turistica”. Tuttavia, proprio perchè bistrattata, volevo scoprire di più. Così siamo partiti da Posallo, frazione di Colico, affrontando un dislivello positivo di 1400 metri (quindi non propriamente banale). Il versante Nord, contro ogni aspettativa, si è dimostrato – anche nella calura di agosto – molto meno afoso di quanto ci si potrebbe aspettare: si risale infatti tra ombrosi boschi attraversando alpeggi e fresche fontane. Superata Sommafiume si raggiunge il museo a cielo aperto dedicato alle fortificazioni della Linea Cadorna. Dai Roccoli Lorla la salita alla vetta del Legnoncino è semplicemente un passaggio obbligato: il panorama dalla cima – nonostante turisti e ciclisti – è assolutamente straordinario. Berlinghera, Sasso Canale, Pizzo Campanile, normalmente quasi invisibili dal Triangolo Lariano, ammiccano all’orizzonte. In ogni direzione lo sguardo trova qualcosa da osservare: un ricordo o una tentazione. Poi di nuovo giù, quasi in picchiata, sul sentiero dei Pivion. Una bella giornata ed una salita “imprevedibilmente” piacevolmente anche in veste estiva.

Notturna Nuvolone

Notturna al Nuvolone – Con i suoi 1092 metri di altitudine è il rilievo più a nord del Triangolo Lariano e la sua posizione, a ridosso della Punta di Bellagio, offre una prospettiva ed un panorama quasi unico. Ottocento metri sopra il lago, che è a quota 200, si possono osservare tutti e tre i rami del lago di Como mentre lo sguardo spazia sulle montagne in ogni direzione: le Grigne per il Lecchese, il Sasso Grona e il Generoso per il Comasco, il Costone, il Duria, il Lenno, il Tremezzo per il Lario Occidentale, il Grona, il Bregagno, il Leddù per l’alto lago ed ancora Legnoncino e Legnone. La Villa del Balbianello, l’Isola Comacina, la chiesa di San Martino, ma anche Lezzeno. Con salendo cinquecento metri di salita, partendo da Brogno – frazione di Bellagio – si può godere di uno spettacolo davvero speciale. Il timore era il caldo ma la valle del Perlo e la brezza del lago hanno saputo mitigare le temperature. Il percorso, al buio, può però essere particolarmente insidioso, sia tecnicamente che per l’orientamento, a chi non conosca la zona. Tuttavia con un buona guida – e facciamocela un po’ di pubblicità! – questi problemi si risolvono senza pensieri! 😉 Davvero una bella salita, da mettere in calendario anche a Settembre.

Notturne di Giugno (2a parte)

Notturne di Giugno (2a parte)

Giunto Luglio possiamo “archiviare” le escursioni notturne della seconda metà di Giugno: impegnative ma piacevoli serate trascorse tra i monti del Triangolo Lariano in compagnia di nuove e consolidate amicizie. Sono molto soddisfatto delle attività fin qui svolte, di come sia stato possibile mostrare angoli poco noti del nostro territorio nell’inconsueta veste notturna. Credo che il calendario di Luglio sia altrettanto interessante, così come è interessante la crescita del gruppo. Crescita che probabilmente permetterà, ad Agosto e Settembre, di affrontare salite via via sempre più impegnative ed appaganti verso le “vette esterne” del Lario.

Notturna al Palanzone

Il temporale, nonostante le previsioni, incalzava da sud, scuro, carico di pioggia e di lampi. Sotto una tettoia, con una fetta di torta alla carota in mano, abbiamo atteso scoprisse le sue carte, mostrasse le proprie intenzioni. Il fronte si è spezzato, una parte ha infilato il ramo comasco del lago, l’altro ha sbattuto contro il Cornizzolo ed ha piegato verso Lecco per incunearsi tra il Moregallo e le Grigne prima di risalire verso nord. Sopra di noi un surreale cielo azzurro in una luce cupa. Attraverso il bosco, evitando la cresta, abbiamo raggiunto – senza una goccia di pioggia – la Braga di Cavallo ed il Monte Croce: l’ultimo piccolo strappo per l’obelisco del Palanzone era davanti a noi ma, alle sue, spalle una seconda perturbazione avanzava da sud. Lo spettacolo attorno a noi, circondati da un turbinio di nuvole e colonne d’acqua, era sufficientemente affascinante …da rinunciare alla cima ripiegando sui nostri passi. Sulle creste erbose, come la Dorsale Lariana o il Cornizzolo, i temporali sono significativamente pericolosi ed i fulmini una minaccia reale e difficilmente controllabile. Ieri sera però, con pazienza ed attenzione, siamo riusciti ad addentrarci in sicurezza nel cuore “asciutto” di quella natura inquieta. Grazie a Luca ed Alba per essersi fidati ed affidati alla guida.

Notturna al San Primo

L’obbiettivo era cogliere la “Super Luna” schivando il temporale! Con accortezza abbiamo lasciato che la perturbazione ci superasse per poi inseguirne la coda lungo la ripida Cresta Sud del SanPrimo: 700 metri di dislivello, fortunatamente all’asciutto, ma sferzati dal vento lungo il ripido crinale erboso. Una salita impegnativa premiata, poco prima della vetta, con il sorgere della Super Luna! Non davo particolare credito a questo evento ma ho dovuto ricredermi: la Luna, all’orizzonte mentre nasceva, appariva sensibilmente più grande così come il suo intenso colore rosso era assolutamente sorprendente. Un gran bello spettacolo che ci siamo goduti dalla cima. La discesa, nel riflesso di una Luna ormai tornata candida ma sempre luminosissima, lungo il crinale del Monte Lot. Menzione d’onore ad Alessandro: partito da Saronno ha raggiunto la Colma in bicicletta, ha effettuato la salita ed ha fatto rientro a casa sempre in bicicletta!! Grazie anche ad Alessandra per le foto! Un escursione faticosa ma davvero piacevole.

Notturna alla Croce Pizzallo e Barzaghino

La partita della Nazionale contro l’Austria ha provocato qualche defezione ma, anche a ranghi ridotti, abbiamo dato vita ad un’interessante escursione serale. Partiti da Asso lungo la fresca Valle Bassa abbiamo raggiunto Rezzago ed il Lazzeretto della Madonna della Buona Morte. Da qui, dopo una ripida visita ai “funghi di terra”, Piazza Dorella e la Croce del Monte Pizzallo. Nonostante la bassa quota, al limite dei mille metri, la calura era tenuta a bada dalla brezza serale. Il panorama, nelle luci oblique del tramonto, appariva morbido e sfumato come in un dipinto. Forse non è un caso che Segantini abbia vissuto nella vicina Caglio. La nostra escursione è poi proseguita attraverso Dosso Mattone verso la cima del Monte Barzaghino. Per la discesa, ormai in notturna, verso Caslino e quindi Asso, abbiamo superato gli impegnativi sentieri attraverso i crinali rocciosi del Barzaghino. Particolare attenzione in questi tratti che, non particolarmente tecnici, hanno numerosi passaggi esposti nel vuoto. Due piccole ma panoramiche cime in poco meno di 5 ore per 11 Chilometri ed 800 metri dislivello. Bene!

Notturna al Castel di Leves

L’escursione voleva essere una piacevole camminata che, da Barni, risaliva placidamente a Magreglio attraversando poi i boschi del Sentiero del Tivano. Raggiungendo, con dislivello minimo, la cima del Castel di Leves, pulpito roccioso che si innalza verticale sopra Onno ed il lago dirimpetto alle Grigne. Il gruppo però era “carico e veloce” e così abbiamo inserito una seconda cima, il Monte Oriolo: poco frequentato si innalza tra il Castel di Leves ed il Crinale del Monte Megna. La sua cima, in una posizione interessante, purtroppo non offre un gran panorama per via della fitta vegetaziona, tuttavia la scelta si è rivelata azzeccata! Dopo aver fatto visita al “Castanun de Buncava”, un castagno secolare di sei metri di diametro, ci siamo immersi nel buio del bosco e, in meno di un ora, ci siamo imbattuti in caprioli, mufloni, lepri, una volpe ed una quantità – inquietante – di cinghiali: davvero molti incontri, spesso decisamente ravvicinati! Alle undici, superato il “funtanele” (uno degli ultimi abbeveratoi pubblici della Vallassina), ci siamo goduti il centro storico di Barni sorseggiando una birretta all’ultimo baretto ancora aperto. Ottimo Martedì sera!

http://www.lariotrek.it
Notturne di Luglio

Notturne di Luglio

“Diventerà più facile?” “Ogni volta diventerà un po’ più facile, ma devi continuare a farlo: questa è la parte difficile”. Il calendario delle escursioni Notturne di Giugno ha preso avvio prima con due uscite settimanali per poi aumentare a tre: Martedì, Giovedì e Sabato. Il crepuscolo e la notte offrono adeguata protezione dalla calura del giorno permettendo di camminare, di muoversi, finalmente di andare! Le montagne, semi-deserte la sera, offrono spazio per la mente, offrono la libertà necessaria per allargare i propri orizzonti. Sì, sono davvero soddisfatto delle attività di Giugno, soprattutto perchè vedo entusiasmo e soddisfazione tra i partecipanti. La sera abbiamo a disposizione una finestra temporale abbastanza stretta, quattro o cinque ore di cui metà al buio, spesso al termine di lunghe e pesanti giornate lavorative. Gli itinerari devono quindi essere scelti con attenzione, bilanciando tempistiche e difficoltà, puntanto al contempo ad obiettivi che siano appaganti e di soddisfazione. Tutto questo dà vita ad escursioni spesso inconsuete, tanto nelle linee che nell’approccio, intense ma non estenuanti. Partecipando con costanza diventano una salutare forma di allenamento all’aria aperta i cui benefici sono subito evidenti: le gambe, il fiato, la testa, tutto “gira” sempre meglio. La fatica iniziale lascia sempre più spazio al puro divertimento, alla gioia di vagare liberi. Per questi motivi ho ulteriormente arricchito di uscite il calendario di Luglio ed ho anche pensato di creare una specie di “abbonamento” che permetta, compatibilmente con le proprie capacità ed il proprio allenamento, di partecipare al maggior numero possibile di uscite. Gli itinerari nella maggior parte dei casi sono abbastanza impegnativi ma, con un po’ di volontà, sono accessibili anche ai meno allenati. Le salite, anche quanto intense, non sono mai troppo prolungate e questo rende lo sforzo accettabile, in molti casi persino godibile. L’impegno tecnico, percorrendo sentieri ben battuti, è abbastanza contenuto, anche al buio. Le escursioni del Sabato, sfruttando le maggiori ore di luce, sono un po’ più lunghe ed hanno itinerari più ampi: diluendo lo sforzo permettono di raggiungere mete interessanti che, con tempistiche più ristrette, risulterebbero troppo pesanti. Questo mese ho inoltre voluto inserire anche due itinerari “fuori scala”, sia per l’impegno tecnico che fisico. In entrambi i casi la meta è la vetta del Moregallo con due approcci però completamente differenti. La prima uscita per *Esperti* risale infatti la Valle delle Moregge seguendo itinerari che non compaiono sulle carte, privi di segnaletica e scarsamente frequentati. Un viaggio, oltre mille metri di dislivello, fuori sentiero in una delle zone più selvagge ed incontaminate dell’Isola Senza Nome e del territorio lariano. La seconda uscita invece percorre itinerari noti e ben segnati ma con un alto coefficiente di difficoltà tecnica: si percorre infatti dapprima il sentiero delle Vasche per poi risalire il Canalone Belasa. Mille metri di dislivello lungo percorsi di tipo EE, quà e là attrezzati con tratti di catene, che impongono padronanza e lucidità su passaggi tra i sassi e la roccia. Ovviamente per partecipare a queste due uscite sarà necessario valutare insieme la propria idoneità. Quindi sì, il calendario di Luglio vuole sfuggire al caldo, evitare affollamenti ed estenuanti spostamenti in automobile, offrire il giusto appagamento tanto ai partecipanti saltuari quanto a quelli più costanti. Salvo cataclismi si va con qualsiasi tempo, non c’è numero minimo, cercheremo mantenere il gruppo compatto ma non troppo numeroso (8/10 partecipanti). Se avete domande o dubbi non esitate a scrivermi e a chiedere. Ci si vede in Montagna!

Davide “Birillo” Valsecchi

GiornoDataMetaPartenzaDifficoltà
Giovedì1 LuglioRezzago – Funghi di Terra e Croce Pizzallo19:30Intermedia
Sabato3 LuglioMoregallo dalla Val Moregge17:00(ESPERTI)
Martedì6 LuglioValbrona – Corno Orientale da Oneda e Cerrina19:30Intermedia
Giovedì8 LuglioCanzo – Giro dello Spaccasassi e “Sass da Prera”19:30Intermedia
Sabato10 LuglioValmadrera – Sentiero Geologico Alto e Monte Rai17:00Intermedia
Martedì13 LuglioBarni – Giro del Castel Di Leves19:30Intermedia
Giovedì15 LuglioLasnigo – Oriolo e Castel Di Leves da Crezzo19:30Intermedia
Sabato17 LuglioMandello – Rosalba dal Manavello17:00Intermedia
Martedì20 LuglioCivate – San Pietro al Monte dal Buco della Sabbia19:30Intermedia
Giovedì22 LuglioValbrona – Val Cerrina da Visino19:30Intermedia
Sabato24 LuglioValmadrera – Moregallo dal Sentiero Vasche e dal Canalone Belasa17:00(ESPERTI)
Martedì27 LuglioLasnigo – Monte Megna da Crezzo19:30Intermedia
Giovedì29 LuglioSormano – Palanzone dalla Colma19:30Intermedia
Sabato31 LuglioBallabio – Due Mani17:00Intermedia
Contatti: Davide “Birillo” Valsecchi +39 392 027 2612 – info@lariotrek
Accompagnatore di Media Montagna Collegio Guide Alpine Lombardia
20€ per escursione a persona.
100€ abbonamento anticipato per tutte le uscite del mese (compatibilmente con le proprie capacità)
Notti di Giugno

Notti di Giugno

Le prime escursioni notturne di questo mese, complice anche la fine del coprifuoco, hanno riportato il piacere di camminare insieme nell’appagante quiete serale che avvolge le montagne. Grandi spazi, orizzonti infuocati dal tramonto o illuminati dalla città. Il corpo e la mente ritrovano – finalmente – il giusto equilibrio dopo lunghissimi mesi incerti e difficili. Non è la normalità a cui eravamo abituati, ma è qualcosa su cui tutti noi possiamo costruire una nuova e ritrovata felicità.

Notturna al Corno Orientale

Notturna al Moregallo

Notturna Croce di Megna

Le Notturne del Tasso

Le Notturne del Tasso

“Because the night belongs to us” cantava Patty Smith sul testo di Bruce Springsteen, ma la notte tra le montagne è spesso ancora un Tabù. L’oscurità diviene un confine invisibile e spesso invalicabile capace di separare il giorno, che appartiene agli escursionisti o più semplicemente ai gitanti, e la notte, che appartiene al mondo selvatico ed alle creature che lo popolano. Indubbiamente le montagne di notte si trasformano, indossano una coltre di magia che avvolge ogni cosa: la vista perde la propria efficacia mentre ciò che ci circonda si addensa di rumori e suoni misteriosi. L’Alpinismo, il regno dell’alta quota, conosce bene la notte: le cordate che procedono sul ghiacciaio al buio rubando ore all’alba, prima che il sole scaldi la neve. L’Escursionismo vive invece le “notturne” spesso solo come una stravaganza, un’eccentrica occasione per osservare le luci delle città dall’alto brindando a tarda ora. Spesso queste “fracassone” comitive riconoscono della notte solo il buio, non ne comprendono il silenzio o l’intrinseco mistero. Certamente si va in montagna per divertirsi, ma per divertirsi pienamente credo sia importante acquisire consapevolazza del luogo e del momento in cui ci si trova, altrimenti sarebbe meglio divertirsi altrove. Esistono posti ben più confortevoli per una gradevole bicchierata con gli amici. No, per me andar per monti la notte è come immergersi nelle acque buie del lago, significa lasciarsi avvolgere, ascoltare e, con un po’ di pratica, diventare parte di quel mondo selvatico e notturno che mi circonda. Inevitabilmente, se in compagnia di qualche buon amico, si finirà con fare un po’ di piacevole “caciara”, ma l’esperienza, nella sua interezza, sarà incentrata sull’ascolto, sull’osservazione, nell’incedere silenzioso tra le ombre in cerca del mistero “extra-mondo” che ancora non abbiamo colto. Ovviamente con il buio tutto diventa più complesso, cambia il modo in cui camminiamo, persino il modo in cui appoggiamo i piedi. Anche i luoghi che credevamo familiari di giorno diventano degli sconosciuti capaci di ingannare e burlarsi del nostro senso d’orientamento. Con una buona pila, o una potente frontale, possiamo far finta che sia come andar per monti durante il giorno, ma si rischia così di perdere la vera essenza della notte. No, andare in montagna di notte non è semplice, ma possibile imparare a farlo e, con adeguata pratica, questo può spalancare davanti a noi un mondo sconfinato ed inaspettato, una realtà in grado di influire in modo intenso sul nostro rapporto con il mondo naturale. La notte crea necessità a cui rispondere con virtù.

Come Accompagnatore di Media Montagna del Collegio delle Guide Alpine di Lombardia ho stilato un piccolo calendario di uscite per il Mese di Giugno, incentrato proprio sulle escursioni notturne così come ve le ho descritte. Traendo spunto dalla Speleologia, dove i neofiti sono chiamati da subito a procedere attraverso il buio, credo sia un ottimo approccio per insegnare le basi ai principianti così come un’opportunità speciale per chi ha già esperienza “diurna”. Le giornate di inizio estate, illuminate fino a tardi, permettono inoltre di bilanciare un’escursione sul confine tra giorno e notte: si parte con la luce, si rientra con il buio. Questo ci permetterà , senza puntarsi la frontale in faccia, di conoscerci, di discutere insieme delle attività che svolgeremo PRIMA che il buio trasformi tutto ciò che ci circonda (e forse anche un pochino noi stessi!). In particolare ho previsto un’escursione dall’impegno moderato, il martedì, ed una fisicamente più impegnativa, il giovedì. Probabilmente organizzerò anche delle escursioni la domenica sera interamente dedicate all’osservazione degli animali al crepuscolo, ma vista la particolarità e le peculiarità di questo tipo di attività sarà necessaria un po’ di pratica prima di potervi prendere parte. 

Per partecipare il Martedì è sufficiente un equipaggiamento base, che verificheremo insieme, ed una buona dose di impegno: di notte tutto il gruppo deve rimanere compatto ed unito, per questo è importante avere la volontà e la consapevolezza per affrontare le prime difficoltà. Per partecipare alle escursioni del Giovedì è necessaria una buona preparazione fisica ed è preferibile anche prendere prima parte a qualche escursione del Martedì. Per informazioni e chiarimenti sono a disposizione, non esitate a contattarmi (anche ad insistere se tardassi nel rispondervi!)

Il costo di partecipazione è di 20 euro a persona. Salvo significative condizioni metereologiche avverse le uscite sono confermate indipendentemente dal numero minimo di partecipanti: anche in pochissimi ma si va! Il numero massimo di partecipanti invece, visto la natura dell’attività, sarà comunque circoscritto. Niente cani (per loro, così come per il loro conduttore, la notte rischia di diventare troppo pericolosa), niente bambini o minorenni (probabilmente avranno questa possibilità a fine settembre), niente rompiscatole (la notte è un piacevole abbraccio in cui rilassarsi tutti insieme).

In linea di massima la partenza è prevista indicativamente per le ore 19:00 mentre il rientro è previsto per le ore 22:00/23:00. Il coprifuoco-covid è infatti esteso alla Mezzanotte dal 7 Giugno mentre verrà probabilmente rimosso dal 21 Giugno. Per ogni uscita, tenendo conto della situazione meteo, sarà fornito via via il dettaglio degli orari e degli aspetti organizzativi.  

GiornoDataDestinazioneDifficoltà
Martedì 8 giugnoCorno Orientale da Oneda    Intermedia
Giovedì10 giugnoMoregallo lungo la Cresta Sud-EstImpegnativa
Martedì 15 Giugno Monte Megna da Crezzo Intermedia
Giovedì17 GiugnoCornizzolo dalla Val PessoraImpegnativa
Martedì22 GiugnoPalanzone dalla Colma di SormanoIntermedia
Giovedì24 GiugnoSan Primo dalla Direttissima Sud Impegnativa
Martedì29 GiugnoCastel di Leves da MagreglioIntermedia

Equipaggiamento base: obbligatori scarponi o scaproncini dal collo alto, niente scarpette da ginnastica o da corsa. Al buio è difficile valutare distanze ed appoggi, è quindi importante proteggere le caviglie da storte o urti. Doppia pila frontale. Non importa che siano di buona marca, importa che le batterie siano cariche e siano due, in modo da avere un valido e rapido backup in caso di bisogno. Ni notte fa freschino, serve qualcosa nello zaino per coprirsi all’occorrenza, sopratutto quando non si cammina. Non serve una giacca da neve, ma di certo un maglioncino leggero. Una maglietta di ricambio: in salita fa caldo e si suda, in discesa bisogna coprirsi e restare asciutti. Un K-Way o una mantellina per riparsi dalla pioggia o anche solo dal vento. Un thermos con qualcosa di caldo è sempre piacevole, così come qualcosa di buono da smangiucchiare. A seconda delle proprie esigenze anche una piccola scorta d’acqua da bere. L’equipaggiamento giusto è qualcosa di estremamente persole, specifico per le proprie caratteristiche. Qualcuno ha biosgno di quasi niente, altri hanno l’assoluta necessità di avere qualcosa di particolare. Quindi non abbiate imbarazzo o titubanze nel farmi domande: siamo stati tutti principaianti ed il mio ruolo è insegnarvi ad essere autonomi anche in questi aspetti.

La Tana della Volpe

La Tana della Volpe

I miei tentativi di immortalare un tasso sono ancora infruttuosi: solo una volta, nel maggio del 2013, durante una salita notturna al Cornizzolo con mio fratello, mi è riuscito di “catturarlo” in foto (in coda potete trovare uno di quegli scatti). Ora vorrei però riuscire a realizzare un video e così, armato della mia nuova fototrappola, ho iniziato a “tenere d’occhio” tutte le possibili tane nei dintorni di Caprante. Molte di queste tane – relativamente vicine all’uomo – sono tane secondarie, spesso abbandonate oppure utilizzate solo temporaneamente o in specifici periodi dell’anno. Tuttavia, mentre mi occupo del trasloco e dei lavori di ristrutturazione, sono abbastanza vicine e decisamente comode per le mie ricerche. Il problema è che queste tane, salvo chiari segni nelle immediate vicinanze, possono essere abitate tanto da un tasso quanto da una volpe. In questo caso è toccata la volpe! 

La tana è scavata in uno strato sabbioso tra due strati di roccia calcarea. La zona infatti è quella delle vecchie miniere abbandonate del liscione dove un tempo, proprio sfruttando la geologia della zona, cavano la sabbia creando tunnel sotterranei tra queste “pareti parallele”. Se ci fate caso sono riuscito a prenderla quando “esce” e quasi mai quando “entra” nella tana. Questo perchè devo ancora imparare – con la pratica – a migliorare i settaggi ed i sensori in relazione allo scenario, tuttavia come primi risultati sono incoraggianti. 

Qualche sera prima, sempre tenendo d’occhio una tana realizzata in una catasta abbandonata di vecchi tronchi di pino, ho “catturato” non una ma ben due volpi. La prima, sempre per una questione di settaggi, appare da subito “in scena”, la seconda vi entra subito dopo. Mentre la seconda è in primo piano si possono osservare, in alto a sinistra, gli occhi della prima che brillano. 

Infine, per consolarmi, ecco una delle foto scattate ad un tasso nel lontano maggio di sette anni fa. 

Davide “Birillo” Valsecchi 

La Falesia del DeeJay

La Falesia del DeeJay

Le ultime settimane le ho trascorse a grattare, levigare, spazzolare, stuccare e pitturare. Sto infatti ultimando i lavori alla “casetta del bosco” e questo, insieme alle nanerottole, cannibalizza tutto il mio tempo. Oggi però, dopo la prima mano di “Fondo finitura all’acqua bianco opaco per legno da interno”, non potevo fare altro che aspettare asciugasse e così, approfittandone, sono andato a farmi un giretto fuori casa. Il piano era scendere lungo le cascate del fiume Caprante, che scorre da Valbrona al lago, per piazzare una fototrappola non troppo distante dalle gallerie abbandonate del Liscione. Le gallerie, in cui veniva cavata la sabbia, sfruttano la stratigrafia della zona: piani calcarei si alternano a strati di sabbia ed il tutto è stato “ribaltato” verticalmente dal tempo. In pratica è una serie di “creste” di roccia alternate a strati più friabili, il tutto con un bel fiume che ci passa in mezzo ed un fitto contorno di rovi. In pratica il posto ideale per un sacco di animali. Da quelle parti mi sono imbattuto in cinghiali, mufloni, volpi e caprioli. Tuttavia gli animali notturni, ed il tasso è uno di questi, restano più difficili da vedere. Per questo ho piazzato una fototrappola davanti all’evidente ingresso di una tana realizzata proprio in uno degli strati di sabbia tra i piani di roccia. Tra qualche giorno scopriremo se quella “casa” ha un inquilino. La missione era compiuta, avrei dovuto tornare al mio “bricolage” ma avevo ancora “voglia”. Così, ho girovagato ancora per un po’. Ho attraversato uno degli strati rocciosi sfruttando una piccola grotta naturale e mi sono goduto lo spettacolo di una delle tante cascate che forma il fiume Caprante prima di tuffarsi nel lago. 

L’idea era quindi scendere al Guancito e risalire verso Caprante ma, fortuna o sfortuna, mi sono imbattuto nel sentiero che dal Guancito risale al Ceppo e così, nonostante non avessi con me il GPS per tracciare, ho ripreso a salire. Il sentiero è quà e là malconcio ma assolutamente percorribile facendo attenzione ai rovi che ogni tanto trabordano. Giunto al Ceppo, ai piedi del Kosmopolitan, è scattato il Forrest Gump che è in me: visto che ero lì, e non capita mai di esserci a piedi, mi sono messo a curiosare lungo la strada che scende ad Onno. “E’ zona gialla, è martedì, pioviggina… se ti tirano sotto è proprio sfortuna!”. Ovviamente camminavo sporgendo la testa oltre il guard-rail per osservare le pareti sottostanti. Il mio timore non era tanto cadere, quanto che qualcuno si fermasse credendomi un aspirante suicida: l’aria stralunata di uno che cerca il punto giusto per lanciarsi in un piovoso martedì di pandemia c’era tutta! La prima cosa interessante è che, inaspettatamente, appena oltre il parapetto c’è un “sentiero”, già, ma intendiamoci bene, un sentiero per animali!! Nonostante si incredibilmente esposto sul vuoto sottostante – ed assolutamente improponibile per un essere umano privo di corda! – è molto battuto ed evidentemente molto usato: è tortuoso, complicato nei passaggi attraverso i canali, ma esiste e gli animali, stretti tra la roccia e la strada, lo usano per evitare entrambe. La tentazione era tanta, ma è seriamente improponibile infilarsi su quella traccia. Così ho continuato sulla strada studiando l’alto pilone prima della galleria. Mattia, due o tre anni fa, era andato a curiosare da quelle parti perchè, su un vecchio annuario del Cai Canzo, avevamo trovato traccia di una vecchia via d’arrampicata. Sul pilone ho infatti trovato degli spit ed una vecchia sosta con tanto di cordino e moschettone a ghiera. Tuttavia non credo sia la via che, in effetti, trovò Mattia: quella era una via molto più vecchia realizzata con chiodi a pressione e non spit. Quindi questa è qualcosa di più recente, anche se comunque datata e poco invitante. Continuando lungo la strada sono arrivato alla stretta galleria che, grazie ad una piccola traccia, è possibile aggirare all’esterno. Sempre all’esterno della galleria è possibile abbassarsi ed abbandonare la strada per addentrarsi in uno strato scenario post-apocalittico. Dall’alto, dalla strada, è possibile vedere la quantità di rifiuti che, ahimè, sono stati buttati di sotto. Tuttavia, quando sei “sotto”, la realtà supera la fantasia… e di molto! Lassotto c’è di tutto, e di tutte le epoche! Ovviamente disapprovo completamente questo comportamento ma, confesso, ho sempre avuto un’innata curiosità per tutto ciò che viene abbandonato nel bosco. Se l’umanità si estinguesse e la natura riprendesse il sopravvento sarebbero i rifiuti la principale testimonianza del genere umano… così, mentre mi aggiro tra simili assurdità abbandonate, mi sento un po’ antropologo ed un po’ sopravvissuto. Ma andiamo con ordine. La prima cosa che si può osservare è una significativa quantità di ossa. Inizialmente avevo il timore che, oltre al resto, quella fosse una discarica di carogne per animali domestici, una specie di cimitero per cani senza tasse governative. In realtà la maggior parte dei crani aveva le corna: questo esclude in parte la “teoria-canina” e rimarca come il sovrastante sentiero, quello oltre il guard-rail, sia significativamente pericoloso anche per gli animali che lo percorrono. Tuttavia le ossa sono la sola cosa naturale abbandonata da quelle parti: abbiamo davvero di tutto, dall’industriale al domestico, dall’amatorale al professionistico! Ci sono ovviamente paraurti, specchietti, ecc… frutto degli inevitabili piccoli incidenti che possono avvenire su una strada stretta come la Onno-Valbrona. Poi però ci sono interi “quarti” di automobili che qualcuno ha dapprima sezionato e poi buttato di sotto! Auto tagliate letteralmente in quattro pezzi, caricate su un camion e lanciate giù dalla scogliera… incredibile! Qualcuna molto vecchia, qualcuna invece più recente. Oltre a questo anche pezzi di moto: ho riconosciuto un vecchio Vespone giallo ed il manubrio di un vecchio Piaggio. Ma il campionario di stranezze prosegue: una tastiera, una radio, un’infinità di bottiglie e lattine, scarpe a profusione, copertoni di camion. Anche uno strano aggeggio ospedaliero. Il censimento potrebbe andare avanti all’infinito: un vecchio sci della Spalding, un “A-Team” rosso simile a quello che usava mia mamma negli anni ottanta. Credo sia un destro perchè l’etichetta “PrinaSport” – che se non ricordo male era in piazza a Pontelambro – si usava così ai tempi. La domanda però sorge spontanea: okay, il carrozziere con il camion e le macchine a pezzi voleva liberarsi dal rottame senza pagare e, via, tutto di sotto in una notte di pioggia. Ma gli altri? Gli altri che scusa hanno? Perchè buttare gli sci, la sdraio, l’imbottitura del divano giù dalla scarpata? Lo sbattimento per portare questa roba sulla Onno-Valbrona è lo stesso necessario per portare il tutto in discarica il sabato mattina? Questa gente è doppiamente stupida? Non saprei, l’unica cosa certa è l’impatto dell’uomo sul mondo negli ultimi 70/100 anni: incredibile, irreversibile, inarrestabile. I posteri, se l’umanità riuscirà a sopravvivere, ci considereranno degli idioti incivili. Prima o poi, quando saranno più grandi, porterò le nanerottole in un posto simile. Certo, si deve fare molta attenzione ai vetri, a non farsi male, ma è certamente istruttivo perchè offre un’importante punto di vista sulla società in cui viviamo, la società in cui dobbiamo distinguerci, in cui dobbiamo fare la differenza oltre che la differenziata. Nel frattempo, con molta schiettezza, non ci resta che sperare che questa gente muoia, male ed in abbondante quantità… 

Davide “Birillo” Valsecchi    

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