Il richiamo delle Alpi Carniche

Nella foto si vede il lago Volaia, un bacino d’acqua azzurra che a duemila metri segna il confine tra Austria ed Italia. Al vostro fianco, se voi foste il fotografo, avreste la vertiginosa bastionata del monte Coglians che con i suoi 2.780 metri è la vetta più alta del Friuli-Venezia Giulia e delle Alpi Carniche.

Sempre se voi foste il fotografo avreste alle vostre spalle il rifugio Lamberteghi ed il sentiero che supera la vecchia caserma della finanza risalendo la valle dal rifugio Tolazzi. Potrei anche sforzarmi e cercare di descrivervi dove sono poste le vecchie trincee scavate nella roccia durante a prima guerra mondiale ma, probabilmente, sbaglierei le proporzioni perché, sebbene chiare nella mia memoria, sono ricordi di bambino.

Al lago avevo accompagnato la mia anziana nonna Antonia (una delle sue emozioni più grandi),  in cima al Coglians ero salito in una giornata d’estate con tutta la mia famiglia “scortando” il mio fratellino, all’epoca di solo 8 anni, con tanto di elmetto e corda di sicurezza. Alla sua stessa età io invece avevo percorso il temibile sentiero “spinotti” senza riuscire a stare zitto un solo minuto per la paura che mi incuteva quel percorso.

Già, sono ormai più di dieci anni che non salgo più fino a quel lago. L’ultima volta ci sono stato in compagnia dei miei compagni di Hindokush99 con gli sci d’alpinismo, da allora i miei scarponi non hanno più calcato la roccia carnica.

Ogni tanto apro le riviste che il Club Alpino Italiano mi invia a casa. Sfoglio le pagine e trovo articoli interi dedicati alle pareti ed alle nuove ed ardite salite compiute sulle montagna di quell’estremo angolo della Carnia. Sfoglio le pagine e scopro che arrivano fin dal Giappone per tentare l’assalto a quella roccia.

Di solito chiudo la rivista e mormoro fastidiato: ”Ero troppo piccolo! Dannazione, ero solo troppo piccolo!” Già, perché io ho trascorso tutte le estati dagli 8 ai 17 anni in quelle valli. In quegli anni, seguendo mio padre, ho imparato a conoscere il bosco e gli animali, le bizze del tempo, la fatica ed il silenzio. Ho percorso i fianchi di tutte quelle montagne, passato serate intere stringendo un binocolo per osservare gli animali selvatici al pascolo nell’imbrunire.

Conosco i sentieri, i percorsi ma, per qualche strano motivo, non ho mai alzato lo sguardo, non ho mai puntato verso le vette, su quelle cime belle e brillanti che dominano le valli. Non so, forse perché ai bambini non è permesso “avventurarsi” come faccio oggi, forse semplicemente non era il momento. Forse non ero pronto.

Così lo confesso, se non fosse andato in porto il progetto Montagna-Terapia nel Lario avrei mollato tutto e sarei andato lassù, avrei iniziato un nuovo viaggio da adulto attraverso le montagne delle mia infanzia. Quest’anno sono “inchiodato” qui (si fa per dire): voglio realizzare diversi progetti, voglio spremermi, allenarmi, esplorare il lago e le montagne circostanti in modo ancora più intenso e profondo. Tuttavia se mi chiedeste di esprimere un desiderio per il 2013 vi risponderei senza esitazioni: ”Datemi due mesi di bel tempo da spendere senza preoccupazioni lassù!”

Seduto sulla cima dei Corni guardo le Grigne ed il lago: questa è la mia casa ed è un piccolo tempio dell’alpinismo e dell’arrampicata. Il richiamo delle Alpi Carniche però  è forte ed il profumo selvaggio di quelle terre mi attira più di ogni altra esotica destinazione: “Allenati, impara, migliora: stiamo per tornare lassù!” .

Un saluto ai “fornetti”, spero di rivedervi presto!

Davide Valsecchi

One thought on “Il richiamo delle Alpi Carniche

  1. Lele

    Pur avendo il 50% del sangue che mi scorre nelle vene originario del Friuli, non ho mai avuto l’opportunità di avventurarmi tra le sue cime.
    E’ una lacuna che dovrò prima o poi colmare; forse l’innata attrazione per la Croazia e le sue coste rocciose è intrinseca nel mio DNA.
    Forse quell’idioma così ruvido non è totalmente estraneo alle mie cellule dato che le mie nonne parlavano anche lo sloveno…

    “Quando non si sa dove si sta andando, è necessario sapere almeno da dove si proviene…”

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