All’improvviso Ivan Guerini!

DSCF9709Stavo salendo verso i Corni quando, all’altezza del bivio per la cresta dell’avvocato, suona il cellulare: “Ciao Davide, sono Ivan”. La voce non mi è familiare, mi sforzo di capire se sia qualcuno legato al lavoro quando, all’improvviso, mi blocco e quasi balbettando chiedo “Guerini?” La voce, assolutamente serena, risponde “Sì, sono io. Ti va di arrampicare insieme domenica?” Per un istante rimango incredulo con la bocca spalancata: “Certo!”

La sera racconto il tutto a mio fratello. Giusto qualche giorno prima avevo visto con lui un documentario sulla Val di Mello e, visto che studia chitarra per entrare in conservatorio, si è limitato a dirmi: “Bhe, se mi avesse chiamato Eric Clapton per suonare qualcosa insieme sarei rimasto a bocca aperta anche io!!” Aveva colto il senso degli eventi!

Sabato sera Ivan mi richiama:“Ti va se andiamo con paio di miei amici a cercare una vecchia via di Panzeri al Pizzo d’Erna? Sai, non è mai stata ripetuta e vorremmo ritrovarla”. Vi siete mai ritrovati in bilico tra l’inferno ed il paradiso? Ecco esattamente dove mi trovavo io. Ho preparato lo zaino, sistemato il mio equipaggiamento e sono andato a letto quanto prima potevo. Alle quattro del mattino ho cominciato a rigirarmi nella branda. Mi attendeva un appuntamento con una bellissima ragazza ed un giro sul ring con MikeTison: non c’era modo di riuscire a dormire!

Arrivo al piazzale delle Funivie dei Piani D’Erna con tre quarti d’ora d’anticipo e mi piazzo immobile come un palo esattamente davanti alla biglietteria, così come mi era stato indicato. Con attenzione osservo tutti quelli che passano quando finalmente vedo un trio avanzare. La prima cosa che noto di Ivan è il suo sorriso, il suo viso allegro spazza in un sol colpo tutti i miei reverenziali timori. Mi avvicino per stringergli la mano e lui, di slancio, mi abbraccia: “Ciao Davide! Forza, le presentazioni le facciamo in funiva: ci attende una gran giornata!”

Con Ivan Guerrini c’è Giuseppe “Joseph” Prina e Giancarlo “Fantino” Bolis. Joseph è il più giovane, sulla cinquantina. Ivan ne ha sessanta e Gianka è il veterano del gruppo. L’età non deve trarre in inganno: sono fuoriclasse eccezionali. Tutti e tre sembrano caricati a dinamite: scherzano, ridono e sprigionano energia come una centrale atomica. Non è possibile resistere al loro vortice!

Dall’arrivo della funivia scendiamo verso ovest abbassandoci fino a raggiungere la grande muraglia rocciosa che sovrasta la parete Stoppani e che porta alla cima. Non conosco il nome di quella parete e non ho assolutamente idea di dove stiamo andando.

Ivan mi racconta di come da giovane abbia conosciuto personalmente Panzeri e di come sia sempre stato affascinato dalle capacità di questo straordinario alpinista degli anni 30. Giancarlo aveva trovato negli archivi del CAI di Calolzio una vecchissima e stringata relazione che parlava appunto di questa “Panzeri” al “Castello d’Erna”. Ivan, Joseph e Gianka avevano già tentato una prima esplorazione ma la nebbia e la cattiva visibilità li aveva ostacolati nella ricerca.

Sotto la grande parete, illuminata dal sole, i tre indicano un evidente diedro/camino che risale per tutta la lunghezza. Ci alziamo fino alla base e ci prepariamo ad attaccare. Davvero non so cosa aspettarmi e cerco di soffocare l’inquietudine. Joseph ed Ivan sono due fenomeni, non so se sono in grado di tenere il loro passo, se sono in grado di passare dove passano loro. Si capisce che è da tempo che inseguono questo progetto e sarebbe terribile se fossi loro d’intralcio. Una parte di me è incerta mentre un’altra non vede l’ora di “toccare” la roccia, di “sentirla”, di capire se sono in giornata e se posso “starci dentro” ad arrampicare con un mito come Ivan: è incredibile trovarsi in sosta e vederselo davanti che ride e scherza facendo i dispetti al buon Gianka.

Joseph parte da primo, si alza in mezzo agli alberi e risale silenzioso, totalmente rilassato e concentrato al tempo stesso. Piazza una prima sosta ed Ivan lo raggiunge. Io e Gianka, legati ad Ivan con due mezze corde, aspettiamo che Joseph risalga anche il secondo tiro. Poi attacchiamo.

Le mani tengono, i piedi reggono, la roccia pare amica. Mi alzo tirando lo spigolo interno di un diedro fino alla prima sosta, mangio chili terra mentre mentre aggiro l’albero a sbalzo su cui è appollaiato Ivan. Una sosta a fettucce e friend, la mia prima sosta con Guerini su una via sconosciuta di Panzeri: incredibile!

Nel tiro successivo il diedro si fa via via sempre più verticale fino a culminare in un grosso tetto strapiombante. Osservo Ivan salire cercando di rubarne i movimenti. Lungo il tiro ci sono due grossi fittoni ad anello, le sole testimonianze del passaggio di Panzeri. Ivan raggiunge il tetto e con pazienza infinita si alza, si incastra, si sfila e rimonta uscendone verso destra. Quello è il tratto che nella relazione è riportato come A2. Joseph, oltre all’anello di Panzeri, ha piazzato due friend: non c’è nulla su cui azzerare, nulla da tirare, lassù si decide la mia storia.

Mi alzo seguendo lo spigolo e facendo attenzione a non far cadere nulla su Gianka che mi segue. Ciò che è solido regge, il resto non va toccato! Raggiungo il vecchio anello sotto il tetto ed ammiro il grosso e vecchio fittone che, nonostante il tempo, è ancora una solida ancora in un mare in tempesta. Mi alzo una prima volta e studio il passaggio. Il movimento con cui Ivan aveva incastrato il braccio sinistro è incredibile, non c’è modo che mi riesca. I grossi massi instabili oltre il tetto mi “spiegano” anche il perchè abbia compiuto un simile movimento. Respiro ma la bocca sembra impastata di cemento. Mi alzo abbastanza per riuscire a vedere oltre il tetto, sulla destra, fin quasi alla sosta.

Sto arrampicando con Guerini e senza usare le staffe quello è il passaggio più difficile che abbia mai tentato. Lascio l’anello di Panzeri, mollo gli ormeggi e vado. Chiedo ai miei 84 chili di fornirmi tutta la loro forza senza che il loro peso “inquieti” la roccia instabile. Poi sono oltre, su un terrazzino pieno terra. Sono quasi stordito da quel passaggio mentre Joseph allegro dall’alto mi incita prendendomi in giro “Dai Birillo, alza il ritmo! Qui è tutta erba!”

Li raggiungo in sosta mentre i due continuano a ridere e a prendere in giro il buon Gianka che si lamenta sotto il tetto. Io mi sento come un naufrago approdato ad una spiaggia. In sosta Joseph mi chiede se ho qualcosa da mangiare. Gli passo i miei “ringo-boys” e la bottiglia d’acqua. I due chiacchierano e ridono, parlano di ottavo grado su roccia instabile ma io sono troppo impegnato a “contarmi i pezzi” per capire se parlano sul serio o scherzano. Sembrano due bambini, sono felici e raggianti, anche io inizio a ridere senza freno alle loro battute.

Sono ancora quasi senza fiato e continuo a ridere. Mi chiedo se sia un momento isterico ma la realtà è che sono genuinamente felice. “Ivan, non capisco. Non ho mai fatto niente di così difficile eppure continuo a ridere. Come è possibile?” Lui mi guarda con un grande sorriso: “Nelle situazioni come questa, in cui si affrontano grandi pericoli e grandi difficoltà, se non trovi il modo di essere allegro, di scherzare, di essere felice, non potrai mai sostenere la pressione di un simile ambiente”. Nel buio un raggio di sole illumina una verità che era sempre stata davanti al mio naso e quando finalmente riesco a vederla non posso fare altro che sorridere.

Gianka esce sbuffando dal tetto, passa il materiale a Joseph che attacca il grande camino a doppia esse che contraddistingue il tiro successivo. Joseph risale con infinita calma e serenità, protezioni a friend lunghissime, quasi infinite per i miei standard. Il livello di Joseph sembra irraggiungibile ma in alcuni movimenti e nell’atteggiamento mi ricorda Mattia, il mio compagno di cordata. E’ la prima volta che affronto una salita impegnativa senza di lui. Non è riuscito a venire con noi e così, sia per scaramanzia che per affetto, ho portato con me il “canapone giallo” che usiamo insieme ai Corni.

Osservo Ivan affrontare il camino. Come ha fatto una mezza-sega come me a finire quassù con certi mostri? Alpinisticamente sono poco più che una barzelletta, un dilettante allo sbaraglio. Come è stato possibile? Poi inzio a capire. C’è una sola ed unica ragione: i Corni di Canzo.

Le mie montagne, le nostre bistrattate e screditate montagne, quella roccia infida e difficile su cui ho sofferto e tremato sono l’unica ragione per cui un “signor nessuno” come me ha una tale opportunità. In modo del tutto inatteso i Corni stanno ripagandoci della lealtà e della dedizione che io e Mattia abbiamo offerto loro. Mattia è il più forte tra noi due, lui è quello che maggiormente ha contribuito a conquistare questo “biglietto dorato”. In cuor mio so che dovrebbe essere lui qui in questo momento, che il mio è un privilegio ma anche una responsabilità a cui far fronte. Arriva il mio turno di attaccare la roccia, guardo il camino e sorrido: “Grazie a dio è un camino e non una placca. Coraggio: mostriamo a queste leggende di cosa sono capaci i ragazzi dei Corni!”

Il camino è strepitoso. Risalgo strisciando ed avvolgendomi seguendo la stretta sinuosità della doppia esse. Faccio appello a tutto quello imparato in grotta e mi alzo “respirando”. Attorno ad un sasso un cordino in canapa: Panzeri è passato di qui!

Riemergo dal camino e raggiungo la sosta. Un paio di fettucce su dei sassi incastrati ed un chiodo formano un’elaborato ed elegante intrigo di corde. Ivan mi chiede di fare sicura a Gianka mentre lui e Joseph si scambiano di ruolo. Gli occhi ed il sorriso di Joseph sono diversi, è apparsa un ombra che prima non c’era. Qualcosa in quello che ci aspetta sembra averlo turbato.

Ivan parte da primo, questo è di sicuro l’ultimo tiro prima di raggiungere i prati sulla cima. Probabilmente Panzeri è uscito attraversando sulla sinistra verso una pianta da cui è possibile risalire per prati e roccette. Ivan e Joseph stanno “raddrizzandogli” la via attraverso l’instabile tratto finale del diedro camino.

La questione si fa dura, dura abbastanza da ingaggiare completamente tanto Ivan quanto Joseph. Ivan supera il primo tratto alzandosi tra le due strette lame parallele del camino. “Attenzione Davide, non toccare i massi sul fondo del camino: sono grossi ed instabili. Joseph seguimi bene.” Ivan arrampica sempre con il sorriso ma il suo motore ora gira a pieno regime. Oltre il camino inizia muoversi con estrema cautela. “Qui è una merda, negli ultimi tre metri siamo su una frana”. Forse dovrei essere preoccupato, ma in fondo lui è Ivan Guerini e quella stessa frase l’ho sentita dire fin troppe volte anche a Mattia. Sono davvero poche le vie ai Corni in cui l’ultimo tiro non sia una merda dall’istinto omicida, alla fine ci si abitua….

Ivan passa, il mito interpreta se stesso. Anche Joseph passa. Gianka parte prima di me, si infila nel camino e comincia a salire. La frana deve essere davvero brutta, Gianka è preoccupato per me ed esita il passaggio. Io oltre la nicchia trovo una piccola ma comoda grotta, asciutta e con il fondo in morbido muschio. Mi ci infilo puntellandomi: ”Giaka vai tranquillo. Sono al coperto. Posso quasi bivaccare qui”. Gianka riparte “Stai attento qui! Mi raccomando” Io e lui ci siamo fatti compagnia tutto il tempo e si è preso cura di me per tutta la salita.

Anche lui passa. Attacco io. Il camino è stretto e pieno di “coccodrilli” dall’aspetto incazzoso. Passo puntellandomi con le ginocchia nel vuoto come una rana. Raggiungo la frana ed il mio concetto di “merda” si evolve ad una nuova e totalmente imprevista dimensione. “Come accidenti ha fatto a passare Ivan?” Sono solo tre metri ma è un universo verticale di roba grossa ed instabile il cui equilibrio precario è frutto di una specie di sortilegio applicato alla teoria del caos. Sono felice di essere l’ultimo e che all’altro lato del mio “canapone giallo” ci sia Ivan: probabilmente ora la mia vita è davvero appesa ad un filo.

Questa roba non può reggere, ma deve farlo. Per dio se deve farlo! Mi alzo quanto più leggermente mi riesca cercando distribuire peso e forze in armonia con quella follia. Poi, all’improvviso, è come se un castello di carte iniziasse crollare sotto di me. Grido “Recupera!” ed inizio ad aggrapparmi a ciuffi d’erba e rocce marce alzandomi verso le successive man mano che tutto si sgretola. Mi muovo con una rapidità che non mi appartiene, quasi comica.

Non ho nè il coraggio nè il tempo di guardare ciò che accade dietro di me, mi muovo e continuo a muovermi fino a che il mondo non riacquista una solidità accettabile. Ho il fiatone ma sono fuori. Sono ancora in mezzo alle roccette ma pare che ce l’abbia fatta. Sono vivo, ho arrampicato con Guerini nella prima ripetizione di una via di Panzeri: inizio a ridere ma questa volta c’è davvero una punta isterica.

Qualche metro più in sù, in sosta su un solido albero, Joseph mi urla allegro “Dai Birillo! Datti una mossa che se perdiamo la seggiovia è tutta a piedi!” Rido, mi spiccio ma da come infilo alla rinfusa il materiale nello zaino leggo tutto il mio “stranimento”. Ivan ride, Joseph scherza, Gianka arranca correndo verso la funivia. Io sono andato, sono probabilmente in un viaggio tutto mio iniziato quando la via è conclusa. Una parte di me lo sà, ne è consapevole ma per una volta approva: “Fanculo Birillo, goditela! Guerini, Panzeri, prima ripetizione! Goditela!!”.

Quando di corsa entriamo sull’ultima funivia è come se tutti mi guardassero. Devo avere un sorriso idiota stampato in faccia e probabilmente mi muovo e parlo come uno sballato. Ivan è felice, scherza come sempre ed è soddisfatto della salita “Vedi” mi dice “per noi quella di oggi è una salita molto importante, la conclusione di una ricerca lunga ed impegnativa”. Io mi sento fuori come un balcone ma se per lui è stata una salita importante non credo abbia idea di cosa possa essere stata per me. Ride, mi indica altre vie che vorrebbe fare, io continuo ad annuire ma è sicuro, e forse evidente, che sto capendo la metà delle cose che mi sta dicendo. Poi un pensiero si fa strada nella mia testa: “Sai Ivan, credo che questa sia la mia prima volta su una via di Panzeri” Lui mi guarda un istante e poi scoppia a ridere assestandomi una pacca sulla spalla: “Beh Davide, pare proprio che tu abbia cominciato dalla più difficile!” Eccomi qui: Birillo ai confini della realtà!

Davide “Birillo” Valsecchi

Non credo di essere in grado di stilare una relazione tecnica della salita, per quello dovrete aspettare, come è giusto accada, che siano Ivan e Joseph a farlo. Quello che posso dirvi è che la via è un viaggio ed una battaglia. Il fatto che una mezza-sega come me ce l’abbia fatta non deve portarvi a sottovalutarla: in questa magnifica avventura io ero circondato da pezzi da novanta. Dal basso della mia esperienza posso solo dirvi che questa è una via da vivere nella passione che rappresenta, nei tempi e nei modi che ognuno trova adatti per sè. Anche solo nella fantasia se necessario. Spogliarla di questo suo valore significa solo affrontare qualcosa di inutilmente pericoloso. Mi raccomando.

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Può sembrare sciocco ma vorrei innanzitutto ringraziare ancora una volta Mattia e tutti coloro che ci hanno sostenuto ai Corni. Poi vabbè, per me è ancora strano pensare di essere stato in sosta con Guerini e di avergli dato “del tu”. Quindi non posso che essere grato ad Ivan, Joseph e Giancarlo per aver condiviso con me questa loro magnifica avventura: grazie!

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