Anniversario in Medale

Quando la neve copre il Resegone i ragazzi dei Corni scendono a valle e, quasi come una tradizione, puntano alla grande parete del Medale. Lo scorso anno abbiamo fatto la Cassin e la Taveggia: oggi si punta all’Anniversario.

Aspetto Mattia in piazza mercato. Ci sono sei gradi ed in macchina il riscaldamento gira a manetta. Alla fermata gli studenti del liceo salgono sul pullman: mentre io gelo davanti a me sfilano ragazze in minigonna con le gambe nude. Io ed il conducente ci scrutiamo perplessi: “Okay gli ormoni, ma non hanno freddo?!” Beatà gioventù!

Finalmente arriva Mattia e ci mettiamo in marcia. Il sole inizia a risplendere e l’orizzonte si riempe di luce mentre le nuvole brillano dorate promettendo un caldo abbraccio. Alle nove e mezza, un po’ in ritardo sulle nostre previsioni, siamo all’attacco della via.

anniversario“Accidenti, quanto è grande questa parete!!” Non ci si abitua mai alla strana sensazione che ti assale guardandola dal basso. Attacchiamo il primo pilastro ingaggiando a freddo un bel 6a+.

Roccia buona e lavorata, resinati e catene in sosta: sembra non ci sia molto di cui preoccuparsi. Poi sul secondo tiro quel rumore, quello inconfondibile che assomiglia al volo di una rondine ma che termina in un fracasso d’inferno: “FUUUUUUUUU BAAAAAAMMMMMM” “FUUUUUUUUU BAAAAAMMM”. Con il calore del mattino la parete sembra sgranchirsi ed un paio di sassi di ragguaradevoli dimensioni sibilano nel vuoto schiantandosi sotto di noi.

Spalmati sulla roccia attendiamo che il bombardamento si arresti. Fino a quel momento avevamo arrampicato quasi in silenzio coordinandoci solo a gesti, quando gli schianti cessano la nostra conversazione si fa rumorosa e piuttosto colorita. Ci sovrastano oltre trecento metri di parete ed il piano è semplice: più saliamo meno sassi avremo sopra la testa.

Al terzo tiro un traverso insidioso verso sinistra ci porta sotto il tetto, all’intersezione con la via Saronno89. Aggiriamo il tetto sempre verso sinistra. Primo imprevisto: lungo il tiro successivo un resinato sul passaggio in placca è danneggiato e questo ci obbliga a piegare verso destra in un piccolo diedro da cui poi traversare nuovamente a sinistra.

Il tiro successivo è il primo dei due passaggi chiave della via. Si risalgono alcune fessure infilandosi in un diedro concrezionato da cui si esce a destra attraverso una placca. Il passaggio in diedro è un 6a+ davvero particolare che mi ingaggia di brutto! Faccio fatica a leggerlo, mi ci spalmo all’interno lavorando in opposizione ed incastrandomi con schiena “Come accidenti si sale da qui? Sembra il fondo di una vasca da bagno?!” Striscio alzandomi sulla roccia e la bottiglietta di plastica che ho appeso all’imbrago si sfila dall’elastico che la trattiene. La vedo precipitare nel vuoto per oltre 130 metri e schiantasi al suolo in una nuvola si schizzi: “Sti cazzi!”

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Il divertimento però è solo all’inzio. Ci aspetta infatti il pezzo forte: il tiro risale attraverso un diedro meravigliosamente rugoso, raggiunge un tetto che supera a sinistra in un passaggio di 6b.

La differenza che intercorre tra un 6a ed un 6b è interstellare: quando cerco di uscire da sotto il tetto per affrontarne l’uscita a sinistra mi ritrovo completamente appeso a sbandierare con una mano. La relazione riporta che il passaggio è azzerabile ma tra il dire ed il fare la differenza è altrettanto interstellare. Due cordini incastrati in una coppia di clessidre aiutano ma il passaggio bisogna comunque gudagnarselo con un po’ di malizia. Impressionante pensare alle capacità di Giuliano Uboldi e Maurizio Borghi che il 1 Maggio del 1986 hanno affrontato quel passaggio alla cieca e a chiodi.

Il passaggio è tosto ma, per quanto mi riguarda, il titolo di “carogna” resta alla “vasca da bagno” del tiro precedente. Visto che il più ormai è fatto non troviamo niente di meglio da fare che sbagliare strada e finire fuori via.

Già, Mattia si alza lungo un piccolo diedro che si dimostra più rognoso. Ci aspettavamo un passaggio di 4b e quello ci appare fuori scala: infatti è un 5b ma noi abbiamo letto male la relazione incasinandoci. Mattia si alza e trova un chiodo e si ferma ad un bivio: a destra si scavalca uno spigolo e ci si infila in un diedro verticale, a sinistra si aggira un pilastro infilandosi in un canale. Qualcosa nel diedro non sembra convincere Mattia e così punta verso sinistra scomparendo alla mia vista.

Finalmente mi grida “sosta” e dopo poco parto. Raggiungo il chiodo e la via inizia a trasformarsi. Trovo un friend, poi un cespuglio fasciato con un codino, poi una fettuccia avvolta su di una pianticella. Di roccia buona neppure l’ombra, sono in canale pieno di terra e roccia mobile. Tuttavia quello che mi disturba è la quantità di “schianti” bianchi che mi circonda. “Eccoci, se almeno un tiro non facciamo casino non siamo contenti. Speriamo che la sosta sia per lo meno una pianta!”

Camminando sulle uova risalgo e finalmente vedo il mio socio. “Hey Comandante! Cos’è sto fuori via per canali?” Mattia ride “Dai dai: se ti abitui alla roccia buona poi mi prendi i vizi!” Cerca di sfottermi descrivendomi una fantomatica sosta raffazzonata a friend, ma conosco bene il mio socio ed il gioco non attacca: “Se la sosta l’hai attrezzata tu è comunque buona: non ho dubbi in merito!!” In realtà la sosta è quella della via, al bivio semplicemente avevamo preso la strada sbagliata tracciandone una nostra.

Gli ultimi due tiri non sono difficili ma sono comunque delicati per via del materiale mobile. Finalmente fuori ci sediamo ad osservare il Resegone imbiancato. Abbiamo attaccato alle nove e mezza, chiuso alle cinque e qualcosa: 320 metri di via, sette ore di viaggio. Sebbene il traffico di Lecco ci abbia ritardato sulla partenza prevista siamo stati nei tempi che ci eravamo dati conservando “l’ora di riserva” prima del tramonto. Beh, direi che abbiamo festeggiato molto bene il nostro anniversario con il Medale!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Via Anniversario – Corna di Medale
Venerdì 21/11/2014
Mattia Ricci (Primo di cordata)
Davide “Birillo” Valsecchi

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