Terzo Mondo

«Correva l’anno 2011 quando sul versante Nord del San Primo, ancora innevato, Pierluigi Gandola scopre una serie di ‘buchi soffianti’ che sciolgono il manto nevoso. Nei giorni successivi lo Spleo Club Erba (SCE) organizza una campagna di scavo: Pier, Carlo, Pam, Emanuele, Pedro, Lontra e Giuliano si alternano nei lavori e ben presto quel piccolo buco divine lo stretto accesso che conduce alle meraviglie del “Terzo Mondo”…»

Ho ascoltato spesso i racconti di quelle giornate incredibili, di quelle strepitose esplorazioni nel cuore sconosciuto del San Primo. L’immenso Salone “Susan Boyler” e le meraviglie della “Pedemontana”. Non avevo mai visitato il Terzo Mondo e per questo mi sono aggregato alla squadra, ancora una volta guidata da Pier, che sta cercando nuovi sviluppi della grotta.

«Come da programma alle 8 ci siamo trovati al parcheggio del Rifugio Martina. Presenti: Io, Stefano M, Stefano B, Alberto B, Mattia, Pier, Serena, Birillo e Francesco. Una simpatica pioggia ci ha accompagnato per un buon tratto dell’avvicinamento, ma una volta sul posto la truppa si è preparata ed è entrata compatta dal Secondo Ingresso di Terzo Mondo. Mattia, Pier e Stefano M si sono fiondati subito verso le Tamarriadi per cercare di forzare un passaggio che avevamo visionato io e Pier una delle ultime volte. Io, Stefano B e Serena li raggiungeremo dopo aver accompagnato nella discesa Alberto e Francesco. All’uscita ci attendeva un fantastico diluvio che ci ha portati fino al Martina dove, come sempre, ci siamo rifocillati e dissetati a dovere!» (Teo Brex)

Mio fratello Keko è fresco di corso speleo ma, nonostante la poca esperienza, se la cava abbastanza bene ed è tutt’altro che intimorito dalle difficoltà a cui l’ambiente ipogeo sottopone i suoi visitatori.

Sulla via del ritorno io e lui siamo risaliti insieme affrontando con calma i pozzi. Le nostre batterie facevano i capricci e così, per fare economia di energia, spegnevamo le nostre frontali ogni volta che aspettavamo i compagni. Eravamo seduti nel vasto spazio della “Sala nera”, appoggiati insieme contro un sasso, bagnati, infangati e soli nelle profondità della terra, avvolti nell’oscurità più totale.

“Sai Keko, sono un po’ stanco. Non fisicamente, ma mentalmente. Ci sono difficoltà e situazioni che mi scuotono più di quanto dovrebbero. Faccio fatica dove non dovrei. Credo di aver bisogno di riposare, di tirare fiato”. Una confessione fraterna nel cuore della montagna. Francesco è rimasto in silenzio un secondo, poi si è acceso una sigaretta illuminandoci con una spettrale luce rossa. “Vorrei proprio vedere! Come se non bastassero il matrimonio ed il trasloco, in questo periodo stai tirando come un bastardo! Sei sempre dietro a rischiar la pelle e non contento continui a coinvolger gente, a prenderti responsabilità!”. Immobile ho allungato la mano verso quel bagliore scuro ed ho stretto la sua sigaretta tra le dita. In vita mia non ho mai fumato ed erano anni che non ne assaggiavo una. Ho assaporato una lunga boccata di fumo e l’ho lasciato scorrere verso l’alto prima di rendergli la cicca. “Sì, credo tu abbia ragione. Ma lo stress è come il fumo: è difficile smettere…”

Dopo otto ore sotto terra ci ritroviamo all’uscita della grotta, nello stretto e fangoso passaggio che conduce alla superficie. Mentre siamo incastrati, mentre strisciamo verso la luce, Mattia ha iniziato a tirarci addosso badilate di fango: quello era il suo modo di vendicarsi per aver fumato in grotta. ”Keko: tu fumi, io scavo!” Mattia è fatto così…

Sotto la pioggia battente, scendendo ormai fradici tra le felci, sghigniazziamo tutti insieme: “Conosci Mattia? Beh, se lo conosci portati la frontale: qualsiasi cosa tu faccia!” Già, perchè con lui non puoi mai avere idea di come o quando andranno a finire le cose. “…e ricordati le pile cariche!” Fa eco lui, sarcastico, poco più avanti.

Al rifugio Martina ci raggiungono Serena, il piccolo Mattia e Bruna. Indossiamo i vestiti puliti infilando quelli fradici ed infangati nei sacchettoni. Riempiamo i bicchieri di vino e ci sediamo a tavola per la cena. “Sì, credo di aver bisogno di un po’ di relax: almeno fino a domani…”

Davide “Birillo” Valsecchi

 

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