Doooliiivan

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Giovedì mattina finivo di preparare lo zaino ed ero decisamente contrariato: la corda, i rinvii, l’imbrago, le scarpette strette… non ero più abituato all’equipaggiamento pesante. Camminare senza meta con il sacco quasi vuoto era stato un piccolo lusso che mi avevano concesso le Grigne. Ma Ivan voleva arrampicare ed effettivamente erano passati quasi tre mesi (da quando Bruna si è fatta male) che non facevamo nulla insieme. Era tempo di rimediare… ma lo zaino, il peso, l’asfissiante noia di attendere in ansia appeso alla sosta …il secondo di cordata porta una croce pesante, spesso senza medaglie.

Poi suona il telefono: «Davide, tu non ci crederai, sono in stazione ma ho perso il treno. Le macchinette non funzionano e non ho trovato nessuno che mi facesse il biglietto!!» Immaginarmi Ivan Guerini, arrampicatore leggendario capace di orientarsi senza incertezza nelle verticalità più spaventose, mentre si aggira come un “Travolta Confuso” in cerca di biglietto attraverso il marmo della Stazione Centrale era qualcosa di assolutamente spassoso!

«Sguero, non ti preoccupare: tanto oggi qui è brutto! Bruna però ha voglia di vederti: veniamo giù noi e mangiamo un boccone tutti insieme per pranzo?» Così ho preso Bruna e mio fratello e, con calma, siamo scesi in città a trovare Ivan e Monica. Il nostro pranzo è diventato una piccola festa ed un occasione per ritrovarci nella tranquillità domestica. Ovviamente abbiamo mangiato un paio di salutarie foglie di insalata e steso una mezza dozzina di birre!! Compresa quella artigianale regalatami da Geatano! (Grazie!)

Sabato quindi ci riproviamo, ma il duo diventa un trio e si unisce alla squadra anche TeoBrex. Recuperiamo l’anziano in stazione a Lecco con la consapevolezza che anche oggi, noi giovinastri, dovremmo darci gran da fare per riuscire a stargli dietro, sia sulla roccia che in tutto il resto.

Il mio zaino è carico come un macigno, ma il mio umore non sente il peso. La giornata è bella e la compagnia ottima: vagabondiamo spensierati inseguendo i nostri pensieri, sghignazzando felici come ragazzini in gita. Sguero storpia una canzone dei Creedence Clearwater Revival trasformando “Molina” in “Dolina”. Noi rilanciamo e “Dooooliiivan” diventa il ritornello in coro con cui rimarchiamo ogni sua uscita o battutaccia.  I CCR sono un ottima colonna sonora per una selvaggia giornata NoSpit.

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 La roccia è buona, lavorata e bella. Ivan ha capito che per me non è periodo per stressarmi verticalmente, che sono stato fermo troppo a lungo per stamparmi sul muso l’ansia dell’arrampicata. Sceglie con cura le sue linee e la natura sembra assecondarlo regalandoci clessidre, appigli ed appoggi. Lo vedo ingaggiare un passaggio complesso, ma poi mi rendo conto di come si soffermi solo per valutare e proteggere la salita del secondo: è un vecchiaccio generoso ed attento, un buon amico. Sono contento di avergli dato retta: lascio che la ruggine che appesantisce pensieri e gesti si dissolva. Mi piace arrampicare, anche se devo tirarmi dietro tutto quel materiale.

Ogni tanto ricado nel mio periodo “Preussiano”: “La misura delle difficoltà che uno scalatore può affrontare in discesa, con sicura e piena coscienza delle proprie capacità, deve rappresentare l’estremo limite delle difficoltà da lui affrontate in salita.” Liberarmi dall’imbrago, dalla corda, dai mille aggeggi ed appoggiare le mani solo sulla roccia che vuole essere toccata. Poi Ivan, mentre io e Teo sistemiamo la corda, si innalza slegato con disinvoltura su una colonna alta otto o nove metri. Arriva in cima e ridiscende ancor prima che noi si abbia finito di riordinare.  “Tra i massimi principi vi è quello della sicurezza. Non però la sicurezza che risolve forzosamente con mezzi artificiali le incertezze di stile, bensì la sicurezza fondamentale che ciascun alpinista deve conquistarsi con una corretta valutazione delle proprie capacità.” …avrebbe aggiunto Paul Preuss continuando con le sue regole. Così capisco che la corda ed i chiodi non servono a salire, servono a tenere insieme una cordata.

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Forse i miei pensieri lampeggiano sulla mia fronte perchè Ivan mi fa una proposta nuova: «La prossima volta io e te ci portiamo una corda da venti metri e passiamo la giornata ad arrampicare su quegli speroni più bassi.» L’idea mi piace, ho voglia di immergermi nuovamente nei movimenti, in quei gesti che muovono il corpo sulla roccia ridefinendo equilibri interni molto più ampi di quelli fisici. Accetto e rilancio prendendolo in giro: «Okay! Dooooliiiivan!»

Tutti e tre sghignazziamo e cominciamo a ridiscendere verso valle. Sul sentiero incontriamo due signori attempati: camicia da montagnino, berretta e cordone appeso sullo zaino. Avevano ripetuto la normale, una classica, di una delle torri lì vicino. Il più anziano dei due, stuzzicato da Ivan, attacca bottone: «Ho ottant’anni ma sono salito ancora!» e poi rilancia (senza sapere con chi sta parlando) con un romboante: «Giovane… io sono un alpinista, non un arrampicatore: faccio prima a dirti quello che non ho fatto che quello che ho fatto in vita mia!»

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 Un vero spasso! Io e Teo stavamo per scoppiare a ridere terrorizzati dal polverone che poteva nascere da un uscita del genere. “Giovane….” Ivan invece non solo era divertito, ma era davvero contento di parlare con loro: abbiamo fatto un lungo pezzo di strada insieme e, sempre senza presentarsi, abbiamo parlato a lungo di arrampicate e di vie classiche. Ivan è un anima libera, libera sopratutto da tutte le etichette che negli anni hanno provato ad appioppargli: ascoltarlo mentre chiacchierava con quegli sconosciuti era un piacere per tutti noi. Alla fine è scattata pure la foto di gruppo tra simpatici estranei, semplicemente felici di aver condiviso parte della propria giornata tra i monti.

Sulla via del ritorno ci siamo fermati nella nostra consueta birreria del sabato pomeriggio …per reidratarci! Adolescenti, siamo anziani adolescenti: solitamente è a questo punto che le cose si fanno davvero complicate! «Doli-i-i-i-van, where you goin’ to? She’s daughter to the mayor, Messin’ with the sheriff, Drivin’ in a blue car, She don’t see no red light.»

Davide “Birillo” Valsecchi

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