Nessun Chiodo al Pozzo

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In realtà stavo cercando senza successo dei toponimi dei Corni di Canzo e così, nella mia ricerca, ho tentato la fortuna nella vecchia pubblicazione “Valmadrera: montagne e itinerari alpinistici” realizzata da Giorgio Tessari e Gianni Mandelli nel lontano 1979 (ormai più di 40 anni fa!). Come era prevedibile, attratto dai mille dettagli che racchiude quel libro, ho dimenticato la mia ricerca originale e mi sono perso tra quelle pagine iniziando a vagare nel tempo passato attraverso i territori dell’Isola Senza Nome. Curiosamente mi sono ritrovato a Civate, alla Falesia del Pozzo.

Pagina 166: PALESTRA IN LOCALITÀ POZZO (Civate)
Questa palestra, scoperta di recente, si trova poco lontano dalla frazione Pozzo di Civate ed è raggiungibile percorrendo la strada che conduce allo stabilimento STAR Black & Decker di Civate. Si sale per strada a stretto transito verso la frazione Pozzo; superatala si devia verso sinistra in direzione di un evidente promontorio roccioso. Per frequentare questa palestra non occorrono relazioni, poiché all’attacco di ogni via è stato scritto sulla roccia il nome di ognuna di esse e le rispettive difficoltà. L’altezza della parete rocciosa va dai 20 ai 40 metri; le vie sono descritte partendo da destra a sinistra e sono tutte in arrampicata libera.

  1. Itinerario N. 85
    Via del Fulcin – Difficoltà AD sup. – Primi salitori: Vassena Felice, Dell’Oro Augusto (nessun chiodo usato).
  2. Itinerario N. 86
    Via Normale – Difficoltà D sup. – Primi salitori: Soci della S.E.C., fin sotto lo strapiombo; Mandelli Gianni e Rusconi Carlo hanno terminato la via (trovati infissi 3 ch.).
  3. Itinerario N. 87
    Via Moma – Difficoltà TD inf. – Primi salitori: Butti Mosè, Mandelli Gianni (2 ch.).
  4. Itinerario N. 88
    Via Conchodon – Difficoltà D sup. – Primi salitori: Corti Romano. Dell’Oro Augusto (3 ch.).
  5. Itinerario N. 89
    Via Ouverture – Difficoltà D sup. – Primi salitori: Vassena Felice, Crepaldi Claudio (1 ch.).
  6. Itinerario N. 90
    Via dei Satanici – Difficoltà AD sup. – Primi salitori: Vassena Felice, Dell’Oro Augusto (nessun ch.).
  7. Itinerario N. 91
    Via 3 Aprile – Difficoltà TD – Primi salitori: Vassena Felice. Dell’Oro Augusto (nessun ch.).
  8. Itinerario N. 92
    Via des Clochardes – Difficoltà AD – Primi salitori: Tessari Franco,Mandelli Gianni (nessun ch.).

Francamente in questo breve testo ci sono un sacco di cose che mi hanno colpito. Innanzitutto “scoperta di recente”: fa abbastanza impressione pensare a quella falesia, ormai storica e frequentatissima, nei suoi albori. Stupisce anche il riferimento all’ex stabilimento Black & Decker, oggi raso al suolo ed abbandonato nel centro di Civate. Poi c’è “all’attacco di ogni via è stato scritto sulla roccia il nome”: ci sono infatti dei “segni” rosso/arancione, in buona parte sbiaditi, che ho sempre cercato di leggere con scarsissimo successo. Inoltre stupisce, visto che è oggi abbastanza inconsueto nelle falesie sportive, leggere i nomi degli apritori: oggi è infatti più comune leggere solo il nome di colui che le ha attrezzate. In alcuni punti traspare persino la storia della via che, giustamente, è definita “Itinerario”. Infine quelle dicitura sibillina ed ammiccante “(nessun ch.)”: nessun chiodo! Presumo che la descrizione si riferisca unicamente alla parete che oggi è chiamata “PALESTRA VECCHIA” ed è incredibile pensare che, all’epoca, ci fossero solo 9 chiodi.

Così, incuriosito, ho cercato la falesia anche nella seconda edizione della guida, pubblicata però nell’ottobre del 1996. Quindi 17 anni dopo la prima ma ormai 25 anni fa! Nella prima edizione, quella del 1979, le “Palestre” erano elencate alla fine del volume ma erano presentate con lo stesso stile alpinistico con cui erano riportati tutti gli altri itinerari classici censiti: c’era la palestra della Val dell’Oro, Della Corna Rossa e Del Pozzo. Nell’edizione del 1996 qualcosa cambia già nella forma e nel linguaggio: le “palestre” ora hanno una sezione dedicata “Falesie: arrampicata sportiva”. Anche gli autori sembrano essere differenti da quelli del resto della pubblicazione: “testi e disegni di Pietro Corti in collaborazione con Delfino Fomenti”.

Non si parla più di una palestra in località Pozzo, bensì di “AE. FALESIE IN VALLE DEGLI ORTI”. Non ho idea di cosa sia quell’ “AE”, ipotizzo che stia per “Appendice E” così come “AA” per il Corno Rat , “AB” per Corna Rossa, “AC” per la Valle dell’Oro, “AD” per la Falesia del Fiume.

Nella descrizione dell’avvicinamento si fa ancora riferimento allo stabilimento della Black & Decker ed infatti ho poi scoperto, in una pubblicazione del 2016, che l’azienda – nata nel 1945 – era rimasta attiva fino al 1998: solo nel 2014 è stato poi demolito così come è oggi.

Dal 79 al 96 sono passati “solo” 17 anni ma è subito chiaro che le cose in quella palestra “scoperta di recente” sono decisamente cambiate: “Questa falesia è oggi molto apprezzata per il buon numero di tiri divertenti su difficoltà abbastanza contenute. Le prime vie vengono aperte sulla falesia di destra da Gianni Mandelli, Augusto Dell’Oro, Felice Vassena e Claudio Crepaldi negli anni ‘70. Nel 1988/89 Alessandro Ronchi, con la collaborazione del C.A.I. Vimercate, attrezza a spit diversi itinerari di arrampicata sportiva sulla parete principale e quindi, quando la falesia diventa molto frequentata, lo stesso Ronchi la riattrezza ad anelli resinati nel 1993.”

Non abbiamo più 8 itinerari ma 26 vie di cui buona parte realizzate su una nuova parete. Si legge poi: “Roccia ottima e molto articolata a lame, spaccature, gocce e reglettes; arrampicata elegante con movimenti tecnici e scarsa continuità. A causa dell’assidua frequentazione, molti appigli sono diventati unti. In occasione della riattrezzatura, Ronchi ha quindi spatolato di resina le prese e gli appigli più scivolosi. Un gran lavoro da certosino del bravo Alessandro…”

Interessante è osservare come, anche con quel “Un gran lavoro da certosino del bravo Alessandro…” (che ancora oggi si occupa  con grande passione della manutenzione della Falesia!), sia cambiato il “tono” ed il linguaggio delle descrizioni: meno formale e più “friendly”. L’autore lascia spazio alle proprie impressioni e a giudizi soggettivi.

Scoprire che nel ‘96 era già considerata “unta” fa in qualche modo rabbrividire, specie perchè allora erano passati solo 17 anni mentre oggi dobbiamo aggiungerne altri 25 ed una frequentazione probabilmente anche più massiccia. Incredibile l’impatto umano sulla roccia, anche solo con il semplice tocco!

Nel 96 si descriveva l’attrezzatura del ‘93 come “ottima ad anelli resinati (sika) ragionevolmente ravvicinati; catene alle soste.” Cercando poi su Internet ho scoperto che il “Settore Nuovo”, quello più piccolo tra la Falesia Vecchia e la Nuova, è stato “attrezzato da Enzo Nogara a fine anni ’90” (quindi di certo dopo il 96). Sempre attraverso Internet scopro parte della storia recente: “Attrezzatura ottima a fix. Nel 2017 è stata effettuata la manutenzione straordinaria dalla Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino – Progetto di Regione Lombardia per il Sistema Falesie Lecchesi.”

Con un po’ di tristezza, soprattutto dal punto di vista storico, tocca prendere nota di come, scorrendo tutti gli elenchi delle vie che ho recuperato, sia rimasto “in listino” solo uno degli 8 Itinerari originali: Moma. Toccherà andare a cercarlo!

Nota finale del Birillo: confesso che è stata quella dicitura, “(nessun ch.)”, a stimolare la mia ricerca e che, come spesso accade, ho scelto il titolo del pezzo – in questo caso “Nessun Chiodo al Pozzo” – prima ancora di cominciare a scrivere. Alla fine, dopo aver fatto le mie ricerche e trascritto tutti i dati, mi serviva una foto per accompagnare l’articolo. Nel mio archivio però, nonostante le molte e piacevoli ore trascorse da quelle parti, non ce ne era nessuna: eppure dovevano esserci perchè, dopo Scarenna, tutti i Tassi del Moregallo hanno iniziato ad arrampicare al Pozzo.

Tuttavia non ho trovato nulla… ad eccezione di quella che vedete pubblicata qui sopra: una foto davvero curiosa, che avevo dimenticato di aver fatto e che non poteva che rubarmi un sorriso divertito! In qualche modo il destino ha voluto ricordarmi come al Pozzo, quantomeno nel 2019, ci siano ancora “itinerari senza nome e nessun chiodo”.

Davide “Birillo” Valsecchi

Per completezza storica, ma anche per la curiosità di confrontare gradi e descrizioni con le guide contemporanee, ecco l’elenco delle vie del ‘96:

FALESIA PRINCIPALE
1. NUOVA SUELLO . 25 mt. 5 (5+ UIAA)
Arrampicata divertente su buoni appigli e strapiombino a metà.
2. FRUTTI DI BOSCO . 25 mt. 5+ (6 UIAA)
Ripido muretto in entrata con ristabilimento; in seguito movimenti tecnici ed eleganti su buchi e lamette.
3. MAGICO LIPTON . 20 mt. 6a
Placchetta iniziale di dita (evitabile sullo spigolino di sx), poi strapiombino appigliato e belle spaccature oblique a dx. Discontinua.
4. UNA GITA SUL PO . 20 mt. 6a
Sezione iniziale con diffili allunghi, seguiti da uno strapiombino atletico. Uscita più semplice su lame.
5. CHI RONFA TONFA.. 18 mt . 6b
Sale un lamone ed una placchetta verticale con movimenti strani, che richiedono decisione. Uscita più semplice.
6. PUNIRE IL CORPO . 22 mt. 6
Breve rampa verso dx, poi spostamento a sx su tacchette e strapiombino. In seguito bei movimenti su ottimi appigli ed uscita su placca compatta.
7.JAMES BOND . 25 mt. 6b+
Dopo un facile risalto, la via sale una stretta placca leggermente strapiombante su tacche e lamette. Tiro abbastanza continuo.
8. DONNE IN ATTESA . 25 mt. 62+
Dal risalto si supera una bella placca aggettante con allunghi su tacche. Uscita in dulfer, poi elegante diedro ben appigliato.
9. VIA NOMENTANA . 25 mt. 6b
Duro boulder iniziale di difficile lettura, poi placchetta tecnica a piccole tacche e pilastrino finale su splendide concrezioni.
10. METALKALINE . 25 mt. 6c
Placca nera slavata e strapiombo atletico con difficile allungo da appiglio rovescio.
11. ALTA TENSIONE. 22 mt . 6b+
Parallela e simile alla precedente; chiave sullo strapiombo.
12. CREDOLIN . 8 mt. 6a
Placchetta su piccole tacche e buchetti.
13. SPIT QUIZZER . 8 mt. 6c
Boulder di dita su appigli scavati.
14. RAMBO BAMBO . 12 mt. 6a
Plachetta verticale a tacche.
15. FROLLO ROLLO e SCHWARZENEGGER. 12 mt. 6a+
Simile alla precedente; più continua.
16. CRIC & CROC.. 25 mt. 5+ (6 UIAA)
Iniziano insieme su lama e muretto verticale. Dalla cengetta soprastante CRIC va diritta in placca con arrampicata divertente; CROC sale parallela pochi mt a dx con difficoltà analoghe.
17. SENTIERO VERTICALE . 25 mt. 6a+
Inizio su muretto tecnico verticale fino ad una nicchia, da cui si esce con difficile allungo che richiede decisione. In seguito bella placca, leggermente appoggiata, con piccole concrezioni.
18. PLACCATEVI . 20 mt . 6a
Arrampicata divertente su lame e buchi con singolo centrale.
19. SENSO UNICO . 20 mt. 6a+
Entrata atletica su strapiombino, poi più facile fino ad una cengetta. Seconda parte su placca verticale con bei movimenti tecnici ed un difficile spostamento a dx.
20. DIVIETO DI SOSTA . 20 mt . 6b
Facile placca iniziale. Dalla cengetta si sale un bellissimo muro verticale di precisione su piccole tacche, con un movimento di aderenza-allungo.
21. SCIOLA ‘87. 18 mt. 6b
Dopo la placca iniziale molto appigliata, superare un tratto ripido di difficile lettura; uscita in leggero strapiombo.
22. DEMOTIVATO MISCREDENTE.. 18 mt. 6a
Simile alla precedente, ma più semplice.
23. CAVALCA IL CAMMELLO . 18 mt . 5 (5+ UIAA)
Divertente arrampicata su lame; discontinua.

FALESIA DI DESTRA
24. GIRO DI DAMA . 20 mt. 6a
Inizio su placca verticale con piccoli appigli; in seguito lame più facili.
25. VERTICAL DREAM. 20 mt. 62+
Superare un fessurina cieca con movimenti tecnici e poco intuibili, poi bella placca compatta.
26. MOMA.. 20 mt. 5 (5+ UIA A)
Inizio su lamette e strapiombino, poi diedro grigio con splendidi appigli.

One thought on “Nessun Chiodo al Pozzo

  1. A destra di Moma, il cui itinerario è stato modificato (in peggio) dalla richiodatura del 2017, è rimasta anche la Normale. C’è anche un ulteriore tiro spittsto sulla destra ma non credo corrisponda con la Via del Fulcin.

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