Lungo il Fiume

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La bicicletta è il primo “strumento” di libertà che impariamo ad usare fin da bambini e che ci accompagna nell’adolescenza allargando i nostri confini. Essere riuscito ad andare al lavoro in bici per oltre un anno (anche in inverno e con la pioggia) è uno dei miei maggiori successi. Già, io adoro la bicicletta ma detesto i ciclisti, specie quelli che in imbarazzanti tutine aderenti fosforescenti spadroneggiano la domenica mattina sulla superstrada per invadere le stradine dei paeselli: dannati mentecatti, dove accidenti credete di essere?!

Senza questi invasati (tenete presente che io sono cresciuto ai piedi del Ghisallo e quindi ne ho visti a milioni ogni week-end!) sono abbastanza certo che l’uso della bicicletta sarebbe molto più diffuso, comune ed accettato nella vita quotidiana. Quello che gli invasati non voglio accettare è che le strade, inevitabilmente, sono fatte per i veicoli a motore: macchine, camion, pullman, moto, furgoni, ecc… Ignorare questa semplice realtà di fatto è stupido. Il ciclista è come una gazzella che cerca di abbeverarsi ad una pozza d’acqua nella savana: non puoi essere così ottuso da pensare che leoni e coccodrilli non ti mangino appena chini la testa sull’acqua. Non puoi sederti vicino ad un elefante senza considerare che ha la stazza per schiacciarti semplicemente girandosi su un fianco.

Andare in bicicletta significa essere liberi, liberi di esplorare e scoprire, liberi di trovare soluzioni alternative. Bisogna essere scaltri per andare in bicicletta, non basta pedalare a testa bassa come degli idioti a rischio infarto in fuga dall’ufficio.

Quando abitavo nella Vallassina, stretto nella valle del Lambro, ottemperare a queste regole era davvero duro: evitare le strade principali significava avventurarsi per ripidi sentieri o per malmesse strade rurali. Qui a Valmadrera, invece, sono ai margini della pianura e le possibilità si sono ampliate in modo incredibile. Abituato alle fatiche della salita trovo che padalare in piano sia una novità straordinaria!

Ieri, ero a casa e stavo per prepararmi il pranzo. Tuttavia il sole primaverile che filtrava dalla finestra della cucina era troppo invitante. Guardando fuori ho visto il Resegone illuminato e mi sono convinto: “Andiamo a farci un giro!”:

Ho infilato i vestiti con cui vado a camminare e sono saltato in sella a Silverado, la leggendaria mountain bike con il telaio in alluminio che mi accompagna del 1995! Non sapevo bene dove andare, senza un piano la paura era di ritrovarsi su qualche strada trafficata. Così ho fatto le solite stradine che da Valmadrera uso per arrivare al primo ponte di Lecco e da lì, superato la concessionaria della Citroen, mi sono infilato nella ciclabile che corre lungo l’Adda.

Il mio amico Cristian, che costruisce tandem ed ha grande esperienza sulla lunga percorrenza, mi aveva spesso parlato di quel percorso, di come partendo da Milano fosse possibile spiengersi tanto a Nord quanto a Sud seguendo i grandi fiumi. Mentre pedalavo, osservando le montagne ed il lago di Garlate, non potevo che dargli ragione.

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Anni fa, insieme al buon Enzo Santambrogio, sono partito in canoa da Como alla volta di Venezia discendendo prima l’Adda e poi il Po. Tuttavia non avevamo mai fatto un sopralluogo del fiume, lo affrontammo quasi alla cieca: pedalando erano i miei ricordi vissuti sul fiume a guidarmi nell’esplorazione di quella sponda. Forse è anche per questo che la curiosità di quella “riscoperta” mi ha portato ben più a sud di quanto avessi inizialmente previsto. Ridendo e scherzando mi sono ritrovato a Trezzo sull’Adda: alla fine ho pranzato con un panino ed una birra davanti alla diga Taccani 🙂

Senza rendermene conto, tra andata e ritorno, ho macinato circa 70km ma in assoluto relax. Pedalare in pianura è davvero un’esperienza! La prossima volta, partendo magari la mattina e portandomi da bere (ho preso lo zaino ma era vuoto!), proverò a spingermi ancora un po’ più in là.

Spero di non essere stato troppo duro con i “ciclisti” ma avendo così tante “possibilità” mi è incomprensibile perchè tanta gente si accalchi stupidamente sui bordi delle strade obbligate di centro paese, tra lo smog ed i rifiuti, rischiando di farsi male, rischiando di rovinare la propria vita e quella altrui. Non raccontatemi fregnacce, Coppi correva sullo sterrato utilizzando “cancelli”: è il vostro ego e la vostra visione limitata il vero problema!! Se vogliamo che la bicicletta “evolva” nella quotidianità dobbiamo togliere spazio agli “invasati” impeganndoci nella ricerca e nella realizzazione di tracciati “alternativi”.    

Davide “Birillo” Valsecchi

Per maggiori informazioni sulla Ciclovia dell’Adda potete consultare questo sito: http://www.saltainsella.it/ADDA.htm
Sono davvero in molti quelli che si danno da fare per identificare percorsi sicuri.