Sumbawanga Express

Stavo parlando con Bruna. Lei stava preparando il the mentre io ero sdraito sul divano. Una bella sensazione. Stavo anche cominciando un pensiero interessante quando ho sentito tirarmi per la punta dell’indice. Ho aperto gli occhi, sveglio giusto in tempo per prendere sul muso un paio di sacchi di iuta ed un “cucu”, un pollo. Il ragazzo di colore che mi ha tirato il dito mi stava ora letteralemnete scavalcando con tutti i suoi bagagli. Aveva deciso di scendere.

Girandomi di lato e mi ritrovo la faccia di Enzo che ghigna, dietro di lui, oltre il finestrino, un campo sterminato di girasoli giallissimi, ancora più dietro una sconfinata distesa verde arginata all’orizzonte da rigogliose colline. Su tutto le più belle nuvole che possano ornare un simile cielo azzurro.

Un panorama idiliaco, poi ho guardato davanti: verso l’orizzonte correva senza fine, in un susseguirsi di salti e scossoni, la pista in terra battuta su cui sobbalzava da ore il nostro scassatissimo pulman. Al fianco del guidatore tutto l’equipaggio di questa allegra brigata: il meccanico, l’aiuto meccanico, il controllore ed il pilota di scorta. Una squinternata banda di ragazzini ventenni che scarrozzava attraverso il nulla della “shamba” una rumorosa e sconquassata moltitudine di africani più due Nzungo, io ed Enzo.

Sono decisamente in Africa ora.

Ma andiamo per ordine, sposto il pollo e faccio mente locale. Stamane alle sette ci siamo imbarcati dal centro di Mbeya su un pulman della Sunry per Sumbawanga. Il pulman si è subito mostrato per quello che è: un rottame.

Le prime due ore non sono adate male, la strada era asfaltata e, nonostante avessi notato un certo “affollamento”, si viaggiava abbastanza bene. Quando abbiamo raggiunto Tunduma, il punto di confine con lo Zambia, sono successe principalemente due cose:

La prima è stata un blocco della polizia. Anche loro hanno notato un certo “affollamento” sul pulman. Così quando hanno fatto scendere le quasi 30 persone in esubero su un pulman da 50 ne è nato qualche piccolo inconveniente. Chi rivoleva i soldi, chi protestava, chi sie l’è data a gambe di fronte ai polizziotti che hanno tenuto fermo il pulmino ispezionandolo per un ora. Io ed Enzo avevamo un biglietto stampato dall’ufficio principale di Mbeya e quindi eravamo tranquilli, nzungo previdenti…

Il pulman era un vero rottame e così il polizziotto ha redatto un verbale lungo un chilometro con le cose che non funzionavano. Ha riempito un sacco di fogli e, allontanate le persone in esubero, ha dato il suo nulla osta a ripartire. Nemmeno Passafaro, lo storico rottamaio di Castelmarte, avrebbre preso quel pezzo di ruggine con le ruote su cui eravamo in viaggio!! Dopo un ora di indagini il risultato era questo: il pulman era lo stesso rottame di prima e, 200 metri dopo il blocco, tutti e 30 gli “sbarcati” sono tornati a bordo. Niente di nuovo comunque.

La seconda cosa cosa importante è stata il cambiamento nella strada. Dal comodo asfalto siamo passati ad una rossa pista in terra battuta. Intendiamoci, di strade brutte ne ho viste parecchie e questa, tutto sommato, non era tra le peggiori, tuttavia questa ci ha permesso di sperimentare una paura nuova: overloaded e con gli ammortizzatori scarichi, sul fondo sconnesso a dorso di mulo il pulman dava l’impressione di volersi sdraiare di lato anche andando dritto. In curva ci si sentiva quasi più sicuri!!

Io ed Enzo abbiamo impiegato due ore prima che ci passasse la “sindrone del bobbista” e la smettessimo di fare da contrappeso ad ogni scossone che agitava il bus. In fondo ci si abiutua a tutto e così, anche quando ci siamo dovuti fermare a raccogliere i pezzi di una balestra saltata, non ci siamo scomposti più di tanto.

Il panorama però è mozzafiato. Qui c’è uno spazio immenso fatto di orizzonti che si susseguono. Spero che le poche foto che posso inviarvi vi aiutino a capire le mie parole.

Dopo nove ore siamo finalmente arrivati a Sumbawanga. Domani si parte per Kasanga, sulle rive del lago Tanganica. Laggiù ci attende un incontro speciale con una “vecchia signora” fuori dal comune. Non voglio anticiparvi nulla per scaramanzia ma ci attende un’altro interessante pezzo del nostro viaggio. Ogni cosa ha il suo prezzo e così domani a noi tocca pagare il nostro: a Kasanga ci dobbiamo andare con un Track, un camioncino per gli operai, nello specifico sul cassone dietro. Il tipo che mi ha venduto il biglietto dice che senza tetto riusciremo a goderci meglio anche il panorama. Sagacia africana… Ovviamente la strada è sterrata ed il tragitto è di nove ore.

Non so se domani riusciremo ad avere segnale per trasmettere. Nel caso non preoccupatevi, se la “signora” arriva in porto come spero è probabile che Domenica sera gli Assesi, i Flaghéé, siano a bere birra all’estremo opposto del Tanganica, a Kigoma, a due passi dalla famosa Ujiji dove Stanley incontrò Livingstone.

Davide “Birillo” Valsecchi

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