Author: Davide Valsecchi

CIMA-ASSO.it > Articles by: Davide Valsecchi
Back to Armageddon

Back to Armageddon

“Ognuno è solo sul cuore della terra. Trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.” Non ho idea se Quasimodo si sia mai ritrovato sulla brandina del campo base di Armageddon, sdraiato nel più profondo buio di una grotta, lontano centinaia di metri dalla superficie. Il silenzio è infranto solo dal suono dell’acqua che scorre tra le rocce. Quaggiù non si avverte più il peso del cielo, il cellulare e tutti gli altri problemi sono rimasti all’ingresso della grotta. Fuori. Qui sotto, infangati e strizzati nell’equipaggiamento, si può portare solo ciò che serve: il resto va lasciato fuori. Ma questa sera, sdraiato nel fango, non sono solo: nel buio immobile chiacchiero con il mio “socio”, di roccia, di valli, di animali ed acquedotti. Immobili, sepolti vivi sotto terra: una sensazione davvero strana, pericolosamente piacevole. “Coraggio, tiriamoci in piedi o non ce andremo più!”. Scendiamo nel grande salone di Armageddon, uno dei tanti “grandi spazi” che si celano tra le nostre montagne. Mattia scende nel centro del salone, io resto su una balconata, a circa una sessantina di metri sopra di lui. Lo osservo mentre illumina le pareti: piccolo puntino colorato in uno sconfinato buio. Poi, pozzo dopo pozzo, strettoia dopo strettoia, torniamo al mondo: ancora una volta partoriti dal cuore della terra.

La Montagna dei Papà

La Montagna dei Papà

Nel Week-end un’escursione piacevolmente atipica: i partecipanti erano infatti tutti Papà e tutti abitavano nello stesso condominio milanese! Le mamme ed i figli avevano organizzato un pick-nick al parco, così i papà ne hanno approfittato per dare vita ad un uscita sulle montagne del Triangolo Lariano. Partiti da Caglio ci siamo incamminati alla volta della Dorsale Lariana per raggiungere la cima del Palanzone ed il rifugio Riella. Di origini siciliane, pugliesi e calabresi avevano poca dimestichezza con la montagna, ma erano mossi da un grande entusiasmo e da un attenta curiosità. Spesso diamo ciò che ci circonda come scontato, abituale, ma osservare il loro stupore per i nostri panorami mi ha ricordato quanto sia speciale, e forse unica, la nostra penisola incastonata tra lago e montagne. Il loro equipaggiamento, come spesso accade ai principianti, qua e là aveva qualche pecca, ma questo può solo rimarcare il loro impegno e la loro tenacia. I complimenti vanno in particolare a Fabio che, tradito dalla suola dei propri scarponi (che si è letteralmente sbriciolata!), ha comunque portato a termine la salita ed il rientro con stoica caparbietà. Un’escursione apparentemente semplice, che la buona compagnia ha saputo rendere speciale!

Caglio-Asso via Lasnigo

Caglio-Asso via Lasnigo

Il programma prevedeva una salita piuttosto alternativa ed impegnativa al Monte San Primo. Le previsioni però rimarcavano pioggia e così, nonostante la delusione per il gruppo, ho preferito annullare l’uscita. La pioggia però, domenica mattina, sembrava tardare ad arrivare. Solo in casa, Bruna e la bimbe erano dalla nonna, ammazzavo pigramente il tempo. Poi, visto che nel pomeriggio intendevo scendere ad Asso per festeggiare una mia nipotina, mi sono detto: “Forza Birillo, facciamo due passi: andiamo in valle a piedi”. Ho riposto nell’armadio i vestiti buoni da montagna, quelli da guida, quelli ben puliti e senza buchi, indossando invece i miei beneamati “stracci da ramingo”, quelli pieni di rammendi, con i buchi e gli strappi ma complici di mille viaggi. La pioggia, che iniziava a cadere, rendeva intensamente brillante il verde attorno a me, trasformando il mio cammino attraverso i sentieri del bosco in una piacevole immersione nell’equilibrio più ampio delle cose. Avevo voglia di girovagare e quindi non ho preso la strada più breve, anzi. Dalla Piazza di Caglio sono sceso a Rezzago, alla chiesa romanica di Cosma e Damiano. Qui ho preso il sentiero che risale lungo il torrente Roncaglia verso Rezzago, deviando poi per Brazzova, frazione di Asso, proseguendo poi verso Gallegno, altra frazione di Asso al confine con Lasnigo. Attraversando la provinciale per Magreglio all’altezza della Casa Blue, poco prima della chiesa romanica di Sant’Alessandro, ho superato il centro storico di Lasnigo prima di attraversare i prati ed i boschi che conducono a Fraino, altra frazione di Asso. La pioggia si era fatta battente ma, giunto a Pagnano, sono stato sorpreso da una schiarita: “Bene, allora allunghiamo ancora un po’!!”. Aggirando il Dosso Deo sono risalito fino a Megna scendendo poi a Visino, frazione di Valbrona. Superato il fiume Foce, che sbocca nel Lambro dopo la Cascata della Vallategna, ho percorso la strada di Cranno fino alla casa dei miei. Rapido cambio di vestiti, ben asciutti dentro lo zaino, e mi sono unito alla festa. Il GPS segna 10 Km per una piacevole passeggiata sotto la pioggia di un paio d’ore attraverso il verde intenso di sentieri poco conosciuti, poco impegnativi ma decisamente appaganti. Anche in un’uggiosa giornata di pioggia.

Davide “Birillo” Valsecchi

Nella Val Roncaglia

Nella Val Roncaglia

A margini della piazza di Sormano – la piazza Olgiati, quella con il monumento degli alpini –  c’è una piccola chiesetta ed una palina che indica il sentiero per “Rezzago – SS Cosma e Damiano – 25min”. Questo sentiero scende lungo la sponda del Torrente Roncaglia e prosegue lungo la valle fino a giungere a Rezzago, sbucando alle spalle della Chiesa Romanica nei pressi del piccolo ma grazioso parco giochi. Lungo il sentiero, che in molti tratti scorre a ridosso del torrente, c’è una deviazione che porta verso Brazzova, frazione di Asso. La prima volta che ho percorso questo sentiero è stata qualche mese fa: trasferito da poco tempo a Caglio cercavo una scorciatoia per tornare a casa dopo essere sceso a Sormano dal Monte Gerbal. Il sentiero, in realtà molto bello, mi aveva portato però a Rezzago, molto più a valle di quanto sperassi, obbligandomi poi a risalire lungo la strada vecchia, il “Vicolo per Rezzago”. Niente di terribile, anzi, ma mi è rimasto il pallino di cercare una scorciatoia tra Caglio e Sormano. In realtà la soluzione più semplice è la strada di “via roma” che, quasi in piano, collega i due centri abitati. Se proprio non si vuole camminare sull’asfalto l’alternativa è salire fino alla base del Muro di Sormano ed intercettare il Percorso Segantini (passeggiata piacevolissima attraverso la pineta). Tuttavia mi incuriosiva che non ci fosse sulla mappa una qualche sottile linea che collegasse i due paesi attraverso i campi. Così, come spesso accade, sono andato a curiosare con il GPS in tasca. In realtà i primi problemi sono stati due: il primo le recinzioni, il secondo i pascoli. Caglio è caratterizzato da numerose ville e spesso queste sono solidamente recintate, quindi la mia ricerca del “passaggio” doveva tenere conto degli ostacoli antropologici e doveva evitare quanto più possibile di “schiacciare l’erba” dei pascoli. In ogni caso, facendo qualche tentativo, sono riuscito a raggiungere il margine del bosco senza invadere la proprietà di qualcuno. Giunti al bosco sono stati gli animali, o quanto meno il segno del loro frequente passaggio, ad indicarmi la via. Dove l’uomo non guarda gli animali creano vere e proprie strade, costellate da migliaia di segni ed indicazioni. Dettagli che sono molto facili da individuare, almeno dopo un po’ di pratica, ma che sono quasi impossibili da rappresentare in una visione d’insieme con una fotografia. Quindi posso spiegarvi come sono fatte queste strade, come riconoscerle, ma non posso mostrarvele in una foto, ma solo “standoci dentro”, nella realtà. Ci sono evidenti segni di passaggio, orme, modifiche nella vegetazione, un sacco di “cacca” di ogni tipo, punti in cui si capisce che animali differenti hanno scavato, dove hanno trascorso la notte o si sono fermati al sole. Nel val Roncaglia, tra Caglio e Sormano, vi è certamente una intensa frequentazione da parte di caprioli (che ho avuto occasione di vedere direttamente) che di cinghiali (che non ho visto ma la cui presenza è inequivocabilmente confermata dalla fatte e dagli altri segni). La frequentazione è alta perché le “strade” sono logiche e ben rimarcate. Probabilmente faremo qualche attività di studio con il gruppo di FotoTrappolaggio per confermare il tutto con qualche bell’immagine. Il torrente Roncaglia è comunque molto bello e la quantità di “portasassi” (i piccoli insetti acquatici che si costruiscono un guscio allungato con la sabbia del fiume – larve di friganea) indicano che l’acqua è molto pulita e non inquinata.  Questo un po’ mi consolava perchè, ahimè, la scorciatoia tra Caglio e Sormano attraverso la valle è certamente agevole per i cinghiali ma difficilmente fruibile per bipedi a passeggio (io però mi diverto un sacco in posti simili!!). Così, visto che ero in zona, ho deciso di non risalire a Sormano ma di esplorare anche i “segni umani” nella valle. Il fiume è infatti attraversato da una condotta aerea che, grazie ad una specie di ponte su piloni in cemento, sembra captare l’acqua sull’altro lato della valle (sinistra orografica – spalle alla sorgente). Risalendo sul fianco opposto mi sono imbattuto in una “torre di cemento” che, osservata più da vicino, appare essere il vecchio “Acquedotto di Santa Valeria”. Una targa riporta il nome e l’anno, il 1922. La struttura, chiusa in una valletta senza evidenti sentieri di accesso, sembra ormai in disuso ed abbandonata. Le pompe elettriche, visibili attraverso la porta aperta, sembrano ormai sconfitte dal tempo. I tubi in plastica ed una specie di antenna fanno pensare che la struttura abbia resistito fino agli 80/90 e che poi si sia arresa. Credo, da una rapida ricerca, che l’acquedotto sia gradualmente andato in disuso quando nel 1966 i Comuni di Caglio, Sormano e Lasnigo hanno realizzato un acquedotto comune che capta l’acqua dalla piana di Sant’Alessandro a Lasnigo, pompandonala verso l’alto fino ai serbatoi di Sormano (così almeno risulta da un vecchio documentario: Acquedotto di Sormano – 1966).  Riemergere dalla valle è stato più complicato del previsto, intrappolato tra le recinzioni ho dovuto districarmi attraverso un labirinto imprevisto, ma la “tribolazione” è stata alleviata dallo spettacolo di un bel maschio di capriolo che, in barba ad ogni barricata, si è dato alla fuga saltando di slancio ogni ostacolo!!  

Davide “Birillo” Valsecchi  

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Il tempo era incerto ma la squadra ben determinata! Quindi, come spesso accade nelle giornate in cui la primavera si confonde con l’autunno, abbiamo “improvvisato” un escursione nei Monti di Sera navigando a vista e ripianificando i nostri obiettivi e la nostra rotta via via lungo il percorso. In giornate come questa il “gioco” è utilizzare il GPS per disegnare sulla mappa un ghirigoro colorato tanto improbabile quanto logico ed impegnativo. Così, lasciato il centro di Caglio, abbiamo raggiunto il castagneto di Rezzago seguendo sentieri quasi dimenticati e scorciatoie tracciate dagli animali. Poi giù, verso i Funghi di Terra ed il Lazzaretto. Poi sù, ad intercettare la mulattiera per Enco prima di scendere di nuovo puntando verso Valle Alta prima di risalire, dritto per dritto, verso Fiorana e la Sorgente del Pizzallo. Un goccio d’acqua – fredda e limpida – e poi ancora verso l’alto, verso Piazza Dorella e la Croce Pizzallo. Giunti in cima di nuovo giù, verso il Passo del Freddo allungandosi verso la Fontana Tre Sassi e l’alpe del Ginestrino. Lungo i prati incontriamo una bella lepre ed un maschio di capriolo. Giunti al Passo di Vallelunga ci concediamo un’altra stravaganza deviando nella valle tra la Ca Volta ed il Niombison, dove scorre l’affluente principale del Torrente Rezzago. La traccia che sembrava promettente purtroppo si disperde laddove il bosco si dirada lasciando spazio ad un’ampia radura di rovi ed erba alta. Mi infilo tra le spine in cerca di un passaggio tra gli ostacoli ma è quasi impossibile vedere sotto il metro e mezzo d’altezza. Il gruppo si muove piacevolmente in silenzio, ormai iniziano a capire ed imparare i trucchi! “Fermi… non siamo soli!” sussurro abbassando la testa. La sensazione si concretizza e davanti a noi, ad una ventina di metri, “sorprendiamo” quattro bei cinghiali: tre grossi ed un piccolo. L’ambiente è decisamente selvaggio e l’incontro elettrizzante. Il grosso davanti mi guarda, scocciato di non averci visto o sentito arrivare. Il gruppo resta immobile mentre io salgo in piedi su una ceppaia. Sono qui: lui mi vede, io lo vedo, lui decide di portare il suo gruppo verso l’alto della collina, senza fretta, senza agitazione. Io tengo fermo il mio. Ora, che la situazione è risolta, posso tentare una foto mentre si spostano nell’erba alta. Riprendiamo il traverso nella valle e scendiamo verso la Fornace evitando il Tennis e la Madonna di Campoè sfruttando la “mulattiera verde” lungo il fiume. 12 km, 700 metri di dislivello per quattro intense ore di cammino dietro casa, ai margini della società, sfiorando una natura selvaggia che ci è più vicina di quanto tendiamo a credere. Bella escursione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Escursioni Luglio 2021 (2a Parte)

Escursioni Luglio 2021 (2a Parte)

Noturna al Sentiero Geologico Alto

Serate di luglio trascorse nella quiete delle nostre montagne: il sole illumina l’erba, verdissima ed agitata dal vento, mentre luci ed ombre rimarcano i profili delle rocce bianche dell’isola senza nome. Mille metri di fatica per intensi attimi di grande pace e soddisfazione!!

Rongio – Manavello – Rifugio Rosalba

Al via le escursioni “In montagna Lunedì”, una serie di impegnative salite da affrontare nel giorno in cui i monti sono meno affollati. Prima tra queste il lungo crinale che da Rongio risale al Manavello, allo Zucco Pertusio e quindi al Rifugio Rosalba: quasi 1500 metri di dislivello per un itinerario che scorre tra boschi di faggio e pinnacoli rocciosi offrendo uno scorcio vertiginoso sull’azzurro del lago. Raggiunto il Rifugio, dopo esserci ampiamente rifocillati, abbiamo iniziato la nostra discesa lungo la parte bassa della Val Scarettone, ammirando prima le guglie della Cresta del Giardino e poi la fresca oscurità della Grotta Ferrera. Il maestoso spettacolo del Grignone, del Sasso Cavallo, del Sasso di Sengg e dei Carbonari ci ha accompagnato, con prospettive sempre diverse, lungo tutto il percorso. Un escursione impegnativa, sia fisicamente che in alcuni tratti tecnicamente, decisamente appagante!!

Notturna San Pietro al Monte

Nelle intenzioni doveva essere un’escursione rilassante, una semplice salita diretta al Santuario di San Pietro al Monte. Il gruppetto però aveva voglia di zingarare, di far girare le gambe. Così, dalla Valle dell’Oro ci siamo ritrovati sulla vecchia strada romana per Suello ingaggiando verso il Priel. Dopo un arrembante serie di sali e scendi nel labirinto di sentieri del Cornizzolo abbiamo deciso di riportare la nostra rotta verso San Pietro dove, finalmente, ingollare i curiosi – e terribili – panini al salmone di Luca. La millenaria Abbazia ci ha accolto con i suoi silenzi mentre il sole lasciava posto ad una luna ormai quasi piena. Riguadagnando il crinale al Dosso della Guardia siamo scesi a valle mentre il lago di Annone brillava nelle luci della notte. Una birretta “Da Edo” per concludere un viaggio attraverso una bellezza solo apparentemente semplice!

Notturna Boschi di Valbrona

Quando il caldo si fa opprimente bisogna giocare d’astuzia, rimandare le salite più impegnativa concedendosi anche qualche piacevole passeggiata tra i boschi. Così, partiti da Maisano – frazione centrale di Valbrona – ci siamo spostati verso Visino lungo il sentiero che, attraverso i prati, raggiunge il laghetto di Ponte Castello. Poi, puntando verso la Coletta dei Corni, abbiamo girovagato quasi senza meta tra i mille sentieri del bosco che, riconoscente per la visita, ci ha premiato con abbondanza di lamponi!! Disertata la Val Cerrina, già visitata salendo ai Corni, abbiamo deviato per i Prati di Piazzo prima di risalire verso Oneda lungo il sentiero del Criarolo. Nella quiete serale delle baitelle dei Corni ci siamo imbattuti in sorpresi caprioli, in un cinghialetto solitario ed in una lepre. Una piacevole passeggiata attraverso luoghi sconosciuti, ricchi di boschi ed acqua, per un totale di quasi 10 km e 384m di dislivello.

Belasa o non Belasa?

Belasa o non Belasa? Sabato sera, mentre ci addentravamo nella valle Inferno lungo il Sentiero delle Vasche, una maliziosa pioggerellina rendeva viscido ed incerto ogni appoggio. L’obiettivo dell’uscita era il Belasa, farsi però sorprendere da un temporale estivo nel Canalone Belasa è davvero una pessima idea ed ogni bollettino meteo o proiezione radar sembrava urlare all’imminente funesto nubifragio. Così con il mio piccolo gruppo, già ridotto dalle preoccupate defezioni, dovevo decidere sul da farsì. Temporeggiando, in attesa che il cielo mostrasse finalmente le proprie intenzioni, abbiamo bighellonato al “Casotto degli Sbadati”, allo “Spaccasassi”, al “Crotto del Funzi”, trasformando un’escursione dall’intenso impegno fisico in un’esplorazione storico/culturale/naturalistica. Giunti alla fontanella di Sambrosera non restava che scegliere: Belasa o non Belasa. I “marchingegni digitali” di tutti i presenti profetizzavano pioggia e sciagura. L’unica certezza, nella mente della guida, è che una volta nel Belasa, se arriva il temporale di notte, puoi solo tentare di uscire verso l’alto sperando di avere fortuna e che tutto fili liscio. “Se tua madre ha deciso di risposarsi, o il cielo di far piovere, tu non ci puoi fare proprio nulla” recita un curioso proverbio cinese. Il tempo è il ritmo di tutte le cose, tanto come fenomenologia meteorologica quanto come continuità di eventi connessi tra loro. In montagna bisogna avere ritmo: quando la musica cambia bisogna essere pronti a cambiare il ballo. Così, continuando la nostra camminata, ci siamo allungati verso la Valle Due Pile, la Forcellina, il sentiero del Luisin, il sentiero Elvezio e quindi il Sasso di Preguda. Alla fine della serata, poco prima di mezzanotte, non avevamo fatto il Belasa ma non era neppure giunto il previsto diluvio, avevamo fatto il doppio dei chilometri previsti e la metà del dislivello, ma nella Valle Dell’Oro, con una birra in mano sotto un cielo stellato dominato da una luminosa luna piena, abbiamo brindato e riso tutti insieme. Sull’Alto Lago brillavano minacciosi lampi, ma ormai non aveva più importanza: direi bene anche così!

Notturna Palanzone

“La mia guida è differente”. La notturna al Palanzone è una classica, forse ormai anche troppo conosciuta: dalla Colma partono sempre più spesso improvvisate comitive allo sbando nella notte. “Vi va se cambiamo? Se saliamo da Caglio anzichè dalla Colma? E’ un po’ più dura ma…” Così dal Santuario di Campoè ci siamo inoltrati nella valle nel Torrente Rezzago per poi salire alla Bocchetta di Vallelunga. Qui, nei boschi sfoltiti di recente, abbiamo avuto modo di osservare diversi caprioli al pascolo nella quiete del crepuscolo. Poi sù, verso “Cà della Volta” e più in alto, lungo il crinale che separa Caslino da Caglio raggiungendo la Cima. Una “cresta” erbosa che si staglia contro l’orizzonte, ben visibile ed inconfondibile quando si sale lungo la Vallassina. In cima l’orizzonte bruciava ad occidente mentre il buio iniziava ad avvolgere l’oriente. La “Piramide” era ancora curiosamente deserta, ma solo per poco. Prima un gruppetto “sperduto” in cerca del Rifugio Riella (deve essere caduta la palina ed al buio non sapevano più dove andare) poi un orda di “sfollati” che, disperatamente aggrappati alle racchette da montagna, slittavano sul fango con le “mojito” (scarpette basse da passeggio con la suola drammaticamente liscia!) mentre venivano incalzati da “runners” attrezzati come power ranger ma ormai già senza fiato. Io e le mucche abbiamo osservato la scenetta con una certa divertita curiosità. Guardare invece il mio piccolo gruppo mi ha strappato un compiaciuto sorriso: i suoi membri, che avevano nelle gambe il doppio del dislivello ed il doppio dei chilometri, erano decisamente differenti, tanto nell’equipaggiamento quanto nell’atteggiamento. Per me è una grande soddisfazione riuscire ad insegnare come vivere la montagna senza scadere nel turismo modaiolo oggi tanto in voga. Dopo aver lasciato sfilare il “trenino” abbiamo superato la Bocchetta di Caglio immergendoci nuovamente nel bosco e nei suoi segreti. Il sentiero, sdrucciolevole ma piacevole, ci ha riportato prima al Belvedere Segantini e poi al Santuario. Quasi tutti i partecipanti erano già stati al Palanzone in precedenza, spesso di notte o con la neve: nessuno però aveva mai percorso quei due sentieri e tutti erano felici di aver scoperto luoghi sconosciuti. La magia è trasformare un’escursione semplice in un’esperienza speciale: ieri sera sono stato una buona guida!

Ocone e Camozzera

Le preoccupanti previsioni meteo per la serata rendevano impensabile la prevista notturna al Monte Due Mani. Così, contattando un po’ di “habituè” dalla comprovata capacità, ho fatto loro una proposta alternativa: partire la mattina da Carenno, Passo del Pertus, Monte Ocone, Monte Camozzera, la Passata e ritorno sulla DOL. Il risultato è stato una appassionante e suggestiva “cavalcata” sulla parte più orientale del Sentiero delle Creste al Resegone. Partiti alle nove eravamo novamente a Carenno alle tre del pomeriggio, ampiamente in tempo per sfuggire ai nubifragi previsti per le diciotto. É però sufficiente una rapida incursione come questa per rimanere affascinati dalla bellezza, unica nel suo genere sul Lario, del Monte Resegone. Monte Spedone, Monte Ocone, Cima Camozzera, Cima Quarenghi, Cima Piazzo, i Solitari, Pizzo Brumano, Pizzo Daina, Torre di Valnegra, Cima Resegone, Punta Stoppani, Punta Manzoni, Dente, Cima Pozzi, Pan di Zucchero, Pizzo dei Galli, Pizzo Morterone: ecco il Sentiero delle Creste nella sua stupefacente interezza. Il crinale tra l’Ocone ed il Camozzera, con i suoi passaggi impegnativi e spesso tecnici, mostra anche quanto sia necessario possedere esperienza, passo fermo e preparazione fisica per affrontare un “viaggio” simile. La cresta dal Monte Ocone al Camozzera, un’escursione riservata solo ad escursionisti esperti, è intensamente affascinante: con il gruppo giusto conto di tornarci anche in autunno, magari aggiungendo qualche altro “dente” prima dell’arrivo della neve.

Escursioni Luglio 2021 (1a Parte)

Escursioni Luglio 2021 (1a Parte)

Notturna ai Funghi di Rezzago – Croce Pizzallo

Dopo aver riunito il gruppo ad Asso siamo saliti a Rezzago, attraversare il centro storico del piccolo paese, per risalire poi la Valle dei Morti dove, accanto ad un grosso masso erratico, fu costruito un lazzaretto. Lungo la Val di Balcon abbiamo osservato i due grandi “Funghi di Terra”: le “piramidi di erosione” sono imponenti strutture nate dal connubio geologico tra gli “erranti” – trasportati per centinaia di chilometri dal ghiacciaio – e l’erosione ad opera della pioggia dei terreni morenici – anch’essi frutto del passaggio del ghiacciaio. Ci siamo quindi inoltrati tra i grandi castagni di Enco per guadagnare la cima della Croce Pizzallo passando da Piazza Dorella. Il panorama circostante, avvolto nelle luci del tramonto – abbracciava tutto il triangolo lariano spingendosi ad Est oltre il lago, raggiungendo le due Grigne, il Resegone ma anche il distante Legnone. Scendendo verso dosso mattone ci siamo imbattuti in sei grossi cinghiali. Con la dovuta prudenza, senza attirarne l’attenzione, siamo riusciti ad avvicinarci abbastanza per osservarli in sicurezza, raggiungendo al contempo anche la sommità del Dosso Mattone. Abbiamo poi proseguito la nostra escursione verso i “tre sassi” e l’alpe del Ginestrino facendo ritorno a Rezzago dalla strada di Enco. Lucciole e stelle hanno accompagnato il nostro cammino fino ai caratteristici lampioni arancioni che illuminano le strette viuzze delle medioevali Corti di Rezzago.

Notturna nelle Moregge

Le previsioni meteo oscillavano compulsive tra “pioggerellina leggera” e “Allerta Gialla!”. La Valle delle Moregge, una delle valli più selvatiche e meno antropizzate di tutto il Lario, è davvero un pessimo posto per farsi sorprendere da un violento temporale. Ad aumentare le incertezza anche un imprevisto: l’uscita dalla vecchia galleria del Melgone è stata nuovamente bloccata – lo abbiamo scoperto solo al secondo cancello – rendendo impossibile un giro ad anello sfruttando il “sentiero della scaletta”. Abbiamo provato a rimontare sul “sentiero della finestra”, ma due alberi abbattuti rendevano ulteriormente complessa una linea di salita già impegnativa ed esposta a precipizio sull’acqua. Respinti dal rischio e dalle difficoltà non abbiamo potuto altro che ritornare sui nostri passi e ripiegare sul Sentiero del 50° OSA. L’afa, dopo un scroscio di pioggia, era soffocante rendendo ulteriormente gravosa la già ripida salita tra l’erba alta. Partiti da quota 200 – la riva del lago – abbiamo raggiunto quota 550 sotto l’imponente Parete Nord del Moregallo. Prima di abbandonare il sentiero per immergersi completamente nella valle delle Moregge, viste le facce e l’incertezza del tempo, ho indetto una votazione: 9 voti su 9 – il mio compreso – hanno optato per un fresco bagno nelle acque del lago ed una bicchierata al Rapanui! In montagna non sempre si vince, l’importante è non perdere: un’escursione densa di imprevisti e magra di conquiste si è rivelata una serata tra le più divertenti e piacevoli da trascorrere tutti insieme. Il Moregallo non regala mai nulla, ma il gruppo è stato ottimo!

Notturna al Corno Orientale

Il fascino del giorno che incontra la notte, vissuto tra le montagne, è riuscito – almeno in parte – a resistere al richiamo della Nazionale di calcio impegnata nella semifinale degli Europei. Con un piccolo gruppo abbiamo risalito, avvolti nel placido silenzio che avvolge al tramonto i vecchi castani, la val Cerrina. Giunti quasi al suo culmine siamo stati accolti da un capriolo maschio che fieramente rivendicava il proprio primato sul territorio: “Ma abbaia?” Sì il capriolo “abbaia”, emette un suono cupo e roco che ricorda quello del cane. Il termine corretto è “scrocchio”, in parte è un segnale d’allarme ed in parte un “chivalà” che l’animale lancia verso chi entra nel suo territorio. Giunti poi a Pianezzo, mentre le nuvole grigie si tingevano di arancione, ci siamo diretti alla Parete Fasana ed alla Forra dei Corni. La profonda ”trincea di roccia” che separa la Parete Fasana dal Gruppo dei Pilastri è una piccola meraviglia sorprendentemente poco nota a molte delle persone che sono già salite in precedenza ai Corni. Dalla cima del Corno Orientale, dopo i saluti di rito e qualche pezzo di focaccia farcita, ci siamo goduti la notte ed il brillare delle luci sottostante. Verso le undici e mezza, rientrando alle macchine tra le strade di paese, abbiamo potuto ascoltare – dalle finestre aperte e dalle televisioni a tutto volume – anche lo svolgersi dei Calci di Rigori e la vittoria della Nazionale. Sembra che le nostre notturne portino fortuna anche agli azzurri!

Notturna al Monte Oriolo

L’Oriolo, con i suoi 1101 metri, è il meno conosciuto e probabilmente frequentato dei tra i monti che circondano la conca di Crezzo (Megna, Oriolo e Castel di Leves). Tuttavia offre la possibilità di un percorso ad anello inaspettatamente suggestivo e panoramico. Si può infatti attraversare i boschi del versante Est, abbondanti di grandi alberi e grossi massi erratici di granito, per poi percorrere da Sud verso Nord il lungo crinale: solitarie radure offrono scorgi insoliti, per via della posizione dell’Oriolo, sulle montagne e le valli circostanti. L’itinerario, impegnativo ma non particolarmente faticoso, permette poi di allungarsi verso il Castel di Leves prima di fare ritorno alle sponde del Laghetto di Crezzo da cui si è partiti. Le fotografie, con la fioca luce di questi piovosi giorni di luglio, non rendono giustizia al panorama. Un’escursione interessante da riproporre nelle diverse livree stagionali.

Theme: Overlay by Kaira