Due passi in Tacchi

DSCF6475“Ci serve un po’ di relax!” Con questa idea Mattia ed io abbiamo disertato il consueto appuntamento del Venerdì con le pareti dei Corni di Canzo e, complice anche il mal tempo, ci siamo rifugiati in grotta.

Le grotte sono un ambiente davvero difficile ma, se affrontate nel giusto modo, offrono la possibilità di rilassarsi come in superficie non potreste fare. Quando si arrampica, nonostante si sia legati l’uno all’altro, si finisce per passare lunghe ore stando appesi e distanti, a parlarsi solo urlando i comandi o confrontandosi quando ci si da il cambio alle soste.

In grotta la progressione è diversa e più ravvicinata, nell’assoluta quiete si riesce a chiacchierare ed anche i pozzi, le calate o le risalite, diventano momento d’incontro in cui scherzare: nel buio la luce del compagno è qualcosa da cui non si allontana quasi mai. In grotta ci si rilassa ma di certo si riposa, anzi, si fa una fatica infame!

Molto “easy” siamo andati a fare una capatina alla Tacchi, una delle due grotte a cui si accede dal centro di Zelbio. La grotta si estende per nove chilometri ma, per via dei sifoni pieni d’acqua, è possibile addentrarsi per lo più solo per il primo chilometro.

La Tacchi è la prima grotta in cui entrai con il Corso dello Speleo Club CAI Erba (SCE) e da allora non ero più tornato a visitarla. Non è una grotta particolarmente impegnativa, nel suo sviluppo (almeno quello più comune) si affrontano pochi passaggi tecnici: due calate, un traverso ed un passaggio aereo su di una profonda forra. Con il corso impiegammo una giornata intera mentre ora, con un po’ più di pratica, è possibile esplorarla comodamente nello spazio di un pomeriggio (se la conoscete e siete allenati!).

Quest’inverno la grotta è stata tuttavia protagonista di un incidente che è costato la vita ad uno speleologo valdostano e che ha richiesto l’intervento del Soccorso Alpino Speleologico. La grotta, inevitabilemente, mostra ancora tutti i segni lasciati dalle operazioni di quello che tragicamente è stato un “recupero” e non un “salvataggio”.

Come tutti hanno potuto vedere nella recente azione di soccorso compiuta dalle squadre internazionali in Germania (Grotta Riesending-Schachthöhle, Baviera) gli interventi di soccorso in grotta sono tra i più complessi e lunghi a cui il soccorso alpino deve far fronte.

Durante la nostra discesa è stato infatti possibile osservare dove sono stati attrezzati nuovi armi e dove è stato necessario intervenire per permettere il passaggio della barella. Osservare la complessità del loro operato aiuta a capire come il Soccorso Alpino meriti tutta la nostra stima e gratitudine.

Purtroppo il luogo dell’incidente racconta una storia semplice e drammatica. In un ramo della grotta scorre un piccolo torrente sotterraneo. Al nostro passaggio l’acqua era tanto scarsa che se ne sentiva solo il rumore sotto i sassi. Tutto il passaggio, soffitto compreso, mostra i segni della violenza che in quel punto può sprigionare l’acqua quando la sua portata aumenta in seguito alle piogge. La tragedia è purtroppo nata da una banale scivolata che ha fatto cadere l’uomo in un turbine d’acqua in cui non poteva trovare scampo. Anche nei reami sotterranei la vita è spesso incomprensibile ed imprevedibile: amen.

Visto che il livello dell’acqua era decisamente scarso abbiamo proseguito fino al primo sifone. Sulle sponde del lago sotterraneo ci siamo seduti a chiacchierare osservando l’acqua cristallina che si perde tra le volte e che si inabissa diventando sempre più profonda.

Nel 2012 un freddo eccezionale portò la temperatura del San Primo a -30° e i cinque sifoni si vuotarono dall’acqua che normalmente li inonda. Un evento che era stato in parte osservato solo nel 2003. I gruppi speleo si diedero da fare per cogliere l’opportunità dando vita ad un’esplorazione storica che finalmente permise di collegare la Tacchi alla Stoppani. Anche Mattia in quei giorni aveva fatto visita a quei sifoni vuote e per questo ascoltavo il suo racconto di quell’evento eccezionale.

Sulla via di ritorno siamo stati a visitare anche il sifone posto a valle. Prima di superare la forra abbiamo iniziato a sentire delle voci e poi si sono intravvisti bagliori di luce: “C’è vita!”. Sulla via del ritorno abbiamo incontrato altri tre spleo che stavano scendendo. Quando in grotta parli con qualcuno devi spegnere la frontale oppure evitare di abbagliarlo guardandolo direttamente: per questo, quasi avvolti dalle tenebre, ci siamo fermati tutti insieme a chiacchierare per un po’.

Entrati alle tre siamo usciti alle sei e mezza: un giretto in relax…

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps:Qui trovate il racconto di uno dei protagonisti della storia congiunzione del 2012:
http://www.scintilena.com/giunzione-storica-sul-pian-del-tivano/02/12/

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