Corno Regismondo

La nebbia in questi giorni, pesante e fredda, sembra avvolgere ogni cosa. Guardavo fuori dalla finestra nelle prime luci del mattino il bianco pallido che aleggiava nel giardino nascondendomi i Corni ed il Moregallo. “Birillo: c’è il sole sopra le nuvole, l’importante è salire abbastanza!” Così ho mollato la tazza del caffè, ed ogni altro impegno, e mi sono infilato i vestiti da montagna che erano ancora a terra sul pavimento dello studio dal giorno prima. “Mmm… senti il profumo della libertà!!”.

Con la Birillo Mobile sono sceso a Lecco, giusto in tempo per rimanere imbottigliato nel traffico natalizio del mattino: primo errore! Con una buona dose di pazienza (e qualche madonna!) finalmente raggiungo via Stelvio. Il piano era semplice: sentiero dei Pizzetti, Rifugio piazza e poi su, fino in cima al Coltignone passando dal sentiero del GER.

Il GER, il sentiero del Gruppo Escursionisti Rongio, è un sentiero lungo ed impegnativo. In vita mia l’ho percorso solo una volta, con la tenda in spalla arrivando a piedi direttamente da Como. Avevamo fatto la Dorsale Lariana, dal San Primo avevamo scollinato ai Corni per poi bivaccare alla chiesetta bianca del San Martino: un viaggio infinito e massacrante! Il giorno dopo avevamo risalito il Ger quasi di corsa puntando alle Grigne su cui stava incalzando un temporale. Quindi i miei ricordi non erano esattamente precisi sulla strada: ricordavo che si seguiva la cresta, si superava il crocione per poi infilarsi in una stretta gola/canale prima di raggiungere i ripidi prati della cima.

Così ho fatto: pancia a terra ho percorso il sentiero dei Pizzetti a quattro zampe (in pratica sembravo Dan Osman sul Lovers’ Leap …ma sdraiato)  fino al Rifugio Piazza, poi ho preso la cresta ed ho continuato a salire saltando il Crocione ed ogni deviazione. Questo è stato il mio secondo errore! Senza rendermene conto devo aver mancato l’uscita per il GER e sono sparato dritto verso il Regismondo!

Quando ho trovato davanti a me le catene di una piccola ferrata, di cui non avevo assolutamente memoria, ho cominciato a capire di essere finito fuori strada. Dalla cima del Corno Regismondo è impossibile, salvo un paio di doppie, scendere sulla cresta ed io ogni caso si dovrebbe affrontare altri due “corni” per raggiungere il crinale del Coltignone. Credo, da quello che ho potuto vedere, che il GER corra molto più basso, sfilandosi alla base di questi Corni per poi risalire attraverso il canale di cui vi ho parlato. C’era un sacco di strada da rifare prima ritrovare la strada giusta per il Coltignone, troppa, così mi sono semplicemente gustato il panorama del Regismondo (su cui non ero mai stato!)

Lo spettacolo sotto di me era incredibile. Alla macchina, giù a Lecco, il termometro segnava 4 gradi, tutto ero ovattato e cupo per via della nebbia. Ma la nebbia si fermava alla murata iniziale del San Martino, al di sopra splendeva un caldo sole e la temperatura era tale da spingermi ad arrotolare i calzoni indossando solo una maglietta a maniche lunghe ed il gilet tattico. Negli anfratti all’ombra c’era la brina gelata, ma al sole si stava piacevolmente bene!

Il mare di nuvole copriva Lecco e tutta la pianura, il Barro ed i monti di Brianza sembravano isole in uno sconfinato mare bianco. Uno spettacolo assolutamente suggestivo e dinamico! Già, perchè ciò che maggiormente mi stupiva era la velocità con cui quelle nuvole turbinavano su Lecco e Valmadrera prima di lanciarsi verso nord lungo il lago. Qui il freddo (o forse il caldo) del Lario sembrava inghiottire la nebbia, restituendo un “sereno” che nel fondo valle restava comunque cupo e privo di luce.

Dall’altro lato del lago facevano bella mostra di sè i Corni ed i Monti dell’Isola Senza Nome: la cima del Regismondo, mantenuta in ottimo ordine dall’impegno dei “Beck”, è davvero confortevole e se il terreno fosse stato un po’ meno umido avrei rischiato persino di appisolarmi sull’erba.

Non ho percorso il primo tratto di ferrata, quello che è possibile evitare, perchè un eloquente cartello “lavori in corso” sembrava sconsigliarlo. Ho visto catene e pioli che risalgono un dietro a tratti erboso e decisamente esposto. Così, visto che nemmeno sapevo dove fossi, ho optato per soluzioni più sicure: probabilmente bisogna chiedere al “Gruppo Beck” se è praticabile o meno.

Cosa ho visto lassù? Beh, un mare bianco costellato da isole fluttuanti …ed alle mie spalle un universo selvaggio ed ignoto che come una fortezza inespugnabile sembra innalzarsi dal lago. No, non parlo delle falesie a bordo pista, quelle erano sotto la nebbia e mi incuriosiscono poco: il mondo vero, quello tutto da scoprire, è ammassato appena sopra. Che posti, gente, che luoghi spaventosi ed affascinanti!

Davide “Birillo” Valsecchi

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