Yoga e Arrampicata nella Valle Madre

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“Ciò che avete imparato ascoltando le parole altrui lo dimenticherete molto rapidamente; ciò che avete imparato con tutto il vostro corpo lo ricorderete per il resto della vostra vita.” Questa è una frase di Gichin Funakoshi, leggendario maestro di Karate-do e fondatore dello stile Shoto-Kan, la scuola del “vento nella pineta”.  Trovo sempre curioso come la mia avventura lungo “la via della mano vuota” (traduzione di Karate-do) mi abbia portato ad esplorare l’arrampicata libera ed incontrare alcuni tra i suoi più importanti e storici esponenti. Ancora più curiosa è l’evoluzione, tanto fisica quanto etica, di quest’esplorazione.

Questa breve introduzione, o divagazione, solo per potervi raccontare partendo da ciò che conosco qualcosa che ho solo intravisto ed in parte compreso: lo yoga e l’arrampicata.

Giuseppe “Josef” Prina, buon amico e Maestro Yoga, terrà infatti un incontro a Valmadrera per introdurre la pratica Yogica nell’ambito dell’arrampicata. Se non conoscete Josef conviene diate un’occhiata agli articoli recenti di Cima perchè negli ultimi mesi è stato spesso protagonista delle nostre avventure: sulle guglie e sui torrioni del Moregallo ha aperto in trad-climbing numerose nuove vie d’arrampicata libera, tutte strepitosamente eleganti e di livello.

Conosco Josef ormai da quasi due anni, ho arrampicato molto con lui ma ho partecipato solo una volta ad una sua lezione di Yoga. Non so praticamente nulla delle discipline indiane, delle pratiche meditative o filosofiche che sono alla base dello Yoga. Sarei un bugiardo se provassi a raccontarvi qualcosa. Quello che posso dirvi è che ho studiato il funzionamento del mio corpo e della mia mente fin da quando ero bambino, e che questa “conoscenza” è stato tutto ciò che mi ha permesso di portare a casa la pelle ogni volta che mi sono tuffato in qualche terrificante guaio. “Sono lo strumento al servizio della mia volontà”, recita il motto. Sono un carro armato nel mezzo di un bombardamento: ammaccato e con qualche pezzo in meno ma raggiungerò comunque il bersaglio.

Tuttavia Josef, che ha dieci anni più di me, riesce fare delle cose che mi sono apparse come incredibili. Non ero in grado di muovermi in quel modo e, credetemi, la cosa mi scocciava parecchio. Così, al netto delle differenze fisiche, ho cercato di comprendere il suo “segreto”. Sfruttando tutto ciò che conosco ho iniziato ad esplorare quelle capacità sconosciute. In realtà, come sempre accade, è la mente che si riflette e modella il corpo. Io sono cresciuto seguendo “il pensiero che spezza”, “la volontà che perfora la roccia”, il mio corpo è costruito su queste idee. Persino la mia visione della “flessibilità”, acquista attraverso il Judo, si basa sul concetto attacco-difesa: sono la canna di un giunco che si piega al vento solo per colpire con più forza.

Certo, Eugenio Fasana praticava la lotta libera e Riccardo Cassin tirava di Boxe, credevo che il mio addestramento fosse ideale per l’arrampicata, almeno finchè non ho incontrato i limiti, mentali e fisici, di un simile approccio. Sì, curiosamente ho conosciuto Josef ed Ivan quando ero convinto di aver raggiunto il mio limite, di non potermi spingere oltre. Chissà, se non li avessi incontrati forse oggi sarei un eccezionale campione con le staffe (non sarebbe stato male!) o forse avrei perso interesse per l’arrampicata. Invece, grazie a loro, mi ritrovo a fronteggiare un concetto semplice ma basilare: l’equilibrio.

Mia moglie è una terapista della riabilitazione psichiatrica ed io sono palesemente uno squilibrato, un individuo caotico continuamente strattonato dagli istinti e dagli eventi. Certo, potrei continuare serenamente su questa strada per tutta la vita. Certo, ma alle volte la vita ti porta su “placche” o “passaggi” in cui non “passi”, ti mette davanti problemi che non puoi travolgere, che non puoi aggirare o che non puoi intimidire. Che facciamo? Ci si tira indietro?

Se vieni centrato dal temporale all’uscita della Cassin al Pizzo D’Eghen è certamente buona cosa essere “più forti della tempesta”, ma questo significa sopravvivere in una condizione di guerra perenne, in un persistente squilibrio. Sono leone ascendete leone, se fosse possibile guadagnarsi il Valhalla combattendo ad ogni respiro sarebbe davvero strepitoso: purtroppo l’esperienza mi ha insegnato che (forse fortunatamente) non è possibile. Davvero, non si può. Arriva un momento in cui ci si deve arrendere, si deve deporre le proprie armi. Comprendere ed accettare i propri limiti iniziando a costruirne di nuovi. In pratica non si tratta di una vera resa: è più un cambio di strategia.

Equilibrio – in biologia, senso che permette a un organismo animale di conoscere e organizzare il movimento del proprio corpo rispetto alla forza di gravità e altre forze esterne.

Io credo (e spero) che lo “Yoga di Josef” sia il percorso giusto per poter imparare qualcosa di nuovo sull’equilibrio. La pratica attraverso cui modellare tanto il corpo quanto la mente perchè facciano propria questa idea che ancora mi sfugge. Un equilibrio che mi venga comodo sulle placche o sotto i tetti strapiombanti, quando ogni respiro pesa, ma che mi dia una mano anche in mille altre situazioni che forse con la roccia nulla hanno a che fare.

La mente modella il corpo ma è attraverso il corpo che possiamo modellare la nostra mente. Non so cosa voi possiate cercare nello yoga applicato all’arrampicata, ma con molta onesta è questo che io cercherò di acquisire praticando con Josef. Accidenti!! Quello che doveva essere un semplice comunicato è diventato una specie di viaggio introspettivo: pardon!

Davide “Birillo” Valsecchi

Yoga ed Arrampicata: Maestro Giuseppe Prina
Materdì 5 Aprile 2016 – Ore 20:30 presso la palestra d’arrampicata delle Scuole Medie L. B. Vassena in Via Frà Cristoforo, 7 – Valmadrera. Portare un tappetino, la quota di partecipazione è di 10 Euro. 

Josef

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