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Un Nostromo tra i monti

Un Nostromo tra i monti

Oilà!! Ci siamo un po’ infradiciati ma è andata bene: ci siamo divertiti! Era parecchio che non facevo un viaggio “sincero” e questo è stato di sicuro un buon viaggio. Un rimpianto? Mi piacerebbe avere con me musicisti, fotografi, artisti e registi, persone che possano trarre dall’esperienza gli spunti per dare vita ad un messaggio vibrante con la stessa genuina allegrezza mostrata dai ragazzi.

“L’arte è un prodotto da creare e vendere” mi disse un’artista tempo fa: no, non è questo che mi interessa. Viviamo di speranza e fantasia prima ancora che di pane ed aria. Dobbiamo aspirare a qualcosa di più, dobbiamo trovare il nostro ruolo unico e speciale nella storia, dobbiamo vivere perchè il nostro ricordo ed esempio trovi il sorriso e la curiosità di chi verrà dopo di noi.

L’arte dovrebbe essere il trionfo di questo messaggio lanciato verso il futuro ed io, che artista non sono, posso solo tentare di essere il Nostromo alla guida di questa strana barca affollata di pirati, avventurieri e sognatori che è diventata “Cima-asso”. Come pirati d’acqua dolce, liberi e sfrontati, abbbiamo navigato tra le cime del lago, volato attraverso le nuvole gonfie di pioggia sfiorando il verde dei prati alti.

Vedere come ogni granello di speranza seminato saprà germogliare è un buon motivo per resistere agli anni che passano, alla pioggia, alla fame e alle preoccupazioni. Un giorno, prima che questo viaggio finisca e ne inizi un’altro, guardandoci indietro vedremo il viso di chi avremo saputo portare con noi ed il loro sorriso sarà la misura della nostra felicità.

Qualche anno fa, quando imparavo i rudimenti della nautica per affrontare i nostri viaggi in canoa, una persona esperta, un caro amico, ascoltando alcuni dei miei arrembanti racconti mi chiamò “Nostromo” e tutt’oggi continua a chiamarmi con questo titolo. All’epoca non sapevo molto della gerarchie della Gente di Mare ma oggi credo che quello sia stato il miglior complimento che potesse essere fatto ad un montagnino come me:

Il nostromo è il più esperto dei sottufficiali adibiti al servizio di coperta di una nave militare, il suo compito è quello di “Capo Componente”: è responsabile della condotta in navigazione della nave, dell’ormeggio in banchina ed in mare, delle manovre di carico/scarico e della manutenzione estetica della nave.

Oltre ad essere il depositario delle conoscenze tradizionali di arte marinaresca acquisite dopo lunga attività in contatto con il mare, nel bello e cattivo tempo, è figurativamente indicato (spesso a torto) come un personaggio rozzo e sbrigativo che non ha paura di affrontare condizioni estreme ed impervie che il mare stesso può offrire. In tempi antichi era colui che all’ordine del Capitano incitava l’equipaggio all’arrembaggio.

Il nostromo è il custode del legame tra uomo e mezzo navale.

Davide “Birillo” Valsecchi, Nostromo dell’Incrociatore da battaglia Cima-Asso.it

I Flaghéé e le cime del Lario

I Flaghéé e le cime del Lario

Sono passati un paio di giorni da quando siamo tornati, certo i primi li abbiamo trascorsi riposando ma ora è tempo di rimettersi all’opera: riprendere le attività lasciate prima della partenza ed iniziare a riordinare il materiale raccolto durante il viaggio.

Questo è un piccolo “collage” di tutte le cime del Lario raggiunte e di tutte le bandiere che abbiamo portato con noi: Bolettone, Palanzone, San Primo, Corni di Canzo, Moregallo, Crocione di San Martino, Coltignone, Grignetta, Grignone, Muggio, Legnone, Legnoncino. Bregagno, Bregagnino, Crona, Crocione, Monte di Tremezzo, Calbigia, Monte di Lenno, Cimone, Sertore, Pasquella, Sasso Gordona, Colmegnone e Bisbino.

Dopo tutta questa strada fatta insieme è il momento di mostrare tutta la “Squadra Flaghéé” in una bella foto di gruppo: continuate a seguire questi ragazzi su bloggiornalismo.scuoleasso.it!!

Flaghéé: mondi impossibili

Flaghéé: mondi impossibili

La maggior parte delle foto di “Cima” pubblicate in questi anni sono state scattate con una modestissima ma gloriosa macchinetta digitale. Dopo tre anni di viaggio ed un sacco di botte fa ancora il suo dovere ma comincia sempre più spesso a macchiare le fotografie e l’obbiettivo, buono ma comunque piccolo, mostra tutti i suoi limiti appiettendo spesso l’immagine.

E’ una fotocamera molto economica e nonostante i suoi 8 megapixel non può essere certo paragonata alle reflex digitali, di sicuro più costose e meglio performanti. Io non mi sono mai sentito un fotografo e la mia macchinetta serviva come “ruota di scorta”: foto veloci da mettere sul sito a supporto dei racconti.

Con il suo telaio in metallo si è sempre distinta in robustezza (una volta Bruna gli ha letteralmente camminato sopra!) e grazie alle sue pile a stilo è sempre “viva” anche nei viaggi molto lunghi e quando è difficile ricaricare le batterie. Qualcuno millanterà il contrario ma è sempre stata lei la vera “testimone” dei viaggi di questi anni.

Essendo molto economica ha una caratteristica particolare che ho imparato a sfruttare in questi anni: si lascia imbrogliare. Il sensore, che come ripeto è molto economico, in certe situazioni particolari di luce, come ad esempio dopo un temporale o in un contro sole, ci mette parecchio tempo a regolare l’autofocus. Sfruttando adeguatamente questa “indecisione” ho imparato a fargli forzare lo scatto ottenenendo un strano bilanciamento tra la luce e le ombre.

Il risultato è quello che chiamo “mondi impossibili”, immagini surreali dove il contrasto ed i colori assumono toni quasi fantastici. Spesso ciò che è in primo piano viene completamente annerito costringendo chi guarda la foto a tuffarsi nell’orizzonte.

Questo “trucchetto” rende interessanti le fotografie scattate dopo la piaggia quando la luce diviene particolarmente viva, condizione che rende più facile “imbrogliare” la mia macchinetta con soggetti affascianti e misteriosi come lo nuvole o il profilo delle montagne.

Di pioggia durante il viaggio dei Flaghéé ne abbiamo avuta molta e le occasioni per catturare “mondi impossibili” non sono certo mancate. Non ho la pretesa di essere un fotografo ma credo che alcuni di questi scatti siano in grado di stuzzicare la fantasia, di lasciare libero lo sguardo attraverso un mondo simile a quello reale ma carico di sentimenti e sensazioni che sono sopratutto personali ed intime.

Eccovi alcuni “Mondi Impossibili del Lario”:

I Flaghéé a Casa

I Flaghéé a Casa

Ho appoggiato lo zaino oltre la porta ed il gatto è scappato fuori senza quasi salutarmi, poi si è fermato: qualcosa di familiare ancora lo vedeva in me.

Ho tolto gli scarponi, aperto l’acqua della vasca e, aspettando che si riempisse, ho finalmente dato con calma una scorsa ai messaggi che ci avete mandato: grazie.

Qualcuno chiede l’ennesima buona notte: questa sera i Flaghéé sono tornati a casa e possono dormire tranquilli anche tutti coloro che, giorno dopo giorno, li hanno accompaganti in questo strano viaggio.

Buona notte a tutti voi, siamo stati una grande squadra alla scoperta di un mondo che ci appartiene: bravi tutti!!

I Flaghéé al Bisbino

I Flaghéé al Bisbino

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Finalmente: che fatica!
Eccoci all’ultima delle cime che dobbiamo raggiungere: affacciato sulla città di Como eccoci sul Bisbino.
L’ultima bandiera é di Giacopo ed é dedicata a Camillo Benso di Cavour.
Il viaggio é completo, tutte le bandiere al loro posto e noi, dopo tanto cammino, iniziamo a scendere, torniano a casa.
I flaghéé puntano al campo base!

I Flaghéé sul Sasso Gordona

I Flaghéé sul Sasso Gordona

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Eccoci in cima alla montagna fortificata che solitaria ed anomala di erge in questa parte di dorsale lariana.
Era oltre un anno che volevo tornare su questa cima su cui ero stato solo da bambino tanto tempo fa.
Salendo ho trovato una piuma di ghiandaia, un uccello dal caratteristico piumaggio azzurro.
Dicono porti fortuna e per questo l’ho regalata a Lele che ha avuto la forza e la pazienza di seguirmi in questo lungo viaggio travi monti.
La bandiera é di Bebora ed é un tricolore che riporta una citazione di Papa Pio IX:”non sono né profeta né figlio di profeta ma vi assicuro che voi a Roma non enterete”.
Quando si dice “le ultime parole famose”…

I Flaghéé ancora sulla linea Cadorna

I Flaghéé ancora sulla linea Cadorna

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Abbiamo raggiunto le pendici del Sasso Gordona addentrandoci ancora nelle fortificazioni della Linea Difensiva Cadorna.
L’immane opera bellica, costruita all’alba della prima guerra mondiale, ci ha seguito lungo tutto il nostro cammino fin dalla Cima del Legnone: testimonianza dell’enorme sforzo a difesa della Patria profuso in tempi andati.
Gallerie, tunnel, mulattiere e postazioni di tiro che per fortuna furono sempre un monito e mai teatro di scontri.

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