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La Montagna dei Papà

La Montagna dei Papà

Nel Week-end un’escursione piacevolmente atipica: i partecipanti erano infatti tutti Papà e tutti abitavano nello stesso condominio milanese! Le mamme ed i figli avevano organizzato un pick-nick al parco, così i papà ne hanno approfittato per dare vita ad un uscita sulle montagne del Triangolo Lariano. Partiti da Caglio ci siamo incamminati alla volta della Dorsale Lariana per raggiungere la cima del Palanzone ed il rifugio Riella. Di origini siciliane, pugliesi e calabresi avevano poca dimestichezza con la montagna, ma erano mossi da un grande entusiasmo e da un attenta curiosità. Spesso diamo ciò che ci circonda come scontato, abituale, ma osservare il loro stupore per i nostri panorami mi ha ricordato quanto sia speciale, e forse unica, la nostra penisola incastonata tra lago e montagne. Il loro equipaggiamento, come spesso accade ai principianti, qua e là aveva qualche pecca, ma questo può solo rimarcare il loro impegno e la loro tenacia. I complimenti vanno in particolare a Fabio che, tradito dalla suola dei propri scarponi (che si è letteralmente sbriciolata!), ha comunque portato a termine la salita ed il rientro con stoica caparbietà. Un’escursione apparentemente semplice, che la buona compagnia ha saputo rendere speciale!

Caglio-Asso via Lasnigo

Caglio-Asso via Lasnigo

Il programma prevedeva una salita piuttosto alternativa ed impegnativa al Monte San Primo. Le previsioni però rimarcavano pioggia e così, nonostante la delusione per il gruppo, ho preferito annullare l’uscita. La pioggia però, domenica mattina, sembrava tardare ad arrivare. Solo in casa, Bruna e la bimbe erano dalla nonna, ammazzavo pigramente il tempo. Poi, visto che nel pomeriggio intendevo scendere ad Asso per festeggiare una mia nipotina, mi sono detto: “Forza Birillo, facciamo due passi: andiamo in valle a piedi”. Ho riposto nell’armadio i vestiti buoni da montagna, quelli da guida, quelli ben puliti e senza buchi, indossando invece i miei beneamati “stracci da ramingo”, quelli pieni di rammendi, con i buchi e gli strappi ma complici di mille viaggi. La pioggia, che iniziava a cadere, rendeva intensamente brillante il verde attorno a me, trasformando il mio cammino attraverso i sentieri del bosco in una piacevole immersione nell’equilibrio più ampio delle cose. Avevo voglia di girovagare e quindi non ho preso la strada più breve, anzi. Dalla Piazza di Caglio sono sceso a Rezzago, alla chiesa romanica di Cosma e Damiano. Qui ho preso il sentiero che risale lungo il torrente Roncaglia verso Rezzago, deviando poi per Brazzova, frazione di Asso, proseguendo poi verso Gallegno, altra frazione di Asso al confine con Lasnigo. Attraversando la provinciale per Magreglio all’altezza della Casa Blue, poco prima della chiesa romanica di Sant’Alessandro, ho superato il centro storico di Lasnigo prima di attraversare i prati ed i boschi che conducono a Fraino, altra frazione di Asso. La pioggia si era fatta battente ma, giunto a Pagnano, sono stato sorpreso da una schiarita: “Bene, allora allunghiamo ancora un po’!!”. Aggirando il Dosso Deo sono risalito fino a Megna scendendo poi a Visino, frazione di Valbrona. Superato il fiume Foce, che sbocca nel Lambro dopo la Cascata della Vallategna, ho percorso la strada di Cranno fino alla casa dei miei. Rapido cambio di vestiti, ben asciutti dentro lo zaino, e mi sono unito alla festa. Il GPS segna 10 Km per una piacevole passeggiata sotto la pioggia di un paio d’ore attraverso il verde intenso di sentieri poco conosciuti, poco impegnativi ma decisamente appaganti. Anche in un’uggiosa giornata di pioggia.

Davide “Birillo” Valsecchi

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Giro lungo alla Croce Pizzallo

Il tempo era incerto ma la squadra ben determinata! Quindi, come spesso accade nelle giornate in cui la primavera si confonde con l’autunno, abbiamo “improvvisato” un escursione nei Monti di Sera navigando a vista e ripianificando i nostri obiettivi e la nostra rotta via via lungo il percorso. In giornate come questa il “gioco” è utilizzare il GPS per disegnare sulla mappa un ghirigoro colorato tanto improbabile quanto logico ed impegnativo. Così, lasciato il centro di Caglio, abbiamo raggiunto il castagneto di Rezzago seguendo sentieri quasi dimenticati e scorciatoie tracciate dagli animali. Poi giù, verso i Funghi di Terra ed il Lazzaretto. Poi sù, ad intercettare la mulattiera per Enco prima di scendere di nuovo puntando verso Valle Alta prima di risalire, dritto per dritto, verso Fiorana e la Sorgente del Pizzallo. Un goccio d’acqua – fredda e limpida – e poi ancora verso l’alto, verso Piazza Dorella e la Croce Pizzallo. Giunti in cima di nuovo giù, verso il Passo del Freddo allungandosi verso la Fontana Tre Sassi e l’alpe del Ginestrino. Lungo i prati incontriamo una bella lepre ed un maschio di capriolo. Giunti al Passo di Vallelunga ci concediamo un’altra stravaganza deviando nella valle tra la Ca Volta ed il Niombison, dove scorre l’affluente principale del Torrente Rezzago. La traccia che sembrava promettente purtroppo si disperde laddove il bosco si dirada lasciando spazio ad un’ampia radura di rovi ed erba alta. Mi infilo tra le spine in cerca di un passaggio tra gli ostacoli ma è quasi impossibile vedere sotto il metro e mezzo d’altezza. Il gruppo si muove piacevolmente in silenzio, ormai iniziano a capire ed imparare i trucchi! “Fermi… non siamo soli!” sussurro abbassando la testa. La sensazione si concretizza e davanti a noi, ad una ventina di metri, “sorprendiamo” quattro bei cinghiali: tre grossi ed un piccolo. L’ambiente è decisamente selvaggio e l’incontro elettrizzante. Il grosso davanti mi guarda, scocciato di non averci visto o sentito arrivare. Il gruppo resta immobile mentre io salgo in piedi su una ceppaia. Sono qui: lui mi vede, io lo vedo, lui decide di portare il suo gruppo verso l’alto della collina, senza fretta, senza agitazione. Io tengo fermo il mio. Ora, che la situazione è risolta, posso tentare una foto mentre si spostano nell’erba alta. Riprendiamo il traverso nella valle e scendiamo verso la Fornace evitando il Tennis e la Madonna di Campoè sfruttando la “mulattiera verde” lungo il fiume. 12 km, 700 metri di dislivello per quattro intense ore di cammino dietro casa, ai margini della società, sfiorando una natura selvaggia che ci è più vicina di quanto tendiamo a credere. Bella escursione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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