Il peso della realtà

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Fa caldo. Continuiamo ad andare a Sud e la situzione peggiora giorno dopo giorno. Mi guardo intorno ed il mondo sembra sempre di più un cesso di lusso abbandonato agli zingari. Attraversiamo in pulman le periferie e le montagne d’immondizia che questa gente accumula senza curarsene. Hanno spazi incredibili ma vivono disorganizzati trascurandosi l’un con l’altro in una massa caotica. Come si dice da noi “fanno via il passo” ai problemi che non sono di loro stretta competenza personale.

Lungo i bordi della strada solo camion sfasciati ed accartocciati da spaventosi frontali. Appena arriviamo in stazione un folla accerchia un poliziotto che sta facendo le foto ad un cadavere prima di infilarlo in un sacco bianco. Lo trascina per un piede e ne mette “in posa” la testa trattandolo come una bambola rotta. La folla è enorme, si muove densa come fango e supera di gran lunga il “contatto umano” che avrei voluto evitare.

Provo ad acquistare un biglietto nel piccolo sportello. Nessuno rispetta la coda, tutti a spingere e a rubarsi il posto per infilare la testa in quella specie di buco che è la biglietteria. La mia pazienza ha un limite. Apro le spalle sperando che questo basti a proteggere il mio spazio, ringhio ma nulla. Arrivo allo sportello, forse è il mio turno, mi allungo per parlare con la ragazza oltre il vetro. Uno da destra prova ad infilarsi ma piazzo il gomito e lo blocco come un terzino ma sulla sinistra un altro mi scappa. Ho un limite, ho aspettato con pazienza il mio turno e sono stato l’unico a farlo, se siete stati partoriti dal fango non è colpa mia: lo afferro per un braccio e lo lancio via con la rabbia accumulata sopportando due mesi di inciviltà e maleducazione. L’effetto è ben oltre quanto sperato!! E’ la prima volta che ne “branco” uno, sono molto più morbidi e leggeri di quello che sembra, rimango stupefatto mentre lo vedo scivolare via sul lercio pavimento di marmo con gli occhi sgranati da mucca indiana. Credo che anche per gli altri fosse la prima volta che ne vedevano rotolare via uno in quel modo. Bene Birillo, ed ora che succederà?

Nessuno si muove, bene. Se il tipo “riparte” lo timbro “di prima” ancor prima che si alzi, ma poi? Che deciderà di fare tutta sta gente? Il tipo non mi carica ma, dal fondo della sala, vedo arrivare un militare con il consueto lungo bastone.Oh-Oh, ora sono veramente fregato!!

Il soldato arriva, urla qualcosa ma non verso di me. Agita il bastone e mette tutti in fila, afferra il tipo che ho spedito per terra per un orecchio (nemmeno io ci credevo quando l’ho visto!!) e lo riporta in fondo alla fila. “Sorry Sir”. Urla ancora qualcosa alla gente indicando un cartello in indi, credo ci fosse scritto “rispettate la coda”, poi se ne va. Nessuno mi dice nulla e mi danno il mio biglietto per la seconda classe.

Esco sul piazzale e guardo lo strano mondo che mi circonda, quel caos disordinato dove regna la sporcizia, il sudore e la povertà. Due bambini di dodici anni si danno “a cinghiate”, a terra ci sono due sacchi pieni di bottoglie di plastica ed il loro lavoro è raccoglierle. Stanno dandosi battaglia per il controllo del territorio. Piangono e si pestano a turno come i bambini ma le frustate che si tirano non sono uno scherzo. I due nella lite travolgono una cicciona indiana avvolta nei veli come un ippopotamo di “Fantasia”. Solo allora i polizziotti arrivano e, agitando l’immancabile bastone, mettendo in fuga i due pischelli.

Fa caldo ed io ho bisogno di un po’ di civiltà secondo il mio metro. Attraverso i metal detector e mi faccio strada tra le gente cercando il mio socio. Insulto mendicanti e mocciosi che mi si appiccano in cerca di qualche rupia. Dannazione smettete di toccarmi con quelle dannate mani!! Gocciolo sudore come una fontana, indosso gli scarponi ed un paio di pantaloni di cotone ha cui ho accorciato, alla meglio, le gambe sotto il ginocchio. Sono conciato e sporco come un barbone ma brillo come un faro in mezzo a quest’umanità derelitta. Come è possibile che questa gente possegga lo spauracchio della mia infanzia: l’atomica?

Due ore dopo siamo a Delhi ed entriamo nella nuova metropolitana. Il biglietto costa 40 rupie a persona, quasi un euro. E’ caro per i costi locali, per fare duecento chilometri in treno ne ho spese meno di 80. Passati i controlli entriamo in una struttura che può far arrossire di vergogna le nostre metropoltane milanesi ed i suoi poveri pendolari. Fuori è un maledetto caos, qui dentro è tutto pulito e spledente. Tutti sono vestiti bene, gli unici barboni siamo noi due. Sulla banchina sono tutti disposti ordinatamente in file allineate: il convoglio arriva, si ferma e le porte sono esattamente davanti alle file. Entriamo ordinati e solo un pischello prova a scartare la fila. Dal nulla appare un altro militare che lo afferra e, senza aprire bocca come se fosse l’abitudine, lo riporta in fondo. Non c’è in giro un pezzo di carta, tutto è pulito ed efficiente in quest’oasi di futuro.

Dopo una manciata di fermate siamo di nuovo davanti alla stazione dei treni ed è di nuovo il solito caos. Un carretto tirato da un cavallo mi sfreccia accanto. Lo guardo andarsene, trasposta blocchi di ghiaccio disposti come gigantesche zollette di zucchero fumanti nel caldo indiano. Non molto più di mezzo secolo fa anche i nostri paesini avevamo il carretto del ghiaccio: futuro e passato qui si mischiano in modo violento e pericolosamente imprevedibile.

Montagne di rifiuti ed l’ignoranza più povera si mescolano stretto con il meglio che il futuro possa offrire: cosa prevarrà in India? Un simile paese, in queste condizioni particolari, non può avere uno sviluppo simile a quello fatto dalla nostra Europa in più di cinquantanni. E’ destinato a bruciare tutte le tappe come un bambino prodigio allevato ad anabolizzanti. Quale sarà la morale e l’etica di questo fenomeno?

La Cina è lo spauracchio comunista con cui ci tormentano i media, ma cosa faranno anche questi altri giganti silenti? Cosa farà la nostra presuntuosa e distratta Europa? Nel mio campo, quello informatico, gli indiani hanno sbaragliato il mercato creando già oggi forme di concorrenza insostenibili. La crisi che affligge oggi l’occidente è l’effetto di un mercato globale privo di regole comuni dove le figure classiche hanno un ruolo sempre più marginale.

Nel mondo moderno non si tratta più solo di competizione economia ma bensì di preservazione culturale. Se l’Europa non impara a tutelarsi ed ad assumere un ruolo nel mondo saranno le nostre tradizioni ed il nostro stesso stile di vita ad essere spazzato via. Nel mondo siamo un’ esigua minoranza culturale sebbene con magnifiche ed antichissime origini, abbiamo dominato la storia forti della nostra supremazia economica, tecnologica e militare. Ora molti nel mondo sono più numerosi e potenti, ansiosi ed orgogliosi di conquistarsi una posizione nello scacchiere che conta.

O ci si dà una svegliata (ed una regolata) o siamo al tramonto: “nani e ballerine” o intellettuali stupidaggini post-comuniste non basteranno a fermare i lupi-vegetariani che ronzano intorno alla vecchia Europa. Se il mercato lo si lascia in mano ai grandi gruppi saranno queste nuove e promettenti masse ad avere la loro attenzione a scapito nostro, il cambiamento deve cominciare dal piccolo, tutti insieme. Se questa gente supera la fase caotica e si da’ una regola, oggi come oggi, ci spazza via o ci trascina negli stessi cumuli di immondizia! Il rispetto per gli altri comincia dal rispetto per se stessi. Ipse Dixit…

Davide “Birillo” Valsecchi

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