Storia alpinistica delle Grigne

Le Grigne sono la cattedrale dell’alpinismo Lariano, il gruppo montuoso che maggiormente carratterizza la storia dell’arrampicata Lariana, la culla di alpinisti di grandissima fama nazionale ed internazionale.

Domenica Alberto Pozzi, vice-presidente della sezione Assese del CAI, ha tenuto una piccola lezione ai ragazzi dell’alpinismo giovanile proprio sulla storia e sulle gesta alpinistiche che furono compiute sulle Grigne. Eccovi un estratto della sua lezione:

L’esplorazione del gruppo delle Grigne ebbe inizio con un certo ritardo, ben dopo che le maggiori vette alpine erano già state scalate. Verso la fine del 1800, quando l’alpinismo senza-guide cominciò ad interessare gli  italiani, ci si rivolse alle montagne più modeste e vicine alle città in modo da svolgervi un’attività accademica e di allenamento in vista di più ambiziosi programmi.

Nel 1902 si riesce a passare dal Torrione Maniaghi Meridionale a quello Centrale: il passaggio di IV grado fu per lungo tempo considerato il più difficile delle Prealpi lombarde.

Dalle Dolomiti, ove nel frattempo le guide locali aveva condotto i propri clienti su vie molto ardite, arriva una folata di aria nuova: latori furono Arturo Andreoletti e Carlo Prochownick che nel 1909 introdussero lo stile d’arrampicata dolomitico nelle Grigne.

Molti itinerari classici, ancora oggi tutt’altro che banali, vengono trovati da una nutrita squadra di alpinisti milianesi poco prima e subito dopo la grande guerra: incontriamo innanzitutto Eugenio Fasana, Vitale Bramani, Erminio Domed, Angelo Vassalli, Gino Carugati, Gaetano Polvara.

Questi si distinguono brillantemente con il IV ed il V grado e prendono dimestichezza con il rudimentale mezzo di assicurazione inventato dalla guida tirolese Hannes Fiechtl: il chiodo.

L’attività dei milanesi è meno attiva sul piano esplorativo, salvo pochi casi (Basili, Parisi, De Tisi), mentre sul piano della frequentazione prima, e dell’esplorazione poi, il loro posto nel gruppo delle Grigne viene preso dai lecchesi.

Nominiamo innanzitutto Giovanni Gandini, guida di Ballabio, che dal 1929 al 1933 completerà e traccerà molte vie, di grande ardimento e difficoltà con limitatissimi mezzi artificiali: il suo capolavoro è la parete S del Torrione del Cinquantenario (di fronte al Rifugio Rosalba), sino ai pochi anni fa un vero e severo VI  grado.

Si fanno avanti anche dei giovani operai, spesso in bolletta, che, equipaggiati in maniera rudimentale e con scarse cognizioni tecniche si portarono subito sulle grandi difficoltà e si affermarono rapidamente. Si chiamano Mario Dell’Oro (Boga), Riccardo Cassin, Giuseppe Comi, Augusto Corti (Giustin), Rizieri Cariboni, Luigi Pozzi (Bastianella), Antonio Piloni (Togn), G.B. Riva (Sora), Gigi Vitali, Vittorio Panzeri (Cagiada). Dopo un breve tirocinio attaccano ogni torrione della Grigna per il loro versante più severo: dove non si ha tecnica ci si aiuta con la forza. Pochi chiodi, naturalmente pesanti tre volte gli attuali e fatti in casa.

Nel giugno del 1933 arriva ai Resinelli Emilio Comici che insegnerà ai giovani lecchesi le tecniche moderne di arrampicata: il Corno del Nibbio diviene costellato di vie. Il Boga, poi, traccia sul Medale una terza via estremamente difficile; Cassin e Corti vincono il sasso Cavallo, Vittorio Panzeri traccia una via inaudita sui Magnaghi: la Marinella. Nel 1938 un altro eccezionale alpinista, Nino Oppio, fornisce una prova della sua bravura scalando il Sasso Cavallo per una via ancora più ardua della Cassin.

Le vie classiche sono state, in massima parte, trovate durante il decennio 1930-1940: la guerra poi comprime le attività di questi giovani, spesso relegati nelle fabbriche di armamenti o chiamati al fronte. Ercole Esposito detto Ruchin, operaio dell’Alfa Romeo, riformato perché di statura e corporatura troppo minuta, parte ogni domenica col fedele Gentile Butta,per salire ogni residua parete: lui sale là dove gli atri valenti arrampicatori non si erano mai sognati di passare. Le sue vie sono tra le più rischiose di tutto il gruppo.

Lo smarrimento seguito all’8 Settembre 1943 spinge molti dei nostri scalatori sulle montagne: valorosi episodi di lotta partigiana vennero condotti in Valsassina. Il 25 Aprile viene ucciso da una pattuglia tedesca nel centro di Lecco Vittorio Ratti, prestigioso compagno ed amico di Cassin e Vitali.

Nel dopoguerra i disagi economici durano a lungo: frequentatori delle Grigne erano ancor più sommariamente equipaggiati. Il circolo dei giovanissimi alpinisti di Lecco, “sempre al verde”, si tramutò per iniziativa di Gigi Vitali nell’eccezionale equipe dei Ragni di Lecco.

Accanto a tutti questi nome di olimpica grandezza su cui si regge la storia alpinistica del gruppo, anche una miriade di anonimi alpinisti si è preparata su queste rocce, in modo autonomo o grazie ai corsi di alpinismo e sicuramente dalla montagna ne hanno tratto godimento.

Questa è la storia delle Grigne e degli uomini che le hanno visute ed amate prima di noi. Grazie di nuovo ad Alberto per avere mantenuto viva la memoria nelle giovani generazioni.

Davide Valsecchi

 

2 thoughts on “Storia alpinistica delle Grigne

  1. stefano guffanti

    Fantastiche queste storie e in generale veramente bello il tuo sito. C’è la possibilità per chi non è alpinista e, preticando un lavoro sedentario ed essendo ormai ultraquarantenne, non può diventarlo, di partecipare alle iniziative del CAI di Asso ?
    Comunque continua così perchè il sito è veramente ricco di informazioni e tu scrivi molto bene- Saluti cordiali, Stefano Gufanti

  2. Davide "Birillo" Valsecchi Post author

    Grazie per i tuoi complimenti, Stefano.

    La montagna offre spazi per tutti: per ogni età, per ogni preparazione. Nel CAI Asso militano veterani d’eccellenza tanto quando giovanissimi apprendisti e semplici appassionati, la sezione offre corsi, uscite o semplici momenti di svago tra i nostri monti.

    La nostra sede è aperta tutti i Venerdì sera dopo le 21:00 nella palazzo della Biblioteca: chiunque ami la montagna è il benvenuto!

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