Grignetta: via Segantini

Per un milanese sarebbe davvero imbarazzante dover ammettere di non aver mai visitato il Duomo di Milano o il Castello Sfrozesco. Probabilmente proverebbe lo stesso imbarazzo che provavo io nel dover confessare di non aver mai percorso, nè invernale nè in estiva, la famosa Cresta Segantini che, dal Rifugio Rosalba, sale alla cima della Grignetta.

Non saprei darvi giustificazione del perchè difettassi di una simile (grave) mancanza ma, nonostante gli sforzi, sembrava per me davvero difficile rimediare. I miei amici più esperti l’avevano ripetuta innumerevoli volte e, salvo qualche romboante assalto invernale, non sembravano intenzionati a dedicarle una giornata: “Terzo grado” , “Affollata”, “Facile”, “Si fa in libera”.

Non trovando un compagno ho spesso pensato di tirarmi dietro qualche “matricola” o di affrontarla da solo. Tuttavia la Grigna impone rispetto e reverenza, così non ho potuto fare altro che limitarmi ad attendere.

La tentazione era forte ma l’umiltà era d’obbligo perchè la storia della Segantini è densa di fascino. Il primo a percorrerla fu infatti il leggendario Giacomo Casati, un nome le cui gesta sono ormai un tutt’uno con la roccia delle Grigne. Casati, il 13 Giugno del 1901, si avventurò da solo sulla cresta percorrendola in discesa. Dopo Casati fu Giuseppe Dorn, altra leggenda, a ripercorrere tale itinerario. Solo il 9 Ottobre del 1905 fu percorsa in salita da Eugenio Moraschini e Giuseppe Clerici che, in quell’occasione, concatenarono la cresta alla normale della piramide Casati, del Torrione Palma e delle Torri Moraschini.

Per Davide “Birillo” Valsecchi niente Segantini: un bello smacco da digerire. Tuttavia Luca e Stefano, due amci e membri del Soccorso Alpino, si sono offerti di accompagnare in Segantini il giovane Pietro, fratello della morosa di Luca. “Hey, vengo anche io! Non ditelo in giro ma anche io non l’ho mai fatta”: ecco la mia occasione!

Non attacchiamo dal Colle Valsecchi ma direttamente dal canale dell’Angelina che risale della direttissima fino al sentiero Cecilia ed ai bastioni sotto la Segantini. La neve abbonda ancora nei canali e per questo nello zaino trovano posto anche ramponi e piccozza.

Roccia bagnata e neve marcia rendono la cresta, fin troppo spesso banalizzata, un viaggio intenso attraverso le meravigliose architetture della Grignetta. Luca e Stefano tirano le due cordate, e le due “matricole”, attraverso i brevi ma numerosi tiri della Cresta.

Gli scarponi e l’umidità impongono tecnica ed equilibrio, enfatizzando i brevi ma importanti tratti in cui la cresta si impenna in stretti camini o in appigliate placche aeree. Il lungo traverso e la risalita su neve della “Lingua” ci offrono un ultimo assaggio d’inverno mostrando come il gelo smuova e trasformi, anno dopo anno, la montagna.

Si arrampica in salita, si arrampica in discesa, si mette mano alla piccozza e si affonda nella neve. La cresta è tutta nostra fino a quando alle nostre spalle rimonta dalla roccia una faccia nota. Scintillanti occhi azzurri e braccia scoperte, non poteva che essere lui: Vittorio, veterano delle Grigne, accompagnato da Ale, suo giovane compagno di tante salite. “Hey gente, abbiamo visite: amici! Ciao Vittorio!” “Ciao Davide!” Il suo sorriso, nella mia prima volta in Segantini, è quasi una medaglia. Tutti insieme ci fermiamo un po’ nella neve a chiacchierare. Poi, leggeri e veloci, i due ci superano lasciandoci indietro: quassù loro sono indigeni!

Mentre saliamo continuo a guardarmi intorno. Entro sera arriverà la pioggia e la luce, filtrando tra le nuvole, gioca con i contrasti animando la roccia. “Accidenti cosa rischiavo di perdermi!” Da un lato le guglie della Gignetta e sull’altro versante la Grigna, il Sasso cavallo e la linea, mai così elegante, degli scudi e della traversata alta.

“Terzo grado” , “Affollata”, “Facile”, “Si fa in libera”. Mi hanno sempre ripetuto questo dimenticando di dirmi la cosa più importante: “Tremendamente bella!”.

Davide “Birillo” Valsecchi

Via Segantini, Grignetta. 25 Aprile 2014. Luca Beduzzi, Pietro Villa. Stefano Sepriano, Davide “Birillo” Valsecchi. Le “matricole” pagano da bere!

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