Per Campi Solcati

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Uno dei luoghi dove da tempo volevo andare a curiosare sono i Campi Solcati, la particolarissima formazione rocciosa sul versante sud-est del Monte Pra-Santo. Normalmente si può ammirarla da un punto di osservazione allestito sulla cresta opposta ma non mi ero mai spinto oltre il crinale per darle un’occhiata più da vicino.

A spasso con Nicola, durante il Grand Tour dei giorni passati, ho colto l’occasione per una piccola deviazione esplorativa. Premetto che non so se vi siano limitazioni d’accesso all’area, tutto il territorio appartiene alla Riserva Naturale del Malascarpa dove vigono spesso diviete speciali: “E’ vietato svolgere attività sportive di qualsiasi tipo che possano arrecare disturbo agli animali e all’ambiente, in particolar modo lungo le pareti rocciose dove nidificano l’Aquila reale e il Falco pellegrino.”  Cartelli o altre indicazioni non ne ho viste ma, per la natura ed i pericoli impliciti in una scogliera rocciosa, è sconsigliabile andarci a zonzo in modo sconsiderato: il pericolo di farsi male o di precipitare nel vuoto è da non sottovulatare.

Detto questo: “I campi solcati sono una figata incredibile!!”. Se da lontano possono incuriosirvi da vicino cattureranno la vostra più assoluta attenzione: un’enorme placca inclinata “solcata” da canne d’organo, canali, clessidre e lame rocciose!

Sul lato ovest la roccia precipita veritcale per oltre settanta metri mentre ad est, al di sotto della parte inclinata, si fa nuovamente verticale precipitando nel bosco dopo aver formato alcuni piccoli tetti. Per questo motivo, per non correre rischi, ho lasciato Nicky a fare la guarda alla sommità dei “campi” avventurandomi  in un free solo che si è dimostrato più intrigante ed impegnativo del previsto.

“I campi solcati rappresentano una particolare forma di carsismo superficiale. Lo scorrimento dell’acqua sul calcare ha infatti determinato la formazione di una fitta serie di solchi tortuosi, talora piuttosto profondi, orientati perfettamente lungo la linea di massima pendenza della parete rocciosa.” Questa è la definizione che ne fa l’ERSAF nelle sue pubblicazioni.

Ci si trova davanti a dei canali, perfettamente levigati, scavati nella roccia ed affiancati da sottili lame di calcare tutte parallele tra loro. Ogni tanto questi canali si interrompono sprofondando in in inghittitoi che possono essere anche molto grossi. Un tripudio di scaglie e clessidre magnifico!

Inizialmente pensavo che, visto la scarsa inclinazione, si potesse quasi camminarci sopra ma di fatto è impossibile riuscirci. Dove la roccia non sprofonda in canali è accuminata e spigolosa rendendo quasi impossibile trovare appoggi abbastanza grandi su cui fare il passo: inevitabilmente ci si ritrova quasi sdraiati ad arrampicare.

Percorrerli in salita è un vero spasso, un tripudio di prese ed appigli fantastici. In discesa invece è più complesso, sia per le difficoltà proprio della disarrampicata, sia perchè sulle lame gli scarponi tendono a scivolare e si finisce a lavorare tutto di braccia. Intendiamoci, non si supera il II o III grado, ma rotolare su quelle rocce significa conciarsi da sbatter via, anche senza ribaltare di sotto.

Mentre esploravo quelle forme incredibili mi sono sistemato il berretto e, dimentico di aver gli occhiali da sole parcheggiati sopra, mi sono caduti sulla roccia. I miei gloriosi Oakley hanno cominciato a rotolare dentro uno dei canali come una biglia in un tubo di gomma. Aggrappato immobile li osservavo sbattacchiare verso il basso per cinque o sei metri arrestandosi poi sul fondo di un inghiottitoio. Per recuperarli ho dovuto scendere, sdraiarmi ed allungare il braccio braccio il più possibile per recuperali da quel piccolo abisso. La mia preziosa plutonite era comunque intatta!

Sempre sulle placche ho trovato dei piccoli bulloni d’ancoraggio che probabilmente sono stati infissi per qualche strumento di monitoraggio. Voltandosi il colpo d’occhio su Corni di Canzo era davvero inconsueto: non avevo mai avuto occasione di vederli alle spalle della grande placca che forma la “Cresta del Referendum”.

Se volete osservare i Campi Solcati il suggerimento migliore è di farlo dalla piazzola di osservazione. Se invece volete avvicinarvi un po’ di più dovete a) trovarvi la strada da soli b) non dire che vi ci ho mandato io c) rimanere nel bosco senza addentrarsi troppo sulla roccia. Chiariti questi dettagli posso assicurarvi chè sono davvero un luogo spettacoloso!

Davide “Birillo” Valsecchi

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