Nella Notte Buia

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La notte del 23 di Dicembre, quando la normalità avvolgeva la quotidianità del periodo natalizio, le montagne si illuminavano grazie alle consuete fiaccolate. Quella storica e super-affollata sul Cornizzolo, quella alla Croce di Megna, al Palanzone ed al San Primo. Oltre a queste le luci della Crestina Osa sul Moregallo, quelle del Soccorso Alpino sul Corno Rat, gli AsenPark sulla Cassin al Medale e tante altre ancora. I Corni di Canzo invece rimanevano al buio. Le fiaccolate dei monti vicini erano più famose ed invitanti. La cima del Corno Occidentale è stretta ed esposta sui lati, specie con il buio e la neve. Anche la salita per il caminetto, ma soprattutto la discesa, può essere piuttosto ostica con la roccia bagnata o il ghiaccio. Non è decisamente una passeggiata alla portata di chiunque.

Mia mamma diceva sempre che sono un “Bastian Contrario”, probabilmente sono come l’indiano arrabbiato del “Piccolo Grande Uomo” e cerco solo di lavarmi con la sabbia ed asciugarmi con l’acqua. Sta di fatto che nel 2014 decisi che non sarei andato alle fiaccolate a cui andavano tutti, non sarei salito sulle montagne che salivano tutti. Le mie montagne sono i Corni di Canzo e quindi avrei portato “luce nel buio” lassù. A darmi man forte, mentre trascinavo sulla cima una vecchia batteria d’auto ed uno sgangherato faretto, c’erano mio fratello e il marito di mia sorella. L’anno successivo si unirono alla stramba idea anche altri membri dei Tassi del Moregallo. La batteria divenne sempre più piccola e leggera mentre il faretto fu sostituito da ghirlande a led via via sempre più tamarre. Divenne un nostro rito: qualcuno si occupava di portare su le luci, qualcuno ripercorreva la ferrata. Il nuovo bivacco invernale del Rifugio SEV offrì il riparo in cui festeggiare sfuggendo al tagliente e gelido vento che spesso soffia dal nord del lago. A salire in cima al Corno eravamo sempre – fortunatamente – in pochi, ma grazie alla Sev, che negli ultimi anni teneva aperto il rifugio preparando la trippa, anche a Pianezzo si festeggiava in allegria.

Tuttavia lo scorso anno, il 23 Dicembre del 2019, qualcosa è cambiato: ero terribilmente malato, con la febbre alta e bloccato nel letto. Per la prima volta non potevo essere in squadra, dovevo lasciare che i Tassi se la cavassero da soli senza le “padanti e petulanti” raccomandazioni di “Nonno Gufo Birillo”. Già, ero ammalato: quando poi è scoppiata la pandemia la mia natura scaramantica non ha mai smesso tormentarmi per il “cattivo presagio” di quel rito a cui ero venuto meno. Già, perchè il 2020 è stato un anno davvero strano.

Assillato da mille timori avrei desistito anche quest’anno se non si fossero mossi con decisione mio fratello e Simone: “Solo noi, siamo tutti congiunti e siamo il gruppo della prima volta”. Non potevo tirarmi indietro: “Okay, ma senza luci: la notte deve passare senza vederci”. Così, per rispettare il coprifuoco delle 22, siamo partiti più presto del solito. Alle 17:40 eravamo già in cima, la neve non aveva dato grandi problemi ed eravamo saliti con rapidità, quasi con “urgenza”. Lo spettacolo era insolito ed a tratti disorientante: le strade di Lecco erano affollate dalle luci della auto in colonna per lo shopping prima del lockdown, le montagne erano invece buie e silenziose. La fiumana umana del Cornizzolo non c’era, nè le luci sospese della Osa. La croce di Megna era buia, così il Barro, il Palanzone, il SanPrimo. In quel momento, per un istante, non ho più avuto paura ma solo rabbia: avrei voluto avere con me fari immensi per urlare alla notte che passerà, passerà senza spegnere le nostre luci. Ma una pioggerellina soffiava da Nord mentre noi tre, soli, riempivamo i bicchieri di carta in cui bere il the evitando il collo della bottiglia. Un brindisi senza abbracci, neppure tra fratelli. No, non servono fari: la notte passerà solo se avremo pazienza, prudenza e disciplina, passerà solo se useremo la notte stessa per proteggerci dai mostri che nasconde. Dobbiamo restare in silenzio, vigili ed invisibili. Forse, attendendo l’alba, anche noi dovremmo diventare mostri. Perchè è una mostruosità allontanare chi ci è caro, negarsi a coloro a cui si è legati dall’affetto. Perchè è una mostruosità trovarsi lassù, soli noi tre, senza gli altri che sono sempre stati con noi. Ma l’alba arriverà e torneremo uomini, torneremo liberi, torneremo ad abbracciarci. Questa notte non passerà mentre sono malato in un letto: questa notte spezziamo il cerchio e diamo luce ad un nuovo ciclo.

Questa notte siamo tenebra, tenebra in difesa della luce.

Buon Natale a tutti voi!

Davide “Birillo” Valsecchi


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