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I hurt myself today

I hurt myself today

Johnny Cash
Johnny Cash

Ho ferito me stesso oggi, l’ho fatto per vedere se potevo ancora provare qualcosa. Mi sono concentrato sul dolore, la sola cosa che sia reale. L’ago piange in  un buco, la solita vecchia e familiare puntura che cerca di spazzare via ogni cosa. Ma io ricordo tutto.

Cosa sono diventato? Mio dolce amico tutti quelli conosco sono andati via alla fine, e tu puoi avrerlo tutto, il mio impero di fango. Ti abbandonerò. Ti farò star male.

Ho portato questa corona di spine sul trono dei bugiardi, pieno di pensiere infranti che non posso riparare. Sotto le macchie del tempo i sentimenti scompaiono. Tu sei qualcun altro, Io sono ancora qui.

Cosa sono diventato? Mio più caro amico, tutti quelli che conosco sono andati via alla fine. Se potessi ricominciare ad un milione di miglia da qui, mi controllerei, troverei un modo…

Sabato pomeriggio un piccolo di Asso se ne è andato. Un incidente su una comunissima strada provinciale ha preso i suoi dieci anni e l’ha condotto altrove.

Ho acceso questa canzone, una cover di Johnny Cash di una canzone dei Nine Inch Nails: [Hurt]. L’ho fatto perchè volevo piangere. Volevo rompere il guscio che la ragione e la logica creano attorno al cuore, spazzare il cinismo che ci permette di superare la morte, il dolore.

Ho ferito me stesso perchè ho promesso che non avrei permesso alla vita di farlo di nuovo. Volevo che ciò che celo nel profondo tornasse alla luce. Cosa sono diventato? Il mio odio brucia fino a scavalcare le montagne in cerca di una strada verso il cielo. Mi arrampicherei su di una croce per urlare da lassù il mio disprezzo verso di Lui, il Suo creato ed il cammino cosparso di dolore che ci impone di vivere. Cosa sono diventato?

Ho ferito me stesso perchè tra quelle lacrime di rabbia alla fine trovassi il dolore, trovassi l’abbandono. Il coraggio e la forza di lasciarli andare, di dischiudere impotente le mie mani, di sentirli scivolare tra le dita fino diventare solo un ricordo.

Se solo potessimo capirTi, se solo potessimo comprenderTi. Il nostro cammino sarebbe meno solitario ma ora, in questo mondo, ogni nostro passo è un atto di fede, un viaggio verso l’ignoto. Guardiamo l’orizzonte vagando tra furia e disperazione, rubando qualche attimo di gioia, lottando per tenere viva la speranza.

Cosa siamo diventati? Cosa voleVi fossimo? Non è paura nè timore ma pietà a muovere le mie preghiere: non tradire coloro che credono in Te, non abbandonare coloro che ci hai portato via.

Buon viaggio piccolo, noi restiamo qui, resisteremo in cerca di una via …

Davide “Birillo” Valsecchi

Non ho cuore di raccontare la storia: ecco l’articolo de La Provincia.

…e te ne andasti senza dirmi il tuo nome.

…e te ne andasti senza dirmi il tuo nome.

Sad SunsetLuglio 2003, un estate tra le piu’ calde degli ultimi anni. Ho finito da poco il Corso Addestramento Reclute (Car) a Trieste, mi avevano spedito in fanteria ma in virtù dei miei brevetti in primo soccorso mi hanno dirottato in forza alla Croce Rossa di Asso. Controllo l’ambulanza sul piazzale, la 031, e mi preparo ad una nuova calda giornata di naja mentre vedo le macchine dei turisti che sfilano davanti al Palazzo del Comune.

In squadra con me c’e’ Lele come autista e Maurizio come supporto, hanno un sacco di esperienza e posso stare tranquillo. Ieri abbiamo “portato a casa” un motociclista che era volato lungo un muro e si era ridotto abbastanza male una gamba. Sono ancora un po’ stanco ma speriamo bene.

Passeggio sul piazzale salutando Piero quando arriva la chiamata. Il telefono del 118 è collegato ad una campana simile a quella dei pompieri. Lele risponde alla chiamata mentre salgo in ambulanza e prendo il mio posto sul sedile nel vano sanitario. Maurizio sale davanti ed aspettiamo Lele che non tarda a salire.

Cosa abbiamo oggi Lele?” Chiedo. Lui ringhia mentre ingrana la prima ed accende le sirene a manetta. Non è un buon segno. Prende il microfono della radio “otto uno otto dalla zero tre uno, zero tre uno in uscita per Civenna codice rosso”. Aggancia il microfono e, mentre spreme il motore, si gira e mi lancia un occhiata in cerca di supporto: “Una bambina al campeggio, dicono che stia andando in arresto“.

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