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Accadde Oggi

Accadde Oggi

Avevo preparato un pezzo da pubblicare oggi, riguardava la volontà. Poi, un po’ annoiato, mi sono messo a cercare su Internet. Ero  a caccia di qualcosa da scoprire ed è stato così che mi sono accorto quale giorno fosse. A volte su questo sito compaiono cose allegre, altre volte sono le nostre piccole avventure o pezzi di racconti che raccolgo qua e là dai posti più improbabili. Altre volte invece racconto storie tristi, ricordi del passato. Alcune volte ci sono storie che vorrei raccontare, ricorrenze importanti che però cadono in giorni strani o complessi.

Ad esempio la bomba di Nagasaki, il 6 Agosto 1945, uno degli avvenimenti che maggiormente mi colpiscono e mi stordiscono. Ho scritto un sacco di pensieri, di riflessioni su quel giorno che non ho mai pubblicato. Perchè? Perchè il 5 Agosto è il mio compleanno, è l’anniversario di Cima-Asso, è Estate e nessuno vuole essere annoiato dal passato. Così scivolo sopra, lascio passare in silenzio macchiandomi del più grave dei peccati: voltare la faccia.

Oggi è il 9 Ottobre, nel 1963 in una notte sola, in meno di un ora, morirono oltre 1900 persone. Un 11 Settembre tutto Italiano: il Vajont. Chi ha ucciso tutte queste persone? Terroristi, criminali? No. Ci sono politici, industriali, ingeneri ed architetti: tutti loro indicano la montagna e spergiurano che sia stata lei ad uccidere. Ma posso parlare oggi del Vajont? Dopo i fatti di Messina ed il recente terremoto in Abruzzo? Posso annoiarvi con il passato di fronte ad una tragedia fresca, ancora viva e vibrante attraverso gli schermi della Tv?

Troppa tragedia ed ipocrisia, troppo orrore e spettacolo. Sembrerei un folle poi se ricordassi i 53 morti e le migliaia di sfollati che funestarono l’opulenta Valtellina quando nel 1987 il monte Coppetto crollò. Eppure accadde tutto in diretta anche allora, nei mie ricordi da bambino c’è ancora quella piccola ruspa gialla che si oppone a quella montagna che crolla.

Questo è l’articolo che scrissi l’anno scorso, 9 Ottobre 1963: VAJONT. Se chiudo gli occhi provo ad immaginare la terrificante onda che si abbettè su Longarone restandone sbigottito. Possano quelle 1900 anime perdonarmi per non aver dato loro la giustizia del ricordo, possano quelle 53 persone perdonare il paese che le ha dimenticate.

Il 9 Ottobre del 1967, 4 anni dopo il disastro Vajont muore una delle figure chiave che nel 1962, un anno prima dell’onda dal monte Toc, aveva trascinato, con la complicità del suo assassino e dei suoi oppositori, il pianeta intero sull’orlo della distruzione totale nella Crisi dei Missili di Cuba: Ernesto “Che” Guevara.

Non ho mai ammirato la figura del “Che”, forse posso apprezzarne alcuni tratti, alcuni aspetti ma di fatto restiamo brutalmente simili e per questo non posso che vederne le ipocrisie e le colpe. Il socialismo, la rivoluzione, ho persino letto il suo libro “La guerra di guerriglia” senza però cambiare la mia opinione. Era l’alba della propaganda e lui ne era uno dei primi eroi, tanto abile e capace nel mandare la gente al massacro da oscurare il suo stesso mentore e comandate. Una figura tanto leggendaria da richiedere un tributo di sangue. Provo maggior pena per Castro, che passerà alla storia come il Giuda di questo Cristo socialista, che sarà il vecchio comunista sconfitto ed immortalato con la tuta da ginnastica dell’Adidas al culmine della propria ipocrisia.

Ma posso oggi parlarvi di questo? Posso parlare di un “eroe” comunista mentre la nostra confusa politica nostrana si agita in scontri di potere che nulla hanno a che fare con l’ideologia? In una politica protesa a strattonare la corta coperta del potere sdegnandosi di vedere come il paese resti con i piedi scoperti? No, non posso, e non posso nemmeno raccontare di come siamo andati vicino alla fine. Non posso raccontarvi di quanto importate sarebbe riflettere sulla lezione che il mondo ricevette il 27 Ottobre 1862. Non posso raccontarvi che mentre Guevara si beatificava di portare la libertà nel mondo trascinandoci al massacro solo Vasili Alexandrovich Arkhipov, ufficiale del sottomarino atomico russo K-19, scongiurò l’inizio della guerra atomica rifiutandosi di confermare il lancio di una testata nucleare mentre era sotto attacco dalla nave battaglia americana USS Randolph e dalla flotta di quarantena che cingeva Cuba.

Ma la storia è il passato, un vecchio brontolone poco chic, qualcuno che non si invita alle feste. La storia sussura e non urla sguaiata come fanno oggi i politici ed i nuovi intellettuali in Tv, ecco perchè i giornali non trovano uno spazio per lei. Fortunatamente, ogni tanto, qualcuno ce lo ricorda che, in fondo, “la storia siamo noi” perchè un paese che non ricorda il proprio passato è un paese senza futuro…

Davide “Birillo” Valsecchi

9 Ottobre 1963: VAJONT

9 Ottobre 1963: VAJONT

Corriere della Sera 10 Ottobre 1963Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

9 Ottobre 1963, ore 22,39: una enorme frana, una massa rocciosa pari a circa 270 milioni di metri cubi, composta da rocce e detriti, comincia a scivolare lungo il versante settentrionale del monte Toc, su un fronte di 1.800 metri.

Un enorme boato risuona nella valle sottostante. In pochi istanti la gigantesca frana precipita nel lago artificiale, formato da una diga, nella vallata del Vajont, tra le province di Belluno (Veneto) e Udine (Friuli), sollevando una massa d’acqua di circa 40 milioni di metri cubi, alta oltre 100 metri, contenente massi del peso di diverse tonnellate.

La frana, precipitando, sviluppa un’energia pari a 172 milioni di Kwh e la massa d’acqua genera uno spostamento d’aria due volte superiore a quello provocato dalla bomba atomica lanciata su Hiroshima alla fine della seconda guerra mondiale.

La massa d’acqua si divide in due ondate. Mentre la prima spazza via le frazioni più basse che sorgono sulle rive del lago artificiale, la seconda – decisamente più violenta – si infrange sulla diga alta 265 metri – che resiste all’urto – ed in buona parte la scavalca, riversandosi con furia inaudita sulla sottostante valle del Piave. La stretta gola del Vajont la comprime ulteriormente e le permette di acquistare un’incredibile energia distruttiva. Un’onda alta più di 70 metri si abbatte sulla valle. Una biblica inondazione travolge il comune di Longarone e le frazioni vicine i cui abitanti percepiscono il mortale pericolo, ma non hanno neppure il tempo di fuggire.

Longarone viene totalmente rasa al suolo. I morti sono 1.917: 1450 a Longarone, 109 a Castelvazzo, 158 a Erto e Casso, oltre a 200 tecnici ed operai della diga, con le loro famiglie.

Video: Mauro Corona racconta di Erto, della montagna e del Vajont

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