Venezia: Nonna Melia

“Benvenuto a Venezia Birillo” Ecco quello che mi dice enzo appena entriamo nella trattoria di nonna Melia. Ad accoglierci una sigora anziana, dall’età indecifrabile, che accoglie con sincero affetto il suo “Lorenzo”. Sì, perchè il “buon” Santambrogio i quadri per nonna Melia li firma così, quasi una dedica speciale per questa signora che lo abbraccia gentile parlandogli in veneziano.
Il piccolo locale è colmo di fotografie e disegni, regali che i “nipoti” hanno portato in dono alla nonna di Venezia da tutto il mondo. Ci sediamo ad uno dei tavolini al finco di un gruppo di gondolieri, fermi per il pranzo bevono e scherzano facendo baccano.
“C’e l’ha poi fatta quell’americana a diventare gondoliere?” Chiede loro Enzo. I quattro ridono forte e scuotono la testa soddisfatti. Quella povera ragazza, che a detta di tutti porta la gondola un gran bene, non ce l’ha fatta neppure quest’anno ad entrare nella cerchia dei gondolieri. Nella città sull’acqua ci sono tradizioni solide come la roccia ed una donna alla forcola non è tra tra queste.
I quattro fanno sembre più baccano e si comincia a bere assieme, poi alla radio passano Inuendo dei Queen. “Questa sé bela! Alza il volùmé!” E trafficando con lo stereo riempiono la sala con Freddy Mercury a conferma che Venzia non è solo l’orchestrina che strimpella pezzi da operetta per i turisti di piazza San Marco.
Finito il caffè i gondolieri si alzano e, tutti in fila, pescano una giuggiola sotto spirito dal barattolo (“qui a venzia ‘ghe sé la pianta di giuggiole più vecchia del mondo!”) e se ne escono per tornare alla gondola dopo un affettuoso bacio di rito alla nonna.
Enzo paga il conto e poi regala a nonna Melia una delle sciarpe in kashmir che abbiamo comprato in India. Enzo si era veramente ricordato di Lei e ne aveva comprata una appsta quando eravamo a Leh. Lei se ne accorge, lo sà che i suo “Lorenzo” la pensa anche quando è lontano e quasi si commuove abbarcciandolo. Un bacio a testa e siamo di nuovo tra i canali.
Nemmeno a farlo apposta ci sfila davanti uno dei quattro gondolieri. Ha già il suo carico di turisti stranieri e canta a squarcia gola, ridendo, una versione immprovvista di “O sole mio”. Si inventa il testo al momento e lo condisce con le parole italiane più conosciute nel mondo. Ci saluta, poi dice qualcosa ai suoi clienti ed i giapponesi cominciano a scattarci foto come una mitraglaitrice. Siamo già celebrià e quella è la nostra esecuzione…
Ce ne andiamo a zonzo tra i vicoli meno noti ed è lì che ci imbattiamo in qualcosa diinatteso, qualcosa che può apparire banale ma che qui è una rarità: un albero. Anche questo è un piccolo segreto di Venezia…
Davide “Birillo” Valsecchi

Gli alberi di Venezia

Gli alberi di Venezia

«Benvenuto a Venezia Birillo» Ecco quello che mi dice Enzo appena entriamo nella trattoria di Nonna Melia. A riceverci una sigora anziana, dall’età indecifrabile, che accoglie con sincero affetto il suo “Lorenzo”. Sì, perchè il “buon” Santambrogio i quadri per nonna Melia li firma così, quasi una dedica speciale per questa signora che lo abbraccia gentile parlandogli in veneziano.

Il piccolo locale è colmo di fotografie e disegni, regali che i “nipoti” hanno portato in dono alla nonna di Venezia da tutto il mondo. Ci sediamo ad uno dei tavolini al fianco di un gruppo di gondolieri, fermi per il pranzo bevono e scherzano facendo baccano.

«C’e l’ha poi fatta quell’americana a diventare gondoliere?» Chiede loro Enzo. I quattro ridono forte e scuotono la testa soddisfatti. Quella povera ragazza, che a detta di tutti porta la gondola un gran bene, non ce l’ha fatta neppure quest’anno ad entrare nella cerchia dei gondolieri. Nella città sull’acqua ci sono tradizioni solide come la roccia ed una donna alla forcola non è tra queste.

I quattro fanno sempre più baccano e si comincia a bere assieme, poi alla radio passano Inuendo dei Queen. «Questa sé bela! Alza il volùmé!» Trafficando con lo stereo e riempiono la sala con la voce di Freddy Mercury a conferma che Venzia non è solo l’orchestrina che strimpella pezzi da operetta per i turisti di piazza San Marco.

Finito il caffè i gondolieri si alzano e, tutti in fila, pescano una giuggiola sotto spirito dal barattolo (“qui a venzia ‘ghe sé la pianta di giuggiole più vecchia del mondo!”) e se ne escono per tornare alla gondola dopo un affettuoso bacio di rito alla nonna.

Enzo paga il conto e poi regala a nonna Melia una delle sciarpe in kashmir che abbiamo comprato in India. Enzo si era veramente ricordato di Lei e ne aveva comprata una apposta quando eravamo a Leh. Lei se ne accorge, lo sà che il suo “Lorenzo” la pensa anche quando è lontano e quasi si commuove abbarcciandolo. Un bacio a testa e siamo di nuovo tra i canali.

Nemmeno a farlo apposta ci sfila davanti uno dei quattro gondolieri. Ha già il suo carico di turisti stranieri e canta a squarciagola, ridendo, una versione immprovvisata di “O sole mio”. Si inventa il testo al momento e lo condisce con le parole italiane più conosciute nel mondo. Ci saluta, poi dice qualcosa ai suoi clienti ed i giapponesi cominciano a scattarci foto come una mitraglaitrice. Siamo già celebrità e quella è la nostra esecuzione…

Ce ne andiamo a zonzo tra i vicoli meno noti ed è lì che ci imbattiamo in qualcosa di inatteso, qualcosa che può apparire banale ma che qui è una rarità: un albero. Anche questo è un piccolo segreto di Venezia…

Davide “Birillo” Valsecchi

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