Via Raffaella – Corno di Braga

francesco

Il versante Nord del Moregallo dalle rive del lago si innalza verticale in grandi ed imponenti pareti, le più note sono la Parete Nord e la Parete del Tempo Perduto. Dalla spiagga non si riesce a cogliere come la natura di questa montagna, al di sopra di queste imponenti muraglie naturali, si trasformi diventando quello che io chiamo “l’altopiano”. Come mi fece osservare, giustamente, Gianni Mandelli, non c’è nulla di pianeggiante lassopra, tuttavia l’insieme di quei ripidi prati verdi crea un contrasto assoluto con la roccia verticale sottostante. Attraversando quei prati, sollevati a strapiombo centinaia di metri rispetto all’azzurro del lago sottostante, si ha davvero l’impressione di essere su un “piano” diverso, in un mondo distante da quello comune.   

Sui pendii dell’altopiano si innalzano strutture rocciose che, paragonate alla grandezza della parete nord, appaiono come piccoli “corni” sebbene spesso offrano pareti nord che raggiungono il centinaio di metri (forse non la stessa continuità verticale ma la stessa altezza della parete Fasana al Corno Centrale).

Raggiungere quella zona è già di per sè una piccola avventura di grande soddisfazione, arrampicare su quelle pareti significa addentrarsi nella “mistica” più profonda di quella montagna selvaggia

Io e Mattia abbiamo raramente la possibilità di arrampicare un’intera giornata, curiosamente la maggior parte delle salite fatte sull’isola le abbiamo “rubate” ai pomeriggi dopo il lavoro: forse è anche questo che ci rende un po’ vintage. Diversamente da Mattia, però, io sono un fancazzista professionista e mi sono spesso avventurato da solo sull’altopiano a curiosare: forse è anche per questo che quelle pareti dal lungo avvicinamento, così fuori dal mondo, mi hanno sempre affascinato.   

I “decani” hanno aperto numerose vie su quelle strutture ma, ad eccezione loro, ho avuto occasione di parlare solo con una cordata che di recente si è avventurata da quelle parti. Davide Guerra e Davide Castelnuovo (“D&D”) che, durante il “Meeting dei Corni” dello scorso settembre, hanno ripetuto la via Raffaella al Corno di Braga. “Birillo! Che avventura!” fu il succinto ma efficace commento del mitico Guerra. Per noi, esploratori della nuova guardia, quella zona è ancora tutta da riscoprire.

Giorni fa, curiosando su internet, mi è apparsa una serie di foto del Moregallo. La prima, la più classica, era un’immagine della Parete Nord presa dal Sentiero 30°Osa. Credevo fossero le foto di qualche escursionista ma ero comunque interessato a trovare qualche dettaglio o qualche angolazione nuova. Poi, scorrendole, ho capito che quelle foto raccontavano una storia ben diversa e che decisamente meritava di essere approfondita.

Francesco e Maurizio, entrambi di Villasanta, 67 anni il primo e 65 il secondo. Non lasciatevi ingannare dall’età: sono “ragazzi” d’esperienza! Avevo il contatto di Francesco e quindi gli ho scritto chiedendogli un racconto/relazione della loro salita. Con grande disponibilità hanno accettato: eccovi quindi la loro storia.

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CORNO DI BRAGA – Via Raffaella – 4/5/2016

In ottica moderna questa via è da considerare poco o per niente protetta quindi il primo di cordata deve sapersi muovere proteggendosi. Per questo consigliamo di portare oltre a nuts e friends anche martello e qualche chiodo. La roccia è generalmente buona e anche ottima ma occorre usare prudenza per appigli e blocchi instabili che costringono a procedere con attenzione. L’ambiente è molto bello e panoramico e l’esposizione nord – nord-est porta ad arrampicare sempre in ombra. Noi abbiamo trovato un giorno con vento freddo da nord che in alcune soste ci ha fatto rimpiangere di non aver messo l’antivento che avevamo nello zaino.

1 ^ tiro – Si parte con una rampa che sale obliqua verso destra e che consente di proteggersi con un friends e grazie a buoni appigli superiamo un saltino senza abbassarci. Si continua con attenzione per superare una zona erbosa  e con qualche sasso instabile che spezza la parete. Maurizio prima di questo passaggio mette un chiodo fra roccia e terreno duro , non eccezionale ma quanto basta per dare maggior tranquillità. Passando lo tolgo. Arriviamo così alla prima sosta.

2^ tiro – lo affrontiamo  puntando un chiodo ben visibile che si trova nel diedro, su una placca di ottima roccia che superiamo proteggendoci in uscita con un friend e proseguiamo verso destra su un terreno non difficile ma delicato per sassi instabili sino a raggiungere la sosta dalla quale vediamo salire da destra ( chiodo ben in vista ) la via Carolina.

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3^ tiro – si affronta la parete di ottima roccia sopra la sosta puntando ad un chiodo alto. Prima di questo però incrociamo un altro chiodo nuovissimo ( messo da poco ? )  e rinviamo su entambi  puntando ad un 3^ chiodo messo alto a protezione di un passaggino verticale. Proseguiamo in un diedro di ottima roccia ma meno semplice di quel che sembra e proseguiamo con attenzione fra massi fino ad uscire in vetta. Il vento è cessato  e ci godiamo il calore del sole e lo splendido panorama che ci sta intorno.

La via Raffella è stata aperta da Mosè Butti e Felice Vassena il 2 Settembre 1976: “Arrampicata elegante su ottima roccia (V+)”.
Guida di riferimento: “Arrampicare sui Corni di Canzo e Moregallo” edizione “Idea montagna”
(Quella realizzata dal Cai di Valmadrera con Birillo in copertina, per intenderci 😉 )

Ancora una volta voglio ringraziare e fare i complimenti a Francesco e Maurizio, per la loro salita e per averla condivisa con noi.
Siete i benvenuti sull’Isola!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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