Illasi Primo Convegno TTT

“La Torre di Babele che auspichi è già successa nel 1978”. Questa è stata la criptica risposta di Ivan quando gli ho scritto che avrei partecipato al primo incontro dei TTT. In realtà non capivo a cosa si riferisse ma, con lo stesso slancio di Pinocchio nel rispondere spavaldo al Grillo Parlante, avevo ruvidamente replicato: “Io non c’ero nel ‘78, con me le cose vanno in modo differente”. Ancora adesso, con il senno di poi, non mi è chiaro il significato sibillino del suo prezioso ammonimento. Tuttavia su una cosa, che mi ripete ormai da tanto tempo, aveva assolutamente ragione: il mio essere arroccato nei confini dell’Isola Senza Nome mi aiuta a mantener saldi i miei intenti e le mie azioni, ma è ormai importante che io porti il mio sguardo più lontano, che allarghi i miei orizzonti. Così, ad Illasi, mi sono ritrovato in una grande sala, parte di un ordinato “cerchio” di quaranta persone, alpinisti ed arrampicatori provenienti da più parti dell’arco alpino: il consiglio delle tribù, come non avevo mai osato o sperato immaginarlo. Dopo le presentazioni ed i primi interventi mi sono subito reso conto di quanto sia ristretta e limitata la mia esperienza: tra il paglione e la roccia del Moregallo sono uno tra i campioni dell’Isola, ma ascoltando nomi famosi e luoghi importanti, mi sono sentito come la proverbiale rana in fondo al pozzo. Nonostante questo, quando è venuto il momento di portare la mia piccola testimonianza, le mie parole sono state ascoltate ed accolte, così come le mie preoccupazioni si sono sono dimostrate le preoccupazioni degli altri. Accanto a me vi erano eleganti veterani da cui trasparivano chiaramente esperienza e saggezza, così come giovani scapiggliati in cui brillava voglia e determinazione. Tutti insieme abbiamo discusso per tre ore ininterrotte di quali siano, a parer nostro, i problemi e quali siano le possibili strategie e soluzioni. Ascoltando le parole di tutti, i differenti dialetti e le differenti idee, mi era chiaro che un incontro come quello non può trovare “risposte” – probabilmente ognuno deve cercare le proprie affinchè siano valide – ma si dimostra straordinario nell’aiutare ognuno dei partecipanti ad affinare il senso delle “domande”. Sono le domande giuste ciò di cui abbiamo bisogno. Gli argomenti trattati sono stati i più svariati, dalla tutela e conservazione delle vie storiche alla tutela e conservazione della natura verticale più in generale. Si è subito compreso che il vero problema non è lo spit, il chiodo o il trapano quanto la grave deriva culturale che dilaga rendendo lecito ed inappellabile anche l’insensanto. Oggi la natura è stravolta e riadattata all’intrattenimento, all’ego, usata e poi svenduta con ipocrisia come incontaminata. Le grandi istituzioni (il CAI, le Scuole, l’Accademico, le Guide…) hanno ormai un ruolo sempre più marginale ed hanno fallito – perchè non hanno colto il momento – nel farsi voce e riferimento per quella “cultura alpinistica” che si era condensata dapprima nelle tavole di Courmayeur e poi nel Bidecalogo. Oggi, in virtù del consumismo, del “la gente non ha più tempo” o del “tutto per tutti”, si soprassede a  scelte paradossali chiudendo entrambi gli occhi a favore del quieto vivere, dell’indotto, dei poteri forti o del consenso della massa. Una frase mi ha molto colpito nella sua brutale verità: “Ci vuole meno sforzo, ed è più conveniente, tracciare un filotto di spit piuttosto che impegnarsi, spesso per anni, nell’educare ed istruire un giovane all’alpinismo”. Non abbiamo più maestri, non abbiamo più allievi, abbiamo solo consumatori che, incantati e manipolati dagli imbonitori, si pongono sempre meno domande: questo, al di là del chiodo, dello spit o del trapano, è la vera essenza del problema.

Quando sul Moregallo decido di tentare una nuova via, grande o piccola che sia, compio prima una lunga serie di sopraluoghi e rilievi: spesso sono semplici passeggiate, ma le faccio quasi sempre da solo. Questo perchè, prima di coinvolgere gli altri membri della banda, voglio essere sicuro delle mie scelte e dell’avventura in cui voglio condurli. Allo stesso modo mi sono presentato al TTT da solo, accompagnato “in gita” solo da mia moglie e mia figlia. Non sapevo, salvo le idee espresse del manifesto, chi avrei incontrato, quale sarebbe stato il loro atteggiamento ed il loro modo di agire. Ora dopo questo primo congresso, che io reputo “positivo e corretto”, non solo coinvolgerò la mia gente invitandoli a partecipare, ma cercherò nel prossimo futuro di organizzare un incontro TTT anche sul nostro territorio.

A breve sarà pubblicato dagli organizzatori una relazione ufficiale sull’incontro, questo mio scritto a caldo è solo un’entusiasta considerazione  di acluni aspetti discussi insieme. Ringrazio quindi Alberto Peruffo ed il giovane Leonardo Meggiolaro per l’impegno e la determinazione con cui hanno dato vita a questo primo convegno. Allo stesso modo ringrazio tutti i presenti per aver arricchito ed allargato il mio sguardo. Grazie.

Davide “Birillo” Valsecchi

 

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