La Cosa Giusta: Volume II

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Verità e Politica
Verità e Politica

«Consapevole delle responsabilità che assumo con la mia deposizione, giuro di dire tutta la verità, solo la verità e niente altro che la verità e di non nascondere nulla di quanto è in mia conoscenza» Questo mi hanno chiesto di giurare deponendo come testimone in un processo penale giorni fa: l’imputato è stato riconosciuto colpevole del crimine per cui era accusato e condannato al carcere ma, nascosto da anni in Brasile, resterà impunito e libero. Mi è stata chiesta Verità ma non è stata fatta Giustizia. Questo è il mondo in cui viviamo.

Oggi io ed Enzo abbiamo avuto un incontro con il Sindaco ed altri rappresentanti del Comune. Cercavamo risposte sui Cedri, sulla rotonda. Risposte al bisogno, in primo luogo personale, di capire. Giovanni, Giulia, Grazia. Persone del mio paese prima che politici: dietro pile di fogli e piantine mi spiegano, mi raccontano: “Non dirlo a me, dillo a tutti se è quello che credi” continuo a ripertemi. Il mondo si capovolge perchè le voci si moltiplicano ed il rumore aumenta. Nella mia testa c’è ancora il suono delle parole di Tiziano e Roberto. La ragione mi appare come un coniglio morto strattonato da un cerchio di lupi, io posso solo stare a guardare.

Parole, parole, parole. Abbracciare il cedro è l’unica sicurezza che ho avuto fino ad ora in questa storia. Voglio solo capire, voglio solo poter discutere su qualcosa prima che diventi inevitabile. “Tu fai politica!“, “Tu stai lasciandoti strumentalizzare!“, “Quali sono le proposte!“, “Per ogni persona contraria ce ne è una a favore!” Tentacoli oscuri mi assalgono, tutti hanno ragione, tutti hanno torto. Milioni di principi superiori si agitano, immobilizzano le mie braccia, si stringono alla gola per soffocarmi.

“Ma non esiste un pezzo di carta firmato che spieghi cosa volete fare?” Mi si risponde che convincere non è parte del loro compito, che vi è un mandato, che vi sono priorità, che tutto è scritto, tutto è stato detto, tutto è negli archivi, tutto è stato deciso. Ma io non trovo nulla. Mi viene data una lettera del Sindaco, una missiva che è stata distribuita a tutto il paese a Natale, meno di un mese fa. Scorro avido le parole in cerca di un pronunciamento, di una frase pubblica, ufficiale, formale. Cerco la parola rotonda ma trovo solo Brazzova, via Gramsci, l’agro Pastorale Pagnano-Fraino Megna ma non trovo nulla di quello che cerco!

Devi prendere una posizione, devi assumerti una responsabilità, devi dire quello che pensi, devi decidere se vuoi fare politica, devi decidere da che parte stare. Affondo tra i tentacoli, sto per morire mentre la mia volontà viene distrutta dalla mole di voci, di sorrisi, di ringhi. Sono nel nero della mia mente quando un ultimo pensiero arriva in mio soccorso “La verità ti renderà libero”. Nella mia mente la verità appare come una spada che aleggia nel nero dei mie dubbi. L’afferro e trancio tutti i tentacoli: spazzare le tenebre dell’incertezza è l’unica cosa che posso fare, l’unico mio potere. Sono di nuovo libero, libero di credere nei fatti e non nelle parole.

“Non si abbatte un beneamato cazzo finchè non vedo nero su bianco, a disposizione di tutti, una risposta firmata ad una domanda semplice: perchè?” Ecco la mia posizione. Ecco la mia scelta mentre mi aggrappo alla verità. Il primo che dice una cazzata, di qualunque fazione sia, vedrà la sua testa rotolare tranciata dalla verità. Questo sono io, quello che mi hanno insegnato e quello che ho deciso di essere.  Ho un discutibile “senso della misura” quando prendo posizione, forse, per il bene di tutti, convine che resti super-partes, che sia solo il garante delle idee di tutti.

Quando il progetto partirà faremo un’incontro pubblico per informare la popolazione ma, vedrai, sarà disertato dalla comunità salvo le solite quattro persone che vogliono fare contestazione. Non si torna indietro.” Questo è ciò che mi sento dire, tutto quello che è emerso di “quasi” certo da due ore di incontro. Non esiste discussione, le decisioni sono tutte prese: i cedri cadranno prima che sia finita la primavera, così come cadono le mie speranze che la soluzione, qualunque fosse, sarebbe stata condivisa, comunitaria.

Su tutto mi pesa l’accusa di aver raccolto una responsabilità che non mi appartiene, di aver scelto una strada che se non è sbagliata sarà per lo meno tortuosa ed osteggiata da tutti. Ho cercato solo di fare ciò che credevo giusto ma ora sono pieno di dubbi nel centro del ciclone.

Rifletto camminando verso casa quando un signore mi incrocia e mi ferma:”Tu sei quello della foto con l’albero? Vuoi venire a vedere cosa hanno fatto alla pianta dietro la fontana di Ponte Oscuro? Sono stato in Comune ma mi hanno detto le solite cose e poi non si è visto nessuno. Non so a chi altro dirlo“. Accompagno questo signore mentre ascolto quello che ha da dirmi e mi sembra di essere il Bertieri, il vecchio e storico podestà, che passeggiava per il paese annotando su un tacquino quello che diceva la gente. Riassaporo la dimensione ed il calore di vivere in un paese. Forse non è sbagliato quello che provo a fare.

Faccio qualche foto:“Vedo se posso fare qualcosa, almeno per togliere i rami che hanno lasciato appeso ai fili”. Continuo a ringraziarlo, è apparso come un segno schiarendo i miei pensieri. Fare la cosa giusta ha un peso ma mi sentirei codardo a schivarlo. Nessuno ha capito quello che sta succedendo, non hanno capito perchè abbracciamo i cedri di Asso…

…benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica tutti, qui ad Atene, siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.” Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C. Forse sono solo un folle, il più stupido di tutta Asso, uno sciocco tanto ingenuo da abbracciare un pensiero vecchio di 2400 anni. Mi spetta l’esilio per quello che sono?

Davide “Birillo” Valsecchi

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